F. Arminio, L’infinito senza farci caso

Franco Arminio, non solo poesia

 di Antonio Stanca

   Un’edizione speciale della raccolta di poesie L’infinito senza farci caso (Poesie d’amore) di Franco Arminio è comparsa recentemente per conto di Bompiani. L’opera è del 2019 e fa parte della vasta e varia attività che l’Arminio svolge ormai da anni. Nato a Bisaccia, in provincia di Avellino, nel 1960, scrive su molti giornali, si assume impegni di carattere civile, sociale, promuove vere e proprie battaglie in tal senso. Particolare evidenza ha assunto quella per la difesa e la valorizzazione delle aree interne, dei piccoli paesi della nostra penisola. Per perseguire simili obiettivi non ha esitato a mettersi in politica, ad esporsi in prima persona. Ha molto viaggiato, si è documentato, ha scoperto tesori nascosti. Il “paesologo” viene ormai definito e a Bisaccia ha creato “La casa della Paesologia” mentre ad Aliano (Matera) ha organizzato il Festival “La luna e i Calanchi”. L’ambiente, soprattutto quello storico, il suo recupero, la sua importanza, sono tra gli interessi primari dell’Arminio che è anche poeta, scrittore e regista e che di quegli interessi risente pure in queste attività.

   Molto seguite, molto premiate sono le sue opere poiché mosse da sentimento, partecipazione, trasporto. Soprattutto nella poesia si evidenziano questi aspetti, questa tendenza a cercare l’altro, a stare con l’altro, a volersi, ad amarsi. Nella raccolta L’infinito senza farci caso vengono colti tanti dei momenti, degli istanti dove si manifesta il bisogno di volersi unire, congiungere con l’altro senza distinguere se sia persona o cosa, essere umano o animale o vegetale. In questi contatti, in questa trasmissione di pensieri, di azioni, il poeta vede i segni di un rapporto destinato a rimanere, a durare per sempre, a diventare infinito, eterno, a far vivere di esso, a far partecipare di quell’infinità che è propria della divinità.

     Molto intenso, molto profondo è il messaggio che proviene dalle poesie, molto sa di animo, di spirito e questi per Arminio ancora esistono, ancora valgono, ancora vanno cercati. Partecipi della divinità si diventa se si vive di essi.

    Il suo libro è un documento, una testimonianza di fiducia nei valori interiori, un invito a riscoprirli, praticarli, riportarli nella vita. La cambierebbero.

    E’ una condizione che sa di innocenza, di purezza, che riporta alle origini, ai primordi della storia e che rischia di apparire inconsueta, impossibile in un tempo, in un mondo che da essa si è tanto allontanato. Di questo problema Arminio è consapevole e spesso, nell’opera, fa risaltare la differenza, la distanza che si è creata tra prima e dopo. Nonostante tutto non dispera, non cessa di richiamarsi a certe attitudini, a certe propensioni poiché non dell’uomo di un solo tempo le considera ma di quello di ogni tempo, non solo alla poesia crede che appartengano ma anche alla vita.