Concorso-incubo, la scuola non trova nuovi ispettori

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da Il Messaggero

Concorso-incubo, la scuola non trova nuovi ispettori

I posti sono 145, dopo cinque anni ammessi all’orale in 79

BUROCRAZIA
ROMA Il concorso-lumaca. In tempi in cui si chiede, anche nel mondo della scuola, di fare largo ai giovani, si fa in tempo a invecchiare anche facendo un solo concorso pubblico. È la storia dei 145 posti per ispettori scolastici. Dopo quasi cinque anni da quando è stato bandito il concorso (l’8 febbraio del 2008), si è conclusa il 18 dicembre scorso la correzione delle prove scritte. E si devono ancora fare gli esami orali. Un concorso così lento che intanto gli ispettori scolastici non esistono più nella vecchia denominazione, adesso sono definiti dalla normativa «dirigenti tecnici». I posti scoperti sono più dei 145 messi in palio (45 per la scuola primaria e dell’infanzia e 100 per le medie e le superiori). Sono addirittura 299. Ma questo concorso, quando arriverà a traguardo, ne potrà coprire molti di meno. Perché le tre prove scritte sono state tanto difficili quanto severissime così che i superstiti che dovranno affrontare gli orali sono appena 79, l’8,7% dei candidati. Davvero pochi considerando le risorse di cui ci sarebbe bisogno. Ovvero: una figura che nelle strategie politiche è di primo piano, essenziale al buon funzionamento delle scuole (sarebbero 335 i posti necessari in tutta Italia, ma in attività ci sono solo 36 dirigenti) vede scoperte intere regioni, come il Veneto. Oppure succede che c’è un dirigente che è competente per un migliaio di istituti, come avviene attualmente in Sicilia.
LE TAPPE
Il concorso per ispettori scolastici ha vissuto tutte le tappe di una burocrazia esasperante. È stato indetto dopo 15 anni dal precedente. C’è voluto quasi un anno e mezzo per correggere i test di trentamila candidati. In proporzione, se fosse successo così con il «concorsone» per docenti di dicembre scorso, che aveva oltre trecentoventimila iscrizioni, i risultati invece di essere in tempo reale si sarebbero conosciuti nel 2027. Poi c’è stato il passaggio di tre ministri e tre governi (Fioroni centrosinistra, Gelmini centrodestra, Profumo tecnico). Di data in data, lo slittamento delle prove è diventato quasi una regola. Poi c’è stato il ricorso di duecento candidati, ai quali il Tar ha permesso di svolgere la prova scritta nonostante non fossero stati definiti idonei per le preselezioni. Poi le polemiche, con un’interrogazione parlamentare, sui criteri di valutazione. Il risultato paradossale è che, nonostante nella legislazione attuale il ruolo di dirigente tecnico, ex-ispettore, sia diventato sempre più di primo piano, non si è riusciti a sostituire quelli già in ruolo che via via sono andati in pensione. E così ci si è adattati. Affidando i compiti ispettivi, quando si verificava una necessità, ai presidi attraverso gli uffici scolatici periferici. Oppure, negli uffici scolastici regionali, l’amministrazione ha proceduto a fare delle nomine temporanee, triennali.
GLI ESAMI ORALI
Ora a metà febbraio il via agli esami orali. Le polemiche continuano e gli esclusi stanno chiedendo l’accesso agli atti. Critici anche i sindacati. La Flc Cgil vuole sapere quali sono i «criteri» con cui sono state «valutate le prove».
Alessia Camplone