Matteo Bussola pensa ad un’altra vita
di Antonio Stanca
Presso Einaudi, serie Super ET, è comparso quest’anno Un buon posto in cui fermarsi di Matteo Bussola. È una nuova edizione dell’opera, la prima c’era stata nel 2023 pure per conto della Einaudi. Si tratta di una raccolta di brani, di brevi racconti dove lo scrittore mette in evidenza situazioni, circostanze particolari della vita moderna vissute come veri e propri problemi. È di nuovo il Bussola interessato a scoprire quanto si soffre, si patisce oggi a causa di difficili rapporti famigliari e sociali, di incomprensioni, di incompatibilità, di malattie del corpo o della mente, di rivalità private e pubbliche. Sono indagini che lo scrittore ha fatto altre volte, che sono diventate la nota distintiva della sua scrittura anche perché ne sono derivate opere composte da esse, formate da tante parti, divise in tanti frammenti, ognuno rivolto all’esempio da addurre. In questo modo gli è sembrato possibile cogliere gli infiniti aspetti della realtà contemporanea, aderire ad essi e mostrarli con naturalezza, con immediatezza grazie anche ad una lingua vicina al parlato, al quotidiano. Alla narrazione breve, all’appunto, all’immagine, alla scena fedele, autentica della vita, della società, della storia dei tempi nuovi, dei problemi che hanno comportato, tende lo scrittore. Da qui la sua predilezione per opere frammentate: le ha considerate le più adatte a dar voce ad un’attualità così complicata come la nostra. Era pure una maniera che gli proveniva dalla sua prima attività.
Nato a Verona nel 1971, a trent’anni aveva cominciato a farsi notare come fumettista, vignettista, caricaturista su giornali e riviste. Osservava, valutava, criticava con i suoi schizzi, i suoi disegni, quanto di difficile, di complicato, di grave era sopravvenuto col tempo in ogni ambito della vita. Dalla sintesi di quei disegni sarebbe giunto ad una narrativa pur’essa sintetica come, appunto, quella praticata da tanto tempo e fatta soprattutto di racconti, di brani, di frammenti. Anche autore di romanzi sarebbe stato, famoso è rimasto il suo primo del 2016, Notti in bianco, baci a colazione, che aveva avuto molte traduzioni. Pure alla radio, al giornalismo si sarebbe dedicato, avrebbe scritto un libro per ragazzi, composto i volumi del Manga Zeroventi. Impegnato nella realtà, nell’attualità si sarebbe dimostrato, preso, quasi chiamato da quanto avveniva in un momento che di tanti problemi si era caricato. Quelli rappresentati in Un buon posto in cui fermarsi sono problemi legati alle case, alle famiglie, agli ambienti di vita, di lavoro dei nostri giorni. Alle situazioni, alle condizioni che in essi possono venire a crearsi e a limitare, danneggiare il pensiero, l’azione di chi ne è vittima o è vicino, legato. Si tratta dei casi difficili, senza soluzione, che ormai si sono diffusi: possono essere quelli di un padre condannato ad assistere alla malattia irreversibile di un figlio, di un marito costretto a vivere con la moglie affetta da Alzheimer, di un uomo solitario che si è confinato nella sua casa, che è arrivato ad aver paura dell’esterno e ad evitare d’incontrare anche la donna della quale, tramite Internet, si è innamorato, del bambino che tormenta i genitori perché disobbediente ha improvvisamente deciso di essere dopo essere stato molto premuroso e diligente, di un altro marito che non parla più con la moglie da quando si sono sposati e che da vecchio vorrebbe rimediare a questa assenza, di una ragazza che avrebbe voluto essere un maschio e che come tale vive, si comporta, vuole chiamarsi, anche quando si è sposata e ha avuto una figlia. E non solo questi ma tanti altri sono i casi difficili dei quali Bussola dice nel libro, ad ognuno dedica un brano, un racconto, ad ognuno assegna la sua parte. A volte si può scoprire una certa continuità tra alcuni di essi ma questo non annulla la loro differenza. Sono tante, sono diverse le storie che compongono l’opera, sono storie di persone sconfitte dalla vita, relegate ad una condizione di inferiorità, escluse da quanto forma il contesto, la società. La loro è un’altra misura, è più ridotta, è una vita senza futuro, fatta di poco. Sorprende, però, stavolta Bussola poiché diverso, nuovo si mostra riguardo al problema presentato. Nelle considerazioni finali dice, infatti, che le persone, delle quali ha trattato, potrebbero fare anche della loro condizione un modo di vivere, che anche le loro cose, i loro pensieri, le loro azioni potrebbero avere un valore, un significato. Un’altra è la loro vita, è fatta di altro ma non per questo è da ritenere inferiore, inutile, non per questo non è vita. Ampia, vasta, immensa è la vita, tante, infinite sono le sue forme e tra queste può rientrare anche la loro con le sue ragioni, i suoi motivi. Dopo averla mostrata tramite molti esempi, dopo averla rappresentata nei modi più veri, più naturali, più complicati, Bussola la giustifica, la salva, la fa riconoscere. È stato un percorso lungo il suo, arduo, difficile è stato sia per i temi sia per i modi espressivi ma lo ha compiuto e con il proposito di correggere quello che era considerato un aspetto negativo del nostro tempo.

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