Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 300

300 del 29-12-2025

Legge 29 dicembre 2025, n. 198

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, recante misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile. (25G00203) 

(GU Serie Generale n.301 del 30-12-2025)


Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile. (25G00172) 

(GU Serie Generale n.254 del 31-10-2025)

Le parole che restano

Le parole che restano

Il vero lascito educativo di quello che sopravvive al tempo

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Il tempo passa, e senza che ce ne accorgiamo fugge via. Segna un’esistenza, una vita, una presenza fatta di emozioni, di esperienze, di parole. È un tempo che non si limita a scorrere, ma che incide, modella, trasforma, lasciando tracce visibili e invisibili nel modo in cui diventiamo ciò che siamo.

Sono le parole, spesso, a lasciare il segno più profondo. Parole che entrano silenziosamente nella costruzione dell’io, che contribuiscono a formarci come persone e come cittadini del mondo, che rafforzano o incrinano l’autostima, che alimentano o talvolta spengono, l’amore per ciò che di bello la vita può offrire. Parole pronunciate in un’aula, in un corridoio, in un momento qualunque, ma capaci di accompagnarci ben oltre il tempo in cui sono state dette.

Ogni esperienza educativa, prima o poi, è chiamata a confrontarsi con il tempo. Un tempo che seleziona, dimentica, trasforma, lasciando emergere soltanto ciò che ha saputo radicarsi in profondità. Nel fluire degli anni, ciò che appariva essenziale durante la vita scolastica tende a sfumare: programmi, verifiche, date, contenuti. Eppure, con sorprendente nitidezza, riaffiorano parole, frasi, sguardi accompagnati da parole, spesso pronunciati senza enfasi e senza la consapevolezza del loro peso, ma capaci di sedimentarsi nell’interiorità.

È in questa persistenza silenziosa che si rivela il vero lascito educativo: un’eredità immateriale che non si consuma con il tempo e che continua ad agire anche quando la relazione formale tra docente e studente si è conclusa. L’educazione, nella sua forma più autentica, non coincide con l’insegnare inteso come semplice trasmissione di saperi, ma si compie nel modo in cui ciò che è stato detto, mostrato e vissuto viene interiorizzato, rielaborato e trasformato in orientamento personale.

Le parole che restano diventano così parte della struttura interiore dell’individuo. Contribuiscono a definire il modo in cui egli si percepisce, interpreta il mondo, affronta le scelte e attraversa le fragilità. È lì, nel tempo lungo della memoria e della vita, che l’educazione mostra il suo volto più profondo e più umano.

Oltre i programmi e oltre i voti

La scuola contemporanea è sempre più chiamata a rispondere a esigenze di misurazione, di standardizzazione e di rendicontazione, che rischiano di ridurre l’esperienza educativa a una sequenza ordinata di obiettivi verificabili e risultati quantificabili. In questo scenario, il valore dell’educazione viene spesso fatto coincidere con ciò che è immediatamente misurabile, trascurando ciò che sfugge alle griglie di valutazione ma incide in modo decisivo sulla formazione della persona. Eppure, ciò che davvero resta al termine del percorso scolastico appartiene a una dimensione più profonda e meno visibile, che non può essere compressa nei numeri.

I programmi cambiano nel tempo, le conoscenze si aggiornano e si superano, i voti perdono progressivamente significato nella memoria degli studenti, mentre alcune parole continuano a risuonare come punti di riferimento interiori, capaci di orientare anche a distanza di anni. Sono spesso le parole pronunciate nei momenti di difficoltà, di smarrimento o di passaggio a lasciare il segno più duraturo, perché incontrano una persona nel punto in cui è più fragile e più ricettiva. Un incoraggiamento offerto quando il fallimento sembra definitivo, una frase che restituisce dignità allo sforzo, una parola che separa l’errore dal valore della persona, possono diventare strumenti interiori che accompagnano lo studente per tutta la vita. In questa prospettiva l’educazione non si misura tanto per ciò che viene completato, quanto per ciò che viene avviato dentro ciascun individuo.

Il linguaggio come spazio di relazione

Ogni parola educativa nasce all’interno di una relazione e ne porta inevitabilmente l’impronta, perché parlare significa esporsi, incontrare l’altro, assumersi una responsabilità che va oltre il semplice atto comunicativo. Nel contesto scolastico il linguaggio dell’insegnante contribuisce in modo decisivo a definire il clima emotivo della classe, il senso di sicurezza o di minaccia, la possibilità per gli studenti di esprimersi senza paura di essere giudicati o umiliati. Le parole non si limitano a descrivere la realtà, ma la costruiscono, dando forma agli ambienti simbolici nei quali lo studente impara a stare, a partecipare, a prendere la parola a sua volta.

Quando il linguaggio educativo è rispettoso, attento e autentico, esso diventa uno spazio di riconoscimento, in cui lo studente si sente visto e ascoltato nella sua interezza, non ridotto a una prestazione o a un comportamento. Al contrario, parole affrettate, ironiche o svalutanti possono produrre chiusura, silenzio e disaffezione, generando ferite che spesso non emergono immediatamente, ma si manifestano nel tempo sotto forma di rifiuto della scuola o di sfiducia nelle proprie capacità. La parola educativa, dunque, non è mai neutra, perché incide profondamente sulla qualità della relazione e sull’esperienza complessiva dell’apprendimento.

Le parole che costruiscono identità

Durante il percorso scolastico, soprattutto nelle fasi evolutive più delicate, lo studente costruisce progressivamente la propria identità anche attraverso le parole che riceve dalle figure adulte di riferimento. Le definizioni implicite o esplicite che emergono dal linguaggio educativo contribuiscono a modellare l’immagine di sé, influenzando la percezione delle proprie possibilità, dei propri limiti e del proprio valore. Le parole dell’insegnante possono rafforzare il senso di competenza oppure alimentare insicurezze profonde, a seconda di come vengono pronunciate e del contesto relazionale in cui si collocano.

Dire a uno studente che è capace di migliorare, che il suo valore non si esaurisce in una prestazione, che l’intelligenza non è una dote fissa ma un processo in continua evoluzione, significa offrirgli strumenti interiori per affrontare il futuro con maggiore fiducia e resilienza. Le parole che restano sono spesso quelle che non etichettano, ma aprono, che non fissano un’identità rigida, ma riconoscono il carattere dinamico e in divenire della persona. In questo modo l’educazione contribuisce a formare individui capaci di accogliere l’errore come parte del percorso e di affrontare la complessità senza percepirla come una minaccia, ma come una possibilità di crescita.

Memoria emotiva e apprendimento duraturo

Le parole educative che resistono al tempo sono quelle che si intrecciano con l’esperienza emotiva, perché l’apprendimento più profondo non è mai puramente cognitivo. Quando una parola è accompagnata da un’emozione significativa, essa si radica nella memoria in modo più stabile, diventando parte del patrimonio interiore della persona. È per questo che molte frasi ricordate a distanza di anni non sono legate a spiegazioni tecniche o a contenuti disciplinari, ma a momenti di riconoscimento, di sostegno o di svolta personale.

La memoria emotiva agisce come una trama invisibile che collega passato e presente, consentendo alle parole di riemergere nei momenti decisivi della vita, quando si affrontano scelte difficili, fallimenti o periodi di crisi. In questi momenti una frase ascoltata a scuola può tornare alla mente come una voce interiore, capace di orientare, di rassicurare e di offrire una prospettiva diversa. L’educazione, in questo senso, continua a operare ben oltre i confini temporali dell’esperienza scolastica, trasformandosi in una presenza silenziosa ma costante.

Un’eredità che continua nel tempo

Il lascito educativo più autentico non si manifesta immediatamente, perché appartiene a una dimensione che matura lentamente e spesso si rivela solo a distanza di anni, quando le persone si trovano ad affrontare contesti nuovi e responsabilità inedite. Le parole che restano continuano a dialogare con l’individuo, influenzando il modo di affrontare il lavoro, le relazioni, le difficoltà e il rapporto con il sapere e con sé stessi. Ogni educatore, consapevolmente o meno, affida al futuro frammenti del proprio pensiero e della propria visione del mondo attraverso il linguaggio che utilizza quotidianamente.

Educare significa, dunque, esercitare una forma di responsabilità che va oltre il presente, scegliendo parole che sappiano accompagnare, sostenere e orientare senza imprigionare. È un atto di fiducia nel tempo e nelle persone, nella possibilità che ciò che viene detto oggi trovi domani un senso nuovo, adattandosi a contesti diversi e a bisogni inattesi, continuando a generare significato anche quando il rapporto educativo diretto è ormai concluso.

Conclusione. La cura delle parole come atto educativo

Le parole che restano rappresentano il cuore più profondo dell’esperienza educativa, perché sono quelle che continuano a vivere dentro le persone, anche quando tutto il resto sembra svanire. In esse si condensa il significato più autentico dell’educare, che non consiste nel riempire menti di informazioni, ma nel toccare coscienze, nel generare fiducia e nel rendere possibile una crescita che non si esaurisce nei confini istituzionali della scuola.

Aver cura delle parole significa riconoscerne il potere formativo e trasformativo, sapendo che ogni parola può diventare luogo di accoglienza o di esclusione, di apertura o di chiusura. Il vero lascito educativo non è ciò che si impone, ma ciò che si offre, non ciò che si misura, ma ciò che si interiorizza. Le parole che restano sono quelle che, senza clamore, accompagnano una persona lungo il suo cammino, ricordandole, nei momenti più incerti, di essere ancora capace di imparare, di cambiare e di diventare.

Il pluralismo scolastico

Il pluralismo scolastico nella circolare ministeriale sugli eventi pubblici

di Gianluca Dradi

Nel dicembre 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha richiesto diverse ispezioni nei confronti di istituti scolastici che avevano organizzato incontri con la relatrice ONU Francesca Albanese, per verificare se fosse stata violata la direttiva impartita con la circolare n. 5836 del 7 novembre 2025; la quale impone[1] alle scuole di scegliere «ospiti ed esperti di specifica competenza e autorevolezza» e di «garantire sempre il sereno confronto tra posizioni diverse» quando organizzano «manifestazioni ed eventi pubblici di vario tipo aventi ad oggetto tematiche spesso di ampia rilevanza politica e sociale», al fine di assicurare il rispetto dei principi del pluralismo e della formazione del pensiero critico degli studenti.

L’obiettivo perseguito dalla circolare è certamente condivisibile. Ci si chiede, tuttavia, se la modalità indicata per raggiungerlo sia corretta e rispettosa del diritto all’istruzione.

L’indeterminatezza della direttiva

Un primo problema riguarda l’indeterminatezza dei concetti utilizzati. Cosa si intende esattamente per “manifestazioni ed eventi pubblici”?

Dalla normativa in tema di pubblica sicurezza si ricaverebbe che il concetto si riferisce a manifestazioni svolte in un luogo pubblico o aperto al pubblico (e tale è considerata la scuola) alle quali può partecipare chiunque, quindi tendenzialmente destinate ad attrarre un numero significativo di persone. Quindi i primi dubbi: la circolare si riferisce unicamente al caso in cui la scuola organizzi un evento destinato non solo agli studenti, ma aperto alla partecipazione del pubblico? O l’obbligo scatta anche quando si invita un relatore esterno per un incontro rivolto esclusivamente agli studenti, come sembravano essere gli incontri con Albanese?

E ancora: cosa s’intende esattamente per tematiche di “ampia rilevanza” politica e sociale?

La difficoltà a dare risposte certe a questi quesiti costituisce il primo problema della disposizione ministeriale. Infatti, ogni volta che si impartisce una direttiva dalla cui inosservanza derivano conseguenze disciplinari, è evidente che la formulazione linguistica dovrebbe essere di agevole comprensibilità. Altrimenti la direttiva non assolve alla funzione che le è propria – indirizzare i comportamenti – ed espone i dirigenti scolastici agli eccessi degli spazi interpretativi di chi è preposto a farla rispettare.

L’impatto su libertà di insegnamento e autonomia scolastica

Un secondo problema è rappresentato dal rigido format imposto per tali eventi, in particolare dalla disposizione relativa al confronto tra posizioni diverse e pluraliste.

Questa prescrizione non solo è difficilmente applicabile a ogni circostanza (se si invita un rappresentante dell’ONU, chi dovrebbe fungere da contraltare? Se si invita un ospite a illustrare la situazione dell’Ucraina, occorre anche invitare qualcuno che sostiene la bontà dell’invasione?), ma ha un impatto problematico sia sulla libertà di insegnamento che sull’autonomia scolastica.

L’obiettivo del pluralismo trova infatti la sua garanzia innanzitutto nel principio costituzionale della libertà di insegnamento, volto ad assicurare nella scuola la presenza di una pluralità di voci. Tale libertà, «intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente» (art. 1 D.Lgs. 297/1994), salvaguarda la neutralità del servizio pubblico, ossia il fatto che non è contemplata un’arte o una scienza di Stato.

Dal canto suo, il DPR 275/1999 (regolamento dell’autonomia) precisa all’art. 1 che «l’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di pluralismo culturale» e che il Piano dell’Offerta Formativa «è il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curriculare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia» (art. 3).

L’obiettivo del pluralismo appare allora normativamente garantito dal fatto che dentro la scuola è assicurata la libertà di espressione culturale dei vari docenti e che ciascuna scuola è libera di manifestare la propria identità culturale e progettuale.

Il limite doveroso e ineludibile è il divieto di indottrinamento. Ma questo limite non coincide con l’obbligo di proporre, in ogni circostanza, una pluralità di opinioni. Coincide piuttosto con l’obbligo di evitare un approccio propagandistico, dove l’opinione espressa viene presentata come verità assoluta, con la finalità di promuovere adesione anziché conoscenza, riflessione e spirito critico.

Gli insegnamenti della giurisprudenza sulla libertà di informazione

A questa considerazione di ordine generale si aggiunge la perplessità relativa al format imposto per le iniziative pubbliche e alla corretta modalità di valutare il perseguimento del pluralismo. Per illustrare queste perplessità è utile richiamare la giurisprudenza formatasi su un caso assimilabile, relativo alla libertà di informazione nelle trasmissioni radiotelevisive.

A seguito dei principi introdotti dal testo unico della radiotelevisione (D.Lgs. 177/2005), l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), con la deliberazione 22/06/CSP, stabilì che «tutte le trasmissioni di informazione… devono rispettare i principi di completezza e correttezza dell’informazione, obiettività, equità, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista e parità di trattamento. Nei programmi di informazione e di approfondimento l’equilibrio delle presenze deve essere assicurato durante il ciclo della trasmissione».

A seguito di un esposto presentato dal PDL (Popolo della Libertà) contro la trasmissione “Che tempo che fa”, l’AGCOM ordinò alla RAI di dare adeguato spazio al PDL per ripristinare la parità di trattamento tra forze politiche omologhe, affermando che «la libertà di manifestare il proprio pensiero, ex art. 21 Cost., deve conciliarsi con i principi a tutela del pluralismo in quanto valori di pari rilevanza».

Su ricorso della RAI, dapprima il TAR Lazio (sentenza n. 1392/2014) e poi il Consiglio di Stato (sentenza n. 6066/2014) disposero l’annullamento del provvedimento, affermando tre principi che paiono esportabili al tema della corretta modalità di svolgere la funzione educativa e di istruzione:

La libertà di scelta del format: afferma il TAR che «la libertà d’informare include anche quella di stabilire, secondo esperienza ed a proprio rischio professionali, a quali informazioni politico-sociali l’opinione pubblica sia maggiormente interessata in un determinato momento, scegliendo per conseguenza quale prodotto informativo offrire, secondo il format impiegato».

Parimenti, si può qui aggiungere, la libertà di insegnare comprende la facoltà di stabilire quali sono i temi di attualità rilevanti e quale sia il giusto modo di affrontarli.

Il limite del criterio quantitativo: il criterio dell'”equilibrio delle presenze”, oltre a essere generico e indeterminato, affermano le sentenze citate, non consente un’applicazione univoca, potendosi interpretare in senso quantitativo o qualitativo. Per valutare il rispetto delle regole di imparzialità, il meccanismo quantitativo non è applicabile se non marginalmente, in quanto «non è particolarmente significativo il numero degli esponenti di ciascun raggruppamento politico, e la quantità di tempo a ciascuno di essi dedicata»; occorre semmai effettuare «valutazioni di tipo qualitativo, come, ad esempio, le modalità di conduzione dei programmi (si pensi al caso in cui il conduttore del programma, pur invitando un maggior numero di esponenti di un certo partito, avesse rivolto loro pesanti critiche, osservazioni sarcastiche, domande scomode, così peggiorando la percezione di essi e del partito da parte dell’opinione pubblica)».

Anche nel contesto scolastico, il pluralismo di presenze meccanico e aritmetico significa adottare una logica di contrapposizione che non ha ragion d’essere in ogni circostanza e può snaturare l’obiettivo didattico perseguito.

La valutazione complessiva dell’offerta: il Consiglio di Stato afferma che «la contemperazione tra la libertà di informazione ed i principi di completezza e correttezza dell’informazione, obiettività, equità, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista e parità di trattamento, si presenta come più agevolmente conseguibile avendo riguardo al complesso dell’offerta del servizio pubblico televisivo».

La saggezza del giudice appare appropriata anche al caso delle iniziative scolastiche: l’eventuale superamento del limite del divieto di indottrinamento non può misurarsi su una singola iniziativa, ma appare più correttamente valutabile dall’esame del complesso delle attività organizzate dalla scuola.

Conclusione

La circolare ministeriale, pur animata dall’intento condivisibile di promuovere il pensiero critico degli studenti, presenta criticità significative che meritano attenta riflessione.

L’indeterminatezza di alcuni concetti chiave rischia di trasformare uno strumento di indirizzo in fonte di incertezza operativa per i dirigenti scolastici, esponendoli a interpretazioni arbitrarie e conseguenze disciplinari imprevedibili, con la probabile conseguenza di indurre forme di autocensura che potrebbero tradursi nella rinuncia ad organizzare iniziative culturali aventi ad oggetto tematiche che possono avere anche rilievo politico o sociale.

Inoltre, l’imposizione di un format rigido, basato sul confronto meccanico tra posizioni contrapposte, tradisce una visione riduttiva del pluralismo educativo, rischiando di trasformare il contraddittorio da strumento educativo a “rifugio difensivo” per evitare problemi. Come insegna la giurisprudenza in materia di libertà di informazione, il pluralismo autentico non si misura aritmeticamente in ogni singola iniziativa, ma si valuta qualitativamente nel complesso dell’offerta formativa. È l’intera comunità scolastica – con la libertà di insegnamento dei docenti e l’autonomia progettuale dell’istituto – a garantire quella pluralità di voci e prospettive che alimenta il pensiero critico. E nei confronti di questa comunità le autorità governative dovrebbero nutrire maggior fiducia.

Il vero limite invalicabile resta il divieto di indottrinamento: evitare che l’insegnamento diventi propaganda, che l’opinione si mascheri da verità assoluta, che l’obiettivo sia l’adesione acritica anziché la riflessione consapevole. Ma questo limite non può essere presidiato attraverso l’uniformazione delle modalità didattiche o la burocratizzazione del dibattito culturale.

Una scuola libera, autonoma e plurale è il presidio più solido della formazione critica delle nuove generazioni. È su questa libertà, non sulla sua compressione, che occorre investire.


[1] Alla circolare citata, il 12.12.2025 ha fatto seguito la nota 6545 per precisare che la precedente circolare deve “intendersi quale direttiva per i dirigenti scolastici”.

Decreto-Legge 27 dicembre 2025, n. 196

Decreto-Legge 27 dicembre 2025, n. 196

Disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2026. (25G00210) 

(GU Serie Generale n.299 del 27-12-2025)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Visti gli articoli 48 e 75 della Costituzione;
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina
dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei ministri» e, in particolare, l'articolo 15;
Visto il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recante
«Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria» e, in
particolare, l'articolo 7;
Considerata la necessita' di favorire la partecipazione degli
elettori mediante il prolungamento delle operazioni di votazione in
occasione delle consultazioni elettorali e referendarie previste
nell'anno 2026;
Ritenuta la conseguente necessita' e urgenza di consentire il
tempestivo avvio del procedimento elettorale preparatorio e di
adottare misure per il coordinamento normativo e la funzionalita' dei
procedimenti elettorali e referendari in caso di svolgimento
contestuale, per quanto concerne in particolare le operazioni di voto
e di scrutinio;
Considerata, altresi', la necessita' e l'urgenza di adeguare i
compensi forfettari spettanti ai componenti degli uffici elettorali
di sezione al predetto prolungamento delle operazioni di votazione;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 22 dicembre 2025;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri per gli affari
regionali e le autonomie, per la pubblica amministrazione, per le
riforme istituzionali e la semplificazione normativa, della giustizia
e dell'economia e delle finanze;

Emana
il seguente decreto-legge:

Art. 1

Disposizioni per il prolungamento delle operazioni di votazione per
le consultazioni elettorali e referendarie relative all'anno 2026 e
per il loro eventuale abbinamento

1. Le operazioni di votazione per le consultazioni elettorali e
referendarie relative all'anno 2026 si svolgono, in deroga a quanto
previsto dall'articolo 1, comma 399, della legge 27 dicembre 2013, n.
147, nella giornata di domenica, dalle ore 7 alle ore 23, e nella
giornata di lunedi', dalle ore 7 alle ore 15.
2. In ragione del prolungamento delle operazioni di votazione di
cui al comma 1, ai componenti degli uffici elettorali di sezione e
dei seggi speciali di cui all'articolo 9 della legge 23 aprile 1976,
n. 136, spettano, gli onorari fissi forfettari di cui all'articolo 1,
commi 1, 2, 4 e 5, lett. a) e c), della legge 13 marzo 1980, n. 70,
aumentati del 15 per cento, ferme restando le maggiorazioni previste
per la contemporanea effettuazione di piu' consultazioni.
3. In caso di contemporaneo svolgimento, nell'anno 2026, di
consultazioni referendarie ed elezioni suppletive in collegi
uninominali della Camera dei deputati o del Senato della Repubblica,
si applicano le disposizioni previste per le elezioni politiche
suppletive relativamente agli adempimenti comuni, compresi quelli
concernenti la composizione, il funzionamento e i compensi degli
uffici elettorali di sezione e dei seggi speciali di cui all'articolo
9 della legge 23 aprile 1976, n. 136. Appena completate le operazioni
di votazione e quelle di riscontro dei votanti per ogni
consultazione, si procede, nell'ordine, allo scrutinio relativo alle
consultazioni referendarie e successivamente, senza interruzioni, a
quello relativo alle elezioni politiche suppletive.
4. In caso di contemporaneo svolgimento, nell'anno 2026, di
elezioni suppletive in collegi uninominali della Camera dei deputati
o del Senato della Repubblica e di un turno di elezioni
amministrative, anche quando disciplinate da norme regionali, appena
completate le operazioni di votazione e quelle di riscontro dei
votanti per ogni consultazione, si procede alle operazioni di
scrutinio delle elezioni suppletive e successivamente, senza
interruzioni, a quelle relative alle elezioni amministrative. Lo
scrutinio relativo alle elezioni circoscrizionali e' rinviato alle
ore 9 del martedi'.
5. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a euro
6.107.690 per l'anno 2026, si provvede mediante corrispondente
riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di
parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027,
nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della
missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero
dell'economia e delle finanze per l'anno 2025, allo scopo
parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo
Ministero.
Art. 2 

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione
in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi' 27 dicembre 2025

MATTARELLA

Meloni, Presidente del Consiglio
dei ministri

Piantedosi, Ministro dell'interno

Calderoli, Ministro per gli affari
regionali e le autonomie

Zangrillo, Ministro per la pubblica
amministrazione

Alberti Casellati, Ministro per le
riforme istituzionali e la
semplificazione normativa

Nordio, Ministro della giustizia

Giorgetti, Ministro dell'economia e
delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Nordio

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 299

M. de Kerangal, Riparare i viventi

Maylis de Kerangal, l’opera come la vita

di Antonio Stanca

   Nella serie “Universale Economica” – 70° anniversario, promossa dalla Feltrinelli e impegnata a ristampare opere precedenti di questa casa editrice, è comparso il romanzo Riparare i viventi della scrittrice francese Maylis de Kerangal. La traduzione è di Maria Baiocchi con Alessia Piovanello. L’edizione originale risale al 2013 quando la scrittrice, nata nel 1967 a Tolone, aveva quarantasei anni ed era alle sue prime opere di narrativa. Aveva cominciato a quarantuno anni. In precedenza aveva studiato Filosofia, Storia ed Etnologia a Parigi, aveva viaggiato a lungo in Francia per conto delle Edizioni Gallimard e poi aveva studiato Scienze Sociali. Si era, infine, dedicata a scrivere romanzi e racconti che le avrebbero procurato un notevole successo in Francia e all’estero, che sarebbero stati molto tradotti e molto premiati. Oltre alle traduzioni, ad una riduzione cinematografica Riparare i viventi avrebbe ricevuto nel 2014 il Prix France Culture Télérama e nel 2015 il Premio Letterario Merck Serono. Non avrebbe, però, smesso la de Kerangal con l’editoria e ancora adesso, mentre scrive di narrativa, cura le “Editions du Baron Perché”, le ha create e ne ha fatto una letteratura per l’infanzia.

   C’è nella scrittrice una tendenza, un’inclinazione a partecipare, a collaborare, a stare, a fare con gli altri e per gli altri, un bisogno di comunicazione, di scambio, una ricerca del dialogo. Sono riconoscibili questi aspetti del suo carattere nella vita che ha fatto, negli studi che ha compiuto, nel lavoro di editoria che ha svolto, che ancora svolge e naturalmente anche nelle opere. Lei li fa propri della sua formazione, li fa risalire, li attribuisce agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi a Le Havre, città portuale della Francia in continuo movimento, sempre attraversata, percorsa, abitata, vissuta da persone nuove, diverse, città continuamente esposta a nuove situazioni, nuovi eventi. Tutto questo ha visto, di tutto questo ha partecipato la piccola de Kerangal, figlia di un capitano di lungo corso. Tra la gente è nata, tra la gente è cresciuta, si è formata, tra la gente è rimasta anche da grande, anche quando è diventata una scrittrice famosa, anche quando scrive. La vita privata e pubblica, la realtà e l’idealità, la storia passata e presente, le sue miserie, i suoi drammi, tutto di essa occuperà i pensieri, gli interessi non solo della donna ma anche della scrittrice. Non ci sarà opera dove una vicenda, una situazione collettiva non faccia da protagonista, dove non manchi il personaggio centrale, l’interprete unico, principale poiché molti lo saranno, tutti avranno la loro parte nelle circostanze occorse. Per tutti ci sarà posto nei racconti e nei romanzi della de Kerangal, di tutti vuole lei dire, far sapere vuole quanta vita, quanta storia ci sono state prima e dopo, vicino e lontano, quante aspirazioni, quante delusioni. È all’esterno, è tra gli altri che la scrittrice si mette a cercare quanto vale, quanto serve per un messaggio, un significato, un esempio utile per tutti, per sempre, quanto occorre per fare arte. Poetica, lirica è, infatti, pure capace di essere in molte immagini, di ottenerle è capace muovendo da luoghi comuni, quotidiani.

    Così succede pure in Riparare i viventi, titolo ricavato da un dialogo presente in un testo teatrale di Anton Čechov, Platonov (1880-1881), dove due personaggi si dicono: «Che fare Nicolas? Seppellire i morti e riparare i viventi». Anche il titolo, che proviene da tanto lontano, è prova di quell’ampiezza, di quell’estensione di tempi e di luoghi propria delle opere della de Kerangal. Altre conferme verranno dalla moltitudine di persone che percorreranno il romanzo, ognuna con i suoi pensieri, le sue azioni, la sua parte vicina o lontana da quanto di grave sta succedendo. Nella Francia dei tempi moderni una domenica mattina di fine estate c’è stato, alla periferia di Parigi, un gravissimo incidente d’auto e dei tre ragazzi che viaggiavano insieme uno, Simon, è morto dopo essere stato portato in ospedale. Aveva venti anni e i medici hanno pensato che alcuni dei suoi organi, in particolare il cuore, potesse essere trapiantato e riuscire utile ad un ammalato in gravi condizioni. Dopo aver esitato a lungo i genitori daranno il loro assenso al trapianto. Sarà la cinquantenne Claire ad usufruirne. Anche altri organi saranno prelevati dal corpo di Simon e donati ad altri ammalati in pericolo ma soprattutto sul prelievo e sul trapianto del suo cuore insisterà la scrittrice. È un argomento nuovo per una comunità, un ambiente di periferia come quello al quale appartiene Simon, la sua famiglia. È un evento eccezionale, una notizia che lascia sospesi, che giunge a tutti e che tutti porta a pensare, a parlare. Ognuno lo farà a suo modo, per quel che può, per quel che sa. Molti non si limiteranno a parlare ma vorranno anche prendere parte alla grave situazione, collaborare, aiutare. Lo faranno da soli o insieme ai genitori, ai medici, a compagni, amici con i quali si troveranno, si uniranno in un’azione comune, in un impegno collettivo, in un clima di solidarietà.

    Di morte, di dolore, di angoscia dice il romanzo ma anche di vita, di tanta vita, di tutta quella che si è accesa intorno al caso di Simon e che è fatta di sentimento, di affetto, di amore, di tutto quanto emerge, risalta quando si parla di cuore poiché un luogo dello spirito è oltre che un organo del corpo. Tantissimi saranno i modi con i quali si penserà, si dirà del giovanissimo Simon, della sua famiglia, delle persone a lui più vicine, più care. Infiniti i discorsi sulla vita, sulla morte, sulla giovinezza, sull’amore che la situazione farà comparire. Immensa diventerà la narrazione, sarà carica di particolari di ogni genere, di risvolti di ogni tipo, ad ognuno darà una voce la scrittrice, di ognuno farà un interprete fino al punto da farne tanti quanti sono gli aspetti della collettività che si è creata. A farla interpretare da tutti, persone e cose, interverrà la lingua della de Kerangal che a quelle persone, a quelle cose aderirà, alla loro vita, alla loro realtà, alla loro storia. Le riporterà fedelmente, saprà essere vera, naturale come quelle, farà scomparire ogni differenza, ogni distanza tra la vita e l’opera senza, tuttavia, rinunciare a quei frangenti, a quei momenti di elevazione morale, spirituale, di trascendenza che sono anche della vita e che solo un artista riesce a cogliere. Già in una delle prime opere la de Kerangal è riuscita a rappresentare quella complessità di elementi che è propria della vita, quella circostanza che li mette tutti in moto, li fa vedere diversi tra loro ma partecipi di un’unica totalità. Sarà il motivo, il tema ricorrente nella sua scrittura, nelle opere che seguiranno e che abbia ottenuto un risultato così eccellente quando era ancora agli inizi non può che tornare a suo merito.

Arriva Natale

Arriva Natale nel ricordo degli uomini mai distanti

di Vincenzo Andraous

Quando si parla o si scrive di una persona che non c’è più, a cui ci si è legati per un lungo tragitto di vita insieme, a dispetto di qualsiasi avversità, c’è sempre il rischio di  incorrere in una idealizzazione, di appiccicare addosso medaglie e nastrini, sommando parole che non confortano il dolore di questa assenza.

Padre PierSandro Vanzan non era solamente un Gesuita senza paura, un giornalista e uno scrittore arguto e instancabile di Civiltà Cattolica, della carta stampata, è stato soprattutto un amico, un fratello, un padre, e un orizzonte a vista per tutti noi della Comunità Casa del Giovane, una “consueta” coscienza critica, a volte aspra e ammonitrice, ma sempre colma di amore, in nome dell’amicizia con don Enzo Boschetti, fondatore di questa grande casa-comunità di servizio-terapeutica.

Per ogni suo amico, indipendentemente dalla fede che si professa, c’è bisogno di ricordare ciò che questo uomo diceva, scriveva, faceva, perché da questa esperienza personale e comunitaria potranno sorgere e rafforzarsi nuove energie cui fare leva, nuove forze interiori per imparare a amare con ardimento: i Santi non sono cartoline illustrate da acquistare nei giorni di festa, ma il respiro di cui non possiamo fare a meno per avere fede e credere a quella Croce dove ora Padre Vanzan sta al suo legno.

Per chi segue il solco di un Vangelo mai ripiegato su se stesso, non è difficile tradurre dalle intenzioni di tante storie tramandate, più che mai attuali, lo stile di vita, i comportamenti quotidiani, e non è irriguardoso accostare Padre Vanzan a un prosieguo della storia più antica e giovane, per continuare ad avvicinare le parole che ci ha lasciato, senza per questo disegnare una verità folgorante che gia c’è, il rischio è più palese e vicino alla terra sotto i nostri piedi, cioè di raccontare e narrare senza sosta la vita di quel legno stretto alle sue mani, facendo ulteriore prossimità con Dio, e non più a quel dubbio che ci serve a nascondere le nostre stanchezze, i nostri limiti, le nostre incapacità ad abbandonarci a ciò che è.

Nei tanti anni che ci hanno visti accanto, ho conosciuto “sottopelle” Padre Vanzan, siamo stati insieme, come lo è stata tutta la Casa del Giovane, fino a diventare la sua grande casa, non era mai un pensiero scontato, non era semplice seguire le sue tracce, le sue orme, perché a volte parevano così profonde da incutere timore, manco fossero di un orso eretto al cielo.

Sono tanti gli episodi che danno l’idea del carico di autorevolezza di questo sacerdote profeta nella santità profetica di chi lo attraversava e accompagnava come don Enzo Boschetti e le sue intuizioni, la sua vista prospettica, il coraggio delle scelte, la generosità della coerenza. Insieme hanno cresciuto un albero della vita importante, la Casa del Giovane, una radice formidabile perché affondata nel loro amore.

C’è un bisogno sincero di onorare persone come queste, di ancorarle al cuore, alla vita spirituale di ognuno, alle fatiche dell’esistenza, per farne esempio da rileggere ogni volta che servirà. Ecco sta arrivando Natale.

Novità CCNL sottoscritto il 23 dicembre 2025

Principali differenze tra il nuovo CCNL Comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2022-2024, sottoscritto il 23 dicembre 2025 e il precedente

Avv. Gianfranco Nunziata (Foro di Salerno)

Il nuovo CCNL Comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2019-2021, sottoscritto il 18 gennaio 2024 aggiorna e sostituisce numerose disposizioni del precedente, introducendo nuove tutele e adeguamenti retributivi.

Analisi delle Differenze Normative

Il nuovo CCNL 2022-2024 interviene in modo sostanziale sull’impianto delle relazioni sindacali e sulle materie oggetto di negoziazione, abrogando e sostituendo diverse clausole del precedente contratto.

1. Riforma del Sistema delle Relazioni Sindacali

Il CCNL 2022-2024 ridefinisce l’intero sistema delle relazioni sindacali. L’art. 4 del nuovo contratto, che abroga l’omonimo articolo del CCNL 18/01/2024, introduce un modello relazionale più articolato, basato su due pilastri:

·                     Partecipazione: Finalizzata a un dialogo costruttivo su atti di valenza generale. Si articola in:

·                     Informazione: Trasmissione preventiva di dati per consentire una valutazione approfondita da parte dei sindacati.

·                     Confronto: Dialogo approfondito su specifiche materie.

·                     Organismi paritetici di partecipazione.

·                     Contrattazione Collettiva Integrativa: Svolta ai livelli competenti (nazionale, regionale, di istituzione) per regolare le materie specificamente demandate.

Questo nuovo impianto mira a rafforzare il dialogo e la partecipazione, superando la precedente struttura.

L’obiettivo di questo sistema è incrementare la qualità dell’offerta formativa, sostenere i processi di innovazione e valorizzare le professionalità coinvolte, attraverso un dialogo costruttivo e una negoziazione strutturata a livello di singola istituzione scolastica [ccnl-comparto-istruzione-e-ricerca-2022-2024-del-23-dicembre-2025.pdf]. I soggetti sindacali a livello di istituto sono la Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) e i rappresentanti territoriali delle organizzazioni sindacali firmatarie del CCNL.

1. Informazione

L’informazione è il presupposto per l’esercizio di tutte le altre relazioni sindacali. Consiste nella trasmissione preventiva e puntuale di dati ed elementi conoscitivi da parte del dirigente scolastico ai soggetti sindacali, al fine di consentire loro di valutare l’impatto delle misure da adottare e di formulare proposte.

L’art. 5 del CCNL 2022-2024 stabilisce che:

L’informazione deve essere resa nei tempi, nei modi e nei contenuti atti a consentire ai soggetti sindacali di cui al comma 1, secondo quanto previsto nelle specifiche sezioni e nel rispetto dei relativi ambiti di competenza, di procedere a una valutazione approfondita del potenziale impatto delle misure da adottare ed esprimere osservazioni e proposte.

Per le istituzioni scolastiche, l’informazione deve essere fornita in tempi congrui per le operazioni di avvio dell’anno scolastico e, in ogni caso, non oltre il 10 settembre di ogni anno.

Le materie oggetto di sola informazione a livello di istituzione scolastica, secondo l’art. 30, comma 10, del CCNL 2022-2024, sono:

·         La proposta di formazione delle classi e degli organici.

·         I criteri di attuazione dei progetti nazionali ed europei.

·         I dati relativi all’utilizzo delle risorse del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, con l’obbligo di precisare l’importo erogato per ciascuna attività e il numero di lavoratori coinvolti, garantendo l’impossibilità di associare il compenso al singolo nominativo.

2. Confronto

Il confronto è una modalità di dialogo approfondito che si attiva su richiesta sindacale (da presentare entro 5 giorni lavorativi dalla ricezione dell’informazione) o su proposta dell’amministrazione. L’obiettivo è consentire ai sindacati di partecipare costruttivamente alla definizione delle misure che il dirigente scolastico intende adottare.

Ai sensi dell’art. 30, comma 9, del CCNL 2022-2024, le materie oggetto di confronto a livello di istituzione scolastica sono:

·         L’articolazione dell’orario di lavoro del personale docente, educativo ed ATA, e i criteri per l’individuazione del personale da impiegare nelle attività retribuite con il fondo per il miglioramento dell’offerta formativa.

·         I criteri per le assegnazioni del personale alle sedi di servizio all’interno dell’istituzione scolastica.

·         I criteri per la fruizione dei permessi per l’aggiornamento.

·         La promozione della legalità, della qualità del lavoro, del benessere organizzativo e l’individuazione di misure per prevenire lo stress lavoro-correlato e il burn-out.

·         I criteri generali delle modalità attuative del lavoro agile e del lavoro da remoto.

·         I criteri per il conferimento degli incarichi al personale ATA.

3. Contrattazione Collettiva Integrativa

La contrattazione integrativa è il livello più vincolante di relazione sindacale, in cui le parti (dirigente scolastico e sindacati) definiscono un accordo su materie specifiche. La sessione negoziale deve essere avviata entro il 15 settembre e non può protrarsi oltre il 30 novembre.

Le materie oggetto di contrattazione integrativa a livello di istituzione scolastica, secondo l’art. 30, comma 4, del CCNL 2022-2024, sono:

·         I criteri generali per gli interventi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.

·         I criteri per la ripartizione delle risorse del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa e la determinazione dei compensi.

·         I criteri per l’attribuzione di compensi accessori al personale (docente, educativo e ATA), inclusi quelli per percorsi di formazione, progetti nazionali e comunitari.

·         I criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale.

·         I criteri per l’utilizzo dei permessi sindacali.

·         I criteri per l’individuazione di fasce di flessibilità oraria per il personale ATA, per favorire la conciliazione vita-lavoro.

·         I criteri di ripartizione delle risorse per la formazione del personale.

·         I criteri generali per l’utilizzo di strumentazioni tecnologiche fuori dall’orario di servizio (diritto alla disconnessione).

·         I riflessi delle innovazioni tecnologiche sulla qualità del lavoro e sulla professionalità.

·         L’individuazione del personale tenuto ad assicurare i servizi essenziali durante le assemblee sindacali.

·         I criteri di priorità per l’accesso al lavoro agile e da remoto e i casi in cui è possibile estenderne la durata.

Infine, è oggetto di contrattazione anche il Protocollo d’intesa per la determinazione dei contingenti di personale in caso di sciopero, secondo quanto previsto dall’accordo sui servizi pubblici essenziali.

2. Ampliamento delle Materie di Contrattazione e Confronto (Sezione Università)


Per la Sezione Università, l’art. 17 del CCNL 2022-2024 elenca in modo dettagliato le materie devolute alla contrattazione integrativa e al confronto, ampliando notevolmente il perimetro rispetto alla disciplina precedente (contenuta, ad esempio, nell’art. 81 del CCNL 18/01/2024).

Tra le nuove o più dettagliate materie di contrattazione integrativa figurano:

·         I criteri generali per l’attivazione di piani di welfare integrativo (art. 17, c. 3, lett. i).

·         L’elevazione del contingente dei rapporti di lavoro a tempo parziale (art. 17, c. 3, lett. n).

·         I criteri di priorità per l’accesso al lavoro agile e da remoto e i casi in cui è possibile estenderne il numero di giornate (art. 17, c. 3, lett. u).

·         I criteri per l’attribuzione degli incentivi per lo svolgimento di funzioni tecniche previsti dall’art. 45 del D.Lgs. n. 36/2023 (art. 17, c. 3, lett. w).

·         L’elevazione dei limiti massimi per l’indennità di posizione organizzativa (art. 17, c. 3, lett. s).

Tra le materie oggetto di confronto si segnalano:

·         I criteri generali delle modalità attuative del lavoro agile e del lavoro da remoto (art. 17, c. 6, lett. i).

·         I criteri per il conferimento e la revoca degli incarichi al personale dell’Area EP e delle posizioni organizzative (art. 17, c. 6, lett. e, k).

·         Le linee generali dei piani per la formazione del personale (art. 17, c. 6, lett. g).

Analisi delle Differenze Economiche

Il CCNL 2022-2024 introduce importanti novità economiche per il personale del comparto, che si aggiungono e aggiornano quanto previsto dal CCNL 18/01/2024.

1. Incrementi degli Stipendi Tabellari


Il CCNL 2022-2024 dispone nuovi aumenti degli stipendi tabellari per il personale di tutti i settori del comparto, con decorrenza dal 1° gennaio 2024.

·         Sezione Scuola: L’art. 12 stabilisce gli incrementi mensili lordi indicati nella Tabella A1 e ridetermina i valori annui nella Tabella A2.

·         Sezione Università: L’art. 18 definisce gli incrementi mensili lordi riportati nella Tabella B1, con i nuovi valori annui consolidati nella Tabella B2.

Questi incrementi sono comprensivi delle anticipazioni già erogate per gli anni 2022 e 2023 ai sensi della normativa vigente.

2. Incrementi delle Indennità Fisse


Il nuovo contratto prevede anche un aumento delle indennità fisse e continuative.

·         Sezione Scuola: L’art. 14 incrementa la Retribuzione Professionale Docenti (RPD), il Compenso Individuale Accessorio (CIA) per il personale ATA e l’indennità di direzione per i DSGA, come specificato nelle Tabelle A3, A4 e A5.

·         Sezione Università: L’art. 20 aumenta l’Indennità di Ateneo per tutto il personale tecnico-amministrativo, secondo gli importi definiti nella Tabella B3.

3. Incremento dei Fondi per la Contrattazione Integrativa


Una novità economica rilevante del CCNL 2022-2024 è l’incremento delle risorse destinate alla contrattazione integrativa per il personale universitario.

·         L’art. 21 incrementa il “Fondo risorse decentrate personale delle Aree Operatori, Collaboratori e Funzionari”.

·         L’art. 22 incrementa il “Fondo risorse decentrate personale dell’Area EP”.

Questi aumenti forniscono maggiori risorse per finanziare la performance, le indennità e le progressioni economiche a livello di singolo ateneo.

4. Erogazione Una Tantum


L’art. 16 del CCNL 2022-2024 prevede l’erogazione di un importo una tantum al personale in servizio, commisurato alla retribuzione tabellare, a copertura del periodo di vacanza contrattuale dal 1° gennaio 2022 alla data di entrata in vigore del contratto.

5. Effetti dei Nuovi Stipendi


Entrambi i contratti contengono una clausola di salvaguardia (art. 114 del CCNL 18/01/2024 e artt. 13 e 19 del CCNL 22-24) che stabilisce come gli incrementi stipendiali abbiano effetto su tutti gli istituti economici collegati, quali la tredicesima mensilità, il trattamento di fine rapporto (TFR), l’indennità di preavviso e i trattamenti previdenziali. Questo rappresenta un elemento di continuità nella disciplina contrattuale.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 298

298 del 24-12-2025

Retribuzioni insufficienti, non firmiamo

Contratto Istruzione e Ricerca 2022/2024, FLC CGIL: retribuzioni insufficienti, non firmiamo

Roma, 23 dicembre – “Retribuzioni insufficienti, mancato recupero dell’inflazione e scarsa valorizzazione professionale. La nostra non firma è una scelta coerente con il mandato della consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori”. È quanto si legge in una nota della FLC CGIL, che non ha firmato il testo del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2022-2024, sottoposto oggi dall’ARAN ai sindacati rappresentativi per la sottoscrizione definitiva.

“Questa decisione – continua la nota – conferma le motivazioni che il 5 novembre scorso ci hanno portato a non firmare l’ipotesi di accordo. Il contratto non compensa adeguatamente la pesante perdita di circa ⅔ del potere d’acquisto delle retribuzioni per effetto dell’inflazione registrata nel triennio di riferimento, né offre un congruo riconoscimento dell’evoluzione organizzativa e professionale al personale del Comparto”.

Per la FLC CGIL: “il nostro sindacato ha agito in coerenza con l’esito vincolante della consultazione che abbiamo promosso, realizzata attraverso oltre un migliaio di assemblee e attivi delle RSU, nel corso della quale le lavoratrici e i lavoratori hanno espresso un orientamento nettamente contrario all’intesa”.

“Auspichiamo che le trattative per il prossimo triennio – continua il sindacato di categoria – si aprano tempestivamente, con risorse adeguate al tasso inflattivo e stanziamenti volti a valorizzare la crescente professionalità di tutto il personale del Comparto, tenendo conto dei corposi cambiamenti organizzativi in atto in scuole, università, enti di ricerca, accademie e conservatori”.

“La nostra non firma di oggi vuole essere un messaggio chiaro nei confronti di un Governo che ha scientemente programmato il taglio delle retribuzioni di oltre 1,3 milioni di lavoratrici e lavoratori, già con gli stipendi più bassi di tutto il settore pubblico. Ora il Governo si deve far carico di colmare il divario retributivo con il resto dei dipendenti della pubblica amministrazione e garantire il completo recupero dell’inflazione”. Conclude la nota.

Concorso Area assistenti

Il bando di concorso pubblico su base territoriale, per titoli ed esami, per il reclutamento di un contingente complessivo di n. 3.997 unità di personale non dirigenziale, a tempo pieno e indeterminato, da inquadrare nei ruoli di diverse Amministrazioni, nell’Area degli assistenti è stato pubblicato in data 23 dicembre 2025 sul portale InPA all’indirizzo: https://www.inpa.gov.it/bandi-e-avvisi/dettaglio-bando-avviso/?concorso_id=2479a6e7761b48f2be7fa54b3699cb98

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 297

Nota 23 dicembre 2025, AOODGFIESD 83754

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per le risorse, l’organizzazione e l’innovazione digitale Direzione generale per l’edilizia scolastica, le risorse e il supporto alle istituzioni scolastiche

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado di istruzione
Ai Revisori dei conti operanti presso le istituzioni scolastiche ed educative statali per il tramite dell’Istituzione scolastica capofila dell’ambito
E, p.c. Alle OO.SS

Oggetto: Rettifica alla comunicazione relativa alla riapertura della contrattazione integrativa d’istituto per l’utilizzo delle ulteriori risorse MOF.


Nota 22 dicembre 2025, AOODGFIESD 81753
A.F.2025 Cedolino Unico – Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa – CCNI integrazione MOF – Assegnazione risorse finanziarie. CHIARIMENTI

CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024

Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
del Comparto
ISTRUZIONE E RICERCA
Triennio 2022-2024


Ipotesi Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto ISTRUZIONE E RICERCA
Triennio 2022-2024