La valutazione… strumento educativo o selettivo?

La valutazione… strumento educativo o selettivo?

di Cettina Calì

Parlare di valutazione non è mai una cosa facile. Valutare, infatti, non è solamente un atto tecnico, una prassi burocratica, ma rappresenta un gesto educativo che incide profondamente sul percorso formativo e personale degli studenti. La valutazione, strumento formativo, dovrebbe sostenere   i percorsi di crescita degli studenti ed orientare le scelte didattiche degli inseganti. Da più parti, però, si continua ad accendere il dibattito sul vero significato della valutazione nella scuola italiana: valutare  è davvero uno strumento educativo – formativo o continua a svolgere prevalentemente una funzione selettiva, classificatoria, una mera applicazione formale delle disposizioni normative?

Tutta la normativa italiana, dal DPR 122/2009 al D.Lgs. 62/2017, dalle Indicazioni nazionali   per il curriculo alla OM 172/2020 etc, colloca il processo valutativo come parte integrante dell’apprendimento ed assolve alla funzione formativa e orientativa, valorizzando l’intero percorso di apprendimento e non solo il risultato finale. Valutare significa valorizzare i progressi, l’impegno e le potenzialità, promuovere l’autovalutazione e la consapevolezza dello studente.

Tuttavia, è innegabile che nella realtà delle scuole, la valutazione continua a essere fortemente legata al voto numerico, al giudizio descrittivo e finisce per perdere la sua vera funzione, risultando talvolta riduttiva e classificatoria. Per molti studenti la valutazione viene vista come l’espressione di un giudizio sulla loro persona, divenendo fonte di ansia, in quanto elemento di confronto con i compagni. Il voto viene percepito come un’etichetta e l’errore non viene vissuto come un’occasione di crescita, come un momento reale che possa far capire come migliorare laddove vi sono criticità. Le famigle, dal canto loro, vedono la valutazione solo come un indicatore numerico del percorso scolastico del proprio figlio, dando poco importanza alle competenze acquisite, concentrandosi solo sulle conoscenze disciplinari.

Durante l’intero processo valutativo, ciò che è carente è un tempo reale dedicato alla riflessione sulla valutazione, che necessita di osservazione, confronto collegiale; momenti, questi ultimi, sacrificati, spesso, in nome dell’urgenza e  dell’adempimento da espletare

La valutazione, infatti, come già detto dovrebbe accompagnare ed orientare gli studenti, rendere visibile il loro percorso, valorizzando progressi, impegno e competenze, e non solo misurare il risultato di una semplice prova mediante un voto che talvolta non è accompagnato né da descrizioni, né tantomeno da feedback narrativi.

Il Dirigente Scolastico assume un ruolo centrale di leadership educativo perchè è chiamato a promuovere il dialogo collegiale, a valorizzare le competenze professionali dei docenti e a guidare la costruzione di pratiche valutative condivise e coerenti con il curricolo d’istituto, assumendo un ruolo decisivo nel dare senso e direzione alla valutazione stessa.

Attraverso l’organizzazione di incontri collegiali (dipartimenti, classi parallele etc) sarà possible:

  1.  far riflettere sul valore pedagogico della valutazione e sull’ossservazione dei processi, creando  e condividendo   criteri comuni ed indicatori valutativi chiari e trasparenti, che permettano di costruire  nuove pratiche valutative, che superino  la logica selettiva a vantaggio della  funzione formativa e orientativa dell’intero processo valutativo, evitando difformità ed interpretazioni soggettive;
  2.  richiamare la necessità di progettare per competenze, assicurando coerenza tra obiettivi di apprendimento, attività didattiche, strumenti di verifica e modalità valutative, in una prospettiva inclusiva ed orientata al futuro;
  3. creare rubriche valutative che valorizzino la valutazione in itinere e promuovano l’autovalutazione degli stuudenti, garantendo  il successo formativo di tutti, in coerenza con gli articoli 3 e 34 della Costituzione, che affidano alla scuola il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona. Attraverso l’uso sistematico di feedback descrittivi, di momenti di autovalutazione, infatti,  si  incentiva e si sostiene  la consapevolezza degli studenti e si favoriscono  i momenti di  personalizzazione degli interventi didattici;
  4. favorire inclusività e attenzione ai bisogni educativi, richiamando il rispetto dei PDP e PEI, che devono contenere modalità valutative  eque, personalizzate e coerenti con gli stessi percorsi e nel rispetto dei bisogni educativi di ciascun alunno;
  5. invitare i docenti a spiegare, durante i momenti di comunicazione con famiglie e studenti, i  criteri e le finalità della valutazione, per un’attività partecipata  e condivisa al  percorso educativo. Non dimentichiamo che l’ascolto e  la chiarezza riducono conflitti ed aumentano la fiducia;
  6. proporre  percorsi di formazione sulle pratiche valutative, valorizzando esperienze interne e buone pratiche. Senza la formazione, il cambiamento resta solo un adempimento formale;
  7. organizzare momenti periodici di riflessione e autovalutazione collegiale, analizzando gli esiti scolastici ed i processi messi in atto, monitorando il RAV ed il Piano di miglioramento, raccogliendo anche i feedback di studenti e famiglie,  per verificare l’efficacia delle scelte adottate e apportare eventuali miglioramenti.

In conclusione, la  scuola non può limitarsi soltanto  a recepire il cambiamento normativo del processo valutativo, ma è chiamata a reinterpretarlo in chiave pedagogica, affinché la valutazione resti coerente con la sua funzione formativa. Se è vero che le norme definiscono cornici e obblighi, è pur vero che  non possono sostituirsi alla riflessione professionale del processo di insegnamento/apprendimento.