Quale maturità all’esame di Maturità?

Quale maturità viene valutata all’esame di Maturità?

di Mario Maviglia

Il 18 giugno prossimo si svolgerà la prima prova scritta del “nuovo” esame di Maturità per gli studenti del quinto anno delle scuole superiori. Si tratta in realtà di un esame che rappresenta per molti versi un ritorno al passato, a partire dalla sua stessa denominazione (esame di Maturità, come nel passato), al posto di quella finora vigente (esame di Stato) e con la prova orale centrata su quattro discipline individuate dal Ministero, come nel passato, con l’obiettivo di verificare “l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri di ciascuna disciplina, la capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze acquisite e di argomentare in modo critico e personale” (DM 13/2026). Nella precedente versione la prova orale era basata su un colloquio impostato in modo interdisciplinare finalizzato a valutare la capacità dello studente di cogliere i nessi tra i diversi saperi e accertare il conseguimento del profilo educativo, culturale e professionale. Nella nuova versione scompare ogni riferimento al collegamento tra le discipline con il rischio che la prova orale venga svolta per compartimenti stagni: ogni commissario valuta le prestazioni dei candidati in riferimento alla propria disciplina e poi si fa una sorta di sintesi (media?) delle valutazioni attribuite alle quattro materie.

Ma l’aspetto più problematico riguarda la fase valutativa del colloquio che – in base a quanto stabilito dal Ministero – si baserà tenendo conto di quattro indicatori: a) acquisizione dei contenuti e dei metodi delle quattro discipline; b) capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze acquisite; padronanza lessicale e semantica, anche con riferimento al linguaggio tecnico e/o di settore (eventualmente anche in lingua straniera); c) capacità di argomentare in modo critico e personale; d) grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio. Per ognuno di questi indicatori è previsto un punteggio da 1 a 5 in base al livello di padronanza valutato dalla commissione d’esame.

Particolarmente problematica appare la valutazione del quarto indicatore riguardante il grado di maturazione personale, di autonomia e responsabilità raggiunto dagli studenti e dalle studentesse al termine del ciclo scolastico. La valutazione della “maturità” di una persona è una delle operazioni più complesse e difficili da effettuare e richiede adeguate competenze psicologiche e una conoscenza non epidermica del soggetto da valutare. Orbene, la commissione d’esame è formata da due docenti esterni e due interni e dal presidente, anch’esso esterno. Quindi su cinque membri, tre sono esterni e in quanto tali vedono per la prima volta i candidati in sede d’esame e per 40-60 minuti, la durata del colloquio. I docenti interni si presume che abbiano una conoscenza più diretta dei candidati, ma non necessariamente riferita all’intera durata del corso quinquennale.

C’è da chiedersi quali competenze abbia un organismo valutativo così composto per decidere a quale livello di “maturazione” collocare i candidati all’interno della griglia proposta dal Ministero, se a livello 1 (“Ha raggiunto un grado di maturazione molto parziale e un livello di autonomia e responsabilità incompleto”, punti 0.50-1) o a livello 5 (“Ha raggiunto un elevato grado di autonomia e maturazione personale; sa gestire responsabilità significative in modo esemplare per gli altri”, punti 5), o nei livelli intermedi. Quali evidenze empiriche possono esibire i commissari (in particolare quelli esterni) per giustificare la loro valutazione? Non c’è il rischio di una valutazione fin troppo impressionistica o superficiale o semplicemente burocratica? E d’altro canto, in assenza di descrittori correlati a comportamenti specifici riferiti all’intero percorso di studio, sorge il dubbio che si pretenda troppo dai commissari a cui viene chiesto di valutare aspetti che per loro natura presentano una complessità e un livello di formazione specialistica non riscontrabile nella loro ordinaria preparazione.

Insomma, il timore è che quei punti da attribuire alla valutazione della “maturità” dei candidati siano fortemente condizionati da un giudizio d’insieme basato su impressioni fugaci e soggettive, piuttosto che su aspetti logici, oggettivi e approfonditi. In questo senso tale valutazione assume necessariamente una sfumatura negativa o riduttiva in quanto basata su “un’analisi superficiale, approssimativa o dettata dall’istinto del momento” (Dizionario De Mauro on line). È da presumere, realisticamente, che la commissione d’esame si orienterà verso punteggi alti (4 o 5) in quanto non dispone di dati probanti e oggettivi per giustificare un punteggio da 3 in giù, salvo particolari situazioni di studenti sanzionati più volte nel corso dell’anno scolastico. E d’altro canto una soluzione di “manica larga” evita eventuali contenziosi davanti al giudice. Quindi, più che valutare la “maturità” dei candidati, operazione impossibile per le ragioni esposte sopra, la commissione cercherà di gestire al meglio una situazione che, da qualsiasi parte la si analizzi, presenta inconfutabili falle concettuali e operative.

In conclusione, c’è il sospetto che chi ha elaborato quella griglia di valutazione si sia lasciato prendere la mano, oppure ha dimostrato una scarsa “maturità” in materia.