
Stefan Zweig, la voce dell’anima
di Antonio Stanca
Di recente è comparsa, presso Adelphi, una nuova edizione di Lettera di una sconosciuta, breve romanzo o racconto lungo di Stefan Zweig, scrittore austriaco nato a Vienna nel 1881 e morto suicida a Petropolis, Rio de Janeiro, nel 1942. La traduzione è di Ada Vigliani. La prima pubblicazione dell’opera risale al 1922 quando Zweig aveva quarantuno anni. Nel 1948 il regista Max Ophüls, tedesco naturalizzato francese, ne avrebbe tratto un celebre film. A scrivere Zweig aveva cominciato poco più che ventenne. Aveva compiuto gli studi superiori a Vienna e quelli universitari a Berlino. Una volta laureatosi sua prima attività era stata quella del traduttore di opere letterarie, in particolare poetiche. Aveva tradotto molti poeti francesi moderni e contemporanei. Si era poi fatto conoscere come autore di poesie, novelle, racconti, romanzi, opere teatrali, autobiografiche, biografie romanzate e come saggista. Uno studioso era stato oltre che un autore, un artista. In molti generi si era applicato. Molto aveva viaggiato, in molti posti si era intrattenuto, molti personaggi noti aveva conosciuto in quell’Europa che tra ultimo Ottocento e primo Novecento pervasa era dall’atmosfera culturale del Decadentismo, di quella corrente di pensiero, di arte che si ispirava ai valori della soggettività, della spiritualità, dell’idealità e ripudiava quelli della realtà perché solo dell’anima voleva dire. Si era diffuso un clima di fiducia, di speranza, maturavano pensieri di evasione, di riscatto che stavano aiutando a rifarsi, a risolvere, a rimuovere i problemi, i danni provocati dalla prima guerra mondiale. Non sarebbe passato molto tempo, però, e quella realtà che era stata trascesa, idealizzata al punto da far pensare ad una vita fatta di solo spirito, era ricomparsa nei modi più spaventosi, più crudeli. Era diventata persecuzione razziale, guerra totale, campi di sterminio, si era trasformata in un’ideologia sanguinaria, quella del nazismo e dei suoi accoliti. Niente sembrava potersi sottrarre a quello che si andava profilando come un destino di morte, di distruzione per quanto, per chi contrario, diverso era. Anche in Austria il nazismo sarebbe giunto, anche lì nel 1935 avrebbe imposto le sue leggi e Zweig, che da qualche tempo viveva a Salisburgo, avrebbe lasciato questa città per riparare prima a Londra e poi in Brasile dove, insieme alla seconda moglie, si sarebbe dato la morte. Sarebbe successo sette anni dopo la fuga da Salisburgo, quando lui, di famiglia agiata, di formazione curata, di personalità distinta, ossequiosa dei principi morali, dei valori del sentimento, della coscienza, non avrebbe più sopportato che tutto questo, tutto quanto era vita dell’anima fosse offeso, oltraggiato, esposto a violenza. Non poteva assistere ad un simile scempio, ad uno scontro che si profilava senza fine e che avrebbe visto sempre più ridotto, sempre più sconfitto dalle forze del male quanto di bene era ancora rimasto nella vita, nella storia. Sarà questo il motivo ricorrente nell’intera sua produzione qualunque fosse il genere. Si assisterà sempre, nelle sue opere, ad una perdita piuttosto grave per quanto di vero, di giusto, di sano era riuscito ad affermarsi di fronte alla cattiveria, alla falsità, alla violenza. Anche nella Lettera di una sconosciuta sarà così, anche qui ci sarà un caso, un esempio di virtù, di affetto, di amore superiore a qualsiasi limite, sarà quello di una donna che fin da bambina nella Vienna dei primi anni del ventesimo secolo si è innamorata di un intellettuale quarantenne, di bell’aspetto, dal portamento distinto, che da poco è venuto ad abitare nel suo condominio. Lei ha perso il padre da molto tempo, vive con la madre che non le concede molto, va a scuola ma si frequenta con poche amiche e questa nuova persona le sembrerà colmare quanto da tempo le mancava. Dal nuovo inquilino, dagli interessi letterari, musicali che persegue si sentirà attirata. Di lui s’innamorerà, lo seguirà, lo spierà per molto tempo, per anni senza che se ne accorga. La bambina diventerà ragazza, i suoi pensieri, i suoi sentimenti riguardo a quell’uomo diventeranno più convinti, più sentiti, più sicuri. L’ammirazione, l’attrazione che prova cresceranno anche se sarà sempre sola a sentirle, a viverle. Per quanto faccia non riuscirà mai a farsi notare, ad attirare la sua attenzione per strada o sulle scale o in un locale pubblico. Seguendolo, spiandolo capirà, però, che il suo è un tipo di vita ben diverso da quello che lei aveva immaginato. È una vita poco legata a regole, principi, poco attenta ai richiami, ai doveri dell’anima, poco disposta a rispettare gli impegni, le promesse, a far valere la parola data. Nonostante l’aspetto distinto, lo sguardo profondo, i modi ricercati, superficiale, frivolo rimane il suo carattere, capace di disattendere ogni aspettativa la sua condotta, di passare da una situazione ad un’altra completamente diversa, di cambiare nelle scelte, nei modi, nei gusti, nelle persone che frequenta, specie se donne e sono tante. È l’uomo che i tempi richiedono, è spensierato, volubile, non ci si può fidare nonostante abbia interessi di rilievo quali quelli culturali, artistici e li pratichi. Per lei che ne era rimasta affascinata fin dal primo momento, che crescendo, passando da bambina a ragazza, a giovinetta, a donna non aveva smesso di amarlo, sarà una scoperta dolorosa, una grave delusione. Niente di quanto aveva immaginato, costruito nei suoi pensieri, nei suoi sogni riguardo ad una loro vita futura era valso o valeva a farli avvicinare. Neanche il rapporto sessuale che c’era stato tra loro, che era stato seguito da una maternità servirà a legare quell’uomo a quella donna che dall’infanzia fino alla maturità era vissuta solo per lui, struggendosi d’amore perché non riusciva a rientrare tra i suoi pensieri, i suoi affetti, perché si vedeva destinata a rimanere una tra le tante altre da lui frequentate. Se aveva sempre pensato di diventare l’unica, la sola sua donna non era stato mai possibile. Niente era valso di quanto lei aveva fatto. Neanche il loro bambino era servito, neanche la sua morte ma prima che a morire giungesse pure lei ha pensato di inviargli una lettera e di fargliela pervenire dopo la sua morte. Lo aveva fatto perché non si sentiva più capace di restare nascosta, di rimanere sconosciuta dopo tutto il bene che aveva provato e nutrito. Di questo aveva scritto, di ogni momento, di ogni aspetto della sua vita, di una vita fatta di solo amore, del solo suo amore. Sconosciuto, non ricambiato, non corrisposto era stato tutto quell’amore. Ignorato, annullato si era visto da un comportamento piuttosto assente, più facile da praticare rispetto a quanto richiedono l’innocenza, la purezza, la devozione che sono proprie dell’amore, che solo l’amore fa provare.
Un altro esempio contiene quest’opera del tema ricorrente nella produzione di Zweig, lo scontro tra il male che si va sempre più diffondendo, che è diventato ideologia perseguita, praticata in quel primo Novecento europeo e il bene che viene perseguitato ovunque. La donna perdutamente innamorata e l’uomo che non le concede alcuna attenzione vogliono essere un altro risvolto di quella lotta, di quella sconfitta e se c’è stato un autore che le abbia rese nel modo più autentico, nel linguaggio più riuscito, più curato, che abbia aderito ai movimenti più intimi, più segreti dell’animo umano, altro non può essere che Stefan Zweig. Non era stato solo testimone di quei tempi, di quegli eventi ma la sua formazione, i suoi studi, i suoi ambienti, il suo carattere lo avevano anche reso molto riflessivo, molto profondo, molto capace di intuire, capire e rappresentare. Difficile, pertanto, risulta scoprire un tipo di narrazione, di scrittura che sia solo interiore, che dica solo di pensieri, di sentimenti e coinvolga così tanto. Questo riesce a fare Zweig e di questo Lettera di una sconosciuta è uno degli esempi migliori.
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