Ottavio Fattorini, Dirigenza umanistica. Ragione e sentimento per la governance strategica delle istituzioni scolastiche
di Laura Nascimben
Persona, etica e relazioni: questi sono i cardini della dirigenza umanistica spiegata da Ottavio Fattorini. L’autore e coordinatore del volume si concentra sul modo in cui mettere in pratica una leadership educativa per la scuola del futuro, considerando che l’influenza del dirigente scolastico sulla qualità dell’insegnamento e sugli esiti degli apprendimenti degli studenti ha un peso di circa il 5-7% (Paletta citato a p. 1).
Partendo da un’analisi del concetto di leadership della dirigenza scolastica – e da una conoscenza pratica e concreta dello scenario che avvolge la professione, incluse le sue criticità – Fattorini si sofferma sul «senso di un investimento personale e sulla ricerca di uno stile dirigenziale definito “umanistico”» (p. 56) e propone un Manifesto descrivendo la “Dirigenza umanistica” (tale costrutto è marchio d’impresa registrato).
Il primo principio del Manifesto «“Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!” (Mc. 2, 27): per non farsi strumenti della banalità del male» (p. 104) ricorda che le persone sono il fine delle norme; l’indicazione è quella di cercare la ratio, il senso profondo della regola, per allontanare la logica dell’adempimento. Il secondo principio: «Dove pongo il cancello della scuola … ogni singola volta» (p. 115) richiama il lavoro fatto dal dirigente che, in ogni singola circostanza, valuta, considera e, poi, decide, se, come, quando e quanto interpretare il suo ruolo e attuare il suo intervento, tenendo conto della sostenibilità delle sue decisioni. Quando decide il dirigente opera in un contesto di «contatto, cura e relazione» (p. 116) investendo energie personali che hanno un limite e che bisogna sempre considerare. Il terzo principio «“Ecce homo” …tra il “de minimis non curat praetor” (p. 120) e la visione perspicua delle persone» si rivolge alla gestione del tempo richiesto dalla presenza, dalla partecipazione diretta, dall’ascolto e dal presidio dell’istituzione scolastica. Una volta strutturato il contesto e la gestione dei processi, il dirigente valuta quanto delegare, mantenendosi vigile e pronto a cogliere quelle situazioni particolari dove occorre intervenire personalmente. Il quarto principio, cioè «Una leadership “autonomo-rinascimentale” per il benessere della comunità educante (il DS abilitante)» (p.125), richiama il fatto che ogni esperienza richiede un adattamento dell’azione e dello stile del dirigente, ricordando l’importanza di un tipo di leadership diffusa e distribuita che responsabilizzi le persone e contribuisca alla crescita del capitale umano della scuola. Il quinto principio «Pensiero digitale appreso, volto al merito delle questioni (oltre i formalismi)» (p. 131) intende il “digitale” «come modalità di pensiero e vita “emergente”» (p. 131) che coinvolge non solo la tecnologia ma la complessità dell’evoluzione, degli approcci e delle relazioni nella società contemporanea, come un mondo in continua trasformazione, che comporta evidenti ricadute sull’identità personale e sociale (digitale e non). Per non disperdersi, secondo Fattorini, occorre «saper porre le giuste domande» (p. 132), lavorare rivolti al merito delle questioni, procedere all’interno di un mondo di scelte complesse che supera le evidenze e richiede di considerare aspetti emotivi, anche marginali, impliciti e di contesto.
In questa prospettiva, la governance nella “Dirigenza umanistica” supera la dimensione giuridico-amministrativa e diventa uno stile riconoscibile che, nel perseguire gli obiettivi istituzionali, fa presa sulla comunità e ha cura di contribuire, ad un tempo, al benessere organizzativo e, quindi, allo star bene delle persone che lavorano e vivono in quell’organizzazione.
Il libro è arricchito dai contributi di esperti e di altri dirigenti scolastici, oltre che dalla prefazione di Anna Paola Tantucci, che valorizza la sostenibilità di questo modello di leadership basato sulla persona e sulla qualità delle relazioni umane, e dalla postfazione di Damiano Previtali, che accantona le logiche burocratiche per l’affermazione di una dirigenza che accolga dimensioni educative di ascolto e cura.
L’opera è da collocare, inoltre, tra le possibili letture per integrare la preparazione dei candidati al concorso per dirigente scolastico.

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