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Mobilità ATA: domande entro il 15 aprile, pubblicazione movimenti 11 giugno

da La Tecnica della Scuola

L’O.M. n. 106 del 29 marzo 2021 detta le regole per la mobilità del personale docente, educativo e ATA per l’a.s. 2021/22. Rispetto al personale docente, gli ATA hanno un paio di giorni in più per presentare la domanda.

Infatti, le scadenze sono le seguenti:

  • Presentazione domande tramite Istanze on-line: 15 aprile 2021
  • Termine ultimo di comunicazione al SIDI: 21 maggio 2021
  • Pubblicazione dei movimenti: 11 giugno 2021
  • Revoche: fino al 10 giorni prima della comunicazione a SIDI.

Può presentare domanda il personale ATA, appartenente al ruolo provinciale, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato alla data di presentazione della domanda.

Per la mobilità a.s. 2021/22 è necessario inviare la domanda tramite Istanze on-line e, chi non avesse le credenziali POLIS rilasciate entro il 28 febbraio scorso, dovrà farlo tramite SPID.

Vincolo quinquennale, ecco perché potrebbe essere incostituzionale

da La Tecnica della Scuola

Il vincolo quinquennale potrebbe avere dei profili di incostituzionalità. Lo sostiene l’avvocato di diritto scolastico Francesco Orecchioni, collaboratore della Tecnica della Scuola, che in occasione dell’incontro Sidels Mobilità del personale docente e vincolo quinquennale, spunti di riflessione tra oscillazioni giurisprudenziali e dubbi di costituzionalità, ha motivato le proprie considerazioni.

Quali punti deboli dell’impianto normativo che ha introdotto il vincolo quinquennale?

Il vincolo quinquennale esteso alle operazioni di mobilità annuale

L’imposizione di un vincolo nelle operazioni di mobilità non è una novità nella normativa scolastica. Il vincolo quinquennale, disposto dal D.L. 126 del 2019, non è unico o speciale ma la novità riguarda la scelta di estendere il vincolo anche alle cosiddette operazioni di durata annuale, quindi alle assegnazioni provvisorie e alle utilizzazioni in altre istituzioni scolastiche nonché alla possibilità di ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso, cosa che invece viene riconosciuta espressamente dal CCNL di comparto.

La ratio della norma

A partire dall’anno scolastico 2020-2021, i docenti sottoposti a vincolo quinquennale non possono fare domanda di assegnazione provvisoria o di utilizzazione. “La ratio della normativa, introdotta dal D.L. 126 del 2019, spiega l’avvocato Orecchioni, si fonda sulla doppia necessità di non lasciare sguarnite le scuole e di garantire la continuità didattica agli alunni.” Un tentativo che era stato fatto anche con la Legge della Buona scuola, sebbene anche quella legge non impediva di fatto di chiedere l’assegnazione provvisoria.

Le contraddizioni nelle norme del vincolo quinquennale

Innanzitutto, spiega l’esperto, il vincolo quinquennale è una disposizione che riguarda anche i docenti vincitori di concorso nel 2018, che da bando avevano la possibilità di partecipare alle operazioni della mobilità annuale e che si sono visti cambiare le regole del gioco con l’assunzione. Ma a parte questo aspetto, Francesco Orecchioni chiarisce: “La questione che appare stridere maggiormente con l’ordinamento giuridico è che l’assegnazione provvisoria è un istituto giuridico cui ricorrere solo per ragioni familiari, quali il ricongiungimento o il riavvicinamento al coniuge, ai figli, ai genitoridiritti sanciti dalla Costituzione agli articoli 29, 30 e 31.” In altre parole, un istituto che garantisce la famiglia (quale è quello dell’assegnazione provvisoria), e che non può essere adoperato per ragioni private o personali diverse da quelle familiari, viene messo in discussione, praticamente disconosciuto, dal vincolo quinquennale.

Peraltro, ricorda l’avvocato, l’istituto dell’assegnazione provvisoria non è un privilegio del comparto scolastico, in quanto anche le forze dell’ordine o l’esercito godono di questa possibilità. Una regola ritenuta valida, cioè, non solo per il personale scolastico, ma anche per gli agenti di polizia e il personale delle forze armate, i cui interessi familiari sono ritenuti dal legislatore particolarmente rilevanti.

In forza di quali esigenze il personale della scuola non può chiedere la mobilità annuale?

Allora perché no alla mobilità annuale per il personale scolastico? Per i vuoti di organico e per la tutela del diritto degli alunni alla continuità didattica, pare. Tuttavia, fa notare Francesco Orecchioni, questa interpretazione non convince perché il divieto di mobilità è imposto anche all’interno della stessa provincia sebbene in quella provincia non si crei alcun vuoto di organico. E anche nel caso della continuità didattica, l’avvocato mette in luce un’altra contraddizione della Legge che impone il vincolo quinquennale.

Il diritto degli allievi viene elevato dal legislatore a diritto primario, concorrente a diritti di rango costituzionale come quelli definiti dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Ed ecco la contraddizione secondo l’avvocato Orecchioni: la materia che riguarda l’assegnazione dei docenti alle classi è, per legge, di competenza del Dirigente Scolastico. Dunque, paradossalmente, un docente che fosse inibito dal presentare domanda di mobilità persino entro la stessa provincia, potrebbe tuttavia essere spostato a un’altra classe dello stesso istituto, in violazione della continuità didattica.

Insomma, il legislatore avrebbe dovuto stabilire il divieto di spostamento dei docenti da una classe all’altra se avesse voluto davvero tutelare il diritto degli alunni alla continuità didattica.

Le conclusioni dell’avvocato Orecchioni

Ecco le conclusioni cui giunge Francesco Orecchioni: “Difficilmente sostenibile la tesi della continuità didattica elevata a pilastro dell’azione educativa, pilastro cui sacrificare diritti costituzionalmente tutelati quali quelli degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. La norma in esame, cioè, richiama dubbi sulla ragionevolezza, specie laddove inibisce ai docenti neoassunti di presentare domanda di assegnazione provvisoria pure in presenza di posti disponibili.”

Mobilità: inoltrate oltre 90mila domande. Risultati pubblicati il 7 giugno

da Tuttoscuola

Le domande di mobilità inoltrate dai docenti per l’anno scolastico 2021/2022 sono state complessivamente 90.876. Di queste, secondo quanto riporta un comunicato del Ministero dell’Istruzione che riprendiamo, 207 sono state effettuate con delega, avvalendosi di un delegato per la presentazione. Le domande hanno riguardato sia spostamenti territoriali (81,2%) che passaggi di ruolo e di cattedra.

Per presentare la domanda c’era tempo dal 29 marzo al 13 aprile. Il maggior numero di istanze ha riguardato la scuola secondaria di secondo grado (37.529). Seguono la primaria (26.847), la secondaria di primo grado (15.536) e la scuola dell’infanzia (10.964). I risultati della mobilità saranno pubblicati il 7 giugno.

Riammissione in servizio dopo assenza per Covid 19: tutto quello che c’è da sapere

da Tuttoscuola

Cosa succede dopo aver avuto il Covid? Quando è possibile per il personale scolastico tornare al lavoro? A provare a dare una riposta a queste domande ci pensa la circolare 15127 del 12 aprile il Ministero della Salute che fornisce appunto indicazioni per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo il periodo di assenza per malattia Covid-19 correlata. La circolare, la cui descrizione è riportata anche sul sito della Cisl Scuola e che riprendiamo, chiarisce che alla luce della normativa vigente a livello nazionale e del “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro” siglato in data 6 aprile 2021, le fattispecie che potrebbero configurarsi sono riconducibili alle seguenti casistiche:

  • Lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero
  • Lavoratori positivi sintomatici
  • Lavoratori positivi asintomatici
  • Lavoratori positivi a lungo termine
  • Lavoratore contatto stretto asintomatico

Rientro al lavoro dopo positività con sintomi gravi e ricovero

La circolare specifica che il medico competente per quei lavoratori che sono stati affetti da COVID-19 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione secondo le modalità previste dalla normativa vigente, effettua la visita medica (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

Rientro al lavoro dopo positività con sintomi

I lavoratori risultati positivi al Covid 10 e che presentano sintomi di malattia possono rientrare in servizio dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi, accompagnato con un test molecolare negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi.

Rientro al lavoro dopo positività asintomatica

lavoratori risultati positivi al Covid 19 ma asintomatici per tutto il periodo possono rientrare al lavoro dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo.
Il lavoratore ai fini del reintegro, invia, anche in modalità telematica, al datore di lavoro per il tramite del medico competente ove nominato, la certificazione di avvenuta negativizzazione, secondo le modalità previste dalla normativa vigente.

Rientro al lavoro dopo positività di lungo termine

lavoratori positivi oltre il 21esimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario; il lavoratore avrà cura di inviare tale referto, anche in modalità telematica, al datore di lavoro, per il tramite del medico competente, ove nominato.
Il periodo eventualmente intercorrente tra il rilascio dell’attestazione di fine isolamento e la negativizzazione, nel caso in cui il lavoratore non possa essere adibito a modalità di lavoro agile, dovrà essere coperto da un certificato di prolungamento della malattia rilasciato dal medico curante.

Rientro al lavoro dopo contatto stretto con asintomatico

Il lavoratore che sia un contatto stretto di un caso positivo, informa il proprio medico curante che rilascia certificazione medica di malattia salvo che il lavoratore stesso non possa essere collocato in regime di lavoro agile.
Ai fini della riammissione in servizio, il lavoratore dopo aver effettuato una quarantena di 10 giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo, si sottopone all’esecuzione del tampone e il referto di negatività del tampone molecolare o antigenico è trasmesso dal Dipartimento di Sanità Pubblica o dal laboratorio dove il test è stato effettuato al lavoratore che ne informa il datore di lavoro per il tramite del medico competente, ove nominato.

Maturità 2021: il ruolo del docente di riferimento. Le faq del MI

da Tuttoscuola

Per quest’anno scolastico, come per il 2020, in considerazione dell’emergenza sanitaria, sia per il primo che per il secondo ciclo, l’Esame di Stato 2021 consisterà in una prova orale che partirà dalla discussione di un elaborato, il cui argomento sarà assegnato alle studentesse e agli studenti dal Consiglio di classe entro il 30 aprile per l’esame di maturità 2021. I docenti accompagneranno i candidati, supportandoli e consigliandoli, nel corso della realizzazione dei loro elaborati. Tra le novità della maturità 2021 c’è il docente di riferimento dell’elaborato. Vediamo in cosa consiste questo ruolo leggendo una FAQ pubblicata sul sito del MI dedicato proprio all’esame di Stato 2021.

Maturità 2021: chi è il docente di riferimento dell’elaborato?

Risponde a questa domanda relativa alla maturità 2021 il MI. “Il docente di riferimento – si legge nelle FAQ – (ruolo che non è assimilabile in alcun modo a quello del relatore di tesi) ha il compito di accompagnare ciascuno studente nella stesura dell’elaborato stesso; l’accompagnamento formativo consentirà l’acquisizione di maggiore consapevolezza da parte dello studente in merito a ciascuno degli elementi che compongono l’esame di Stato e una migliore preparazione. Si tratta di un ruolo di tutoraggio di processo e di guida, e pertanto può essere svolto da tutti i docenti membri di commissione, non solo da quelli delle materie di indirizzo. Resta inteso che i docenti delle singole discipline coinvolte nell’elaborato forniranno comunque a tutti gli studenti le necessarie indicazioni, legate allo specifico disciplinare, utili per la realizzazione dell’elaborato stesso”.

Boom di «study room» per fare i compiti insieme a distanza

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Studiare insieme a distanza con amici o anche sconosciuti: è la nuova tendenza per sopravvivere alla solitudine e deconcentrazione crescente in pandemia mentre si fanno i compiti. Da Meet a Zoom le cosidette Study Room, stanze studio virtuali, sono diventate una costante spesso creata dagli studenti in modalità fai da te, tanto da sbarcare adesso anche in piattaforme e siti specializzati come il britannico StudyStream, operativo in una trentina di paesi al mondo, con milioni di sessioni di studio aperte ed utenti. E nel frattempo in Italia il marzo 2021 si è aggiudicato la “palma” di mese delle stanze studio virtuali, ricercatissime dagli studenti (campani in testa, seguiti da marchigiani e pugliesi), come racconta l’impennata su Google Trends.

L’offerta di Studystream
«Sei stanco di procrastinare ma non sei abbastanza motivato a studiare da solo? Vuoi svolgere i compiti assegnati dai professori in compagnia, anche di sconosciuti? La tendenza dell’uomo ad apprendere imitando può essere la leva su cui agire per incrementare la produttività», si legge nella presentazione della originale piattaforma per lo studio creata da 15 studenti di alcune università britanniche, tra cui Oxford e Cambridge. Detto fatto: basta cliccare su ‘focus room’. Scegliere la stanza a disposizione, universitaria o pre-universitaria, cliccare su ciò che interessa e successivamente il motore di ricerca chiederà il consenso per accedere a Zoom per partecipare alla sessione di studio. Decine di finestrelle con ragazzi intenti a leggere e sottolineare si apriranno sullo schermo del computer, ed il gioco è fatto: si studia insieme a distanza.

Il successo sui social
Il trend, ormai virale, è promosso su Facebook, Tik Tok, Linkedin, Youtube, Slack … Offre in comunità come StudyStream anche abbonamenti a newsletter, corsi di mindfullness o addirittura aiuto immediato’ a chi ha difficoltà nello svolgimento di un compito. “Siamo una comunità produttiva – si legge – il cui segreto è l’aiuto reciproco”. Entusiasti i commenti degli utenti certi che senza una camera di studio virtuale in cui guardarsi ‘allo specchio’ mai avrebbero raggiunto tanta produttività e risultati nel fare i compiti anche in pandemia.

In Dad, uno studente su due ha sperimentato metodi «singolari» anti-copioni escogitati dai prof

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Casi tutt’altro che isolati. Durante la didattica a distanza, le interrogazioni e i compiti in classe svolti con metodi anti-copiaggio quantomeno ‘singolari’, escogitati dai professori per tentare di garantire la regolarità delle verifiche, fanno in realtà parte della quotidianità di tantissimi studenti. Perché quasi 1 alunno su 2 – tra i 2mila ragazzi di scuole medie e superiori intervistati da Skuola.net – almeno una volta si è imbattuto in un insegnante che ha adottato un sistema definito fantasioso se non proprio “assurdo”.

Un fenomeno, segnalato periodicamente dai media quando escono fuori casi del genere (con relativa indignazione pubblica), che quindi è molto più diffuso di quel che si possa pensare: dalle ispezioni virtuali della stanza, fino alla doppia telecamera per controllare i movimenti strani e alle posizioni improbabili da assumere per evitare qualsiasi tentativo di “barare”. Il segnale di come molti docenti (e studenti) non riescano ancora a interpretare la Dad nel modo corretto.

Ma anche quando ci muoviamo nel perimetro della normalità le cose non è che vedano proprio alla grande. Appare infatti ovvio che l’83% degli studenti sia costretto a tenere telecamera e microfono accesi durante i compiti in classe. Risulta comprensibile anche il fatto che oltre 7 alunni su 10 abbiano uno o più professori che utilizzano metodi anti-copioni.

Peccato che, analizzando la natura di questi sistemi, il tutto diventa più discutibile: in circa un terzo dei casi (29%) si tratta sempre e comunque di metodi per così dire “artigianali” (soluzioni non proprio ortodosse ideate direttamente dall’insegnante). Solo il 56% ha, per sua fortuna, docenti che sfruttano esclusivamente software o applicazioni sviluppate ad hoc per evitare pericolose distrazioni; il 15% deve invece adattarsi a uno schema misto (un po’ di tecnologia e un po’ di improvvisazione).

Grazie ai ragazzi, però, Skuola.net è entrata ancora di più nel cuore del problema. In che modo? Facendosi raccontare dai ragazzi gli episodi più clamorosi capitati nell’ultimo anno in Dad. Alcuni dei quali, purtroppo, si ripetono puntualmente a ogni interrogazione o compito scritto. E’ possibile racchiuderli in alcune macro-categorie.

L’ispezione
Al suo interno sono incluse le seguenti istruzioni: inquadrare la scrivania e lo schermo del computer (con la videocamera dello smartphone) per verificare l’assenza di appunti e foglietti; distanziarsi uno o due metri dal tavolo per non poter mettere mano alla postazione; i più esigenti chiedono persino un video-tour di tutta la stanza.

Il Grande Fratello
In questi casi il docente potrebbe chiedere di avere una seconda videocamera che inquadri sempre il piano di lavoro (per evitare trucchetti in corso d’opera); condividere lo schermo per far vedere cosa si sta visualizzando; c’è chi vuole addirittura tre telecamere (una sull’alunno, una su scrivania e telefono, una ambientale) o la registrazione integrale dell’interrogazione; oppure tenere lo sguardo sempre dritto verso la webcam del computer, con tanto di regole calcistiche (alla prima distrazione sei ammonito, alla seconda sei fuori: verifica annullata!).

Interrogazione al buio
Qui gli insegnanti cercano di risolvere il problema alla radice, inibendo direttamente la visuale allo studente, in vario modo: facendogli mettere una benda sugli occhi; obbligandolo a coprirsi il viso con le mani o semplicemente a tenere gli occhi chiusi; chiedendo di girare la sedia e di dare le spalle allo schermo, di fissare la parete laterale, di guardare il soffitto. L’istruzione più assurda? Mettere la faccia su un cuscino.

Traslochi
Qualche docente vuole sgomberare il campo da ogni dubbio e chiede, ad esempio, all’alunno di prendere uno specchio e posizionarlo alle proprie spalle (per avere un controcampo di quello che succede nella stanza), di assicurarsi che l’ambiente sia sufficientemente illuminato – per non lasciare “zone d’ombra” – o che abbia una buon segnale wi-fi, di trasferirsi in un’altra stanza della casa portando con sé solo il dispositivo.

Ginnastica
A volte, poi, la verifica si trasforma quasi nell’ora di educazione fisica, con lo studente che, a seconda delle situazioni, deve: alzarsi in piedi e restarci per tutto il tempo dell’interrogazione; mettere le mani ‘in alto’ o dietro la testa; tenere in braccio libri e quaderni chiusi; muoversi in continuazione per la stanza per non cedere alla tentazione di sguardi indiscreti. Più che una verifica un allenamento.

Maturità, debutta il curriculum dello studente: avrà informazioni anche sulla carriera extra scolastica

da la Repubblica

Salvo Intravaia

In arrivo alla maturità il curriculum dello studente. Non una semplice formalità a carico delle segreterie, né l’ennesimo adempimento burocratico da parte dei professori. Ma un elemento costitutivo a tutti gli effetti dell’esame finale che la commissione dovrà valutare anche durante il mega colloquio previsto nell’edizione di quest’anno: la seconda in tempi di Covid-19. Mentre nello stesso esame orale, l’unica prova rimasta, l’Educazione civica non avrà più un momento a essa dedicato.

Il curriculum è stato introdotto dalla Buona scuola del governo Renzi nel 2015 e disciplinato due anni dopo, nel 2017, farà il proprio esordio nella prossima edizione degli esami di stato del secondo ciclo, quella che prederà il via mercoledì 16 giugno, e verrà allegato al diploma finale, come parte integrante dello stesso.

Il curriculum riporta le informazioni relative al profilo scolastico dello studente, la cosiddetta carriera scolastica per come risulta alle segreteria dell’istituto frequentato, le certificazioni (linguistiche, informatiche o di altro genere) conseguite dalla ragazza e dal ragazzo e le attività extrascolastiche (sportive, artistiche, musicali, professionali, di volontariato) svolte nel corso degli anni. Esso rappresenta la studentessa e lo studente nella sua globalità, anche con le esperienze effettuate al di fuori della scuola. Un documento che le scuole dovranno compilare in questo mese, che servirà alla presentazione dello studente alla commissione e entrerà nello svolgimento del colloquio d’esame. Per l’occasione, il ministero dell’Istruzione ha predisposto una piattaforma ad hoc: https://curriculumdellostudente.istruzione.it/.

E in futuro, spiegano da viale Trastevere, può costituire un valido strumento per l’orientamento all’università o nel mondo del lavoro. Le scuole dovranno verificare, integrare e validare le informazioni sugli studenti già contenute all’interno del sistema informativo del ministero, mentre i ragazzi dovranno arricchire le stesse con tutte le informazioni (certificazioni, esperienze, attività svolte) che contribuiscono a descrivere il loro profilo. Le commissioni avranno a disposizione i curricula degli studenti e ne terranno conto nel corso del colloquio, che in questo modo verrà personalizzato.

Per compilare il curriculum, docenti e studenti dovranno effettuare la registrazione sul sito https://curriculumdellostudente.istruzione.it per ottenere le credenziali d’accesso alla piattaforma. Successivamente, le segreterie scolastiche avranno il compito di abilitare le singole utenze e solo dopo docenti e alunni potranno iniziare la compilazione del documento. Gli insegnanti potranno accedere direttamente con la loro identità digitale (Spid) e saltare il passaggio della registrazione. Una volta compilato, gli studenti potranno consultare il proprio curriculum in qualsiasi momento. Anche dopo la maturità.

Intanto, gli esami si avvicinano: mancano 63 giorni al 16 giugno. Secondo l’ordinanza ministeriale sulla maturità 2021, il colloquio sarà composto da quattro momenti: trattazione dell’elaborato svolto dal candidato sulla base dell’argomento assegnato dai docenti dell’ultimo anno; discussione di un breve testo di letteratura italiana affrontato durante l’anno scolastico; analisi del materiale predisposto dalla commissione per discutere di tutte le altre discipline (una foto, una frase o altro) e discussione delle esperienze Pcto, l’ex alternanza scuola-lavoro. Mancherà, come previsto lo scorso anno, un momento in cui parlare degli argomenti di Educazione civica. Tematiche che dovrebbero essere trattate trasversalmente nel corso del colloquio.

Maturità 2021, candidati esterni devono sostenere esami preliminari in presenza. FAQ

da OrizzonteScuola

Di redazione

È obbligatorio che i candidati esterni sostengano gli esami preliminari in presenza? Risponde il Ministero dell’Istruzione con una FAQ.

Sì, è obbligatorio. Si sottolinea che gli esami preliminari, che accertano la preparazione dei candidati esterni sulle discipline previste dal piano di studi dell’anno o degli anni per i quali non siano in possesso della promozione o dell’idoneità alla classe successiva, nonché su quelle previste dal piano di studi dell’ultimo anno, prevedono la stessa tipologia di prove degli esami di idoneità, di cui all’articolo 6 comma 5 del DM 8 febbraio 2021, n. 5.

Gli esami preliminari consistono perciò in prove scritte, grafiche, scritto-grafiche, compositivo/esecutive musicali e coreutiche, pratiche e orali, idonee ad accertare la preparazione dei candidati esterni nelle discipline oggetto di verifica. Tali esami devono svolgersi dunque in presenza.

Covid, docenti e Ata che tornano a scuola dopo sintomi gravi e ricovero: cosa bisogna sapere

da OrizzonteScuola

Di redazione

Con la circolare 15127 del 12 aprile il ministero della Salute fornisce indicazioni per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo assenza per malattia Covid-19 correlata, compreso dunque il personale scolastico. Ecco cosa si prevede nel caso di un lavoratore con sintomi gravi che ha avuto un ricovero.

Per quanto riguarda il reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione da COVID-19, coloro che si sono ammalati e che hanno manifestato una polmonite o un’infezione respiratoria acuta grave, potrebbero presentare una ridotta capacità polmonare a seguito della malattia (anche fino al 20-30% della funzione polmonare) con possibile necessità di sottoporsi a cicli di fisioterapia respiratoria.

Situazione ancora più complessa, si legge sulla circolare, è quella dei soggetti che sono stati ricoverati in terapia intensiva, in quanto possono continuare ad accusare disturbi rilevanti, la cui presenza necessita di particolare attenzione ai fini del reinserimento lavorativo.

Cosa succede in questi casi?

Il medico competente, ove nominato, per quei lavoratori che sono stati affetti da COVID-19 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione secondo le modalità previste dalla normativa vigente, effettua la visita medica prevista dall’art.41, c. 2 lett. e-ter del D.lgs. 81/08 e s.m.i (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

LA CIRCOLARE

Scrutini dal 1° giugno, in arrivo l’ordinanza ministeriale: le ultime info

da OrizzonteScuola

Di redazione

Secondo quanto riferitoci in queste ore, è in via di consegna al Cspi una bozza di ordinanza ministeriale che contiene la possibilità di anticipare dal 1 giugno le operazioni degli scrutini.

Alla base dell’anticipo degli scrutini (di circa una settimana rispetto al previsto) ci sarebbe la volontà di non appesantire le scuole di ulteriori incombenze amministrative in vista degli Esami di Stato e preparare il terreno ai cosiddetti recuperi estivi.

Il provvedimento in arrivo sarà sotto forma di ordinanza ministeriale.

Nulla di nuovo, in realtà. Infatti la possibilità di anticipare gli scrutini prima del termine delle lezioni è previsto dal decreto Rilancio, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 luglio 2020,

All’art. 231 bis si prevede che:

“Art. 231-bis (Misure per la ripresa dell’attivita’ didattica in presenza).

– 1. Al fine di consentire l’avvio e lo svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 nel rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, con ordinanza del Ministro dell’istruzione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate, anche in deroga alle disposizioni vigenti, misure volte ad autorizzare i dirigenti degli uffici scolastici regionali, nei limiti delle risorse di cui al comma 2, a:

c) prevedere, per l’anno scolastico 2020/2021, la conclusione degli scrutini entro il termine delle lezioni”.

Dunque, in deroga al principio secondo il quale gli scrutini debbano necessariamente essere svolti dopo la conclusione delle lezioni, per l’anno scolastico 2020/21 si potrà anticipare.

Su questo ci sarà un’ordinanza del Ministero dell’Istruzione che, a brevissimo sarà al vaglio del CSPI e poi pubblicata.

Maturità 2021: quali requisiti di ammissione? La Faq del MI

da La Tecnica della Scuola

Come abbiamo più volte riferito, per quest’anno scolastico, come per lo scorso anno, a seguito della pandemia, l’Esame di maturità consisterà in una prova orale che partirà dalla discussione di un elaborato, il cui argomento sarà assegnato alle studentesse e agli studenti dal Consiglio di classe entro il 30 aprile. I docenti accompagneranno i candidati, supportandoli e consigliandoli, nel corso della realizzazione dei loro elaborati.

Requisiti di ammissione

Ma quali requisiti consentiranno all’alunno di essere ammesso all’esame? Votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina e voto di comportamento non inferiore a sei decimi. Lo specifica il Ministero dell’Istruzione.

Ricordiamo peraltro che una delle differenze tra l’esame di quest’anno e la maturità 2020 riguarda proprio la possibilità, quest’anno, di non essere ammessi all’Esame o di essere bocciati in sede di scrutinio finale. Al contrario, l’anno scorso solo in due casi eccezionali si rischiava di non essere ammessi all’anno successivo: qualora lo studente non avesse frequentato nel primo periodo didattico, prima del Coronavirus, e fosse quindi risultato “non giudicabile”; o nel caso in cui lo studente avesse ricevuto dei provvedimenti disciplinari gravi.

La Faq del MI

Quali sono i requisiti di ammissione all’esame di Stato del secondo ciclo per l’anno 2020/2021 per i candidati interni?

Per l’ammissione sono richiesti votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina e voto di comportamento non inferiore a sei decimi; è tuttavia prevista la possibilità di ammettere, con provvedimento motivato, nel caso di una insufficienza in una sola disciplina.

Quanto al requisito della frequenza “per almeno tre quarti del monte ore personalizzato”, i collegi docenti possono prevedere deroghe, anche con riferimento alle specifiche situazioni dovute all’emergenza epidemiologica.

Per quest’anno si prescinde invece dal possesso degli altri due requisiti previsti dal Decreto legislativo 62/2017, ossia dalla partecipazione alle prove INVALSI e dallo svolgimento delle attività di PCTO (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento).

Prove Invalsi primaria, come prepararsi: esempi e guida per i genitori

da La Tecnica della Scuola

Salvo modifiche dell’ultimo minuto, dipendenti dall’emergenza sanitaria che stiano attraversando, nel mese di maggio gli studenti del secondo e quinti anno della scuola primaria saranno impegnati con le prove INVALSI.

Rispetto alle scuole secondarie, che svolgono i test al computer, per le scuole primarie le rilevazioni saranno cartacee.

Queste sono le date in cui si svolgeranno le prove:

Prova di Italiano

La Prova INVALSI di Italiano si articola in due parti: una parte di comprensione della lettura e una di riflessione sulla lingua.

La prova di comprensione della lettura di seconda e di quinta primaria è costituita da uno o più testi con le relative domande.

La Prova della classe seconda è in formato cartaceo e dura 45 minuti, più altri 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA. La Prova di lettura, svolta solo nelle classi campione, dura due minuti.

La Prova della classe quinta è in formato cartaceo e dura 75 minuti, più 10 minuti per rispondere ai quesiti del questionario studente. Sono previsti poi ulteriori 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA.

La Prova di Matematica

La Prova di Matematica della scuola primaria misura le conoscenze matematiche e scientifico‐tecnologiche che consentono di analizzare dati e fatti della realtà e di verificare l’attendibilità delle analisi quantitative e statistiche proposte da altri.

La Prova della classe seconda, in formato cartaceo, dura 45 minuti, più altri 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA.

La Prova della classe quinta, in formato cartaceo, dura 75 minuti, più 10 minuti per rispondere ai quesiti del questionario studente. Sono previsti poi ulteriori 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA.

La Prova di Inglese

Nella scuola primaria la Prova di Inglese viene svolta soltanto dalla classe quinta e si compone di due attività distinte: il listening e il reading, cioè l’ascolto e la lettura. Le abilità di writing e speaking invece non vengono rilevate.

La Prova di reading è in formato cartaceo e dura 30 minuti, più altri 15 minuti di tempo aggiuntivo per allievi disabili o con DSA.

La Prova di listening, in formato cartaceo ma con l’aggiunta dell’ascolto di una traccia audio, dura 30 minuti, ma può essere previsto il terzo ascolto per allievi disabili o con DSA.

Come prepararsi?

Per aiutare i bambini e le famiglie a comprendere come funzionano le Prove INVALSI e per farli familiarizzare con i quesiti che troveranno nei fascicoli cartacei, l’Istituto mette a disposizione della scuola una serie di documenti divisi per materia.

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Lavoratori positivi al Covid, per tornare a scuola serve tampone negativo dopo 10 giorni di isolamento

da La Tecnica della Scuola

Per la riammissione in servizio dopo assenza per malattia COVID-19 correlata è necessario eseguire un test molecolare, che abbia ovviamente esito negatico, dopo il decimo giorno di assenza.

Tutti i dettagli sono riportati nella circolare del Ministero della Salute del 12 aprile.

CIRCOLARE 15127 DEL 12 APRILE 2021

Alla luce della normativa vigente a livello nazionale e del “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro” siglato in data 6 aprile 2021, le fattispecie che potrebbero configurarsi sono le seguenti.

Lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero

Il medico competente, ove nominato, per quei lavoratori che sono stati affetti da COVID-19 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione, effettua la visita medica prevista dall’art.41, c. 2 lett. e-ter del D.lgs. 81/08 e s.m.i (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

Lavoratori positivi sintomatici

I lavoratori risultati positivi alla ricerca di SARS-CoV-2 con sintomi di malattia non gravi possono rientrare in servizio dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo) accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

Lavoratori positivi asintomatici

I lavoratori risultati positivi alla ricerca di SARS-CoV-2 ma asintomatici per tutto il periodo possono rientrare al lavoro dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test).

Lavoratori positivi a lungo termine

I soggetti che continuano a risultare positivi al test molecolare e che non presentano sintomi da almeno una settimana (fatta eccezione per ageusia/disgeusia e anosmia che possono perdurare per diverso tempo dopo la guarigione), possono interrompere l’isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi.

Tuttavia, ai fini del reintegro, i lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario; il lavoratore avrà cura di inviare tale referto, anche in modalità telematica, al datore di lavoro, per il tramite del medico competente, ove nominato.

Il periodo eventualmente intercorrente tra il rilascio dell’attestazione di fine isolamento e la negativizzazione, nel caso in cui il lavoratore non possa essere adibito a modalità di lavoro agile, dovrà essere coperto da un certificato di prolungamento della malattia rilasciato dal medico curante.

Non è necessaria la verifica di idoneità alla mansione.

Lavoratore contatto stretto asintomatico

Il lavoratore che sia un contatto stretto di un caso positivo, informa il proprio medico curante che rilascia certificazione medica di malattia salvo che il lavoratore stesso non possa essere collocato in regime di lavoro agile.

Per la riammissione in servizio, il lavoratore dopo aver effettuato una quarantena di 10 giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo, si sottopone all’esecuzione del tampone e il referto di negatività del tampone molecolare o antigenico è trasmesso dal Dipartimento di Sanità Pubblica o dal laboratorio dove il test è stato effettuato al lavoratore che ne informa il datore di lavoro per il tramite del medico competente, ove nominato.

Scrutini finali a partire dal 1° giugno: il Ministero ci sta pensando

da La Tecnica della Scuola

Modifiche importanti in arrivo in vista della conclusione dell’anno.
Secondo quanto risulta alla nostra testata, il Ministero sta pensando di anticipare al 1° giugno l’avvio delle operazioni per gli scrutini finali.
La bozza del provvedimento potrebbe arrivare in queste ore al CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) che dovrà esprimere il proprio parere nel termine di 7 giorni.
Il motivo di questa decisione sarebbe da ricercare nella necessità di consentire alle scuole di avere un maggior numero di giorni disponibili fra la conclusione degli scrutini e l’avvio delle operazioni per gli esami di Stato del primo e del secondo ciclo.
Per il momento il provvedimento è ancora all’esame degli uffici del Ministero e non si sa di preciso se riguarderà tutte le classi di scuola secondaria di primo e secondo grado o solo quelle terminali.
L’ipotesi più probabile è che riguarderà tutti in modo da evitare ulteriori complicazioni di natura organizzativa per le scuole.
Ad ogni modo nelle prossime ore si dovrebbe saperne qualcosa di più preciso.