Dal Pnrr 12,7 miliardi per rifare le scuole

da Il Sole 24 Ore

di Valeria Uva

A poco più di un mese dalla riapertura delle scuole, a partire dal 6 settembre, al suono della campanella i ragazzi si troveranno di fronte (salvo poche eccezioni) le stesse aule e gli stessi spazi dell’ultimo giorno di scuola in presenza, magari un anno fa o più. Con la pandemia che continuerà a rendere inutilizzabili a pieno molte delle vecchie aule e costringerà i dirigenti ad adottare ancora soluzioni di fortuna.

Il “piano scuola”, di cui la scorsa settimana è stata diffusa una bozza, si limita ad accennare a una rimodulazione degli spazi e a ricordare i fondi per la cosiddetta edilizia leggera. Nel piano le risorse non si quantificano, ma il decreto Sostegni bis da ultimo ha stanziato per l’emergenza Covid (ad esempio per l’affitto di spazi o piccoli lavori di riadattamento interno) oltre 400 milioni.

Dunque, decisioni definitive sulle modalità della riapertura sono state annunciate per questa settimana, ma certo non potranno riguardare gli spazi. I problemi sono sempre gli stessi: dalla cronica mancanza di posti nei nidi, alle classi pollaio di medie e superiori, fino a interi complessi che cascano a pezzi.

I fondi a disposizione

L’ultimo report sull’edilizia scolastica della Fondazione Agnelli ricorda che l’età media degli istituti in tutte le Regioni supera ampiamente i 40 anni, con il record della Liguria (75) e del Piemonte (64 anni).

A cambiare la carte in tavola stavolta però sarà il Pnrr. Sempre la Fondazione ha calcolato che sono 12,66 miliardi gli investimenti complessivi nell’edilizia scolastica presenti nel Piano nazionale di resistenza e resilienza, sommando anche voci «extra scolastiche», quali le risorse per l’efficienza energetica (si veda il grafico in alto). Di fatto un’occasione unica: basti pensare che questi 12 miliardi valgono il 40% in più del totale delle risorse assegnate negli ultimi anni, a partire dal 2015: 7,77 miliardi secondo i dati del ministero Istruzione, con i mutui Bei a far la parte del leone.

E proprio gli interventi da 2,6 miliardi della Banca europea degli investimenti potrebbero essere una cartina di tornasole dei tempi con cui procedono gli interventi di edilizia scolastica: dal 2015 a oggi è stato speso il 64% dei fondi e chiuso il 76% degli oltre 2mila cantieri. Ed è di giugno l’ultimo decreto di proroga dei tempi per l’aggiudicazione dei progetti restanti fino al prossimo 30 settembre.

Ma stavolta il Pnrr non ammette ritardi: i lavori vanno chiusi entro il 2026, pena la perdita dei contributi.

La destinazione

In tema di costruzione e ristrutturazione delle scuole un terzo dei fondi del Pnrr andrà alla fascia 0-6 anni (nidi e materne). Qui c’è da recuperare il gap di offerta di posti: al nido solo 1 bambino su 4 trova spazio (il 25,5% , quasi 10 punti al di sotto della media europea). Con i 4,6 miliardi il Piano punta a creare 228mila nuovi posti nella fascia 0-6 anni. Il secondo capitolo è quello della riqualificazione e messa in sicurezza degli altri istituti: 3,9 miliardi che nelle stime del governo dovrebbero servire a ristrutturare 2,4 milioni di metri quadrati. Mentre quasi un miliardo è destinato a costruire o ristrutturare le mense per favorire il tempo pieno: investimenti su mille edifici. Con altri 300 milioni si punta a realizzare 400 palestre in altrettante scuole.

Insomma un tesoro enorme da non sprecare. Eppure persino con l’apporto del Pnrr resta tanta strada da fare: per riqualificare, mettere a norma e in sicurezza l’intero patrimonio scolastico fatto di 39mila edifici per oltre 8 milioni di alunni, servirebbero nel tempo – stima la Fondazione Agnelli – addirittura 200 miliardi.