Promuovere o non promuovere gli alunni

Promuovere o non promuovere gli alunni

di Umberto Tenuta

E’ imminente la fine dell’anno scolastico ed i docenti si accingono a valutare gli alunni, ai fini della loro promozione o bocciatura.

Al riguardo, è opportuno tenere presente che, come si affermava nel RAPPORTO FAURE, <<ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>>[1] e che tale affermazione si ritrova sostanzialmente riprodotta nell’art. 1 del Regolamento dell’Autonomia scolastica, laddove si afferma che <<L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>> (Art. 1 del D.P.R. 8.3.1999, n. 275).

In effetti, la normativa pone come obiettivo includibile il successo formativo di tutti i singoli alunni e, al riguardo indica la strategia da seguire, costituita dal miglioramento della efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento.

Altrove[2] abbiamo scritto che il successo formativo non può essere condizionato dalle potenzialità dei singoli alunni, ma dipende dalle strategie formative che i docenti ed il loro collegio mettono in atto.

Scrive Kant che <<La bestia è già resa perfetta dall’istinto… L’uomo invece… non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agireLa specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell’umanità. Una generazione educa l’altra… L’uomo può diventare tale solo con l’educazione>>[3].

Il compito della scuola è quello di promuovere l’umanizzazione dei giovani, il loro divenire uomini, acquisendo i valori che sono propri dell’umanità, in una forma singolare che è frutto del contesto formativo e del progetto della propria umanità che ogni singolo giovane via via esprime.

Come scrive il Doll: <<Per capacità potenziali dei singoli noi intendiamo quelle potenzialità di grandezza imprevedibile, che possono scaturire dall’interno della personalità: potenzialità che possono venire sviluppate o ridotte col processo educativo… le capacità potenziali non sono considerate come delle qualità congenite nell’individuo, che divengono attuali attraverso un processo di maturazione su cui non influisce in alcun modo l’ambiente. Anzi, queste capacità si sviluppano e si “manifestano nello scambio dinamico di influssi fra l’individuo e il suo ambiente”. Vengono definite capacità “potenziali” perché sono un modo di essere dell’individuo, sono una capacità individuale di reagire positivamente e in modo praticamente imprevedibile: “senza alcun preconcetto quanto ai …limiti” delle capacità potenziali…. L’essenza della concezione ebraica e greca dell’uomo era invece di porre l’accento sulla personalità umana dotata di capacità potenziali illimitate, di considerare positivo il fatto che gli sviluppi della personalità umana sono imprevedibili…>>[4].

Non esiste la scolaresca, costituita da venticinque studenti, ciascuno dei quali deve essere aiutato nel suo impegno a costruire la propria personalità, originale, irripetibile, singolare.

Non esiste una scolaresca di venticinque studentii[5] che possono essere impegnati negli stessi apprendimenti, con le stesse strategie e tecnologie, magari costituite dalla voce del docente, dal libro di testo e, a volte, dalle stesse tecnologie educative. Il compito fondamentale dei docenti è quello di personalizzare l’attività formativa, individuando attraverso quali attività ogni studente riesce a realizzare la sua irripetibile personalità.

E’ questo il significato della valutazione formativa[6]

Ovviamente, la valutazione formativa ha significato se si attua in una scuola che privilegia le unità di apprendimento[7] e non le lezioni.


[1] FAURE E, (a cura di), Rapporto sulle strategie dell’educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249.

[2] In merito al successo formativo di tutti i singoli alunni, vedi i saggi dello scrivente in RIVISTA DIGITALE DELLA didattica (www.rivistadidattica.com) e nella rubrica DIDATTICA&EDSCUOLA a cura di Umberto Tenuta  ( www.edscuola.it/dida.html ).

[3] KANT E., Pedagogia, O.D.C.U., Rimini, 1953, pp. 25-27.

[4] DOLL R. C., L’istruzione individualizzata, La Nuova Italia, Firenze, 1969, pp. XI, 19, 21.

[5] Preferiamo indicare gli scolari con il termine studenti, inteso nel suo significato etimologico di “colui che ama” imparare per formarsi: . Studente da studium che in latino significa anche “passione, desiderio, impulso interiore“.. Scrive F. Ferrarotti che <<La scuola non sembra in grado di stimolare e far scoprire ai giovani la gioia della lettura, e di riportare lo studio al suo significato originario di studium, ossia amore, passione, avventura>> (Presentazione: del volume FERRAROTTI F., Leggere, leggersi, Donzelli, Roma, 1998). In merito, vedi: LEZIONI NOIOSE BASTA: VIVA LA GIOIA DI APPRENDERE! di Umberto Tenuta, in www.rivistadidattica.com

6 In altri termini, <<la valutazione è il momento della esperienza educativa… nella quale l’educatore riesce a comprendere per quale itinerario riuscirà a prestare il suo aiuto, quello cioè che legittima la sua funzione, affinché la ricchezza del potenziale educativo (intelligenza, linguaggio, affettività, socialità, volontà, memoria, ecc.) si traduca in libertà personale, in coscienza (intesa, alla maniera dello Spranger, come sorgente normativa), in volontà morale, in creatività: senza nessuna manomissione, senza alienazione di sorta>>(AA.VV., Pedagogia della valutazione scolastica, La Scuola, Brescia, 1974 e UMBERTO TENUTA, Valutazione: selettiva o formativa?, in http://www.edscuola.it/archivio/didattica/valselform.html.

7 In merito cfr. il saggio UNITÀ DIDATTICHE E UNITÀ DI APPRENDIMENTO di Umberto Tenuta, in www.rivistadidattica.com

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