Tutti a Scuola

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, unitamente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, inaugura l’anno scolastico 2026/2027 lunedì 21 settembre 2026 ad Amatrice (RI).

La cerimonia si svolge dalle 16:30 presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne” di Amatrice.

L’evento, dal titolo “Tutti a scuola”, giunto alla 26esima edizione, è trasmesso in diretta su Rai 1.

Presenti all’iniziativa delegazioni di Istituti scolastici in rappresentanza di tutto il territorio nazionale.


Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per la comunicazione e le relazioni istituzionali

Alle Istituzioni scolastiche statali e paritarie

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, unitamente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, inaugurerà l’anno scolastico 2026/2027, lunedì 21 settembre 2026 ad Amatrice (RI), presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”.

Sarà possibile seguire la cerimonia di inaugurazione in diretta su Rai 1 a partire dalle ore 16.30.

Si invitano le istituzioni scolastiche a dare diffusione della presente comunicazione a tutto il personale scolastico, agli studenti e alle loro famiglie.


INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA ALLA CERIMONIA DI INAUGURAZIONE DELL’ANNO SCOLASTICO 2026/2027 PRESSO L’ISTITUTO OMNICOMPRENSIVO “SERGIO MARCHIONNE”, IN OCCASIONE DEL DECIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO


Rivolgo un saluto molto cordiale a tutti i presenti e a chi ci segue da remoto.

 Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico.

Come sempre. Ma non è una replica sempre uguale.

È un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente.

Un percorso aperto, sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di     dare e ricevere di più. Di crescere e di costruire.

La scuola prepara il futuro, come ben sappiamo. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone.

Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire.

Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola,    sono capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e  prospettive.

Ringrazio il Ministro Valditara per le sue considerazioni. Ringrazio tutti coloro che si sono adoperati per dar vita ai momenti che stiamo vivendo qui, nella Scuola Sergio Marchionne; di cui saluto i ragazzi e le ragazze, i docenti, i collaboratori.

Ringrazio chi ci ha condotto in maniera così brillante, gli artisti, i campioni dello Sport, il personale del Ministero dell’Istruzione, le istituzioni e i cittadini di Amatrice.

Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità. La società, come sempre, ha bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora.

Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. È invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza.

Del resto, macchine sempre più intelligenti, per essere governate a vantaggio delle persone e delle comunità, hanno bisogno di persone sempre più preparate, più responsabili; e più ricche di valori.

I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più.

Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità.

         Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare.

Nell’universo digitale l’intelligenza artificiale e le reti social sono motori di grande potenza che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili.

Dobbiamo peraltro saperne rimuovere i pericoli: di manipolazione della realtà, di colonizzazione del pensiero e dei sentimenti, di compressione – nascosta, invisibile, ma sostanziale – della libertà personale, di impoverimento dell’originalità e della creatività.

Il progresso non va ostacolato, né temuto, né seguito con passività. Va orientato e continuamente verificato quanto alla garanzia del primato della persona. Per questo è necessario che le generazioni più giovani – e più capaci di usare i nuovi strumenti – crescano, tenendo insieme conoscenza e umanità, capacità tecnologiche e solidarietà.

Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di adoperare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci.

Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola.

Scoprire il proprio talento e contrastare l’omologazione sono anche chiavi per combattere dipendenze e solitudini.

Oggi tutto ciò che accade ci sembra vicino. Siamo inondati di parole e di immagini che provengono da ogni dove. Il paradosso è che nel mezzo di tante comunicazioni incessanti si può soffrire di isolamento e di abbandono.

La scuola deve includere, recuperare, ricostruire. I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori.

Serve padronanza degli strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori umani. Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza.

La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti in passato, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla indispensabile alleanza con gli insegnanti.

Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate.

Sono intollerabili gli episodi di violenza e di sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento.

Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica.

La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati.

La scuola prepara tutti – “E’ aperta a tutti”: così dispone l’art. 34 della Costituzione.

Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale.

Gli studenti non sono semplici utenti della scuola.

 La società ha bisogno della loro voce.

Ragazze e ragazzi, rendetevi ancora più protagonisti della vita scolastica. Con la vostra consapevolezza, con il vostro impegno.

Conoscenza e studio sono importanti per la vita. Non un sapere astratto o soltanto astratto, teorico. Ma un sapere che si unisce all’amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri. Questa è la strada della libertà. La nostra libertà è autentica se la libertà esiste per tutti.

Dobbiamo essere padroni dei nostri tempi. “C’è un legame stretto – sono parole dello scrittore Milan Kundera – tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio”. Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona, ciò che si prende in velocità, spesso distrattamente, viene facilmente dimenticato.

La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale. La scuola deve invece restare uno spazio di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma alla solidità e, quindi, a uno sviluppo integrale della persona.

Care ragazze e cari ragazzi, vi viene detto spesso che siete voi il futuro. Lo siete già oggi.

Dovete, allo stesso tempo, voi, costruirlo e abitarlo.

Buona scuola a tutti! 

Amatrice, 21/09/2026 (II mandato)


Intervento del Ministro Valditara alla cerimonia di inaugurazione dell’ Anno Scolastico 2026/2027

Signor Presidente,

autorità presenti, docenti, dirigenti scolastici, personale della scuola tutto, care studentesse e cari studenti,

devo confessare che oggi provo un’emozione particolare, perché il momento che celebriamo e il luogo in cui ci troviamo ci restituiscono quello che per me è il significato autentico della scuola come istituzione e missione, e direi anche dell’essere umano come testimonianza, come percorso, come realtà in divenire, nonostante le avversità e perfino le tragedie.

Oggi celebriamo anzitutto una rinascita. Ma cosa è una rinascita? E, domanda ancora più decisiva, quando è possibile l’atto del rinascere? La precondizione di ogni rinascita è la conoscenza e la scoperta di sé, la consapevolezza delle straordinarie potenzialità che ogni essere umano racchiude dentro di sé.

La rinascita ha molteplici significati, che vanno scoperti nel mondo della vita, prima ancora che teorizzati. Qui oggi ricordiamo a dieci anni di distanza una tragedia che ha visto la terra squarciare le case, squarciare le comunità, squarciare le vite.

E qui oggi si manifesta una delle definizioni più profonde di “rinascita”: la capacità di sapersi rialzare dopo ogni caduta. Ed è proprio questa anche la missione educativa della scuola. Valorizzando i talenti di tutti, rendendo ognuno consapevole della straordinaria ricchezza che possiede dentro di sé, la scuola insegna innanzi tutto a saper sempre rinascere, a sapersi sempre rialzare dopo ogni caduta.

Presentando le nuove indicazioni nazionali sull’insegnamento della matematica, abbiamo voluto sottolineare l’importanza, epistemologica ed esistenziale, dell’errore. Le più importanti scoperte umane nascono dalla riflessione su errori commessi. 

Tentativi ed errori: è il procedere del pensiero umano. Inaugurando un nuovo anno dedicato alla scoperta di sé e alla coltivazione dei propri talenti, nel dialogo costante con i docenti e le famiglie, proprio qui, dove la tragedia lasciò ferite profonde, assistiamo ancora una volta a quel miracolo che costitutiva per Pascal l’essere umano: “L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante”. 

È per questo che può rialzarsi, è per questo che può rinascere, aggrapparsi alle macerie anche più sconvolgenti e ricostruire, dare scacco alla tragedia, alla sconfitta, alla caduta. Perché il pensiero può sempre inserire novità nella trama dell’essere, può sempre far avanzare la realtà. Scriveva ancora Pascal: “Lavoriamo dunque a ben pensare: ecco il principio della morale”, concludeva il filosofo francese.

Mi viene da aggiungere: è anche il principio del luogo-scuola. Lavoriamo a ben pensare, per mettere in condizione i nostri ragazzi di immaginare nuove versioni della realtà, di costruirle, di rinascere. 

Questo vuol dire lavorare anche a una scuola più sicura, adeguata sismicamente, accogliente e innovativa. Per questo, oltre ai 12 miliardi complessivi già investiti per l’edilizia, abbiamo stanziato negli ultimi mesi altri 430 milioni di risorse nazionali per la messa in sicurezza dei nostri edifici e oltre 114 milioni per l’adeguamento sismico.

E ricordarlo qui insieme oggi ad Amatrice ha per noi tutti un significato speciale.

La scuola, di fondo, è un grande atto di speranza. Nella radice etimologica di speranza c’è propria l’idea dall’origine latina del “tendere verso una meta”.

La meta è il futuro, non nel senso statico, nel senso di qualcosa che non c’è ancora, e ci sarà solo grazie alla “tensione”, al percorso, al viaggio della conoscenza e a quello che lascerà nelle menti e nei cuori delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. O, ancora meglio, al patrimonio racchiuso in loro che porterà alla luce. È la scuola come maieutica, vi ricordate la maieutica socratica, è la scuola allo stesso tempo della centralità innovativa dello studente e dell’autorevolezza ripristinata dell’insegnante, è la scuola della personalizzazione che abbiamo cercato di costruire in questi anni.

Con una stella polare: quella Costituzione che all’articolo 3 individua quale “compito della Repubblica” quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Se questo è uno dei compiti qualificanti di una Repubblica democratica, mi sento di dire che uno dei luoghi in cui questo compito deve realizzarsi al massimo grado è proprio la scuola.

È questa la motivazione profonda per cui abbiamo fortemente creduto nel modello della scuola del merito, della scoperta e dell’affermazione dei talenti personali, a prescindere dalle condizioni materiali e sociali di partenza.

È per questo che scuola del merito significa anche, ad esempio nel caso degli studenti con disabilità, scuola dell’inclusione: nessuno deve essere escluso dall’avventura della scoperta di Sé. Una consapevolezza che ci ha guidato in alcune significative azioni di governo, come l’incentivazione della continuità didattica: penso ai 56 mila insegnanti di sostegno che quest’anno sono stati appunto confermati, su richiesta delle famiglie, per garantire quella stabilità relazionale, emotiva e formativa, indispensabile per i nostri giovani, in particolare per i giovani con disabilità.

Per consentire a migliaia di giovani di scoprire e coltivare sé stessi, di scoprire e coltivare le proprie potenzialità. È la scuola dei talenti, la scuola costituzionale. 

Con la stessa ottica, ho ricordato più volte anche la necessità dell’integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell’espressione, che va sempre pensata nella sua complessità: evitare alla radice qualunque discriminazione, rimuovere le cause anche linguistiche di un’inaccettabile marginalizzazione (con particolare attenzione all’effettiva padronanza della lingua italiana perché senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è futuro all’interno della nostra società ecco perché è così importante), garantire agli studenti la possibilità di coltivare se stessi all’interno di una cornice valoriale e civile condivisa, che riconosce innanzitutto la libertà e dignità intrinseca di ogni persona, e che prevede quindi anche un sistema di regole per tutelarle nella quotidianità.

Di nuovo, l’integrazione effettiva non è vuota retorica, è garantire concretamente gli strumenti per affermarsi nel percorso di vita e nel percorso professionale. La precondizione indispensabile di una scuola così articolata, di una scuola costruita sulla centralità della persona, è la diffusione nelle aule e in tutti gli spazi scolastici di un’autentica cultura del rispetto.

Per questo abbiamo posto questo obiettivo al centro delle nuove linee guida sull’educazione civica e al centro delle nuove Indicazioni nazionali: educare al rispetto, educare alle relazioni corrette ed equilibrate, educare all’empatia, educare al contrasto contro ogni forma di violenza. 

Per questo ho dichiarato che questo anno scolastico dovrà essere l’anno dedicato rispetto, che non è un principio astratto ma l’architrave di ogni convivenza civile: rispetto degli altri e rispetto di sé.  

La violenza di genere, il bullismo, le sopraffazioni a danno di compagni o a danno di docenti attecchiscono sul mancato riconoscimento dell’Altro, dell’Altro come portatore di senso e come soggettività libera.

Mentre, al contrario, qualunque rinascita è rinascita insieme con l’Altro.

Buon anno di rinascita a tutte e a tutti!