
Chiara Gamberale, ancora nella vita
di Antonio Stanca
Quest’anno a Marzo è comparsa la seconda edizione di Una passione sinistra, breve romanzo di Chiara Gamberale. La prima edizione c’era stata a Febbraio. La casa editrice è Feltrinelli, la collana “Le stelle”. L’opera contiene una nota introduttiva dell’autrice ed una postfazione di Concita De Gregorio. Molti altri sono stati i romanzi della Gamberale pubblicati con Feltrinelli. Il suo esordio è avvenuto nel 1999, quando aveva ventidue anni, col romanzo Una vita sottile. È nata a Roma nel 1977, si è laureata in Lettere a Bologna, a Roma vive e qui ha svolto e svolge un’intensa attività di giornalista, di autrice e conduttrice di programmi radiofonici e televisivi. Ha creato il Festival Procida Racconta e la Scuola di Orientamento Creativo CreaVità. Un’intellettuale impegnata si può dire della Gamberale se si tiene conto che a quarantanove anni non è solo l’autrice di tanta narrativa ma anche la promotrice di molte iniziative di carattere sociale, culturale, di molta stampa su giornali e riviste. Gli interessi per quanto avviene nella vita, nella società, nella storia, per i problemi, le difficoltà che sono sopraggiunte con i tempi moderni, il bisogno di farsi vedere, di farsi sentire quando le circostanze, gli eventi lo richiedono, sono aspetti del suo carattere, della sua persona, della sua morale, sono quelli che non ne hanno fatto solo una scrittrice ma anche una giornalista, un’animatrice di vario genere, che l’hanno resa una presenza importante, autorevole nel contesto contemporaneo. In verità è stata questa tendenza, questa inclinazione a portarla, anche quando scrive romanzi, verso l’esterno, verso quel che accade, verso gli altri senza trascurare sé stessa, come è vissuta, come vive. Autobiografico è spesso il genere delle sue opere ma di un autobiografismo che non la isola a causa di problemi soltanto suoi, non l’allontana dagli altri ma insieme a questi la fa vedere, della vita la fa partecipare. Anche in Una passione sinistra si possono scorgere in uno dei personaggi, la irrequieta Nina, i tratti distintivi della Gamberale, il suo sentirsi “troppo stretta”, troppo limitata da quanto le sta intorno e l’aspirazione ad evaderlo, superarlo. Intanto si muove, vive insieme agli altri protagonisti dell’opera, un gruppo di giovani amici di buone famiglie romane. Alcuni sono sposati, altri studiano, altri hanno un lavoro, altri non ancora o l’hanno perso. Tutti frequentano, praticano ambienti di un certo livello economico, culturale, sociale. Le loro famiglie ne sono la testimonianza più autentica. Come vivono, cosa fanno, dove si ritrovano, di cosa parlano, cosa pensano, cosa ricordano, cosa si propongono questi amici, ragazze comprese, ha voluto dire la Gamberale. I tempi sono quelli della Roma di alcuni anni addietro, i loro incontri sembrano come i capitoli di un documento storico giacché ognuno ha la propria data all’inizio in alto quasi fosse un titolo. Ogni volta, ad ogni incontro la scrittrice fa vedere i suoi personaggi nei modi più diversi, li mostra impegnati nei più diversi discorsi: parlano di loro, di altri, di quanto succede a Roma, in Italia, nel mondo, citano autori importanti, si confrontano nei pensieri, in tutto quanto rientra nelle conoscenze, nelle esperienze dei giovani moderni, nei rapporti con la famiglia, con l’amore, col sesso, con ambienti di studio, di lavoro. Liberi si mostrano di pensare, di parlare, di fare ma anche capaci si scoprono di sbagliare, di contraddirsi e a volte di mettersi in pericolo. È questo uno degli aspetti della loro condizione, quello che li può portare al rifiuto, alla negazione di quanto era sembrato fosse soltanto loro. È l’aspetto negativo, è quello che la scrittrice vuole cogliere più d’ogni altro quando mostra quei giovani romani tanto sicuri, tanto animati ma anche tanto disposti a cambiare posizione, a diffidare, a sospettare, a guastarsi per conto proprio e con gli altri. L’esempio più significativo sarà quello di Nina, dell’inquieta Nina, che si mostrerà capace di lasciare Bernardo col quale vive da anni, del quale è innamorata oltre ogni limite e di mettersi con Giulio che considera completamente diverso da lei. Staranno insieme per qualche tempo e poi torneranno ognuno sui propri passi. Anche se di genere diverso molti altri cambiamenti avverranno nell’opera.
Ad una situazione così insicura, così esposta a modifiche si contrappone alla fine di ogni capitolo una dichiarazione proveniente da un eminente personaggio politico o religioso e volta a presentare in maniera solenne una nazione, un’Italia che persegue grandi ideali, valori fondamentali, altezze supreme. È la contraddizione più grave, è quella tra la nuova generazione di alcuni anni fa così poco certa del suo avvenire e la classe politica di allora così convinta di rappresentare uno Stato tra i migliori. C’è, quindi, anche un’intenzione polemica nel romanzo, una volontà di contestazione, c’è tutto quanto era venuto a comporre la vita di quegli anni in Italia: i giovani, le famiglie, la condizione sociale, politica, culturale, i suoi problemi. E come altre volte c’è pure lei, la Gamberale, nei panni di quella Nina tanto agitata da bambina e da grande. Anche stavolta la scrittrice è stata quella di sempre, non ha trascurato nessuna delle realtà, quelle che fanno apparire le sue narrazioni come dei documenti, degli attestati, delle registrazioni di quanto è proprio della vita, di quella vita nella quale ha voluto rimanere immersa.