Margherita Oggero, ancora impegnata
di Antonio Stanca
Di quest’anno è l’opera più recente di Margherita Oggero, l’ha pubblicata Einaudi, s’intitola Le piccole viltà, si compone di tre parti che sembrano separate, distinte ma rientrano in una composizione che tutte le comprende, per tutte ha una ragione, una successione, di tutte ha bisogno per potersi dire un romanzo. Con un altro romanzo, La collega tatuata, aveva esordito nel 2002 la Oggero: allora aveva sessantadue anni ora ne ha ottantasei e divisa si è sempre tra molti interessi. Nata a Torino nel 1940, qui è vissuta quasi sempre, qui è stata insegnante per molti anni e qui la sua scrittura si è mostrata impegnata in diverse direzioni. Oltre che di romanzi è stata autrice di racconti dai quali sarebbe derivata una serie televisiva di notevole successo. Alcuni romanzi avrebbero avuto una riduzione cinematografica. Anche romanzi gialli per bambini ha scritto. Spesso premiate e tradotte sono state le sue opere e non va trascurata la sua collaborazione con quotidiani e riviste. Presente ha voluto essere la Oggero nella vita, nella storia, nel contesto umano, sociale, culturale che si è andato formando nei tempi moderni, in quelli che hanno assistito alla crisi, alla svalutazione di ogni valore morale, spirituale, di ogni regola, di ogni principio che era stato fondamentale per quella che sarebbe diventata la tradizione. Inserite, immerse nel tempo, nell’ambiente che ormai si è formato vogliono essere le opere della Oggero. Aspetto, voce, forma vogliono dare a quanto ogni giorno accade nelle case e fuori, tra persone di ogni età, in luoghi di ogni genere. Non rimangono, tuttavia, in superficie quelle opere, non si fermano all’apparenza ma vanno oltre, cercano nell’interiorità dell’anima, nella profondità dello spirito. Cercano quel che è diventato difficile trovare per quanto di nuovo, di diverso è sopraggiunto con la modernità e del passato ha ridotto lo spazio e l’importanza. Non si è, però, arresa la scrittrice, non ha riconosciuto come scomparsi, come sconfitti per sempre quelli che erano stati i valori della morale, del sentimento, dell’idea. Li ha visti contrastati, combattuti perché contrario, ostile era diventato l’ambiente ma non ha smesso di perseguirli, di rappresentarli, di confrontarli con quanto succedeva intorno a loro. Sarà questo confronto, a volte violento, pericoloso, il motivo che ricorrerà in tutte le sue opere e così succede pure ne Le piccole viltà dove torna un altro dei temi preferiti dalla Oggero, quello di costruire l’intera narrazione, pur se abbastanza vasta e ricca di personaggi e avvenimenti, intorno al piccolo nucleo di una o due famiglie e di fare delle faccende di queste in un grosso centro urbano l’origine del movimento, dello sviluppo di quei personaggi e di quegli avvenimenti.
A ottantasei anni la Oggero si è ripetuta ancora una volta e nella maniera migliore! La grande città che fa da sfondo a quanto succede è Torino, la famiglia da dove s’inizia è quella di papà Romano che a Torino si è assicurata un’agiata condizione economica e qui ha permesso alle due figlie, Valentina e Giuliana, di fare un buon matrimonio, la prima con Armando, l’altra con Vincenzo. La figlia di Valentina, Marianna, sarà, però allevata, cresciuta dalla zia Giuliana poiché sempre in viaggio per lavoro o altro staranno la madre e il padre. Sarà Marianna a creare fin da piccola un certo movimento tra le due famiglie, a mettersi al centro dei loro interessi, a farle venire a contatto tra loro e con altre persone, altri ambienti, altre situazioni. Cresceranno sempre più questi scambi, si estenderanno oltre i confini dei quartieri propri delle due case, coinvolgeranno persone estranee, lontane, diverse. L’opera si andrà popolando, arricchendo di vita e di storia privata e pubblica, diventerà difficile seguirla poiché molti, moltissimi saranno i personaggi e i loro casi. Non ci sarà posto di quell’immensa Torino che la scrittura della Oggero non raggiunga. In questa moltitudine la scrittrice avvierà quel confronto al quale non ha mai rinunciato tra quanto nel tempo è cambiato e quanto è rimasto inalterato perché legato a valori morali, spirituali che hanno fatto parte della tradizione, l’hanno costituita. Tramite i personaggi, tramite quanto pensano, fanno, dicono la Oggero farà risaltare questa differenza, farà vedere ancora possibili l’amore, il bene. Capaci li mostrerà di riuscire, di farcela pur in un contesto completamente cambiato. Niente altro se non la sua scrittura aveva per affrontare un problema così complicato, una scrittura attenta, precisa anche se veloce, rapida, una scrittura che si concede all’ironico, al dialettale, all’osceno anche se solo per i frangenti necessari a far apparire completa, vera quella vita che vuole rappresentare. Questo il merito maggiore della scrittrice: aderire a tutto quanto succede e rimanere dalla propria parte.

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