Doppio scoglio per il patto scuola

da ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Tutto dipende da Palazzo Chigi. L’intesa con i sindacati prospettata nella bozza di patto per la scuola dal ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, è ancora all’esame della Presidenza del consiglio dei ministri. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, due sono gli scogli: il reclutamento dei precari, che come anticipato su queste pagine il 7 maggio scorso prevede una procedura urgente e transitoria per immettere in ruolo circa 70 mila docenti precari per il prossimo settembre in base alla valutazione dei soli titoli, e il maggior finanziamento per far salire le buste paga, non solo usando la leva del contratto di base ma anche quella della valorizzazione della professione. Obiettivo, 100 euro al mese di aumento; oggi il contratto che dovrà essere rinnovato ne prevede 80 lordi.

Sul tema del reclutamento, la battaglia si sposterà probabilmente in parlamento, con la Lega pronta a velocizzare le assunzioni e il M5s che vorrà mettere prove selettive che non siano solo la valutazione dei titoli e il superamento dell’anno di prova. L’obiettivo, superato il prossimo settembre, è arrivare ad avere a regime un reclutamento regolare, che consenta la «selezione» delle migliori competenze ed eviti di alimentare il precariato, anche ricorrendo a procedure semplificate, precisa il testo. Non si parla mai di concorsi.

Sulle nuove politiche salariali e le risorse aggiuntive necessarie, il dossier è nelle mani della Ragioneria generale dello stato che dovrà fornire al ministro dell’economia, Daniele Franco, le stime sul maggior fabbisogno a regime, che andrà ben al di là della durata dei finanziamenti del Pnrr.

Il pacchetto degli investimenti sulla scuola non si ferma ai docenti, nella bozza di intesa si chiede che vi sia un adeguato riconoscimento di tutte le professionalità operanti nella scuola, compresi i presidi.

Si rilancia anche la piena attuazione dell’autonomia scolastica, legandola però all’unitarietà del sistema di istruzione. Sul tema assai discusso del diritto-dovere alla formazione del personale in servizio, ora si parla solo di diritto soggettivo, con riferimento alle metodologie didattiche innovative come la Dad e alle competenze linguistiche e digitali. La formazione sarà decisa dagli organi di autogoverno della scuola. E dunque consiglio di istituto e collegio dei docenti, che saranno riformati, si precisa, nelle competenze, coordinandole con quelle dei dirigenti scolastici.

I sindacati hanno ottenuto, tra le varie cose, la puntualizzazione che comunque sarà garantita la libertà di insegnamento. Il rafforzamento delle istituzioni scolastiche, in particolare nel Mezzogiorno, dovrà puntare alla riduzione dei divari territoriali e allo sviluppo di una strategia per contrastare l’abbandono scolastico.

Nel patto rispunta anche l’orientamento, che dovrebbe essere ripensato sin dal primo ciclo, in raccordo con il territorio.