Rotte di mare dal mondo antico al premoderno

PIENO SUCCESSO A RAGUSA PER IL IX CONVEGNO INTERNAZIONALE ROTTE DI MARE: LA RIVOLUZIONE COGNITIVA DELLA MACCHINA NAUTICA TRACCIA LE NUOVE COORDINATE DELLA RICERCA STORICA

L’importante assise scientifica promossa dal Laboratorio degli Annali di Storia chiude i lavori con un bilancio notevole. Sostenuto da folto gruppo di sedi universitarie, l’evento ha ridefinito il paradigma del mare come spazio di relazione e il nesso ontologico tra cantieristica antica e nascita della scrittura.

RAGUSA – Si è concluso con un bilancio di eccezionale rilievo scientifico il IX Convegno internazionale di studi intitolato Rotte di mare dal mondo antico al premoderno. Viaggi, navi e tecnologie che hanno connesso culture, dal lontano Nord e dal Mediterraneo fino al Pacifico. L’evento, svoltosi sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026 presso il Laboratorio degli Annali di Storia a Ragusa, ha richiamato numerosi specialisti europei di alto profilo nel campo della paletnologia, della storia antica e moderna, della filologia, dell’archeologia, della sociologia e dell’epistemologia, trasformando la città siciliana in un centro nevralgico della riflessione storiografica contemporanea.

Ad aprire i lavori è stato il denso ragionamento storico di base di Carlo Ruta, direttore scientifico del Laboratorio e direttore scientifico dell’assise, il quale ha presentato una sintesi dinamica di anni di indagini sul campo della fenomenologia marina da lui condotti nell’ambito Laboratorio. La prolusione magistrale dello studioso ha impresso una svolta metodologica al dibattito, introducendo il paradigma del legno come materia generativa della storia umana. Attraverso il superamento del tradizionale bias della paletnologia, che tende a sovrastimare l’industria litica per ragioni legate alla mera conservazione dei reperti archeologici, Ruta ha dimostrato come la caducità biologica del legno sia stata in realtà il più potente stimolo per l’addestramento manuale e cognitivo della specie. L’indagine, maturata anche a contatto con le piroghe monossili del lago di Bracciano custodite presso il Museo Pigorini di Roma, ha svelato il momento zero della civiltà marittima, coincidente con il passaggio millenario dal monossile alla macchina nautica in legno tagliato, sagomato, curvato, assemblato e calafatato.

Tale transizione, compiutasi tra il quinto e il quarto millennio a.C. grazie all’innesco tecnologico della metallurgia del rame, ha ribaltato il principio logico della manifattura: l’uomo è passato dall’operare per sottrazione della materia da un singolo tronco all’operare per composizione discreta di parti differenziate, che devono corrispondere millimetricamente per forma e funzione idrodinamica. Questo salto qualitativo, come ha spiegato Carlo Ruta, ha liberato la razionalità dell’instabile, costringendo l’homo faber, costruttore e assemblatore di navi e di altri congegni, a misurarsi con la lunga distanza e con la dimensione ontologica della morte per mare. La tesi più innovativa e dibattuta della prolusione di apertura risiede nel riconoscimento dell’affinità strutturale tra la rivoluzione nautica e la rivoluzione segnica: la scomposizione del legno in assi connesse ha insegnato alla mente umana a concepire la scomposizione del linguaggio verbale in fonemi e caratteri grafici assemblati, istituendo un legame profondo sostenuto empiricamente dall’improvvisa fioritura di grandi navi strutturate e simboli visivi nella cultura protostorica di Naqada nell’alto Egitto.

Il rigore teorico della relazione di apertura ha trovato una spinta e un ampliamento sistematico nei contributi dei numerosi docenti che si sono avvicendati durante la prima giornata. Il sociologo Sergio Severino, ordinario dell’Università di Enna, ha analizzato il mare come infrastruttura sociale, evidenziando la metamorfosi delle rotte liquide in reti relazionali stabili, mentre l’epistemologo Giuseppe Varnier, docente dell’Università di Siena, ha esplorato lo statuto dell’elemento fluido all’interno della razionalità epistemica e della filosofia della scienza. La storia del pensiero antico è stata sviscerata da Arianna Fermani, docente dell’Università di Macerata, attraverso un affascinante viaggio nel lessico classico delle parole greche del desiderio legate allo spostamento nello spazio. La metodologia filologica ha trovato spazio con la ricerca di Concetta Sipione dell’Università di Catania, che ha tracciato il viaggio transmarino del termine germanico impiegato per definire il vascello strutturato dal Mare del Nord. I risvolti tragici della navigazione, specchio del limite umano, sono stati affrontati da Giovanna Minardi dell’Università di Palermo, che ha relazionato sui naufragi storici di Alvar Núñez Cabeza de Vaca, e da Sandra Origone dell’Università di Genova, che ha storicizzato la fenomenologia della sommersione e della perdita navale nell’età medievale. 

La seconda giornata di lavori, domenica quattro ottobre, ha ampliato ulteriormente la mappa cronologica e geografica del convegno. Un momento di particolare rilievo internazionale è stato l’apporto congiunto del medievista Peter Heather del King’s College di Londra e dell’archeologo Jan Bill dell’Università di Oslo, curatore della celebre Viking Ship Collection; la loro relazione ha illustrato come la tecnologia della nave vichinga abbia costituito il vero fattore strutturale per la formazione dello spazio europeo settentrionale. Beatrice De Luca dell’Università degli Studi Internazionali di Roma ha aperto ha analizzato le rotte dell’Atlantico verso Lisbona attraverso la memoria letteraria premoderna. 

Le fasi originarie della frequentazione marittima sono state nuovamente indagate dai paletnologi Alberto Cazzella e Giulia Recchia della Sapienza Università di Roma, i quali hanno esposto i dati d’archivio sulle prime navigazioni a lunga percorrenza nel Mediterraneo centro-occidentale. La mutazione delle macchine navali in età moderna è stata sviscerata da Emiliano Beri dell’Università di Genova con una riflessione sulla rivoluzione militare marittima tra galeoni e cannoni, mentre Tara Chapron della Sorbonne University di Parigi ha esplorato la mobilità e la rappresentazione dello status delle élite nell’età del bronzo. Laura Galoppini dell’Università di Pisa ha ricostruito le vicende umane e mercantili intercorse tra il Mediterraneo e il Mare del Nord nei secoli quindicesimo e sedicesimo, e infine l’egittologa Claire Somaglino della Sorbonne University ha ricondotto l’attenzione sui dati materiali e logistici del porto faraonico di Ayn Soukhna sul Mar Rosso.

Il convegno si è concluso nel pomeriggio di domenica con una conferenza che ha visto confrontarsi lo storico delle trasformazioni Carlo Ruta e l’epistemologo Giuseppe Varnier in un serrato dialogo volto a tracciare alcune linee per i futuri percorsi di ricerca. Il successo scientifico della manifestazione conferma la validità dell’approccio fortemente interdisciplinare promosso dal Laboratorio degli Annali di Storia, capace di far dialogare saperi diversi per illuminare la complessità dei processi di civilizzazione nati dall’interazione tra l’uomo, la tecnica e l’immensità instabile del mare.


A Ragusa il IX Convegno internazionale di studi

«Rotte di mare dal mondo antico al premoderno»

Viaggi, navi e tecnologie che hanno connesso culture, dal lontano Nord e dal Mediterraneo fino al Pacifico

Ragusa, 3-4 ottobre 2026 – Il mare come spazio di relazione, di attraversamento e di trasformazione; le navi come dispositivi materiali che hanno reso possibile la percorrenza delle grandi distanze; le tecnologie nautiche, le forme della conoscenza e i sistemi simbolici attraverso i quali le società hanno imparato a misurarsi con l’orizzonte marino. Sono questi alcuni dei grandi temi al centro del IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno», promosso dal Laboratorio degli Annali di Storia e dalle università e istituzioni scientifiche che partecipano all’iniziativa, in programma a Ragusa sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026.

La direzione scientifica è di Carlo Ruta, storico delle società, delle culture e delle trasformazioni e direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia.

Il Convegno nasce dall’idea di considerare il mare non come una semplice separazione geografica, ma come uno spazio mobile di relazione, nel quale, lungo la storia, uomini, comunità e culture hanno potuto entrare in contatto a distanze anche enormi. Le rotte marittime hanno infatti collegato territori lontani, favorito scambi, migrazioni, conflitti, trasmissioni di conoscenze, circolazioni linguistiche e trasformazioni culturali.

La macchina nautica e la scoperta navigata del mare

Ad aprire i lavori, sabato 3 ottobre, sarà il ragionamento storico di Carlo Ruta, intitolato «La macchina nautica, la scoperta navigata del mare, le lunghe distanze liquide, la morte per mare e la rivoluzione segnico-simbolica come fattori fondativi della storia umana. Avvio di un percorso di sintesi».

Si tratta di una riflessione che intende riportare al centro un elemento materiale spesso sottovalutato nella ricostruzione dei grandi processi storici: la nave come macchina.

La possibilità di affrontare il mare aperto non dipese infatti soltanto dal coraggio degli uomini o dalla conoscenza empirica delle acque, ma anche da una lunga successione di acquisizioni tecniche, costruttive e cognitive. La nave, nella sua evoluzione, è una macchina complessa, costruita attraverso l’assemblaggio di materiali, competenze, strumenti e saperi. La sua stessa realizzazione presuppone forme di organizzazione del lavoro, capacità di progettazione e trasmissione di conoscenze.

Da questa prospettiva, la navigazione diviene anche una particolare forma di scoperta del mondo. Attraversare il mare significa misurarsi con una distanza che non offre punti di appoggio stabili, elaborare sistemi di orientamento, trasformare l’esperienza in conoscenza e la conoscenza in memoria trasmissibile.

Il mare comporta inoltre un elemento radicale di rischio: la possibilità concreta della morte durante il viaggio. Il naufragio e la perdita della nave appartengono dunque alla storia della navigazione non come episodi marginali, ma come parte dell’esperienza umana delle grandi distanze liquide.

A questa dimensione materiale si accompagna quella segnico-simbolica. Navigare significa infatti anche costruire segni, mappe mentali, coordinate, racconti, immagini e forme di rappresentazione del mondo. In questo senso, la storia della navigazione può essere letta anche come una storia della progressiva trasformazione del rapporto fra esperienza, tecnica, conoscenza e rappresentazione.

È da questa prospettiva che il ragionamento di apertura propone l’avvio di un più ampio percorso di sintesi, nel quale la macchina nautica, il viaggio, la distanza, il rischio e la produzione simbolica vengono considerati come elementi intrecciati della lunga vicenda delle società umane.

Dalla sociologia alla filosofia, dalla filologia all’archeologia

Il programma della prima giornata propone quindi una serie di contributi che affrontano il tema da prospettive differenti.

Sergio Severino, sociologo e docente ordinario di Sociologia generale all’Università di Enna, discuterà «Il mare come infrastruttura sociale: dalle rotte marittime alle reti relazionali». Giuseppe Varnier, epistemologo e docente di Filosofia della Scienza all’Università di Siena, proporrà «Una nota sul mare nella filosofia e nella razionalità epistemica».

Alla storia del pensiero antico sarà dedicato l’intervento di Arianna Fermani, docente di Storia della filosofia antica all’Università degli Studi di Macerata, su «Viaggi filosofici tra le parole greche del desiderio». La filologia germanica entrerà nel percorso con Concetta Sipione, ricercatrice dell’Università di Catania, e il suo studio «Da knǫrr a cnearr: una parola attraverso il Mare del Nord».

Il tema del naufragio sarà affrontato da due prospettive diverse: Giovanna Minardi, docente di Letteratura ispanoamericana all’Università di Palermo, parlerà dei «Naufragi di Alvar Nuñez Cabeza de Vaca», mentre Sandra Origone, già docente di Storia medievale all’Università di Genova, interverrà su «Il naufragio nel Medioevo».

Alla dimensione giuridica sarà dedicato il contributo di Carmela Panella, docente ordinaria di Giurisdizione del Diritto Internazionale all’Università di Messina, sulle «Leggi del mare nel mondo antico e tardo antico». Chiuderà la prima sessione Gabriele Cifani, docente ordinario di Archeologia romana, Etruscologia e Antichità italiche all’Università di Roma Tor Vergata, con una riflessione sulle «Tecniche costruttive e risorse nautiche nella Roma del periodo tardo-imperiale».

Dal Mediterraneo all’Atlantico, dal Mar Rosso al Mare del Nord

La seconda giornata, domenica 4 ottobre, allargherà ulteriormente la prospettiva geografica e cronologica.

Beatrice De Luca, docente a contratto di Storia della letteratura portoghese all’Università degli Studi Internazionali di Roma, parlerà delle «Rotte dell’Atlantico verso Lisbona: viaggio e memoria nella testimonianza di padre Lourenço Kaulen».

Seguirà Pascal Arnaud, storico dell’antica Roma dell’Università di Lione, con «Il dominio del mare, la vastità dell’impero e il destino di Roma». Il contributo affronterà il rapporto fra potenza imperiale e controllo dello spazio marittimo.

Andrea Babuin, storico e docente di Storia bizantina alla University of Ioannina, proporrà uno studio sull’«Iconografia navale (affreschi-miniature) nell’area del Mediterraneo Orientale tra gli inizi del XIII e il XV secolo».

Particolare rilievo assume inoltre il contributo dedicato al mondo vichingo, affidato a Peter Heather, professore di Storia medievale al King’s College London, e Jan Bill, professore di archeologia dell’età vichinga all’Università di Oslo e curatore della Viking Ship Collection del Museum of Cultural History. Il loro intervento, «Ships, Navigation, and the Making of Viking Europe», porta nel Convegno il tema delle navi, della navigazione e della formazione dello spazio europeo in età vichinga. Bill è riconosciuto come uno specialista delle navi vichinghe, della navigazione nord-europea e dell’archeologia marittima.

Alle prime navigazioni in alto mare e sulle lunghe percorrenze nel Mediterraneo centro-occidentale sarà dedicato il contributo congiunto dei paletnologi Alberto Cazzella e Giulia Recchia, della Sapienza Università degli Studi di Roma.

Il rapporto fra navigazione e trasformazione della guerra sarà affrontato da Emiliano Beri, docente di Storia moderna all’Università di Genova, con «Navi, galeoni e cannoni: una riflessione sulla rivoluzione militare sul mare».

Tara Chapron, dottore di ricerca dell’Université Sorbonne di Paris, proporrà «Across the Sea, in Style: Elite Mobility and Representation in the Bronze Age», mentre Laura Galoppini, docente di Storia medievale all’Università di Pisa, affronterà le «Storie di uomini dal mare Mediterraneo al mare del Nord (XV-XVI sec.)».

Il percorso si spingerà infine verso il mondo egizio con Claire Somaglino, docente di egittologia alla Sorbonne University Paris, che presenterà uno studio sul pharaonic harbour of Ayn Soukhna on the Red Sea.

Un percorso interdisciplinare sulla lunga durata

Nel suo insieme, il IX Convegno si propone dunque come un percorso attraverso tempi e spazi differenti, nel quale il mare viene osservato contemporaneamente come ambiente fisico, infrastruttura sociale, spazio politico, luogo di rischio, campo tecnologico, oggetto di conoscenza e dimensione simbolica.

Dal Mediterraneo antico alle navigazioni vichinghe, dalle rotte atlantiche alle percorrenze del Mar Rosso, il filo conduttore è rappresentato dalla capacità delle società umane di costruire strumenti e conoscenze per attraversare la distanza, trasformando progressivamente il mare da limite percepito a spazio praticabile di relazione.

La pluralità delle discipline coinvolte – storia, archeologia, paletnologia, filologia, filosofia, epistemologia, sociologia, diritto, letteratura e storia dell’arte – risponde alla stessa esigenza: osservare il fenomeno marittimo nella sua complessità, senza ridurlo a una sola dimensione.

Il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno» si terrà a Ragusa, presso il Laboratorio degli Annali di storia, via Pezza 108, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026.

La partecipazione sarà accompagnata dalla diffusione multimediale dei lavori, consentendo al dibattito di raggiungere anche un pubblico più ampio rispetto alla sede fisica del Convegno.