Nota 23 gennaio 2026, AOODGSIP 176
Giorno della Memoria 27 gennaio 2026
Nota 14 gennaio 2026, AOODGSIP 83
“Viaggio della Memoria 2026” – Visita guidata online dei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau, 26 gennaio 2026, ore 9:30
Il 27 gennaio 1945 vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz. Questa data, che segna simbolicamente la fine di uno dei capitoli più tragici e oscuri della storia dell’umanità, è stata individuata dal Parlamento italiano quale momento di solenne commemorazione nel “Giorno della Memoria”, dedicato al ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico, nonché dei deportati militari e politici italiani nei campi di sterminio.
Analogamente, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione adottata il 1° novembre 2005, ha proclamato il 27 gennaio “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto”.
La ricorrenza del Giorno della Memoria rappresenta, pertanto, per la comunità sia nazionale sia internazionale, un momento imprescindibile di riflessione e di rinnovato impegno civile.
Il Ministero dell’istruzione e del merito è da sempre impegnato nella promozione e nello sviluppo di progetti e iniziative didattiche finalizzate allo studio, all’approfondimento e alla riflessione sulla Shoah, come nel caso del Concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah”, giunto quest’anno alla sua XXIV edizione. Tali azioni si concretizzano altresì attraverso incontri, attività formative, momenti condivisi di narrazione e riflessione; ne è particolare esempio la visita, da remoto, ai campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau, prevista per il 26 gennaio p.v. alle ore 9,30, organizzata da questo Ministero e dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah (MEIS).
Alla luce dell’elevato valore civile e culturale della ricorrenza e considerata la costante attenzione e sensibilità riservate alla tematica, il Ministero dell’istruzione e del merito invita le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado a promuovere, in prossimità del 27 gennaio, iniziative di studio, formazione e sensibilizzazione che coinvolgano l’intera comunità scolastica.
Il 27 gennaio, al Palazzo del Quirinale, nell’ambito della celebrazione del Giorno della Memoria, si terrà la premiazione della XXIV edizione del concorso “I giovani ricordano la Shoah”, organizzato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Il concorso, rivolto a tutti gli alunni delle scuole italiane di ogni ordine e grado, si colloca all’interno di un percorso che sviluppa progetti e iniziative didattiche finalizzate all’approfondimento e alla riflessione sulla Shoah, con l’intento di contrastare ogni forma di discriminazione e intolleranza.
La premiazione si svolgerà alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e della Presidente dell’UCEI, Noemi Di Segni.
Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria
(Quirinale, 27/01/2026) Rivolgo un saluto cordiale ai Presidenti del Senato e della Camera, del Consiglio dei Ministri, a tutti quanti sono in questo Salone e a quanti seguono da remoto.
Ringrazio molto per la loro presenza Liliana Segre, Edith Bruck, Sami Modiano.
Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questo importante e irrinunziabile giorno di commemorazione e di riflessione, la cui intensità è sempre massima senza che possa essere scalfita dal trascorrere del tempo.
Un ringraziamento a Stefano Santospago che ci ha così ben condotto in questo percorso doloroso della memoria.
Ringrazio il Ministro Valditara per le sue importanti parole. Ringrazio la Presidente Noemi Di Segni, anche per il suo lungo, appassionato, efficace incarico alla guida delle Comunità ebraiche italiane.
Ringrazio gli autori dei filmati e dei testi; ringrazio i musicisti – Francesca Leonardi e Andrea Oliva – che ci hanno fatto apprezzare la bellezza della musica di compositori ebrei. Ascoltandola e venendone coinvolto, pensavo che, nella cupa stagione del nazismo, sarebbe stata proibita come “arte degenerata”.
Complimenti e auguri a Ludovica, Eleonora, Federico, Edoardo, che hanno intervistato, con efficacia e con puntualità di domande, la Senatrice Segre alla quale rinnovo la riconoscenza della Repubblica per la sua preziosa testimonianza degli orrori vissuti e per il suo messaggio, sempre contrassegnato dal rigetto dell’odio, della vendetta, della violenza.
Cara Senatrice, in questa occasione solenne desidero esprimerle, a nome della Repubblica, la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità. Volgarità e imbecillità: come lo sono da sempre le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo, del resto configurati dalla legge come reati.
Volgarità e imbecillità che non ne riducono la gravità: il loro riproporsi e diffondersi è indice di alta pericolosità e interpella un’azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea.
Abbiamo appena ascoltato le storie tragiche -particolarmente atroci – di due piccoli italiani, Sergio ed Elena. Tutte le violenze sono inaccettabili, spregevoli, ma quelle contro i bambini, in ogni parte del mondo, addolorano, scuotono le coscienze e le interpellano ancora più in profondità.
Ogni volta che ci accostiamo al tema della Giornata della Memoria, ogni volta che assistiamo alla rievocazione di quell’inferno sulla terra, ogni volta che sentiamo narrare le storie delle vittime e dei loro aguzzini, veniamo colti, nonostante i tanti decenni che ormai ci separano da quella tragica catena di mostruosità, da angoscioso sbigottimento.
Come se quella discesa dolorosa – ricordata, studiata, analizzata – al punto più oscuro della storia dell’umanità, riservasse sempre la scoperta di nuovi episodi, di nuove pagine, di un orrore che sembra non avere mai fine. Perché, in realtà, non ha mai fine.
La caccia agli ebrei, le deportazioni su carri bestiame, le selezioni, il freddo, le torture, la fame, gli esperimenti medici, le esecuzioni di massa, le camere a gas, le ciminiere dei crematori, le marce della morte. Famiglie smembrate e distrutte, omicidi brutali, violenze inaudite, condotte con sadismo o con burocratica impassibilità.
Non soltanto una barbara e improvvisa esplosione di odio e di violenza razziale, quanto una presunta ideologia, una cosiddetta politica, un vero e proprio sistema di morte costruito negli anni, con malvagia determinazione, fondato sull’odio razziale.
Mai nella storia dell’uomo uno sterminio era stato così lungamente progettato e così accuratamente programmato, nei minimi dettagli e con sconvolgente efficienza. In tutti i rami e le categorie dello stato nazista – giuristi, medici, economisti, scienziati, giornalisti, ingegneri, burocrati, militari, semplici cittadini trasformati in delatori – vi furono chiamati a dare – e fornirono – il loro attivo contributo per realizzare i deliri omicidi di un dittatore e dei suoi perfidi complici.
I volenterosi carnefici di Hitler, secondo la efficace definizione di Daniel Goldhagen.
Il sistema di sterminio, di morte, di depravazione, che ha il suo culmine nella spaventosa macchina di morte di Auschwitz, è stato il frutto avvelenato di una grande, rovinosa menzogna.
Una menzogna che si sviluppa lungo la storia e di cui la Shoah è stata la conseguenza più grave e mostruosa.
La menzogna che vi possano essere disuguaglianze, graduatorie, classificazioni di superiorità e inferiorità, tra gli esseri umani. Che la vita, la dignità, i diritti, inviolabili e inalienabili, di ciascuno di essi possano essere posti in dubbio, negati, calpestati, nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica.
Ma la grande menzogna della Shoah, nata nel chiuso dei circoli fascisti e nazisti, nelle menti perverse di ideologi e di gerarchi, si diffuse e si sparse attraverso una infìda ma efficace campagna di propaganda e di manipolazione, che sfruttava l’antico pregiudizio antiebraico presente in larghi strati della popolazione europea.
Fu così che la pretesa inferiorità razziale, teorizzata, proclamata, insegnata e, infine, tradotta in legge, portò ineluttabilmente all’individuazione degli ebrei – una minoranza assai ridotta dal punto di vista numerico – come il pericolo per la sopravvivenza del popolo, della nazione.
Come notarono acutamente Adorno e Horkheimer, gli ebrei vennero bollati come male assoluto dagli adepti del male assoluto, e cioè dai nazisti. « Per i fascisti – scrivono i due filosofi – gli ebrei non sono una minoranza, ma l’altra razza, il principio negativo come tale ; la felicità del mondo intero dipende dalla loro distruzione. »
In questo «mondo capovolto», come l’ha definito Primo Levi, la conseguenza poteva essere una sola e terribile: la persecuzione, in tutti i suoi gradi, fino allo sterminio.
Di queste menzogne si sono nutriti i totalitarismi del Novecento. Se ne alimentano ancora oggi razzismo e antisemitismo. A queste menzogne attingono ai nostri giorni i despoti, gli aggressori.
In questo giorno siamo qui per ricordare la schiera di vittime incolpevoli – sei milioni di persone – soffocate nelle camere a gas, trucidate dai plotoni di esecuzione, perite per i maltrattamenti e per l’inedia dentro le cupe mura dei ghetti: anziani, giovani, donne, uomini, bambini, neonati. Ebrei, in massima parte, rom e sinti, omosessuali, dissidenti politici, appartenenti a minoranze religiose, disabili, malati di mente. Tutti definiti appartenenti a categorie non degne di vivere.
Da italiani, rievochiamo con angoscia la discriminazione, la persecuzione, la deportazione, la morte dei nostri concittadini ebrei, traditi dalle leggi razziali volute dal fascismo; e da tanti dei suoi adepti venduti ai carnefici nazisti, con la complicità della monarchia, di tanti che si ritenevano intellettuali, di parte della popolazione.
Non possiamo limitarci a questo sentimento, per quanto sincero e doveroso: sarebbe un’occasione mancata. Sarebbe un errore.
Elena Loewenthal, parlando della tragica concatenazione degli eventi che si ricorda nel «Giorno della Memoria», ha scritto che gli ebrei, che l’hanno subita, “ci sono precipitati dentro. Era buio”.
Il buio di cui parla Elena Loewenthal è quello della ragione, della morale, dei sentimenti di umanità e di pietà.
La notte, senza stelle e senza speranza, di Elie Wiesel, dove appaiono soltanto le fiamme dei forni crematori e dove il cielo disperde nel fumo corpi, identità, storie, affetti, sogni di migliaia e migliaia di vittime.
Il buio in cui si sviluppò la fitta nebbia di paura, di indifferenza, di opportunismo che pervase tanta parte della popolazione: anche padri e madri esemplari, rispettosi della propria religione, cittadini irreprensibili, educatori scrupolosi, militari e funzionari che ritenevano di avere un alto senso delll’onore.
Quella cupa oscurità che si scatenò come un ciclone spaventoso nel cuore della civile Europa, abbattendo secoli di conquiste, di istituzioni civili, di grandi scuole di diritto, supera il suo tempo e i suoi confini, perché si insinua nel profondo dell’animo umano.
Il tentativo, messo in atto dalla Germania nazista, di cancellare gli ebrei dalla faccia dell’Europa, racchiude in sé, in modo emblematico, tutto il male che l’uomo è in grado di commettere quando si lascia contagiare, per superficialità, per indifferenza, per viltà, per interesse, dal virus dell’odio, del razzismo, della sopraffazione.
Quando la ragione si offusca fino a spegnersi, quando gli innati sentimenti contrapposti di umanità – la solidarietà, la pietà, il senso della propria dignità e della responsabilità che ne consegue– si inaridiscono, la barbarie rinasce e il valore di libertà, di pace, di fratellanza, proprio di ogni donna e di ogni uomo, cede al suo contrario, generando guerra, schiavitù, violenza, sterminio.
Quest’anno celebriamo gli ottanta anni della Repubblica. Un evento decisivo della nostra storia.
Come ha scritto il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, la riflessione sugli orrori vissuti e sulle leggi razziste «è stata uno dei motori che hanno portato alla fondazione di una nuova società italiana, nella quale è cambiata anche la forma di sovranità, da monarchia a Repubblica.»
La Repubblica Italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento, lasciando dietro di sé lutti, devastazioni, memorie incancellabili di orrore. Sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio, dei combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati solo per ciò che erano, per quel che pensavano, per ciò in cui credevano.
Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione, per chi coltiva odio.
Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è soltanto un dovere: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso.
Questa cerimonia è l’occasione per esprimere, con orgoglio e con responsabilità, il patriottismo italiano e repubblicano che ci rende custodi, in ogni circostanza e in ogni momento, della dignità, unica, incancellabile e inalienabile, della persona umana. Custodi della democrazia.
Intervento del Ministro Giuseppe Valditara al Quirinale
Signor Presidente della Repubblica, Signora Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Signora Presidente del Consiglio, autorità presenti, rappresentanti delle scuole, studentesse, studenti, signore e signori,
davanti a quella ferita della coscienza collettiva che rievochiamo oggi, vi è un rischio: che il Giorno della Memoria si riduca involontariamente a una ritualità della Memoria. Intendiamoci, i riti sono importantissimi, contribuiscono a definire simbolicamente la vita dell’essere umano.
E la tragedia unica della Shoah, strappo dentro la trama pur accidentata della Storia, precipizio nell’orrore assoluto (“Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile”, scriveva Primo Levi), è e deve sempre essere simbolo di ciò che non può mai più accadere.
Eppure, la Memoria eccede la sua pur imprescindibile simbologia, la Memoria mai come in questo caso deve essere anche sostanza e immanente concretezza.
L’idea di Memoria, insomma, svolge la funzione propria della storia, una funzione esemplare e maieutica che trova nel racconto la sua realizzazione. Per questo ho trovato assolutamente cruciale il tema con cui si è voluto affrontare la giornata quest’anno: “La memoria delle fonti e dei documenti tra cultura, storia e vita”.
Perché se la memoria deve essere un percorso mai interrotto, una pratica vivente, non un rito fine a sé stesso, la dimensione della documentazione, della condivisione dell’immagine dell’orrore, diventa fondamentale. Quel nesso tra “cultura, storia e vita” è il racconto, è una facoltà fondamentale dell’umano, permette di rendere l’esperienza altrui la tua esperienza, presente, reale, innegabile, qui e ora. L’orrore, per farsi consapevolezza, deve essere raccontato.
È quello che capì in diretta, con senso storico e morale non comune, il generale Dwight D. Eisenhower, poi presidente degli Stati Uniti, varcando quella soglia tra il mondo della vita e il mondo dell’orrore che era il cancello del campo di concentramento Ohrdruf, sottocampo di Buchenwald, quando disse ai suoi uomini: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualcuno si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”.
È successo, non deve succedere mai più, non è solo un imperativo etico, è un appello esistenziale che sgorga da ogni foto, da ogni fotogramma di ogni video, da ogni sillaba di ogni testimonianza, da ogni riga di sopravvissuto o di cronista dell’orrore. Lo senti risuonare, distintamente, ogni volta che metti piede in quell’inferno realizzato, organizzato, scientifico che è stato Auschwitz: si è fatto pochi giorni fa, come ogni anno, con un gruppo di nostri studenti che si sono immersi in quel luogo che in ogni angolo racconta la tragedia trasformandola in ricordo che non ti abbandonerà mai più.
Non c’è storia senza la responsabilità di essa, ed è per questo che al Ministero dell’Istruzione e del Merito è esposta una targa in memoria degli studenti espulsi dalla scuola italiana in quanto ebrei. Ma se la Memoria vuole essere autenticamente viva, non può non farsi anche guardiana del presente.
È per questo che, se non dobbiamo mai dimenticare quanto è successo, se dobbiamo sempre rinnovare la condanna dell’aberrazione dei campi di sterminio, delle leggi razziali naziste e fasciste e dell’ideologia che li ha generati, non possiamo nemmeno trascurare l’evidenza di un antisemitismo sempre più palese, anche e soprattutto nel continente europeo, là dove l’Orrore si è realizzato.
Lo si rintraccia, ad esempio, quando si confondono le azioni di un governo con le responsabilità di un intero popolo, quando si attribuiscono al popolo ebraico stereotipi che richiamano esplicitamente quelli della propaganda nazista, quando si pretende di cacciare dalla terra di Israele un’intera comunità. Abbiamo imparato tanto in questi 80 anni, non facciamo che sia stato tutto inutile.
Se la Memoria deve essere racconto vivificato, rinnovato, esperienziale, deve essere anche costantemente aggiornata. Deve saper fare i conti con la realtà del presente. Per dare corpo a questa necessità esistenziale, per farne non un’astratta dichiarazione di principio, ma la concretezza quotidiana della nostra convivenza civile e democratica, sono fermamente convinto, se tutto questo dev’essere, che gli interpreti migliori siano le nostre ragazze e i nostri ragazzi.
Sono loro che possono rinnovare quella capacità di trasformare la documentazione, sempre e ancora, in esperienza vissuta e condivisa. È grazie a questa capacità che l’umanità potrà salvarsi dalla ripetizione di orrori che devono saper sempre inquietare la coscienza dell’essere umano.
Video – Giorno della Memoria, l’intervento del Ministro Giuseppe Valditara al Quirinale
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