Dell’Invalsi e…

Dell’Invalsi e…

di Maurizio Tiriticco

…della “rivolta” degli insegnanti. Riporto l’ultima dichiarazione di Anna Maria Aiello, Presidente dell’Invalsi, a proposito dei nostri insegnanti: “La loro formazione è ancora lacunosa, spesso i docenti non conoscono il concetto di valutazione, ogni volta dobbiamo rispiegarlo. L’Istituto Invalsi non ha compiti di controllo e non è vero che gli americani si stanno ricredendo sui test a scuola. Vorrei ricordare come, grazie a noi, gli insegnanti sanno, scuola per scuola, classe per classe, che cosa manca ai loro ragazzi e dove intervenire. Certo, non facciamo il bene degli studenti se li sottraiamo alle prove; solo nascondiamo la testa sotto la sabbia”. Sembra una improvvida maestrina che sculaccia i suoi alunni! E poi che c’entra quello che fanno gli americani? Di qui le giuste ed innumerevoli rimostranze degli insegnanti! Comunque, voglio provare ad interloquire!

Gentilissima Presidente dell’Invalsi! Se i nostri insegnanti non conoscono il concetto di valutazione, voi dell’Invalsi, ente istituito in ordine all’articolo 3 della Legge 53/2003 (la cosiddetta “legge Moratti”) che ci state a fare? Forse non è di vostra assoluta competenza, ma in 18 anni qualche straccetto di informazione sulla VALUTAZIONE – per non dire poi della MISURAZIONE delle PROVE e della CERTIFICAZIONE delle COMPETENZE (intese some un interrelato insieme di più ABILITA’) – potevate puredarlo, dall’altezza del vostro autorevole scranno, a questi… poveri ignoranti dei nostri insegnanti!!! Ma poi, detto tra noi, qual è in effetti l’oggetto della valutazione? Quando mai lo avete spiegato e rispiegato, voi eccelsi tenutari della verità valutativa? Lo so! Il mago da baraccone non svela mai i suoi trucchi, altrimenti che mago sarebbe? E che gusto ci sarebbe ad aggredire scuole, insegnanti e studenti, come una tempesta primaverile, se svelaste i “trucchi” che si nascondono nelle vostre prove? Ed,ovviamente, sputatamente oggettive! Quando mai voi, come esperti tolleranti e pazienti, avete spiegato ai nostri insegnanti qualche straccetto di valutazione? Il fatto è che, se lo spiegaste, il vostro Invalsi avrebbe vita breve!

Ed a questo proposito, ritengo opportuno fare io un po’ di chiarezza su alcuni termini/concetti, in uso nelle scuole, ma a volte confusi e non sempre correttamente usati. Si ha la MISURAZIONE di una prova quando “si contano” gli errori. Si ha la VALUTAZIONE, quando si considerano altre variabili e circostanze. Ecco un esempio. L’alunno Antonio in genere supera sempre le prove assegnategli con larga sufficienza; un bel giorno consegna la sua prova piena di errori. L’insegnante ne fa la conta (MISURAZIONE), ma poi apostrofa Antonio così: “Che cosa hai combinato? Da te non mi sarei mai aspettato una prova così indecente” (VALUTAZIONE). Oppure, al contrario. L’alunna Marcella in genere nelle prove assegnategli commette un sacco di errori; un bel giorno consegna la sua prova senza neanche un errore (MISURAZIONE); e l’insegnante la apostrofa così: Dimmi la verità! Da dove hai copiato? (VALUTAZIONE).

Cosa voglio dire? Che la MISURAZIONE è la conta oggettiva degli errori; mentre la VALUTAZIONE è il giudizio sulla prova; ma è un giudizio che tiene conto – e deve tener conto – anche di altre circostanze. Ecco un altro esempio diffusissimo nelle scuole — Scrutinio finale: Antonio ha raggiunto punteggi più che positivi in tutte le materie, tranne una, in cui viene presentato dall’insegnante con CINQUE (MISURAZIONE). Il Consiglio di classe decide di “portare” – in genere è questo il verbo che si usa – ilcinque a SEI (VALUTAZIONE). Tornando all’Invalsi, le prove che formula e che propone sono prove oggettive, quindi assolutamente MISURABILI in prima istanza. Ed anche VALUTABILI, ma solo in seconda istanza. Ad esempio: la platea degli alunni ha commesso un sacco di errori (MISURAZIONE), per cui il giudizio VALUTATIVO è ovviamente negativo. Al contrario, la platea degli alunni non ha commesso alcun errore (MISURAZIONE), per cui il giudizio VALUTATIVO non può che essere positivo.

Occorre infine aggiungere che – come ho già osservato – negli ultimi anni alle operazioni di MISURARE e di VALUTARE è stata aggiunta quella di CERTIFICARE! Una complicazione in più! Di che si tratta? Ricorro ad un esempio, anche se banale. L’alunno/a X ha eseguito un compito. La cosiddetta “conta degli errori” è una pura e semplice operazione MISURATIVA. Ed ancora! Ricorro ad un altroesempio: un errore di lingua italiana commesso dallo studente e debitamente rilevato, come esito della MISURAZIONE, in un compito di due o tre righe non può essere VALUTATO allo stesso modo, se il compito si estende su una decina di pagine. Un errore su una riga è un conto; un errore su dieci pagine è un altro conto! Pertanto, i giudizi valutativi non possono non essere diversi! Se poi mi accingo a CERTIFICARE, entrano in campo non solo le CONOSCENZE che lo studente possiede su una o più discipline, e non solo le ABILITA’ con cui usa ed applica le conoscenze per affrontare e risolvere una data situazione problematica, ma la COMPETENZA che dimostra di possedere ed usare in una situazione particolarmente problematica! L’architetto abituato a progettare villette a schiera, mette in campo tutte le sue ABILITA’; ma, se è chiamato a progettare un grattacielo – cosa che in vita sua non mai fatto – deve dispiegare tutte le sue COMPETENZE! Ed anche in più discipline!

E qui mi taccio! Ho già scritto troppo!