Saccomanni choc: così il governo chiede indietro 150 euro ai prof

da L’Unita’.it

Saccomanni choc: così il governo chiede indietro 150 euro ai prof

Di Laura Matteucci

«Soprassedere» al recupero degli scatti di stipendio maturati dagli insegnanti nel 2013. Dopo giorni di protesta da parte di migliaia di docenti, sfociata in una petizione indirizzata al premier Enrico Letta, a prendere la parola è la ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, che ha scritto ieri al collega dell’Economia Fabrizio Saccomanni chiedendogli appunto di sospendere la procedura (come ha twittato lei stessa).

Ma il ministero dell’Economia replica: «Non dipende dal Tesoro, è un atto dovuto. Se il Miur riesce a trovare dei risparmi nell’ambito del suo dicastero per derogare al blocco degli scatti, il governo a quel punto potrà erogarli».  Insomma, il pasticciatissimo caso resta aperto. Anche il Pd si schiera contro la richiesta di Saccomanni. Durissimo il segretario Matteo Renzi: «A me non interessa il rimpasto. Ma se il ministero dell’Economia oggi chiede indietro 150 euro agli insegnanti, io mi arrabbio. Perché non stiamo su scherzi a parte. Non puoi dare dei soldi e poi chiederli indietro» ha detto ieri sera.

«Si tratta di importi provenienti dal taglio dei fondi di funzionamento delle scuole che erano stati promessi ai docenti come pagamento dei dovuti scatti di stipendio – aggiunge il responsabile Scuola dei democratici, Davide Faraone – Al danno, cioè il taglio di quei fondi sacrosanti, si somma adesso alla beffa: una volta percepite e spese queste somme i docenti le dovranno restituire. Siamo all’assurdo: dopo i diritti acquisiti e i diritti offesi siamo giunti ai diritti restituiti. Mi auguro che tutto ciò sia un equivoco». E Faraone continua dicendosi «sorpreso» «perché ancora una volta si va a punire col segno meno l’unica categoria di lavoratori dello Stato che ha prodotto nel 2013 un segno più».

CONTRATTO BLOCCATO DAL 2006
Tutto ha inizio con una nota del 27 dicembre del ministero dell’Economia, in cui veniva annunciato che sarebbero stati trattenuti dalle buste paga di docenti e lavoratori del comparto scuola 150 euro al mese a partire dalla busta paga di gennaio. Questo per «restituire» gli scatti di anzianità del 2013: in sostanza, il governo si vorrebbe riprendere gli aumenti percepiti l’anno passato. Anzi, a dirla tutta, la vicenda parte a settembre scorso, quando un Dpr arriva a bloccare gli scatti dell’anno in corso (come già era accaduto dal 2010), quelli che nel frattempo gli insegnanti stavano percependo. E infatti, già allora i sindacati sollevano il problema, ma senza ricevere alcuna risposta.

La nota di dicembre rivolta a 90mila insegnanti, com’era ovvio, ha scatenato la rivolta, e surriscaldato il clima tra i sindacati, che già avevano ricevuto risposta negativa sulla restituzione degli scatti di stipendio 2012, e che ora si prepararano a difendere i docenti dal prelievo ex post 2013. «È un provvedimento assurdo e vessatorio nei confronti dei lavoratori della scuola, non s’è mai vista una cosa del genere – dice Mimmo Pantaleo, segretario della Cgil per il comparto – che tra l’altro colpisce persone che già vivono una situazione di grave sofferenza: ricordo che il contratto nazionale è bloccato dal 2006 nella sua parte normativa e dal 2009 in quella economica, e che quindi gli scatti rappresentano l’unica possibilità per un minimo aumento di stipendio. Per non parlare della situazione dei precari, che in questo modo non fa che aggravarsi». «È chiaro che la restituzione va evitata – continua Pantaleo – Se non si troverà una soluzione, siamo anche pronti allo sciopero».

Sulla stessa lunghezza d’onda la Uil, che parla di «situazione gravissima», e il sindacato autonomo Gilda. Come viene sottolineato nella petizione firmata in pochi giorni da migliaia di insegnanti: «La beffa è che tali scatti erano stati promessi come conseguenza del taglio del Fondo di Funzionamento delle Scuole, taglio contro cui molti di noi docenti avevamo protestato perché sospettavamo che quelle somme, tolte alla Scuola, non sarebbero state investite per la Scuola». Ancora: «L’atto vergognoso di farsi restituire, anzi decurtare con rate mensili di 150 euro soldi promessi, dovuti, pagati e già spesi da docenti che percepiscono meno di 1.500 euro non può passare sotto silenzio».

E sulla scuola grava anche il problema del pagamento dei supplenti temporanei, come denuncia la senatrice Alessia Petraglia, capogruppo di Sel in commissione Istruzione a Palazzo Madama. «A questo si aggiunge un’altra beffa inserita dal governo Monti – spiega Petraglia – cioè la mancata monetizzazione delle ferie non godute, al pari della mancata retribuzione per il servizio prestato dal personale in tempi certi». Al primo settembre 2013, informa Sel, i posti liberi in organico di diritto erano 29.523. Se si procedesse a stabilizzare tutti i posti oggi conferiti fino al 30 giugno, sia per il personale docente che quello Ata, ci sarebbero le condizioni per stabilizzare 105.930 persone.

Scuola, il governo chiede indietro i soldi agli insegnanti. “Ridate 150 euro al mese”

da Il Fatto Quotidiano

Scuola, il governo chiede indietro i soldi agli insegnanti. “Ridate 150 euro al mese”

Il ministero dell’Economia e Finanze ha diramato una nota per la restituzione degli scatti d’anzianità (sbloccati nel 2013 con tre anni di ritardo) “con recupero a decorrere dalla mensilità di gennaio 2014″. Dopo la protesta dei 5 Stelle insorge anche il Pd. E il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza chiede la sospensione dell’applicazione. Ma il dicastero di Saccomanni chiude: “Atto dovuto”. Renzi: “Mi arrabbio, non siamo su Scherzi a parte”

di Salvatore Cannavò

Il linguaggio come al solito è asciutto e burocratico, la richiesta però è brutale: gli insegnanti italiani devono restituire 150 euro al mese allo Stato. Soldi avuti indebitamente? Neanche per sogno, soldi dovuti e attesi da almeno tre anni. Parliamo di quelle persone che guadagnano tra i 1300 e i 1700 euro dopo almeno venti anni di anzianità. E che, nel 2013, pensavano di essere finalmente usciti dal tunnel del congelamento degli scatti di anzianità deciso nel 2010 dal governo Berlusconi. Nei due mesi tradizionali per gli insegnanti, aprile e settembre, i docenti interessati si sono visti così accreditare gli scatti dovuti e a cui erano stati costretti a rinunciare per tre anni.

Lo scorso settembre, però, il governo Letta ha deciso, con il Decreto 122, di prorogare il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti. Nessuno, allora, ha pensato che tale misura potesse avere effetti sull’anno appena trascorso. E invece, lo scorso 27 dicembre, il Ministero dell’Economia e Finanze ha diramato una nota interna in cui precisa che l’applicazione della norma impone la restituzione degli aumenti già percepiti “con recupero a decorrere dalla mensilità di gennaio 2014 con rate mensili di € 150,00 lorde fino a concorrenza del debito”. Come spiega la Flc-Cgil, chi ha avuto scatti a gennaio 2013 e si è visto attribuire gli arretrati ad aprile, “dovrà restituire i soldi percepiti in più nell’anno 2013”. Chi invece ha avuto lo scatto da settembre 2013 dovrà restituire i soldi avuti in più da settembre ma si vedrà retrocesso come posizione e dovrà attendere settembre 2014 per rivedere lo scatto. Beffa doppia per chi aveva programmato il pensionamento da settembre 2014, cioè una volta maturato lo scatto. “Questi lavoratori – nota la Cgil – qualora rientrino nel secondo caso dovranno rimanere un altro anno per poter vantare, sia sul trattamento pensionistico che sulla buonuscita, lo scatto tanto agognato”. Alla protesta della Cgil si aggiunge quella dei Cobas che hanno indetto un presidio al ministero per venerdì 17 gennaio.

La situazione, dopo la protesta del Movimento 5 Stelle che, per primo, aveva denunciato questa misura con il parlamentare Luigi Gallo, si muove anche sul fronte politico. Il segretario Pd Matteo Renzi riprende il tema denunciato dai grillini (così avvenne, a dicembre, anche per il decreto Salva-Roma) e va all’attacco: “A me non interessa il rimpasto, ma se il ministero dell’Economia richiede indietro 150 euro agli insegnanti, io mi arrabbio. Non stiamo su “Scherzi a parte“, questo è il governo italiano. Non puoi dare dei soldi e poi chiederli indietro”. Poche ore prima, il responsabile Scuola del Pd, il renziano Davide Faraone, spiegava. “Il danno, cioè il taglio di quei fondi sacrosanti si somma adesso alla beffa: una volta percepite e spese queste somme i docenti le dovranno restituire. Siamo dunque all’assurdo”.

Ma è lo stesso ministro, Maria Grazia Carrozza, a ergersi a paladina dei docenti con una lettera inviata al ministro Saccomanni in cui chiede di sospendere la procedura di recupero degli “scatti” stipendiali per il 2013. Niente da fare. Il ministero dell’Economia e delle finanze replica con una nota: “Atto dovuto da parte della Pubblica amministrazione. Il Dpr n.122 entrato in vigore il 9 novembre ha esteso il blocco degli scatti a tutto il 2013 e dunque queste somme già erogate – per un vuoto legislativo durato alcuni mesi – vanno recuperate”. E la polemica interna all’esecutivo viene rilanciata così: “Se poi il ministro Carrozza – spiegano al ministero dell’Economia – all’interno del suo dicastero riesce a individuare economie, razionalizzazioni di spesa che consentono di recuperare una cifra sufficiente da utilizzare per il pagamento dello scatto in questione ovviamente questo si farà”. Già per il 2010 e il 2011 a viale Trastevere si é riusciti ad affrontare la questione in questo modo, dirottando cioè, per il pagamento degli scatti, somme risparmiate in altri capitoli di spesa.

Insegnanti, il pasticcio degli scatti 2013 Carrozza: “Blocchiamo il recupero”

da Corriere della Sera

Insegnanti, il pasticcio degli scatti 2013 Carrozza: “Blocchiamo il recupero”

Ma il ministero dell’Economia replica: “Non dipende da noi”

Valentina Santarpia

Centocinquanta euro in meno al mese nella busta paga, fino alla restituzione dei soldi percepiti in più nel 2013. E’ questa la stangata che sta per abbattersi sugli insegnanti italiani, che per effetto del Dpr 122/2013, emanato a settembre e d entrato in vigore il 9 novembre, si sono visti bloccare sia il rinnovo del contratto collettivo di lavoro  che gli scatti stipendiali.  Al punto che il ministero dell’Economia è stato costretto, con una nota del 27 dicembre, a richiedere indietro i soldi a chi ha già percepito l’aumento dello stipendio per effetto dello scatto. Una richiesta che ha sollevato le polemiche di tutti i sindacati della scuola, e che è stata contestata anche dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, che  martedì su Twitter ha annunciato: «Ho chiesto al ministro Saccomanni di sospendere la procedura di recupero degli scatti stipendiali per il 2013». Ma il ministero dell’Economia replica: «Non dipende dal Tesoro, è un atto dovuto. Se il Miur riesce a trovare dei risparmi nell’ambito del suo dicastero per derogare al blocco degli scatti, il governo a quel punto potrà erogare gli scatti».

LA PROTESTA DEI SINDACATI – «E’ un’assurdità, non solo gli insegnanti subiscono dal 2010 il blocco degli scatti, adesso devono pure restituire i soldi già  legittimamente e giustamente percepiti», commenta Mimmo Pantaleo della Flc-Cgil, che ricostruisce quanto dovrebbe succedere nei prossimi mesi alle diverse categorie di insegnanti. Chi ha avuto lo scatto a gennaio 2013, già con un anno di ritardo (blocco 2012), ha avuto solo ad aprile 2013 l’attribuzione degli scatti con arretrati, a gennaio 2014 manterrà lo scatto ma dovrà restituire i soldi percepiti in più nell’anno 2013. Chi invece ha avuto lo scatto da settembre 2013, sempre con differimento di un anno, a gennaio 2014 verrà retrocesso come posizione stipendiale e dovrà restituire i soldi percepiti in più da settembre 2013. In questo caso solo a settembre 2014 avrà lo scatto a causa del congelamento degli anni 2012 e 2013. In ogni caso, tutti i lavoratori interessati troveranno inserito nel cedolino dello stipendio di gennaio un messaggio che comunica loro il recupero dei soldi percepiti in più, suddiviso in rate mensili da 150 euro, fino alla concorrenza del debito.  Il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, parla di «situazione gravissima, mai accaduta prima». E dalla Gilda è arrivato un aut aut: «Siamo stanchi di aspettare: vengano restituiti ai docenti gli scatti stipendiali 2012 o sarà sciopero generale».

Scuola, via 150 euro al mese agli insegnanti. La Carrozza scrive a Saccomanni: “Rinunciare”

da Repubblica.it

Scuola, via 150 euro al mese agli insegnanti. La Carrozza scrive a Saccomanni: “Rinunciare”

Il governo ha bloccato retroattivamente gli scatti di anzianità dei docenti per tutto il 2014, decidendo la decurtazione della somma ogni mese “fino a concorrenza del debito”. Il ministro chiede la retromarcia, ma il Mef replica: “Atto dovuto”. Sindacati sul piede di guerra

INSEGNANTI sul piede di guerra, e il ministro dell’Istruzione si schiera al loro fianco. Il ministero dell’Economia chiede ai docenti degli istituti italiani di restituire gli scatti stipendiali – già percepiti nel 2013 – con una trattenuta di 150 euro mensili a partire da gennaio. E nel mondo della scuola scoppia la protesta. I sindacati minacciano lo sciopero generale e dal Pd viene inviata una lettera-petizione al ministro Maria Chiara Carrozza e al premier Enrico Letta che in poche ore ha raccolto migliaia di adesioni. A cui arriva una quasi immediata risposta di Maria Chiara Carrozza, che scrive a Saccomanni chiedendo di soprassedere.
Ma il ministero dell’Economia difende la decisione. Una nota del Mef infatti spiega che “il recupero delle somme relative agli scatti degli stipendi del personale della scuola è un atto dovuto da parte dell’amministrazione”, visto che è in vigore un provvedimento che ha esteso il blocco degli scatti a tutto il 2013.

“Non era mai successo – dichiara Mila Spicola, insegnante della direzione nazionale del Partito democratico – di sottrarre ai lavoratori dello Stato somme giustamente guadagnate e percepite con una modalità così brutale. La scuola, che tutti dichiarano di mettere in cima alle agende, è fatta dalle persone che la abitano – continua – e vi lavorano che non possono essere beffate da simili provvedimenti privi di senso anche solo nelle intenzioni”.

Ma di che si tratta? Il governo Berlusconi, prima, e quello Monti, dopo, hanno messo le mani nelle tasche degli insegnanti bloccando gli scatti stipendiali automatici previsti dal contratto collettivo di lavoro. I docenti che avrebbero dovuto percepire l’aumento di stipendio nel triennio 2010/2012 si sono vista bloccare la progressione economica. Ma poi con il recupero del 30 per cento dei risparmi conseguenti alla riforma Gelmini lo scatto del 2010 è stato pagato. Stesso discorso per quello del 2011, recuperato con un accordo sindacale – non sottoscritto dalla Cgil – che ha consentito di prelevare circa 250 milioni di euro dal fondo per il Miglioramento dell’offerta formativa (il Mof), utilizzato dalle scuole per finanziare le attività pomeridiane.

Restava da pagare lo scatto del 2012, per il quale il ministero dell’Istruzione aveva trovano 120 milioni di euro. E dal 2013 tutto ritornava come prima. E così è stato: coloro che hanno maturato l’incremento di stipendio dal primo gennaio 2013 se lo sono ritrovato in busta-paga.

Ma a settembre il governo Letta blocca retroattivamente anche lo scatto del 2013. E circa 300mila insegnanti dovranno restituire “con recupero – recita la nota del ministero dell’Economia – a decorrere dalla mensilità di gennaio 2014 con rate mensili di 150 euro  lorde fino a concorrenza del debito”. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Perché la nota “precisa che il recupero applicato sullo stipendio lordo determina contestualmente l’applicazione di un importo irpef più basso”.

“Come si fa – si chiede la Spicola – a richiedere, anzi, a decurtare senza permesso, senza avvertire, il già magro stipendio dei docenti e dei lavoratori della scuola di una somma così consistente?”.  “Soldi – aggiunge – percepiti e spesi da persone che sostengono famiglie con uno stipendio che va dai 1.300 euro ai 1.700 euro? Il danno e la beffa? Quali sono i diritti acquisiti in Italia? Solo i privilegi?”.
Il primo a protestare è stato Francesco Scrima della Cisl scuola che ha definito questo governo come “incoerente e inaffidabile”. “Come sempre – continua Scrima – sono i fatti a valere più degli impegni assunti con parole altisonanti: ne ha spese molte anche questo governo, quando ha dichiarato di voler ridare centralità a istruzione e formazione. Ma se la decisione di intervenire sugli stipendi fosse confermata, quelle parole verrebbero palesemente smentite, con una clamorosa caduta di credibilità per chi le ha pronunciate”.

Per la Flc Cgil “al Governo non tornano i conti e i lavoratori pagano”. “Siamo pronti a dare battaglia – dichiara Domenico Pantaleo – contro l’ingiusta restituzione”. “La scuola – ricorda il leader della Flc Cgil – ha già contribuito pesantemente al risanamento dei conti pubblici, finanziandolo con i tagli di personale (8 miliardi di euro), con il blocco del contratto, con il taglio del salario e con l’aumento dei carichi di lavoro. E’ necessario che la buona politica batta un colpo e investa nella scuola”.

La Gilda minaccia lo sciopero generale. “Il Governo – dice Rino Di Meglio – è sempre pronto a mettere le mani nelle tasche dei cittadini ma se la prende comoda quando si tratta di ridare ciò che è dovuto. Riteniamo totalmente inaccettabile il prelievo forzoso deciso dal ministero dell’Economia nelle buste paga degli insegnanti già ridotte all’osso e doppiamente penalizzate dal mancato rinnovo del contratto e dal blocco degli scatti 2013”.

Massimo Di Menna della Uil scuola parla di “amara sorpresa” e incalza: “Non si possono trattare le persone titolari di diritti legittimi come sudditi”. Intanto la protesta vola sul web. La petizione, in poche ore, ha raggiunto quasi seimila firme, che certamente aumenteranno. La Spicola chiede al governo di ritirare il provvedimento e critica pesantemente il governo. “E’ un segno di grande debolezza istituzionale compiere atti simili, persino solo pensarli”.

Anche il segretario del Pd Matteo Renzi è intervenuto sulla questione: “A me non interessa il rimpasto, ma se il ministero dell’Economia richiede indietro 150 euro agli insegnanti io mi arrabbio”. E ancora: “Non stiamo su ‘Scherzi a parte’. Non puoi dare dei soldi e poi chiederli indietro”.

Prof, 150 euro al mese in meno Carrozza: “Rinunciare al blocco”

da La Stampa

Prof, 150 euro al mese in meno Carrozza: “Rinunciare al blocco”

Il governo ritira retroattivamente gli scatti di anzianità del 2013. Sindacati sul piede di guerra. E il ministro chiede la retromarcia

 Rientro in classe amaro per gli insegnanti italiani. Alla ripresa delle lezioni, dopo la pausa natalizia, si sono trovati di fronte alla sorpresa di un taglio di 150 euro allo stipendio. Il ministero dell’Economia, infatti, chiede la restituzione degli scatti stipendiali già percepiti nel 2013 con una trattenuta appunto di 150 euro mensili, a partire da gennaio.

Un’iniziativa che ha infiammato gli animi.

I sindacati, infuriati, minacciano lo sciopero. E il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, si è schierata al loro fianco scrivendo al collega Saccomanni. Al titolare del dicastero dell’Economia ha chiesto di sospendere la procedura di recupero degli «scatti» stipendiali per il 2013 segnalando, tra l’altro, l’urgenza di un intervento in questo senso dal momento – ha spiegato nella missiva – che nei prossimi giorni si procederà ai conteggi per gli stipendi di gennaio e quindi a operare le trattenute per il recupero della tranche prevista.

I sindacati già da giorni protestano con forza. «Le istruzioni impartite dal Ministero dell’Economia per un graduale recupero degli scatti maturati nel 2012 costituiscono una decisione inaccettabile che va bloccata, una vera e propria provocazione che se attuata non potrà rimanere senza risposta» ha tuonato il segretario generale della Cisl Scuola Francesco Scrima. E dalla Gilda è arrivato un aut aut: «Siamo stanchi di aspettare: vengano restituiti ai docenti gli scatti stipendiali 2012 o sarà sciopero generale». Per la Flc-Cgil si assiste «ancora una volta a un pesante intervento sui diritti acquisiti dei lavoratori della scuola, che saranno costretti a restituire le somme legittimamente e giustamente percepite». «La scuola – ricorda il sindacato guidato da Mimmo Pantaleo – ha già contribuito pesantemente al risanamento dei conti pubblici, finanziandolo con i tagli di personale (8 miliardi di euro), con il blocco del contratto di lavoro, con il taglio del salario e con l’aumento dei carichi di lavoro».

Il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, parla di «situazione gravissima, mai accaduta prima». La nota del ministero dell’Economia del 27 dicembre – ricorda – «produce come effetto che, senza che nessuno sia stato avvertito, senza che sia stata fornita nessuna spiegazione, si procede con il prelievo nello stipendio. Come a dire, poiché la scuola è centrale nelle scelte di Governo, apriamo il nuovo anno togliendo parte della retribuzione di quelli che l’avevano legittimamente percepita, perché le regole sono cambiate. Il decreto, che viene interpretato in modo retroattivo, è di novembre e decide di togliere gli aumenti maturati a gennaio. Ed è qui il pasticcio vero, con un Governo che, in questa vicenda, infila un errore dopo l’altro, trattando il personale della scuola anziché come lavoratori titolari di diritti, come sudditi».

Saccomanni è deciso: “Gli aumenti vanno restituiti”

da Tecnica della Scuola

Saccomanni è deciso: “Gli aumenti vanno restituiti”
di R.P.
Con poche, sferzanti, battute Saccomanni chiude la vicenda scatti e fa sapere che si potrebbe tornare indietro ma a condizione che il Miur individui altre forme di risparmio. E Renzi continua ad attaccare.
La risposta del ministro Saccomanni alla lettera di Maria Chiara Carrozza è arrivata pochi minuti prima dei TG della sera giusto in tempo per essere letta quasi in diretta nei notiziari nazionali. Il Ministro dell’Economia  ha usato toni e termini a dir poco sferzanti e sarcastici. “Se il Ministro Carrozza riesce a trovare il modo di risparmiare rivedendo il proprio budget, per noi non c’è alcun problema a fermare l’operazione recupero scatti”. E, riferendosi al fatto che solo nella giornata odierna il ministro Carrozza abbia deciso di affrontare la questione, ha aggiunto: “Forse durante le vacanze di Natale qualcuno non era molto attento”. Poi, per chiudere la questione, Saccomanni ha anche detto che comunque sulla questione c’è poco da aggiungere perché il recupero degli scatti è un atto dovuto della Amministrazione,  facendo insomma intendere che la richiesta-invito della Carrozza è del tutto irricevibile. D’altronde, dal suo punto di vista, la questione sta proprio così: c’è un provvedimento di legge (il DPR 122) che non consente di considerare il 2012 e il 2013 come anni utili per la progressione di carriera dei dipendenti pubblici. Quindi, o si modifica il decreto (cosa peraltro molto improbabile e che, comunque, richiederebbe tempi lunghi) o, per il momento, si dà attuazione a quanto previsto dalla legge. Resta il paradosso che non appena verrà siglato l’accordo Aran-sindacati sull’utilizzo del fondo di istituto per coprire il costo degli scatti, i soldi che a gennaio il MEF incamererà potranno essere restituiti a docenti e Ata. Intanto Renzi, ospite di “Otto e mezzo”, ribadisce il suo punto di vista: “Se il Ministero dell’Economia chiede agli insegnanti di restituire 150 euro al mese, io mio arrabbio, questa è una cosa da scherzi a parte”. Insomma la questione, anzichè risolversi, sembra complicarsi di ora in ora. Non resta che aspettare i prossimi sviluppi.

Possibile stabilizzare 230mila precari di cui 130mila nella scuola

da Tecnica della Scuola

Possibile stabilizzare 230mila precari di cui 130mila nella scuola
di P.A.
La Corte Ue censura le norme italiane sui precari della pubblica amministrazione. Lo scrive Il Sole 24 ore. Due delibere che mettono in discussione la pratica dei contratti flessibili
La Corte di Giustizia europea mette sotto accusa la legislazione italiana sui contratti flessibili della Pa, deliberando, nel mese di dicembre, due provvedimenti (una ordinanza ed una sentenza) che potrebbero mettere in discussione tre lustri di provvedimenti tampone per risparmiare sulle spese del personale pubblico. L’Italia quindi, tuonano i sindacati, deve rivedere la normativa interna sui precari pubblici, ma soprattutto deve aprire la strada all’assunzione a tempo indeterminato di oltre 230mila stabilizzazioni tra scuola (oltre 130mila unità), Sanità (30mila) ed Autonomie (80mila). Per i sindacati infatti i precari sono assunti in violazione della Direttiva 1999/70/CE sui paletti al lavoro determinato nel pubblico impiego, mentre alcune ordinanze e sentenze dell’Ue su casi specifici si riflettono però sui casi simili, anche in termini di applicazione da parte dello Stato e della giustizia italiana. Nel merito di uno di questi casi, la Corte di Giustizia Ue ha dichiarato “l’illegittimità della legislazione italiana in materia di precariato pubblico, accertando che l’Italia e la normativa interna non riconoscono e non garantiscono ai lavoratori pubblici precari le tutele e le garanzie previste dal legislatore europeo”. Sotto accusa, in particolare, la norma italiana che – nel caso di utilizzo abusivo da parte del datore di lavoro pubblico di una serie di contratti a tempo determinato – preveda per il lavoratore danneggiato solo il diritto di chiedere un risarcimento del danno subito previa la (difficilissima) dimostrazione di aver dovuto rinunciare a migliori opportunità di lavoro, e senza possibilità di trasformazione del lavoro precario in lavoro stabile. Secondo la Cgil, che sottolinea la rilevanza dei risvolti della sentenza, “sia nei confronti della tutela dei lavoratori a tempo determinato, sia nei confronti della giurisprudenza resa sul punto dalla Corte di Cassazione”, un’indicazione netta all’Italia per “una revisione epocale” della normativa di riferimento. Tuttavia il ministro per la Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, specifica: “La sentenza della Corte di Giustizia Europea non giunge certo come una novità, visto che il governo nel frattempo è già intervenuto con il decreto 101, convertito in legge, che ha come obiettivo proprio il superamento definitivo del fenomeno del precariato. Il Governo è già intervenuto per superare il precariato, impossibili stabilizzazioni di massa”.

Recupero scatti: Renzi contro il Governo

da Tecnica della Scuola

Recupero scatti: Renzi contro il Governo
di R.P.
Anche il PD protesta per la richiesta del MEF di avere la restituzione degli aumenti percepiti da docenti e Ata. Il Ministro scrive a Saccomanni che fa subito sapere che “il recupero degli aumenti è un atto dovuto”.
La vicenda della restituzione degli aumenti stipendiali percepiti da una parte dei dipendenti del Miur nel corso del 2013 è ormai un caso politico nazionale. Nella giornata del 7 gennaio il ministro Carrozza ha infatti scritto al collega Saccomanni   chiedendogli di sospendere la procedura per le operazioni di recupero. Nella lettera, la titolare del dicastero di viale Trastevere segnala l’urgenza dell’iniziativa visto che nei prossimi giorni si dovrebbe procedere ai conteggi per gli stipendi di gennaio e quindi a operare le trattenute per il recupero degli scatti. Non si conosce ancora la risposta del MEF, ma sta di fatto che l’improvvisa accelerazione è stata provocata, quasi certamente, dalla sortita di Davide Faraone, responsabile scuola del PD, che in mattinata aveva dichiarato: “Apprendo con preoccupazione della diramazione di una nota del ministero dell’Economia (nota MEF n.157 del 27/12/2013) in cui si chiede la restituzione di circa 150 euro mensili ai docenti che hanno maturato gli scatti 2013. Rimango sorpreso perché ancora una volta si va a punire col segno meno l’unica categoria di lavoratori dello Stato che ha prodotto nel 2013 un segno più” Evidentemente la sortita di Faraoni era stata concordata con il segretario Matteo Renzi e il Ministro Carrozza deve essersi un  po’ “spaventata” per le possibili ripercussioni politiche della vicenda. In questo momento i rapporti fra il Governo e il PD di Renzi non sono propriamente idilliaci e l’apertura di un ulteriore fronte di dissenso potrebbe avere conseguenze imprevedibili. E dalla sede del MEF arriva in serata la risposta, ferma, decisa e implacabile: “Il recupero degli aumenti è un atto dovuto, non è possibile tornare indietro”.

Borse di studio all’estero: le scadenze del 2014

da Tecnica della Scuola

Borse di studio all’estero: le scadenze del 2014
di Lara La Gatta
I bandi finora pubblicati per studiare all’estero nell’anno accademico 2014/2015
Il Ministero degli Affari Esteri ha pubblicato le borse di studio, con scadenza dei bandi nel 2014, messe a disposizione per gli italiani che vogliano trascorrere un periodo di studio all’estero nell’a.a. 2014/2015.
Per il Collegio di Europa (Campus di Bruges in Belgio e Campus di Varsavia Natolin in Polonia) la scadenza per una borsa di studio riferita al periodo Settembre 2014 – giugno 2015 è fissata al 15 gennaio 2014 (www.coleurope.eu). Segue il 17 gennaio la scadenza per l’invio delle domande per le borse di studio cantonali svizzere per le Università di Basilea, Friburgo, Ginevra, Neuchâtel, San Gallo, Svizzera Italiana.
Per studiare in Islanda la scadenza per ottenere una delle circa 15 borse di otto mesi ciascuna offerte a tutti gli studenti stranieri di una serie di paesi che include l’Italia è il 1° febbraio (www.english.hi.is/school_of_humanities/faculty_of_icelandic_and_comparative_cultural_s
tudies/icelandic_second_language per informazioni e www.arnastofnun.is/page/studentastykir_menntamalaraduneytis_en per scaricare le
informazioni generali e il formulario di domanda di borsa di studio). Sempre il 1° febbraio è la scadenza prevista per studiare nella Repubblica slovacca (www.studyin.sk), mentre per le borse annuali o estive messe a disposizione da Malta la scadenza per è il 28 febbraio 2014 (www.education.gov.mt).
Per studiare in Danimarca attraverso una borsa di studio annuale o estiva è necessario inviare apposita domanda entro il 1° marzo 2014 (http://fivu.dk/, http://studyindenmark.dk/, http://denmark.dk/); il 3 marzo è invece il termine per l’invio della domanda per le borse di studio previste dalla Slovenia (http://www.cmepius.si/en/bilateralscholarships.aspx).
Per la Polonia (borse di studio annuali ed estive) la scadenza è il 10 aprile 2014 (http://www.nauka.gov.pl/en/higher-education-institutions/), mentre per i corsi invernali è il 15 ottobre.
Scadono il 15 luglio di ogni anno i bandi per la Nuova Zelanda (www.newzealandeducated.com/nzidrs), il 31 luglio quelli riferiti alle borse di studio per il Principato di Monaco (http://service-public-particuliers.gouv.mc/Education/Allocations-et-bourses).
Non c’è invece una scadenza fissa per le borse di studio messa a disposizione dal Centro finlandese per gli Scambi Internazionali – CIMO (Centro di Mobilità Internazionale): per borse di studio della durata da 3 a 12 mesi per effettuare studi post-laurea, ricerche e insegnamento in istituzioni accademiche finlandesi di livello universitario e post-universitario o in istituti pubblici di ricerca, la domanda deve però essere presentata almeno 5 mesi prima del periodo in cui si intende fruire della borsa di studio (http://www.studyinfinland.fi/tuition_and_scholarships/cimo_scholarships/cimo_fEllowships).
Per l’Australia la pubblicazione del bando per l’a.s. 2014/2015 è prevista intorno ai mesi di marzo-aprile 2014.

“La scuola che vorrei”?

da Tecnica della Scuola

“La scuola che vorrei”?
di Pasquale Almirante
“La scuola che vorrei” ma ciò che forse vorremmo di più sarebbe un bel viaggio, sulle orme di De Sanctis, tra le scuole italiane, per capire di persona e toccare con mano. Un viaggio esplorativo come quello intrapreso dai viaggiatori del 700 del “grande tour”
Validità e grandezza dei sondaggi, come quelli implementati dall’ex ministro Francesco Profumo, ai quali rispondeva anche D’Artagnan e Napoleone Bonaparte. Inoltre i temi su cui la ministra interroga gli italiani sono tanti: la carriera dei docenti, l’autonomia scolastica, il ciclo di studi, i programmi, le materie, gli stage, la rivoluzione digitale e il cruccio antico e pesante della valutazione interna. Dove si troverà più sale, lì si condirà la minestra? Ma se la “scuola riparte” anche la ministra dovrebbe partire e innanzitutto per capire com’è questa faccenda dello scatto di anzianità, della mancata sottoscrizione del contratto dal 209, del furto sulla retribuzione dei supplenti, del turbinio dei precari, di un concorso malfermo, mentre le scuole perdono soffitti e pareti e troppi docenti, sull’onda anomala di una riforma “epocale”, cattedre e sede. Ma dovrebbe pure partire, e questo consiglio glielo vogliamo sussurrare, col piede giusto, evitando che questa sorta di consultazione popolare sulla scuola diventi un referendum popolare basato però sulla sconoscenza effettiva dei problemi della scuola. E il precedente non manca, visto che vi intervenne perfino Voltaire, e dove le domande erano così contorte e così ben modellate, secondo modelli leggibili all’intenzione di chi li aveva redatti, da risultare una sorta di divertissement esercitativo e per passare qualche tempo in un piacevole otium di democrazia diretta. Ma le vorremmo pure consigliare di trovare innanzitutto i soldi per la scuola, andando per esempio a verificare quanto oggi su Libero scrive Franco Bechis che denuncia una imbarazzante coincidenza sui manager di Palazzo Chigi: Stipendi dei top manager cresciuti in media del 25-30%, quelli delle seconde fasce del 10-15% fra il 2011 ed oggi. Il dato clamoroso è ottenibile confrontando la tabella degli emolumenti nella sezione trasparenza del sito Internet del governo alla fine del governo di Silvio Berlusconi con quello più recente del governo Letta.  La tabella di Libero:

Qualche consiglio per il Ministro

da Tecnica della Scuola

Qualche consiglio per il Ministro
di Lucio Ficara
Maria Chiara Carrozza vuole fare un sondaggio on line. Per parte nostra forniamo qualche idea e qualche suggerimento: intervenire subito su precariato, edilizia scolastica, contratto del comparto e organico funzionale.
Per rispondere al ministro Carrozza, che lancia un referendum sul web dal titolo “Ora diteci che scuola volete”, vogliamo  dare qualche consiglio al responsabile del  Miur, sperando che ne faccia un buon uso.  Primo suggerimento: risolvere, una volta per sempre, l’atavico problema del precariato storico. Come fare? Bisogna programmare un serio piano di assunzioni che copra tutti i posti vacanti in organico. Bisogna recepire immediatamente la direttiva europea 1999/70, in modo da garantire ai professori precari di oggi e del passato una vera parità di trattamento, sia sul piano giuridico che su quello economico, con gli insegnati di ruolo. Non è accettabile trattare in maniera diversa professionisti che hanno gli stessi titoli di studio,  come avviene oggi tra docenti precari e docenti di ruolo. Bisogna cancellare quelle norme legislative e contrattuali che determinano differenze tra docenti di ruolo e docenti precari. Poi per ridare speranza alla scuola e agli insegnanti, che sono fortemente delusi e demotivati, bisognerebbe cambiare decisamente rotta. È tempo di rinnovare sul piano economico e normativo il contratto della scuola, in modo da riscattare socialmente il ruolo del docente. È anche tempo di garantire, agli studenti e agli insegnanti, la continuità didattica, mettendo così  un freno all’emorragia dei soprannumeri. In tema di organici bisognerebbe quindi superare il passaggio dall’organico di diritto all’organico di fatto, che è sempre molto complicato e farraginoso, e si dovrebbe adottare, come tra l’altro è previsto dall’art. 50 della legge n. 5/2012, l’organico funzionale. Bisogna anche intervenire concretamente  per finanziare l’edilizia scolastica, eliminando lo spreco, soprattutto al Sud Italia, di pagare affitti di comodo per locali adibiti ad aule scolastiche. Oggi si spendono tra i 250 e i 300 milioni di euro per affitti di plessi scolastici, soldi che potrebbero essere investiti sull’edilizia scolastica. Al ministro Carrozza, che chiede pubblicamente se  l’autonomia scolastica sia un bene, un’opportunità o un disastro, rispondiamo: “L’autonomia scolastica è certamente una grande opportunità, che se gestita con la dovuta correttezza istituzionale, porterebbe giovamento a tutta la comunità”. A noi sembra che se il dirigente scolastico rispetta le norme, conduce la scuola con l’etica della responsabilità e sa scegliere le risorse umane giuste per un produttivo lavoro di squadra, l’autonomia scolastica è un bene; se al contrario il Ds fa un uso scorretto del suo potere ed amministra in malo modo la scuola, l’autonomia scolastica può essere un disastro. Per un’autonomia scolastica funzionale servirebbe una maggiore collegialità, di varie componenti democratiche che compongono una comunità scolastica. Non serve la cultura di un solo uomo al comando che amministra e governa la scuola. Bisogna rivedere gli equilibri di poteri, che oggi sono eccessivamente assegnati al dirigente scolastico che per altro ha sulle sue spalle anche tutte le responsabilità.  Quindi è necessaria una riforma degli organi collegiali che restituisca centralità didattica al collegio dei docenti ed amministrativa ad un consiglio d’istituto sempre presieduto da un genitore. È ovvio che l’autonomia esiste se c’è unfondo d’Istituto da contrattatare con le rappresentanze sindacali. Purtroppo, invece, il fondo d’istituto sta diminuendo di anno in anno, e le contrattazioni avvengono ad anno scolastico ormai concluso. Un altro argomento di vitale importanza è la valutazione delle scuole e degli insegnanti. Anche in questo caso ci sembra importante un cambio di rotta: infatti i test Invalsi, e questo lo dicono tanti docenti che amano la didattica ma che sono poco avvezzi agli atti strettamente burocratici, sembrano quiz che non riescono a valutare il senso critico e logico dell’allievo, ma soltanto il processo meccanico ed esecutivo, e si prestano anche facilmente alla copiatura. I docenti che amano la scuola molto di più dei burocrati, considerano questo metodo valutativo un vero e proprio errore di sistema e giustamente, con la forza della loro intelligenza, giudicano questi test Invalsi una vera “mostruosità”, che condannerà, se non ci saranno ripensamenti, i nostri alunni a vivere in uno stato, per dirla con Kant, di perenne minorità. Infine c’è nella scuola  chi ha raggiunto quota 96 ed è rimasto ingabbiato dalla “trappola Fornero”, senza poter andare in pensione; si dovrebbe trovare una soluzione anche per costoro, liberando posti per le future immissioni in ruolo. Ecco alcuni consigli su cui meditare. Mediti il ministro Carrozza, e tragga le dovute conseguenze.

A scuola più educazione su media e sessualità

da Tecnica della Scuola

A scuola più educazione su media e sessualità
di Aldo Domenico Ficara
In relazione alla costituente sul web annunciata dal Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, esorta il sistema scolastico a contemplare maggiormente l’educazione ai media e quella sessuale
A tal proposito il sociologo A. Marziale, per come riportato dall’ agenzia stampa quotidiana nazionale, dice: ”La riforma della scuola non può essere concepita soltanto come momento di rivisitazione amministrativa, perché l’edificio e’ vetusto, soprattutto sul piano dei contenuti. E’ inaudito che un sistema scolastico non contempli l’educazione ai media e quella sessuale come materie organiche fondamentali ed eventuali iniziative in tale direzione continuino ad essere relegate al buonsenso di qualche dirigente scolastico. Io stesso chiamato frequentemente a tenere seminari ai discenti in materia di educazione ai media mi rendo perfettamente conto che poche ore non bastano ad impartire alcunché. Basta guardare ai fenomeni di devianza per convincersi che la società non può prescindere dal formare debitamente le masse studentesche in materia di media e sessualità, perché esse rappresentano l’approdo più evidente e quantitativamente esponenziale dei reati minorili e giovanili. Per tali ragioni più che una costituente massificata e, dunque, dannosa sul web sarebbe necessaria una task force di esperti al massimo livello incaricata di tratteggiare una riforma contenutistica non più procrastinabile, se si vuole che l’Italia non rimanga indietro anni luce rispetto all’evoluzione culturale globale, con il rischio di diventare paradossalmente il Paese più povero d’Europa”.

Scatti: Carrozza scrive a Saccomanni

da tuttoscuola.com

Faraone (Pd): assurda la richiesta del MEF

Scatti: Carrozza scrive a Saccomanni

Sospendere la procedura di recupero degli scatti stipendiali per il 2013. Lo chiede il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, in una lettera inviata oggi al collega dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.

Nella lettera la titolare del dicastero di viale Trastevere, secondo quanto si apprende dallo stesso ministero, segnala l’urgenza dell’iniziativa visto che nei prossimi giorni si procederà ai conteggi per gli stipendi di gennaio e quindi a operare le trattenute per il recupero degli scatti.

Nei giorni scorsi da parte dei sindacati c’erano state forti e generalizzate proteste a questo proposito con la minaccia di scioperi.

Anche il responsabile Scuola e Welfare del Pd, Davide Faraone, esprime preoccupazione e giudica “assurda” la richiesta del MEF: “Dopo i diritti acquisiti e i diritti offesi siamo giunti ai diritti restituiti. Mi auguro che tutto ciò sia un equivoco. Rimango sorpreso perchè ancora una volta si va a punire col segno meno l’unica categoria di lavoratori dello Stato che ha prodotto nel 2013 un segno più”.

Restituzione degli scatti, per la Uil Scuola ‘ gravissima e inaccettabile’

da tuttoscuola.com

Restituzione degli scatti, per la Uil Scuola ‘ gravissima e inaccettabile’

Amara sorpresa per oltre 90 mila insegnanti e Ata che, alla ripresa delle lezioni, si sono trovati di fronte “all’incredibile situazione di vedersi ‘tagliato’ lo stipendio di 150 euro“. Di situazione “gravissima, mai accaduta prima“, parla il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna. “Di preoccupazione e protesta parlano le centinaia di mail e telefonate degli insegnanti che, arrabbiati e in apprensione, non riescono a credere a quanto sta accadendo – continua la nota – Partiamo dalle certezze, minime, in questa vicenda fatta soprattutto di errori grossolani: una nota del ministero dell’Economia, il 27 dicembre scorso, dispone il recupero delle somme pagate nel 2013 per quanti avevano maturato gli aumenti per anzianità. Questo provvedimento produce come effetto che, senza che nessuno sia stato avvertito, senza che sia stata fornita nessuna spiegazione, si procede con il prelievo nello stipendio“.

Come a dire, “poiché la scuola è centrale nelle scelte di Governo, apriamo il nuovo anno togliendo parte della retribuzione di quelli che l’avevano legittimamente percepita, perché le regole sono cambiate. Il decreto, che viene interpretato in modo retroattivo, è di novembre e decide di togliere gli aumenti maturati a gennaio“.

Ed è qui, per Di Menna, “il pasticcio vero, con un Governo che, in questa vicenda, infila un errore dopo l’altro, trattando il personale della scuola anziché come lavoratori titolari di diritti, come sudditi. Un modo inaccettabile: prima, nei tempi della predisposizione del decreto, prevedendo che gli aumento venissero correttamente pagati a chi li aveva maturati. Poi, a decreto firmato, mettendo a punto delle misure con effetti retroattivi. E ancora senza alcuna lungimiranza (programmazione) perché dopo aver dato e poi prelevato queste somme, quando sarà firmato l’accordo all’Aran per il riconoscimento delle anzianità, le stesse somme ora prelevate dovranno essere nuovamente restituite. Un provvedimento ingiusto“.

Continua: “Li danno, li tolgono, li ridaranno. E’ un modo di procedere intollerabile – commenta il segretario generale della Uil Scuola – che nei giorni scorsi ha inviato una lettera al ministro Carrozza, per chiedere l’annullamento della nota. E’ urgentissima una soluzione”, aggiunge Di Menna, tracciando la strada che potrebbe portare al superamento di questa brutta impasse: va annullata la nota del Mef fino alla conclusione della trattativa all’Aran. Trattativa che non è stata ancora avviata, perché il Governo tarda nell’emanare l’atto di indirizzo“.

Il 9/1 la Flc Cgil presenterà la propria proposta di reclutamento

da tuttoscuola.com

Il 9/1 la Flc Cgil presenterà la propria proposta di reclutamento

La Flc  Cgil ha diffuso un comunicato nel quale annuncia la prossima presentazione della propria proposta sul reclutamento dei docenti che parte dal presupposto fondamentale della buona scuola: la garanzia della continuità didattica. L’eccessivo numero di precari, che spesso cambiano scuola ogni anno, impedisce il regolare espletamento dell’offerta formativa. Un piano di stabilizzazione per coloro che comunque da anni con le loro supplenze annuali garantiscono il regolare funzionamento delle scuole, è il presupposto per ogni obiettivo di buona scuola.

La formazione iniziale deve essere, previa programmazione dei numeri dei docenti da abilitare, innovativa rispetto alle mutate esigenze metodologiche e propedeutica a quello che per la Flc Cgil rimane lo strumento di reclutamento garante di trasparenza: il concorso pubblico.

La Flc  Cgil nel comunicato si mostra disponibile a un dibattito che riconosca che il dato occupazionale, insieme ai tagli agli orari e alle risorse, alle riforme dei programmi prive di condivisione democratica è il presupposto da cui ripartire per un progetto serio di scuola pubblica. Sono obiettivi strategici che hanno bisogno di risorse adeguate senza aspettare l’esito del referendum promosso dalla ministra Carrozza. Per questo presenterà la sua proposta sul reclutamento e la formazione iniziale dei docenti ai parlamentari del centrosinistra il 9 gennaio nella sua sede di via Leopoldo Serra.