Insegnanti no, maestri si!

Insegnanti no, maestri si!

di Umberto Tenuta

 

Questo grido, credo, sia nel cuore di gran parte degli studenti che stamattina, come ogni mattina feriale, si sentono costretti, loro malgrado, a frequentare le nostre scuole, salve le poche, molto lodevoli eccezioni di scuole alle quali i giovani vanno con gioia, scuole che andrebbero meglio valorizzate anche dalla particolare attenzione della Signora Ministra.

 

In fondo, il problema del rinnovamento della scuola italiana si riassume nel grido dei giovani:

Insegnanti no, Maestri sì!

 

Credo che il senso di questo slogan sia compreso da tutti.

Ma nella mia riconosciuta e quotidianamente riconfermata pedanteria, mi dispongo ancora una volta a cercare di chiarirlo.

 

Insegnanti NO!

Non è un rifiuto personale degli studenti, ma una constatazione di fatto, alla luce delle attuali risultanze della ricerca e della sociopsicopedagogia.

Non si può in-segnare, incidere nella mente degli altri alcuna conoscenza, alcuna capacità, alcun atteggiamento.

Ripeto quanto detto da Confucio:

Se ascolto dimentico 

Se vedo ricordo 

Se faccio capisco 

 

Se ascolto dimentico! 

Peraltro, non è nemmeno possibile ascoltare, se non si è motivati ad aprire le orecchie.

Per ascoltare occorre essere interessati a quello che altri dicono.

E dove anche si ascoltasse qualcosa, quale flatus vocis, lo si dimenticherebbe facilmente.

Se vedo, ricordo! 

Innanzitutto, anche per vedere occorre voler vedere.

E, poi, dalla psicologia della forma (Gestaltpsycologie), apprendiamo che si vede solo quello che si vuole vedere e come lo si vuole vedere (ad modum percepientis).

Se faccio, capisco!

Ancora Piaget: <<L’intelligenza è un sistema di operazioni… L’operazione non è altro che azione: un’azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle operazioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici…>>[1].

Ma quali azioni fanno i giovani studenti nella gran parte nostre scuole, se non quella di sbadigliare?

Non è detto che stando con le mani conserte e gli occhi spalancati, le orecchie non si sa come, essi mettano in moto, se non le braccia ed i piedi, almeno la testa!

Gli studenti non agiscono, non operano, non fanno … niente!

Sono passivi!

Sì, loro, così giovani, così irrequieti, così portati a muoversi, a prendere, a toccare, ad aprire la bocca… sin dal momento della nascita, ora lì, nell’aula dalle pareti grigie, in un silenzio tombale, che cosa fanno, gli studenti non studenti?

Essi non fanno niente, ed è una gran fortuna per gli insegnanti!

Perché se gli studenti effettuassero qualche azione, cosa resterebbe da fare agli insegnanti?

Non sarebbero più insegnanti: non leggerebbero, non parlerebbero, non scriverebbero sulle LIM, non inviterebbero gli studenti a leggere i libri di testo!

E invece no: gli insegnanti parlano, si sgolano, ci mettono tutto il loro fiato, gesticolano con le loro braccia, si agitano, si muovono, scrivono, disegnano sulla LIM!

Sì, gli insegnanti insegnano, traducono in segni fonici e visivi −ma non olfattivi, tattili e cinestetici− i saperi dei libri di testo!

Gran lavoro, quello degli insegnanti!

Ma siamo fermi a quello che possono fare e fanno gli insegnanti in quasi tutte le scuole: parlare, esporre, mostrare, scrivere e disegnare sulla benvenuta LIM, che sostituisce, quando sostituisce, seppure a malincuore, la gloriosa lavagna di ardesia, alla quale con somma ingratitudine nessuno si è degnato di rivolgere un ringraziamento!

 

Ma questo non basta, come oggi risulta manifesto e come si può dimostrare con un semplice sillogismo:

1. L’insegnante parla, espone, mostra, invita a guardare, ad ascoltare, a leggere, a scrivere …anche se molto spesso con divieto di audio e video registrare.

Salvo qualche, sporadiche, lodevoli eccezioni, questo è un dato di fatto inconfutabile, a prescindere dalle modalità in cui queste operazioni vengono eseguite e questo divieto esiste.

2. Gli studenti stanno ordinatamente seduti, con le mani conserte, le orecchie senza tappi e gli occhi aperti, seppure con qualche malcelato sbadiglio.

Diamo per scontato che essi percepiscano visivamente ed uditivamente quanto fa l’insegnante.

Dalla premessa maggiore e dalla premessa minore dovrebbe conseguire che gli studenti memorizzano. 

Se questo avvenisse, sarebbe già un qualche risultato. <<ché non fa scïenza, sanza lo ritenere, avere inteso>>[2],

Ma questo non avviene sempre, perché ci sono studenti bocciati, respinti!

 

−Oddio, ancora oggi è tollerato che la scuola respinga i suoi utenti! −

 

Ma ipotizziamo pure −ipotesi di terzo grado− che gli studenti apprendano, cioè ricordino.

E domandiamoci: basta <<lo ritener>>?

Lasciamo la parola a Montaigne ed a Morin:

è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”.

No, non basta che gli studenti  abbiano la mente ben piena di conoscenze, che peraltro oggi sono a disposizione anche di tutti gli studenti negli smartphone, nei tablet…

Non basta il memorizzare, per garantire, come è obbligatorio, il <<successo formativo>>, la piena, integrale, originale formazione degli studenti.

Assieme al sapere occorre il saper fare e forse soprattutto il saper essere.

Possiamo benissimo sapere come si fanno le quattro operazioni aritmetiche ma non essere capaci di utilizzarle quando facciamo la spesa.

E poi, anche se avessimo la capacità di utilizzarle, le operazioni, non è detto che saremmo disponibili ad utilizzarle, preferendo, per pigrizia, affidarci all’onestà del venditore.

Possiamo avere appresso a scuola tutta la storia dell’umanità e poi non saperla e non volerla utilizzare per comprendere il presente.

Possiamo avere memorizzato tutte le poesie dei grandi Poeti ma non essere nemmeno modesti lettori di poesie.

Oddio, quanto banali sono queste conclusioni!

Conclusioni che dovrebbero scoraggiare qualsiasi insegnante a continuare a fare lezioni con la sua ‘viva voce’, con le LIM, con le presentazioni di POWER POINT…

E, allora?

 

INSEGNANTI NO!

La formazione dei giovani non si realizza se essi non vengono messi nella condizione di formarsi, di educarsi, di esprimere la loro umanità!

Victor, il bambino selvaggio dell’Aveyron, insegna, dovrebbe insegnare… agli INSEGNANTI!

Mi viene da dire: Perché non facciamo un bel corso di aggiornamento per gli INSEGNANTI, facendo vedere −come a me è stata data la felice occasione di vedere in un corso di aggiornamento− il film Il selvaggio di Aveyron di François Truffaut che racconta la storia di Victor?

 

MAESTRI Si!

La formazione dei giovani, la loro educazione non si realizza, non avviene, se essi non sono messi nelle condizioni di formarsi, di educarsi, di fare proprie le conoscenze (sapere), le capacità (saper fare), gli atteggiamenti (saper essere) che gli uomini, emuli di Prometeo, hanno inventato, costruito, organizzato nel lungo cammino dei secoli e continueranno a inventare, costruire, organizzare, fino a quando essi avranno vita, magari su altri pianeti.

 

 

Una rivoluzione copernicana, quindi?

La si è chiesta, forse esagerando, per essere meglio intesi.

L’ho chiesta anch’io, esagerando, in tanti miei scritti che dormono sulle nuvole dei saperi del nostro mediterraneo cielo azzurro.

 

Per formarsi, i giovani debbono innanzitutto compiere azioni, prima reali con oggetti concreti, poi digitali con oggetti virtuali, poi ancora con oggetti iconici, infine con i simboli della scrittura, della matematica, delle scienze…

Occorre una gran rivoluzione!

Occorre cambiare l’aspetto e l’organizzazione delle nostre scuole, anche con una nuova edilizia scolastica che trasformi le aule chiuse in laboratori aperti: laboratori scientifici, matematici, letterari, storici, geografici, artistici, sì, anche artistici, e non in attività integrative, perché tutto è integrativo, in quanto mira alla integrale e piena formazione dei giovani.

 

Sì, laboratori di apprendimento, di formazione linguistica, matematica, scientifica, storica, geografica, artistica…!

Nelle aule gli alunni stanno seduti ad ascoltare gli insegnanti.

Nei laboratori possono stare anche in piedi, possono anche spostarsi, possono anche dialogare tra di loro, possono anche chiedere aiuto ai Maestri…

 

Fattibile, questa rivoluzione?

Sì, fattibile!

Lo dimostrano, tra gli altri uomini grandi della storia della scuola, le Sorelle Agazzi, la Montessori e tanti altri grandi Maestri della Storia del rinnovamento della scuola che abbiamo il dovere di andare a rivisitare.

E lo dimostrano pure quelle umili Maestre e quegli umili Maestri che anche ai nostri giorni fanno grandi le loro scuole!

Attenzione, però!

Non basta creare i laboratori opportunamente attrezzati con le cianfrusaglie agazziane ed i materiali strutturati della Montessori, anche realizzati in formato digitale.

Occorre che i giovani non perdano la gioia di imparare, di essere studenti, filosofi, innamorati del sapere, studiosi.

Filosofi, studiosi vuol dire innamorati del sapere!

Chi li motiva i nostri studenti?

Quanto inchiostro è stato versato sulla MOTIVAZIONE!

Non ultimo, né primo, Gian Giacomo Rousseau.

Non primo, perché l’ha preceduto Virgilio!

Sì, Virgilio che guida Dante nei tre regni dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso ove, infine, lo incorona maestro di sé stesso:

<<…. per ch’io te sovra te corono e mitrio>>[3]

Sì, Virgilio che Dante chiama Maestro:

<<Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore>>[4].

 

NON INSEGNANTI, MA MAESTRI

Quindi, non più Insegnanti, ma Maestri che accompagnano gli studenti, finalmente resi studenti, filosofi, innamorati del sapere dai loro Maestri.

 

Studenti bramosi di compiere azioni, sperimentare, ricercare, inventare, porsi e  risolvere problemi…!

A voler compiere queste operazioni non si può costringere nessuno, con nessuno strumento, nemmeno coi voti, nemmeno con le punizioni che valgono solo per gli animali di Torhndike.

 

Per indurre ad agire, a fare, a manipolare, a cercare, a risolvere problemi… occorre innanzitutto motivare gli alunni, farli diventare studenti.

 

È questo il primo e più importante impegno degli INSEGNANTI, pardon dei MAESTRI che ogni mattina entrano nei laboratori delle nostre scuole ove gli studenti li aspettano con amore, con gioia, con la loro grande, insaziabile, infinita sete di apprendere, di scoprire nuovi mondi, di divenir grandi… come i loro maestri, come i loro Virgili!

 

 

Sogno di Una notte di mezza estate?

No!

Siamo alla fine di un anno, vicini all’inizio di un nuovo anno, che ci auguriamo sia l’anno della scuola della gioia di imparare di tutti gli studenti, e non solo di una sparuta minoranza che hanno già la fortuna di andare incontro ogni mattina, possibilmente anche di sabato, ai loro beneamati Maestri!

 

Questo è l’augurio che io faccio ai giovani ed ai loro maestri: sotto l’albero di Natale la CA’ ZOIOSA di Vittorino da Feltre!



[1] PIAGET J., Avviamento al calcolo, la Nuova Italia, Firenze, 1956, p. 31

[2] Dante, Paradiso, V, 42.

[3] Dante, Purgatorio, XXVII.142.

[4] Dante, Inferno, I, 85-86.