Classe prima: l’accoglienza e il primo giorno di scuola
di Benedetta Orsetti
L’insegnamento in classe prima inizia con la consapevolezza di un passaggio, non solo tra ordini di scuola ma anche nel processo di crescita degli alunni, che va accompagnato: accogliere significa in primo luogo conoscersi reciprocamente. Aprire le porte della scuola alle famiglie, in un periodo in cui si sente spesso parlare di invadenza, di pressioni, di presenza inopportuna di madri e padri nella vita scolastica dei figli, può sembrare inappropriato, ma in realtà può essere un rimedio alla frattura tra la dimensione educativa familiare e scolastica. La scuola fa rete con le famiglie, con il territorio, ma nello stesso tempo le diverse realtà educative e scolastiche fanno sistema e creano sinergie.
Accogliere le famiglie
La conoscenza tra scuola e famiglia inizia prima delle lezioni, con l’assemblea durante la quale i docenti della classe accolgono i genitori dei futuri alunni e spiegano in breve il percorso costituito da pratiche per facilitare gli apprendimenti, condivise sia a scuola che a casa. L’accoglienza è un gesto importante perché è necessario che si stabilisca un patto educativo tra scuola e famiglia che nasce dalla fiducia accordata, senza la quale non ci può essere un adeguato apprendimento In questa circostanza una buona pratica può essere iniziare la conversazione con una lettura condivisa; la lettura di un album illustrato, così come lo sarà con i bambini, è una modalità per stabilire una relazione con il contesto familiare dell’alunno[1].
Successivamente si entra nel dettaglio della metodologia didattica spiegando ai genitori che durante l’anno scolastico loro stessi verranno coinvolti nella condivisione del percorso degli alunni e nelle azioni di monitoraggio che non implicano esclusivamente momenti di valutazione. Rendere partecipi le famiglie delle azioni didattiche che verranno messe in atto non avrà come conseguenza necessariamente una sovrapposizione tra le funzioni genitoriali e quelle docenti, anzi un atteggiamento di apertura e di disponibilità da parte degli insegnanti può prevenire malintesi e trasforma potenziali polemiche in una collaborazione costruttiva. A tal proposito, spiegare nel dettaglio l’elenco dei materiali richiesti non è la stessa cosa di pubblicarlo nel sito della scuola. Una scelta vincente, che va spiegata, è quella di far utilizzare a tutti i bambini materiali facilitatori: in questo modo viene data a tutti la possibilità di avere una buona partenza. Avere, per esempio, una matita con impugnatura facilitata può aiutare il bambino che ancora non ha consolidato una prensione corretta della matita, ma non danneggerà sicuramente chi impugna correttamente. Tale approccio può servire a sostenere alcune fatiche, a non mettere in difficoltà alunni con buone potenzialità, ma con modalità di apprendimento che non sempre seguono la strada maestra, superando l’idea che esista un solo modo per imparare. Inoltre si richiedono pochi materiali che poi, a seconda delle esigenze, verranno rimodulati durante l’anno scolastico.
Molti materiali possono essere condivisi tra gli alunni, se la scuola ha un minimo di fornitura scolastica disponibile. Il setting dell’aula con i banchi disposti a isola (raggruppati insieme) facilita la socializzazione e permette di mettere al centro gli oggetti comuni. Ogni isola con il tempo impara anche ad autogestirsi: i bambini potranno in seguito dare un nome al proprio gruppo e creare un logo, si daranno dei ruoli e si aiuteranno a vicenda. Ci sono comunque delle criticità rispetto a tale disposizione: è necessario considerare la visione della lavagna in un momento in cui la copiatura e la postura sono importanti. Le pareti dell’aula si costruiranno con le attività che nel corso dell’anno si faranno con i bambini: all’inizio sono vuote e dal primo giorno in poi cominceranno a riempirsi, per esempio con l’illustrazione del personaggio guida o con le attività per la presentazione degli alunni.
Il primo giorno di scuola
Aprire l’aula o il giardino della scuola ai piccoli alunni accompagnati dalle loro famiglie il primo giorno di scuola, è un’azione che contribuisce a dare un messaggio di accoglienza da parte degli insegnanti e della comunità scolastica.
Se i genitori sono disponibili, la prima parte delle attività della mattinata, può essere svolta in loro presenza: per esempio, la lettura della storia che introduce il nostro personaggio guida, al quale verranno collegate alcune routine all’interno delle attività didattiche successive. Non è un vero e proprio sfondo integratore, ma un pretesto per motivare gli alunni all’ascolto e creare con loro una relazione che passa attraverso un racconto il cui protagonista viene a far parte della quotidianità della classe. A volte i libri di testo scelti offrono tale opportunità, ma spesso svincolarsi da storie costruite solo per scopi didattici permette di creare situazioni e giochi che possono servire per tanti aspetti del percorso, come identificarsi con il personaggio che prova le stesse emozioni dei bambini il primo giorno di scuola. Tra i diversi libri che affrontano l’ingresso nell’ ambiente scolastico, un esempio è l’album “Anselmo va a scuola” di Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani[2]. Anselmo è un coniglio, il migliore amico di un bambino che inizierà a breve la prima elementare. Anselmo ha paura di affrontare la nuova esperienza, in un luogo che non conosce. Il fulcro della storia si basa su un meccanismo psicologico di proiezione: il bambino prova una forte ansia per l’inizio della scuola, ma non riesce a verbalizzarla o ad accettarla direttamente. Di conseguenza, attribuisce tutta la paura al suo pupazzo. Anselmo può essere presente veramente nella classe, diventa il pupazzo che ogni giorno i bambini salutano e che comunica loro come si sente, indossa dei vestiti e dorme in un letto. Con il tempo si può costruire in modo laboratoriale ciò di cui ha bisogno per la sua quotidianità.
Se con i genitori eravamo seduti a terra o nel giardino per ascoltare la storia, successivamente gli alunni salutano i loro accompagnatori e l’insegnante li porta in classe dove possono sedersi nella loro isola.
Gli alunni si presentano
Per questa attività si propone l’utilizzo di un alfabeto fonetico che è uno strumento che fa parte di una serie di pratiche che si tramandano di scuola in scuola, è un’attività che nel tempo è stata utilizzata anche dalla scuola dell’infanzia ed è diventata una azione di continuità molto importante tra i due ordini di scuola.
I bambini riproducono i fonemi con la voce e con il corpo facendo attenzione al punto di articolazione e facendo corrispondere dei gesti simbolici alla caratteristica fonetica del suono che successivamente corrisponderà al grafema. Viene sollecitata fin dall’inizio negli alunni questa attenzione a come il suono viene prodotto dal punto di vista corporeo, non solo acustico[3].
La maestra si presenta e mostra il suo nome scritto e lo appoggia sul tavolo. Anselmo si presenta e nello stesso modo posizioniamo il suo nome nell’aula. Stiamo iniziando ad esporre i bambini a parole scritte che rimangono sulle pareti della stanza che nel corso dei giorni si riempiranno. Quindi, i bambini si presentano dicendo a voce alta il loro nome e se riescono riproducono con l’alfabeto fonetico l’iniziale. Poi pescano da un cesto, che l’insegnante ha preparato in precedenza, il cartellino con il proprio nome e lo appoggiano sul loro banco. Iniziano subito le attività di osservazione che il docente mette in atto per raccogliere più dati possibili sui prerequisiti.
Il patto delle regole condivise
Viene spiegato agli alunni fin dai primi giorni che sono necessarie delle regole per stare bene in classe: se si parla tutti insieme, nessuno capirà nulla. Se ci si alza quando si vuole, nell’aula non ci sarà quell’ordine che ci aiuta a giocare e imparare. Quindi si stabilisce un patto fatto di poche regole che gli alunni si impegnano a rispettare: due le più importanti. 1 – Quando qualcuno parla è necessario ascoltare e aspettare il proprio turno per intervenire; 2 – Quando ci si alza bisogna chiedere il permesso all’insegnante che è il vigile degli spostamenti. Proprio perché c’è un vigile in classe è presente un semaforo (si trovano diversi semafori giocattolo che si accendono su verde e rosso) che stabilisce i turni della conversazione.
Si aiutano i bambini a percepire, che cosa significa il silenzio: si ascolta il silenzio [4]. Sono molto utili dei giochi che l’insegnante può fare con il tono della sua voce: se lo abbasserà i bambini faranno più silenzio per capire cosa sta dicendo. Di solito piace il gioco del mimo: invece di parlare si mimano le azioni che i bambini devono fare, come prendere il quaderno o la matita.
In questo modo si è costruita una premessa al percorso di apprendimento degli alunni, ma soprattutto alla relazione tra alunni, famiglie, docenti e scuola, intesa come ambiente e come insieme di persone, una relazione che potremo chiamare alleanza.
[1] Tra le letture consigliate:
- Beatrice Alemagna, Che cos’è un bambino? Topipittori, Milano 2008. Questo album è una partenza necessaria, non solo tra famiglia e scuola, ma anche tra docenti: chi inizia questo mestiere deve avere la giusta ottica di fronte all’alunno che va mantenuta anche in situazioni di stanchezza e di difficoltà rispetto a un gruppo classe sfidante e faticoso.
- Cristina Bellemo, Alicia Baladan, Storia Piccola, Topipittori, Milano 2015. La storia descrive con parole poetiche la crescita di un bambino e il momento del distacco dai genitori che viene raccontato come una festa. L’atteggiamento positivo dei genitori nel momento in cui salutano il proprio figlio che va a scuola, infonde in lui la sicurezza che sarà un’esperienza bellissima.
- Cristina Valentini, Philip Giordano, Chissadove, Zoolibri, Milano 2015. vd. Antonella Capetti, A scuola con gli albi. Insegnare con la bellezza delle parole e delle immagini, Topipittori, Milano 2018, p.17.
[2] Giovanna Zoboli G., Simona Mulazzani, Anselmo va a scuola, Topipittori, Milano 2006
[3] Raffaela Maggi, Paola Martinelli, Giorni di scuola, Gruppo Editoriale Raffaello, Monte San Vito, Ancona 2020.
[4] Cfr. sull’argomento, Andy Goodman, C’era un gran silenzio, Corraini Edizioni, Mantova 2008.




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