Definizione organici personale scuola: quel ‘budget’ assegnato agli USR

da Tuttoscuola

À la guerre comme à la guerre”, recita un noto aforisma francese, il cui significato è più o meno che ogni situazione va accettata per quello che è, facendo il miglior uso possibile delle risorse a disposizione. Purché il realismo e il senso pratico che sono sottintesi in questo motto non si trasformi in una giustificazione dell’immobilismo e della mancanza di programmazione che, a proposito di tradizioni nazionali, sono un dato caratteristico del sistema italiano.

In questi giorni, si stanno costituendo le classi che funzioneranno il prossimo anno scolastico. Tutti gli uffici regionali stanno procedendo alla formazione delle classi e alla distribuzione delle risorse professionali, ossia degli organici del personale docente. Il punto di riferimento è costituito dal DPR 81 del 2009, il quale detta i parametri per la costituzione delle classi. Mai provvedimento normativo fu più discusso: se i critici (gli apocalittici, avrebbe detto Umberto Eco) lo additano come la causa delle “classi pollaio”, i sostenitori (gli integrati, per dirla sempre con il noto studioso piemontese) sottolineano che il numero medio degli alunni per classe è, al contrario, molto basso, sia sul piano nazionale che su quello dei singoli territori provinciali. Entrambi pongono l’accento su un aspetto parziale della vicenda, che non considera il fatto che gli organici del personale scolastico sono un “budget” assegnato agli uffici scolastici regionali (e da questo ai propri terminali provinciali) per far fronte a tutte le esigenze del sistema, in modo tale che, per garantire la presenza della scuola nel più sperduto degli avamposti istituzionali, nel più arroccato dei comuni italiani, soggetto da anni a uno spopolamento emorragico, è giocoforza che nei grandi centri urbani e nei capoluoghi di provincia, dove i  numeri e le strutture sono più ampi, le classi vengano costituite forzando le norme fino, e oltre, i loro limiti.

Se il sistema ha retto fin qui, con la tradizionale pantomima di sindacati (apocalittici) e amministrazione (integrata) che si registra in questo periodo (con replica della rappresentazione ai primi di settembre), è lecito domandarsi se, in epoca di covid e sotto la spinta della non più procrastinabile ripresa dell’attività scolastica in presenza, fissata già al prossimo 26 aprile, non sarebbe stato il caso di porsi il problema della formazione delle classi in modo nuovo, uscendo dagli schemi di una polemica scontata, basata su mezze verità, che portano necessariamente ciascuno dei contendenti a avere ragione e/o torto per metà.

Nota 20 aprile 2021, AOODPIT 594

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

Ai Direttori Generali e Dirigenti titolari degli Uffici scolastici regionali
e, p.c. All’Ufficio di Gabinetto
Al responsabile della protezione dei dati personali dott.ssa Antonietta D’Amato
al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana di Bolzano
all’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
all’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
al Dirigente del Dipartimento Istruzione e cultura per la Provincia di Trento
al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle D’Aosta
Alle Organizzazioni sindacali del personale scuola e dei dirigenti scolastici

Oggetto: Comunicazione di dati personali del personale scolastico alle organizzazioni sindacali

Decreto Ministeriale 20 aprile 2021, AOOGABMI 138

Ministero dell’Istruzione

Proroga termine di presentazione delle domande per l’inserimento nelle graduatorie di terza fascia del personale ATA

Protocollo di sicurezza per la ‘ripresa’ delle attività scolastiche in presenza e per l’esame di Stato 2020/21

Protocollo di sicurezza per la ‘ripresa’ delle attività scolastiche in presenza e per l’esame di Stato 2020/21: secondo incontro con il Ministero dell’istruzione

L’ANP ha partecipato oggi, in videoconferenza, all’incontro promosso dal Capo di Gabinetto Dott. Fiorentino per affrontare i temi del protocollo di sicurezza per la ripresa delle attività scolastiche e per gli esami di Stato del corrente anno scolastico. 

In apertura il Capo di Gabinetto ha affermato che la decisione di far svolgere le attività didattiche in presenza in tutte le scuole dal prossimo 26 aprile è stata largamente condivisa dal Parlamento. Il Ministero dell’istruzione ha comunque messo in atto da tempo tutte le iniziative necessarie a realizzare questa finalità, in primo luogo provvedendo a distribuire, già il 31 marzo scorso, gli stanziamenti previsti dal ‘Decreto Ristori’.  

Il Dott. Fiorentino ha comunicato, inoltre, che l’annunciato rientro di tutti gli studenti nelle scuole sarà preceduto da un incontro, programmato per domani 20 aprile, tra il Comitato tecnico scientifico e il Ministero al fine di valutare la necessità di una rimodulazione delle misure finora applicate. Ha dichiarato, tuttavia, che il Ministero non intende introdurre nuove regole, bensì valorizzare i modelli di gestione precedenti: a tal fine, il Capo Dipartimento Dott. Versari emanerà a breve una nota con indicazioni tecniche per gli uffici periferici e le istituzioni scolastiche. Si è anche ribadita la centralità dei tavoli prefettizi per la soluzione di criticità territoriali: è in atto, in tal senso, un forte coordinamento con il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.  

L’Amministrazione ha infine invitato le organizzazioni sindacali a far pervenire per iscritto eventuali richieste di modifiche al protocollo degli esami siglato lo scorso anno. 

L’ANP ha assicurato che provvederà quanto prima al fine di contribuire alla predisposizione di un documento tecnico che sia utile e funzionale in vista dell’esame di Stato.  

Abbiamo naturalmente preso atto della volontà del Parlamento di realizzare, fin dal 26 aprile, la cosiddetta ‘riapertura delle scuole’ anche se la narrazione che si sta diffondendo non è del tutto rispondente a verità: le scuole non sono mai state chiuse durante l’anno scolastico, ma hanno lavorato con enorme impegno sia quando le attività didattiche si sono svolte in presenza, sia quando queste sono state accompagnate o sostituite da quelle da remoto. Del resto, alcune scuole non possono e non hanno potuto mai garantire la presenza di tutti gli studenti nei locali scolastici, per assenza di spazi adeguati. A tale riguardo, si è ricordato quanto già previsto dal D.M. n. 39/2020, tuttora vigente, con riferimento alle scuole secondarie di secondo grado sulla possibilità di adottare forme di didattica a distanza nell’impossibilità di garantire l’attuazione delle misure finalizzate alla prevenzione e al contenimento del contagio. 

Abbiamo anche evidenziato che non riteniamo opportuno procedere a una mera revisione del protocollo del 6 agosto 2020: non sempre e non in tutti i territori esso è stato correttamente attuato, soprattutto a causa delle falle nel sistema dei tracciamenti delineato dal Rapporto ISS 58/2020 di cui pure, oramai da mesi, è stato annunciato un aggiornamento. Abbiamo ribadito, a tal fine, che deve essere fatta chiarezza sulle raccomandazioni del rapporto ISS 4/2021 sia per garantire l’attuazione di misure di sicurezza efficaci che vadano oltre la raccomandazione (se applicare un distanziamento di 1 m o di 2 m, se utilizzare mascherine chirurgiche o FFP2), sia per delimitare con nettezza le connesse responsabilità.  

Inoltre, abbiamo chiesto di fornire indicazioni coerenti con la Nota del Ministero della Salute del 31 gennaio 2021, n. 3787, che introduce la necessità del tracciamento dei contatti a basso rischio, oltre che quello dei contatti ad alto rischio (cosiddetti contatti stretti), con evidenti conseguenze sulla disposizione delle quarantene di studenti e personale e, quindi, sull’organizzazione delle scuole.  

Per quanto riguarda la ripresa delle attività prevista per il prossimo 26 aprile, abbiamo infine fatto presente che i tavoli prefettizi e i tavoli regionali, previsti dal Protocollo dello scorso 6 agosto, non hanno sempre prodotto i risultati attesi. L’ANP ritiene molto utile riproporre un tavolo nazionale permanente al quale, però, deve riconoscersi una funzione di stimolo e di coordinamento rispetto ai tavoli regionali, per evitare che in alcune regioni le interlocuzioni siano efficaci ed in altre, invece, la mancata partecipazione degli attori previsti ne pregiudichi l’efficace operatività. 

In conclusione, abbiamo richiesto di completare il piano vaccinale del personale in servizio presso le scuole per garantire le condizioni di sicurezza che, sole, possono dare continuità all’erogazione del servizio: è necessario, in particolare, che tutto il personale impegnato nell’imminente esame di Stato porti a termine la procedura vaccinale prima del suo inizio. 

Il Capo di Gabinetto ha assicurato tutto il suo impegno per accelerare il completamento delle vaccinazioni del personale scolastico. 

L’ANP comunicherà tempestivamente a tutti i soci gli esiti dei prossimi incontri. 

COVID: PROTOCOLLI DI SICUREZZA INVARIATI SE NON INTERVIENE IL CTS

COVID: PROTOCOLLI DI SICUREZZA INVARIATI SE NON INTERVIENE IL CTS

“Una riunione del tutto inconcludente, che lascia invariata la situazione sul fronte sicurezza e non accoglie le nostre istanze”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta l’incontro che si è svolto questa mattina tra sindacati e Ministero dell’Istruzione, e convocato ieri in serata con pochissimo preavviso, in merito ai protocolli di sicurezza per la ripresa delle lezioni in presenza al cento per cento e per gli esami di Stato.

“L’Amministrazione – spiega il coordinatore nazionale – ci ha riferito che, in mancanza di una richiesta di modifica da parte del Comitato Tecnico Scientifico, resteranno in vigore i protocolli dell’anno scorso, ovvero gli stessi, va sottolineato, che non sono stati applicati perché i relativi tavoli previsti non sono mai stati convocati. Non c’è alcuna traccia dei tamponi salivari, il tracciamento dei contagi è un miraggio e ben poco è stato fatto per quanto riguarda aule e organico. Appare evidente, dunque, che la riapertura delle scuole rappresenta una scelta politica assunta dal governo senza il supporto di evidenze scientifiche né di interventi mirati a risolvere le questioni più stringenti per garantire la tutela della sicurezza e della salute. A ciò si aggiunge il ritmo troppo lento a cui sta procedendo la campagna vaccinale. A questo punto – conclude Di Meglio – non ci resta che confidare nel meteo, con l’aumento delle temperature che, come noto, provoca una frenata dei contagi”.

Governo rivaluti la scelta per la ripresa in presenza al 100%

Scuola, Governo rivaluti la scelta per la ripresa in presenza al 100% e lavori concretamente per raggiungere l’obiettivo in sicurezza

Roma, 19 aprile 2021 – Si è svolto stamattina, l’incontro del Ministero dell’Istruzione con  le organizzazioni sindacali del comparto Istruzione e ricerca sul protocollo di sicurezza per la ripresa delle attività didattiche in presenza al 100%  dal 26 aprile.
In questi ultimi mesi le scuole del primo ciclo hanno frequentato in presenza nella maggioranza delle regioni, tuttavia ciò che sarebbe stato necessario per la riapertura in presenza al 100% in tutti gli ordini e gradi non è stato ancora realizzato, con il paradosso che la campagna di vaccinazione dedicata al personale scolastico è stata bloccata.

A margine dell’incontro al MI, Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL denuncia: “Ci troviamo davanti a un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali. Prima di decidere la riapertura al 100% in presenza bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione, rinnovare i protocolli di sicurezza, effettuare tracciamenti, anche a campione, valutare i dati dei vaccinati, ancora non disponibili. In caso contrario non c’è alcuna garanzia per studenti e personale scolastico”.

La FLC CGIL di fronte a questa determinazione del Governo, assieme alla richiesta dell’immediata ripresa delle vaccinazioni al personale scolastico, ritiene necessario ottenere i dati relativi alla quantità di personale vaccinato, e se con prima o seconda dose. E’, questo, un passaggio necessario per un rientro in sicurezza nel tempo più breve possibile assieme al quale occorrono quei provvedimenti che da mesi riproponiamo alla politica, come l’aggiornamento dei protocolli di sicurezza, che sono fermi all’estate del 2020 e l’attivazione di un’efficace azione di tracciamento con tamponi in via prioritaria per la scuola. Occorre poi potenziare i trasporti (che sono il luogo dove le persone che frequentano la scuola corrono i rischi maggiori di contagio) e consentire che le scuole – supportate dagli uffici scolastici regionali, e non più costrette a seguire le discutibili decisioni delle Regioni e/o delle Prefetture – possano auto organizzarsi circa gli orari di ingresso e d’uscita, la durata delle lezioni e quant’altro occorra per garantire il lavoro e le lezioni in sicurezza.
Infine, dove gli alunni non possono portare la mascherina bisogna prevedere e garantire al personale la mascherina FFP2.

La FLC CGIL chiede dunque che il Governo rivaluti la scelta per la ripresa attività scolastiche in presenza al 100% dal 26 aprile prossimo e lavori concretamente per raggiungere l’obiettivo in sicurezza a partire, lo ribadiamo, dalla ripresa immediata della campagna di vaccinazione.

Ristori anche agli studenti

Scuola. Ristori anche agli studenti

Franco Buccino

REPUBBLICA ED. NAPOLI 19 APRILE 2021

Con la conclusione delle vacanze pasquali, tradizionalmente, comincia una fase dell’anno scolastico a dir poco caotica. Parti importanti dei programmi ancora da svolgere, interrogazioni sempre più incalzanti, la gita di fine anno, e poi scrutini, esami, promossi, bocciati, rimandati con uno o più “debiti”. Sembra impossibile, e però miracolosamente si porta a termine tutto.

O meglio, si portava. Perché la pandemia, tra l’altro, ha stravolto i ritmi e i tempi della scuola. Sono scomparse, o quasi, le occupazioni, le gite, le visite didattiche, le interrogazioni fuori aula in “confessionali” di fortuna, e spesso anche le ore di lezione, almeno quelle in presenza. Già l’abbiamo visto lo scorso anno. E ora si replica. Con una aggravante: in tante regioni del centro nord si sono ridotte le ore di lezione in presenza. Da noi non è cambiato quasi niente: poche erano, pochissime sono diventate.

Ci sono vistose carenze della scuola, del tempo scuola, del sistema scuola, che riguardano le opportunità di apprendimento, le occasioni di rafforzamento o di recupero, i laboratori e le attività integrative, perfino la socializzazione e il tempo libero. Si sta diffondendo il timore che quest’anno si svilupperà un forte contenzioso tra quanti saranno colpiti da bocciature o “debiti” e le scuole.

Diciamocelo con franchezza: il ricorso è temuto dalle scuole. Non tanto nel merito, perché il giudizio del consiglio di classe è difficile da ribaltare, quanto per gli aspetti burocratici e relativi adempimenti in capo ai componenti del consiglio stesso. Nel merito invece, in verità, il ricorso dovrebbero farlo tutti gli alunni e studenti: bocciati, promossi e rimandati. Per le privazioni che hanno subito quest’anno e il precedente. E non certo fare il ricorso contro i docenti, e neppure contro la singola scuola. Lo farei contro chi ha deciso con superficialità per chiusure generalizzate. Contro chi ha diffuso dati generici o non veritieri, come Regioni ed Enti Locali. Contro la solita inadeguata amministrazione scolastica, che in questa fase, al posto di vergognarsi per il fallimento della sua azione e per le sue responsabilità, sta pensando di “chiudere un difficile anno scolastico” senza contenzioso, con le solite circolari contraddittorie e di difficile lettura.

A me , come a tanti altri, è capitato di invitare le persone, i genitori, gli studenti, i docenti, un po’ a rassegnarsi per questa pandemia, a capire perché si chiudevano le scuole, a non radicalizzare le proteste contro la dad, che comunque è uno strumento in mano alla scuola. A invogliare i compagni a sostenere il ragazzo disabile in presenza (magari proprio quel disabile tante volte allontanato dall’aula e dai compagni!). Non è stato facile dire cose in cui non si credeva, e però lo scopo era ed è quello di pretendere per questi ragazzi, tutti, dei recuperi sostanziali di gran parte di quello che hanno perso.

È tempo di ristori. Per tutte le categorie. Anche se ci saranno delle furbate, anche se magari non si riuscirà a bloccare la chiusura di tante attività e il licenziamento di tante persone, quando finirà la cassa integrazione. Anche se la ripartenza sarà, in ogni caso, dura e dolorosa. Perché non pensare, allora, a ristori per i nostri studenti, i nostri alunni, che hanno “perso” due anni di scuola? Bocciati e promossi. Ristori con quote individuali e variabili: più consistenti per i ragazzi  che frequentavano una scuola già povera e carente di tempo scuola, spazi e laboratori, prima che chiudesse.

Io credo che su questo ”ricorso collettivo”, su questo piano di “ristori” per i nostri alunni, figli e nipoti, ci sarebbe un consenso e un sostegno, e una capacità di mobilitazione dell’intera nazione.

Caccia a 100mila insegnanti: il 60% dei posti vuoti è al Nord

da Il Sole 24 Ore

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Parte la caccia a 100mila prof. Mentre le scuole contano i giorni che mancano al 26 aprile e che dovrebbero portare alla riapertura anche delle superiori nelle zone gialle e arancioni, il governo già pensa al 1° settembre e al modo per avere tutti i docenti in cattedra. Riuscirci non è scontato sia perché gran parte dei vuoti (il 60%) si concentrano al Nord, sia perché l’ultima parola sulle risorse a disposizione non è stata detta.

La mappa dei posti vacanti

Secondo le prime elaborazioni della Cisl Scuola, anticipate al Sole 24Ore del Lunedì, terminate le operazioni di pensionamento (circa 30mila cessazioni di docenti, inclusi i 2mila per limiti d’età), i posti vacanti al 1° settembre per i professori sfiorano i 100mila, inclusi i 5mila in più sul sostegno della scorsa manovra. La fetta principale delle disponibilità, oltre 20mila, è come sempre in Lombardia; in generale, 6 posti su 10 sono al Nord, da Bologna in su. Ma è una fotografia “in corso d’aggiornamento” vista le oltre 90mila domande di mobilità inoltrate dagli insegnanti nonostante i blocchi triennali e quinquennali. E quindi, il 7 giugno, quando verranno pubblicati i movimenti, rischiamo di assistere a una nuova mobilitazione di massa dei docenti (circa 50mila), soprattutto in direzione Nord-Sud, e dunque alla necessità di aggiornare la mappa dei posti scoperti.

Nel frattempo, Palazzo Chigi e Istruzione hanno già iniziato a vagliare, in raccordo con l’Economia, diversi ipotesi per riempire i 100mila vuoti appena citati. A partire dalla ricognizione dei docenti attualmente presenti nelle graduatorie dei vecchi concorsi o nelle Gae a esaurimento. Ma se consideriamo che, attingendo a questi canali, negli scorsi anni si è riusciti a riempire meno del 30% dei posti autorizzati è chiaro che bisognerà cercare altrove. Al netto dell’inserimento pressoché sicuro dei 32mila insegnanti del concorso straordinario e dell’impossibilità ormai altrettanto certa di poter contare sui 46mila previsti dalle due selezioni ordinarie al palo, la strada principale sembra ancora quella del corso-concorso “sanatoria” per 50-60mila precari (su cui si veda Il Sole 24Ore di Lunedì 29 marzo).

Ma la soluzione finale dipenderà anche dalle risorse disponibili. Secondo i primi calcoli, assumere 100mila docenti costerebbe già il primo anno circa 3,5-4 miliardi di euro (da cui detrarre ovviamente i risparmi per i mancati pagamenti dei supplenti che verrebbero stabilizzati). Da qui la prudenza dei tecnici di via XX Settembre e la contestuale ipotesi di spalmare l’esborso totale su un arco almeno triennale. In questo caso, a settembre si proverebbe ad assumere a tempo indeterminato 70-80mila docenti, poi altri 10-15mila in ciascuno dei due anni successivi.

Il nodo sostegno

I desiderata del governo si scontrano con una difficoltà nella difficoltà: reperire docenti specializzati sul sostegno per riempire sia le scoperture d’organico storiche sia i 5mila nuovi ingressi previsti dalla manovra 2021 (che sul triennio diventano però 25mila). Se è vero che per l’immediato si può contare sui quasi 20mila reduci del V quinto ciclo di Tirocini formativi attivi (Tfa) già l’anno prossimo potrebbe esserci qualche difficoltà in più. Anche se gli atenei hanno confermato alla ministra dell’Università, Cristina Messa, di essere pronti a formarne 22mila, al momento il totale dei posti bandibili si ferma a 19mila visto il tetto di 40mila specializzandi autorizzato dal Mef per il triennio 2018-2020. All’Istruzione l’onere di chiederne 3mila in più e all’Economia il compito di concederli.

Proroga in vista per i 60mila supplenti dell’organico aggiuntivo anti-Covid

da Il Sole 24 Ore

di Eu.B e Cl.T.

Il conto dei professori da nominare per assicurare la riapertura delle scuole in sicurezza a settembre è destinato ad aumentare. Nel computo vanno aggiunti i 60mila docenti, stavolta a tempo determinato, che hanno fatto parte quest’anno dell’organico Covid e che saranno utili anche l’anno prossimo. A confermarlo è stato nei giorni scorsi lo stesso ministro Patrizio Bianchi durante un incontro con le organizzazioni sindacali. Anche se resta da capire quanti ne serviranno e per quanti mesi.

Ma partiamo dai punti fermi. A cominciare dall’amara considerazione che l’emergenza sanitaria si trascinerà anche nei prossimi mesi e dunque le regole di distanziamento anti-contagio torneranno ancora utili. Da qui la scelta del ministero dell’Istruzione di confermare, almeno per il 2021/22, l’organico aggiuntivo Covid-19, creato lo scorso anno da Lucia Azzolina, che ha provveduto a stanziare complessivamente circa 2 miliardi di euro, di cui 1,5-1,6 proprio per consentire alle scuole di assumere a tempo determinato docenti e personale tecnico-amministrativo.

Secondo i calcoli della Cisl Scuola, con le risorse a disposizione nel 2020/21, si potevano stipulare circa 60mila contratti con docenti e altri 20mila con personale Ata. Da fonti sindacali, risulterebbero firmati circa 90mila contratti (parte di essi possono però riguardare posti a orario ridotto o sostituire supplenti). Nel complesso, quindi, la conferma per il 2021/22 potrebbe interessare circa 80mila tra prof e Ata.

Passando alle questioni da risolvere, la prima riguarda la gestione di questo organico aggiuntivo, che nei mesi scorsi si è rivelata complessa. Con ritardi nel pagamento degli stipendi, giunti anche dopo 4 mesi di lavoro. Nell’interpretazione dei sindacati molti problemi sono dipesi dal fatto che lo Stato ha stanziato le risorse, lasciando poi libere le scuole di decidere come usarle: in sostanza, tutto è dipeso dalla tipologia di personale assunto e dal costo del singolo contratto.

Per evitare il bis, i sindacati della scuola, praticamente all’unisono, hanno chiesto al ministro Bianchi di “trasformare” i posti Covid in organico di fatto, e quindi di coprirli con contratti almeno fino al 30 giugno. Ma il responsabile di viale Trastevere non ha ancora dato una risposta definitiva. Complici le difficoltà a sciogliere il nodo risorse che, come abbiamo raccontato nell’altro articolo in pagina, s’intreccia con le immissioni in ruolo e dunque con l’intera operazione settembre.

Superiori in classe al 100% in zona gialla e arancione, fino alla terza media in rossa

da Il Sole 24 Ore

di Claudio Tucci

Il governo ci riprova, e dal 26 aprile è pronto a riportare in presenza al 100% tutti gli studenti, compresi quelli delle superiori, nelle aree gialle e arancioni. Anche in zona rossa si allenta un po’ la stretta: tutti in classe fino alla terza media, per le secondarie di secondo grado invece il rientro tra i banchi si porta al 50%.

L’obiettivo dell’intervento, che confluirà in un prossimo provvedimento normativo, lo hanno sintetizzato il premier, Mario Draghi, e il ministro della Salute, Roberto Speranza, ieri in conferenza stampa a palazzo Chigi: consentire a quasi tutti i circa 8,5 milioni di alunni di poter trascorrere un mese, o poco più, in classe, e quindi assaggiare un primo ritorno alla normalità, dopo ormai quasi due anni scolastici trascorsi in prevalenza “da remoto”. Soddisfatto anche il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi: «Con questa decisione – ha aggiunto – mandiamo un messaggio di speranza e di responsabilità. Nei prossimi giorni lavoreremo con i nostri uffici territoriali, gli enti locali, le scuole, i tavoli prefettizi».

Ma l’intenzione di massima dell’esecutivo rischia di scontrarsi, tuttavia, con i problemi e le difficoltà che gli istituti vivono dallo scorso settembre, e che non si esauriscono nel solo trasporto pubblico, dove il premier Draghi ha ricordato l’investimento di 390 milioni di euro (in parte però ancora da assegnare agli enti territoriali) e le limitazioni alla capienza sui mezzi (50%).

Al netto del rebus trasporti, che rappresenta un nodo importante e in larga parte irrisolto, occorrerà affrontare in una manciata di giorni poi il tema degli spazi: un ritorno massiccio al 100% in molte regioni creerà infatti non pochi ostacoli agli istituti superiori (diversi presidi ipotizzano già doppi turni per gli alunni). C’è poi «lo screening tramite tamponi veloci, ma non abbiamo avuto ancora novità – ha evidenziato Antonello Giannelli, a capo dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi -. Tutti auspichiamo la riapertura ma il tema è la fattibilità, non abbiamo informazioni che le condizioni vi siano».

Sempre sulla scuola, è in arrivo anche un’altra novità. Per la prima volta, gli scrutini potrebbero essere anticipati al 1° giugno, quindi prima del termine delle lezioni, che in base ai calendari regionali quest’anno è fissato tra il 5 e il 12 giugno. A prevedere l’anticipo degli scrutini (e in buona sostanza della scuola) è un’ordinanza dell’Istruzione all’esame del Consiglio superiore della Pubblica istruzione (Cspi). L’anticipo degli scrutini, secondo quanto si apprende, servirebbe a programmare poi i corsi per il recupero degli apprendimenti, nelle modalità “aperte” anche a territori e terzo settore, ipotizzati nelle scorse settimane dal governo, e che dovrebbero – anche qui il condizionale è d’obbligo – andare avanti per tutta l’estate.

Bullismo, il Miur condannato per lite temeraria: è la prima volta

da Il Sole 24 Ore

di Marisa Marraffino

Per la prima volta in un caso di bullismo il Miur dovrà risarcire il danno da lite temeraria ai genitori di un bambino di dieci anni, aggredito da un compagno durante la ricreazione e lasciato da solo nei bagni per quarantacinque minuti.

Lo ha stabilito il Tribunale di Potenza (giudice Giuseppe Lomonaco), con la sentenza 425 pubblicata lo scorso 12 aprile, che si è pronunciato sui fatti accaduti in una scuola primaria a causa della mancata sorveglianza dei docenti.

I fatti
L’insegnante si era accorta della violenza soltanto dopo essere stata avvertita da altri bambini e aveva trovato l’alunno in bagno mentre perdeva sangue. Nessuno si era preoccupato di avvisare i genitori, venuti a conoscenza dell’episodio soltanto al momento dell’uscita dei ragazzi da scuola.

Nonostante la responsabilità dell’istituto scolastico fosse chiara, trattandosi di un evidente caso di culpa in vigilando, ai genitori è toccato fare causa per ottenere il risarcimento del danno, quantificato in oltre 6mila euro, ai quali dovranno aggiungersi adesso le spese legali e mille euro a titolo di lite temeraria, che viene riconosciuta quando il giudice configura un abuso dello strumento processuale a scopi meramente dilatori.

La sentenza
«E’ pacifico – si legge nella sentenza – che l’alunno sia stato autorizzato a recarsi da solo nei bagni dell’istituto senza che l’insegnante prevedesse di accompagnarlo o si sia premurato di verificare che entrasse nella sfera di vigilanza dei bidelli o di altri insegnanti».Da qui la responsabilità dettata dall’articolo 2048 del Codice civile che viene meno soltanto quando la scuola può dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare l’evento.

Va ricordato, poi, che l’obbligo di vigilanza è maggiore quanto più piccoli sono gli alunni. In questo caso si trattava di un caso di bullismo maturato all’interno di una scuola primaria dove l’obbligo di sorveglianza è rafforzato proprio per l’età degli studenti. Oltra al danno biologico, il giudice ha disposto il risarcimento del danno morale, inteso come «dolore, vergogna, paura disistima, disperazione».

A pesare il fatto che il bambino sia stato lasciato da solo per quarantacinque minuti, senza che nessuno se ne accorgesse, indice palese di «turbamento e della vergogna di farsi vedere dall’insegnante e dagli amici di classe nella particolare condizione di sconfitto ed umiliato dalla disputa avuta con l’altro coetaneo».

La vittima, inoltre, aveva smesso per qualche giorno di andare in classe, oltre a manifestare l’intenzione di cambiare scuola. Tutti segnali degli episodi di bullismo in corso, sottovalutati dalla scuola.

Rischi prevedibili
Per il giudice, infatti, i rischi di finire vittima di bullismo sono prevedibili soprattutto quando gli studenti sono nel pieno dell’età evolutiva. «L’età adolescenziale e preadolescenziale – si legge nella sentenza – è connotata da peculiare fragilità (…) in quanto proprio in quella fase i bambini tendono caratterialmente a prevalere sull’altro sino ad instaurare una competizione caratteriale e fisica».

I precedenti
Non è la prima volta che i giudici si pronunciano sul danno morale derivante dalle aggressioni subite in ambito scolastico. La pronuncia di Potenza arriva dopo la sentenza n. 1087 del Tribunale di Reggio Calabria (giudice Stella) del 20 novembre scorso che aveva definito il bullismo «un dolore dell’animo» da risarcire tenendo conto delle proiezioni che le violenze e le umiliazioni hanno nel tempo nella vita di chi le subisce. Le sentenze degli ultimi anni hanno rafforzato la tutela delle vittime di bullismo, fissando principi chiari e condivisi, che non possono più essere ignorati.

Studenti italiani all’avanguardia nella consapevolezza economica e ambientale

da Il Sole 24 Ore

di Eu. B.

I giovani italiani mostrano una maturità e un orientamento al futuro sorprendenti e unici. A una consapevolezza ambientale si abbina quasi sempre la consapevolezza economica. L’attenzione per l’ambiente e per il denaro è trasversale al genere. Il ruolo dei gentiori resta cruciale. Sono i principali risultati di una ricerca che il Museo del Risparmio di Intesa Sanpaolo ha promosso per indagare come i giovanissimi (13-18enni) affrontano il tema della sostenibilità in senso ampio.

Il progetto
Si tratta di un approfondimento di natura complementare all’attività educativa del progetto Save che il Museo ha disegnato e propone da tre anni insieme al Bei Institute, per sensibilizzare i giovani all’uso consapevole delle risorse finanziarie e ambientali, all’economia circolare e all’inclusione sociale.Sono state raccolte 400 interviste tramite tecnica Cawi (Computer assisted web interviewing) rivolte a un campione di 13-18enni rappresentativo dell’universo di riferimento per sesso, singole età anagrafiche e area geografica di residenza.

La maturità dei giovani italiani
Secondo la ricerca i giovani italiani mostrano una maturità e un orientamento al futuro sorprendenti e unici. L’adesione al tema della sostenibilità è alta, segno di una sensibilità radicata, si potrebbe dire ‘nativa’ per la generazione dei Fridays for future. Sia quando si tratta di attenzione verso le risorse ambientali, sia quando si tratta di gestione del denaro. Sia il punteggio medio dell’indice di consapevolezza ambientale che quello dell’indice di consapevolezza economica sono pari a 6.7 punti in una scala da 0 a 10.
Il 96.1% dei giovani italiani ha sentito parlare del problema del cambiamento climatico. L’impegno in prima persona dei giovani per ridurre lo spreco delle risorse naturali ottiene un punteggio pari a 6.7. La gravità della mancanza di attenzione degli adulti verso le tematiche ambientali è giudicata in un punteggio di 7.9.
L’83.5% dei giovani italiani che ha soldi a propria disposizione dichiara l’abitudine a pensare come usarli. L’85.9% risparmia denaro con una finalità ben precisa (per realizzare un progetto o, secondariamente, per allontanare la paura di diventare povero). La capacità individuale di tenere sotto controllo le spese rimandando quelle non necessarie è pari a 7.1.

Consapevolezza ambientale ed economica di pari passo
Per i nostri giovani la consapevolezza ambientale e quella economica sono intimamente connesse: chi ha grande attenzione per le risorse naturali gestisce con uguale cura il denaro.Dalla consapevolezza della finitezza – in alcuni casi vera e propria scarsità di risorse -evocata dalle ripetute crisi economiche, lavorative, sociali, climatico-ambientali e ora pure sanitarie, i ragazzi hanno imparato la responsabilità nell’uso dei beni di cui dispongono.

Attenzione per l’ambiente e per il denaro trasversale al genere
A una trasversalità di partenza dell’attenzione all’ambiente e al denaro seguono però alcune peculiarità tra ragazzi e ragazze. Pur ottenendo, rispettivamente, 6.8 e 6.9 punti nell’indice di consapevolezza ambientale e 6.9 e 6.9 in quello di consapevolezza economica, le seconde hanno un minore tendenza dei primi (5.3 contro 5.6), a usare il denaro pensando solo alla propria felicità. Inoltre, sentono con maggiore frequenza di valere poco e amano le storie sui social che raccontano di persone di diverse parti del mondo.I ragazzi invece sono più felici, hanno infatti un punteggio pari a 7.1 mentre le ragazze si fermano a 6.7.

Il ruolo cruciale delle famiglie
I genitori svolgono ancora un ruolo di primaria importanza per i 13-18enni italiani, vengono infatti presi a modello da una larghissima maggioranza di ragazzi sia quando si parla di sostenibilità ambientale che di sostenibilità economica. Ma se il modello di riferimento familiare è quasi esclusivo per quanto riguarda la consapevolezza economica, perché i genitori sono la prima fonte di denaro e sono spesso l’unico modello esistente, il ruolo dei genitori diventa meno esclusivo quando si tratta di sostenibilità ambientale. Sia perché i ragazzi di solito sono più bravi nell’adottare i nuovi comportamenti (fare la raccolta differenziata, prestare attenzione allo spreco di acqua, usare forme di mobilità alternativa, eccetera), sia la questione ambientale è affrontata ampiamente dai media e nei contesti extra-familiari.

Miur e Rai Cultura insieme verso gli esami di Stato

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

L’esame di Stato del secondo ciclo, la Maturità 2021, con tutte le sue novità: dall’elaborato, che sarà assegnato a ciascuna ragazza e ciascuno ragazzo entro fine aprile, alle modalità di svolgimento del colloquio, al Curriculum dello studente. Sarà il tema al centro del nuovo appuntamento “La Scuola in Tivù – Percorsi di Maturità”, in onda su Rai Scuola, dal 19 al 29 aprile, dal lunedì al giovedì, con due puntate quotidiane, dalle 15.30 alle 16.30, in replica dalle 19.30 alle 20.30. Tutti i contenuti resteranno poi sempre a disposizione della comunità scolastica sul portale di Rai Scuola (https://www.raiscuola.rai.it/) e su Rai Play (https://www.raiplay.it/).

Protagonisti degli approfondimenti che andranno in onda nei prossimi giorni saranno esperti individuati dal ministero dell’Istruzione che illustreranno, puntata dopo puntata, cosa è e come si struttura l’elaborato (anche con esempi relativi ai diversi percorsi scolastici), come si articola il colloquio, come si compone e si compila il Curriculum dello Studente. Non mancheranno, poi, momenti specifici di approfondimento sull’analisi del testo, sui Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto) e sull’insegnamento dell’Educazione civica.

Sarà dedicata agli Esami di Stato 2021 anche la programmazione del venerdì di #maestri, in onda dal 7 maggio al 25 giugno – alle 15.20 su Rai3 e alle 17.40 su Rai Storia – sempre in collaborazione con l’Istruzione. Al centro della conversazione principale di ogni puntata, condotta da Edoardo Camurri, ci saranno le studentesse e gli studenti che racconteranno, in collegamento da casa, gli argomenti dei loro elaborati, per farli diventare oggetto di ragionamento insieme a una ‘maestra’ o un ‘maestro’ in studio.

L’offerta di Rai Cultura per la #Maturità2021 sarà completata da un percorso online sul portale di Rai Scuola (www.raiscuola.rai.it/percorsi/maturita) dove sarà possibile trovare tutti i materiali dedicati all’esame.

“Maturità. Lezioni e approfondimenti per l’esame di Stato”, in particolare, è il percorso didattico costruito con lezioni tenute da insegnanti, docenti universitari, accademici e divulgatori per tutte le studentesse e gli studenti che stanno per affrontare questa prova.

Con l’ausilio di programmi televisivi dedicati e approfondimenti divisi per discipline, su www.raiscuola.rai.it i maturandi e i loro docenti potranno trovare materiale audiovisivo sui protagonisti della Letteratura italiana e straniera, sulla Storia dell’arte, la Storia contemporanea, le Lingue classiche, le Lingue straniere, la Filosofia e il Debate, le Scienze sociali, l’Economia e il Diritto, la Musica e la Danza e una serie di lezioni interdisciplinari.

Per le materie scientifiche ci saranno: Matematica, Fisica, Biologia e Biotecnologie, Scienze della terra, Chimica e uno speciale sui profili de “I giganti della Scienza”. Una sezione sarà dedicata all’Educazione civica.

Riapertura scuole il 26 aprile, sindacati preoccupati: nessuna garanzia in più. Continuare con la Dad

da OrizzonteScuola

Di redazione

Riapertura scuole il 26 aprile, ma “quali misure di sicurezza in più sono state nel frattempo approntate visto che in tutte zone di rischio, comprese arancione e gialla, debbono permanere tutte le precauzioni anticovid per scongiurare la diffusione del contagio?”, chiedono i sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda

Il “rischio ragionato”, di cui ha parlato il Presidente del Consiglio Draghi in conferenza stampa, “non basta a dare tranquillità e garanzie al personale e agli alunni, le cui condizioni relativamente al distanziamento sono rimaste immutate, nonostante le varianti del virus”, hanno sottolineato i sindacati commentando la decisione del ritorno delle attività in presenza a scuola dal prossimo 26 aprile.

“Occorre anzitutto aggiornare i protocolli di sicurezza, che sono fermi all’estate del 2020; poi – hanno aggiunto – occorre attivare un’efficace azione di tracciamento, potenziare i trasporti e, soprattutto, occorre consentire che le scuole possano auto organizzarsi circa gli orari di ingresso e di uscita, la durata delle lezioni e quant’altro occorra per garantire il lavoro e le lezioni in sicurezza”.

Secondo il presidente Anief, Marcello Pacifico, è preferibile continuare in Dad e concentrarsi sulla riapertura a settembre, lavorando per questo obiettivo da subito. “La situazione non è cambiata, oggi le classi sono sempre quelle”, ha spiegato al Tgcom24. Riaprire le scuole adesso, ha spiegato il sindacalista, “è molto rischioso. Dovremmo riunirci invece subito per riniziare il prossimo anno in sicurezza”.

E domani i sindacati sono convocati al ministero proprio per discutere del protocollo di sicurezza per gli Esami di Stato e della riapertura delle scuole.