
Banana Yoshimoto quale maestra di vita
di Antonio Stanca
Molto recente, dello scorso aprile, è una nuova edizione, nella Universale Economica della Feltrinelli, di Che significa diventare adulti?, una serie di riflessioni sulla vita, sulla morte, sulla famiglia, sulla scuola, sul lavoro, sul futuro, su tutti quelli che sono gli aspetti fondamentali, i motivi principali dell’esistenza individuale e sociale che la nota scrittrice giapponese Banana Yoshimoto ha voluto valutare, giudicare, interpretare una volta diventata donna matura. L’edizione originale dell’opera risale al 2015 quando la scrittrice aveva cinquantuno anni. La traduzione di questa nuova edizione è di Gala Maria Follaco.
Nata a Tokyo nel 1964, laureatasi in Lettere presso l’Università di Nihon e diventata nota già col primo romanzo Kitchen, pubblicato a ventiquattro anni, molte erano diventate le sue esperienze di vita e di arte quando era giunta a cinquantuno anni. Aveva scritto molte opere, soprattutto romanzi, si era fatta interprete di quella crisi di valori morali, spirituali che i tempi moderni hanno apportato, non aveva, però, rinunciato alla possibilità di recuperare quanto sembrava perduto, di riprendere quanto si era avuto. A molto, a tutto era riuscita a dar voce la Yoshimoto scrittrice, apprezzata, famosa a livello internazionale era diventata appena adulta e questo l’aveva mossa a scrivere Che significa diventare adulti?. È stato come se avesse voluto trarre le sue considerazioni su quanto le era successo fino a quel momento, formulare i suoi pensieri migliori, rivedere le sue conclusioni, illustrare la sua vita, la sua opera, dedurre quanto erano valse, quanto potevano valere, servire per gli altri. Dei messaggi, degli insegnamenti vorrebbe ricavare da esse, utile vorrebbe riuscire, trasmettere vorrebbe quanto ha imparato. Non comandamenti ma consigli, suggerimenti vorrebbero essere le fasi, le parti della sua vita, quelle che l’hanno formata, composta. Liberarle vorrebbe dalla tensione che accompagna ogni vita. Dalla nascita alla morte ci sono momenti, aspetti, eventi costituitivi di ogni vita. Fanno parte di essa, almeno di quella conosciuta in ambito mondiale, la formano, la caratterizzano. Tra i più importanti ci sono i tempi dei passaggi, degli sviluppi da una fase ad un’altra, dei pensieri, dei sentimenti, dei propositi, di tutto quanto accompagna ad esempio il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, alla giovinezza, alla maturità, alla vecchiaia, alla morte. In verità non si sa con certezza cosa è bene fare, come è bene pensare in questi periodi particolari della vita. Tranne quanto può provenire dalla famiglia, dalla scuola, dalla chiesa o da altre forme di addottrinamento sempre generiche, convenzionali sono rimaste le conoscenze circa queste fasi della vita, questi periodi di transizione. Sono stati anche oggetto di studio da parte di discipline quali la pedagogia, la psicologia ma non sono mai diventati materie insegnate, trasmesse, studiate nelle scuole se non in qualche scuola particolare o specifica.
A questa mancanza sembra voglia supplire la Yoshimoto col libro, dalla sua vita, dalle sue esperienze, dalla sua opera vorrebbe ricavare quanto può servire, aiutare a crescere bene, a formarsi in maniera onesta, giusta, completa, a raggiungere risultati positivi, a costruirsi una famiglia, a svolgere un lavoro, a far parte di una società. Una risposta ha cercato la Yoshimoto di questo libro a tutti quegli interrogativi che sono rimasti senza risposta nonostante riguardino eventi, aspetti che nella vita sono fondamentali. Rispondere ha voluto a domande sulla nascita, sulla crescita, sulla vita in famiglia, sul rapporto con gli altri, siano famigliari o estranei, sulla necessità dell’istruzione, sulla qualità del lavoro, sulla funzione sociale, su come pensare il futuro. Sono i problemi più semplici, i più comuni ma sono pure quelli che, danno un senso, un significato alla vita nostra e a quella degli altri, siano vicini o lontani, parenti o amici, uomini o donne, vivi o morti. Questo senso, questo significato ha cercato di spiegare, di chiarire la scrittrice, una risposta ha voluto dare dove ancora mancava senza, però, dirsi completamente soddisfatta di quanto raggiunto. Non sempre o non del tutto risolti dichiara a volte i problemi affrontati, non si ascrive il diritto di ricavare da esperienze personali soluzioni complete, definitive. Non rinuncia, però, a fare di quelle esperienze un modo, una possibilità per venire fuori da quanto di complicato, di confuso si è andato formando nella vita, nella storia.
Una via d’uscita vorrebbe essere la sua quando nessun’altra s’intravede.
Un atto di coraggio va considerata quest’opera, un gesto di fiducia, di speranza in un momento che ne è privo.
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