Risparmio energetico negli edifici scolastici/1: in vent’anni si è fatto poco e ora si paga il prezzo

da Tuttoscuola

La manovra finanziaria, appena varata dal Governo Meloni, ha affrontato anche la questione delle risorse energetiche, il problema forse più ‘caldo’ tra quelli che l’emergenza attuale sta affrontando, limitandosi, per il momento, a contenere i costi delle bollette, anziché mettere in atto misure sostanziose ed efficaci per ridurre i consumi energetici.

Il risparmio energetico, diventato drammaticamente cogente anche per le conseguenze della guerra in Ucraina, chiama in causa direttamente i comportamenti individuali, ma anche le responsabilità delle Amministrazioni pubbliche in diversi settori della vita sociale.

Tra questi ha indubbiamente un posto di riguardo l’edilizia abitativa le cui componenti strutturali possono (e debbono) concorrere a contenere il più possibili i consumi energetici.

In proposito, da molto tempo l’Europa ha impegnato gli Stati dell’Unione a mettere in atto in campo edile misure di rendimento energetico che ovviamente valgono anche per gli edifici scolastici, che ospitano milioni di persone per molte ore al giorno, e hanno quindi un’incidenza notevole sul consumo energetico complessivo. Cerchiamo di saperne di più.

Vent’anni fa il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato la Direttiva 2002/91/CE del 16 dicembre 2002 sul rendimento energetico nell’edilizia.

Quasi tre anni dopo, l’Italia definiva con il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 le disposizioni per l’Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia.

Le finalità di quest’ultimo provvedimento sono definite dall’art. 1 nei seguenti termini:

“Il presente decreto stabilisce i criteri, le condizioni e le modalità per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici al fine di favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l’integrazione delle fonti rinnovabili e la diversificazione energetica, contribuire a conseguire gli obiettivi nazionali di limitazione delle emissioni di gas a effetto serra posti dal protocollo di Kyoto, promuovere la competitività dei comparti più avanzati attraverso lo sviluppo tecnologico”.

A vent’anni di distanza dalla emanazione della direttiva dell’Unione e da diciassette dalla pubblicazione in Italia del decreto n. 192 che dava attuazione a quella direttiva europea, come hanno provveduto le Amministrazioni Locali (Comuni e Province) a dare attuazione agli interventi previsti in particolare per gli edifici, di cui sono proprietari, che ospitano scuole statali?

Quali interventi, in quali scuole e in quali territori gli Enti Locali hanno operato per realizzare gli interventi finalizzati a promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici, come ha richiesto la direttiva europea?

Le risposte ce le dà il portale dati del Ministero dell’istruzione che riporta le situazioni aggiornate all’anno scolastico 2021-22 degli edifici scolastici, relativamente agli “Accorgimenti per la riduzione dei consumi di energia”. Sono risposte non molto confortanti che, in molti casi, riportano livelli di intervento ben lontani dagli obiettivi fissati dall’Europa vent’anni fa. Scopriamo i dati in questa notizia.