Portfolio del Dirigente: slitta al 31 luglio il termine per compilarlo on-line

da La Tecnica della Scuola

Portfolio del Dirigente: slitta al 31 luglio il termine per compilarlo on-line

In questo periodo dell’anno scolastico già denso di impegni per i Dirigenti scolastici, il Miur ha ritenuto di disporre un’ulteriore proroga per la compilazione del portfolio del dirigente scolastico.
Il termine di chiusura delle funzioni per la compilazione online del documento è stato infatti posticipato al 31 luglio 2017.

Tutte le indicazioni per la compilazione sono contenute nelle Linee guida valutazione dirigenti scolastici – nota esplicativa n. 2.

Sono disponibili anche delle faq con risposte alle domande più frequenti.

Mobilità, Confintesa attacca: sconcertanti risultati

da La Tecnica della Scuola

Mobilità, Confintesa attacca: sconcertanti risultati

Sconcertanti i risultati emersi dalle operazioni di mobilità della scuola primaria, resi noto da poco.

E’ quanto si legge in una nota scritta da Adele Sammarro, segretario nazionale Confintesa- Lavoratori della Conoscenza. Una mobilità, quella di quest’anno, che seppur si sia svolta su base “ordinaria e volontaria”, – commenta il segretario – non ha prodotto i risultati sperati per migliaia di insegnanti. A differenza dell’anno precedente in cui alla mobilità straordinaria, prevista dalla legge 107, andava il 100% dei posti disponibili, quest’anno, invece, la ripartizione è stata differente, il 30% destinato alla mobilità territoriale e il 10% a quella professionale, ragion per cui, molti docenti sono stati penalizzati. Complessivamente le domande per la primaria sono state 38.180, in realtà solo pochi hanno avuto la fortuna di ritornare a casa.

Ad essere penalizzati, ancora una volta gli insegnanti del Sud. Non dobbiamo dimenticare- continua il segretario nazionale, – che la maggior parte del corpo insegnante è composto da donne e mamme. Questi risultati avranno forti ripercussioni sulle famiglie e, a risentirne maggiormente saranno i figli. E’inaccettabile un sistema del genere – replica la Sammarro – che a lungo andare produrrà lo spopolamento del Sud, mettendo a rischio anche l’unione familiare.

E’ opportuno che si affronti il problema in maniera seria e definitiva, come Confintesa in diverse occasioni abbiamo chiesto nei tavoli di aumentare gli organici, di attivare il tempo prolungato e di pensare allo sdoppiamento delle classi numerose. Non si deve sottovalutare – aggiunge il segretario – che il 70% del corpo docente è meridionale, molti dei quali trasferiti forzosamenteal Nord, non potranno rientrare facilmente. Alla luce dei fatti, è necessario che siano rivisti anche i criteri per le assegnazioni provvisorie in modo da consentire una deroga al vincolo triennale e favorire il rientro dei docenti

Esami di Maturità: come funzionano negli altri Paesi europei?

da Tuttoscuola

Esami di Maturità: come funzionano negli altri Paesi europei?

Quest’anno, per l’Europa, è un anno particolare. Mai come negli ultimi sei mesi l’attenzione su alcuni Paesi, ma anche sull’Unione Europea in genere, è stata così alta. Tra la Brexit che ha rischiato di mettere in discussione lo spirito comunitario, e il dilagare dell’emergenza terrorismo  si è parlato spesso e volentieri delle vicende interne alle nazioni del ‘vecchio continente’. Ma questo è stato (e sarà) soprattutto un anno di elezioni. Nel giro di poche settimane, tra marzo e giugno, si sono tenute in Francia, Inghilterra e Olanda. A settembre ci saranno quelle federali in Germania. Anche in Italia, proprio in questi giorni, si sta facendo strada l’ipotesi di elezioni anticipate al prossimo autunno. Inevitabili i paragoni fra sistemi di voto e forme di governo. Così, rimanendo in tema di confronti, perché non farne uno anche sugli esami di maturità? Come si conclude il ciclo delle scuole secondarie nei Paesi europei che nel 2017 sono stati uniti dal momento elettorale? Quello italiano lo conosciamo bene (anche se nel 2019 cambieranno le regole del gioco pure qui). E gli altri? Non sempre, spiega Skuola.net, la risposta è così semplice.

In Inghilterra il futuro si decide in anticipo. Gli studenti d’oltremanica sono in qualche modo ”obbligati” ad avere le idee chiare prima di sostenere gli esami di scuola superiore. Perché questo, inevitabilmente, influirà sulla loro carriera universitaria e lavorativa. In Inghilterra, infatti, quello che noi conosciamo come esame di maturità non è altro che un diploma di abilitazione , chiamato ”A-Level”, che possono conseguire solo i ragazzi con i voti più alti. L’esame non è organizzato dalle scuole ma da istituti o enti specializzati e si concentra solamente su 3 materie, scelte dal maturando tra quelle più indicate per iscriversi alla facoltà universitaria preferita (che dovrà rimanere quella, senza possibilità di ripensamenti dell’ultimo minuto). L’esame è suddiviso in due parti: l’AS, che si tiene il penultimo anno di scuola dell’obbligo sul 50% dei rispettivi programmi, e l’A2, che si svolge al termine del percorso di studi superiori.

E in Francia solo i più bravi vanno avanti. Quello con gli esami di maturità per gli studenti francesi è un appuntamento molto importante e duro da sostenere. Per i ragazzi transalpini, infatti, il conseguimento del diploma di scuola superiore, chiamato BAC, abbreviazione di Baccalauréat, permette d’iscriversi all’università ma non basta per accedere alle Grande Ecoles, le prestigiose scuole di alta formazione per le professioni più specialistiche. Per queste, infatti, serve un anno di studi supplementare e il superamento di un esame di ammissione. Ma questo particolare non fa del BAC un esame facile, casomai è il contrario: gli studenti vengono infatti valutati una prima volta durante il penultimo anno di scuola e, alla fine del percorso di studi, sarà una commissione esterna, in genere molto esigente visto che la percentuale di bocciature supera sempre il 20%, a dare il via libera per l’iscrizione all’università.

In Germania il diploma indirizza la carriera. L’istruzione di livello superiore si divide tra quella ”generale” (simile alla nostra) e quella ”a vocazione professionale”, che avvicina al mondo del lavoro. Per ottenere l’Abitur, l’equivalente del nostro diploma di maturità, necessario solo per il primo percorso, non serve un esame formale come da noi: il titolo di studi superiori tedesco viene infatti rilasciato da commissioni interne sulla base del percorso dello studente negli ultimi due anni di scuola. Con un esito positivo praticamente per tutti. Attenzione, però, perché il voto farà una grande differenza: se è molto buono, lo studente potrà decidere di iscriversi a qualsiasi università. Se invece il risultato è scarso ci si dovrà accontentare dell’ateneo scelto dall’Ufficio Centrale per il Collocamento degli studenti negli Istituti Universitari, l’ente creato apposta per organizzare la formazione professionale dei giovani tedeschi.

E in Olanda la Maturità è in realtà un test di ammissione. Qui il sistema d’istruzione superiore si divide in 3 livelli: il primo step, chiamato Mavo, si consegue a 16 anni e permette di accedere ad un numero ristretto di opportunità lavorative; il gradino successivo, chiamato Havo, termina a 17 anni dando una formazione superiore nei mestieri scelti; l’ultimo passo, il Vwo, è il cosiddetto livello pre-universitario, si consegue a 18 anni ed è l’unico che consente l’iscrizione all’università. Solo al termine del Vwo i ragazzi dovranno sostenere un esame finale, che servirà a formare le graduatorie per l’accesso alle facoltà a numero chiuso.

Come abbiamo già accennato, le regole della maturità in Italia cambieranno dal 2019. Diremo addio alla terza prova, i crediti concorreranno diversamente al voto di maturità e l’Alternanza Scuola Lavoro arriverà all’esame. Ma questi non sono certo gli unici cambiamenti che toccheranno i maturandi del 2019, le loro famiglie e gli insegnanti.

Trasferimenti della scuola primaria: contenuta la migrazione verso il Sud

da Tuttoscuola

Trasferimenti della scuola primaria: contenuta la migrazione verso il Sud

Primo round della mobilità docenti per il 2017-2018: pubblicati gli elenchi dei trasferimenti dei docenti di scuola primaria.

Il Miur ha fatto sapere che delle 38.180 domande presentate (36.122 per cambiamento di sede e 2.058 per passaggi in un diverso grado di istruzione) ne sono state soddisfatte 15.717 (il 42%): 11.509 su posti comuni, 3.955 su sostegno, 43 per scuole con metodo Montessori, 41 per lingua inglese e 169 per l’istruzione degli adulti.

Secondo un’analisi di Tuttoscuola dei dati Miur, pertanto, più della metà delle domande (il 58%, pari ad oltre 22mila) non sono state soddisfatte.

Come è noto, le regole della mobilità sono state concordate dal Miur con i sindacati, prevedendo di destinare il 30% dei posti vacanti ai docenti che chiedevano di cambiare sede e il 10% a quelli che richiedevano di cambiare grado di istruzione.

L’anno scorso la mobilità straordinaria prevista dalla legge dopo il piano di assunzioni aveva riguardato decine di migliaia di docenti neo assunti in attesa di sede definitiva, con la conseguenza che migliaia di alunni avevano dovuto cambiare docenti all’inizio dell’anno.

Questo primo round sembra avere contenuto quel fenomeno, ma manca ancora, oltre ai trasferimenti dei docenti degli altri settori, la regolamentazione delle assegnazioni provvisorie, tuttora oggetto di confronto sindacale da cui può dipendere in parte la continuità didattica.

E la temuta massiccia migrazione dei docenti verso il Mezzogiorno come è andata?

In base ai dati la migrazione sembra sia stata contenuta, ma, a ben guardare, risulta che in tutte le regioni meridionali (con una parziale esclusione della Sardegna) tutti posti disponibili per i trasferimenti da una provincia all’altra sono stati coperti, lasciando “fuori casa” molti docenti.

È possibile che proprio con le assegnazioni provvisorie, molti di quegli oltre 22mila docenti esclusi dai trasferimenti tentino l’assalto alla diligenza.

Il quarantennale della legge n. 517/1977

Il quarantennale della legge n. 517/1977 e la legge-quadro n. 104/1992

di Pietro Boccia

Quest’anno ricorre il quarantennale della legge n. 517/1977; questa rappresenta, in Italia, lo spartiacque storico tra una scuola della separazione e dell’inserimento degli allievi e quella che, con un lento processo, diventa dell’integrazione. Si giunge, così, alla legge n. 104/1992. La legge n. 517 supera, infatti, le classi speciali e la legge n. 104/1992 abolisce quelle differenziali. La scuola tende, di conseguenza, a diventare luogo, attraverso il processo dell’integrazione, di far superare le difficoltà di apprendimento agli svantaggiati e agli handicappati (diversamente abili). Lo svantaggio e l’handicap sono, infatti, due termini che vengono impiegati per caratterizzare, in alcuni soggetti, situazioni di particolare difficoltà non solo di apprendimento. Il primo termine ha un significato alquanto ambiguo. Esso normalmente ha come parametro di riferimento le carenze di stimolazioni cognitive che, in situazioni familiari e ambientali particolari, agiscono, in modo determinante, su un soggetto fin dai primi anni di vita. Bisogna stare, però, attenti che tali carenze non vengono confuse con gli elementi costitutivi della diversità culturale. Lo svantaggio, nella maggior parte dei casi, dovrebbe essere, dunque, valutato soltanto come una condizione di diversità. Il secondo termine, handicap, indica, invece, una situazione e una condizione d’inabilità fisica, sensoriale e mentale. Nella tipologia dell’handicap rientrano, infatti, in senso clinico e medico-specialistico, tutte quelle malformazioni e deficienze, acquisite o congenite. Le categorie e i tipi di handicap non devono, però, essere inquadrati in schemi precostituiti. Ogni soggetto, portatore di handicap, è, in ogni modo, diverso da tutti gli altri ed è, perciò, necessario individuare, in una situazione reale, quello che concretamente può e sa fare. La scuola, in particolare, dovrebbe programmare e agevolare strategie appropriate, per consentire ai bambini, portatori di svantaggi e di handicap, di superare le difficoltà e di inserirsi e integrarsi, in modo adeguato, nella realtà scolastica e sociale. Con la legge n. 118, del 1971, si afferma così il diritto degli invalidi civili all’inserimento nella scuola sia elementare sia media. In tale apertura la legge n. 517 ha sancito, nel 1977, che il diversamente abile non solo ha diritto allo studio ma, affinché possa liberamente socializzare, ha anche il diritto a essere inserito e integrato, impiegando la figura dell’insegnante di sostegno, nelle classi normali della scuola dell’obbligo. In Italia, già nel 1974 è stata, in verità, costituita, per affrontare il problema, una Commissione ministeriale di studio, che ha, poi, redatto un documento, nel quale è affermato che: in primo luogo, i soggetti in difficoltà, essendo, in ogni modo, portatori di potenzialità conoscitive, operative e relazionali, dovrebbero diventare protagonisti della loro crescita; in secondo luogo, la scuola dovrebbe favorire e facilitare lo sviluppo di tali potenzialità; in terzo luogo, si dovrebbe determinare una formazione di operatori e di collaboratori scolastici, altamente qualificati. Su tali indicazioni è stata elaborata la legge n. 517. Nel 1987 l’inserimento viene esteso, con sentenza della Corte Costituzionale n. 215, anche alla scuola materna e superiore. In seguito, nel 1992, dopo un susseguirsi di circolari ministeriali, finalizzate all’integrazione dei soggetti diversamente abili o svantaggiati, viene emanata la cosiddetta “legge-quadro”. Questa (n. 104 del 5 febbraio) fa proprie tutte le istanze del problema dell’handicap e/o svantaggio e regola l’assistenza, l’integrazione e l’inserimento dei soggetti diversamente abili non solo nelle scuole di primo e di secondo grado, ma anche nella società e nel mondo del lavoro. La documentazione specifica della legge n. 104/1992 è: la certificazione medico-sanitaria, che accerta il tipo o la gravità del deficit ed è rilasciata da uno specialista; la diagnosi funzionale, che, rilasciata da una unità multidisciplinare, descrive analiticamente lo stato psico-fisico del soggetto considerato; il profilo dinamico funzionale o PDF, che, redatto congiuntamente dal consiglio di classe, dall’insegnante di sostegno, dagli operatori dell’ASL e dai genitori, tratteggia i livelli di risposta dell’allievo considerato a breve e a medio termine; il piano educativo individualizzato (PEI), che, predisposto dal GLHO, indica gli interventi che la scuola predispone a favore dell’allievo preso in considerazione.

Nel 1994, vengono, infine, con il D.P.R. del 24 febbraio, impartite le disposizioni per “l’indirizzo e il coordinamento che si riferisce ai compiti delle Unità sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap”. Tale decreto prevede che ogni singola istituzione scolastica debba costituire un “Gruppo interno operativo” (GIO), per elaborare, a favore dell’handicap, un “Piano educativo personalizzato” (PEP). Il “Gruppo operativo interno” deve progettare e stilare un “Piano educativo personalizzato” che abbia come finalità la realizzazione d’integrazione e d’inserimento per ogni singolo portatore di difficoltà. La progettazione/programmazione del “Piano educativo personalizzato” deve essere fatta sulla base della “diagnosi funzionale”; questa viene formulata da una preposta “Unità multidisciplinare” (medico specialista, neuropsichiatria infantile, terapista della riabilitazione e operatori sociali). La diagnosi funzionale, pertanto, diventa fondamentale allora, per poter operare a favore dell’handicap nelle istituzioni scolastiche. Essa, nel complesso, si articola sia in anamnesi fisiologica e patologica sia in diagnosi clinica; si predispone sulla base di tali elementi, tenendo, però, conto delle potenzialità del soggetto diversamente abile. Tali potenzialità devono essere raccolte in ordine ad una serie di aspetti: cognitivo, linguistico, affettivo-relazionale, motorio, sensoriale, neuropsicologico, di autonomia personale e sociale. Solo dopo tali procedure la “Unità multidisciplinare”, come prevede il D.P.R., redigerà il “Profilo dinamico funzionale”, (PDF), in cui sono descritte le difficoltà e lo sviluppo delle potenzialità dell’allievo nei tempi brevi (sei mesi) o medi (due anni). Il “Profilo dinamico funzionale” ha, come contenuti, i seguenti assi: cognitivo, linguistico, affettivo-relazionale, comunicazionale, neuropsicologico, sensoriale, motorio-prassico, di autonomia e di apprendimento. Esso sarà, pertanto, uno strumento scrupolosamente impiegato dal “Gruppo interno operativo” della scuola per predisporre adeguatamente e correttamente il relativo “Piano educativo personalizzato”, che è un documento nel quale sono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro. Il PEI viene predisposto per l’allievo diversamente abile, in un determinato arco di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione, di cui ai primi quattro commi dell’art. 12 della legge n. 104 del 1992. Esso è elaborato, ai sensi del comma 5 del predetto art. 12, da un team di professionalità (operatori sanitari dell’UONPI – ASL –, dagli insegnanti curricolari e di sostegno della scuola e dall’operatore psico-pedagogico, quando è presente, in collaborazione con i genitori, ed è presieduto dal Dirigente scolastico). Alla fine degli anni Novanta dello scorso secolo con il D.Lgs n. 229/1999 vengono individuate le responsabilità specifiche in campo sanitario; nell’anno duemila con la legge n. 328 si istituiscono, presso i Comuni, specifiche unità operative e un sistema locale dei servizi socio-sanitari, per coordinare e integrare i servizi sanitari e sociali. Essi sono responsabili dei Piani attuativi territoriali, dei Piani di zona e dei Piani dell’offerta formativa. Lo strumento operativo per facilitare l’intesa e l’assolvimento dei compiti specifici da parte delle diverse istituzioni coinvolte è la legge n. 142 del 1990, che definisce le funzioni delle scuole e di tutte le istituzioni che interagiscono con esse per attuare il processo d’integrazione.

Decreto Ministeriale 13 giugno 2017

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Decreto Ministeriale 13 giugno 2017

Standard, requisiti e indicatori di attività formativa e assistenziale delle Scuole di specializzazione di area sanitaria. (17A04639)

(GU Serie Generale n.163 del 14-07-2017 – Suppl. Ordinario n. 38)

Decreto Dipartimentale 13 giugno 2017, AOODPIT 566

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione
Ufficio II
“Welfare dello Studente, partecipazione scolastica, dispersione e orientamento”

Decreto Dipartimentale 13 giugno 2017, AOODPIT 566

Proroga termine conclusione “Giovani e Legalità”

Decreto Interministeriale 13 giugno 2017, AOOUFGAB 402

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

di concerto con

il Ministro della Salute

VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive modificazioni, recante “Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59” e, in particolare, l’articolo 2, comma 1, n. 11), che, a seguito della modifica apportata dal decreto legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121, istituisce il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca;
VISTO il decreto legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con modificazioni, nella legge 14 luglio 2008, n. 121, recante “Disposizioni urgenti per l’adeguamento delle strutture di Governo in applicazione dell’articolo 1, commi 376 e 377, della legge 24 dicembre 2007, n. 244” che, all’articolo 1, comma 5, dispone il trasferimento delle funzioni del Ministero dell’Università e della ricerca, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, al Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca;
VISTA la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”;
VISTO il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modifiche, il quale, agli articoli 8-bis e seguenti, disciplina in particolare l’autorizzazione, l’accreditamento e accordi contrattuali, le autorizzazioni alla realizzazione di strutture e all’esercizio di attività sanitarie e sociosanitarie;
VISTO il decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517, concernente la “Disciplina dei rapporti fra Servizio sanitario nazionale ed università, a norma dell’articolo 6 della legge 30 novembre 1998, n. 419”;
VISTO il decreto legislativo del 17 agosto 1999, n. 368, e successive modificazioni e integrazioni, relativo all’“Attuazione della direttiva comunitaria 93/16/CE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati e altri titoli e delle direttive comunitarie 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CE”, il quale, agli articoli 34 e seguenti, disciplina, tra l’altro, la formazione dei medici specialisti nell’ambito di una rete formativa dotata di risorse assistenziali e socio-assistenziali adeguate allo svolgimento delle attività professionalizzanti;
VISTO, in particolare, l’articolo 43 del citato D.Lgs. n. 368/1999, il quale prevede l’istituzione, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, dell’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica con il compito di determinare gli standard per l’accreditamento delle strutture universitarie e ospedaliere per le singole specialità, di determinare e verificare i requisiti d’idoneità della rete formativa e delle strutture che la compongono, di effettuare il monitoraggio dei risultati della formazione, nonché di definire i criteri e le modalità per assicurare la qualità della formazione, in conformità alle indicazioni dell’Unione europea;
VISTO il decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, relativo al “Regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei”;
VISTO il decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, concernente “Modifiche al regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei, approvato con decreto del Ministro dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509”, e in particolare l’articolo 3, comma 7, che stabilisce che possono essere istituiti corsi di specializzazione esclusivamente in applicazione di direttive europee o di specifiche norme di legge;
VISTO il decreto ministeriale 1 agosto 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 novembre 2005, n. 258, S.O., recante il “Riassetto Scuole di specializzazione di area sanitaria”, con il quale, al fine di adeguare gli Ordinamenti didattici delle Scuole di specializzazione dell’area sanitaria al quadro della riforma generale degli studi universitari introdotta con il citato D.M. n. 270/2004, è stato operato il riordino delle Scuole di specializzazione di area sanitaria;
VISTO il decreto ministeriale 29 marzo 2006, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’8 maggio 2006, n. 105, S.O., e successive modificazioni e integrazioni, concernente la “Definizione degli standard e dei requisiti minimi delle Scuole di specializzazione”, con il quale sono stati definiti gli standard ed i requisiti d’idoneità delle Scuole di specializzazione di cui al D.M. 1 agosto 2005, così come determinati dall’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica ai sensi dell’articolo 43 del citato decreto legislativo n. 368/1999;
VISTI i decreti del 6 novembre 2008 del Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, e successive modifiche e integrazioni, con i quali è stato disposto l’accreditamento delle strutture facenti parte della rete formativa delle suddette Scuole di specializzazione di area sanitaria ai sensi del D.M. 1 agosto 2005;
VISTI i decreti direttoriali del 12 dicembre 2008 e successive modifiche e integrazioni, con i quali sono state istituite le suddette Scuole di specializzazione;
VISTO il comma 3-bis dell’articolo 20 del richiamato D.Lgs. n. 368/1999, come modificato dall’articolo 15 del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014 n. 114, in base al quale, con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della Salute, la durata dei corsi di formazione specialistica viene ridotta rispetto a quanto previsto nel D.M. 1 agosto 2005, con l’osservanza dei limiti minimi previsti dalla normativa europea in materia, riorganizzando, altresì, le classi e le tipologie di corsi di specializzazione medica;
VISTO il Patto per la salute 2010-2012, che, all’articolo 7, disciplina l’“Accreditamento e remunerazione” (Rep. Atti n. 243/CSR del 3 dicembre 2009);
VISTA l’intesa tra Governo, le Regioni e le Province autonome sul documento recante “Disciplina per la revisione della normativa dell’accreditamento”, in attuazione dell’articolo 7, comma 1, del nuovo Patto per la salute per gli anni 2010-2012 (Rep. Atti n. 259/CSR del 20 dicembre 2012);
VISTA l’intesa tra Governo, le Regioni e le Province autonome in materia di adempimenti relativi all’accreditamento delle strutture sanitarie (Rep. Atti n. 32/CSR del 19 febbraio 2015);
VISTO il decreto del Ministro della Salute 2 aprile 2015, n. 70, concernente il “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”;
VISTO il decreto del Ministro dell’Istruzione, università e ricerca, di concerto con il Ministro della Salute, del 4 febbraio 2015, prot. n. 68, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 giugno 2015, n. 126, S.O., recante il “Riordino delle Scuole di specializzazione di area sanitaria”, emanato in attuazione dell’articolo 20, comma 3-bis, del D.Lgs. n. 368/1999, come modificato dall’articolo 15 del suddetto D.L. n. 90/2014, convertito in legge 11 agosto 2014 n.114, che ha sostituito il precedente D.M. 1 agosto 2005 recante “Riassetto delle Scuole di specializzazione di area sanitaria”;
VISTO, in particolare, l’articolo 3, comma 3, del citato D.I. n. 68/2015, il quale dispone che, con specifico e successivo decreto, si provvede ad identificare i requisiti e gli standard per ogni tipologia di Scuola, nonché gli indicatori di attività formativa ed assistenziale, relativi alle singole strutture di sede ed alla rete formativa necessari ai fini dell’attivazione;
VISTO il decreto ministeriale del 27 marzo 2015, n. 195 di ricostituzione dell’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, con il compito di determinare gli standard per l’accreditamento delle strutture universitarie e ospedaliere per le singole specialità, di determinare e di verificare i requisiti di idoneità della rete formativa e delle singole strutture che le compongono, di effettuare il monitoraggio dei risultati della formazione, nonché di definire i criteri e le modalità per assicurare la qualità della formazione, in conformità alle indicazioni dell’Unione europea;
VISTI i decreti direttoriali del 17 e 21 aprile 2015, e successive modificazioni e integrazioni, con i quali il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca ha riordinato le Scuole di specializzazione dell’area sanitaria ai sensi del citato D.I. n. 68/2015;
VISTO l’articolo 11, comma 8 del citato D.M. n. 509/1999, e successive modifiche e integrazioni, il quale dispone che le Università rilasciano, come supplemento al diploma di ogni titolo di studio, un documento che riporta, secondo modelli conformi a quelli adottati a livello europeo, le principali indicazioni relative al curriculum specifico seguito dallo studente per conseguire il titolo (cosiddetto Diploma Supplement);
VISTO l’articolo  11, comma 8 del citato D.M. n. 270/2004, che ripropone, all’articolo 11, comma 8, la disposizione riguardante il cosiddetto Diploma Supplement;
VISTO il decreto ministeriale 26 ottobre 2005, n. 49, recante il modello di Diploma Supplement;
VISTO, altresì, l’articolo 5, comma 5, del citato D.I. n. 68/2015, relativo al Libretto-diario delle attività formative svolte dallo specializzando;
VISTI gli atti trasmessi dal Presidente dell’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, con i quali l’Osservatorio nazionale ha provveduto, ai sensi dell’articolo 43 del citato D.Lgs. n. 368/1999, a determinare i nuovi standard per l’accreditamento delle strutture universitarie e ospedaliere, i nuovi requisiti d’idoneità della rete formativa e delle strutture che la compongono e gli indicatori di attività formativa e assistenziale;
ACQUISITO il parere del Consiglio Universitario Nazionale, reso nell’adunanza del 25 gennaio 2017;
ACQUISITO il parere del Consiglio Superiore di Sanità reso nella seduta del 19 maggio 2017;
RITENUTO, pertanto, di poter procedere, ai sensi dell’articolo 3, comma 3 del D.I. n. 68/2015, a definire gli standard per l’accreditamento e i requisiti d’idoneità della rete formativa validi per tutto il territorio nazionale, al fine di dare piena attuazione al riordino delle Scuole di specializzazione di cui al citato D.I. n. 68/2015, in un’ottica di razionalizzazione complessiva dell’offerta formativa che tenga conto delle esigenze del Servizio sanitario nazionale;

DECRETA

Art. 1 – Finalità generali
1. Il presente decreto, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto 4 febbraio 2015, n. 68, identifica i requisiti e gli standard per ogni tipologia di Scuola, nonché gli indicatori di attività formativa ed assistenziale necessari per le singole strutture di sede e della rete formativa e definisce:

a) gli standard minimi generali e specifici, le modalità e i termini per l’accreditamento delle strutture clinico-assistenziali, ospedaliere e territoriali facenti parte della rete formativa delle Scuole di specializzazione, di cui all’allegato 1, parte integrante del presente decreto;
b) i requisiti minimi generali e specifici di idoneità della rete formativa delle Scuole di specializzazione, di cui all’allegato 2, parte integrante del presente decreto;
c) le disposizioni concernenti il sistema di gestione e certificazione della qualità, il Libretto-diario e il Diploma Supplement, di cui all’allegato 3, parte integrante del presente decreto;
d) gli indicatori di performance di attività didattica e formativa e di attività assistenziale, di cui all’allegato 4, parte integrante del presente decreto.

2. Ai fini dell’istituzione, accreditamento e relativa attivazione delle Scuole di specializzazione, il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, con cadenza annuale, dispone l’aggiornamento della Banca Dati relativa agli standard, requisiti ed indicatori di cui al comma 1.

Art. 2 – Standard minimi generali e specifici delle strutture della rete formativa
1. Il presente decreto definisce gli standard minimi generali che devono essere posseduti dalle singole strutture su cui insistono le Scuole di specializzazione e gli standard minimi specifici relativi alle singole specialità, di cui all’allegato 1, determinati dall’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, d’ora in poi Osservatorio nazionale, conformemente a quanto disposto dall’articolo 43 del D.Lgs. n. 368/1999.
2. L’Osservatorio nazionale in sede di proposta per l’accreditamento delle singole strutture su cui insistono le Scuole di specializzazione, ai sensi dell’articolo 43 del D.Lgs. n. 368/1999, individua per ogni Scuola di specializzazione un numero appropriatamente limitato di strutture che compongono la rete formativa, nel rispetto degli standard di cui al comma 1, al fine di garantire la qualità assistenziale e formativa della rete stessa.

Art. 3 – Requisiti minimi generali e specifici di idoneità della rete formativa
1. Il presente decreto definisce i requisiti d’idoneità generali della rete formativa e i requisiti specifici per tipologia di Scuole di specializzazione, di cui all’allegato 2 del presente provvedimento, determinati da parte dell’Osservatorio nazionale così come previsto dall’articolo 43 del D.Lgs. n. 368/1999.

Art. 4 – Indicatori di attività formativa e assistenziale
1. L’Osservatorio nazionale utilizza gli indicatori di cui all’allegato 4 del presente decreto, finalizzati a rilevare le performance di attività formativa ed assistenziale delle singole Scuole di specializzazione. Tali indicatori possono essere aggiornati periodicamente con decreto della competente Direzione generale del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, su proposta dell’Osservatorio nazionale che a tal fine si può avvalere di Agenzie nazionali, ognuna per le rispettive competenze. Per gli indicatori di performance relativi all’attività assistenziale il decreto di aggiornamento è adottato di concerto con la competente Direzione generale del Ministero della Salute.

Art. 5 – Presupposti e condizioni per l’istituzione delle Scuole di specializzazione
1. Ai fini dell’istituzione delle Scuole di specializzazione, le Università devono soddisfare i presupposti e le condizioni indicate nel seguente prospetto:

Presupposti

Documenti da produrre

A) Previsione da parte dell’Università, nella propria missione, così come definita a livello statutario, del perseguimento della qualità della formazione medica professionale inclusa la formazione specialistica Copia dello Statuto dell’Università ed eventuali atti successivi modificativi o altro documento avente medesima valenza probatoria ai fini della formazione professionale
B) Copertura economico-finanziaria da parte dell’Università Copia dell’ultimo Bilancio relativamente al capitolo di spesa per le Scuole di specializzazione

Condizioni

Documenti da produrre

A) Le strutture appartenenti alle reti formative devono concorrere funzionalmente alle attività formative Autocertificazione e/o accertamento diretto
B) Tutte le strutture coinvolte devono essere identificabili attraverso specifica tabella con logo universitario e denominazione della Scuola di specializzazione Autocertificazione e/o accertamento diretto
C) Tutte le strutture sanitarie coinvolte devono essere accreditate dal punto di vista assistenziale e possedere gli standard ed indicatori previsti dall’Osservatorio nazionale Esame documentale e/o accertamento diretto
D) Atto di formale impegno degli organismi che hanno la disponibilità delle strutture non universitarie coinvolte nella formazione ed inserite nella rete formativa
  • rispetto alla normativa comunitaria, statale e regionale;
  • accettazione dei controlli dell’Osservatorio nazionale e regionale;
  • rispetto del CCNL di riferimento per il personale dipendente e della normativa relativa alle altre forme contrattuali;
  • rispetto, con riguardo al personale dipendente ed in formazione, della normativa in materia fiscale, previdenziale, in materia di sicurezza e di lavoro dei disabili;
  • rispetto della programmazione formativa della Scuola di specializzazione come deliberato dal relativo Consiglio di Scuola;
  • garanzia che la tipologia, il volume e gli esiti delle attività assistenziali e sanitarie della struttura da accreditare siano adeguate agli standard e requisiti previsti per le singole Scuole di specializzazione;
  • garanzia, per la singola Scuola di specializzazione, ove previsto, dell’utilizzo di un numero adeguato di posti letto, prestazioni e procedure cliniche assistenziali dedicati alla formazione;
  • garanzia che la dotazione sanitaria ed assistenziale della singola Scuola di specializzazione non concorra alla costituzione di altre Scuole della medesima tipologia di altri Atenei.

 

2. Le Università devono assumere i seguenti impegni formali:

a) accettazione dei controlli dell’Osservatorio nazionale e dell’Osservatorio regionale della formazione medica specialistica, d’ora in poi Osservatorio regionale, di cui agli artt. 43 e 44 del  D.Lgs. n. 368/1999 e successive modificazioni e integrazioni;
b) comunicazione, entro 30 giorni, all’Osservatorio nazionale di tutte le variazioni che intervengano sui presupposti, le condizioni e gli standard che hanno costituito la base dell’accreditamento;
c) dichiarazione periodica, con cadenza annuale, del Rettore sul rispetto degli standard delle strutture della rete formativa, dei requisiti richiesti per le singole Scuole di specializzazione, nonché degli indicatori di attività formativa ed assistenziale.

Art. 6 – Possesso e monitoraggio degli standard, dei requisiti e degli indicatori per il miglioramento continuo della qualità della formazione specialistica erogata
1. L’Osservatorio nazionale verifica e monitora il possesso ed il mantenimento degli standard e dei requisiti, nonché il miglioramento rilevato attraverso gli indicatori di performance delle Scuole di specializzazione di area sanitaria, verificando periodicamente la qualità del percorso formativo specialistico, di concerto con gli omologhi Osservatori regionali. La valutazione quantitativa e qualitativa delle strutture e della rete formativa delle Scuole di specializzazione consiste nella verifica del possesso nel tempo degli standard e dei requisiti stabiliti per le Scuole di specializzazione, nonché nell’utilizzo degli indicatori di performance di cui all’articolo 3, comma 3 del D.I. n. 68/2015 per valutare l’attività formativa ed assistenziale.

2. Al fine della valutazione della qualità della formazione professionalizzante l’Osservatorio nazionale, in funzione delle finalità ad esso attribuite, individua ed aggiorna periodicamente degli indicatori di performance formativa ed un panel di indicatori di performance di attività assistenziale, questi ultimi da utilizzare sia per la struttura universitaria di sede che per le strutture collegate, fatta salva l’esigenza di considerare/monitorare le differenti specificità di ciascuna Scuola di specializzazione, scelti tenendo conto dello specifico ruolo nell’ambito della formazione specialistica delle strutture sanitarie coinvolte. Le modalità di utilizzo dei predetti indicatori sono descritte nell’allegato 4 del presente decreto.

3. Oltre agli indicatori di cui al precedente comma, l’Osservatorio nazionale, nell’ottica del miglioramento continuo della qualità della formazione specialistica erogata, si avvale dei seguenti ulteriori strumenti di valutazione della formazione erogata:

a) strumenti diretti: visite in loco ed eventuali ulteriori strumenti quali i progress test che portano alla redazione di rapporti di valutazione della qualità;
b) strumenti indiretti: questionari anonimi, somministrati ai medici in formazione, per la verifica di aspetti sia di tipo quantitativo, adottando item di verifica delle modalità della formazione e sui servizi offerti connessi alla formazione erogata dalle Scuole di specializzazione, sia di tipo qualitativo, utilizzando item di opinione.

4. Le attività di monitoraggio, da effettuarsi con cadenza periodica almeno annuale, vengono definite dall’Osservatorio nazionale attraverso la predisposizione e la standardizzazione della documentazione che viene recepita dagli Osservatori regionali, ferma restando la possibilità di questi ultimi di espletare in maniera autonoma le suddette attività.

5. Nel caso venga meno il possesso degli standard e dei requisiti minimi, nonché si rilevi un abbassamento delle performance formative e assistenziali esplorate tramite gli indicatori di cui all’articolo 5, gli Osservatori regionali sono tenuti a darne comunicazione all’Osservatorio nazionale, ferma restando la prerogativa da parte di quest’ultimo di effettuare autonomamente attività di monitoraggio, diretta o indiretta. L’Osservatorio nazionale assume le decisioni conseguenti al monitoraggio qualora non siano rispettati gli standard, i requisiti minimi e gli indicatori di performance formativa e assistenziale.

6. Le prime attività di monitoraggio, le cui risultanze verranno utilizzate quale termine di raffronto per le successive rilevazioni periodiche, vengono espletate entro un anno dall’accreditamento delle Scuole ai sensi del presente decreto.

Art. 7 – Sistema di gestione e certificazione della qualità, Libretto-diario del medico in formazione specialistica e Diploma Supplement
1. Il presente decreto definisce inoltre, ad ulteriore supporto della valutazione quantitativa e qualitativa delle strutture della rete formativa e delle attività formative erogate dalle Scuole di specializzazione, le modalità da adottare da parte delle Università per le Scuole di specializzazione di area sanitaria circa:

  • a) il sistema di gestione e certificazione della qualità;
  • b) la modalità di registrazione delle attività connesse con l’intero percorso formativo nel Libretto-diario del medico in formazione specialistica;
  • c) le modalità per il sistema di certificazione del Diploma Supplement;

di cui all’allegato 3 del presente provvedimento e parte integrante dello stesso.

Art. 8 – Termini di adeguamento
1. Gli standard di cui all’allegato 1, i requisiti di cui all’allegato 2 e gli indicatori di performance di cui all’allegato 4 trovano immediata applicazione.
2. Fermo restando che tutte le Scuole già esistenti dovranno sottoporsi alla nuova procedura di accreditamento, l’Osservatorio nazionale proporrà l’accreditamento delle Scuole laddove le stesse risultino adeguate rispetto agli standard, ai requisiti minimi di idoneità e agli indicatori di performance. Limitatamente a situazioni suscettibili di miglioramento, verificabili previa presentazione di un piano di adeguamento da parte della singola Scuola di specializzazione, l’Osservatorio nazionale, in alternativa all’immediata proposta di diniego di accreditamento, potrà concedere sino a un massimo di  due anni per consentire l’adeguamento agli standard, ai requisiti minimi di idoneità e agli indicatori di performance richiesti dal presente decreto. Nelle more dell’adeguamento potrà essere concesso un accreditamento provvisorio, fermo restando che l’accreditamento definitivo potrà essere conseguito al raggiungimento degli standard, dei requisiti e degli indicatori.

ll Ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca

f.to (Sen. Valeria Fedeli)

Il Ministro della Salute

f.to (On. Beatrice Lorenzin)


Allegati