
Erri De Luca, un altro esempio di bene
di Antonio Stanca
Nella “Universale Economica” della Feltrinelli è comparsa, recentemente, la seconda edizione di Discorso per un amico, la prima c’era stata nel 2024, pure con Feltrinelli. È una specie di diario abbastanza lungo dove lo scrittore napoletano Erri De Luca ha raccolto tutto quanto ha riguardato il suo rapporto di amicizia con il noto alpinista Diego Zanesco, lo ha messo in ordine, sistemato nei tempi, nei luoghi, nelle persone che vi hanno fatto parte, e pubblicato per ricordare l’amico che nell’estate del 2023 aveva perso la vita durante una scalata sulla Tofana di Rozes, nelle Dolomiti. L’evento aveva rappresentato un lutto, una perdita grave per la giovane età di Diego e per le qualità fisiche e morali che lo avevano distinto e gli avevano fatto ottenere un numero infinito di successi, di conquiste su montagne di tante parti del mondo comprese le più difficili, le più pericolose. Le Dolomiti erano rimaste, però, le sue preferite, qui svolgeva il suo lavoro di guida alpina, viveva con la famiglia, trascorreva la maggior parte del suo tempo con amici e altre persone. Alle Dolomiti aveva conosciuto De Luca, si erano incontrati, erano diventati amici, tanto amici da confidarsi le cose più intime, i loro segreti. Da lui De Luca aveva imparato a scalare, con lui aveva compiuto molte, tante scalate, con lui era stato in altri paesi, insieme avevano scalato altre montagne.
Suo, di De Luca, sarà il discorso commemorativo tenuto nella chiesa di Villabassa, piccolo comune in Val Pusteria, dove si era svolto il funerale di Diego sabato 5 Agosto 2023. Già d’allora, da quel discorso era emersa la convinzione di De Luca che a provocare la morte dell’amato amico non era stato un incidente di percorso, una distrazione, una svista bensì un malessere, un disagio fisico sopravvenuto all’improvviso e diventato causa della caduta di molti metri. Molto curata, molto attenta, rigorosa era la sua maniera negli allenamenti, nell’alimentazione. Tale era la cura del corpo da essere diventata il suo impegno più importante, quello che lo faceva sentire sicuro pur in situazioni di emergenza, che lo faceva uscire vittorioso anche quando c’era da aver paura. Pure senza protezioni a volte aveva scalato e pure allora era risultato sicuro ed era riuscito nei suoi intenti. Mondiale era diventata la sua fama e ad essere guidati da lui in montagna lo chiedevano personaggi importanti, compresi celebri attori e attrici, perché lo volevano vedere, conoscere, venire a contatto, parlare con lui volevano. Tutto il libro del De Luca sarà un’esposizione ordinata, chiara dei successi, dei riconoscimenti dell’amico alpinista, delle sue qualità che non cambiavano tra quelle dell’uomo comune e quelle del personaggio pubblico giacché improntate a semplicità, spontaneità, sincerità erano entrambe e la testimonianza di quanto avvenuto in un rapporto di amicizia come quello con De Luca giungeva a confermare un simile fenomeno. Già l’idea di ricavare un libro da quel rapporto aveva fatto pensare ad un De Luca orientato ad illustrare, rappresentare, aggiungere un altro esempio di bene ai tanti della sua produzione narrativa.
Nato a Napoli nel 1950, qui era cresciuto, si era formato, aveva cominciato a fare giornalismo, a tradurre lingue antiche, ad apprendere lingue straniere, a scrivere di teatro, di poesia. Molti interessi aveva nutrito finché intorno agli anni ’90 non erano comparsi quelli per la narrativa, per i suoi motivi ricorrenti, l’ambientazione nella città di Napoli, tra le sue strade, le sue case, i suoi abitanti, i loro problemi, il loro linguaggio e il bisogno di mostrare, di provare che la nuova realtà, i tempi moderni non erano riusciti ad annullare quanto dei valori dell’anima, dello spirito, dell’idea, della morale era provenuto dal passato e ancora continuava a valere, ancora faceva parte della vita, la segnava e poteva risolvere i suoi problemi. Con i romanzi, i racconti De Luca voleva mostrare come ancora possibile la via del bene, di quella voleva far sapere, di esempi, di personaggi che la testimoniassero in maniera indiscutibile. Uno di questi gli era parso l’alpinista Diego Zanesco del quale era stato compagno, amico e ammiratore. Un altro esempio di bene aveva pensato di fare di lui, delle sue gesta, della sua figura e così era arrivato a concepire Discorso per un amico, dove di solo bene inteso come affetto, amore, solidarietà, collaborazione, incoraggiamento, aiuto, mostra capace l’amico, dove nella serie dei grandi esempi storici lo fa rientrare dopo la morte improvvisa, dove in una figura familiare, quotidiana trasforma quello che era stato un personaggio leggendario giacché non lo mostra capace di rinunciare alla sua maniera, alla sua condizione più naturale, alla sua modestia.
Scrivere dell’amico ha voluto De Luca, farne un libro, procurargli una dimensione storica come aveva fatto altre volte con altri libri, altri personaggi. Tra i grandi ha voluto farlo rientrare perché così ha creduto di assicurargli il posto che merita.
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