Perché l’apprendimento cooperativo

Perché l’apprendimento cooperativo

di Rosa Maria Cannavale e Maria Rita Natella

Negli ultimi anni si è passati da una famiglia con un televisore a più televisori per una famiglia; da un computer per famiglia a una famiglia in cui ogni membro ne possiede uno.

Inoltre, si è passati dalla famiglia patriarcale alla famiglia allargata.

Si sta tutti insieme eppure si è sempre più soli. Ognuno si rinchiude nel proprio mondo, spesso virtuale, limitando al minimo le espressioni e le interazioni con il resto del mondo.

Prevale l’io – individualista .

Gli amici virtuali non si contano più. Amici virtuali, appunto, ma saranno veramente persone con le quali condividere opportunità e problematiche?

Ecco perché siamo convinte che oggi, ancor più di ieri, è importante avere l’opportunità di affrontare insieme le problematiche legate all’educazione, alla valorizzazione personale, all’apprendimento e alla motivazione.

Il Cooperative Learning[1], come lo definisce Artz e Newman, sono piccoli gruppi di studenti che lavorano in squadre, per eseguire un compito o raggiungere un obbiettivo comune risolvere un problema[2]. Il gruppo è il luogo della comunicazione, degli scambi e delle relazioni significative di un insieme di individui che agiscono in una realtà condivisa. Ci si motiva all’azione, si offrono occasioni di imitazione, si rinforzano i risultati raggiunti, si favorisce la partecipazione e l’integrazione delle competenze in un’ottica di cooperazione.

Non bisogna però confondere il Cooperative Learning con il normale lavoro di gruppo.

L’apprendimento cooperativo si basa sul coinvolgimento attivo delle persone ( ragazzi, studenti, adulti) in lavori di gruppo e sul successo di tutti i membri del gruppo; sulla positiva interdipendenza; sulla responsabilità individuale; sull’interazione faccia a faccia; sull’uso appropriato delle abilità e, non da ultimo, sulla valutazione del lavoro.

Con il Cooperative Learning, anche se a noi piace chiamarlo apprendimento cooperativo, viene incentivata le responsabilità individuale per il perseguimento degli obiettivi comuni, viene favorito l’emergere della responsabilità nei confronti degli altri componenti, e non l’individualismo competitivo, il senso di amicizia e di aiuto reciproco, di responsabilità sociale e di appartenenza al gruppo, il “ noi – gruppo” .

Nel senso psicosociale, un gruppo non è solo l’insieme di più individui che si trovano in uno stesso ambiente, ma è dato dal sentimento di appartenenza a quel gruppo che circola fra i componenti. è solo la circolazione di questo sentimento fra i membri del gruppo che qualifica quel determnato insieme di persone come tale. è  importante che l’insegnante abbia, non solo uno scopo da raggiungere col gruppo, ma che ne conosca anche il suo funzionamento per poterne superare, all’occorrenza, le difficoltà.

L’apprendimento cooperativo deve prevedere incentivi alla cooperazione e una responsabilità individuale del comportamento socialmente corretto durante il lavoro.

Come spiegato da Vygotskij ,1934, nel gruppo che coopera per un apprendimento attivo gli alunni possono confrontarsi e fornirsi assistenza l’un l’altro. E’ proprio questa ricerca di emulazione che favorisce l’interiorizzazione delle funzioni cognitive che si sta cercando di fare propria.

Apprendere in modo cooperativo significa aiutarsi reciprocamente, spiegarsi le varie strategie da usare, usare un linguaggio tra pari.

Negli ultimi quindici anni l’apprendimento cooperativo è diventato un importante approccio metodologico; gli studenti ottengono risultati scolastici migliori, livelli di autostima più alti, maggiori competenze sociali e acquisizione più approfondita di contenuti e abilità.

E, come dicevamo all’inizio, in una società sempre più frenetica dove, pur avendo 1000 amici virtuali, pur vivendo in famiglie allargate, pur avendo a disposizione televisori e computer, pur potendosi collegare in un istante con l’altra parte del mondo, stanno aumentando in modo allarmante i suicidi tra i giovani sotto i 30 anni abbandonati da una famiglia che non sa più ascoltare ne comprendere il malessere quotidiano dei propri figli lasciandoli pericolosamente nella loro più profonda solitudine.

Ed è proprio in questo momento, ne siamo convinte, che i nostri ragazzi hanno bisogno di cooperare, di aiutarsi, di condividere, o più semplicemente di parlare, di risolvere insieme, in gruppo, e non da soli l’obbiettivo che si sono prefissati.



[1] In merito al Cooperative learning l, cfr: Artz A.F., Newman C.M, Cooperative learning, “Matematics Teacher”, 1990, n. 83, pp. 448 449; Ausubel D.P, Educazione e processi cognitivi, Milano, Angeli, 1978: Bandura A., Autoefficacia, Erickson, Trento, 2000; Bernardini A., Un anno a Pietralata, Firenze, La Nuova Italia. 1976; Bruner, J.S., La mente a più dimensioni, Laterza, Bari, 1988; Cohen E.,  Organizzare i gruppi cooperativi. Ruoli, funzioni, attività, Erickson, Trento; COMOGLIO, M., Che cos’è il Cooperative Learning, in: “Orientamenti Pedagogici” , Anno XLIII, n. 2, 1999, pp. 259-293; Comoglio M., Apprendimento cooperativo ed insegnamento reciproco: strategie per favorire l’apprendimento e l’interazione sociale, in Vianello R. e Cornoldi C. (a cura di), Metacognizione, disturbi di apprendimento ed handicap, Edizioni Junior, Bergamo, 1996, pp. 77-107; Comoglio M.,  Il cooperative learning. Strategie di sperimentazione, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1998; Comoglio M. e Cardoso M.A.,  Insegnare e apprendere in gruppo. Il cooperative learning, LAS, Roma, 1996; Comoglio M.,  Educare insegnando. Apprendere e applicare il cooperative learning, LAS, Roma; Cornoldi, C.,  , Metacognizione e apprendimento, Il Mulino, Bologna, 1995; De Beni M., Prosocialità e altruismo, Trento, Erickson, 1998; Demetrio, D., (a cura di) , Per una didattica dell’intelligenza. Il metodo autobiografico nello sviluppo cognitivo, Franco Angeli, Milano, 1995; Dewey J., Il mio credo pedagogico, trad. it. La Nuova Italia, Firenze, 1954; Dixon Krauss, L., Vygotskij nella classe, Erickson, Trento, 2000; Doise W., Mugny G.,  La costruzione sociale dell’intelligenza, Il Mulino, Bologna, 1982; Dweck, C. S., Teorie del Sé, Erickson, Trento, 2000; Farmer T. W., Rifiuto dei pari e comportamenti problema: comprendere l’aggressività negli studenti con difficoltà, in Difficoltà di apprendimento, vol 7, n. 1, ottobre 2001, pp 23 53; Feuerstein R., Rand Y., Hoffman M.B., Miller R., Instrumental Enrichment; An Intervention for Cognitive Modifiability, University Park Press, Baltimore., 1980; Freinet C., Le mie tecniche, Firenze, La Nuova Italia, 1969; Freire P., L’educazione come pratica di libertà, Milano, Mondadori, 1975; Freire P., Pedagogia degli oppressi, Milano, Mondadori, 1980; Gardner H., Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Milano, Feltrinelli, 1987; Ianes, D.,  a cura di , Metacognizione e insegnamento, Erickson, Trento, 1996; Lodi M.  , Insieme. Giornale di una quinta elementare, Torino, Einaudi  1974; Loos S.,  99 giochi cooperativi, Edizione Gruppo Abele, Torino, 1998; Mercer C.D., Jordan L., Miller S.P.  , L’insegnamento della matematica secondol’approccio costruttivista, 1995, in Difficoltà d’Apprendimento, vol.1 n.2, Erickson, Trento, pp. 153 169; Pask, Gordon  . Conversation, Cognition and Learning: A Cybernetic Theory and Methodology, Elsevier, Amsterdam, 1975; Perrenoud, Philippe,  La fabrication de l’excellente scolaire : du curriculum aux pratiques d’evaluation: vers une analyse de la reussite, de l’echec et des inegalites comme realites construites par le systeme scolaire, Librairie Droz, Geneve, 1984; Perret Clermon A., Grossen M., Schubauer Leoni ML.,  La construction dell’intelligence dans l’interaction sociale, Peter Lang, Bern; Polito M.,  Attivare le risorse del gruppo classe, Erickson, Trento, 2000; Pontecorvo C., Ajello A.M., Zucchermaglio C., Discutendo si impara, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1991; Postmann R.,  Anche i cattivi giocano, La Meridiana, Bari, 1999; Rosenthal R. e Jacobson L, Pigmalione in classe, Milano, Angeli, 1984; Schon, Donald A., Il professionista riflessivo : per una nuova epistemologia della pratica professionale, Dedalo, Bari, 1993; Sharan Y. e Sharan S., Gli alunni fanno ricerca, L’apprendimento in gruppi cooperativi, Erickson, Trento, 1998; Slavin R.E., Using Student Team Learning,  3a edizione , Baltimore, 1986;  MD, Center for Research on Elementary and Middle Schools, John Hopkins University, Sullivan Palincsar A. e Brown A.L., Comprensione della lettura: insegnamento delle abilità di pensiero in un contesto di problem solving in gruppo, “Insegnare all’handicappato”, vol.3 n. 2, 1989 pp. 103-114; Topping K.,  Tutoring, Erickson, Trento, 1997; Tressoldi P.E. , Apprendimento cooperativo e insegnamento reciproco: strategie per favorire un apprendimento attivo e indipendente e l’educazione delle relazioni interpersonali, in Vianello R. e Cornoldi C.; (a cura di), Metacognizione, disturbi di apprendimento ed handicap, Edizioni Junior, Bergamo, 1996, pp. 108 115; Trombetta C. e Rosiello L., La ricerca azione, Trento, Erickson, 2000; Vianello R. e Tortello M. (a cura di),  Esperienze di apprendimento cooperat vo, Junior, Bergamo, 2000; Vygotskij, L. S., Pensiero e linguaggio, Giunti, Firenze, 1966.

Siti internet

Portale Erickson http://www.erickson.it newsgroup e materiali da scaricare.

Iprase di Trento http://www.bdp.it/~tnir0006/, nella sezione “Metodi di insegnamento”, sono presenti anche UD.

Scintille.it: http://www.scintille.it/ , articoli e UD.

Nel libro di M. Polito (2000)  è raccolta una vasta bibliografia su questi temi. Rimandiamo ad essa.

Autori

Silvia Andrich, Psicologa scolastica, Gruppo Erickson  TN , autrice di libri e articoli sulle difficoltà di apprendimento e sull’apprendimento cooperativo − E mail silviaandrich@eplanet.it.

Lidio Miato, Dirigente scolastico, Psicologo del gruppo M.T.  Padova , autore di articoli sull’apprendimento cooperativo e libri di psicopedagogia assieme al gruppo M.T. di Padova. E mail dir.ic.telve@scuole.provincia.tn.it.

Mario Polito, Psicologo e pedagogista, Gruppo Erickson  TN , autore di vari libri sul metodo di studio, motivazione, memoria. Ultimo suo libro: Attivare le risorse del gruppo classe, Erickson  2000 − Home page www.mariopolito.it- E mail: info@mariopolito.it, mario_polito@libero.it. – Telefono e fax 0424.460101

[2] In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D’URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992.

 

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