Intervista a Roberta Catalano

E se la vita fosse un Patto di fedeltà trasversale?
Intervista alla scrittrice Roberta Catalano

a cura di Carlo De Nitti e Margherita Consuelo Lopez

E’ un vero piacere per noi poter incontrare la scrittrice Roberta Catalano per un “pluriloquio” intorno al suo volume Patto di fedeltà, che ha visto la luce recentemente per i tipi di Besa Muci pochi mesi or sono.

Il pluriloquio – colloquio a tre voci – non può che prendere abbrivo dalla scrittura poetica e prosastica dell’autrice. –

CARLO: Quando è nata la tua passione per la scrittura poetica e prosastica?

ROBERTA: Molto presto. Fin da bambina ho percepito le parole come evocatrici di immagini, messaggere dell’anima. La scrittura per me è prima di tutto poetica. Probabilmente perché ho imparato a parlare correttamente, esattamente quando ho imparato a scrivere e ne ho viva memoria. In quel momento si è aperto un mondo davanti a me, un’enormità di vita disponibile alla creazione. Ancora adesso per me scrivere è specialmente comporre, fare ordine nella molteplicità di immagini e di stati d’animo che ci pervadono.

CARLO: Chi sono stati i/le tue/tuoi Maestri?

ROBERTA: Le epigrafi delle lapidi al cimitero di Bari, alcuni insegnanti di scuola che m’incantavano quando leggevano o parlavano di letteratura e una mia compagna di liceo che aveva il dono della scrittura. Poi certi scrittori letti in adolescenza, Dostoevskij e Tolstoj. Fui molto colpita dal romanzo “La madre” di Gorki. Mio padre aveva comprato per corrispondenza una collana dei grandi romanzieri russi e francesi e a me piaceva leggere. In seguito conobbi la letteratura sudamericana e il realismo magico e tra gli altri magrebini ammiravo Tahar Ben Jelloun.

CARLO: Quali autori ami leggere?

ROBERTA: Mi capita spesso di pensare che sia sempre l’ultimo libro letto il più bello, o anche di restare affascinata dalla lettura di un autore del tutto sconosciuto. Tra gli italiani mi piace lo stile di Starnone e di Elena Ferrante, la Mazzantini e Baricco. Insieme alla Szabo, leggo alcune scrittrici dell’Est, la belga Amelie Nothomb, insieme a molte voci della letteratura francese contemporanea, come Laurent Gaudé, Valerie Perrin, Delphine de Vigan, ma anche mediorientale.

CARLO: Hai già pubblicato due raccolte di poesia: cosa ha determinato il passaggio alla scrittura in prosa?

ROBERTA: La poesia era al di qua della soglia oltre la quale c’era un’altra me stessa. Prima di superare questa soglia non credevo di poter accedere alla prosa. Ho dovuto attraversare un evento doloroso, perché nascesse in me l’urgenza di scrivere una storia. Di fatto credo che ci sia molta poesia in Patto di fedeltà, perchè non ne posso fare a meno.

Entriamo in medias res, nel romanzo …

CARLO: Le parole-chiave per leggere il tuo romanzo mi pare siano “amore”, “fedeltà”, “ritorno” … variamente declinate

ROBERTA: Sì, concordo. Aggiungerei il dialogo di alcuni personaggi con quella che potrei chiamare la propria ombra. Quindi proporrei anche “ombra” come parola chiave. A cominciare da Gemma, al padre e ad Areski. Forse l’unico personaggio senz’ombra é Elena.

CARLO: Il romanzo è ambientato nella città di Bari, la nostra: che ricordi hai della città di quegli anni?

ROBERTA: La città di Bari é una città a cui sono fortemente legata e credo che dalle pagine del romanzo traspare. Come si può stare lontani dal profumo del mare, dalle strade conosciute fin dall’infanzia, da certi giardini che sono come narrazioni note a te sola?

Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Gemma sono gli anni ‘70/’80. Io stessa sono stata adolescente in quegli anni e ricordo una città in cui ci si incontrava nelle piazze, alle manifestazioni, nelle case.  Senza telefonini avevamo una comunicazione frequente e allo stesso tempo eravamo piú liberi e non dico dai vincoli familiari, ma liberi, quando lo volevamo, anche di essere realmente soli. Io penso che la solitudine sia una condizione essenziale per lo studio come per la creazione artistica. E questa libertà adesso, che siamo costantemente connessi, ci é quasi negata. CARLO: Quanto, nel romanzo, è autobiografico?

ROBERTA: Il personaggio della sorella, della madre e del padre traggono spunto dalla mia biografia.

CONSUELO: Tornando al racconto, il nome Gemma è fortemente metaforico…E’ stata una scelta casuale?

ROBERTA: No. A questa domanda rispondo con una recensione tratta dal sito della Feltrinelli in cui scrivono: “La scelta del nome del personaggio principale del romanzo segna il legame profondissimo con la natura in tre ambienti naturali più emozionanti, il mare, il bosco e le nuvole. Gemma, infatti, significa germoglio e pietra preziosa. Tutto il romanzo è pervaso da questo sentirsi parte della natura e ritrovarsi in essa nei momenti più difficili del suo percorso di vita”

CONSUELO: La vicenda familiare di Gemma è ambientata per lo più tra gli anni ’60 e ’70 ma da molti lettori è stata definita trasversale a diverse generazioni. Qual è la tua opinione in merito?

ROBERTA: Nel romanzo c’è un flashback che ci riporta agli anni del fascismo e della II guerra mondiale, quindi certamente la vicenda è trasversale a diverse generazioni. Per me contestualizzare le vicende e i personaggi è fondamentale. Noi, seppure decidessimo di vivere in isolamento, non possiamo mai essere scissi dal contesto in cui abitiamo: ne siamo i figli. Siamo dentro un sistema di fatti e di valori da cui non possiamo prescindere. E per me questo è un dato imprescindibile anche quando la scrittura si avventura nel sogno o in altre dimensioni. Il dato storico resta.

CONSUELO: Ritieni che possa esserci un messaggio fondamentale che il tuo romanzo sta affidando ai lettori?

ROBERTA: Io credo che i lettori si emozionino, perchè leggono un racconto di vita vera, leggono di personaggi in cui si riconoscono, in cui risuonano vicende e passaggi legati alla loro stessa esistenza: l’attaccamento, la paura, l’amore, la gelosia, il ripensamento e un dialogo interno che fa si che ognuno di noi sia più di ciò che appare e abbia in sé una molteplicità con cui a volte fa i conti. Il messaggio fondamentale è che il viaggio verso se stessi può essere doloroso, ma può contenere una bellezza nella scoperta continua, in cui luci ed ombre si mescolano. Talvolta accade che giungi a sentirti interamente te stessa, e allora sai che ne è valsa tutta la pena.

Tra letteratura ed educazione …

CARLO: La passione per la scrittura la coltivi anche nei tuoi alunni, vero?

ROBERTA: Certo, mi piace insegnare letteratura, condurre i laboratori di poesia e di scrittura creativa. Accendere gli animi attraverso la scrittura. Le soddisfazioni più belle sono state proprio con chi pensava di non saper esprimersi con la scrittura, oppure con chi si sentiva totalmente inadeguato a scrivere poesie. Io credo che la poesia sia di tutti, é però necessario favorire l’incontro con il fanciullino che è in ciascuno di noi, è necessario insegnare a riscoprire il potere evocativo delle parole.

CARLO: Nel XXI secolo, che ruolo hanno la lettura e la letteratura nella formazione della persona?

ROBERTA: Un ruolo importante, poiché la lettura e la letteratura aprono al dialogo con la nostra naturale complessità. Ciascuno di noi è molto più di ciò che mostra di sè. La letteratura ci offre il mezzo per far dialogare le nostre parti, in certi casi anche per scoprire parti di noi che non conoscevamo. L’arte è un’espressione sacra dell’essere umano da sempre. Senza di essa noi saremmo una misera cosa, senz’anima e senza sogni.

CARLO: E’ il tuo primo romanzo, spero non sia l’ultimo …  stai già lavorando al prossimo?

ROBERTA: Si, sto scrivendo un romanzo ambientato a Creta, che esplora i temi legati alla perdita della memoria e sempre, come in Patto di fedeltà, al potere salvifico della natura. Questa volta procedo più lentamente, spero di avere il tempo di finirlo entro la prossima estate.

CARLO: In bocca al lupo. A la prochaine, allora.