L. Schiralli e P. De Marzo, E come emozioni

“TU CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI …”
Educare ad emozionarsi per conoscere e conoscer-si

di Carlo De Nitti

Il celeberrimo verso di Giulio Rapetti Mogol – un vero classico popolare del 1970 – scelto come titolo per le righe che seguono, dice apertis verbis l’importanza del riconoscimento delle emozioni per le persone: esso è la cifra distintiva degli esseri umani, al pari e più della ragione. Provare emozioni e riconoscerle come tali è caratteristica peculiare umana.

Daniel Goleman è stato il primo, da psicologo, a valorizzare il ruolo delle emozioni nell’intelligenza e nella personalità di ogni essere umano: i suoi testi sono ormai dei classici. L’opera più conosciuta di Goleman, Emotional Intelligence del 1995 asserisce, tra l’altro, che la conoscenza di sé, la persistenza e l’empatia sono elementi che nascono dall’intelligenza umana, e sono quelli che probabilmente influenzano maggiormente la vita dell’uomo. Essi vanno a costituire l’intelligenza emozionale e tali capacità sono state, in passato, sottovalutate, ignorate o, spesso, non considerate.

Goleman si è occupato molto anche di meditazione e mindfulness: a tale argomento, dedicò il suo primo libro, The Varieties of the Meditative Experience, pubblicato nel 1977, poi ripubblicato nel 1988 con il titolo The Meditative Mind e tradotto in italiano con il titolo La forza della meditazione. Che cos’è, perché può renderci migliori.

In questa prospettiva, a chi si accosti al volume a quattro mani, di Lucia Schiralli e Paola De Marzo, E come emozioni, uscito nel gennaio 2026, a Bari, per i tipi di Progedit nella collana “Nuvole”, non può non venire alla mente il nome di Daniel Goleman come nobile ispiratore di esso, il suo nume tutelare.

Volendo fare un ulteriore passo indietro, tra i ‘padri’ di questo bel volume, chi scrive queste righe non può non ripensare al filosofo Martin Heidegger che, nel 1927, nella sua opera fondamentale, Sein und Zeit (letteralmente tradotto in Essere e Tempo) pensava le emozioni non come stati interiori psicologici, ma ‘situazioni emotive’ (Stimmungen) o tonalità affettive fondamentali. Esse costituiscono il modo originario in cui il Da-sein – l’esser-ci, l’uomo – è ‘gettato’ nel mondo: egli non ha semplicemente dei sentimenti, ma è sempre in una tonalità emotiva che gli rivela la sua condizione di essere gettato e la sua relazionalità col mondo.

Paola De Marzo e Lucia Schiralli, apprezzate docenti di lettere nelle scuole superiori, hanno il grande merito educativo, con questo testo, di collegare, nella Prefazione, l’educazione emotiva all’educazione civica, così come normata dalla L. 92 del 20 agosto 2019: e dalle successive Linee guida del 7 settembre 2024: “L’educazione civica […] si pone come obiettivo la formazione di cittadini consapevoli, capaci di vivere in modo responsabile e rispettoso all’interno della comunità […] le emozioni giocano un ruolo fondamentale. Non possiamo infatti comprendere i valori della Costituzione, il rispetto delle regole e la cura del bene comune, se non impariamo prima a riconoscere, accogliere e regolare nostri stati emotivi“ (p. 7 passim).

Questa premessa rappresenta l’antefatto per creare una “carta nautica” dei sentimenti e delle emozioni, cui è dedicata la prima parte del volume che, in queste righe, viene recensito. “Le autrici propongono perciò tredici parole appartenenti al campo semantico dei sentimenti, ritrovando, per ciascuna, riferimenti alla letteratura, alla mitologia, alla musica, allo sport” (p. 7).

I tredici lemmi sono: accoglienza (“Consentire all’altro di esprimere se stesso senza giudicarlo, dare cittadinanza”), amicizia (“Reciproco sentimento d’amore nato da interessi, valori e idee comuni, caratterizzato da fiducia e sincerità”), amore (“Sentimento dominatore dell’anima, che porta a donarsi all’altro in modo completo e incondizionato”), assenza (“Mancanza o lontananza dell’oggetto amato”), attesa (“tempo trascorso ad aspettare che qualcosa accada o che qualcuno si manifesti”), bacio (“Premere le labbra su una persona o su un oggetto”), bellezza (“Ciò che appaga l’animo attraverso i sensi”), coraggio (“Avere cuore. Sopportare con la forza dell’animo avversità e/o dolori”), cura (“Premura, avere a cuore il benessere di qualcuno. Cura, in italiano, vuol, dire anche inquietudine, preoccupazione e ansia”), fratellanza (“Legame di sangue tra persone nate dagli stessi genitori. Sentimento di affetto tra persone con i medesimi ideali”), invidia (“Brama di vivere situazioni o di ottenere beni materiali, successi e soddisfazioni altrui. E’ l’unico tra i peccati capitali che non viene mai soddisfatto”), morte (“Azzeramento delle funzioni vitali”), odio (“Ostilità profonda verso qualcuno o qualcosa”), paura (“Emozione che impietrisce e congela qualsiasi iniziativa. Per paura non si agisce”) e rispetto (“Accettare senza necessariamente condividere idee, comportamenti e modi di essere dell’altro, avere riguardo per qualcosa”). Ognuno di essi è declinato, nella prima parte del volume, attraverso sei momenti topici: significato, mito, letteratura, antologia, musica, digitale, sport ed emozione. I significati sono stati riportati per segnalare anche la valenza didattica delle parole utilizzate: i primi interlocutori delle Autrici sono proprio gli adolescenti, gli studenti. Non a caso, anche tutti i riferimenti mitologici e letterari sono sempre a dimensione degli adolescenti, parola che qui si utilizza nel suo senso etimologico: chi sta crescendo, di tutte le età.

Nella seconda parte del volume, intitolata Mindfulness, ognuno dei lemmi riportati è ripreso in un percorso operativo di mindfulness: “praticare la mindfulness, lavorando soprattutto con le emozioni, ci permette di sviluppare la consapevolezza emotiva […] la mindfulness ci invita a fermarci, a osservare e riconoscere quello che sentiamo e proviamo senza giudizio, come semplici osservatori del momento presente, imparando ad accogliere ogni emozione come funzionale per la nostra crescita e come parte integrante dell’esperienza umana” (p. 95).

Per ogni emozione, viene prospettato – ed in-segnato (nel senso etimologico di ‘segnare dentro’) – a chi voglia mettersi in cammino, un percorso in quattro passaggi che guida l’allievo / praticante in quattro successivi passi a riconoscere l’emozione, a comprenderla, a superare gli impasse e tendere verso la pienezza del sé. Appare, ab extrinseco, una sorta di platonica metànoia, un camminare insieme – al pari degli schiavi della caverna del ben noto mito – verso un ‘nuovo’ sé (Non è inutile rammemorare che il titolo originale del dialogo platonico è πολιτεία, ovvero l’organizzazione della polis  come bene comune di tutti i cittadini, la costituzione ideale).

I primi lettori e utilizzatori di questo volume, tanto interessante quanto fruibile, dovrebbero essere proprio gli adolescenti, le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti che vivono le scuole di ogni ordine e grado, le quali dovrebbero attrezzarsi sempre meglio per rispondere ai loro effettivi bisogni affettivi ed emotivi. A chi scrive queste righe, appare palmare la possibilità di un’efficace utilizzazione didattica del volume come testo guida in corsi di mindfulness da organizzare e tenere nelle scuole, utilizzando, ad esempio, i fondi PNRR (detto da dirigente scolastico senior): gli adolescenti – i nostri figli, i nostri studenti – ringrazierebbero sentitamente! 

A latere di questa recensione, è piacevole rammemorare quando, nell’anno 2015, Paola De Marzo pubblicò la sua prima raccolta di poesie Frammenti di luce, presso la casa editrice barese Gelsorosso e consentì a chi scrive di scrivere la Presentazione di quella silloge. Essa appare oggi l’abbrivo di un’ascesa che vede in E come emozioni il suo ultimo, per ora, gradino: “La rabbia, il dolore, la malinconia, il risentimento vanno trasformati in Luce e Amore, solo così potremo ritrovare il nostro splendente spirito” (Frammenti di luce, p. 5). E’ questa la funzione della mindfulness – di cui Paola De Marzo è una stimatissima docente – da vivere in modo pieno, per crescere nella consapevolezza del proprio sé e dell’altro. Empaticamente, sempre.