Giornata internazionale dei Diritti Umani

Il 10 dicembre si celebra la Giornata internazionale dei Diritti Umani, nella ricorrenza del 10 dicembre 1948, data in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotto’ la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.


UNICEF/Giornata Diritti Umani: Al via la mostra fotografica “VITE IN MOVIMENTO” 

Nella stazione di Roma Tiburtina, dal 10 al 18 dicembre, in mostra sogni e sfide di 16 adolescenti in Italia 

Inaugurazione: 10 Dicembre, alle ore 12, Stazione Tiburtina di Roma

  • 16 ragazze/i dai 14 ai 17 anni provenienti da 6 Paesi coinvolti nel workshop con Giacomo Pirozzi 
  • 14 pannelli raccontano le loro storie attraverso i loro scatti 

Roma, 9 Dicembre – Domani 10 Dicembre, alle ore 12, nella Stazione Tiburtina di Roma, l’UNICEF – in collaborazione con Grandi Stazioni Retail e con il supporto di Accademia Italiana – presenta la mostra fotografica “Vite in Movimento. Sogni e sfide di 16 adolescenti in Italia”.  

La mostra fotografica sarà inaugurata in occasione della giornata mondiale dei diritti umani (10 Dicembre) fino alla giornata internazionale per i diritti dei migranti (18 Dicembre).  

Simbolica la scelta della stazione per ospitare l’esposizione che, attraverso scatti selezionati, invita il visitatore a guardare il mondo dagli occhi di ragazze e ragazzi che si sono trovati a lasciare il Paese d’origine e sono arrivati recentemente in Italia. 

La mostra è infatti il risultato di un workshop che ha coinvolto 16 ragazze e ragazzi da 6 Paesi diversi realizzato in collaborazione con Giacomo Pirozzi, fotografo professionista che dal 1991 lavora con l’UNICEF in contesti di vulnerabilità. 

Ragazze e ragazzi sono stati guidati in uno studio tecnico dell’immagine, hanno ricevuto una macchina fotografica con cui hanno descritto spaccati della loro realtà, che hanno commentato con un attento lavoro di story-telling.  

Gli scatti, raccolti in 14 pannelli, raccontano storie diverse ma legate da caratteristiche comuni: un passato che – per diverse circostanze- porta a un viaggio, le sfide specifiche del percorso migratorio e quelle più comuni legate all’adolescenza, i sogni e le speranze future.  

Ogni pannello mette in risalto anche le parole chiave emerse durante i lavori del workshop – nostalgia, movimento, viaggio, vita, speranza, sogno, normalità – rivelando così i vissuti dietro la scelta, più o meno volontaria, di intraprendere il percorso migratorio. 

Tra le storie raccontate quella di Nika, 15 anni, dall’Ucraina. La ragazza parte da Charkiv dopo l’inizio dei bombardamenti. Arriva a Roma. Nei suoi scatti racconta scene di vita quotidiana, persone con un background migratorio e con un percorso probabilmente simile al suo, “forse alla ricerca di una nuova normalità” spiega la ragazza. Fotografa una cattedrale con uno sfondo di un cielo azzurro, per lei il sogno di ritrovare lo stesso cielo libero una volta tornata nel suo Paese. 

Tra le storie raccontate dai pannelli anche quella di Mamoudou, 16 anni, della Guinea Conakry. Lascia il suo Paese nel post COVID-19, per via delle condizioni difficili in cui versava la famiglia. Le sue foto raccontano il sogno di completare gli studi, diventare ingegnere e tornare presto nel suo Paese.  

Il laboratorio di fotografia, attraverso il metodo sperimentato da Giacomo Pirozzi – e portato in oltre 60 Paesi – diventa quindi uno strumento finalizzato anche a superare un vissuto difficile attraverso l’espressione del dolore e la rivelazione delle speranze future.  


“Vite in Movimento. Sogni e sfide di 16 adolescenti in Italia” sarà visitabile fino al 18 dicembre nella stazione di Roma Tiburtina, ingresso Piazzale della Stazione Tiburtina. 

Tutti i dettagli al link https://www.unicef.it/media/vite-in-movimento-mostra-unicef-roma-tiburtina/ 

MULTIMEDIA 

-Foto dai laboratori e scattate dai partecipanti al workshop https://drive.google.com/drive/folders/1GuEEAOce_fZ1ZfJOT_r3mvU_xBMkfIt7?usp=share_link 

-Video-interviste partecipanti al workshop https://drive.google.com/drive/folders/1L1N3uOaYoKIOWOrwugDaXbWgphtDXV2R?usp=share_link 

-Video-intervista Giacomo Pirozzi https://drive.google.com/file/d/18pJP_STueiMwjk5j1NFBA0KWKwMq8Irm/view?usp=share_link 

RACCOLTA TESTIMONIANZE 

Nika, 15 anni, Ucraina 

A 15 anni, una mattina come le altre in cui avrebbe dovuto alzarsi per andare a scuola, la vita di Nika cambia radicalmente, così come quelle di tante ragazze e ragazzi che come lei sono fuggiti dall’Ucraina dopo l’inizio della guerra. il primo ricordo che Nika ha di Roma è positivo. Per lei era scappare da qualcosa, “ma al tempo stesso – racconta – tornare alla vita”. Tra le foto di Nika, quella di una cattedrale sullo sfondo di un cielo azzurro. “Per me – dice – è la speranza di ritrovare quello stesso cielo limpido quando riuscirò a tornare a casa”. 

Mamoudou, 16 anni, Guinea Conakry 

“In Guinea sognavo di completare gli studi e trovare lavoro, qualcosa che per molti è una normalità, per tanti altri un privilegio. Poi è iniziata la pandemia, che ha peggiorato i problemi economici”. Questa la molla che spinge Mamoudou a partire, dalla Guinea Conakry all’Italia, alla ricerca di un futuro migliore.  Nelle sue foto Mamoudou ha sempre un libro in mano, resta quella la sua più grande passione. Tra le altre foto spiccano volti di migranti, negli angoli di Roma. 

“Per me quegli scatti significano molto: la migrazione spesso non è una scelta, è una necessità. Tante persone lasciano casa per problemi, che sia guerra o povertà, per un futuro diverso. Siamo migranti e dobbiamo esserne fieri: abbiamo messo la nostra vita in pericolo, per realizzare un sogno che ogni giorno cerchiamo di portare avanti, va raccontato”.  

Oleh, 16 anni, Ucraina 

Oleh lascia l’Ucraina appena un mese dopo l’inizio del conflitto. Desiderava da tempo conoscere l’Italia, perché è lì che sua madre si è trasferita pochi anni prima, ma di certo non lo aveva mai pianificato né aveva mai pensato potesse accadere tanto presto. Da quando è a Roma scopre la passione per lo skate, da cui le sue foto. Lo sport aiuta il ragazzo a ricostruire la vita in una città nuova, a conoscere nuovi amici. “Per me lo skate è movimento – racconta – proprio come la vita”.