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Pensioni scuola, a breve decreto e circolare: scadenza domande 31 ottobre, ma i Sindacati non ci stanno

da La Tecnica della Scuola

Si è svolto oggi, 24 settembre 2021, in videoconferenza, alla presenza anche del direttore dell’INPS dott. Uselli, l’incontro con le Organizzazioni Sindacali sul Decreto Ministeriale riguardante le cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2022 e relativa circolare.

Il primo aspetto rispetto al quale i Sindacati hanno avanzato forti critiche riguarda la data di scadenza per la presentazione delle istanze, fissata per il 31 ottobre 2021.

Riteniamo innanzitutto inaccettabile che il termine finale per la presentazione delle domande sia stato fissato al 31 ottobre 2021 – scrive la FLC Cgil, che continua – La necessità di anticipare i termini, per le ricadute che ciascuna procedura può avere su tutte le altre operazioni di avvio dell’anno scolastico e per i lunghi tempi di emanazione dei provvedimenti propedeutici al riconoscimento del diritto a pensione, non giustifica l’anticipo di 11 mesi rispetto alla data di cessazione. Si tratta di un intervallo in cui le condizioni personali, familiari, di salute, che incidono sulla scelte delle lavoratrici e dei lavoratori, possono completamente modificarsi“.

Oltre al posticipo della scadenza, il Sindacato ha anche avanzato altre richieste. Innanzitutto, garantire la piena funzionalità del sistema per almeno cinque settimane dall’apertura delle funzioni. Poi, che i modelli presenti su istanze online siano integrati prevedendo gli istituti del cumulo e della totalizzazione; e infine che, per quanto riguarda le domande di dimissioni senza diritto a pensione, per le quali la circolare dispone le medesime tempistiche, sia possibile per il lavoratore interrompere il rapporto di lavoro anche in corso d’anno, rispettando i termini di preavviso previsti dal CCNL, considerando la decorrenza della cessazione dal 1° settembre successivo.

Dal 15 ottobre gli statali tornano in presenza

da La Tecnica della Scuola

Dal 15 ottobre lo smart working nella pubblica amministrazione sarà un’eccezione: gli statali torneranno in ufficio. A sottolinearlo Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione. “Con la firma del presidente del Consiglio Mario Draghi al decreto che fa cessare il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella Pubblica amministrazione, si apre l’era di una nuova normalità e si completa il quadro avviato con l’estensione dell’obbligo di Green pass a tutto il mondo del lavoro: dal 15 ottobre i dipendenti pubblici torneranno in presenza, e in sicurezza”.

Mascherine, quali docenti dovranno indossare la Ffp2? La novità

da La Tecnica della Scuola

Con la recente approvazione al Senato del Dl 111, già anticipata dal nostro vice direttore Reginaldo Palermo, cambiano alcune disposizioni relative alle mascherine, non solo per gli alunni ma anche per il personale scolastico. Chi è tenuto a indossare la mascherina Ffp2 o Ffp3? E in quali casi? Facciamo chiarezza.

Quali novità per i docenti?

Nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole di ogni ordine e grado, in presenza di alunni esonerati dall’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie occorre l’uso di mascherine di tipo FFP2 o FFP3. Lo si legge nel dossier che accompagna la conversione del Dl 111.

Il criterio, dunque, è l’esonero dell’alunno dall’uso della mascherina. In questo caso, a tutela dell’insegnante, quest’ultimo dovrà potenziare i propri strumenti di protezione. Una precisazione, tuttavia, che pare superflua in riferimento alla scuola dell’infanzia, dato che qui tutti gli alunni sono dispensati dall’uso delle mascherine e dunque tutti gli insegnanti dovranno indossare la Ffp2.

Il criterio è invece effettivamente discriminante negli altri gradi di scuola. In qualunque classe di qualunque grado di scuola in cui vi fosse un alunno dispensato dall’uso della mascherina per ragioni sanitarie, i docenti indosseranno la mascherina Ffp2 al posto della tradizionale mascherina chirurgica. Una disposizione che apre all’interrogativo: perché per i docenti si prevede un’ulteriore tutela che per gli alunni non è reputata necessaria? In altri termini: perché i docenti dovranno indossare la Ffp2 (o la Ffp3) laddove gli alunni continueranno a usare la mascherina chirurgica in classi con compagni privi di mascherina?

Ffp2 per i docenti dell’infanzia, mascherina chirurgica per gli altri

Per riassumere, la normativa prevede che a scuola dell’infanzia tutti gli insegnanti usino la mascherina Ffp2 o Ffp3; mentre negli altri gradi di scuola i colleghi, dalla primaria in su, si limiteranno alla mascherina chirurgica o ad altro dispositivo (previsto dal datore di lavoro sulla base della valutazione del rischio), ivi compresa la mascherina Ffp2 nel caso in cui vi fosse in classe un alunno privo di mascherina per ragioni sanitarie.

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A tal fine si utilizzare le risorse pari a 350 milioni di euro stanziate dal Decreto sostegni bis (commi 4 e 4-bis dell’articolo 58 del decreto-legge 73/21). (art. 1 comma 2 lettera a-bis).

La novità per gli alunni

Quanto agli alunni, come abbiamo già riferito: l’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, che fino a ieri era legato a un criterio anagrafico (sotto i 6 anni nessuna mascherina) d’ora in poi viene legato al grado di scuola: all’infanzia non si indossa la mascherina, alla primaria (e ai successivi gradi di scuola) sì.

Le ragioni di questo cambiamento sono intuitive e vengono spiegate nel dossier che accompagna la modifica normativa:

Per il precedente a.s., l’obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie nelle scuole, a partire da 6 anni, era stata introdotta dal DPCM 3 novembre 20204 e successivamente confermata.

Successivamente, la già citata nota tecnica, tuttavia, ha fatto presente che “La misura pare doversi adattare al contesto scolastico in cui questi (n.d.r.: i bambini) sono inseriti. Ovvero, in ragione di principi di coerenza e ragionevolezza funzionali alla didattica, non pare necessario l’utilizzo della mascherina nella scuola dell’infanzia anche per i piccoli che hanno compiuto 6 anni e invece pare necessario lo sia nella scuola primaria, anche per gli alunni che i 6 anni li debbono ancora compiere”.

Nuova deroga all’uso della mascherina

Una novità particolarmente incisiva per l’organizzazione scolastica e per la didattica riguarda la possibile deroga all’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie per le classi formate da studenti che per ragioni anagrafiche siano esclusi dalla campagna vaccinale. Si tratta quindi di classi con alunni sotto i 12 anni. Ad essere coinvolte nella novità, insomma, tutte le scuole primarie e alcune classi della scuola secondaria di primo grado.

368mila docenti impegnati nella formazione per l’inclusione

da Tuttoscuola

Nell’anno scolastico 20-21 le classi di scuola secondaria di II grado in cui era inserito almeno uno studente con disabilità sono state 56.379, pari al 46% delle 122.634 classi funzionanti. Poiché in quegli istituti le cattedre, compresi gli spezzoni di cattedra, erano complessivamente 221.600, si può stimare che i docenti curricolari (di ruolo o supplenti) di quelle 56.379 classi in cui erano inseriti studenti con disabilità siano stati circa 102mila.Considerato che una minima quota di docenti curricolari siano esentati dalla formazione in quanto già in possesso della specializzazione per il sostegno, il numero complessivo di professori curricolari obbligati alla formazione siano al massimo 100mila.

Nella scuola secondaria di I grado sono state 56.869 le classi in cui era inserito almeno un alunno con disabilità; hanno rappresentato il 73% delle 77.938 classi funzionanti.

Poiché in tutti gli istituti le cattedre, compresi gli spezzoni, erano complessivamente 137.000, si può stimare che i docenti curricolari (di ruolo o supplenti) di quelle 56.879 classi in cui erano inseriti studenti con disabilità siano stati circa 100mila.Considerato che una minima quota di docenti curricolari siano esentati dalla formazione in quanto già in possesso della specializzazione per il sostegno, il numero complessivo di professori curricolari obbligati alla formazione siano al massimo 98mila. Nella scuola primaria sono state 78.491 le classi in cui era inserito almeno un alunno con disabilità; costituivano il 61,9% delle 126.769 classi funzionanti.

I posti complessivi, compresi quelli derivanti da ore residue, sono stati 192.470; in rapporto alle 78.491 classi in cui erano inseriti alunni con disabilità, si può stimare che in cattedra vi siano stati poco più di 119mila docenti, tra cui non meno di 9mila già in possesso del diploma di specializzazione, e, pertanto, esonerati dalla formazione.

Obbligati alla formazione sono circa 110mila insegnanti della scuola primaria.

Nella scuola dell’infanzia sono 33.091 le sezioni in cui è inserito un bambino con disabilità; rappresentano il 79% di tutte le 41.839 sezioni attivate nel 2020-21.

I posti complessivi di insegnante (esclusi i docenti di sostegno) sono stati 79.045; in rapporto al numero di sezioni in cui sono stati inseriti bambini con disabilità, si può stimare che vi siano stati poco più di 62,5mila docenti, tra cui circa 2,5mila già in possesso del diploma di specializzazione, e, pertanto, esonerati dalla formazione.

Obbligati alla formazione sono, pertanto, circa 60mila insegnanti della scuola dell’infanzia.

Complessivamente saranno circa 368mila docenti di ruolo o supplenti obbligati a questa particolare formazione sull’inclusione: il 58% dei docenti curricolari in cattedra.

Formazione dei docenti curricolari delle classi con disabili: obbligatoria o a invito?

da Tuttoscuola

La nota n. 27622 del 6 settembre scorso con la quale il ministero dell’istruzione fornisce indicazioni operative per la “Formazione in servizio del personale docente ai fini dell’inclusione degli alunni con disabilità ai sensi del comma 961, art. 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178 – DM 188 del 21.6.2021” non solo ha suscitato contrarietà tra le organizzazioni sindacali per una questione di metodo (la materia avrebbe dovuto essere preliminarmente condivisa, come da contratto e come convenuto), ma ha provocato alcune perplessità nel merito soprattutto tra tutti i dirigenti scolastici che dovranno sovrintendere a questa particolare formazione a cui sono chiamati circa 368mila docenti.

In particolare c’è un passaggio della nota ministeriale che sembra strizzare l’occhio ai sindacati per prevenire un eventuale contenzioso: Il personale docente in questione, per l’anno scolastico 2021/2022, sarà invitato a frequentare un percorso di formazione su tematiche inclusive, secondo quanto previsto dal DM 188 citato tenendo conto delle indicazioni fornite con la presente nota e rivolta alle scuole polo per la formazione che avranno il compito di organizzare le attività formative.

Invitato o obbligato?

La legge 178/20, al comma 961 dell’articolo unico è molto chiara: Il fondo di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 13 luglio 2015, n. 107, è incrementato di 10 milioni di euro per l’anno 2021 destinati alla realizzazione di interventi di formazione obbligatoria del personale docente impegnato nelle classi con alunni con disabilità. La stessa legge quantifica la durata di questa formazione obbligatoria mediante la determinazione delle unità formative comunque non inferiori a 25 ore di impegno complessivo. Il decreto ministeriale 188 del 21 giugno scorso, oltre a evidenziare il carattere obbligatorio di questa formazione precisa esplicitamente che La partecipazione alle attività formative assume carattere di obbligatorietà e non prevede esonero dal servizio. Nella nota ministeriale del 6 settembre non compare mai il termine ‘obbligo’ o sue derivazioni, se non nella parte conclusiva del testo quando si ricorda che lo svolgimento delle attività formative da svolgersi obbligatoriamente entro il mese di novembre p.v. In attesa di un chiarimento ministeriale che fughi qualsiasi ambiguità, gli oltre trecento coordinatori di rete che dovranno organizzare la formazione da parte delle istituzioni scolastiche dell’ambito stanno già provvedendo a definire con le scuole associate il progetto formativo che l’USR di competenza dovrà autorizzare. Sono già diverse le scuole interessate al progetto predisposto da Tuttoscuola, ente formativo accreditato dal ministero, con l’interventi di qualificati esperti dei diversi settori interessati a questa particolare formazione in servizio.

Disabilità, dalla Regione Lazio tre milioni per l’avvio di Centri polivalenti

Disabilità, dalla Regione Lazio tre milioni per l’avvio di Centri polivalenti
SuperAbile INAIL del 24/09/2021

Saranno gli Enti del Terzo settore a poter partecipare al bando presentando proposte progettuali per la gestione di Centri polivalenti per giovani e adulti con disturbo dello spettro autistico ed altre disabilità con bisogni complessi sul territorio della Regione Lazio

ROMA. Dalla Regione Lazio 3 milioni di euro per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, grazia a un bando diretto agli Enti del Terzo settore. Saranno infatti questi ultimi a poter partecipare al bando, presentando proposte progettuali per la gestione di Centri polivalenti per giovani e adulti con disturbo dello spettro autistico ed altre disabilità con bisogni complessi sul territorio della Regione Lazio. Per ciascun progetto selezionato la Regione erogherà un contributo fino ad un massimale pari ad euro 750 mila per ciascun Centro polivalente. Ciascuna proposta progettuale potrà prevedere, a titolo di cofinanziamento, ulteriori risorse messe a disposizione dal soggetto proponente o dai soggetti del partenariato oppure da soggetti terzi, persone fisiche o giuridiche. A darne notizia è l’Assessore alle Politiche Sociali Welfare, Beni Comuni e ASP Alessandra Troncarelli.

L’avviso è diretto ad avviare una procedura di selezione di Enti del Terzo settore per la gestione biennale, il cui termine è fissato al 15 novembre 2023, di una struttura socio-assistenziale in una delle seguenti macroaree territoriali, che deve rappresentare il territorio di collocazione della sede fisica del centro: Roma, Città metropolitana di Roma, Lazio nord (Viterbo-Rieti), Lazio sud (Latina-Frosinone). Le proposte progettuali di gestione dei Centri polivalenti dovranno avere come destinata giovani e adulti (dai 18 anni compiuti) con disturbo dello spettro autistico e altre disabilità con bisogni complessi, nonché coloro che quotidianamente se ne prendono cura, i familiari e i caregiver. Le disponibilità regionali finalizzate alla gestione dei Centri polivalenti dovranno prevedere, a pena di esclusione, l’attivazione di misure e interventi per un minimo di 8 e un massimo di 20 destinatari.

“Con questo provvedimento vogliamo attivare dei progetti innovativi a carattere socio-assistenziale finalizzati al superamento del mero assistenzialismo e incentrati sulla piena partecipazione alla vita sociale e di comunità delle persone più fragili e di coloro che li assistono- afferma l’assessore Alessandra Troncarelli- In particolare, puntiamo a sostenere i giovani che si trovano a vivere il passaggio tra la conclusione del ciclo scolastico e l’inizio di un’attività lavorativa, promuoviamo percorsi personalizzati di inclusione sociale volti alla valorizzazione e allo sviluppo delle competenze, al potenziamento delle autonomie e delle capacità di autodeterminazione e della volontà individuale del destinatario”.

“La Regione Lazio attiverà una cabina di regia regionale come struttura di riferimento per il coordinamento dei Centri polivalenti e, fermo restando il principio della scelta di una macroarea in fase di presentazione della proposta, la struttura funzionerà come servizio diffuso sul territorio- aggiunge Troncarelli- In ogni struttura saranno presenti due poli organizzativi: il work lab per la realizzazione di tirocini e percorsi di orientamento al lavoro e il community lab per il coinvolgimento della comunità locale nei processi di fruizione condivisa degli spazi e per la collaborazione attiva alla vita del centro. Ricordo, inoltre, che il nostro obiettivo è quello di una presa in carico integrata della persona, con un coordinamento delle compagini sanitarie e sociali, valorizzando il budget di salute, per l’elaborazione di un progetto individuale costruito sulle esigenze del singolo”. Gli Enti interessati, all’atto della presentazione della domanda, devono essere iscritti in uno dei Registri nazionali o regionali previsti dalla normativa di riferimento e indicati nell’avviso, devono avere sede legale e operativa nel territorio della Regione Lazio e potranno presentare una proposta progettuale, in forma singola o in Associazione Temporanea di Impresa o di Scopo, costituita o costituenda, con comprovata esperienza pluriennale nel campo dell’inclusione di giovani e adulti con disabilità e/o esperienza specifica in progettualità relative a giovani e adulti con disturbo dello spettro autistico.

Ai fini dell’ammissibilità, la proposta progettuale dovrà includere le manifestazioni di interesse al partenariato da parte dei seguenti enti pubblici afferenti alla macroarea territoriale di riferimento, competenti della presa in carico socio-sanitaria dei destinatari: per i servizi sanitari, la Direzione sanitaria della ASL coinvolta/e; per i servizi sociali, la/e Direzione/i del distretto sociosanitario coinvolto/i o il Dipartimento delle politiche sociali, nel caso di Roma Capitale. La domanda di partecipazione deve essere trasmessa, a pena di esclusione, entro e non oltre le ore 12:00 del trentesimo giorno dalla data di pubblicazione del presente Avviso, al seguente indirizzo: welfaredicomunitaeinnovazionesociale@regione.lazio.legalmail.it. Il presente avviso pubblico e la relativa modulistica per la partecipazione sono reperibili sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio e al seguente link https://www.regione.lazio.it/documenti/75141.

Garante privacy: i prof non possono chiedere informazioni sullo stato vaccinale degli studenti

da Il Sole 24 Ore

Lettera al ministero dell’Istruzione per sensibilizzare gli istituti scolastici sui rischi di alcune iniziative

di Claudio Tucci

Il garante privacy ha scritto al ministero dell’Istruzione affiché sensibilizzi le scuole sui rischi per la privacy derivanti da iniziative finalizzate all’acquisizione di informazioni sullo stato vaccinale degli studenti e dei rispettivi familiari. Nella lettera si richiama inoltre l’attenzione sulle possibili conseguenze per i minori, anche sul piano educativo, derivanti da simili iniziative. In queste settimane, il garante privacy ha ricevuto segnalazioni e richieste di chiarimenti a proposito di specifiche domande dei docenti o comportamenti volti ad acquisire, anche indirettamente, informazioni sull’avvenuta o meno vaccinazione, sia degli studenti (nella maggior parte dei casi minori) sia dei membri delle rispettive famiglie.

La normativa per gli studenti

L’autorità ha ricordato che, secondo il quadro normativo vigente, agli istituti scolastici non è consentito conoscere lo stato vaccinale degli studenti del primo e secondo ciclo di istruzione, né a questi (a differenza degli universitari) è richiesto il possesso e l’esibizione della certificazione verde per accedere alle strutture scolastiche.

Le regole per le famiglie

Per quanto riguarda i familiari, le amministrazioni scolastiche non possono trattare informazioni relative all’avvenuta o meno vaccinazione, ma limitarsi a verificare, mediante il personale autorizzato, il mero possesso della certificazione verde all’ingresso dei locali scolastici.

Collaborazione su deroga mascherine nelle classi all vax

A proposito della deroga dall’indossare la mascherina nelle classi in cui tutti gli studenti abbiano completato il ciclo vaccinale o posseggano un certificato di guarigione in corso di validità, il garante ha confermato piena collaborazione al ministero dell’Istruzione per individuare misure attuative che consentano di soddisfare le esigenze sanitarie di prevenzione epidemiologica e, allo stesso tempo, assicurino il rispetto della libertà di scelta individuale e il diritto alla protezione dei dati personali. L’autorità ha ribadito la necessità che vengano in ogni caso individuate modalità che non rendano identificabili gli studenti interessati, anche al fine di prevenire possibili effetti discriminatori per coloro che non possano o non intendano sottoporsi alla vaccinazione.

Vaccino studenti, Garante della Privacy: “Docenti non possono chiedere informazioni ai minori”

da OrizzonteScuola

Di redazione

”L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha scritto al Ministero dell’istruzione affinché sensibilizzi le scuole sui rischi per la privacy derivanti da iniziative finalizzate all’acquisizione di informazioni sullo stato vaccinale degli studenti e dei rispettivi familiari”. Lo scrive il Garante della Privacy in una lettera al Ministero dell’Istruzione.

“In queste settimane, il Garante Privacy ha ricevuto segnalazioni e richieste di chiarimenti a proposito di specifiche domande dei docenti o comportamenti volti ad acquisire, anche indirettamente, informazioni sull’avvenuta o meno vaccinazione, sia degli studenti (nella maggior parte dei casi minori) sia dei membri delle rispettive famiglie”, si legge sulla nota del Garante.

L’Autorità ricorda inoltre che, secondo il quadro normativo vigente, agli istituti scolastici non è consentito conoscere lo stato vaccinale degli studenti del primo e secondo ciclo di istruzione, né a questi (a differenza degli universitari) è richiesto il possesso e l’esibizione della certificazione verde per accedere alle strutture scolastiche. Per quanto riguarda i familiari, le amministrazioni scolastiche non possono trattare informazioni relative all’avvenuta o meno vaccinazione, ma limitarsi a verificare, mediante il personale autorizzato, il mero possesso della certificazione verde all’ingresso dei locali scolastici.

Invece, a proposito della deroga dall’indossare la mascherina nelle classi in cui tutti gli studenti abbiano completato il ciclo vaccinale o posseggano un certificato di guarigione in corso di validità, il Garante ha confermato piena collaborazione al Ministero dell’istruzione per individuare misure attuative che consentano di soddisfare le esigenze sanitarie di prevenzione epidemiologica e, allo stesso tempo, assicurino il rispetto della libertà di scelta individuale e il diritto alla protezione dei dati personali.

L’Autorità ribadisce la necessità che vengano in ogni caso individuate modalità che non rendano identificabili gli studenti interessati, anche al fine di prevenire possibili effetti discriminatori per coloro che non possano o non intendano sottoporsi alla vaccinazione.

Covid in classe? Meno giorni di quarantena, il Governo Draghi vuole lezioni in presenza

da La Tecnica della Scuola

 

Nei casi di contagio nelle scuole, occorre ridurre il periodo di quarantena per gli alunni ed in parte anche per i docenti: se ne parla sempre più insistentemente, alla luce soprattutto della riduzione generale dei casi di infezione da Covid e di conseguenza dei ricoveri. Anche i rappresentanti del Governo Draghi non disdegnano l’idea.

Costa: proseguire in presenza

“È un tema sentito sul quale la politica sicuramente è chiamata a fare una riflessione ed assumersi una responsabilità”, ha ammesso il sottosegretario alla Salute Andrea Costa.

 

Intervenuto durante una visita in Calabria, Costa ha detto che “è chiaro che siamo nell’alveo delle scelte che la politica deve fare sulla base anche delle indicazioni scientifiche del Comitato tecnico. Però una riflessione la dobbiamo fare perché l’obiettivo che abbiamo raggiunto è stato iniziare l’anno scolastico in presenza ma adesso l’obiettivo più grande è proseguire in presenza”.

Dalle parole del sottosegretario appare evidente che il Governo non sembra gradire l’attuale imposizione dei giorni di quarantena (7 per i vaccinati, 10 per i non vaccinati, più tampone negativo da presentare al rientro).

“Una valutazione sulla riduzione delle quarantene deve essere assolutamente presa in considerazione”, ha tagliato corto Costa.

Bonetti: rivedere alla luce dei nuovi dati

Anche Elena Bonetti, la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, ha confermato la sua posizione possibilista versa questa soluzione.

SkyTg 24, la responsabile del dicastero delle Pari opportunità ha detto che “bisogna rivalutare i tempi della quarantena alla luce dei nuovi dati che abbiamo sulle persone vaccinate”.

“Riguardo alle scuole serve un’organizzazione più agile a supporto delle famiglie per diminuire il tempo della quarantena, restringerla per i vaccinati e i bambini piccoli o introdurre strumenti di monitoraggio come i tamponi”.

Anche Bonetti ha detto che comunque il Governo attende “la valutazione del Cts ma ritengo che sia questa la direzione”.

Giani: si potrebbero ridurre i giorni

Anche i governatori sembrano avere questa intenzione.

Sui giorni di quarantena previsti in caso di contatto con casi Covid, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha detto che i dati delle scuole sono “un po’ da vedere con attenzione. Effettivamente per i vaccinati secondo me potremmo ridurre ancora i giorni”.

Sasso: riflessione, ma decide il Cts

Allineato è anche sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, sottolineando la necessità di potenziare il tracciamento: “Sulla durata della quarantena è in corso una riflessione, ma il ministero dell’Istruzione non può che attendere le indicazioni del ministero della Salute e del Comitato tecnico scientifico”.

“Personalmente spero sempre in misure che garantiscano la continuità didattica a più studenti possibile, ovviamente senza aumentare i rischi per nessuno”, ha sottolineato Sasso.

Il sottosegretario pugliese è tornato a chiedere anche “che l’Istituto superiore di sanità validasse i tamponi salivari come strumento di monitoraggio per le scuole, in quanto attendibile nei risultati e poco invasivo nell’utilizzo”.

“I 110.000 al mese previsti dal progetto delle scuole sentinella sono a mio avviso insufficienti; dovremmo avvicinarci il più possibile ai 500.000 ragazzi a settimana. In questo modo – ha concluso Sasso – riusciremmo ad arginare il fenomeno degli asintomatici”.

L’attuale normativa

Al momento, ricordiamo, la quarantena per una classe scatta in presenza di un contatto stretto, quindi un positivo al Covid-19, con una differenza tra chi è vaccinato (7 giorni di quarantena) e chi non lo è (10 giorni di quarantena).

Gli alunni tornano in classe solo dopo aver svolto un test diagnostico (molecolare o antigenico) negativo. In altre parole, alcuni alunni, i vaccinati, potranno tornare in classe qualche giorno prima degli altri.

In assenza di test diagnostico, invece, la quarantena diventerebbe di 14 giorni per tutti, vaccinati e non. La circolare del ministero della Salute infatti spiega: qualora non fosse possibile eseguire un test molecolare o antigenico tra il settimo e il quattordicesimo giorno, si può valutare di concludere il periodo di quarantena dopo almeno 14 giorni dall’ultima esposizione al caso, anche in assenza di esame diagnostico molecolare o antigenico.

Green pass scuola: il decreto 111 diventa legge, validi per 72 ore gli esiti del tampone molecolare

da La Tecnica della Scuola

Approvato in via definitiva dal Senato il decreto legge 111 del 6 agosto, il cosiddetto “decreto green pass scuola”.
Rispetto a quello originario il testo licenziato dal Senato contiene alcune importanti modifiche.
Si potrà infatti ottenere il green pass, oltre che con la vaccinazione, anche con il test antigenico rapido o con il test molecolare: in questo secondo caso, però, la validità viene estesa a 72 ore.
Tutte le misure del decreto vengono estese anche ai servizi educativi per l’infanzia (asili nido e altri servizi per la fascia di età 0-6), ai CPIA, ai corsi regionali di formazione e istruzione professionale e ai percorsi di formazione tecnica superiore.
Inizialmente, infatti, queste attività non erano esplicitamente citate e questo aveva fatto nascere non pochi dubbi interpretativi, tanto è vero che il Governo aveva adottato un nuovo decreto, il 122 del 10 settembre, per chiarire la questione.
Con un’altra modifica viene chiarito un altro aspetto che aveva creato dubbi: In mancanza della certificazione anti-covid rilasciata con apposita APP si può esibire anche un “certificato rilasciato dalla struttura sanitaria ovvero dall’esercente la professione sanitaria che ha effettuato la vaccinazione o dal medico di medicina generale”.

Viene precisato meglio il meccanismo della sospensione del rapporto di lavoro.
Il mancato rispetto delle disposizioni previste dal decreto da parte del personale interessato “è considerato assenza ingiustificata e non sono corrisposti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato”. Inoltre “a decorrere dal quinto giorno di assenza ingiustificata il rapporto di lavoro è sospeso”.
La sospensione del rapporto di lavoro è disposta dai dirigenti scolastici e dai responsabili delle istituzioni in cui presta servizio il personale inadempiente.

Tutti i soggetti “esterni” (genitori compresi) che accedono ai servizi scolastici devono essere dotati di adeguata certificazione anti-covid.
Il testo approvato dal Senato aggiunge: “Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica del rispetto delle disposizioni del comma 1, oltre che, a campione, dai soggetti di cui al primo periodo del presente comma, deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro o dai loro delegati”.

Consulte Provinciali, elezione dei rappresentanti degli studenti entro il 31 ottobre

da La Tecnica della Scuola

Con la conclusione dell’a.s. 2020/21, è scaduto il mandato biennale di incarico relativo ai rappresentanti delle Consulte Provinciali Studentesche, per cui è necessario procedere con le elezioni dei nuovi studenti rappresentanti in ogni singola istituzione scolastica secondaria di II grado.

I rappresentanti eletti rimarranno in carica per gli aa.ss. 2021/22 e 2022/23.

I dirigenti scolastici dovranno attivare le procedure finalizzate alle elezioni in modo che le stesse possano concludersi entro e non oltre il 31 ottobre 2021, nel rispetto delle vigenti misure di sicurezza in materia di emergenza sanitaria.

Tutte le informazioni sono contenute nella nota 2046 del 20 settembre 2021.

Concorso presidi, Sasso: ‘Serve riflessione politica su eventuali esclusioni irregolari’

da Tuttoscuola

“Si starebbero avviando a conclusione le indagini sulle presunte irregolarità del concorso per dirigenti scolastici del 2017. Una sentenza del Consiglio di Stato dello scorso gennaio ha dichiarato corrette le procedure da un punto di vista amministrativo, ma da più parti erano stati sollevati interrogativi sulle modalità di svolgimento delle prove e sulla regolarità sostanziale di quanto accaduto in alcune sottocommissioni. Il ministero dell’Istruzione continua a seguire la vicenda con grande attenzione e confidiamo tutti nel fatto che in breve tempo si possa arrivare a chiarire definitivamente le opacità che hanno messo in dubbio le risultanze del concorso”. Lo dichiara Rossano Sassosottosegretario del ministero dell’Istruzione.

“Eventuali irregolarità che dovessero essere riscontrate dalle Procure, oltre ai procedimenti giudiziari del caso, dovranno necessariamente dare luogo a una profonda riflessione politica. Si porrebbe con estrema urgenza, infatti, la questione di verificare la posizione di quanti potrebbero essere stati bocciati ingiustamente e privati di una legittima immissione in ruolo. Attendiamo che la magistratura porti a conclusione l’accertamento di eventuali responsabilità ma, allo stesso tempo, diciamo con forza che chi è stato penalizzato senza motivo, pochi o molti che siano, non può essere semplicemente abbandonato al suo destino con un’alzata di spalle”.

Vaccini adolescenti: frenano nella fascia 12 – 19 anni. Preoccupazione per la scuola

da Tuttoscuola

L’esitazione vaccinale persiste negli over 50 e frena la vaccinazione nella fascia 12-19 anni. E’ quanto evidenzia il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe che segnala anche come continuino a calare i casi di Covid-19, segnando un -14,9% in una settimana, così come calano ulteriormente ricoveri e terapie intensive. Il monitoraggio fa riferimento al periodo dal 15 al 21 settembre.

Mentre si mantengono stabili i decessi di persone infettate dal Sars-Cov-2, pari a 394 in una settimana (di cui 33 riferiti a periodi precedenti, la Fondazione ribadisce però preoccupazioni per la ripresa del nuovo anno scolastico, considerato che “con la variante delta le attuali misure risultano insufficienti a limitare i contagi”.

Abbandono scolastico: in Italia scende al 13%, ma siamo ancora lontani dagli standard europei

da Tuttoscuola

Per il 2020 i dati sulla dispersione scolastica sembrano in lieve miglioramento rispetto all’anno precedente. Ma c’è ancora molto da fare. Con il 13,1% di giovani che abbandonano prematuramente gli studi infatti l’Italia è il quarto stato europeo per incidenza del fenomeno. All’interno del paese poi si registrano delle significative disparità tra un territorio e l’altro. In generale le regioni del meridione risultano più in difficoltà. Allo stesso tempo però è proprio nel mezzogiorno che si sono registrati i progressi più significativi rispetto al 2019. E’ questo lo scenario fotografato dai dati di Openpolis sull’abbandono scolastico.

L’abbandono scolastico in Europa

L’Unione europea si era posta come obiettivo quello di ridurre sotto al 10% entro il 2020 la quota di giovani che abbandonano prematuramente gli studi. L’obiettivo continentale, in vista del 2030, è stato poi ulteriormente abbassato di un punto (9%) con una risoluzione del consiglio europeo del febbraio 2021. Questo target però rappresenta una media, ed è stato parametrato per le diverse situazioni nazionali. Per l’Italia l’obiettivo era il 16%.

Un fenomeno che – precisa Openpolis – non è facile da misurare, perché richiederebbe dati in grado di tracciare il percorso scolastico del singolo studente. A livello europeo la scelta è stata utilizzare come indicatore indiretto la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno solo la licenza media. Tra questi viene incluso anche chi ha conseguito una qualifica professionale regionale di primo livello con durata inferiore ai due anni. In base a questo indicatore in Italia nel 2020 si registrava una percentuale di abbandoni pari al 13,1%. Da questo punto di vista quindi il nostro paese ha raggiunto il proprio obiettivo. Tuttavia dobbiamo evidenziare come il dato italiano sia ancora lontano dai più alti standard europei. Come possiamo notare anche dalla mappa infatti il nostro paese è tra quelli in cui il problema degli abbandoni precoci è più consistente. Solo Malta (16,7%), Spagna (16%) e Romania (15,6%) nel 2020 registravano una percentuale più alta.

L’abbandono scolastico in Italia

Allo stesso tempo però, nel lungo periodo il trend del nostro Paese ha mostrato un miglioramento. Possiamo osservare infatti come il tasso di abbandono sia passato dal 17,8% del 2011 al 13,1% del 2020 (-4,7 punti percentuali). Come possiamo osservare dal grafico il trend di diminuzione è stato simile anche per Francia e Germania che però partivano da livelli molto più bassi.  Una delle caratteristiche del nostro paese per quando riguarda l’abbandono scolastico è quella di avere ampi divari al proprio interno. Osservando i dati a livello regionale si può notare uno squilibrio tra sud e centro-nord.

Secondo la ricerca di Openpolis, ai primi 5 posti della classifica troviamo infatti le 5 maggiori regioni del mezzogiorno. Al primo posto troviamo la Sicilia con un tasso di abbandono pari al 19,4%. Seguono Campania (17,3%) e Calabria (16,6%). Queste regioni, a cui si aggiunge anche la Puglia (15,6%), si trovano al di sopra della media nazionale. Dall’altro lato invece AbruzzoFriuli-Venezia GiuliaMoliseEmilia Romagna e Marche si trovano al di sotto dell’obiettivo Ue del 10%.