Soft skills: una necessità per matricole, le 5 richieste a chi entra in università
Roma, 23 settembre 2026 – Sono circa 330.000 le matricole che in questi giorni si preparano a entrare nel mondo dell’università. Un passaggio, quello dai banchi di scuola alle aule universitarie, che rappresenta un cambiamento importante nel modo di vivere lo studio e la quotidianità, dal momento che le novità per studenti e studentesse riguardano diversi aspetti: dall’organizzazione dello studio alla gestione del tempo, dalla costruzione di nuove relazioni alla capacità di orientarsi tra informazioni e scadenze, fino alla gestione della vita in una nuova città.
Secondo la Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (CCUM), l’esperienza universitaria non si esaurisce nella preparazione scolastica e accademica: ci sono competenze trasversali che si sviluppano anche al di fuori delle aule e che possono rivelarsi fondamentali per affrontare con consapevolezza il percorso universitario e, più in generale, le sfide della vita quotidiana. L’ingresso nel mondo accademico richiede quindi di acquisire nuove capacità che possono sostenere le nuove matricole e soprattutto ridurre il rischio di abbandono. Ecco i cinque ambiti di cambiamento e le relative competenze che secondo la CCUM le matricole sono chiamate a sviluppare nell’ingresso nel mondo accademico.
1. Dai diktat quotidiani, all’autogestione costante – Time management
A scuola i ragazzi sono inseriti in una routine molto strutturata, scandita da un calendario definito, verifiche frequenti, orari prestabiliti e professori che monitorano il percorso e dialogano con i genitori. In università questo impianto viene meno e gli studenti devono imparare a scegliere in autonomia quali corsi frequentare, pianificare lo studio su periodi più lunghi, organizzare la sessione d’esami e gestire il proprio tempo senza una supervisione quotidiana. Una nuova autonomia che riguarda anche la vita fuori dallo studio. Anche sport, interessi personali, socialità e impegni quotidiani, infatti, possono trovare spazio all’interno di un’organizzazione del tempo completamente nuova.
2. Niente più compagni di banco – Relationship building
Abbandonare la scuola significa anche separarsi dai compagni di classe con cui si era soliti condividere molte ore tutti i giorni. Le matricole devono trovare il proprio posto in un ambiente nuovo, molto più ampio e destrutturato, costruendo progressivamente una rete di riferimento. Entrare in relazione con gli altri, confrontarsi e chiedere aiuto può avere ricadute concrete anche sul percorso accademico, perché una buona rete relazionale facilita la condivisione di informazioni e metodi di lavoro e permette di affrontare con maggiore serenità le difficoltà dello studio.
3. Burocrazia: questa sconosciuta – Problem solving
Entrando nel sistema universitario, i giovani si trovano anche a dover gestire una quantità di informazioni maggiore e afferente anche ad ambiti amministrativi e finanziari di cui fino a quel giorno non si erano mai dovuti occupare. Dialogare con gli uffici e le segreterie in ateneo, richiedere borse di studi o partecipare ai bandi e alle varie opportunità offerte comporta imparare a reperire le informazioni corrette, conoscere le scadenze e orientarsi tra servizi e canali di comunicazione.
4. Un po’ di educazione finanziaria – Budgeting & financial planning
Per molti giovani il passaggio alla vita accademica rappresenta anche il primo momento in cui si trovano a gestire in autonomia le proprie risorse economiche. Le spese quotidiane, i trasporti, i libri e i materiali di studio richiedono una maggiore capacità di gestione economica e, per gli studenti fuori sede, a questi si aggiungono l’affitto e le spese legate alla all’alloggio.
5. Nuova città, nuova vita – Adaptability
Per alcune matricole l’avvio del percorso universitario coincide anche con il trasferimento in un’altra città. Adattarsi a nuovi contesti comporta imparare a orientarsi in una realtà diversa da quella di provenienza, confrontarsi con persone e abitudini nuove e trovare il proprio equilibrio all’interno di una soluzione abitativa (e cittadina) diversa da quella familiare, e anche a volte gestire una sensazione, anche solo iniziale, di solitudine.
L’università chiede alle matricole molto più della sola capacità di studiare. Chi entra in un Collegio di Merito affronta la nuova esperienza universitaria potendo contare su una comunità, sull’accompagnamento e su un percorso formativo che lo accompagnano nella crescita a 360 gradi – dichiara Elisa Valeriani, Presidente della CCUM –. Vivere ogni giorno in una comunità collegiale significa confrontarsi con persone diverse per background, esperienze e percorsi di studio: un’esperienza che favorisce lo sviluppo dell’autonomia, delle capacità relazionali e di quelle competenze trasversali che il mondo del lavoro saprà poi riconoscere e valorizzare.
Formiamo giovani meritevoli, che siano resilienti e pronti ad affrontare il futuro».
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