Gli stati emotivi degli alunni a scuola

Gli stati emotivi degli alunni a scuola

Sviluppo delle emozioni e alfabetizzazione emozionale

di Gino Lelli[1]

Nel corso del primo anno di vita si assiste al progressivo passaggio dai precursori delle emozioni alle reazioni emozionali vere e proprie. Già entro il terzo mese il bambino sviluppa una crescente capacità di elaborare le stimolazioni provenienti dall’ambiente; i processi cognitivi contribuiscono alla generazione di stati di attivazione che costituiscono la base dell’esperienza emozionale. Nella seconda metà del primo anno si consolida progressivamente il legame tra gli eventi e le risposte comportamentali ed emotive: la manifestazione emozionale risulta sempre più connessa al significato che il bambino attribuisce alle diverse situazioni. Parallelamente, lo sviluppo cognitivo favorisce una crescente capacità di comprendere le relazioni causali tra gli eventi. A partire dai sei mesi di vita, il significato attribuito dal bambino agli eventi assume un’importanza sempre maggiore e le esperienze precedenti iniziano a influenzare in modo più significativo le risposte emotive. Intorno al primo anno di età, l’emozione risulta pertanto sempre più strettamente collegata al contesto nel quale si verifica l’evento. Le emozioni propriamente dette emergono quando il bambino sviluppa una maggiore capacità di attribuire un significato agli eventi e di differenziare progressivamente il sé dall’ambiente e l’esperienza interna dal mondo esterno. Il significato attribuito a una determinata situazione contribuisce infatti a determinare la risposta emozionale. Di conseguenza, uno stesso evento può generare stati emotivi differenti in individui diversi, evidenziando il ruolo centrale della valutazione soggettiva e del significato personale attribuito all’esperienza. Durante la prima infanzia aumenta progressivamente la specificità e la soggettività dei significati attribuiti agli eventi. Le esperienze presenti non sono indipendenti da quelle passate: le emozioni precedentemente sperimentate in relazione a una determinata situazione possono infatti influenzare il modo in cui il bambino interpreta e vive esperienze successive. Il processo cognitivo attraverso il quale viene attribuito un significato agli eventi è definito valutazione (appraisal) e rappresenta un elemento fondamentale nello sviluppo dei processi emotivi. Di fronte alle diverse situazioni, le persone possono manifestare risposte emozionali differenti proprio in funzione delle modalità individuali di valutazione. La valutazione costituisce, pertanto, un processo nel quale dimensioni cognitive ed emotive interagiscono tra loro. Gli eventi vengono interpretati all’interno di un contesto che comprende sia la situazione presente sia le esperienze precedenti del bambino. Anche lo stato di attivazione o di tensione associato a un determinato evento può tradursi in un’emozione positiva o negativa, a seconda del significato che il bambino attribuisce alla situazione. Un ruolo particolarmente importante nello sviluppo emozionale è svolto dalla relazione con il caregiver, soprattutto quando rappresenta una figura capace di offrire sicurezza, disponibilità e sostegno. La presenza e la responsività del caregiver influenzano infatti significativamente il modo in cui il bambino interpreta gli eventi e regola le proprie risposte emozionali. Nella prima infanzia assume inoltre particolare rilevanza lo sviluppo della competenza emotiva, che comprende la capacità di riconoscere, comprendere ed esprimere le emozioni proprie e altrui. Tali competenze consentono al bambino di orientarsi progressivamente nelle relazioni sociali e di acquisire modalità sempre più adeguate di autoregolazione. Il contesto familiare, caratterizzato da continue interazioni e scambi affettivi, rappresenta un importante ambiente di apprendimento delle modalità di espressione e comprensione delle emozioni. I bambini possono tuttavia differire significativamente nelle loro competenze emotive: alcuni mostrano una maggiore capacità di riconoscere e gestire sia le proprie emozioni sia quelle degli altri, mentre altri possono incontrare maggiori difficoltà nella regolazione emotiva e, di conseguenza, nelle relazioni sociali. Un ulteriore elemento fondamentale dello sviluppo socio-emotivo è rappresentato dall’empatia. Nella prima infanzia essa richiede il progressivo sviluppo dell’intersoggettività, della differenziazione tra sé e l’altro, della capacità di assumere il punto di vista altrui e di comprendere gli stati emotivi e le risposte affettive delle altre persone. Queste competenze consentono al bambino di modulare il proprio comportamento in funzione dei bisogni e degli stati emotivi altrui. Le espressioni emozionali degli altri possono infatti essere utilizzate dal bambino come importanti segnali per comprenderne lo stato interno. L’empatia implica, quindi, non soltanto la capacità di riconoscere l’emozione dell’altro, ma anche quella di tenerne conto orientando il proprio comportamento verso il suo benessere. Con il progressivo sviluppo linguistico, intorno ai tre anni, i bambini acquisiscono una maggiore capacità di descrivere e comunicare i propri stati interni. Possono esprimere verbalmente condizioni fisiologiche, percezioni, sensazioni ed emozioni di base, quali felicità, tristezza, rabbia e paura, generalmente riferite a esperienze personali, situazioni presenti e intenzioni immediate. Intorno ai quattro anni emerge una maggiore capacità di comprendere ed esprimere relazioni di causalità, collegando tra loro eventi, comportamenti e stati affettivi. A questa età, inoltre, i bambini iniziano a distinguere maggiormente le diverse tipologie di regole sociali e tendono a considerare più gravi le violazioni delle norme morali rispetto a quelle convenzionali. Tale sviluppo è favorito dalle esperienze personali, dalle interazioni con gli adulti e dai rapporti con gli altri bambini. In sintesi, lo sviluppo emotivo nella prima infanzia è un processo progressivo nel quale maturazione cognitiva, esperienza, linguaggio, relazione con il caregiver e interazioni sociali concorrono alla costruzione della capacità di riconoscere, comprendere, esprimere e regolare le emozioni proprie e altrui.

Le emozioni a scuola

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione nei confronti del fenomeno dell’analfabetismo emotivo, anche in relazione al fatto che i programmi scolastici tradizionali tendono a privilegiare prevalentemente le discipline curricolari, dedicando uno spazio ancora limitato allo sviluppo delle competenze emotive. Numerosi studi hanno evidenziato il ruolo fondamentale delle emozioni nei processi di apprendimento, sottolineando la stretta interconnessione tra dimensione cognitiva, intellettiva, emotiva e affettiva. I bambini che sviluppano la capacità di riconoscere e decodificare le proprie sensazioni, attribuendo loro un nome e comprendendone il significato sembrano essere maggiormente facilitati nello svolgimento di attività funzionali al successo scolastico. Tali competenze risultano particolarmente rilevanti per la concentrazione, la motivazione e la capacità di affrontare l’insuccesso, evitando che un’esperienza negativa comprometta il senso di efficacia personale. Lo sviluppo della mente, infatti, non è riconducibile esclusivamente a esperienze cognitive, ma è profondamente influenzato dalle esperienze emotive, che contribuiscono a orientare e modellare i processi mentali. Ogni esperienza di apprendimento è accompagnata da una componente emotiva e può essere vissuta in modo più o meno positivo sulla base delle esperienze precedenti e della valutazione attribuita alla situazione. Tale dinamica assume particolare rilevanza durante l’infanzia e l’adolescenza, fasi caratterizzate da importanti processi di sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale. Un adeguato funzionamento individuale dipende, pertanto, dall’integrazione e dall’equilibrio tra processi cognitivi e competenze emotive. Le istituzioni scolastiche sono tradizionalmente orientate soprattutto al potenziamento delle abilità cognitive, quali il ragionamento, la memoria e la capacità di elaborazione delle informazioni, mentre l’educazione della dimensione emotiva riceve spesso un’attenzione meno sistematica. La difficoltà nel riconoscere, comprendere e regolare adeguatamente le emozioni può tuttavia interferire con il funzionamento cognitivo e con la qualità dell’apprendimento. Diventa quindi importante valorizzare le emozioni come risorsa educativa, integrandole nei processi di insegnamento e apprendimento. L’apprendimento scolastico risulta maggiormente significativo quando coinvolge la persona nella sua globalità, all’interno di un processo dinamico di interazione con gli insegnanti e con il gruppo dei pari. La qualità delle relazioni e del clima emotivo presente nel contesto scolastico può, infatti, contribuire in modo rilevante a favorire la partecipazione, la motivazione e l’efficacia dell’apprendimento. Affrontare un compito in condizioni emotive adeguate e coerenti con le richieste dell’attività può favorire una migliore prestazione e facilitare l’acquisizione e la stabilizzazione delle conoscenze. In questa prospettiva, l’educazione emotiva può rappresentare una componente significativa di una didattica orientata non soltanto alla trasmissione delle conoscenze, ma anche allo sviluppo complessivo dello studente. Un ulteriore approccio consiste nell’individuare il profilo delle competenze e delle potenzialità individuali dello studente, valorizzandone i punti di forza e sostenendone le aree di maggiore difficoltà. La presenza di particolari attitudini, ad esempio nell’ambito musicale o letterario, può costituire una risorsa da utilizzare come punto di partenza per favorire la motivazione, la partecipazione e l’apprendimento, sostenendo al contempo lo sviluppo delle competenze nelle aree in cui lo studente manifesta maggiori difficoltà.

Alfabetizzazione emozionale in ambito scolastico

I progetti di alfabetizzazione emozionale sono stati sviluppati inizialmente in risposta, soprattutto, ai fenomeni di violenza frequentemente presenti negli ambienti scolastici. Tali interventi mirano a mostrare agli studenti che, oltre alla passività e all’aggressività, esistono modalità alternative e costruttive per affrontare e gestire i conflitti. In questa prospettiva, viene evidenziata l’inefficacia della violenza e vengono proposte strategie e abilità concrete per affrontare le situazioni conflittuali. Gli studenti imparano così a tutelare i propri diritti e a far valere le proprie esigenze senza ricorrere a comportamenti aggressivi o violenti. Affinché i programmi di risoluzione dei conflitti risultino efficaci, è importante che le competenze acquisite possano essere applicate nei diversi contesti della vita scolastica, come le aule, i cortili e gli altri spazi di socializzazione. Gli studenti possono inoltre essere formati alla mediazione e alla gestione dei conflitti, assumendo, quando necessario, il ruolo di moderatori o ricorrendo al supporto di un adulto o di un altro mediatore in presenza di situazioni particolarmente conflittuali. Oltre alla mediazione, tali programmi promuovono un diverso modo di interpretare e affrontare i contrasti, favorendo fin dalle prime fasi una lettura più costruttiva delle situazioni problematiche. Un elemento centrale consiste nell’apprendere a riconoscere i propri stati emotivi, comprendere le emozioni degli altri e sviluppare la capacità di modulare gli impulsi e gestire adeguatamente la rabbia, la frustrazione e il disagio. Il riconoscimento e la regolazione delle emozioni rappresentano, infatti, competenze fondamentali per prevenire comportamenti violenti e favorire modalità più adattive di relazione. I benefici dei programmi di alfabetizzazione emozionale si manifestano sia all’interno della classe sia nei diversi contesti sociali frequentati dagli studenti. Per quanto riguarda la consapevolezza emotiva, è stato osservato un miglioramento della capacità di riconoscere e denominare le proprie emozioni, di comprenderne le cause e di distinguere gli stati emotivi dai comportamenti che da essi possono derivare. Nell’area della regolazione delle emozioni, gli interventi favoriscono una maggiore tolleranza della frustrazione e una migliore capacità di controllare e di esprimere adeguatamente la rabbia. Si osservano inoltre una riduzione dei comportamenti aggressivi e autodistruttivi e una maggiore capacità di affrontare e gestire lo stress. Parallelamente, diminuiscono le offese e le umiliazioni verbali, gli scontri e i comportamenti di disturbo in classe, così come il ricorso a sospensioni ed espulsioni. Si registrano, inoltre, sentimenti più positivi nei confronti di sé, della famiglia e della scuola, accompagnati da una riduzione delle esperienze di solitudine e dell’ansia nelle relazioni sociali. Per quanto concerne l’utilizzo delle emozioni in senso produttivo, l’alfabetizzazione emozionale contribuisce a sviluppare una maggiore assunzione di responsabilità, una migliore capacità di concentrazione sul compito e un maggiore autocontrollo. Tali competenze possono riflettersi positivamente anche sul rendimento scolastico, mentre si osserva una riduzione dell’impulsività. Un’ulteriore area riguarda l’empatia, intesa come capacità di riconoscere e comprendere gli stati emotivi altrui. In questo ambito, gli interventi favoriscono una maggiore capacità di assumere il punto di vista degli altri, una più elevata sensibilità nei confronti dei sentimenti altrui e una migliore capacità di ascolto. Per quanto riguarda infine la gestione delle relazioni interpersonali, si rileva una maggiore capacità di analizzare e comprendere le dinamiche relazionali, affrontare e risolvere i conflitti e negoziare le situazioni di contrasto. Migliorano inoltre le competenze comunicative, la socievolezza e la sicurezza nelle relazioni. Parallelamente, si riducono atteggiamenti eccessivamente individualistici e aumenta l’interesse verso i coetanei, la disponibilità a collaborare, la sensibilità verso gli altri e il senso di appartenenza e reciprocità.

L’alfabetizzazione emozionale in ambito scolastico produce, dunque, ricadute positive in molteplici dimensioni dello sviluppo degli studenti, interessando non soltanto il comportamento e le relazioni interpersonali, ma anche il benessere psicologico e il rendimento scolastico. Lo sviluppo delle competenze emotive può pertanto contribuire a creare un ambiente educativo più positivo e inclusivo, favorendo al contempo una maggiore efficacia dei processi di insegnamento e di apprendimento.

Conclusioni

Il carattere rappresenta tradizionalmente l’insieme delle abilità che contribuiscono al funzionamento relazionale dell’individuo. Esso comprende diversi aspetti, tra cui la disciplina, l’autocontrollo, la motivazione, la capacità di ascoltare gli altri e l’empatia, e si sviluppa in stretta relazione con i processi di alfabetizzazione emozionale. Le difficoltà nella capacità di riconoscere, comprendere ed esprimere adeguatamente le proprie emozioni possono contribuire a determinare forme di analfabetismo emozionale, con possibili ripercussioni negative sullo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale dei bambini. In tale prospettiva, l’educazione emozionale, soprattutto durante l’età evolutiva, assume una rilevante funzione preventiva, poiché può favorire la sperimentazione e la valorizzazione delle emozioni piacevoli, contribuire a una migliore gestione di quelle spiacevoli e promuovere l’adozione di comportamenti più adeguati e funzionali. Numerosi studi hanno evidenziato la stretta interconnessione tra processi cognitivi ed emozioni, sottolineando come gli stati emotivi possano influenzare significativamente i processi di pensiero, l’apprendimento e il comportamento. In particolare, emozioni negative persistenti, quali collera, ansia e depressione, possono avere ripercussioni rilevanti sul benessere individuale e sul funzionamento cognitivo e relazionale. Nei contesti familiare e scolastico, risulta pertanto fondamentale sviluppare la capacità di riconoscere, comprendere e regolare le emozioni, affinché queste possano sostenere in modo positivo i processi di pensiero e orientare adeguatamente i comportamenti individuali. In ambito scolastico, l’alfabetizzazione emozionale può contribuire non solo al raggiungimento degli obiettivi educativi e formativi, ma anche allo sviluppo di competenze utili per affrontare in modo efficace le diverse situazioni della vita. Essa può inoltre favorire una maggiore consapevolezza di sé e degli altri, promuovendo comportamenti socialmente responsabili e una più efficace gestione delle difficoltà emotive. Tali competenze risultano particolarmente importanti in un’epoca caratterizzata da una crescente difficoltà nel comprendere e gestire i turbamenti emotivi, mantenere l’attenzione e la concentrazione, controllare gli impulsi e sviluppare un adeguato senso di responsabilità.


Bibliografia

  • Brackett M., Il permesso di emozionarti. Intelligenza emotiva per adulti e bambini, Mondadori, Milano, 2025
  • Gentile M., Scuola e competenze socio-emotive. Una guida per insegnanti e formatori, UTET, Torino, 2026
  • Ingrassia D. Dizionario delle emozioni. 7 emozioni primarie, 49 emozioni miste. Come nascono, come si combinano, come imparare a riconoscerle e regolarle, ROI, Milano, 2025
  • Ricci A., Maggi M., L’educazione emozionale. Strategie e strumenti operativi per promuovere lo sviluppo delle competenze emotive a scuola e in famiglia, Franco Angeli, Milano, 2022

[1]Gino Lelli, Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino