E. Fiorentino, L’amore oscuro

L’amore oscuro: un viaggio tra purezza dei sentimenti e rinascita della società italiana

di Carlo De Nitti

Ancora una volta, dopo Una breve stagione d’amore (2021) e Sull’arco dell’aurora (2025), Enzo Fiorentino delizia i suoi appassionati lettori – e tra loro, buon ultimo, chi scrive queste righe – con un nuovo romanzo che, in questo aprile 2026, ha visto la luce, L’amore oscuro (pp. 264), non deludendo le loro aspettative. “Sfogliate la prima pagina. Lasciate che il vento di questa storia vi spettini i pensieri. E preparatevi: non tornerete a riva uguali a come siete partiti” (p. 11): conclude così la sua meravigliosa Prefazione Antonio Calisi.

Ancora una volta, Enzo Fiorentino racconta, con uno stile ed un linguaggio raffinatamente personale, non una storia d’amore ma molte storie di varie forme d’amore che trasformano protagonisti e deuteragonisti del suo romanzo, nel corso dei suoi otto capitoli.  L’amore oscuro è ambientato in un borgo marinaro della provincia di Bari – sempre presente nella memoria vissuta e nell’immaginario narrativo dell’autore – caratterizzato dal rapporto (anche lavorativo) molto forte con il mare e dalla presenza di un’acciaieria (con un cospicuo nucleo di operai metalmeccanici in contatto con i partigiani), verso la fine degli anni ’30 del secolo scorso e prosegue durante gli anni del secondo conflitto mondiale. Protagonisti ne sono: i fratelli gemelli Mauro e Salvatore (detto Totò), la loro sorella Ada, i loro genitori Ciro (operaio dell’acciaieria e militante politico antifascista) ed Irene, la fidanzata di Mauro, Fernanda, suo fratello Fabrizio (fidanzato di Ada), Adolfo (ex magistrato, costretto alle dimissioni dal regime, e podestà del paese) e Margherita (di nobile famiglia ed ammalata), loro genitori. Non meno importanti nello sviluppo dell’avvincente romanzo i personaggi esterni alle famiglie: Claudio, un funzionario dell’Organizzazione Volontaria Repressione degli Antifascisti (OVRA) di tendenze, come al tempo si diceva, pederastiche, Arturo, un amico di Mauro e Totò, imprenditore marittimo e con il sigaro perennemente in bocca, Cesare, titolare del bar vicino al molo, teatro di numerosi incontri ad ogni ora del giorno e della notte tra i protagonisti lungo il corso di tutto il romanzo e Nicandro, partigiano, comandante in seconda di Totò, e protagonista di una svolta importante dello sviluppo del romanzo.  

Questo riportare i nomi dei protagonisti consente di rilevare una caratteristica dei romanzi di Enzo Fiorentino: i nomi non sono casuali. Mai più centrato il nome di Irene, il cui etimo greco rimanda alla pace ed alla concordia animi o quello di Adolfo, ma anche di Salvatore, visto il ruolo che il personaggio gioca nella seconda parte del romanzo.

L’amore oscuro è un percorso di formazione dei protagonisti – dalla giovinezza di studenti universitari (tra giurisprudenza, lettere antiche e filosofia) al mondo adulto in un mondo in fiamme.

‘Oscuro’,nel titolo del romanzo, è definito un amore impossibile da vivere, mai consumato tra Claudio e Totò, ingiustamente accusato di omosessualità, che viene confinato senza alcun motivo alle isole Tremiti, dette “isole dei femminielli”, in cui il Fascismo confinava gli omosessuali (il codice Rocco eliminò il reato di omosessualità perché non era ammissibile neppure immaginare un simile reato, lesivo dell’immagine del Paese, ma conservò la misura del confino a scopo preventivo). In quel luogo ed in qual tornio di tempo, Totò matura una ‘scelta di vita’ – quella di lottare per i ‘diritti civili’, i diritti di tutte le persone discriminate, anche a causa di qualcosa che le rende minoranza rispetto al comune sentire – “Ho deciso di entrare nella resistenza […] appoggerei un movimento di liberazione messo su dai diversi, da chi oggi versa nella condizione più ignobile, quella dello scherno e del dileggio. Sarà la mia battaglia” (p. 195). Per questo fine, Totò entra attivamente alla Resistenza: “Vincendo la mia ripugnanza per la guerra, ho deciso di entrare nella resistenza, che si annida tra i boschi dalla prospiciente montagna. Mi ha convinto un confinato di questa terra, che divide la cellula con me. E’ lui che tiene i contatti con il movimento. La considero una guerra contraria che muove da una posizione di contrasto, condotta da un’organizzazione che ha deciso di sfidare in armi l’odioso regime” (pp. 146 – 147). E sarà proprio lui, Totò, vittima in precedenza della falsa accusa di essere un femminiello e di aver patito per essa il confino, a salvare da morte sicura Claudio: “Claudio è fascista ma solo per necessità […] per garantirsi la sopravvivenza. Sì, fascista omosessuale in una società in cui finanche la chiesa istituzione assume nei loro confronti un atteggiamento […] di aperta condanna di quanti sono capaci di amare in diverso modo. Sì, torno a ripeterti, fascista, anche se le sue mani sono quelle di un puro, diversamente da quelle sporche dei misfatti compiuti da quanti […] provano piacere e gioia ad appartenere a quella schiera capaci delle ignominie più sozze. Per questo, credimi, io gli voglio bene con un attaccamento altrettanto innocente e trasparente” (p. 196 passim).

I due gemelli omozigoti, Mauro e Totò, rappresentano plasticamente due facce di una stessa medaglia: quella di un Paese vuole fortemente rinascere dopo un periodo infausto, caratterizzato dalla dittatura fascista e dalla seconda guerra mondiale. Dopo la Liberazione, vero spartiacque epocale, compiono scelte diverse per vivere la nuova Italia. Mauro, laureato in giurisprudenza, si progetta economista ed imprenditore innovativo nel Mezzogiorno d’Italia: “Opterò per un presente di pace a dispetto delle diffuse sopraffazioni e delle diverse ossessioni, incamminandomi verso quella serenità che io stesso inseguo dopo la tempesta, oggi vinta, sia pur momentaneamente […] il latifondo è destinato a sparire insieme ai tradizionali sistemi di coltivazione e di produzione. La modernizzazione favorirà la filiera in una impresa dedica alla creazione, alla trasformazione, alla distribuzione, alla commercializzazione e alla fornitura del prodotto finito. In breve, porterà all’affermazione di un’azienda oggi impensabile […] il mio progetto. Mettere su una rete di esperti competenti, implementare processi e tecnologie strettamente interagenti e saranno in grado di trasferire il prodotto dall’azienda direttamente al consumatore” (pp. 251 – 252 passim).

 Totò, come intellettuale che ha fatto la Resistenza, viene invitato dai suoi stessi compagni ad impegnarsi per la ricostruzione del Paese attraverso la militanza politica e l’elezione all’Assemblea Costituente, ponendo i suoi studi sociologici al servizio della militanza politica.

Chiosa Enzo Fiorentino: “Si realizzava a loro insaputa la misteriosa combinazione dei loro progetti con Totò, il politico affermato, che avrebbe favorito il contesto dove i due disegni si sarebbero incontrati” (p. 252).

A parere di chi scrive queste righe, probabilmente, non è molto lontano dal vero, forse, chi pensasse che il percorso culturale e politico di Totò non sia che l’ideale antecedente di quello compiuto, molti anni dopo, dall’autore del romanzo, stimato francesista e docente universitario di sociologia. Del resto, la sociologia, com’è ampiamente noto, è nata nella prima metà dell’Ottocento, in Francia, grazie ad Auguste Comte (1798 – 1857) …  È forse un caso che Totò si occupi di sociologia, una disciplina filosofica, com’è noto, invisa alle correnti di pensiero dominanti in Italia nella prima metà del secolo (il neoidealismo italiano, nelle due versioni dell’attualismo gentiliano e dello storicismo crociano) ed al regime fascista, al punto che tutti i classici della sociologia americana ed europea sono stati conosciuti in Italia solo dopo la fine del secondo conflitto mondiale? Per inciso: la prima rivista sociologica italiana “Quaderni di sociologia” vide la luce, nel 1951, per impulso di Franco Ferrarotti (1926 – 2024) e di Nicola Abbagnano (1901 – 1990), mentre la prima cattedra universitaria della disciplina sia stata creata a Roma nel 1960 e tenuta dal medesimo Franco Ferrarotti.

Leggere questo romanzo è un’esperienza irrinunciabile per chi voglia continuare a ritenere, a giusta ragione, che la libertà di coscienza è la premessa e la conseguenza della libertà politica della società e non può non essere caratterizzata dalla partecipazione di ogni singolo cittadino che, insieme agli altri esprime, attraverso i corpi intermedi (famiglia, organizzazioni sindacali, partiti politici, associazionismo), la propria ‘volontà generale’ per utilizzare il lessico di un illuminista ginevrino.

Grazie ad Enzo Fiorentino per averlo così magistralmente ricordato/insegnato ai suoi – augurabilmente – numerosissimi lettori!