Save the Children: 1,4 milioni di ragazze a rischio «neet»

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Senza scuola, senza lavoro, senza formazione: un limbo drammatico, accelerato dall’emergenza Covid, in cui rischiano di ritrovarsi circa 1,4 milioni di ragazze del nostro Paese tra i 15 e i 29 anni. La denuncia arriva da “Save the Children”, che a pochi giorni dalla Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza pubblica l’XI Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Con gli occhi delle bambine”.

Il quadro che ne emerge è preoccupante: già prima della crisi 1 minore su 9 viveva in povertà assoluta, c’erano asili nido solo per il 13,2% dei bambini e la dispersione scolastica si attestava al 13,5%. Oggi il Coronavirus è un acceleratore delle diseguaglianze: bisogna intervenire subito nelle “zone rosse della povertà educativa”.

«Già prima del Covid l’ascensore sociale era fermo – spiega la dg di Save the Children Italia Daniela Fatarella – E’ un Paese che aveva già dimostrato di aver messo l’infanzia agli ultimi posti tra le priorità e che di fronte alla sfida sanitaria e socioeconomica stenta a cambiare strada. Se per uscire dalla crisi intende scommettere sulle donne, dovrà partire dalle bambine».

E’ un Paese “difficile” in particolare per le loro: nella condizione di “neet” già è intrappolata una ragazza su 4, con picchi attorno al 40% in Sicilia e in Calabria; ma anche nei territori più virtuosi, come il Trentino-Alto Adige, le ragazze sono quasi il doppio dei ragazzi.

Anche le neolaureate hanno più difficoltà a trovare lavoro: -10% contro il -8% dei maschi, che guadagnano comunque il 19% in più. Non sono gli unici numeri da allarme rosso che si incontrano sfogliando l’Atlante, a cura di Vichi De Marchi e arricchito tra l’altro dal contributo di 7 famose scrittrici. Ne emerge un quadro di “periferie educative”, causate dalla povertà su cui «s’è abbattuta la scure dell’emergenza Covid» che rischia ancor di più di allargare le diseguaglianze, se è vero che già prima della pandemia l’11,4% dei minori (1,13 milioni) si trovava in povertà assoluta; più di 1 minore su 5 vive in condizioni di povertà relativa, con record in Calabria (42,4%) e Sicilia (40,1%).

Sullo sfondo c’è lo “smottamento demografico”: negli ultimi 10 anni abbiamo perso oltre 385 mila minori e oggi essi rappresentano il 16% del totale della popolazione. Solo nel 2019 l’Italia con poco più di 420 mila nascite ha segnato un -4,5% rispetto all’anno precedente e a fine 2020, anno della pandemia, potrebbe conoscere una ulteriore riduzione di 12 mila unità. A compensare, solo i minori stranieri che oggi sono l’11% del totale.

Di pari passo l’aumento della povertà educativa: già il nido è un privilegio per pochi, ma anche al di fuori della scuola le opportunità di crescita culturale per i giovani sono basse: nel 2018-2019 il 48% dei minori tra i 6 e i 17 anni non leggeva neanche un libro extrascolastico all’anno.

«Scuole a singhiozzo e didattica solo a distanza – afferma la direttrice dei programmi Italia-Europa di StC Raffaela Milano – stanno producendo non solo perdita di apprendimento, ma anche di motivazione. L’Atlante indica con chiarezza le zone rosse della povertà minorile e della dispersione, dove è necessario intervenire subito».

Gli effetti della pandemia, ora, rischiano di essere ancor più pesanti sulle femmine, nonostante dai dati dell’Atlante bambine e ragazze siano più brillanti dei loro coetanei: leggono più dei maschi e hanno performance scolastiche migliori. L’istruzione è percepita, per loro, come il principale fattore protettivo: si laureano un terzo delle giovani, a fronte di solo un quinto dei ragazzi.

Nonostante questo, il nostro Paese ha uno dei tassi di occupazione femminile più bassi in Europa. Inoltre bambine e ragazze accumulano lacune nelle materie scientifiche già dal secondo anno della primaria. Tutti fattori che vanno a costruire il gap di genere nel numero dei neet: in Italia, le giovani in questa condizione sono il 24,3% contro il 20,2% dei maschi, rischiando entro la fine dell’anno di toccare quota 1 milione e 140 mila.

Dal 21 al 29 novembre torna #Ioleggoperchè.Tutti potranno donare un libro a una scuola

da Il Sole 24 Ore

di Redazione Scuola

Più di 2milioni e mezzo di bambini e ragazzi coinvolti, oltre 13mila scuole, più di 2500 librerie mobilitate e aperte su tutto il territorio nazionale: sono i numeri straordinari dell’edizione 2020 di #ioleggoperché, il grande progetto sociale promosso e coordinato dall’Associazione italiana editori (Aie) per la creazione e il potenziamento delle biblioteche scolastiche.

L’iniziativa – che entrerà nel vivo dal 21 al 29 novembre – è sostenuta dal ministero per iBeni e le attività culturali per il turismo, dal Centro per il libro e la lettura del Mibact, in collaborazione con il ministerodell’Istruzione, conl’Associazione italiana biblioteche (Aib), l’Associazione librai Italiani (Ali), con il Sindacato italiano librai e cartolibrai (Sil), con il patrocinio del Presidenza del Consiglio dei ministri e con il supporto di Siae – Società italiana autori ed editori.

Dal 21 al 29 novembre prossimi, nelle oltre 2.500 librerie che hanno aderito al progetto, tutti gli italiani potranno donare un libro a una scuola, scegliendo un titolo che ritengono immancabile in una biblioteca scolastica tra quelli suggeriti dagli istituti (attraverso la piattaforma ogni scuola ha infatti comunicato alla libreria gemellata i propri desiderata,fornendo così un utile suggerimento a chi vuole donare) o semplicemente in base alle proprie preferenze.

Nell’anno difficile del Covid sul sito ioleggoperche.it sarà possibile, eccezionalmente,donare anche a distanza: circa la metà delle librerie ha infatti segnalato modalità alternativedi donazione rispetto all’ingresso fisico nei punti vendita: «Nell’anno dell’emergenza e delladifficoltà essere qui non era scontato ma era la nostra grande sfida proprio per essere alfianco delle scuole – ha sottolineato il presidente dell’Aie, Ricardo Franco Levi -. Il nostroprogetto, forte della consapevolezza del ruolo insostituibile delle biblioteche scolastiche nelcontribuire a garantire eque possibilità di lettura e istruzione a tutti gli studenti, ha portatofino a ora oltre 1milione di libri nelle scuole. Ce l’abbiamo messa tutta, siamo riusciti adarrivare ancora una volta qui, soprattutto grazie al sostegno delle Istituzioni, e ancora unavolta la risposta è stata sorprendente: in poco più di un mese e mezzo oltre 13mila scuole sisono iscritte, pari a 2milioni e mezzo di bambini e oltre 114mila classi coinvolte. Ora possiamo fare, tutti insieme, ancora di più: doniamo un libro alle scuole dal 21 al 29novembre».

«Vorrei ringraziare Aie e tutti coloro che hanno contributo a vario titolo a questa edizione di#ioleggoperché – ha commentato il ministro per i Beni e le attività culturali,Dario Franceschini -. Sarà un’edizione diversa dalle altre, come è diversa questa stagione di emergenza che ci ha costretto a vivere molte cose in modo inaspettato. In ogni crisi resta però una traccia positiva: il lockdown ci ha fatto riscoprire spazi di silenzio e non a caso molti hanno riscoperto il piacere della lettura. Credo che questo resterà: chi si avvicina a una cosa così splendida se la porta dietro per tutta la vita. Credo dovremo investire su questo. E credo che ormai molte persone, anche decisori politici, abbiano capito l’importanza che ha nelle nostre società – e in particolare in Italia – l’investimento in cultura».

«La lettura ci unisce, anche nei momenti più difficili. – ha sottolineato il ministrodell’Istruzione, Lucia Azzolina -. “Un libro unisce sempre”, come recita il vostro slogan. Per questo sposo con entusiasmo l’iniziativa #IoLeggoPerché, che ha il nobile intento di promuovere la cultura e che contribuisce a garantire maggiori opportunità di lettura a tutte le studentesse e tutti gli studenti. Ringrazio l’Aie, che ogni anno la organizza ricevendo un largo sostegno da parte di enti, istituzioni, di docenti, dirigenti, librai, studenti, famiglie. Donare un libro ad una scuola o ad una biblioteca vuol dire lasciare che un seme germoglierà altrove, infinite volte. Mi auguro per questo una larga partecipazione».

Sarà un inizio molto social quello di quest’anno, con la giornata di sabato 21 novembre chevedrà il passaggio del testimone dall’iniziativa Libriamoci (organizzata dal Centro per il libro ela lettura del Mibact) a #ioleggoperché attraverso una “tempesta di comunicazione”congiunta incentrata sui rispettivi canali digitali sul comune messaggio: “Un libro unisce,sempre”.

Nella nove-giorni di campagna, scuole e librerie gemellate potranno inoltre scatenare la fantasia per promuovere le donazioni in modo ancora più creativo del solito, viste le restrizioni di movimento imposte dal Covid, per aggiudicarsi i premi messi in palio dal contest #ioleggoperché grazie a Siae.

Al termine della campagna, il testimone passerà poi agli editori aderenti all’iniziativa checontribuiranno destinando alle biblioteche scolastiche un monte libri pari alla donazione dei cittadini calcolata su base nazionale (fino a un massimo di 100.000). Tali volumi – sommati ai 100.000 dell’edizione precedente che non sono stati consegnati, come recentemente comunicato da Aie, a causa delle difficoltà provocate dal Covid – verranno recapitati aprimavera 2021.

Temi e novità di questa edizione sono stati raccontati nel lancio, moderato dalla giornalistaDaniela Ducoli insieme all’ormai affezionato ambassador del progetto Rudy Zerbi, grazie agli interventi di Ricardo Franco Levi e Diego Marani (presidente Centroper il libro e la lettura). In conferenza sono arrivati i video messaggi del ministro Dario Franceschini e del ministro Lucia Azzolina, oltre alle video-testimonianze di studenti del nord, centro e sud Italia chehanno raccontato cosa significa il messaggio forte e condiviso di questa edizione Un libro unisce, sempre, ancor di più in tempi di isolamento forzato e relazioni a distanza.

Azzolina: “Test rapidi e trasporti più efficienti per un graduale ritorno in classe”

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, è intervenuta a Carta Bianca, programma di approfondimento su Rai Tre, condotto da Bianca Berlinguer.

“Le scuole al momento sono aperte, ma non per tutti i gradi di istruzione: gli studenti delle superiori vanno in piccoli gruppi, soprattutto per le attività laboratoriali. Dobbiamo agire con molta prudenza, osservare bene quello che accadrà nei prossimi giorni alla curva, successivamente credo che la scuola al suo interno sia ben organizzata, ha regole ferree che abbiamo preparato durante l’estate e i nostri ragazzi sono stati molto responsabili all’interno delle scuole, indossato le mascherine, sono stati distanziati. Ci deve essere un ritorno graduale dei nostri studenti a scuola. I test rapidi devono essere fatti nelle  scuole perché tranquillizzano molto le famiglie, gli studenti e anche  il nostro personale scolastico. Li chiediamo da tempo e so che il  commissario Arcuri ne ha comprati in gran quantità e serve una buona organizzazione per farli anche nelle scuole. Per quanto riguarda i trasporti  siamo disponibili a scaglionare ulteriormente gli ingressi: abbiamo chiesto un programma territorio per territorio, purché gli studenti delle secondarie di secondo grado, gradatamente, tornino a scuola”.

E ancora: “Ci vuole massima collaborazione a tutti i livelli. Parlo in continuazione con gli enti locali, con i sindaci, con i Presidenti delle Regioni, come Abruzzo e Molise. Con la Campania ho difficoltà, non sono riuscito a parlare con De Luca. Con la Puglia, dopo diversi tentativi, sono riuscita a stabilire un dialogo con Emiliano, ma 417 studenti su 516mila contagiati dall’inizio dell’anno scolastico non so se sia un numero tale per far chiudere le scuole e far ricadere le colpe sulle famiglie”.

Infine: “Serve programmare, sarà mio impegno, ma posso dire, in realtà, che sarà un impegno di tutto il governo fare in modo che ci sia un pronto ritorno in classe”.

Piemonte: positivi 5.625 studenti (tamponi 1 su 5), 3.364 tra il personale scolastico

da OrizzonteScuola

Di redazione

La Stampa traccia un quadro sulla situazione contagi a scuola. I dati sono stati forniti dal consigliere regionale Francesca Frediani (M5S).

27.440 gli studenti del Piemonte sottoposti a tampone, 5.625 sono risultati positivi. 10.370 i tamponi effettuati sul personale scolastico, 3.364 i positivi.

“Il quadro che emerge da questi dati, ottenuti non senza difficoltà oggi in Consiglio Regionale, è preoccupante – commenta Frediani -. Non tanto per i valori in sé ma perché sappiamo che, dietro ogni tampone e dietro ogni positività accertata, ci sono famiglie che devono affrontare lunghi periodi di incertezza e gestire condizioni di isolamento che spesso non consentono ai ragazzi di accedere alle didattica a distanza”.

Didattica a distanza, si potrà seguire senza consumare i giga: accordo Governo, Wind Tre, Vodafone, Tim

da OrizzonteScuola

Di redazione

Da oggi le studentesse e gli studenti potranno seguire la didattica a distanza senza consumare il traffico dati degli abbonamenti ai telefoni cellulari.

I ministri dell’Istruzione Lucia Azzolina, per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, hanno invitato infatti i principali operatori di telefonia mobile a identificare soluzioni che agevolino i ragazzi nel seguire le lezioni da remoto.

Tim, Vodafone e Wind Tre hanno accolto l’invito del Governo ed escluderanno le piattaforme di didattica a distanza dal consumo di gigabyte previsto negli abbonamenti.

“Quando si affronta un’emergenza come quella che stiamo vivendo serve davvero il sostegno di tutti- ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina- Da marzo ad oggi lo Stato ha già investito oltre 400 milioni per il digitale a scuola. Iniziative come questa rafforzano l’impegno per supportare studentesse e studenti. Ringrazio chi ha aderito al progetto”.

La ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Bonetti ha sottolineato che “l’impatto, anche economico, della didattica a distanza sulle famiglie, già pesantemente provate dalle conseguenze della pandemia è un nodo a cui le istituzioni devono una risposta fatta di soluzioni concrete. La sinergia raggiunta oggi con le società di telecomunicazioni è un passo che guarda in special modo alle situazioni familiari di maggiore disagio, che sono quelle più gravemente esposte al rischio di esclusione sociale e di povertà educativa. La priorità resta quella di garantire pari opportunità di accesso ad un diritto primario, l’istruzione, a tutte le studentesse e gli studenti del nostro Paese ed evitare con ogni sforzo gap educativi difficilmente colmabili per i nostri ragazzi”.

“Così come nella prima fase di questa pandemia, le società di telecomunicazioni si mostrano collaborative con il Governo per garantire continuità del servizio di connessione, mantenendo elevati livelli di assistenza e agevolando, per tutte le famiglie, le attività essenziali come lo smartworking e la didattica a distanza- ha aggiunto Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico- La connettività è diventata un elemento imprescindibile di inclusione sociale e si conferma sempre più essenziale per la crescita e lo sviluppo del Paese”.

La Ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Pisano ha ringraziato le società di telecomunicazioni “per aver risposto prontamente e positivamente all’invito rivolto loro dal Governo. Siamo chiamati ad affrontare sfide complesse come formare i nostri giovani con la didattica a distanza. Il modo più efficace per farlo – ha aggiunto – e anche quello più etico è di creare progetti di solidarietà in cui pubblico e privato mettono insieme le loro energie per l’interesse della collettività”.

Covid scuola, i pediatri: “126.622 bimbi e adolescenti positivi, il 12% del totale”

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Dall’inizio della pandemia sono stati 126.622 i bambini e gli adolescenti risultati positivi al Covid-19, pari a circa il 12% del totale dei contagiati. Di questi 36.622 mila hanno tra 0 e 9 anni e molti di più circa 90.000 tra 10 e 19 anni.

A fornire il quadro più completo ed aggiornato è la Società Italiana di Pediatria, sulla base dei dati della sorveglianza dell’Istituto Superiore di sanità, in vista del prossimo congresso.

“La maggior parte ha manifestato forme cliniche lievi, con un tasso di letalità bassissimo. Se i contagi dovessero aumentare, soprattutto i fragili, potrebbero andare incontro a problemi importanti”.

Di bambini, adolescenti e pandemia da Covid-19 si parlerà al congresso straordinario digitale dal titolo “La Pediatria italiana e la pandemia da SARS-CoV-2”, il più importante appuntamento di aggiornamento e formazione sul Coronavirus dedicato a neonati, bambini e adolescenti nel nostro Paese e rivolto ai pediatri e a tutti i professionisti che si prendono cura dell’età evolutiva. L’evento sarà live il 27 e 28 novembre

Azzolina pensa già al ritorno in classe: sarà graduale, con test rapidi e ingressi scaglionati

da La Tecnica della Scuola

Mentre i contagi rimangono alti e non si esclude ancora un secondo lockdown e il ritorno alla didattica a distanza per tutti gli alunni di ogni ciclo scolastico, la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina interviene a ‘Carta Bianca’ e dice che l’attenzione è già proiettata al rientro degli alunni nelle classi.

“Servirà un ritorno” nelle scuola sicuramente “graduale: bisogna agire con prudenza, programmando”, ha detto la titolare del MI su Rai 3.

Svolto un lavoro enorme

Io credo – ha detto Azzolina – che la scuola sia molto ben organizzata, ha regole ferree preparate durante l’estate: il personale ha fatto un grandissimo lavoro”.

Al rientro in classe di settembre, ha tenuto a dire Lucia Azzolina, “i giovani sono stati molto responsabili all’interno delle scuole, indossato le mascherine, sono stati distanziati”.

Test rapidi in grande quantità

Per il futuro, speriamo prossimo, la responsabile del dicastero di Viale Trastevere ha detto che “i test rapidi li abbiamo chiesti da tempo: so che il commissario Domenico Arcuri ne ha comprati una gran quantità. Ora servirà una buona organizzazione per farli anche nelle scuole”.

Trasporti: sì agli ingressi non concentrati

Azzolina ha infine parlato dei trasporti utilizzati per portare gli studenti a scuola, soprattutto quelli dei grandi centri dove si creano spesso affollamenti: “siamo disponibili a scaglionare ulteriormente gli ingressi, abbiamo chiesto un programma territorio per territorio, poiché – ha detto ancora la ministra – gli studenti delle secondarie di secondo grado, gradatamente, tornino a scuola“.

Pensioni scuola, requisiti per Opzione donna e Quota 100

da La Tecnica della Scuola

Per andare in pensione dal 1° settembre 2021 il personale della scuola potrà presentare domanda esclusivamente on-line entro il 7 dicembre 2020. La scadenza per i Dirigenti scolastici resta invece fissata al 28 febbraio.

Tutte le indicazioni sono contenute nell’annuale circolare relativa alle cessazioni dal servizio e nei relativi allegati.

Opzione donna

Con riferimento alla cd. Opzione donna prevista dal Decreto-Legge 28 gennaio 2019 n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26 – articolo 1, comma 476 Legge 27 dicembre 2019, n. 160, i requisiti richiesti devono essere maturati al 31 dicembre 2019.

Le lavoratrici interessate devono avere una anzianità contributiva di 35 anni e 58 anni di età.

Quota 100

Per quanto riguarda la cd. Quota 100 prevista dal Decreto-Legge 28 gennaio 2019 n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26, i requisiti, da maturare entro il 31 dicembre 2021, sono: anzianità contributiva minima di 38 anni e 62 anni di età.

CIRCOLARE 36103 DEL 13 NOVEMBRE 2020

D.M. n. 159 del 12 NOVEMBRE 2020

Tabella riepilogativa requisiti 2021

Sciopero generale del pubblico impiego il 9 dicembre

da La Tecnica della Scuola

“Preso atto dell’esito del confronto tra Governo e le Confederazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, in mancanza delle necessarie risorse per lavorare in sicurezza, per avviare una vasta programmazione occupazionale e di stabilizzazione del precariato e per il finanziamento dei rinnovi” (così si legge una nota unitaria, i tre sindacati del Pubblico impiego di Cgil, Cisl e UIl hanno deciso di proclamare uno sciopero nazionale per il 9 prossimo dicembre .

Poichè il tema centrale della protesta riguarda il rinnovo dei contratti nazionale è molto probabile che nelle prossime ore anche i sindacati della scuola decideranno in tal senso.

In effetti segnali in questa direzione si sono avuti già nei giorni scorsi e quindi la decisione dei sindacati non arriva del tutto inaspettata.
Con la manovra di bilancio per il 2021 non ci saranno risorse significative per i contratti pubblici anche perché – lo ha ribadito il presidente del Consiglio Giuseppe Conte proprio nell’incontro avuto con i sindacati poche ore fa – in questa fase il Governo ha l’esigenza di affrontare emergenze ancora più gravi di quelle dei lavoratori della scuola o di altri settori pubblici.

Covid, Locatelli: l’impennata della curva non dipende dalla ripresa delle lezioni in presenza

da La Tecnica della Scuola

La Minsitra Azzolina ha poco fa pubblicato un post su Facebook, per condividere le parole di Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts, in una sua intervista al Foglio.

“Devono rimanere scolpite nelle menti le parole pronunziate a Vo’ dal Presidente della Repubblica. La scuola è il migliore investimento per il futuro del Paese. Attribuire l’impennata della curva alla ripresa delle lezioni frontali non corrisponde a quella premessa e promessa di verità che abbiamo fatto all’inizio. L’istruzione italiana si è dotata di protocolli per tutte le scuole di ogni ordine e grado. La nostra scuola è nelle condizioni di assicurare la sicurezza degli studenti fino alla fine dell’anno scolastico. La scuola deve essere tutelata al massimo come si fa con le attività lavorative. Dobbiamo immaginare i nostri istituti come un luogo dove si struttura la personalità. Continuare con la didattica a distanza espone i ragazzi a una deprivazione sociale, culturale e affettiva.”

Contratto sulla didattica a distanza: la CISL è pronta a una mobilitazione generale

da La Tecnica della Scuola

Maddalena Gissi, segretaria generale CISL, dice la sua per quanto riguarda il contratto sulla didattica a distanza, invocando una possibile mobilitazione generale del lavoro pubblico per il rinnovo dei contratti.

Innaturale intendere una scuola non in presenza

La segretaria nelle sue dichiarazioni fa presente che il modo di intendere la scuola da parte del proprio sindacato è in presenza. Afferma Maddalena Gissi: “Se il modo di fare questa scuola a distanza diventa obbligato, se diventa l’unica risorsa per scongiurare il disastro di un blackout totale del sistema d’istruzione, diamogli punti di riferimento e regole chiare, evitando confusione, improvvisazione e l’arbitrio di atti unilaterali”.

“Senza il contratto ciò sarebbe inevitabile e avremmo il riproporsi di tutte le criticità vissute nei mesi del lockdown. È ovvio che molte di quelle criticità rimangono, perché esulano dalle materie affidate alla contrattazione: non è segno di onestà intellettuale invocarle a sostegno del proprio dissenso sul contratto” aggiunge Gissi.

La mobilitazione generale

Sempre secondo la segretaria Gissi, tutti questi precisi obiettivi segnano un percorso di impegno e di azioni sindacali che nell’immediato incrocia una possibile mobilitazione generale del lavoro pubblico per il rinnovo dei contratti.

DDI, Cisl Scuola: ‘C’è chi scambia l’effetto per la causa’. Gissi: ‘Possibile mobilitazione’

da Tuttoscuola

“Nel mesi del lockdown, quando la chiusura delle scuole impose un ricorso generalizzato alla didattica a distanza, emerse immediatamente la difficoltà a ritrovare nel CCNL espliciti riferimenti a una modalità di lavoro alla quale, non essendone allora prevedibile una diffusione su così larga scala, il testo sottoscritto a febbraio del 2018 non aveva certo prestato grande attenzione (ancorché la CISL Scuola avesse segnalato il lavoro a distanza come tema meritevole di più attenta considerazione). Una lacuna che addirittura qualche “esperto” di legislazione scolastica prese a pretesto per teorizzare l’insussistenza di un obbligo a svolgere le attività on line, configurabili dunque come “graziosa concessione” degli insegnanti per mero spirito di servizio”. E’ quanto dichiara la Cisl Scuola nel Corsivo pubblicato nella newsletter Dirigenti News – n. 36, dello scorso 16 novembre. Maddalena Gissi, Segretaria del sindacato,  ribadisce: “Contrattare e decidere con responsabilità rende più forte e credibile l’azione del sindacato”.

“Il contratto sulla didattica a distanza è un punto di chiarezza in una situazione nella quale per la scuola c’è già abbastanza confusione e un grande disorientamento – ha ribadito poi Maddalena Gissi – . In primo luogo per decisioni assunte in un clima di rissosità politica e di scontro quotidiano fra istituzioni centrali e locali, ma contribuiscono ad alimentarlo anche certe polemiche esasperate in ambito sindacale, bisognerebbe rendersene conto e agire tutti con più responsabilità. Basta arrampicarsi sugli specchi con dissertazioni incomprensibili ai più, basta critiche fondate su fatti inesistenti o su questioni che col contratto non hanno nulla a che vedere: chi ha proposte le faccia, ci si confronti sulle soluzioni da dare ai problemi, un sindacato degno del nome non può limitarsi a farne l’elenco fermandosi lì, o addirittura gonfiandolo con altri inventati di sana pianta. Quando poi si arriva a invocare la sospensione di tutte le attività scolastiche in presenza, scagliandosi nello stesso tempo contro la regolazione contrattuale della didattica a distanza, è davvero arduo comprendere quale sia il livello di coerenza fra queste posizioni”.

“A noi non piace una situazione in cui è impedito l’insegnamento in presenza, è una situazione anomala, addirittura innaturale per il nostro modo di intendere la scuola e il nostro lavoro, oltre che foriera di danni enormi per la società e le giovani generazioni, cosa di cui forse non c’è ancora la necessaria consapevolezza. Ma se questo modo di lavorare diventa obbligato, se diventa l’unica risorsa per scongiurare il disastro di un blackout totale del sistema d’istruzione, diamogli punti di riferimento e regole chiare, evitando confusione, improvvisazione e l’arbitrio di atti unilaterali. Senza il contratto ciò sarebbe inevitabile e avremmo il riproporsi di tutte le criticità vissute nei mesi del lockdown. È ovvio che molte di quelle criticità rimangono, perché esulano dalle materie affidate alla contrattazione: non è segno di onestà intellettuale invocarle a sostegno del proprio dissenso sul contratto. Su quelle criticità il nostro impegno non viene certo meno, anzi viene rilanciato con più forza anche alla luce di una valorizzazione complessiva delle relazioni sindacali (le RSU sui criteri per garantire il diritto alla disconnessione, tanto per fare un esempio) e degli impegni contenuti nella dichiarazione congiunta che accompagna la firma del contratto”.

“Precisi obiettivi segnano un percorso di impegno e di azioni sindacali chiaramente delineato, che già nell’immediato incrocia quello di una possibile mobilitazione generale del lavoro pubblico per il rinnovo dei contratti. La forza e la credibilità dell’azione sindacale – conclude Gissi – , specie in un momento di grave e generale difficoltà come quello che il Paese sta vivendo, dipendono anche dal senso di responsabilità che si manifesta e viene percepito nei comportamenti di ogni organizzazione. Il mondo del lavoro nella scuola non si tutela assecondando anche in ambito sindacale derive di natura populista, ma valorizzando i ruoli di rappresentanza nelle sedi in cui vanno prima di tutto esercitati, che sono quelle del confronto e della contrattazione”.

Fondi DDI: ecco cosa possono acquistare le scuole. La nota del MI

da Tuttoscuola

Più 85 milioni di euro. E’ a quanto ammonta l’incremento del fondo per il Piano nazionale scuola digitale destinato all’acquisto di dispositivi e strumenti digitali individuali per la fruizione delle attività di didattica digitale integrata, da concedere in comodato d’uso agli studenti meno abbienti, anche nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità, nonché per l’utilizzo delle piattaforme digitali per l’apprendimento a distanza e per la necessaria connettività di rete. La ripartizione dei fondi per la DDI è stata pubblicata sul sito del Ministero dell’Istruzione lo scorso 2 novembre e le istituzioni scolastiche sono invitate a utilizzare tempestivamente queste risorse, già disponibili sui rispettivi conti di tesoreria, al fine del potenziamento degli strumenti e delle attività per la didattica digitale integrata. Il MI ha quindi diffuso una nota che elenca quello che le scuole possono acquistare con questi fondi.

Leggi la nota integrale

Nello specifico si tratta di:

1) dispositivi e strumenti digitali individuali per la fruizione delle attività di didattica digitale integrata (tablet, notebook, pc), da concedere in comodato d’uso alle studentesse e agli studenti meno abbienti, anche nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità;
2) piattaforme digitali per l’apprendimento a distanza, anche attraverso pagamenti di canoni necessari per la loro piena fruizione;
3) connettività di rete, tramite acquisto di SIM con traffico dati, dispositivi per la connettività mobile (router/internet keys), attivazione/aggiornamenti (upgrade) di abbonamenti per la connettività fissa del plesso scolastico, necessaria ai fini della didattica digitale integrata, che prevedano la fruizione della velocità massima di connessione disponibile sul territorio in cui è collocato il plesso, compresi gli eventuali apparati necessari per il potenziamento della connettività.

Nota 18 novembre 2020, AOODGPER 36611

Ministero dell’istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione generale per il personale scolastico
Ufficio II – Dirigenti scolastici

Agli Uffici scolastici regionali
E, pc Al Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Al Gabinetto On. Ministro

Oggetto: Dirigenti scolastici in condizione di fragilità – Indicazioni.