In fondo al mare sta la vergogna

In fondo al mare sta la vergogna

di Vincenzo Andraous

Stavo cenando e ascoltavo il tg, la notizia è stata così maledettamente fisica da ricevere una mazzata alla bocca dello stomaco, sono rimasto lì senza fiato per tanta infamia La voce parlava di migranti e gommoni alla mercè dei venti, uomini e donne affogati, decine, centinaia, scomparsi tra le onde.

Tra loro tre bambini galleggiavano con gli occhi aperti riversati all’indietro.

C’è tutta la pietà del mondo adagiata in quei corpicini che ora sembrano stracci, stanno adagiati sulla mano di chi li ha raccolti privi di vita. La commozione di chi non sa guardare da una altra parte, la rabbia furiosa che scaturisce dall’inaccettabilità di queste assenze la fanno da padrona.

Bambini che non ci sono più entrano nelle case, sulle tavole imbandite, negli occhi chiusi di quanti non resistono a vedere tanto male fatto a chi non ha colpe, a chi innocente lo è per davvero.

Bimbi galleggiano senza più respiro, sono lì, in tutta la loro disperazione, in tutta la vergogna che dovrebbe assalire, eppure c’è qualcuno, i soliti oracoli indefessi, sibilano che forse si tratta di manipolazione comunicazionale, delle solite notizie false, orchestrate ad arte da questa o quell’altra sponda politica.

Così persino la tragedia più grande, quella che dovrebbe farci esplodere i polsi dal dolore, diviene un residuo perimetrale di parole contraffatte per non inorridire, per non farci diga insormontabile, per non metterci a mezzo, di traverso, nell’intento non più rinviabile di mettere con le spalle al muro tanta indegna indifferenza.

Il mare e i suoi abissi infernali, inghiotte l’umanità innocente, la nasconde senza usare aggettivi teatrali, la toglie dall’imbarazzo più miserabile.

C’è il mare con il suo sommerso che a volte, ci dicono soltanto qualche volta, ma invece sempre più spesso, accade che imprigiona al suo fondo ogni speranza.

In questa sequenza di immagini “inguardabili” che si riversano nelle nostre case, nei piatti e nei bicchieri colmi di ogni ben di Dio ( ma oggi Dio è morto un’altra volta ) continuiamo a trangugiare e a bere, perché noi vorremmo fare qualcosa, ma non abbiamo strumenti, idee, intuizioni, per fermare questo scempio, questa indegna sfida alla morte per ottenere pochi grammi di libertà, di dignità, di amore.

Eppure sappiamo alzare la voce quando un’ingiustizia ci coglie alla sprovvista, quando subiamo una offesa o una umiliazione, siamo artefici di manifestazioni, di cortei, di girotondi, per rivendicare i nostri diritti, però non siamo capaci di tutelare i diritti inalienabili dei più poveri, dei più piccoli, degli innocenti che spesso sempre più spesso rimangono nell’angolo più buio dove non esiste alcuna GIUSTIZIA.