La fatica dei prof “Ore per spiegare le nuove regole”

da la Repubblica

Brunella Giovara

MILANO — Ehi prof, dov’eri finito? La Romussi, ad esempio, sta per entrare in classe e si sente «come un attore che sta per uscire in palcoscenico, perché questo è un lavoro che ha a che fare con la performance… E adesso, finalmente torno sul mio palcoscenico, nella mia quinta». E la Palatucci, eccola con la solita cartella pesante, di cuoio vecchio, («sempre uguale, sempre lei, però quando la vedevo sullo schermo mi sembrava diversa », dice la giovane Sonia), e il preside, che assomiglia al vicequestore Schiavone e lo sa, ed è pure romano, e ha chiuso la circolare numero 32 con una citazione che ha poi dovuto spiegare, perché all’epoca di Animal House i 1191 studenti del liceo classico Carducci non erano nati (ma i genitori e i prof, sì). Foto ricordo del gruppo Delta, in prima fila John “Bluto” Blutarsky (non un allievo modello, poi senatore degli Stati Uniti), ovvero John Belushi.

Nella sua circolare, il preside Andrea Di Mario ha voluto spiegare per bene cosa si deve fare, nella scuola italiana e covidiana di oggi — dove mettere la giacca e lo zaino, quando andare in bagno, come si fanno gli intervalli eccetera eccetera — ma «io sono convinto che nella scuola il divertimento debba essere sempre il motore dell’apprendimento », e infatti c’è, nella stanchezza generale dei molti preparativi, una certa lievità, o anche serenità, persino quando un insegnante lamenta lo scarso wi-fi, e un’altra chiede una nuova disposizione dei banchi. «Il preside è uno giusto», racconta un Francesco di terza, «severo ma giusto» come i presidi di una volta, che portavano le scarpe di gomma per non farsi sentire, durante i blitz nei corridoi. «E sappiamo che i docenti hanno faticato tanto per noi, si vede che sono stanchi», dicono in tre ragazzine di una seconda, una dichiara di voler fare Medicina, quanti ragazzi vogliono fare i medici, eh?

«Forse abbiamo sofferto più noi di loro », racconta Elisa Bagnone, docente di Arte, «durante la didattica a distanza mancava qualcosa», forse mancavano proprio gli studenti, con i loro sbadigli, ansie, sudori, bugie, energie, e insperati slanci di affetto. E sugli effetti dell’insegnare da remoto il collega Russo (Scienze), aggiunge che «ci sono ragazzi che in classe erano sempre distratti, da casa li ho visti più concentrati, altri il contrario», adesso rieccoli qui, bravi soldati che seguono la mappa per raggiungere la classe, persino troppo seri. «A questa età, abbiamo paura di restare indietro, di perdere qualcosa». Giulia, all’età di 17 anni, dice di aver capito molte cose, durante la separazione dalla scuola: «Bisogna avere determinazione, costanza. I prof ce lo dicono perché serve a noi. Una ci ha detto: siate responsabili. Poi, sta a noi usare i consigli». E un’altra Giulia, che la notte scorsa non ha dormito per l’agitazione, è tutta contenta «perché abbiamo di nuovo la nostra routine, e la normalità dà serenità, stabilità. Persino rivedere l’insegnante antipatico, voi avete capito chi è», e giù sghignazzi, «beh, è stato bello». Molte risate, sotto le mascherine di queste ragazze pensose, e Ginevra, lievemente sognante, dice che «siamo dentro al momento, ed è un momento magico. Quindi, carpe diem, godiamoci l’attimo, ché le regole sono rigide», si va a scuola a rotazione perché non c’è spazio per tutti, poi a regime tutti entreranno in classe.

E a sorpresa, anche Anna Palatucci (italiano e greco) parla di «momento magico, quando vedi brillare gli occhi dei tuoi studenti, che ti ascoltano con i gomiti sul banco… ». Non è un’esaltata, anzi appare solida come la cartella di cuoio che si porta appresso, è che «loro hanno davvero sentito la mancanza del contatto umano, l’emozione per un testo poetico letto insieme. Gli è mancata la vicinanza c he gli studenti hanno tra di loro e con l’insegnante. E poi, hanno bisogno di sentire l’umanità del prof, questo gli fa bene». Si impara insieme, in una comunità, come dice il preside leggermente stravolto dalla giornata fatale (indimenticabile), con la camicia stropicciata e le sneakers (suola di gomma), in questa «scuola guida, così la definisco. Se gli insegniamo bene le nuove regole, i ragazzi possono insegnare agli adulti come si sta al mondo durante una pandemia», e viva Blutarsky, maestro di vita.

Scuola, ritardi intollerabili

da La Repubblica ed. Napoli, 15 settembre 2020

Scuola, ritardi intollerabili

Franco Buccino

A Napoli e in Campania, ieri, dovevano riaprire le scuole. Apertura rinviata al 24. Forse! Chi ci ha mai creduto che potessero riaprire nel giorno stabilito con tutte le aule e i banchi, con i docenti e il restante personale al completo, perfino con gli insegnanti di sostegno, pronti ad accogliere ragazzi disabili? E pure, in passato, riaprivano. Addirittura, colleghi miei presidi, che “sapevano il fatto loro”, aprivano qualche giorno prima. Magari con orario ridotto e turnazioni. Quei giorni poi li avrebbero “recuperati”, in nome dell’”autonomia” scolastica. E per un bel po’ di giorni tenevano banco sui giornali le scuole: quelle chiuse per via di lavori improcrastinabili, quelle con mezzo organico in meno, quelle promotrici di improbabili attività didattiche extra moenia; mentre continuavano nomine e liti in provveditorato, cominciate già a luglio.

E però le scuole riaprivano. Cominciava l’anno scolastico, cominciavano lezioni, laboratori, ricerca di libri di testo, studio, perfino visite istruttive. Pian piano si andava a regime. Tra mille contraddizioni e problemi non risolti, ma la mattina i ragazzi andavano a scuola. Anche senza linee di trasporto pubblico ”rinforzate”, caro presidente della Circumvesuviana!

E quest’anno che dovevamo cominciare per tempo a tutti i costi, che i politici sembrava si giocassero la reputazione, che il rischio fosse quello di una dispersione scolastica di massa con conseguenze nefaste incalcolabili, si parte, forse, con alcune settimane di ritardo. Forse, perché, in questi giorni, non si troveranno le aule che mancano, non arriveranno tutti i banchi e, soprattutto, ci sarà il caos delle graduatorie da cui attingere, per le nomine, il personale che dovrà riempire i vuoti di organico, vecchio e nuovo.

Tra i limiti maggiori dell’amministrazione scolastica c’è quello di non saper prevedere e valutare le conseguenze di quello che fa, e soprattutto di non saper valutare i tempi necessari per raggiungere degli obiettivi. Nella situazione difficile che stiamo vivendo, era facile trovare i punti deboli da affrontare per cominciare l’anno scolastico. Per esempio la mancanza di spazi e la difficoltà a nominare i supplenti. Perciò, insieme ad altri, ho parlato di possibilità dei sindaci di requisire spazi da adibire ad aule; o di utilizzare personale docente e ata, in pensione e disponibile. Apriti, cielo! O dell’ipotesi di “saltare” per un anno trasferimenti, passaggi e assegnazioni: che appesantiscono e rallentano l’avvio di ogni anno scolastico. Si realizza, a volte, tra Amministrazione scolastica e sindacati di categoria, una strana alleanza, tutta a discapito della funzionalità del sistema scuola.

E comunque, ribadisco per l’ennesima volta, la salvezza della scuola passa per il personale: i docenti e gli altri pure fondamentali, dal collaboratore scolastico all’assistente amministrativo, al direttore e, soprattutto, al dirigente scolastico. Non si può dire che l’autonomia scolastica dei singoli istituti abbia dato finora una bella prova di sé. Oggi ha l’occasione di riscattarsi, di prendere in mano la situazione. Di non prestarsi a lusinghe e compatimenti dei politici, amministratori locali e governo. Magari rimandando a momenti più opportuni spinose questioni contrattuali.

Affrontiamo con coraggio la stagione che ci aspetta. Abbiamo riaperto le città, rimesse in moto le attività produttive, trascorsa l’estate con grande spensieratezza. Non ci applichiamo adesso su tutte le cose che non vanno per ritardare o mettere in discussione l’apertura dell’anno scolastico. E se le scuole dovessero chiudere di nuovo, ricordiamoci che non sarebbe il numero dei positivi a imporlo, ma l’inettitudine, l’incapacità, la lentezza di tanti soggetti. Le responsabilità di tanti di noi.  

I genitori in ansia “I nostri figli bloccati in classe”

da la Repubblica

Maria Novella De Luca

ROMA — «Amore mio, eravate distanziati? ». Antonio: «Sì, mamma, però ho prestato la mia mascherina a Giacomo. Paura, eh, era uno scherzo». Mamma: «Scemo, è una c osa seria». Eccoli qui, irriverenti e frastornati i dodicenni del primo giorno di scuola dell’era Covid, escono a gruppetti sotto il ritratto della regina Margherita di Savoia, hanno mascherine tatuate di decori floreali, pulp, indie, alcuni sono bambini, altri adolescenti, così come capita nella strana età di mezzo.

Bernardo, papà di Alice, al suono della campanella, accenna un applauso: «Temevo che i nostri figli non potessero più sentirlo questo “drin” che ha scandito la giovinezza di tutti noi, l’affanno del mattino, la felicità dell’ultima ora». Amarcord. Ieri, ore 12,30, davanti alla scuola primaria “Regina Margherita” di Roma, scuola pubblica più antica della Capitale, 1888 l’anno di inaugurazione, da qui escono anche gli adolescenti della media “Ugo Foscolo”, sull’acciottolato di Trastevere fa caldo come ad agosto.

Mamme e papà arrivano a piedi, il capannello si forma subito, la distanza, insomma, un ricordo, molti erano qui anche all’entrata, alle 8, tante le facce insonni ed emozionate. Patrizia Todaro aspetta l’uscita di Giulia, 11 anni, è tra le più piccole, appena approdata in prima media. «Ho una grande ansia, lavoro anch’io nelle scuole, tutte le misure anti-Covid sono giuste, mia figlia non vedeva l’ora di tornare in classe. Ha rivisto le sue amiche e si sono abbracciate. Come potevamo fermarle? Non capisco tutto questo allarmismo dei genitori. Le regole sono chiare, basta seguirle e non succderà niente». Speriamo. Eccoli, escono, Prisca, Giorgio e Giacomo, terza media e doccia fredda sugli entusiasmi e sulla retorica (adulta) della ripartenza. «Sì, sì, bella la scuola che riapre, ma dobbiamo stare fermi e immobili nei banchi, non possiamo muoverci, anche la ricreazione, sembra, sarà quasi da fermi. Sapevamo che sarebbe stata dura, ma così è troppo». Voci della realtà, bisogna ascoltarli. I banchi monoposto? «No, niente. Stiamo seduti con il metodo Cuba». Vedere sui social per capire. Vuol dire in due nel banco vecchio, uno al centro, l’altro al capo opposto. Stile castrista per riaprire le scuole a l’Avana senza soldi. Copiato mestamente dai nostri dirigenti scolastici quando si è capito che i banchi rotanti monoposto non sarebbero arrivati in tempo, anzi, forse, mai. «Sai che ti dico — incalza una ragazzina bionda, maglietta Trasher — era meglio la didattica a distanza e poi vedersi il pomeriggio in piazza San Cosimato». Ogni ragazzino che varca il portone finisce divorato nell’abbraccio dei genitori assembrati a capannello, meno male che davanti alla “Regina Margherita” lo spazio è ampio, poco lontano c’è la bellissima basilica di Santa Cecilia, pellegrinaggio dovuto delle ore di Arte. Maria Laura fa la ginecologa e di figli ne ha tre, uno per ogni ordine di studi. «Dal fronte della mia professione dovrei essere più ragionevole degli altri. So che se si seguono le indicazioni, dal Covid ci si può difendere. Ho dato ai ragazzi le mascherine chirurgiche, il gel, tutte le raccomandazioni giuste. Invece — confessa Maria Laura — ho davvero paura. Se qualcuno sbaglia, in questa macchina virtuosa che si è messa in moto, se si allentano le precauzioni, rischiamo un nuovo picco di contagi. E di morti».

Simona, mamma di due gemelli, rilancia il j’accuse dei giovanissimi. «Come faranno a stare immobili per cinque ore, con la ricreazione in classe, dentro quei banchetti di plastica? Avrebbero dovuto darci altre strutture, più grandi, così è come chiuderli in gabbia». Un po’ eccessivo forse, ma nel catalogo genitoriale delle paure del primo giorno, si va dalla prigionia in classe alle mascherine che soffocano, fino all’ossessione dell’igiene. «Hai pulito il banco con le salviettine umidificate, hai passato anche un po’ di gel?», chiedono due giovanissimi mamma e papà a una infastidita ragazzina di seconda media che li guarda rassegnata. Risposta in stile Mafalda. «Sì, ho pulito tutto, ma da domani basta, non lo faccio più, il mio banco puzzava di ospedale».


Scuola, cattedre vuote e banchi fantasma I disagi del primo giorno

da la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA — Sette scuole toccate da un positivo: una dipendente di un istituto di Bitritto, provincia di Bari, un’operatrice di un asilo di Bari città, la bambina di un’elementare di Fosdinovo (Massa Carrara), un docente di un istituto superiore di Monfalcone (Gorizia), un alunno di un tecnologico di Bolzano. Un caso in provincia di Arezzo e uno in un alberghiero di Firenze. Tre edifici chiusi. Fosdinovo è rimasto aperto soltanto mezz’ora, a Monfalcone lo screening è ora su cinque classi. E 250 persone in tutto sottoposte a tampone. Lo aveva detto anche il presidente del Consiglio, che ora si dice soddisfatto dell’avvio convenzionale dell’anno scolastico italiano: «La scuola non è immune». Ma i numeri non sono marginali e bisogna tener presente che nella prima settimana, da lunedì 7 a venerdì 11, con pochi istituti aperti e i corsi di recupero iniziati, già si erano verificati trenta casi e 250-300 alunni, bidelli e insegnanti erano stati costretti alla quarantena. La media, per ora, è: quattro-cinque positività al giorno. A volte si chiude l’intero edificio, a volte una classe, a volte nulla.

Dice il premier, in una riunione a sera, che la scuola è ripartita in modo ordinato, che il servizio di trasporto, cresciuto del 15 per cento, ha retto. Già, ma le buone notizie finiscono qui. Il commissario Arcuri insiste: «Entro fine ottobre consegneremo tutti i banchi». E annuncia un report quotidiano: ieri consegnati 136 milioni di mascherine. Ma la segnalazione di protezioni personali utilizzate dagli studenti in mancanza di chirurgiche di Stato arrivano da tutta Italia, in particolare dal Lazio. I banchi, dice poi la Cgil, sono a quota 200.000 su 2,4 milioni. In Sicilia ne sono arrivati cento. Cento. E in un’elementare di una zona borghese di Genova, in assenza dell’appoggio, i bambini si sono messi in ginocchio a scrivere sulle sedie.

Trovati a forza e grazie alle Regioni gli spazi necessari, realizzati quasi tutti i lavori di edilizia leggera nelle classi e nelle mense, la questione centrale di una ripartenza da incubo è la voragine di docenti mancanti. I dirigenti scolastici non segnalano, per ora, certificati medici per insegnanti che temono il Covid, ma il problema è l’enorme numero di maestri e professori mancanti — resta valida la stima di 250 mila cattedre di ruolo da sostituire con supplenti — e in quest’avvio di lunedì le nomine fatte sono ancora poche. Le contestazioni dei precari — che si manifestano con picchetti ai provveditorati — sulle Graduatorie online (darebbero assunzioni a laureati e dottorati lasciando a casa precari con 6-8 anni di insegnamento) segnalano che con quasi due milioni di domande da trasformare in una classifica ci sono buchi da riempire a Torino, a Milano, a Treviso. A questi i dirigenti scolastici sono costretti a rispondere con gli orari ridotti, a volte ridottissimi (diversi hanno iniziato il lunedì 14 con tre ore di lezione). In diversi istituti della provincia Monza-Brianza si sono contati sessanta docenti in meno rispetto alla pianta organica. Nella provincia di Milano la Flc Cgil conta, su indicazio ne dell’Ufficio scolastico provinciale, 13 mila supplenti ancora da recuperare. Duemilasessantacinque sono solo sul sostegno.

Questa, l’assenza di specializzati per gli alunni con disabilità o disfunzionalità, è una piaga nell’ordine dei 50 mila ruoli. Provoca catastrofi come a Pisa, dove una mamma ha denunciato che il figlio di sei anni, con la sindrome di down, non è potuto andare a scuola perché mancava il docente di riferimento. E a Roma storia simile, solo che a denunciare è stato il papà. Ci sono cinquanta bambini portatori di handicap in tutto l’istituto, e sei docenti di riferimento. Gli ispettori del ministero dell’Istruzione indagano mentre la ministra Lucia Azzolina sposta ancora in avanti la data dell’andare a regime: «Entro il 24 avremo tutti i supplenti in cattedra». Si sono fatte lezioni in chiesa, ieri, e negli ex tribunali. Alla ministra che presenta disegni di legge contro le classi pollaio, le scuole presentano il conto di aule con ventinove, trenta ragazzi. In tempi di Covid, sono semplicemente aumentati. E un sondaggio di Skuola.net ricorda: un istituto su dieci non è partito neppure nelle tredici regioni con il calendario fissato al 14 settembre.

Azzolina: “A scuola nuovi contagi, ma li affronteremo assieme. Come Ulisse, docenti e discenti tornati a scuola”

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

“La scuola non si è mai fermata, grazie Mattarella, non ha mai fatto mancare sua vicinanza, sensibilità e attenzione. Abbiamo affrontato insidie, tempeste e peripezie, per tornare alla normalità. Come Itaca la scuola è divenuta terreno di contesa, ma non abbiamo mai abbandonato la nave”.

Ulisse, alla fine, ce l’ha fatta. È riuscito nell’impresa di tornare a casa. E, così come Ulisse, la comunità docente e discente oggi torna alla sua isola, alla sua scuola“. Lo ha affermato la ministra all’Istruzione, Lucia Azzolina, nel suo intervento a Vo’ Euganeo in occasione della cerimonia di apertura dell’anno scolastico. “Le avversità e gli ostacoli di questo viaggio – ha aggiunto Azzolina – mi hanno fatto pensare ad Ulisse e al suo lungo peregrinare per tornare nell’amata Itaca. In questi mesi, come Ulisse, la comunità scolastica ha affrontato venti avversi, insidie, tempeste e peripezie, per tornare alla sua normalità“.

È arrivato il momento – ha detto, con evidente emozione – di riportare la scuola al centro del sistema Paese. Di rilanciarla come Istituzione di primaria importanza dove davvero si gettano le basi dell’Italia di domani. Ogni minuto perso ritarderà i progressi di una Nazione intera. Per questo dico, adesso alziamo tutti bene la testa e guardiamo avanti: Itaca è proprio là. La nostra casa, il nostro futuro. Andiamo a riprenderceli. Facciamo tutti insieme il tifo per questa ripresa. Rientriamo a scuola“, ha concluso Azzolina.

Questo è un momento storico. Non si tratta solo di ricostruire, di ripartire, ma, soprattutto, di trasformare le difficoltà in occasioni di rinnovamento“, ha continuato. “Rinnovamento – ha aggiunto Azzolina – che il popolo italiano ha già dimostrato di saper tirare fuori dopo le fasi buie della propria storia”.

Ci saranno casi da gestire di possibili contagi, anzi ci sono già stati, ma non dobbiamo avere paura: li affronteremo insieme“, ha detto il Ministro Lucia Azzolina. “Ci saranno delle difficoltà – ha aggiunto – ma non potrebbe essere altrimenti: non possiamo dimenticare quanto passato in questi mesi o fingere di non ricordare che la pandemia si è presentata alle nostre porte senza preavviso, travolgendo ogni cosa, e che è ancora in mezzo a noi. Dovremo utilizzare questo momento per ritrovare uno spirito di condivisione, di massima collaborazione

Inizio scuola. Ottimi discorsi di Mattarella e Azzolina. Adesso si aspettano i fatti

da La Tecnica della Scuola

Al di là delle espressioni “dovute” il discorso odierno del presidente Mattarella in occasione dell’inizio della scuola va segnalato, ci sembra, per alcune sottolineature niente affatto scontate.
Particolarmente significativo ci è sembrato il passaggio sugli alunni disabili: sono quelli che hanno sofferto più di tutti e alcuni di loro hanno pagato un prezzo altissimo non sopportabile – ha ricordato Mattarella – e di questa sofferenza si sono fatti carico le famiglie.
Nella ripartenza – ha aggiunto in proposito il Presidente – l’attenzione verso questi    studenti deve essere inderogabile, a cominciare dalla assegnazione degli insegnanti di sostegno.
Non è neppure da sottovalutare il richiamo alle “tecnologie digitali”: “I giovani sono più avanti nella conoscenza e nella pratica dei mezzi informatici, e quanto è stato sperimentato a scuola allarga ulteriormente le possibilità di incontro, di confronto, di studio”.
“Nulla – ha concluso Mattarella– potrà mai sostituire il contatto tra le persone, il tenersi per mano. Tuttavia questa diffusione dello strumento digitale rappresenta un’opportunità che non va dismessa, ma coltivata e inclusa nella didattica e nei processi formativi”.

Lucia Azzolina, per parte sua, ha voluto fare un richiamo letterario colto ma certamente efficace e suggestivo.
Pensiamo al lungo viaggio di Ulisse verso la sua amata Itaca – ha detto la Ministra – ha dovuto attraversare peripezie incredibili ma alla fine ce l’ha fatta.

“Così come Ulisse – ha aggiunto – anche la comunità docente e discente torna oggi alla sua isola, alla sua scuola. Quella scuola che abbiamo fatto ripartire con un lavoro incessante, necessariamente complesso, data la portata degli eventi da fronteggiare, ma mosso dall’amore per le nostre studentesse e i nostri studenti”.
Con una punta di orgoglio Lucia Azzolina ha sottolineato che il lavoro è stato complesso e difficile: “Non è stato semplice per nessuno: non solo lo posso immaginare, ma lo so. Lo so perché io c’ero, ero lì sulla nave insieme a tutta la comunità scolastica. Non l’ho mai abbandonata come non l’hanno mai abbandonata tutti coloro, e sono tanti, che amano davvero la scuola nel profondo. Farla ripartire era un imperativo morale”.

Per parte nostra osserviamo che certamente molte cose potevano essere fatte meglio e soprattutto in tempi più rapidi, ma non va trascurato un aspetto fondamentale: a marzo nessuno (neppure gli scienziati) poteva prevedere gli sviluppi dell’epidemia anche per la mancanza di altri casi analoghi passati.
Anche le risorse economiche messe in campo avrebbero potuto essere programmate in modo più accurato (vedasi, esempio, gli ingenti stanziamenti per gli arredi), ma, ad onor del vero, va anche detto che intervenire su un corpo assai malandato come quello della scuola italiana non è facile.

Adesso non resta che augurarsi che gli auspici formulati oggi sia dalla Ministra che dal Presidente vengano tradotti al più presto in atti politici concreti per ridare alla scuola quella dignità che tutti le riconoscono.
Fra poche settimane si aprirà il dibattito sulla legge di bilancio: sarà il banco di prova per capire se davvero alle parole seguiranno i fatti.

Inizio scuola, quale DaD per gli alunni con bisogni educativi speciali?

da La Tecnica della Scuola

Particolare attenzione va dedicata alla presenza di alunni in possesso di diagnosi rilasciata ai sensi della Legge 170/2010 e di alunni non certificati, ma riconosciuti con Bisogni educativi speciali dal team docenti e dal consiglio di classe, per i quali si fa riferimento ai rispettivi Piani Didattici Personalizzati. Questo l’estratto delle linee guida sulla DDI che fa riferimento agli alunni con Bisogni Educativi Speciali.

Anche nel Piano scuola 2020 ma già prima, nel verbale di maggio del Comitato Tecnico Scientifico, si fa riferimento alla necessità di garantire agli alunni con bisogni educativi speciali tutte le misure organizzative possibili affinché questi studenti e studentesse possano fare scuola in presenza. La scuola in presenza, cioè, sia per loro la via prioritaria, a meno che una fragilità fisica particolare richieda, a loro tutela, una didattica a distanza.

La Didattica a Distanza

In ogni caso, si progetti, per questi alunni, una didattica individualizzata, anche e a maggior ragione se si dovesse ricorrere alla DaD, stabilendo il carico di lavoro adeguato, oltre che l’adeguata tipologia di compito. Ci si accerti che gli strumenti tecnologici a disposizione degli alunni vadano a compensare le difficoltà di apprendimento. Non a caso si parla di strumenti compensativi, in relazione agli alunni con bisogni educativi speciali. Ad esempio, si offra la possibilità di registrare le lezioni e di riascoltarle in differita, date le criticità, per questi soggetti, dei materiali didattici tradizionali, per lo più scritti. La DAD sia eventualmente trasformata in un punto di forza e attuata con metodologie innovativie di didattica inclusiva.

Inizio anno scolastico, a Vò l’inaugurazione. Mattarella: “La chiusura delle scuole ha contribuito a salvare vite umane”

da La Tecnica della Scuola

Con la prima campanella suonata nella mattinata del 14 settembre, 5,6 milioni di studenti sono tornati in classe per l’inizio del nuovo anno scolastico. Dalle 16,30 il presidente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, inaugurano l’anno scolastico 2020/2021. La cerimonia si svolge presso la scuola primaria ‘Guido Negri’, a Vo’, in provincia di Padova.

Il discorso di Azzolina

La Ministra Azzolina, intervenuta nel corso dell’inaugurazione, ringrazia tutto il personale scolastico e non solo: “Nell’ultimo periodo ci siamo sentiti smarriti. Abbiamo abbandonato le nostre certezze”.

La scuola quest’anno è stata come Ulisse” ha detto Azzolina. “Non abbiamo mai perso la speranza nonostante il vento contrario. Quello che celebriamo oggi è un anno particolare. Ci saranno difficoltà. Ma non dobbiamo avere paura. Le affronteremo insieme“.

Non si tratta solo di ripartire. Serve anche un rinnovamento. Ci riusciremo mettendo di nuovo la scuola al centro“. “Facciamo il tifo per la ripresa. Rientriamo a scuola“, ha concluso Azzolina.

Il discorso di Mattarella

Ripartire da Vo’ Euganeo, dà ancor più il senso di come questa sfida riguardi l’intero Paese. Così come qui a Vo’ ldopo l’angoscia e le chiusure, è ripresa a pieno ritmo la vita, così la riapertura delle scuole esprime la piena ripresa della vita dell’Italia“, ha detto Mattarella.

E’ stata dolorosa la decisione di chiudere le scuole. Necessaria e dolorosa. La scuola ha nel suo dna il carattere di  apertura, di socialità, di dialogo tra persone, fianco a fianco. Avete sofferto, ragazzi -e abbiamo sofferto tutti, per gli impedimenti e per le limitazioni. La scuola è specchio della società, e ne riflette  difficoltà e aspettative. Ecco perché questi giorni, in cui le scuole  riaprono e si popolano dei loro studenti e insegnanti, sono giorni di speranza”, ha proseguito il presidente della Repubblica.

La scuola serve proprio a questo: a combattere l’ignoranza. E’ l’antidoto all’intolleranza e all’ignoranza“. Il presidente della Repubblica ricorda il caso di Willy, il ragazzo che è morto per difendere un amico nei giorni scorsi.

So bene che la scuola vi è mancata. Quanto vi sia mancato il contatto con i vostri insegnanti e compagni. Ma è stata una lezione di vita“, dice Mattarella rivolgendosi ai ragazzi.

A subire più di tutti i ragazzi con disabilità. Ecco perchè bisogna dare la priorità, a partire dall’assegnazione degli insegnanti di sostegno“, ha tuonato il presidente Mattarella.

Il programma della cerimonia

La cerimonia trasmessa in diretta su Rai Uno, dalle 16.30 alle 18.30, nel corso della trasmissione condotta da Flavio Insinna e da Andrea Delogu.

Sul palco, oltre a studentesse e studenti, saliranno anche alcune personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport, fra cui l’attore Alessio Boni, il commissario tecnico della Nazionale Roberto Mancini, le campionesse di nuoto Simona Quadarella e Benedetta Pilato. E ancora: il soprano Katia Ricciarelli, la cantautrice Levante, il cantautore Leo Gassmann e il gruppo Il Volo.

Presenzieranno alla cerimonia il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il segretario d’Aula Francesco Scoma – in rappresentanza del presidente della Camera Roberto Fico -, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà e la vice ministra dell’Istruzione Anna Ascani.

Lavoratori fragili, per il supplente c’è la malattia in caso di inidoneità alla mansione

da La Tecnica della Scuola

Al personale a tempo determinato non si applica la disciplina recata dal CCNI Utilizzazioni inidonei, pertanto, in caso di dichiarazione di inidoneità da parte del Medico competente a seguito della visita di accertamento della condizione di lavoratore fragile, il supplente sarà messo in malattia.

Il chiarimento è contenuto nella  nota del Ministero dell’Istruzione n.1585 dell’11 settembre 2020 con la quale sono state fornite istruzioni operative ai Dirigenti scolastici per la situazione riferita al personale Ata e docenti fragili con contratto a tempo indeterminato e a tempo determinato, al fine di contrastare e contenere il contagio da Covid-19.

In particolare la nota precisa che se, a seguito della sottoscrizione del contratto di lavoro, il lavoratore presenti al Dirigente scolastico la richiesta di essere sottoposto a sorveglianza sanitaria e dal relativo procedimento esso risulti inidoneo temporaneamente alla mansione, si procederà a collocare il lavoratore medesimo in malattia, fino al termine indicato dal giudizio di inidoneità temporanea.

Si potrà tuttavia verificare anche il caso, in particolare per alcuni profili di personale ATA, che il giudizio del medico rechi una idoneità a svolgere soltanto alcune mansioni del profilo: per questa ipotesi il Dirigente scolastico dovrà disporre la presa di servizio individuando, tra quelle previste, le mansioni che più aderiscono alle indicazioni sanitarie prescritte, sempre e comunque ricadenti all’interno del profilo professionale del lavoratore.

ALTRI ARTICOLI SUI LAVORATORI FRAGILI

Sostegno: le contraddizioni che vanificano un investimento di 8 miliardi l’anno

da Tuttoscuola

Eterogenesi dei fini

Mattia (il nome è di fantasia) è un alunno autistico grave che manifesta ansia e irrequietezza irrefrenabili, che possono sfociare in azioni violente verso altri o autolesionistiche. Ha visto passare nei primi anni di scuola tanti insegnanti di sostegno, e finalmente l’anno scorso ha incontrato Carlo, un docente di sostegno capace di fornirgli le certezze di cui ha bisogno e con cui ha instaurato un proficuo rapporto educativo, funzionale a contenere i suoi accessi di ansia.

Carlo ha un contratto a tempo determinato, scaduto il 30 giugno scorso. E’ un supplente di sostegno “in deroga”, uno dei circa 84 mila precari “per legge”. Non è solo Mattia a contare su di lui e ad aspettarlo con impazienza dopo i lunghissimi mesi del lockdown e un’estate piena di ansia. La famiglia, i colleghi del consiglio di classe, il medico del servizio materno-infantile che ha in carico Mattia e il dirigente scolastico sono entusiasti del lavoro fatto da Carlo. E lui desidererebbe moltissimo continuare a seguire quel ragazzino autistico che ha imparato a conoscere, ad aiutare, e anche ad amare.

Ma non c’è nulla da fare: con il nuovo anno scolastico si dovrà procedere a nuove chiamate o nomine sulla base di graduatorie comunque nuove, perché probabilmente revisionate da correzioni di errori o da sentenze sopraggiunte a seguito di ricorsi al TAR, quando non semplicemente riformulate ex novo. E questo neanche nel caso in cui Carlo abbia una posizione in graduatoria ed un relativo punteggio di pochissimo inferiore a chi lo precedesse nelle nuove graduatorie. Non c’è margine discrezionale. Nulla è lasciato alla valutazione congiunta delle figure professionali che operano sull’alunno disabile, mentre tutto è invece affidato al burocratico scorrimento delle graduatorie. Summum ius, summa iniuria.

A Mattia – come ad altri 170 mila ragazzi – quest’anno verrà assegnato un nuovo insegnante di sostegno, che potrebbe essere non specializzato sul sostegno, e tanto meno dunque sulla patologia autistica di cui soffre Mattia. Una roulette del tutto casuale. Carlo finirà in un’altra scuola, l’ennesima per lui. Che senso ha?

Questo sistema kafkiano, allucinante e sbagliato, grida vendetta. Chi può difenderlo? E’ ineludibile chiamare in causa tutti coloro che hanno concorso a costruirlo in decenni, certamente senza rendersi conto delle conseguenze, e che hanno voce in capitolo: Parlamento, Governo (e segnatamente il Ministero dell’economia e il Ministero dell’istruzione), sindacati. Nessuno può tirarsi fuori. Si possono, si devono trovare dei correttivi, fino a quando non si riuscirà ad abbatterlo completamente.

Le contraddizioni del sistema di reclutamento del personale della scuola e le complessità normative e procedurali, con il loro funzionamento burocraticamente cavilloso, si abbattono quasi ineluttabilmente sugli alunni più deboli. E’ infatti nei dettagli, apparentemente solo tecnici e  burocratici, che si disvela l’ipocrisia e l’inconsistenza dei pur dichiarati principi di una scuola centrata sugli alunni. È invece evidente proprio nei dettagli tecnici e di fatto – ed è amaro doverne prendere atto – che il baricentro dell’organizzazione scolastica poggia su chi nella scuola ci lavora.

Trasparenza, regolarità e imparzialità, questi i principi che l’attuale sistema vuole garantire. Hanno un valore fondamentale, certamente. Purché non si perda di vista la finalità ultima cui dovrebbero essere volte tutte quelle procedure: il miglior esito formativo dell’alunno con disabilità. Altrimenti si tramutano in un vuoto egualitarismo formale, che porta a tradire il senso e le finalità della scuola e soprattutto i principi base di civiltà dell’inclusione scolastica.

Il nuovo dossier di Tuttoscuola sulla scuola per gli alunni con disabilità racconta di un contingente di 185 mila insegnanti di sostegno, quasi come tutti i militari dell’Esercito e gli agenti della Polizia di Stato messi insieme; un grande investimento (6 miliardi e 250 milioni di euro l’anno e 44 miliardi di euro spesi solo per gli stipendi nell’ultimo decennio) nel Paese che per primo oltre 40 anni fa ha creduto nell’integrazione scolastica degli studenti con disabilità, superando le ghettizzanti classi differenziate: tutto in buona parte vanificato dall’avvicendamento e dalla non riconferma degli insegnanti, che peraltro in molti casi non sono specializzati, tanto meno nella patologia specifica. Quest’anno si toccherà la vetta dello scandalo: ben 170 mila alunni con disabilità (il 59% del totale) all’apertura della scuola non avranno più il docente di sostegno che li seguiva l’anno scorso. In molti casi ne cambieranno nei prossimi mesi anche più di uno. Un’insensata girandola di cattedre che si ripete ogni anno, di Governo in Governo, che aumenta invece di diminuire.

Per comprendere il senso e le proporzioni del fenomeno, facciamo un rapido focus sui numeri. Sono in tumultuosa crescita, sia in termini positivi, considerando il soddisfacimento del diritto allo studio dei giovani con disabilità, che raggiungono in misura crescente i livelli di istruzione superiore, sia in termini negativi, per i disservizi e la drammatica discontinuità didattica che vanificano gli enormi investimenti a carico dell’erario.

Negli ultimi 22 anni il numero di alunni con disabilità si è più che raddoppiato (+138%), e continuerà a crescere (nell’ultimo anno +5% rispetto al precedente). Allora vi era un alunno disabile ogni 67 alunni (1,5% del totale), ora uno ogni 28 (3,5% del totale).

Presto ve ne sarà in media uno ogni classe nella scuola italiana (1 su 25).

Impressionante l’incremento nella scuola secondaria superiore. Nel 1997/98 alle superiori c’era un alunno disabile ogni 180 (praticamente uno ogni 7-8 classi). Nel 2019-20 ce ne è stato uno ogni 35 alunni. Non sono distribuiti omogeneamente: al liceo scientifico è iscritto un alunno disabile ogni 126 studenti (uno ogni 111 al classico), mentre negli istituti professionali uno ogni 14. In Abruzzo addirittura uno ogni 9 studenti!

Di pari passo con l’incremento del numero di alunni con disabilità è cresciuto – più che proporzionalmente – il numero di insegnanti di sostegno: +190% in poco più di vent’anni. I posti di sostegno sono passati dai 59 mila del 1997-98 ai 173 mila del 2019-20.

Ma 73 mila (il 42%) sono precari. Per questo anno scolastico si può stimare che i docenti precari saliranno a 83 mila (45%). Quasi tutti saranno nominati in una scuola diversa da quella dell’anno precedente, per le regole di reclutamento.

Quanto costa tutto questo? Il costo annuale per gli stipendi è passato, in termini correnti, da 3,3 miliardi di euro nel 2009-10 a 6 miliardi nel 2019-20, e dovrebbe toccare i 6,3 miliardi di euro nel 2020-21. A questa cifra per i docenti di sostegno pagati dallo Stato va aggiunto circa un miliardo e mezzo di euro per gli Assistenti Educativi Culturali (AEC) pagati dagli Enti locali, che svolgono un ruolo fondamentale.

In tutto quindi il Paese spende per il sostegno, solo in stipendi, quasi 8 miliardi di euro l’anno, oltre 27 mila euro l’anno per ogni studente con disabilità: e cambia a quasi due terzi di loro il docente ogni anno!

Il rapporto tra costo e beneficio? Insoddisfacente è dire poco. Ritenendo che tutti hanno piena consapevolezza delle cause – tasso di precarietà e regole di reclutamento e di mobilità su tutte – ma nessuno impedisce che il fenomeno continui a peggiorare, più che insoddisfacente verrebbe da definirlo vergognoso.

Il nostro pensiero va a Mattia e a tutti gli alunni fragili come lui, vittime di questa eterogenesi dei fini di Stato. Con l’augurio, se possibile ma sarà dura, di un buon anno scolastico.

‘Tutti a scuola’: a Vo’ la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico

da Tuttoscuola

Sarà la Scuola primaria ‘Guido Negri’ di Vo’ (Padova) ad ospitare ‘Tutti a Scuola’, l’annuale cerimonia di inaugurazione del nuovo anno scolastico che si tiene oggi, lunedì 14 settembre 2020, a partire dalle 16.30. Alcune delegazioni di studentesse e studenti, in rappresentanza delle scuole di tutta Italia, celebreranno insieme al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e alla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, il ritorno fra i banchi. L’Istituto comprensivo ospita studenti dai 6 ai 14 anni, distribuiti in 9 plessi: 3 dell’infanzia, 3 primarie e 3 secondarie di primo grado, divise tra i comuni di Lozzo Atestino, Cinto Euganeo e Vo’ Euganeo. Quest’area è stata tra le prime ad essere dichiarata zona rossa e, conseguentemente, ad aver affrontato la chiusura delle scuole.

“Nell’ultimo periodo è stata inferta al nostro paese una profonda ferita – ha detto la ministra Azzolina -. Quando la scuola ha dovuto interrompere le attività è stato un dolore per tutte. Abbiamo affrontato un viaggio complicato, pieno di sfide. Le avversità e gli ostacoli di questo viaggio mi hanno fatto pensare a Ulisse e al suo lungo peregrinare per tornare a Itaca. In questi mesi come Ulisse la comunità scolastica ha affrontato difficoltà e tempeste e la scuola, come Itaca è stata presa d’assalto. Oggi Ulisse torna ad Itaca. Sono tanti coloro che amano la scuola nel profondo, farla ripartire era un imperativo morale. Nascono amicizie, esperienze e rapporti che segnano la vita dei ragazzi. Oggi ci siamo riappropriati di tutto questo coniugandolo con la sicurezza. Non abbiamo mai perso la speranza e l’abbiamo trasformata in azione. Quello che celebriamo oggi è un primo giorno di scuola per tutti. Ci saranno difficoltà, non potrà essere altrimenti. Dovremo utilizzare questo momento per ritrovare uno spirito di condivisione e massima collaborazione. Ci saranno casi da gestire, anzi, ci sono già stati, ma non dobbiamo avere paura. La bussola deve essere l’art. 34 della Costituzione che ci ricorda che i più capaci e meritevoli hanno diritto di raggiungere il grado più alto degli studi”.

“Questo è un momento storico – ha continuato la Ministra -. Non si tratta solo di costruire e di ripartire. Si tratta di rinnovare. Un rinnovamento cjhe il popolo italiano ha già dimostrato di essere in grado di tirare fuori nei momenti più bui. Ma ci riusciremo. Rimettere la scuola al centro non è un’utopia. E’ arrivato il momento di riportare la scuola al centro del sistema Paese. E’ arrivato il momento di alzare la testa, di guardare la nostra Itaca e riandarcela a prendere“.

Rispettando le misure di contenimento e di prevenzione che l’emergenza sanitaria ha comportato negli ultimi mesi e, ancora di più oggi con l’approssimarsi della ripresa dell’anno scolastico, con un particolare ed eccezionale sforzo di tutti i settori del sistema scolastico, quest’anno dunque celebriamo l’impegno ed il lavoro di tutti gli attori del mondo della scuola che si sono messi al servizio del Paese in uno dei momenti più drammatici della sua storia recente.

La Cerimonia, infatti, intende mettere in risalto il lavoro svolto nelle scuole italiane da dirigenti scolastici, docenti e studenti sui temi della cittadinanza attiva, dell’inclusione delle aree interne del Paese, dell’accoglienza e dell’integrazione e ospiterà le migliori esperienze educative e formative realizzate dalle scuole italiane e darà spazio alle capacità creative e artistiche degli studenti su musica, teatro, danza, cinema, arte e moda.

In questo senso, la cerimonia di apertura dell’anno scolastico rappresenta un momento fondamentale per la scuola italiana, in cui al tempo stesso si affrontano temi di rilevanza sociale valorizzando i casi di eccellenza scolastica.

Attraverso l’utilizzo di diversi linguaggi espressivi gli studenti dimostreranno come la scuola possa rappresentare una comunità sana, non solo in grado di formare cittadini consapevoli ma anche capace di creare e valorizzare le eccellenze del nostro Paese.

La cerimonia sarà trasmessa in diretta su Rai Uno, dalle 16.30 alle 18.30, nel corso della trasmissione condotta da Flavio Insinna e da Andrea Delogu. Sul palco, oltre a studentesse e studenti, saliranno anche alcune personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport, fra cui l’attore Alessio Boni, il commissario tecnico della Nazionale Roberto Mancini, le campionesse di nuoto Simona Quadarella e Benedetta Pilato. E ancora: il soprano Katia Ricciarelli, la cantautrice Levante, il cantautore Leo Gassmann e il gruppo Il Volo.

Presenzieranno alla cerimonia il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il Segretario d’Aula Francesco Scoma – in rappresentanza del Presidente della Camera Roberto Fico -, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà e la Vice Ministra dell’Istruzione Anna Ascani.

“Tutti a Scuola” è ormai un appuntamento tradizionale per salutare il ritorno tra i banchi. Una festa che quest’anno assume un significato ancora più particolare dopo la sospensione delle attività in presenza per l’emergenza sanitaria.

Ad animare la cerimonia saranno gli alunni degli istituti che sono stati selezionati nell’ambito del concorso annuale del Ministero dell’Istruzione per aver realizzato i migliori percorsi didattici sui temi dell’educazione, della legalità, dell’integrazione e della lotta ai fenomeni di bullismo. È un inno alla speranza ‘Amuchina song’, il brano composto dalle studentesse e dagli studenti dell’Istituto Comprensivo di Borgonovo Val Titole e Zian Piacentino (PC).  ‘Voci nella Storia’, dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo ‘John Dewey’ di San Martino in Pensilis (CB), è il progetto pensato per il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale e linguistico dei paesi arbëreshë d’Italia. L’Inno alla Gioia di Ludwing van Beethoven è stato rielaborato dagli alunni dell’Istituto Omnicomprensivo di Città Sant’Angelo (PE) in una originale versione per arpa. Gli studenti dell’Istituto Comprensivo ‘Fogazzaro’ di Noventa Vicentino (VI), dell’Istituto Comprensivo ‘De Amicis’ di Catania e dell’Istituto Comprensivo di Montecastrilli (TR), in collaborazione con l’Associazione Europa InCanto, saranno invece protagonisti con l’Inno d’Italia DAD. Mentre la classe III B del Liceo classico ‘Luca Signorelli’ di Cortona (AR) reciterà il monologo ‘No bullismo’. Le musiche saranno eseguite dall’orchestra composta dai migliori allievi dei Conservatori di Musica d’Italia diretta dal Maestro Leonardo De Amicis.

La cerimonia ‘Tutti a Scuola’ potrà essere seguita anche sui canali social del Ministero dell’Istruzione con l’hashtag #TuttiAScuola.

Ordinanza Protezione Civile 15 settembre 2020, n. 702

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

Ordinanza Protezione Civile 15 settembre 2020 

Ulteriori interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. (Ordinanza n. 702). (20A05198)

(GU Serie Generale n.238 del 25-09-2020)

IL CAPO DEL DIPARTIMENTO
della protezione civile

Visto il decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, ed in particolare gli articoli 25, 26 e 27;

Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale e’ stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, nonche’ la delibera del Consiglio dei ministri del 29 luglio 2020 con cui il medesimo stato di emergenza e’ stato prorogato fino al 15 ottobre 2020;

Vista l’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 del 3 febbraio 2020, recante «Primi interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili»;

Viste le ordinanze del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 631 del 6 febbraio 2020, n. 633 del 12 febbraio 2020, n. 635 del 13 febbraio 2020, n. 637 del 21 febbraio 2020, n. 638 del 22 febbraio 2020, n. 639 del 25 febbraio 2020, n. 640 del 27 febbraio 2020, n. 641 del 28 febbraio 2020, n. 642 del 29 febbraio 2020, n. 643 del 1° marzo 2020, n. 644 del 4 marzo 2020, n. 645, n. 646 dell’ 8 marzo 2020, n. 648 del 9 marzo 2020, n. 650 del 15 marzo 2020, n. 651 del 19 marzo 2020, n. 652 del 19 marzo 2020, n. 654 del 20 marzo 2020, n. 655 del 25 marzo 2020, n. 656 del 26 marzo 2020, n. 658 del 29 marzo 2020, n. 659 del 1° aprile 2020, n. 660 del 5 aprile 2020, nn. 663 e 664 del 18 aprile 2020, nn. 665, 666 e 667 del 22 aprile 2020, n. 669 del 24 aprile 2020, n. 672 del 12 maggio 2020, n. 673 del 15 maggio 2020, n. 680 dell’11 giugno 2020, n. 684 del 24 luglio 2020, n. 689 del 30 luglio 2020, n. 690 del 31 luglio 2020, n. 693 del 17 agosto 2020 e n. 698 del 18 agosto 2020, recanti: «Ulteriori interventi urgenti di protezione civile in relazione all’emergenza relativa al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili»;

Visto il decreto-legge del 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge, 5 marzo 2020, n. 13 recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19»;

Visto il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, recante «Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19»;

Visto il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35;

Visto il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», convertito con modificazioni dalla legge 14 luglio 2020, n. 74;

Visto il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante «Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonche’ di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19», convertito, con modificazioni, dalla legge del 17 luglio 2020, n. 77;

Visto il decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili e, in particolare, l’art. 58-octies che prevede l’istituzione di un’apposita sezione del Fondo unico per l’edilizia scolastica, di cui all’art. 11, comma 4-sexies, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, per le esigenze urgenti e indifferibili di messa in sicurezza e riqualificazione energetica degli edifici scolastici pubblici;

Visto il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, in corso di conversione, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia e, in particolare, l’art. 32, comma 2;

Vista la nota del Ministero dell’istruzione del 1° settembre 2020 e la successiva comunicazione del 7 settembre 2020, con le quali si segnala la necessita’ di poter reperire sul mercato ulteriori immobili da destinare all’uso scolastico, al fine di assicurare durante l’anno scolastico 2020-2021 il rispetto delle disposizioni in materia di distanziamento sociale, in deroga alla vigente normativa che disciplina la durata dei contratti di locazione;

Considerato che, ai fini dell’avvio dell’anno scolastico 2020-2021, occorre garantire la disponibilita’ di ulteriori ambienti e spazi, anche assunti in locazione e anche in deroga alla normativa vigente in materia di durata delle locazioni immobiliari;

Acquisita l’intesa del Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome; Di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze;

Dispone:

Art. 1 Misure per l’edilizia scolastica

1. Al fine di consentire l’avvio dell’anno scolastico 2020-2021, gli enti locali possono stipulare contratti di locazione per spazi ulteriori da destinare allo svolgimento delle attivita’ didattiche anche in deroga agli articoli 27 e 42 della legge 27 luglio 1978, n. 392.

2. Nella Regione Friuli-Venezia Giulia le disposizioni del comma 1 si applicano anche a favore degli enti regionali titolari delle competenze relative all’edilizia scolastica, gia’ spettanti alle soppresse Province.

3. Limitatamente all’anno scolastico ed educativo 2020/21, la destinazione di strutture temporanee o ulteriori spazi all’attivita’ didattica o educativa e’ sempre consentita temporaneamente, indipendentemente dalla destinazione urbanistica dell’area e dalla destinazione d’uso originaria di immobili esistenti, ad esclusione dei casi di aree o immobili soggetti a obblighi di bonifica. Restano ferme le normative sanitarie, di sicurezza antincendio e antisismica.

4. Le disposizioni di cui alla presente ordinanza si applicano alle Province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

5. Nella Regione Valle d’Aosta/Vallee d’Aoste le disposizioni del comma 1 si applicano anche a favore della Regione titolare delle competenze relative all’edilizia scolastica per le scuole secondarie di secondo grado.

La presente ordinanza sara’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 15 settembre 2020

Il Capo del Dipartimento: Borrelli

Nota 15 settembre 2020, AOODGOSV 16495

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Ai Dirigenti scolastici e ai coordinatori didattici delle Istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione
Loro Sedi

Oggetto: Lezioni di canto e di musica. Lezioni di danza.