Esplosione delle pseudo-differenze

Esplosione delle pseudo-differenze e patologie degli psicologi

di Gabriele Boselli

La crescita esponenziale degli alunni “certificati” è sintomo dell’incapacità della costellazione sociale di comprendere e  prendersi cura di bambini e adulti  come soggetti in formazione

Alla riapertura delle scuole le classi saranno sempre più piene di handicappati generalmente presunti tali come di DSA, DSI, DAG e DdSM ovvero di alunni comunque surrettizialmente classificati come  differenti e diversi. Da che? Dalle aspettative serializzanti di insegnanti efficientisti e pigri nel contempo e di genitori resi ansiosi dalla corsa della competizione sociale.

L’effetto perverso di classificazioni più utili al sistema che alle persone degli  alunni si dispiega più chiaramente nella crescita numerica pazzesca di alunni classificati come autistici da un sistema di segnalazione e diagnosi, quello sì, autistico. Autistico per chiusura in un orizzonte di aspettative e di capacità relazionali estremamente ristretto e segnato da iterazioni in cui i test sono l’utensile che fabbrica dal “materiale umano” soggetti idonei alla classificazione sistemica.

Segnalatori e diagnosti sono infatti caratterizzati spesso da forti limiti di comunicazione semplicemente umana e sovente da una capacità interazionale finalizzata a propri interessi professionali.  Chiusi questi nei loro schematismi e Incapaci di autentica apertura, per i malcapitati che vengon loro sottoposti si creano ad es. sempre nuove varianti dello “spettro autistico” espandendo senza limiti plausibili il numero degli infelici reali o immaginari. Incapaci di resistere all’aumento delle richieste sociali, )nsegnanti segnalatori e psicologi certificanti sono spesso denotati da carenza di reciprocità socio-emotiva, dall’ incomprensione delle strutture implicite della comunicazione  e da comportamenti non verbali come gestione delle distanze, la gestualità o l’assenza del volto (volto da a), sostituito da un’anonima faccia “professionale”.

Spesso le persone che hanno a che fare in ambulatorio o a scuola con il presunto autistico  hanno un modo stereotipatamente professionalistico di percepire e interpretare i comportamenti del sottoposto e vi si relazionano con  comportamenti ripetitivi e interessi limitati all’indagine:  linguaggi stereotipati,  routine invariabili di test astratti e astraenti dalle preziose singolarità dell’esistere.

Che fare?

Per genitori e insegnanti: elevare la soglia della tolleranza di differenza e diversità, accettare oscillazioni rispetto alla linea delle aspettative per non affliggere figli e scolari  dal gravame delle certificazioni.

Per i certificatori: certificare solo in casi veramente gravi e dunque lontani dai numeri che recentemente capita di osservare. Per se stessi: autoanalizzarsi per capire le proprie difficoltà nel percepire ordinarie differenze e diversità come limiti cui ovviare; non cercar di contrastare le proprie insicurezze rifugiandosi nella testistica.