Ascensore sociale fermo, troppi Neet e scarsa formazione continua frenano l’istruzione italiana

da Il Sole 24 Ore

di Giuliana Licini

I Paesi con la maggiore mobilità sociale sono tutti europei e al ‘top’ assoluto ci sono le nazioni nordiche. In Italia, invece, l’ascensore sociale è alquanto arrugginito e la Penisola è in coda rispetto ai principali Paesi industrializzati, anche a causa di una scuola dove «manca la diversità sociale» e di scarse opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani, tra cui abbondano i Neet.

Gli effetti sul Pil
Nel suo primo rapporto annuale sulla mobilità sociale, il World Economic Forum sottolinea che in una società capace di offrire a ciascuno pari opportunità di sviluppare il proprio potenziale, a prescindere dalla provenienza socio-economica, non solo ci sarebbe più coesione sociale, ma si rafforzerebbe anche la crescita economica. Un aumento della mobilità sociale del 10% spingerebbe, infatti, il Pil di quasi il 5% in più in 10 anni, indica lo studio pubblicato alla vigilia del summit annuale del Wef a Davos. Sono ben poche, tuttavia, le economie che hanno le condizioni giuste per favorire la riduzione delle disparità e l’inclusione. Le chance di una persona nella vita sono sempre più determinate dal punto di partenza, cioè dallo stato socio-economico e dal luogo di nascita. Di conseguenza le disuguaglianze di reddito si sono radicate e le classi sociali sono “ingessate”.

La mobilità sociale
Lo studio misura 82 economie in cinque dimensioni determinanti ai fini della mobilità sociale, ovvero salute, scuola (accesso, qualità ed equità), tecnologia, lavoro (opportunità, salari, condizione), protezioni e istituzioni (protezione sociale e istituzioni inclusive). Il “Global Social Mobility Index” assegna il primo posto alla Danimarca (con 85 punti), seguita da Norvegia, Finlandia, Svezia e Islanda. A completare la rosa dei primi dieci sono l’Olanda, la Svizzera, l’Austria, il Belgio e il Lussemburgo. Tra le economie del G7, la Germania è la più mobile socialmente (11esima, con 78,8 punti), seguita dalla Francia (12esima). Il Canada (14esimo) precede il Giappone (15esimo), il Regno Unito (21esimo), gli Stati Uniti (27esimi) e, infine, l’Italia, che è 34esima, preceduta anche da Portogallo (24esimo) e Spagna (28esima). Nell’indice di mobilità sociale, la Penisola ottiene un punteggio di 67, con cui supera di poco Uruguay, Croazia e Ungheria e resta alle spalle di Cipro, Lettonia, Polonia e Repubblica Slovacca. L’Italia segna la sua migliore performance nell’ambito della salute, con 90 punti, potendo contare sul nono posto per la qualità e l’accesso alla sanità e sul quarto posto per l’aspettativa di vita.

Indietro per l’istruzione
In termini d accesso all’istruzione, qualità ed equità, il nostro Paese da un lato gode di un buon ratio studenti-insegnanti, dall’altro – rileva il rapporto – da «una mancanza di diversità sociale» nelle scuole, che non favoriscono cioè l’inclusione tra ceti diversi. Un’annotazione che pare trovare riscontro anche in recenti fatti di cronaca, che hanno sollevato l’accusa di scuola “classista”. Tra i punti deboli anche l’alta percentuale di inattivi (Neet, né al lavoro né in formazione) tra i giovani (quasi il 20%) e le limitate possibilità di formazione continua, che limitano le opportunità di apprendimento per i lavoratori. Solo il 12,6% delle aziende – sottolinea il rapporto – offre una formazione formale e per i disoccupati è difficile accedere a corsi per migliorare le competenze. Tra le aree su cui intervenire figura, ovviamente, quella delle opportunità di lavoro, dove l’Italia è al 69 posto, penalizzata dagli alti livelli di disoccupazione. Tornando alla classifica, tra le principali economie emergenti, la Federazione Russa (39esima) è la più mobile socialmente nel gruppo dei Brics. La Cina è 45esima, davanti a Brasile (60esimo) e India (76esima).

L’ascensore sociale bloccato
L’ascensore sociale è lento, se non inceppato, in molti Paesi. In Danimarca servono due generazioni per passare da una famiglia a basso reddito a un reddito medio, in Italia e negli Usa si arriva a cinque, in Brasile e in Sud Africa a nove. Secondo il rapporto, l’economia che ha più da guadagnare da un aumento del 10% dell’indice di mobilità in 10 anni che porterebbe in dote quasi il 5% del Pil in più è la Cina, con 103 miliardi di dollari di crescita-extra l’anno, cioè più di 1.000 miliardi in un decennio. A seguire gli Usa, con 87 miliardi l’anno (e 877 mld in un decennio), ma da una maggiore mobilità sociale trarrebbero grandi vantaggi economici anche l’India (quasi 430 miliardi in 10 anni), il Giappone (240 mld), la Germania (185 mld), la Russia (178 mld), l’Indonesia (145 mld), il Brasile (145 mld), il Regno Unito (130 mld) e la Francia (126 mld). Per l’Italia il beneficio si tradurrebbe in 10,2 miliardi di dollari di Pil in più ogni anno, cioè 102 miliardi in 10 anni.

I suggerimenti del Wef
Per far ripartire l’ascensore sociale, il rapporto consiglia, tra le altre misure, di rafforzare la progressività delle tasse sui redditi, riequilibrare le fonti di tassazione, introdurre politiche che contrastino la concentrazione di ricchezza, puntare sull’istruzione e sulla formazione continua, migliorando la disponibilità, la qualità e la diffusione dei programmi educativi. Sarebbe poi necessario offrire una protezione a tutti i lavoratori, indipendentemente dal loro stato occupazionale, in particolare nel contesto del cambiamento tecnologico e delle industrie in transizione. Le aziende, dal canto loro, dovrebbero avere un ruolo guida, promuovendo una cultura di meritocrazia nelle assunzioni, fornendo formazione professionale, migliorando le condizioni di lavoro e pagando salari equi. Tutto qui.

Azzolina alla Senatrice Segre: la scuola si onora di essere la sua scorta

da Orizzontescuola

di redazione

Questa mattina al Teatro degli Arcimboldi di Milano, in occasione della celebrazione della Giornata della Memoria, migliaia di ragazzi hanno ascoltato la testimonianza della Senatrice a vita Liliana Segre. Le parole del ministro Azzolina per Segre e gli studenti.

Senatrice, qualche giorno fa mi ha offerto la possibilità di un incontro privato. Mi ha colpito una coperta che mi ha mostrato, fatta dai ragazzi, un segno di protezione e di vicinanza. Quella coperta è un simbolo e la dimostrazione che i nostri docenti fanno un lavoro efficace e importante nelle nostre scuole sul tema della Shoah. E’ l’evidenza che i ragazzi ascoltano, assorbono e reagiscono e le dicono con i loro doni ‘siamo noi la sua scorta, la proteggiamo noi dagli odiatori’. 

Senatrice, tutta la scuola si onora di essere la sua scorta. Saremo sempre al suo fianco, contro ogni forma di odio, di aggressione, contro ogni rigurgito negazionista, fascista, nel nome della Costituzione repubblicana.

Agli studenti dico: non sottovalutate mai la potenza dell’odio. Imprimete nella vostra mente le parole della Senatrice e fatene un faro. So che l’uso dei social network ci ha disabituato alla riflessione e al pensiero critico: è un rischio da contrastare. Il pericolo dell’odio si annida ovunque, riemerge quando si usa un linguaggio aggressivo anche sui social quando non rispettiamo gli altri. Come ministero, insieme agli insegnanti, saremo al vostro fianco, lavoreremo per garantire una formazione che faccia di voi cittadini attivi, partecipi, consapevoli e rispettosi” ha detto Azzolina.

Pensioni, proposte: uscita anticipata in base a contributi o flessibile da 62 anni

da Orizzontescuola

di redazione

Sono queste le proposte fatte dal presidente Inps Pasquale Tridico e dal segretario della Cgil Maurizio Landini, in due interviste, rispettivamente a Repubblica e La Stampa.

In vista dell’incontro del 27 gennaio va avanti il dibattito sulle possibilità di uscita anticipata dal lavoro.

La flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva. Si fissa una linea di età per l’uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo” è quanto sostiene Tridico. Dunque un’uscita anticipata con ricalcolo contributivo.

Dall’altra Landini chiede “una vera riforma delle pensioni, perché è evidente che la legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze e non ha risolto i problemi“. Il segretario della Cgil, contrario al sistema tutto contributivo, afferma che “sarebbe un sistema molto penalizzante e un sistema pubblico deve contenere elementi solidali, come fa la piattaforma Cgil-Cisl-Uil, che rivendica un’uscita flessibile a partire da 62 anni“.

Programmiamo un Futuro Sostenibile, iniziativa per gli studenti: scadenza 31 marzo

da La Tecnica della Scuola

L’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità non è mai stata così forte come in quest’ultimo periodo. Negli ultimi anni è cresciuta infatti sempre di più la necessità di riconsiderare il nostro rapporto con i consumi, i bisogni, l’ambiente.

Sempre più persone, soprattutto i giovani, hanno preso coscienza del fatto che le risorse a nostra disposizione non sono illimitate e che è necessario mediare tra le legittime aspirazioni di crescita e uno stile di vita più semplice e sano.

Uno sviluppo sostenibile, insomma, che richiede azioni responsabili da parte di tutti, quindi meno sprechi e maggiore attenzione agli oggetti, alle persone, all’ambiente.

Ed è questo l’obiettivo di Programmiamo un Futuro Sostenibile, iniziativa promossa da Eni, rivolta agli studenti delle scuole secondarie di II grado.

Gli studenti sono invitati a produrre un elaborato sui temi della sostenibilità ambientale o sociale o economica, dando spazio alla creatività. Tra le forme di espressione, potranno scegliere: giochi educativi, lezioni interattive, pagine enciclopediche, app informative, narrazioni, e quant’altro possa rappresentare al meglio le loro idee.

La scadenza per l’invio degli elaborati è il 31 marzo 2020.

Nell’evento conclusivo, che si terrà a Roma nel mese di maggio, le classi autrici dei 9 migliori elaborati saranno premiate ognuna con un kit di robotica.

Per maggiori informazioni sull’iniziativa
https://programmailfuturo.it/progetto/futuro-sostenibile-2020

Giornata della Memoria, testimonianza di Segre agli studenti: ‘Mai perdere un minuto di questa emozione che è la vita’

da Tuttoscuola

Standing ovation per dire “grazie Liliana Segre”. Così gli studenti hanno accolto l’arrivo della senatrice a vita al Teatro degli Arcimboldi di oggi, lunedì 20 gennaio. Secondo quanto riportato dall’Ansa, Segre è stata letteralmente sommersa di applausi e incitamenti, mentre i ragazzi commossi cercavano di strapparle uno sguardo chiamandola. Alcuni hanno preparato puzzle di lettere che insieme componevano le scritte: “Grazie Liliana” e “Scudo all’odio è l’amore”. La senatrice ha fatto più volte con la mano il gesto di inviare ai ragazzi un bacio. Sono davvero tantissimi i giovani delle scuole di Milano che si sono riuniti per ascoltare il suo racconto, in vista del Giorno della Memoria del prossimo 27 gennaio. Presente all’evento anche la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. 

Rivedi qui la diretta dell’evento

Mi dispiace da matti avere 90 anni e avere così pochi anni davanti. La vita mi piace moltissimo, anche se gli odiatori mi augurano la morte ogni giorno“, ha detto Liliana Segre agli studenti raccontando quindi la sua storia, dall’esclusione dalla scuola in seconda elementare nel 1938 in seguito alle leggi razziali, alla fuga con il padre in Svizzera; e poi la deportazione dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano, ora Memoriale della Shoah, e la sofferenza nel campo di Auschwitz. Vita “è una parola importantissima che non va dimenticata mai, perché non si torna mai indietro. Non bisogna perdere mai un minuto di questa straordinaria emozione che è la nostra vita“, ha concluso.

“Siamo noi la sua scorta, tutta la scuola si onora di essere la scorta contro ogni rigurgito negazionista e fascista e contro ogni odio e nella difesa della Costituzione italiana”, ha spiegato la ministra Azzolina, nel discorso di apertura dell’incontro riferendosi alla senatrice, a cui a novembre è stata assegnata la scorta.

“Nella storia di Italia c’è uno spartiacque: le leggi razziali del 1939. C’è un prima e un dopo, oggi l’Italia è un Paese che ripudia la guerra e la dittatura. Le leggi razziali furono leggi criminali, dopo quelle leggi fu l’abisso dei campi. Agli studenti e ai giovani dico: non sottovalutate mai la potenza dell’odio, imprimete nella mente le parole che ascolterete oggi e fatene un faro e una guida – ha aggiunto -. Dovete essere consapevoli, fieri e grati di essere qui oggi. Il pericolo dell’odio riemerge quando si usa un linguaggio aggressivo, anche sui social. Come ministero lavoreremo per farvi diventare attivi, consapevoli e rispettosi”, ha concluso la Ministra.

L’evento, organizzato dall’Associazione “Figli della Shoah”, rientra nel lungo percorso di cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione che ha l’obiettivo di rendere onore alla Memoria di tutte delle vittime della Shoah e delle persecuzioni razziali.

Più benessere per i docenti attraverso l’educazione finanziaria

da Tuttoscuola

Si parte! Prende avvio martedì 28 gennaio 2020 la seconda edizione del progetto EDUFIN DOCENTI, il percorso gratuito di informazione/formazione di educazione finanziaria rivolto ai docenti del sistema educativo di istruzione e formazione, compreso il sistema paritario, considerati nella dimensione di adulti e di componenti del nucleo famigliare e, come tali, portatori di un bisogno connesso principalmente alla sfera personale e di cittadinanza.

Per iscriversi gratuitamente al webinar di presentazione che si terrà il 28 gennaio 2020 alle ore 17:00 cliccare qui: https://attendee.gotowebinar.com/register/5297432033558211851

Il progetto, nato nell’anno scolastico 2018/2019 con un forte apprezzamento da parte dei partecipanti (https://www.tuttoscuola.com/piu-benessere-per-i-docenti-attraverso-leducazione-finanziaria/), ha come obiettivo la promozione di una maggiore consapevolezza del ruolo che può assumere una corretta educazione finanziaria considerata uno strumento strategico per un positivo sviluppo della persona umana in un periodo complesso come quello che stiamo vivendo.

Possedere conoscenze finanziarie ed economiche  – chiosa Claudia Segre, Presidente del Global Thinking Foundation – consente al personale della scuola di approcciarsi da imprenditori non solo nei confronti della propria vita personale, per pianificare in maniera efficace il budget famigliare, per gestire consapevolmente i propri risparmi professionale, ma anche nei confronti di quella professionale” e – aggiunge Massimo di Menna, Presidente del Fondo Espero – “per pianificare il futuro anche  in ottica previdenziale”.

La seconda edizione del progetto sostenuto dal Miur nello scenario del progetto EDUFIN, promosso dalla RIDAP, si pone in continuità con la prima edizione, seguita da 950 docenti iscritti, di cui poco meno del 70% hanno completato il percorso, provenienti da tutte le regioni d’Italia, ed estende e amplia la platea dei possibili beneficiari in quanto si apre alla volontaria partecipazione anche del personale amministrativo e dei dirigenti scolastici.

Il successo dell’iniziativa nello scorso anno scolastico, testimoniato dal numero dei partecipanti e dal loro alto gradimento, sottolinea Alfonso Rubinacci, coordinatore del comitato scientifico della rivista Tuttoscuola, “è dovuto non solo alla qualità dei contenuti e delle docenze, ma anche all’approccio valoriale ed umano con il quale ogni modulo è stato affrontato”.

Il percorso, realizzato dalla rete dei CPIA in collaborazione con Tuttoscuola, mira ad accrescere il benessere del personale del sistema formativo, in particolare donne, considerate nella dimensione di componenti del nucleo famigliare, attraverso una misura educativa su temi di natura economica e di educazione finanziaria volta a potenziare le capacità di scelta in ambito economico e finanziario.

L’iniziativa è anche un innovativo e interessante caso di welfare sociale. Essa poggia sulla convinzione, sostenuta ormai da un’ampia evidenza empirica, che dipendenti più soddisfatti e felici possono svolgere con migliori risultati il loro ruolo. La progettazione dell’esperienza formativa è finalizzata a valorizzare la diversità della provenienza dei docenti che su base volontaria aderiranno all’iniziativa promossa dai Cpia, attraverso la creazione di setting formativi capaci di favorire lo scambio e la condivisione dell’esperienza e della conoscenza tacita di ciascun partecipante.

Concorsi scuola: non potranno esserci nuovi vincitori da nominare a settembre

da Tuttoscuola

Il cambio al vertice del ministero dell’istruzione e lo sdoppiamento del Miur, oltre a ritardare la predisposizione dei nuovi assetti direttoriali e dei principali atti da emanare – come Tuttoscuola, prima di altri, aveva prospettato diverse settimane fa (https://www.tuttoscuola.com/miur-la-macchina-e-ferma/) – avranno come conseguenza lo slittamento delle nomine dei vincitori dei concorsi all’anno scolastico successivo, anziché al 1° settembre 2020, come più volte era stato annunciato dai tre ministri che si sono succeduti nell’ultimo anno al palazzo della Minerva a Roma. Teoricamente si potrebbe salvare la decorrenza 2020, se le procedure concorsuali sforassero di poco l’inizio dell’anno scolastico. Ma servirebbe un provvedimento legislativo ad hoc come è successo nel concorso 2016.

Per fare il punto della situazione concorsuale i sindacati sono stati convocati al ministero per mercoledì 22 gennaio, ma forse nell’incontro si parlerà più della predisposizione dei concorsi che dei tempi del loro svolgimento e conclusione.

Se si considera che normalmente per il completo svolgimento di un concorso occorrono come minimo otto-dieci mesi o, al massimo, oltre un anno, è evidente, calendario alla mano, che per il prossimo settembre non potranno esserci nomine in ruolo di nuovi vincitori per concorsi ordinari e straordinari ancora da bandire.

Sulla metà dei posti vacanti, tuttavia, ci saranno le nomine in ruolo per scorrimento di graduatoria degli iscritti in GAE e di idonei di eventuali graduatorie di merito di precedenti concorsi.

Si prospetta, pertanto, un inizio del prossimo anno scolastico con nomina annuale di molti docenti precari sui posti rimasti vacanti (non meno di 24 mila per la secondaria e 16 mila per infanzia e primaria, pari complessivamente a non meno di 40 mila posti, sostegno compresi) per mancata nomina dei vincitori del concorso.

Alle nomine annuali dei docenti con contratto a tempo determinato si dovranno aggiungere quelle fino al termine delle attività didattiche (30 giugno) su posti in organico di fatto (oltre 80 mila su posti di sostegno in deroga e altri 30-40 mila su spezzoni di cattedra, per un totale stimabile intorno a 110-120 posti).

E la deleteria e dolorosa giostra delle cattedre continua…

Piano di intervento per la riduzione dei divari territoriali in istruzione

Martedì 21 gennaio 2020, la Vice Ministra all’Istruzione Anna Ascani presenterà, alle 16.00, nella Sala “Maria Montessori” del Ministero dell’Istruzione, il Piano di intervento per la riduzione dei divari territoriali in istruzione che il dicastero promuove in accordo con l’impresa sociale “Con i Bambini”.

Il Piano parte da un’analisi, svolta con la collaborazione dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), sulle difficoltà di apprendimento degli studenti e ha l’obiettivo di individuare le scuole destinatarie degli interventi e i fattori che influiscono sui divari nei risultati fra Nord e Sud.


Scuola, presentato il Piano di intervento per la riduzione dei divari territoriali in istruzione

Un Piano di intervento organico e strutturale rivolto alle scuole in difficoltà delle Regioni Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia per ridurre i divari territoriali tra Nord e Sud e migliorare i risultati negli apprendimenti degli studenti. A presentarlo questo pomeriggio al Ministero dell’Istruzione, la Vice Ministra Anna AscaniFrancesco Profumo, Presidente dell’Associazione di Fondazioni e Casse di risparmio (ACRI), e Roberto Ricci, Dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI). 

Hanno preso parte all’iniziativa, inoltre, Marco Imperiale, Direttore dell’impresa sociale ‘Con i Bambini’, Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, e Maria Assunta Palermo, Direttore Generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione.

“L’INVALSI, grazie alle rilevazioni standardizzate, – ha dichiarato la Vice Ministra Ascani – offre ogni anno la fotografia dei traguardi raggiunti dalle scuole in determinati anni di corso e al termine dei due cicli di istruzione. Le prove non valutano in termini ‘punitivi’ gli alunni, sono piuttosto un termometro dello stato di salute del sistema di istruzione. Il Piano che presentiamo oggi dimostra che questo termometro è utile a definire azioni mirate. Diamo il via libera a un piano organico, che coinvolge tutti gli attori in campo. La scuola non può e non deve essere lasciata da sola a fronteggiare divari territoriali e dispersione scolastica che dipendono da una serie di concause. Oggi, insieme, prendiamo un impegno per ridurre in maniera strutturale gli ostacoli all’effettiva creazione di pari opportunità nel nostro Paese”. 

Il piano parte da un’analisi, svolta dal Ministero dell’Istruzione con la collaborazione dell’INVALSI e integrata con i dati a disposizione degli Enti territoriali, sulle difficoltà di apprendimento degli studenti. Si rivolge a due categorie di scuole – in difficoltà e in forte difficoltà – individuate sulla base delle rilevazioni INVALSI e di ulteriori variabili legate ad altri indicatori, tra cui il livello di autovalutazione che la scuola si assegna, i risultati scolastici e le assenze degli studenti, l’entità dei finanziamenti PON e la quantità e tipologia di progetti, le caratteristiche principali della scuola dal punto di vista strutturale (spazi e infrastrutture).

“Con il Piano di intervento per la riduzione dei divari territoriali in istruzione – ha dichiarato Francesco Profumo, Presidente dell’Associazione di Fondazioni e Casse di risparmio (ACRI) – si promuove un’alleanza tra le scuole e le forze più vive del territorio, Enti Locali, Associazioni del Terzo Settore, Fondazioni di comunità, Parti Sociali, che può favorire con progetti condivisi e di lungo periodo la presa in carico e il successo scolastico dei ragazzi più difficili per permettere loro di affrontare con maggiore sicurezza la vita adulta e la transizione al lavoro. Una prospettiva e un investimento che le Fondazioni bancarie ritengono di grande rilevanza per garantire opportunità di sviluppo equilibrate”. 

“L’INVALSI – ha sottolineato la Presidente dell’INVALSI Anna Maria Ajello – aderisce con convinzione al Piano di intervento per la riduzione dei divari territoriali nell’istruzione. Confermiamo la nostra disponibilità a offrire supporto metodologico e scientifico al Piano e alle iniziative che ne scaturiranno, mettendo a disposizione le nostre competenze per riconoscere capillarmente le situazioni di difficoltà e approfondirne le ragioni”.

Gli interventi nasceranno dalla stretta collaborazione tra gli Uffici Scolastici Regionali (USR), gli Enti territoriali e gli Enti di ricerca (INVALSI, INDIRE). Alle scuole individuate verrà messo a disposizione un Repertorio di interventi, cui le istituzioni scolastiche potranno rifarsi, in autonomia e con piena intraprendenza, per coniugare al meglio le misure da realizzare in relazione al contesto e alle risorse professionali, strutturali ed economiche. Inoltre, gli istituti scolastici potranno usufruire di un Cruscotto su piattaforma informatica contenente diversi strumenti di analisi e reso disponibile dall’impresa sociale “Con i Bambini” nell’ambito dell’Osservatorio sulla Povertà Educativa Minorile.  

“La possibilità di adottare una linea comune di intervento nei territori – ha affermato Marco Imperiale, direttore dell’impresa sociale ‘Con i Bambini’ – riveste per noi la massima importanza, considerando anche il crescente allarme suscitato dai dati sulla povertà educativa, che in Italia è quasi triplicata negli ultimi 15 anni. Grazie al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in tre anni ‘Con i Bambini’ ha sostenuto oltre 350 progetti in tutta Italia e dato supporto a 500mila minori che vivono in povertà educativa. Tutti questi progetti hanno riservato agli istituti scolastici un ruolo fondamentale, condiviso con tutte le realtà che operano a sostegno dei ragazzi. Investire su bambini e giovani vuol dire un fare un investimento certo sul futuro del Paese”.   
Il Cruscotto darà la possibilità di supportare la scuola nei processi di miglioramento e di leggere in modo integrato il dato di partenza della scuola, le azioni intraprese e i risultati conseguiti. 

Intesa Istruzione, Pari Opportunità e ANCI

Martedì 21 gennaio 2020, alle 15.00, nella Sala ‘Aldo Moro’ del Ministero dell’Istruzione (in viale Trastevere 76/a, Roma), la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, e il Presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Antonio Decaro, sigleranno il Protocollo d’Intesa per la lotta alla dispersione scolastica e la promozione delle pari opportunità e del diritto allo studio.

L’Intesa prevede un programma di attività congiunte tra il Ministero dell’Istruzione, il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’ANCI per favorire l’inclusione di tutti gli alunni.


Al via ‘patto’ Ministero Istruzione-Dipartimento Pari Opportunità e Famiglia-Comuni (ANCI) per contrastare la dispersione scolastica 
e garantire il diritto allo studio

Azzolina: “Più vicini alle scuole e agli studenti. Sinergia per interventi rapidi: dal Ministero dell’Istruzione subito 1 milione”

Bonetti: “Cruciale investire nell’educazione garantendo pari opportunità e mettendo al centro la persona”

Decaro: “Accordo molto importante. Dobbiamo assicurare i diritti in modo omogeneo su tutto il territorio”

Garantire davvero il diritto allo studio e le pari opportunità, così come previsto dalla Costituzione, a tutte le studentesse e a tutti gli studenti. In qualunque parte d’Italia si trovino. Anche con interventi rapidi e mirati in caso di emergenze. Contrastare al meglio, unendo le forze e coordinando risorse economiche e progettualità già in campo, la dispersione scolastica. Questi gli obiettivi del Protocollo di Intesa siglato oggi al Ministero dell’Istruzione fra la Ministra Lucia Azzolina, la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, il Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), Antonio Decaro. 

Quello che sigliamo oggi non è solo un Protocollo, ma una vera e propria alleanza che nasce nell’interesse dei giovani – sottolinea la Ministra Azzolina -. Per la prima volta mettiamo in campo una sinergia molto operativa e concreta fra il Ministero dell’Istruzione, il Dipartimento per le Pari Opportunità e la Famiglia e i Comuni Italiani”.

“I principali soggetti che possono incidere positivamente sulla vita quotidiana dei nostri ragazzi uniscono le forze, per la prima volta, e dichiarano di voler lavorare insieme, in una sinergia costante che possa dare risposte celeri agli studenti. Da un lato – continua la Ministra – svilupperemo insieme le iniziative su cui ci sono competenze comuni che possono essere messe a sistema: penso al tema del diritto allo studio e alle pari opportunità, alla sensibilizzazione su temi particolari come il bullismo e il cyberbullismo. Poi – prosegue la Ministra – scenderemo in campo velocemente ogni volta che, magari per questioni burocratiche o solo perché i tavoli di lavoro non camminano abbastanza veloci, il diritto allo studio dei ragazzi non sarà rispettato a pieno o i progetti che devono partire a beneficio degli studenti rischiano di restare in un cassetto. Oggi – aggiunge Azzolina – nasce una task force nazionale che mette al centro i diritti degli studenti. Saremo al loro fianco e al fianco delle scuole. Noi vogliamo garantire a tutti le stesse opportunità di utilizzare la mensa scolastica. Vogliamo fornire i necessari sussidi didattici ad alunni e alunne con disabilità perché possano studiare al pari degli altri, vogliamo garantire uguali servizi per tutti. Perché questo è l’imperativo per tutte le istituzioni, Ministero e Comuni. Come Ministero mettiamo anche le prime risorse – chiude la Ministra – partiamo con un milione di euro”. 

“Il Protocollo d’intesa che firmiamo oggi è un’occasione preziosa nel cammino di costruzione di quell’alleanza educativa tra generi e generazioni, tra famiglie e società civile, di cui il Paese ha bisogno per ripartire. Investire nell’educazione garantendo pari opportunità e mettendo al centro la persona con i suoi talenti è cruciale per liberare il protagonismo dei giovani e formare cittadini più consapevoli e maturi. Sono già cittadini dell’oggi, chiamati a dare un contributo di responsabilità nel costruire una comunità nazionale inclusiva e più giusta”, dichiara la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.

Questo Protocollo che firmiamo è davvero importante – sottolinea Antonio Decaro, Presidente dell’ANCI – perché i Comuni avranno l’opportunità di lavorare con il Ministero dell’Istruzione e il Dipartimento per le Pari Opportunità e la Famiglia per contrastare la dispersione scolastica e promuovere il diritto allo studio. Mandela diceva che l’istruzione è l’arma più potente, che può cambiare il mondo. Attraverso la rete delle 8.000 amministrazioni comunali del nostro Paese potremo lavorare affinché il diritto allo studio sia assicurato in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, nelle realtà più grandi come in quelle più piccole. Lo faremo anche cercando di incentivare alcuni progetti sperimentali come quello di ‘Scuole aperte’. Oppure attraverso la promozione del servizio di refezione scolastica come momento di educazione e di formazione, anche per diffondere tra i più piccoli abitudini alimentari sane e corrette”.

Nota 21 gennaio 2020, AOODGSIP 229

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico
Direzione generale per i fondi strutturali per l’istruzione, l’edilizia scolastica e la scuola digitale

Agli Uffici Scolastici Regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente scolastico per la lingua italiana
BOLZANO
All’Intendenza scolastica per la lingua tedesca
BOLZANO
All’Intendenza scolastica per la lingua ladina
BOLZANO
Al Sovrintendente scolastico per la Provincia di
TRENTO
Alla Sovrintendenza agli studi per la Regione autonoma della Valle d’Aosta
AOSTA
Ai Dirigenti Scolastici delle Scuole di ogni ordine e grado
LORO SEDI
Ai referenti regionali per le attività di contrasto del bullismo e del cyberbullismo (individuati sulla base della legge 71/2017)
Agli Animatori digitali delle istituzioni scolastiche
LORO SEDI
Alle Equipe formative territoriali per il PNSD
LORO SEDI

Oggetto: Safer Internet Day “Together for a Better Internet” – 11 Febbraio 2020

La Francia contemporanea (xıx-xx secolo)

La Francia contemporanea (xıx-xx secolo)

di Giovanni Ferrari*

Liberty Leading the People. 1830. Oil on canvas, 260 x 325 cm.

Un importante evento che segna il XIX secolo è l’ascesa della borghesia, che succede la “vecchia Francia”. Per comprendere il panorama generale di questa storia, che dura venti anni, bisogna tener conto il ritmo dell’azione rivoluzionaria , la curva dei successi e delle battute d’arresto.

La Rivoluzione francese scoppia nel 1789 e termina nel 1799. Secondo gli storici Georges Duby e  Robert Mandrou il 1789 è un secolo in progressione continua ; abbattuto  l’antico regime la costituente costruisce il nuovo. Dopo la primavera del 1793, nel breve spazio di un anno, la convenzione montagnarda abbozza  anche una democrazia sociale. Sino al 1815 i borghesi del nuovo regime tentano di consolidare la rivoluzione. A questo punto interviene Napoleone, che rilancia l’idea della conquista dell’Europa: Regime personale che si distacca sia dalla tradizione sia dalla rivoluzione. La seconda metà di luglio e i primi giorni di agosto non sono meno importanti: è il momento della Grande Paura, quel moto di tutto un popolo di contadini che, allarmati dagli intrighi della reazione signorile e dalla carestia, si sollevano ai rumori di Parigi; all’origine semplice panico popolare.  La Grande Paura è l’esplosione di gioia con la quale il contadino si è liberato dai pesi feudali e il decreto della Convenzione del 17 luglio 1793 dichiara aboliti tutti i diritti feudali.  Dopo il 1789, la rivoluzione è stata vissuta dai francesi con varia intensità. I parigini partecipano alla vita politica, grazie al club e alle sezioni. La popolazione delle campagne , ha seguito molto più lontano e solo la questione religiosa seguita ad appassionare. Dal giugno 1791 al 10 agosto 1792, si verde una continuità logica sentimentale: il re ha rifiutato il compromesso, ossia la monarchia costituzionale all’inglese messa in piedi della costituente e la sua condotta, induce i rivoluzionari a convertirsi alla repubblica, cui nessuno aveva pensato. Il progetto di ridistribuzione delle terre ai cittadini poveri aveva ben altra portata, ossia le trasformazioni seguite alla vendita dei beni nazionali da cui hanno tratto vantaggio solo una minoranza di borghesi e contadini. A questo sforzo per consolidare la Repubblica nelle sue norme borghesi dà il cambio Bonaparte, che con il suo compromesso salva le conquiste rivoluzionarie essenziali; quelle del 1789-1791. “Gli uomini nascono e restano liberi e uguali nei diritti”. Questa piccola frase contenuta nel primo articolo della Dichiarazione dei diritti dell’uomo che da sola basta a negare ogni valore alla società dell’antico regime, i francesi hanno apprezzato l’uguaglianza. Essi sono consapevoli di lavorare per l’uomo e non soltanto per il cittadino francese. Dal 5 agosto all’11, i diritti aboliti divennero  riscattabili; vennero definite le varie forme di uguaglianze, innanzitutto l’uguaglianza fiscale, tutte le corvées spariscono e il nobile diventa un borghese di campagna, qualunque sia il prestigio che qua e là ha potuto conservare sui contadini. Il crollo del regime feudale significa anche l’uguaglianza civile: gli impieghi riservati ai nobili sono aperti a tutti e a vantaggio della nuova borghesia istruita e ricca sparisce l’eredità delle cariche. Nel 1789 in Francia la popolazione era divisa in: nobiltà che aveva il monopolio delle cariche pubbliche e numerosi privilegi economici e fiscali; il clero e  il terzo stato composto da borghesi, commercianti ed artigiani, proletariato urbano e contadini, che era lo strato più numeroso e vario della popolazione. Dopo il 1781 l’antico regime entra in crisi a causa di difficoltà finanziarie (dovute alle forti spese per la partecipazione alla guerra di indipendenza americana).

Viene proposta una riforma economica che però intaccava i privilegi dei nobili e del clero. Questi, per contrastare tali riforme, costringono il re Luigi XVI a convocare gli Stati Generali.

Gli Stati Generali erano un’assemblea in cui ogni ordine sociale (nobiltà, clero e terzo stato) doveva avere un numero eguale di deputati, ma il terzo stato chiede ed ottiene di avere un numero doppio di rappresentanti per riuscire contrastare le votazioni di nobiltà e clero che spesso andavano a coincidere (mantenendo così i propri privilegi a discapito dei ceti meno abbienti). Il Re, appoggiato dai nobili, non prendeva una decisione sulla questione del voto, così i deputati del terzo stato si riunirono nella sala della Pallacorda dove giurarono di dare una Costituzione alla Francia. Il Clero e 47 membri della nobiltà si unirono a loro formando l’Assemblea Nazionale Costituente. Luigi XVI sconfitto sul piano politico, decise di ricorrere alla forza, ma la borghesia reagì e, con l’aiuto delle classi popolari, il 14 luglio assale e conquista la Bastiglia simbolo del dispotismo del regime assoluto.

Dopo la presa della Bastiglia si succedono eventi a catena: una rivoluzione in città (guidata dalla borghesia) che portò all’abolizione delle municipalità dell’antico regime ed alla formazione della guardia municipale e una rivolta nelle campagne che portò alla distruzione della feudalità.

Il 26 agosto 1789 venne promulgata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del cittadino che era la premessa della Costituzione del 3 settembre 1791. Il re però non approva i decreti della Assemblea Costituente ed il popolo si mobilita di nuovo marciando su Versailles e costringendo il re a trasferirsi a Parigi. A questo punti si verificò una scissione all’interno dell’Assemblea che diede inizio ad una serie di differenziazioni dei gruppi borghesi: i Giacobini, guidati da Robespierre, avevano atteggiamenti più avanzati, i Foglianti, con a capo La Fayette, erano più moderati, al centro vi erano i Cordiglieri con Danton e Marat.

L’Assemblea Costituente comincia a redigere la Costituzione che fu approvata nel 1791. Nacque così la prima monarchia costituzionale francese, fondata sulla separazione dei poteri. Il potere di fare le leggi e di dirigere la politica generale del paese passò all’Assemblea legislativa, composta di 745 deputati eletti ogni due anni. Al re spettava la nomina dei ministri e il diritto di sospendere una legge approvata dall’Assemblea, ma per non più di quattro anni. Il sovrano non poteva sciogliere l’Assemblea, né dichiarare guerra, né firmare trattati di pace. Il potere giudiziario fu affidato alla magistratura, indipendente in quanto eletta. Il diritto di voto fu riservato solo agli uomini al di sopra dei 25 anni che pagassero tasse elevate, una soluzione che accontentava la borghesia mentre lasciava insoddisfatti i ceti popolari. I beni ecclesiastici furono incamerati e venduti ed i preti dovettero giurare fedeltà alla Costituzione come dei pubblici funzionari.

Amministrativamente la Francia venne divisa in 83 dipartimenti divisi in distretti e cantoni con ampi poteri. Intanto il re aveva tentato di fuggire e Austria, Prussia e Russia si erano alleate contro la Francia che reagì alla sfida dichiarando la guerra.

Nel 1792 i sanculotti s’impadronirono del Palazzo Reale, mentre l’Assemblea ordinava di imprigionare il re con l’accusa di tradimento della patria. Dopo la vittoria francese di Valmy contro l’esercito prussiano, fu proclamata la Repubblica. Il re, processato per alto tradimento e condannato a morte, fu decapitato il 21 gennaio  1793; in ottobre la stessa sorte toccò alla regina.  

Per fronteggiare le crisi nazionali e la minaccia degli eserciti stranieri alleati contro la Francia, i poteri furono affidati a un Comitato di salute pubblica , guidato da Robespierre, che pose il calmiere sul prezzo di grano e generi alimentari, arruolò un nuovo esercito e inviò soldati in Vandea dove intanto era scoppiata una rivolta. I metodi autoritari adottati dal Comitato portarono alla repressione degli avversari politici e di diversi esponenti giacobini contrari ai metodi di Robespierre , infatti alcune migliaia di oppositori vennero ghigliottinati dopo processi sommari. Per questo motivo il periodo dall’autunno 1793 all’estate 1794 fu definito “il Terrore”. Molti deputati volevano destituire il Comitato, così il 27 luglio 1794 Robespierre e i suoi collaboratori vennero arrestati e il giorno successivo ghigliottinati senza processo, fu così istituito un nuovo corso che  prese il nome di  Termidoro e si fece prevalere una linea politica moderata. Negli anni successivi il governo di Parigi decise di abbattere le monarchie assolute in Europa, in cui si erano diffuse le idee rivoluzionarie. Il comando della campagna d’Italia fu affidato a Napoleone Bonaparte, che invase la penisola, dove furono instaurati governi repubblicani sul modello della Repubblica francese. Napoleone poi, rientrato in Francia, con un colpo di Stato militare (18-19 brumaio 1799) abolì il governo e trasferì il potere a un Consolato (in cui sedeva con due collaboratori).

L’emanazione della Costituzione dell’anno VIII (1799), con la quale gli furono attribuiti pieni poteri, sancì la fine della rivoluzione francese e aprì il periodo della diffusione in tutta Europa delle idee rivoluzionarie. Napoleone contava sulla propria popolarità’, egli credeva di poter essere nominato capo dello stato per acclamazione, ma la maggioranza dei deputati respinse le sue proposte. Per questo Napoleone fa ricorso all’esercito, e cosi fu realizzata una riforma costituzionale in cui il potere era affidato a tre consoli, di cui il primo e il più importante era Napoleone. Quando viene eletto primo console, Napoleone ha solo 30 anni. Egli costrinse alla pace l’Austria nel 1801 e l’Inghilterra nel 1802, e si dedica alla riorganizzazione interna della Francia. Nel 1804 fa il passo decisivo verso il titolo di imperatore, e viene incoronato dal Papa nella Chiesa di Notre Dame. Nel 1805 si proclama re d’Italia distruggendo così il feudalesimo. Nel 1812 Gran Bretagna, Russia e Svezia si alleano ad altre nazioni, dando vita alla quarta coalizione. Napoleone tenta l’invasione della Russia con 600.000 uomini, ma l’invasione si era  trasformata in una sconfitta che gli costò 500.000 uomini. Le nazioni della coalizione lasciano la Francia, il cui esercito era ormai distrutto, e il 7 luglio 1814 Napoleone abdicò e si reca in esilio all’isola d’Elba. Nel marzo 1815 però’. Napoleone scappa nella Francia meridionale; riorganizza un esercito ma, dopo “cento giorni”, lo aspettava la disfatta di Waterloo (18 giugno 1815). Si ha così

 la seconda e definitiva abdicazione. Confinato nell’isola di Sant’Elena muore nel 1821, e pertanto la monarchia borbonica venne definitivamente restaurata con Luigi XVIII che ascese al trono come sovrano legittimo.

Il 4 giugno 1814 il nuovo re, capendo che ormai i cambiamenti politici e sociali dei venticinque anni precedenti erano irreversibili, dà il beneplacito per una nuova carta costituzionale con la quale limitava alcuni suoi poteri. Tuttavia venne riaffermata la monarchia di diritto divino. Al re viene ancora riservata l’iniziativa di emanare le leggi, ma devono essere votate dal parlamento, il quale era diviso in due camere, la prima è la camera dei pari, i cui membri sono  nominati dal re, l’altra, la camera dei deputati, i cui membri vengono  eletti con suffragio censuario.

A Luigi XVIII succede nel 1824 il fratello Carlo X. Diversamente dal fratello maggiore, Carlo non aveva compreso i mutamenti che aveva portato il periodo rivoluzionario, tanto che prova a rinverdire i simboli dell’Antico Regime. Carlo X ,successivamente, abbandona Parigi ma la monarchia sopravvisse, con l’arrivo al regno di Luigi Filippo d’Orléans, esponente di un ramo cadetto dei Borboni e considerato di orientamento liberale. Il principale cambiamento sta nel concetto di sovranità nazionale che rimpiazza la sovranità per diritto divino. Questo cambiamento si manifesta anche sull’intitolazione del Luigi Filippo, non più “re di Francia”, bensì “re dei francesi”. La bandiera tricolore rimpiazza definitivamente la bandiera borbonica. A questo punto la borghesia acquisisce una posizione sociale di predominio perché si occupa sia della politica che dell’economia del paese .Ma con la fine delle guerre rivoluzionarie , l’attività economica subisce un rallentamento dal 1817 al 1850, quindi la borghesia non ha trovato grandi vantaggi come negli anni napoleonici. Le cause sono molteplici: la rarefazione dei metalli preziosi  nel mondo, la lentezza dei progressi tecnici soprattutto nel campo energetico e infine l’insufficienza dell’attrezzatura bancaria che non permette grandi imprese. Lo sviluppo economico del tempo dipende dal capitalismo commerciale e non dalla massiccia industrializzazione, dunque l’apertura di alcune banche , l’edificazione nel 1842 della struttura ferroviaria francese, la nascita del piccolo mercato contadino e la proprietà fondiaria rappresentano un incremento  di ricchezze per il paese dopo l’esilio.

Per quanto riguarda gli ambiti culturali della borghesia, fino alla prima metà del XIX secolo , restano gli stessi delle precedenti generazioni, e le istituzioni scolastiche della Chiesa, alla vigilia della rivoluzione, tendono a dissolversi. Nel 1815 l’università imperiale si trasforma in regia come i collegi e i licei e fino al 1848 il suo statuto non è toccato dalla Restaurazione. Il monopolio delle università non è più detenuto dalla chiesa. La facoltà che avrà più successo sarà quella di diritto e di medicina , quest’ultima avrà un enorme sviluppo nell’ambito tecnologico. La parte più viva della città resta sempre l’insegnamento secondario: le cittadine fondano un collegio; nel 1821 i titolari dei collegi possono costituire il corpo  insegnante e viene istituito un regolamento dell’istruzione che precisa programmi e la durata dei corsi di filosofia.

La monarchia di luglio infine completa l’opera nel 1833 dando la prima costituzione all’insegnamento primario: dal 1833 ogni comune è tenuto ad avere un bilancio scolastico ed è consentito a più comuni di associarsi per fondare una scuola. I maestri devono essere stipendiati in parte dalle tasse scolastiche e in parte dal comune, essi sono soggetti al controllo del clero e di un corpo di ispettori che verificano l’esecuzione dei programmi.

In conclusione , la borghesia  liberale ha trovato nell’ordinamento della monarchia costituzionale, lo strumento politico che preferisce.

Quando ero studente negli anni 70, alla prestigiosa Università degli Studi di URBINO “Carlo BO”, nel seguire e sostenere gli esami di Lingua e Letteratura francese con il Magnifico Rettore  Prof, Carlo BO, mio maestro di vita e di formazione, di Storia Medievale e Storia Moderna con il Chr.mo Prof. Don Lorenzo BEDESCHI e Storia Contemporanea con il Chr.mo Prof. Enzo SANTARELLI, ho apprezzato tantissimo la Storiografia dominante sulla Rivoluzione francese, una Rivoluzione quasi esclusivamente sociale, che andava dal rovesciamento dell’aristocrazia all’avvento di una nuova diseguaglianza di classe. E in fondo la Rivoluzione francese, in quanto rivoluzione borghese, era vista quasi soltanto come la premessa di un’altra rivoluzione borghese, destinata ad adempiere le promesse che la Rivoluzione francese non aveva mantenuto. Ho trovato affascinante e appassionante nella Rivoluzione francese la straordinaria accelerazione nella ricerca dell’universo politico moderno. Se la consideriamo nell’arco di dieci anni, tra il 1789 e l’avvento del Bonaparte, la Rivoluzione ha espresso successivamente quattro regimi: una monarchia costituzionale, una repubblica fondata sull’arbitrio e sul terrore, un tentativo di regime parlamentare, di repubblica parlamentare, che sarebbe il direttorio, ed infine il ritorno ad un regime più autoritario dell’Ancien Régime, che potrebbe essere qualificato come dittatura democratica, nel senso che Napoleone mutua la sua legittimità dalla sovranità popolare.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SULLA RIVOLUZIONE FRANCESE

Per chi volesse approfondire la interminabile bibliografia sulla Rivoluzione Francese, si consigliano  in modo particolare alcuni testi:

  • Alexis de TOCQUEVILLE, L’antico regime e la Rivoluzione. Editore Bur Biblioteca Un. Rizzoli.

Grande rilievo hanno avuto le cause sociali ed economiche che hanno portato al crollo del vecchio regime. La Francia prerivoluzionaria esaminata con attenzione ai conflitti sociali e alla crisi dei valori collettivi. Tocqueville ha il merito di andare oltre le periodizzazioni tradizionali e di sottolineare la continuità amministrativa esistente con la Rivoluzione ed i suoi sviluppi.

  • THIERS,  Storia della Rivoluzione francese, traduzione it., Milano, Dall’Oglio, 1963.
  • Alan FORREST, La Rivoluzione francese, il Mulino, Bologna 1999.
  • Michel VOVELLE, La Francia rivoluzionaria. La caduta della monarchia. 1787-1792, Bari, Laterza 1974. E Breve storia della Rivoluzione francese, Laterza 1979.
  • Albert SOBOUL, Storia della Rivoluzione francese. Editore Bur Biblioteca univ. Rizzoli.

* DIPARTIMENTO DI STUDI UMANISTICI
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI “FEDERICO 2”

Il divario di genere comincia dai banchi di scuola: “Ragazze, fatevi largo nelle materie scientifiche”

da la Repubblica

di RAFFAELE RICCIARDI

MILANO – Donne sotto-rappresentate ai piani alti delle aziende (15% dei dipendenti contro il 53% degli impiegati). Donne che guadagnano meno degli uomini (Italia 126esima nella classifica del World Economic Forum sulla parità di salario). Donne che devono interrompere le loro carriere, donne che tra la famiglia e la professione vedono sempre pendere il piatto della bilancia dalla parte del focolare. Se questa situazione è ciclicamente fotografata da molti indicatori ufficiali, nonostante lenti passi di miglioramento, forse è utile ragionare sulle determinanti di queste condizioni. Una, tra le tante, ha origine sui banchi di scuola.

Il rapporto tra donne e istruzione è controverso. Le donne “performano” – per usare l’inglesismo caro agli ambienti della finanza e dell’industria – meglio dei loro colleghi maschi. Ma l’ingresso storicamente tardivo nelle aule delle Università e dell’istruzione superiore si riflette ancora nella piramide del lavoro e delle retribuzioni: le laureate si sono aperte la strada solo (relativamente) da poco tempo. Tutto bene, dunque: basterà aspettare il fisiologico ricambio generazionale. L’automatismo non è affatto scontato.

Il primo bastone nell’ingranaggio di questa dinamica è dato dalla scelta di studi delle donne, che sono sotto-rappresentate nelle facoltà scientifiche, di ingegneria e statistica; sono di contro sovra-rappresentate in quelle umanistiche. Si costruiscono così, pur eccellendo, un bagaglio di competenze che dà il via a percorsi di carriera solitamente meno remunerativi, o che comunque danno una minore spinta verso i posti di comando.

“I dati ci raccontano che la poca partecipazione delle ragazze prima alle facoltà e poi alle professioni Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics, ndr) è la conseguenza di un insieme di fattori”, spiega Barbara Falcomer, direttore generale di Valore D, associazione di imprese che promuove inclusione ed equilibrio di genere. “La famiglia condiziona ancora fortemente le ambizioni e le scelte di studio dei ragazzi, i genitori considerano ancora che ci siano materie ‘da maschi’ e altre materie ‘più da femmina’. Si tratta di stereotipi inconsapevoli, che in totale buona fede i genitori tramandano ai figli e che trovano terreno fertile anche tra insegnanti”. Per toccare con mano quanto queste dinamiche siano ancorate, Valore D ha portato delle donne-modello a incontrare 17 mila ragazze e ragazzi nelle seconde e terze medie (progetto #InspirinGirls). Tra i più grandi, questi stereotipi di genere (la distinzione appunto tra “cose da maschi e da femmine”) risultavano presenti in quasi cinque ragazzi su dieci. Percentuale che però scende significativamente quando in famiglia ci sono entrambi i genitori lavoratori. “Si tratta di supportare ragazzi, scuole e famiglie a liberarsi da questi stereotipi per consentire a ciascuno di esprimere al meglio il proprio potenziale”.

Il governatore Visco ha recentemente sottolineato che i ‘risultati’ nel campo dell’istruzione delle donne sono positivi e che le laureate in discipline scientifiche, seppure siano meno del 50 per cento, sono in linea con quel che accade in Europa. Ma il ritardo salariale e occupazionale, ha detto, “desta preoccupazione: segnala che, una volta concluso il percorso di studio, le donne non riescono a mettere a frutto le competenze acquisite”. Come ovviare a questo problema?
Oltre al percorso di studi, pesa l’elemento – squisitamente culturale – dei carichi familiari che oggi sono ancora quasi interamente sulle spalle delle donne. Perciò nel mercato del lavoro scontano una minore competitività legata al pregiudizio che non possano dedicarsi in maniera più intensa e continuativa al lavoro stesso. Per ovviare servono maggior consapevolezza di ragazzi, insegnanti e genitori e politiche aziendali a sostegno del talento femminile e dell’integrazione tra vita e lavoro.

Non temete che insistere sulla ‘specialità’ di donne-modello sia per certi versi un boomerang che le confina ancora al mondo dello ‘straordinario’?

Offrire a ragazze e ragazzi modelli reali di donne che fanno professioni tradizionalmente maschili significa ampliare il loro immaginario e potersi rispecchiare. Purtroppo sono ancora pochi, ed è quindi necessario dargli tutta la visibilità possibile: devono diventare “aspirazionali” per le ragazze.
 
Il senso comune vuole che ci siano “le maestre” nelle scuole di primo grado, mentre all’Università ci sono “i professori”. C’è un tema di genere anche in cattedra, non solo tra i banchi?
Il mondo della scuola ha forti analogie con quello aziendale: una piramide che vede alla base pochissimi maestri e una maggioranza di maestre, però nelle posizioni direttive poche dirigenti donne. Pensiamo poi alle carriere universitarie: le donne sono ancora una minoranza. C’è molto da fare prima di vedere realizzato un equilibrio di genere.
 
Quale ruolo possono avere le tecnologie e l’automazione sul futuro scenario lavorativo: sono una minaccia ulteriore per le donne?
Tutto ciò che riduce o elimina il divario di opportunità è senz’altro un fattore abilitante per l’occupazione femminile. Nella fabbrica 4.0 non ci sono più lavori fisici al punto che solo un uomo possa svolgerli. Le soft skills sono sempre più importanti, per cui: benvenuta tecnologia! E’ una opportunità, se combinata con una maggior presenza delle ragazze in ambito Stem.

On line il bando per l’adeguamento delle scuole alla normativa antincendio. Sono 98 i milioni a disposizione

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Sul sito del ministero dell’Istruzione è stato pubblicato il bando che stanzia 98 milioni di euro per l’adeguamento delle scuole alla normativa antincendio.
«Quelle stanziate sono risorse importanti per la sicurezza dei ragazzi e del personale – sottolinea la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, nel dare l’annuncio dello stanziamento -. Dobbiamo proseguire a stanziare rapidamente tutte le risorse che abbiamo a disposizione».

«Avevamo promesso che avremmo liberato queste risorse in tempi rapidi, – dichiara la vice ministra Anna Ascani – così è stato. Grazie a questi fondi, siamo impegnati, insieme agli enti locali proprietari degli edifici scolastici, a rendere sicure le nostre scuole. In questi mesi stiamo lavorando su più piani di finanziamento, ci stiamo occupando di adeguamento sismico, efficientamento energetico, verifiche preventive per evitare crolli di solai e controsoffitti. Non vogliamo tralasciare nessun aspetto. Vogliamo assicurare a ogni studente la migliore formazione possibile. E garantire edifici sicuri a giovani, famiglie e comunità scolastiche».

Gli enti locali potranno presentare le proprie candidature fino alle 15.00 del 27 febbraio 2020. I Comuni potranno avere, per le scuole del primo ciclo, un contributo massimo di 70.000 euro, mentre le Province e le Città metropolitane, per gli istituti del secondo ciclo, potranno ottenere un contributo fino a 100.000 euro.

La selezione delle candidature avverrà sulla base di criteri precisi: vetustà degli edifici; numero di studenti presenti nell’edificio scolastico; livello previsto di adeguamento alla normativa antincendio che si intende conseguire con il contributo richiesto; eventuale quota di cofinanziamento.

Ecco la tabella con il riparto regionale.

ABRUZZO 3.178.771,61 euro
BASILICATA 1.869.560,81euro
CALABRIA 5.334.524,29 euro
CAMPANIA 9.868.234,90 euro
EMILIA-ROMAGNA 6.250.008,86 euro
FRIULI-VENEZIA G. 2.428.201,75 euro
LAZIO 8.080.604,92 euro
LIGURIA 2.182.508,95 euro
LOMBARDIA 12.859.377,54 euro
MARCHE 3.065.187,27 euro
MOLISE 1.069.275,69 euro
PIEMONTE 6.619.181,33 euro
PUGLIA 6.515.433,24 euro
SARDEGNA 3.369.693,63 euro
SICILIA 9.052.675,36 euro
TOSCANA 5.976.706,36 euro
UMBRIA 2.176.248,00 euro
VALLE D’AOSTA 525.465,02 euro
VENETO 7.578.340,47 euro

TOTALE 98.000.000 euro

Colpa degli stereotipi se i maschi sono più bravi in matematica

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

La matematica è roba da maschi? Secondo uno studio della Libera università di Bolzano sembrerebbe di sì, anche se le cause non sono cognitive ma gli stereotipi. Sono stati infatti presentati a Bressanone i primi risultati del progetto di ricerca GegaMath, coordinato dal professor Giorgio Bolondi. L’obiettivo è quello di fotografare la situazione in Alto Adige e sostenere le Intendenze scolastiche nella progettazione di misure adatte a superare il gender gap nell’apprendimento della matematica nella scuola primaria e secondaria.

In tutti i sistemi di valutazione dell’efficacia dei sistemi educativi – Invalsi in Italia, Vera in Germania o Pisa per l’Oecd – un dato è uniformemente presente: gli studenti maschi ottengono risultati migliori rispetto alle colleghe di sesso femminile. Questa differenza di genere si rivela ancor più accentuata nella Provincia di Bolzano, come confermano anche le prove cui hanno partecipato diversi istituti dell’Alto Adige: 24 punti nelle prove Pisa 2015 contro un gap di 20 punti a livello nazionale e di 8 punti a livello dei paesi Oecd. La Facoltà di Scienze della Formazione di Bressanone, che ha nella sua mission la formazione del corpo insegnante della scuola primaria della provincia, si è attivata per affrontare una problematica tutt’altro che secondaria. Infatti una relazione difficile con la matematica durante gli anni della scuola dell’obbligo rischia di compromettere le future scelte universitarie e, conseguentemente, di condizionare pesantemente le prospettive di carriera.

Per approfondire il fenomeno del “gender gap” nell’apprendimento della matematica nelle scuole dell’Alto Adige, nel 2018 Giorgio Bolondi, ordinario di Didattica della matematica a Bressanone, ha avviato il progetto di ricerca GegaMath. Bolondi chiarisce che le diverse prestazioni di maschi e femmine rilevate nelle prove di apprendimento della matematica presenta cause di natura culturale: «La letteratura scientifica ci spiega che questa differenza è dovuta perlopiù al permanere di stereotipi e di convenzioni rispetto alle potenzialità di maschi e femmine e, ovviamente, non ha basi cognitive».

Quello che a Bolondi e al suo team di ricerca preme capire è quale sia la situazione a livello locale e come possano essere applicate misure di sostegno a una più efficace acquisizione delle conoscenze matematiche da parte delle studentesse. I risultati del progetto GegaMath sono stati presentati alle intendenze scolastiche italiane e tedesca. «Nel prossimo futuro, speriamo che queste indicazioni possano fungere da stimolo per l’elaborazione, anche comune se necessario, di linee-guida per migliorare le prestazioni in campo matematico delle studentesse della provincia», conclude il professore.