Lettera a Barbara

Lettera a Barbara Accetta

di Maurizio Tiriticco

Cara Barbara! Scrivo a te perché so che su “certe cose” siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Penso che anche tu abbia visto stasera la fiction – ma che brutta espressione! – su Nilde Iotti. Io ho rivissuto anni di grandi battaglie e di grandi conquiste. Ed io e te ci eravamo! Quanti incontri allora nelle manifestazioni! E nelle discussioni nelle sezioni del PCI. Erano tempi di uomini e di donne politici/he di grande spessore, cultura, determinazione, e con alle spalle grandi storie di studio, di lotte e di sacrifici! E di ideali! E soprattutto legati strettamente ai “bisogni della gente”, come su suol dire. O meglio ai bisogni di una classe operaia di un Paese che si stava rapidamente industrializzando – in pochi anni divenimmo la quinta potenza mondiale – e di contadini che alla zappa andavano sostituendo il trattore. Uomini e donne politici/he di ampie vedute e determinate. Grazie a loro in pochi anni abbiamo creato un Grande Paese, una Grande Repubblica! Allora! E abbiamo scritto una bella Costituzione! Con parole semplici, perché tutti i cittadini e le cittadine potessero leggerla e comprenderla.

Ma… quando penso alla classe politica – si chiama così – di oggi, provo una grande tristezza! E pena! Primeggiano e riscuotono applausi i Salvini, i Di Maio, i Conte, le Meloni e compagnia cantante. E la sinistra purtroppo non esprime uomini e donne, compagni e compagne – parole ora assolutamente desuete – che abbiano un certo rilievo. E poi mi fa una grande tristezza constatare che proprio a sinistra molti dei suoi rappresentanti – cosiddetti – hanno il loro partitino, la loro sigletta, pronti poi ad essere cambiati alla prima folata di vento! Sigle e siglette senza contenuti, se non un nome in cerca di un successo che difficilmente si raggiunge.

Allora la DC, il PCI, il PSI, il PRI, il PLI, il PDL – per ricordare solo le sigle dei sei partiti che avevano animato la Resistenza e che ci avevano condotto al Referendum del 2 giugno 1946 con cui nacque la Repubblica e, di conseguenza, alla scrittura di una Carta Costituzionale che è tra le più belle del mondo – avevano  ciascuno a monte i loro referenti concettuali ed ideali, anche se l’ultimo aggettivo è grosso ed impegnativo: l’Enciclica De Rerum Novarum, il Capitale, Mazzini, Gobetti, Gramsci, Don Sturzo, Bonomi! Per non dire poi della grande eredità che ci è stata lasciata dagli autori del Manifesto di Ventotene!

I politici di oggi – e, penso, di tutti gli schieramenti – mi sembra che non abbiano storia e nulla dietro rispetto a programmi ed attese! Non parlo di ideali, che sono oggi parole vuote. Però – e questa è una triste constatazione – la crisi di una politica è sempre ed anche la crisi di un Paese! E non sono pessimista perché sono vecchio e rincoglionito! Anni fa un certo Renzi raggiunse una certa notorietà come “rottamatore” di un passato considerato come un limite e non come una risorsa! Ed è riuscito nel suo intento, purtroppo! Ed ha finito con il rottamare anche sé stesso. E i risultati di questo lento ed inarrestabile decadere sono sotto gli occhi di tutti! Primeggiano omuncoli! Un Conte e un Grillo, che addirittura attendono a scrivere chissà quale salvifico documento politico. Una cazzosa Meloni, sempre scortata da due corazziere due, che trancia sempre giudizi di fuoco! Un Cavaliere, che ormai offre sempre alla stampa sorrisi… stampati promettendo di fatto aria fritta!

Nonché un arruffapopolo come Salvini, che comunque riesce a riempie la Piazza della Bocca della Verità! Ma la verità, quella vera, di cui noi Italiani abbiamo tutti in gran bisogno, soprattutto ora che – come sembra – stiamo uscendo dalla pandemia – sembra che sia dispersa nel traffico del Lungotevere! O tempora o mores! E’ triste consolarci con i ricordi! Ed essere pessimisti per il futuro! Almeno per me! E’ segno che sono troppo vecchio!