G. Capurso, Due Maestri del Sud

In difesa del Sud: storia dell’amicizia di due Maestri tra Molfetta e Bitonto

di Carlo De Nitti

Alla faconda penna (o tastiera?) di Giovanni Capurso – docente e scrittore – si deve questo mirabile libretto, Due Maestri del Sud. Gaetano Salvemini e Giovanni Modugno (pp. 105), che vede la luce per i tipi della benemerita casa editrice coratina Secop di Giuseppe Piacente, quale secondo volume della collana “Caro don Gaetano…”: il primo è stato “Caro don Gaetano…” Spigolando tra le carte di Gaetano Salvemini di Valentino Romano.

Due grandi Maestri profondamente diversi tra loro: militante appassionato e fervente anticlericale lo storico Gaetano Salvemini (Molfetta, 1873 – Sorrento, 1957), uomo di scuola a tutto tondo e sincero cattolico il pedagogista Giovanni Modugno (Bitonto, 1880 – Bari, 1957): “ciò non impedì ai due amici di condividere le medesime battaglie politiche in difesa dei contadini del Sud” (p. 5) per circa un cinquantennio.

In linea con gli obiettivi della collana editoriale che lo ospita, “lo scopo di questo saggio, pertanto, non è tanto di entrare nel merito di vicende già abbondantemente analizzate e raccontate, ma di soffermarsi sul profondo legame politico, umano ed intellettuale che questi due Maestri del Sud, pur nelle loro divergenze” (p. 8).

Il lungo sodalizio tra i due Maestri attraversò la Storia d’Italia dai primi anni del XX secolo agli anni ’50 del medesimo: pressoché coetanei, entrambi “figli” differenti di una medesima temperie culturale quella creata dal Positivismo. Non a caso, Giovanni Modugno, prima di avvicinarsi alla filosofia ed alla pedagogia, si laureò in Scienze Naturali presso l’Università degli studi di Napoli e Gaetano Salvemini fu allievo dello storico positivista Pasquale Villari (Napoli, 1827 – Firenze, 1917) presso l’Università degli studi di Firenze.
Dalla concezione positivistica della storia e della cultura – e dai suoi limiti – furono sempre alieni entrambi, approdando alla militanza socialista, a quel socialismo umanitario ben lontano da quello marxiano e marxista. Il socialismo di Salvemini e di Modugno fu soprattutto quel movimento che avrebbe dovuto portare al riscatto delle classi subalterne del Mezzogiorno, rispetto ai soprusi dei latifondisti e dei proprietari terrieri assenteisti, con la conquista dei diritti, in primo luogo l’istruzione.
Giovanni Capurso, facendo ampio ed oculato ricorso agli scambi epistolari tra i due studiosi, ne ricostruisce le relazioni politiche ed umane, che li coinvolsero,  in particolare, a partire dal 1908, in occasione delle elezioni amministrative e politiche dell’anno successivo. “I due intellettuali iniziarono così a ritrovarsi su obiettivi comuni […] In breve tempo quella stima si trasformerà in amicizia e poi in collaborazione politica” (pp. 15 – 17).
Non a caso, nel 1911, quando Gaetano Salvemini uscì dal Partito Socialista e fondò “L’Unità”, Giovanni Modugno fu uno dei primi intellettuali a collaborare con la neonata rivista. Negli intendimenti dei due studiosi, “il periodico doveva essere l’organo della coscienza critica delle mappe meridionali alle quali si doveva arrivare educando la piccola borghesia meridionale, liberandola dalla morsa stretta dalla reazione estraendone quelle guide di cui necessitavano i concittadini” (p. 25).
Altri due fondamentali momenti in cui i due Maestri furono politicamente sodali quelli delle elezioni politiche del 1913 (le prime a suffragio universale maschile, come voluto da Giolitti) e del 1919 (le prime dopo la prima guerra mondiale, ma anche le ultime prima dell’avvento del fascismo).
In quel tornio di tempo, Incomincia a maturare in Giovanni Modugno la scelta di allontanarsi dalla vita politica attiva per dedicarsi esclusivamente all’educazione dei giovani: la campagna elettorale del 1919 a sostegno della candidatura di Gaetano Salvemini alla Camera dei Deputati è l’ultimo impegno politico assunto da Modugno. Peraltro “Modugno aveva intuito l’impossibilità di un’intesa con il partito dei combattenti e lo stesso Salvemini dovette ammetterlo” (p. 84).
Negli anni seguenti, caratterizzati dall’avvento del fascismo e dal consolidamento del regime, le vite dei due Maestri si divisero: Salvemini,  arrestato e processato, nel 1934, riesce ad emigrare negli Stati Uniti, dove insegnò nell’università di Haward; Modugno rinunciò a qualunque carica, anche a  quella prestigiosa di provveditore agli studi (che gli fu offerta da Giuseppe Lombardo Radice), continuando a studiare ed a far crescere i giovani attraverso l’insegnamento e contribuendo a far nascere la pedagogia personalista con gli amici “bresciani”, raccolti intorno alla casa editrice La Scuola, fondata nel 1904, ed alla rivista Scuola Italiana Moderna (1893).
“I loro rapporti ripresero in un momento storico nel quale l’Italia stava faticosamente uscendo dal nefasto periodo della guerra […] Fu soprattutto con il periodo dei lavori dell’Assemblea Costituente, quando ormai erano entrambi molto avanti con l’età, che ritorneranno a confrontarsi” (p. 88): ad esempio, su tema del Concordato e dell’educazione religiosa. “Per Modugno, socialisti come Salvemini (o come Bissolati) erano in fondo più cristiani di tanti cattolici” (p. 89) e Salvemini, in una lettera aperta, pubblicata sulla rivista 《Belfagor》, definisce Modugno “un cattolico sincero”. E’ il comune richiamo alle radici cristiane, alla dignità della persona, all’etica della responsabilità (noto il comune richiamo al Critone platonico) il terreno della loro stima reciproca, della loro collaborazione, e della loro amicizia cinquantennale.

Una conclusione aperta di queste righe: se chi scrive può permettersi di suggerire un’idea all’ottimo editore e, perché no?, all’autore Giovanni Capurso, valente studioso della storia pugliese del ‘900 (a lui si deve il recente volume La ghianda e la spiga sulla vita del deputato socialista conversanese Giuseppe Di Vagno, ucciso proditoriamente a Mola di Bari nel 1921, un prodromo del delitto Matteotti), per un ulteriore volumetto della collana “Caro don Gaetano …”, perché non approfondire la relazione amicale tra Gaetano Salvemini e Tommaso Fiore (Altamura 1884 – Bari, 1973)? Peraltro, è ben noto che “don” Tommaso ha insegnato negli anni ’30 per nove anni al liceo classico di Molfetta. Un’altra pagina importante della storia contemporanea pugliese.