A. Baricco, Senza sangue

Alessandro Baricco, un’altra leggenda

di Antonio Stanca

   Una nuova edizione di Senza sangue, breve romanzo di Alessandro Baricco, è comparsa presso l’“Universale Economica” della Feltrinelli. L’edizione originale è del 2002, di quando l’autore, nato a Torino nel 1958, aveva quarantaquattro anni e si era fatto conoscere soprattutto come critico musicale su la Repubblica. Passato era poi a La Stampa con rubriche di carattere culturale e lavori per la radio e la televisione. Dai primi anni ’90 si era fatto conoscere anche come autore di romanzi che aveva continuato a scrivere fino al 2000 e dopo quando si sarebbero aggiunti gli interessi per il teatro, la sceneggiatura, la saggistica e altri tipi di scrittura che insieme alla narrativa e al giornalismo avrebbero testimoniato della volontà, dell’intenzione di Baricco a mostrarsi partecipe, inserito nel moderno contesto culturale, letterario, artistico, nell’attuale condizione storica, sociale, nell’atmosfera dei tempi moderni quando difficile è diventato distinguere tra l’intellettuale e l’artista, il pensatore e l’autore. Coinvolto ha voluto essere Baricco in un contesto così animato, così mosso, in una cultura che è pure arte, in una storia che è pure letteratura. Non è, tuttavia, questo il solo motivo del successo che lo scrittore è andato riscuotendo presso la critica e presso il pubblico fin dal primo apparire. Ad attirare l’attenzione nei suoi riguardi è stata in particolare quella tendenza, quella inclinazione ad una scrittura di tipo evocativo, che estendesse cioè i contorni della vicenda rappresentata, ne allargasse i tempi, gli spazi, le procurasse significati superiori. Altra, più ampia è la dimensione che acquista la vita narrata dal Baricco, è quella di una favola che non finisce mai di valere, che diventa utile per ogni tempo. Questo spiega anche il suo interesse per la musica, per un’arte capace di prolungarsi all’infinito. Tra l’altro Baricco ha fondato a Torino la scuola di scrittura “Holden”.

   Anche in Senza sangue, che è del 2002, di quando l’autore era abbastanza noto e tradotto, ritornano i motivi ricorrenti della sua narrativa. Ritorna quel procedimento che sa di mistero, di apparizione, di rivelazione che pur se remota non ha smesso di valere, di attirare l’attenzione, di incidere.

    Due sono le parti che compongono l’opera: una passata e l’altra presente, una ambientata in campagna o meglio in periferia e l’altra in città, in un elegante caffè del centro. Nella prima c’erano state parecchie persone, si era trattato di uno scontro tra bande rivali, di una “guerra”. Tutto era avvenuto in una fattoria, quella di Manuel Roca e della sua famiglia compresi i bambini. Qui era giunta una grossa macchina con a bordo tre persone, Salinas, el Gurre e Tito, che, pur se bambino, era armato come gli altri due e capace si mostrerà di usare le armi e di seminare morte e distruzione nella fattoria del Roca e di chi altro vi abitava. Si salverà solo Nina, la piccola e bella figlia, la bambina che Manuel nasconderà in una botola e che soltanto il bambino dell’altra banda, Tito, riuscirà a intravedere per qualche istante prima di fuggire con i suoi complici lasciando la fattoria in fiamme. Erano venuti per vendicarsi e a vendetta compiuta se ne erano andati.

   Sospesi, indefiniti erano rimasti i tempi, i luoghi di quell’avvenimento, non si era mai saputo dove, quando si era verificato e così si sarebbe continuato fino a non pensarci più, a credere finita, conclusa quella “guerra”. Ed invece succederà che ad essa sopravvivano i due bambini delle bande rivali, Tito e Nina, e che, diventati vecchi, si cerchino e si trovino in quella città, in quel caffè della seconda parte del romanzo perché sono sicuri che non è finita in quella “notte di fuoco” la guerra tra le loro bande, che altro è successo dopo, che ci sono state delle conseguenze e vogliono parlarne, vogliono dire ognuno quello che ha saputo, quello che è successo in seguito tra chi è rimasto in vita e prima che morisse. Solo così, solo scambiandosi le altre conoscenze a loro pervenute pensano di poter dichiarare finita quella guerra. Lo faranno con un incontro, uno scambio che durerà un’intera giornata, che li vedrà vicini, amici, confidenti ma che non sarà definitivo per quanto è avvenuto, che non farà desistere Baricco dal suo proposito di un messaggio che rimanga indecifrato perché possa valere di più.

   È questo il senso vero, il vero significato dell’arte e questo è per Baricco il modo migliore per raggiungerlo.                                                                                

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 144

144 del 24-06-2026

Lotta ai diplomifici

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, esprime apprezzamento per l’operazione condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola, nei confronti di società che avrebbero rilasciato diplomi falsi. 

“La scuola italiana si fonda sul merito, sull’impegno e sulla serietà dei percorsi formativi. Per questo abbiamo avviato una decisa azione di contrasto ai cosiddetti diplomifici, introducendo norme più rigorose e rafforzando i controlli. Lo Stato deve essere inflessibile nei confronti di chi tenta di svilire il valore dell’istruzione e di trasformare il diritto allo studio in un mercato di certificazioni prive di reale contenuto formativo”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Il Ministro sottolinea inoltre come i primi dati relativi agli Esami di Maturità 2026 confermino l’efficacia delle misure adottate per contrastare il fenomeno dei cosiddetti diplomifici.

“Per la prima volta si registra un significativo calo dei candidati provenienti dalle scuole paritarie a iniziare dalla Campania. È un risultato coerente con gli effetti delle misure da noi introdotte per garantire maggiore trasparenza, tracciabilità e regolarità dei percorsi scolastici e che ci incoraggia a proseguire con determinazione lungo il percorso avviato. La legalità è la condizione imprescindibile per valorizzare il merito e costruire il futuro dei nostri giovani”, ha concluso il Ministro.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 143

143 del 23-06-2026

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 142

142 del 22-06-2026

Consenso informato

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.142, del 22 giugno 2026, la Legge 9 giugno 2026, n. 104, Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico

Il 4 giugno l’Aula del Senato approva definitivamente il DdL 1735, Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico, già approvato dalla Camera dei deputati.

Neurodidattica e personalizzazione dell’insegnamento

Neurodidattica e personalizzazione dell’insegnamento

di Bruno Lorenzo Castrovinci

Negli ultimi anni la scuola ha iniziato a confrontarsi con una domanda sempre più urgente. È davvero possibile insegnare allo stesso modo a studenti profondamente diversi tra loro? Le aule contemporanee mostrano quotidianamente una varietà di bisogni cognitivi, emotivi e relazionali che rende sempre più fragile l’idea di una didattica uniforme, pensata per una classe immaginata come un insieme omogeneo. Ogni studente apprende secondo tempi differenti, possiede modalità attentive personali, sviluppa motivazioni peculiari e reagisce in maniera diversa agli stimoli educativi. Eppure, per molto tempo, il modello scolastico ha continuato a privilegiare una trasmissione standardizzata dei contenuti, spesso poco attenta alle reali modalità di funzionamento del cervello umano.

In questo scenario, la neurodidattica rappresenta uno dei tentativi più significativi di ripensare l’insegnamento alla luce delle neuroscienze cognitive. Non si tratta semplicemente di introdurre nuove tecnologie o di utilizzare termini scientifici per rendere più moderna la scuola. La neurodidattica propone un cambiamento più profondo, che riguarda il modo stesso di concepire l’apprendimento. Comprendere come il cervello costruisce conoscenze, consolida memorie, seleziona informazioni, regola emozioni e mantiene l’attenzione significa offrire agli insegnanti strumenti più consapevoli per personalizzare realmente l’azione educativa.

Personalizzare non vuol dire costruire percorsi completamente diversi per ogni alunno, né trasformare il docente in un tutor individuale costantemente impegnato a frammentare il lavoro della classe. Significa, piuttosto, riconoscere che esistono molteplici vie per arrivare alla comprensione e che il compito della scuola non può limitarsi a trasmettere contenuti, ma deve creare condizioni favorevoli affinché ogni studente possa apprendere nel modo più efficace possibile.

Il cervello non apprende in modo standardizzato

Uno degli aspetti più importanti emersi dalle neuroscienze riguarda l’unicità dei processi cognitivi individuali. Ogni cervello possiede una propria storia neurale costruita attraverso esperienze, emozioni, contesti familiari, relazioni e vissuti scolastici. Questo significa che due studenti esposti alla stessa spiegazione possono attivare processi mentali completamente differenti.

La scuola tradizionale ha spesso privilegiato un modello lineare dell’apprendimento basato prevalentemente sulla lezione frontale, sulla ripetizione e sulla memorizzazione. Tuttavia, il cervello non funziona come un archivio passivo in cui depositare informazioni. L’apprendimento autentico nasce dalla costruzione di connessioni significative tra nuove conoscenze ed esperienze precedenti. Quando un contenuto riesce ad attivare curiosità, coinvolgimento emotivo e partecipazione attiva, il cervello produce connessioni sinaptiche più solide e durature.

La neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di modificarsi attraverso l’esperienza, rappresenta uno dei concetti più rivoluzionari per la pedagogia contemporanea. Sapere che il cervello continua a cambiare e a adattarsi significa superare definitivamente visioni deterministiche dell’intelligenza. Gli studenti non sono “bravi” o “non portati” in modo definitivo. Ogni esperienza educativa può potenziare abilità cognitive, strategie di studio e capacità di ragionamento, purché l’insegnamento riesca a rispettare tempi e modalità adeguate.

Attenzione, emozioni e apprendimento

La neurodidattica ha evidenziato con chiarezza che non esiste apprendimento senza coinvolgimento emotivo. Per lungo tempo la scuola ha separato rigidamente cognizione ed emozione, quasi considerandole dimensioni opposte. Oggi, sappiamo invece che le emozioni influenzano profondamente memoria, attenzione e motivazione.

Uno studente che vive costantemente ansia, paura dell’errore o senso di inadeguatezza sviluppa una condizione di stress che limita l’efficacia dei processi cognitivi. Il cervello, in situazioni percepite come minacciose, tende infatti a concentrare le proprie energie sulla difesa emotiva piuttosto che sull’apprendimento. Al contrario, ambienti educativi accoglienti e relazionalmente sicuri favoriscono curiosità, partecipazione e consolidamento delle conoscenze.

Anche l’attenzione rappresenta un elemento centrale. Le neuroscienze mostrano che il cervello umano non riesce a mantenere elevati livelli attentivi per periodi troppo lunghi, soprattutto durante attività passive e ripetitive. Per questo la personalizzazione dell’insegnamento non riguarda soltanto i contenuti, ma anche i tempi, le metodologie e la struttura stessa delle lezioni.

Alternare spiegazioni, attività laboratoriali, discussioni, immagini, narrazioni e momenti di riflessione permette di riattivare continuamente i processi attentivi. Non si tratta di trasformare la scuola in uno spettacolo permanente, ma di riconoscere che il cervello apprende meglio quando viene coinvolto attraverso stimoli diversificati e significativi.

Personalizzare significa valorizzare le differenze

Spesso il termine personalizzazione viene frainteso o ridotto a una semplice semplificazione dei contenuti per gli studenti in difficoltà. In realtà la personalizzazione rappresenta una prospettiva educativa molto più ampia. Essa implica il riconoscimento delle differenze cognitive come una ricchezza e non come un problema da correggere.

Ogni studente possiede modalità differenti di elaborazione delle informazioni. Alcuni apprendono meglio attraverso il linguaggio verbale, altri attraverso immagini, esperienze pratiche o processi collaborativi. Alcuni necessitano di tempi più lunghi per consolidare le conoscenze, mentre altri hanno bisogno di continui stimoli cognitivi per mantenere alta la motivazione.

La neurodidattica invita, quindi, a costruire percorsi flessibili, capaci di offrire differenti modalità di accesso ai contenuti. Questo non significa abbassare il livello degli apprendimenti, ma rendere l’insegnamento più accessibile ed efficace. Personalizzare vuol dire permettere agli studenti di sviluppare strategie autonome di apprendimento, aiutandoli a comprendere come funziona il proprio modo di studiare e di ricordare.

In questa prospettiva assume grande importanza anche la metacognizione. Quando gli studenti imparano a riflettere sui propri processi mentali, diventano più consapevoli delle strategie che funzionano meglio per loro. La scuola non dovrebbe limitarsi a trasmettere informazioni, ma insegnare a imparare.

Il ruolo dell’insegnante nella scuola neurodidattica

La neurodidattica non sostituisce la pedagogia, né riduce il docente a un semplice applicatore di tecniche neuroscientifiche. Al contrario valorizza profondamente la professionalità educativa dell’insegnante, che diventa interprete competente dei bisogni cognitivi ed emotivi degli studenti.

Il docente contemporaneo si trova sempre più spesso davanti a classi eterogenee, caratterizzate da differenti livelli di attenzione, stili cognitivi, fragilità emotive e modalità relazionali. In questo contesto la personalizzazione richiede capacità di osservazione, ascolto e flessibilità metodologica.

Non esistono strategie universali valide per tutti. La neurodidattica non offre formule magiche, ma suggerisce principi che possono orientare la pratica educativa. Tra questi emerge l’importanza del feedback immediato, della ripetizione distribuita nel tempo, dell’apprendimento cooperativo, della valorizzazione dell’errore come occasione di crescita e della costruzione di contesti motivanti.

Anche il linguaggio utilizzato dal docente assume un ruolo decisivo. Le parole possono sostenere oppure bloccare i processi cognitivi. Un insegnamento fondato esclusivamente sulla prestazione e sulla paura della valutazione rischia di alimentare insicurezza e passività. Al contrario, una comunicazione educativa incoraggiante favorisce senso di autoefficacia e motivazione intrinseca.

Tecnologia, inclusione e nuovi scenari educativi

Le tecnologie digitali possono rappresentare uno strumento importante per personalizzare l’insegnamento, purché vengano utilizzate con equilibrio e intenzionalità pedagogica. Piattaforme interattive, ambienti immersivi, realtà virtuale e strumenti di intelligenza artificiale consentono di adattare attività, tempi e livelli di difficoltà alle esigenze degli studenti.

Tuttavia la neurodidattica ricorda che nessuna tecnologia può sostituire la relazione educativa. Il cervello umano apprende profondamente attraverso il legame sociale, il dialogo, l’empatia e il riconoscimento reciproco. L’apprendimento non è un processo puramente individuale, ma un’esperienza relazionale che coinvolge identità, emozioni e appartenenza.

Inoltre la personalizzazione non deve trasformarsi in isolamento. Uno dei rischi della didattica contemporanea consiste nel frammentare eccessivamente i percorsi, perdendo il valore della dimensione collettiva della classe. Personalizzare significa rispettare le differenze all’interno di una comunità educativa condivisa, non creare percorsi separati e individualistici.

La sfida futura della scuola sarà probabilmente proprio questa. Trovare un equilibrio tra attenzione alla singolarità dello studente e costruzione di esperienze comuni capaci di sviluppare cittadinanza, cooperazione e senso di appartenenza.

Conclusioni

La neurodidattica sta contribuendo a trasformare profondamente il modo di guardare all’insegnamento e all’apprendimento. Le neuroscienze ci ricordano che il cervello umano è dinamico, plastico, emotivo e profondamente relazionale. Ignorare queste evidenze significa rischiare una scuola sempre più distante dai reali bisogni degli studenti.

Personalizzare l’insegnamento non rappresenta una moda pedagogica né un lusso riservato a contesti privilegiati. È una necessità educativa che nasce dalla consapevolezza che ogni studente apprende in modo unico e irripetibile. La vera sfida non consiste nel creare una scuola perfetta, ma una scuola capace di riconoscere le differenze senza trasformarle in disuguaglianze.

In fondo educare significa proprio questo: non costruire studenti identici, ma aiutare ciascuno a sviluppare pienamente le proprie potenzialità cognitive, emotive e umane. Ed è forse qui che neuroscienze e pedagogia possono davvero incontrarsi, restituendo alla scuola la sua dimensione più autentica, quella di luogo in cui ogni mente possa sentirsi vista, compresa e accompagnata nel proprio percorso di crescita.

L’anno scolastico è un anno corto!

L’ANNO SCOLASTICO E’ UN ANNO CORTO!

Franco Buccino

L’anno scolastico è un anno corto. Nelle scuole le ultime settimane di maggio e la prima di giugno sono tradizionalmente dedicate alle interrogazioni. E man mano che adempiono a quest’impegno, i ragazzi “si ritirano”. Anche perché non “si spiega” più, i programmi vanno in stand-by.  Per avere di nuovo tutti i docenti in cattedra e un orario completo e definitivo bisogna attendere i primi di ottobre. Sì, ci sono esami, scrutini, aggiornamento, programmazione, e le infinite operazioni burocratiche. Ma la maggioranza di alunni e studenti passano quattro mesi e più senza scuola.

Oggettivamente troppi. Lo riconosce lo stesso Ministro, e le Regioni, gli Enti Locali, il Terzo Settore. Che provano a tenere le scuole aperte d’estate: con finanziamenti, bandi e progetti. Modesti i risultati, e i progetti, se si fanno, riguardano un numero risibile di ragazzi. In ogni caso non è più la scuola a farli. Anche se le sedi dei progetti estivi, a parte i campi scuola, sono quasi sempre gli edifici scolastici. Le scuole perdono la titolarità della formazione dei pochi ragazzi che frequentano le attività dei progetti, e di tutti gli altri, per poi riprenderla a ottobre…

Che fanno i ragazzi in questi mesi di scuole chiuse? Avendo come qualifica solo quella di studenti, diventano invisibili. Riemergono per fatti di cronaca, spesso nera, perfino handicappati rifiutati ai lidi. Fanno le vacanze a mare con la famiglia, pochi fortunati vanno all’estero con amici. Ma, il resto, stanno per strada, dove apprendono tante cose e fanno amicizie fuori della cerchia familiare, qualche volta pericolose.

Insomma, i ragazzi in questi quattro mesi regrediscono, in gran parte, sul piano dell’apprendimento e delle competenze, su esercizio e metodo di studio; i ragazzi difficili rischiano di perdersi definitivamente; i disabili scompaiono.

Tutti siamo consapevoli dei grossi rischi che corrono, ma non siamo in grado di trovare una soluzione. Pur avendo a disposizione: edifici, aule e spazi; docenti e personale ata, rispettando orari di lavoro e turni di ferie. Ci sarebbe spazio per il recupero, gli approfondimenti, la sperimentazione didattica. O, più realisticamente, un maggior numero di giorni a disposizione, un anno scolastico meno corto.

Passando ai problemi da risolvere, vorrei ricordare le scuole ai tempi del covid, quando bastava tenerle chiuse, ipocritamente, per risolvere problemi di contagio, ma senza nessun “risarcimento” ai ragazzi. Tenere a scuola i ragazzi per più tempo, costa. Non possiamo fare economie sulla loro formazione e sulla qualità della loro vita attuale.

Cominciamo dal caldo estivo. L’aria condizionata non è più un lusso, così come non lo è il riscaldamento. Climatizzare le scuole, come le case, i luoghi di lavoro, i mezzi di trasporto, gli uffici pubblici. Sarebbe ora!

Potrebbero comunque già partire corsi estivi a scuola: un misto equilibrato di recuperi, approfondimenti e soprattutto libere attività. Gruppi di studenti che non siano necessariamente la classe. Con docenti anche di altre sezioni. Sia i genitori che i docenti e il restante personale scelgono i periodi di impegno estivo a scuola fuori dalle proprie ferie.

Sarebbe una bella cosa: nello stesso tempo avere più tempo, un anno scolastico meno corto e una scuola meno arcigna, che non chiude i battenti e in cui i ragazzi possono essere un po’ più protagonisti.  

Veterani di una guerra sconosciuta

Veterani di una guerra sconosciuta

di Vincenzo Andraous

Anche oggi un nuovo episodio di violenza giovanile, c’è scappato il morto, e non si contano i feriti lasciati a terra per pura smania di apparire, di confezionare nuove tacche sul manico del coltello. I giovani arrestati riempiono gli istituti minorili, 

Sì, è vero, vengono presi e ammanettati, ma non hanno alcuna paura della nuova legislazione punitiva, un continuum di aggressioni con lame di ogni foggia e dimensione, molte volte azioni prive di scopo, di utilità, una violenza priva di motivazioni.

A tutto ciò occorre aggiungere l’uso e abuso delle droghe illegali, quale pass necessario a essere veterano di una guerra che però non è mai stata tua né mai lo sarà, ma nel frattempo rendono ingestibile la vivibilità delle periferie come delle città.

Tutto ciò è davvero inaccettabile, ma pensare di combattere questa deriva esistenziale soprattutto nei più giovani, con la sola riposta repressiva, carceraria, è pura follia.

Queste generazioni 2.0, sono identiche a quelle di ieri, di domani, di oggi, perché tutte inchiodate ai totem  della ribellione adolescenziale, ai nuclei famigliari disintegrati, dalle nuove povertà che non consentono di migliorare i rapporti con l’altro, le relazioni nel rispetto delle regole e della legalità. 

Sì, certo, la galera è il giusto castigo, la punizione la conseguenza, ma ugualmente i coltelli girano, colpiscono, fanno sangue e disperazione. 

Le galere per minori stanno collassando, dunque non è la minaccia della reclusione che ferma un irresponsabile di 14 o 15 anni che disconosce la realtà: in prigione non esistono eroi ma soltanto uomini sconfitti.

Già abbiamo detto a sufficienza dell’assenza ingiustificata dei protagonisti dell’educazione di base del cittadino, della famiglia, della scuola, della stessa comunicazione manipolata a briglia sciolta. Sono secoli che lo diciamo, eppure questo è il risultato. 

Di fronte a questo sfascio sociale, dove le parole sono usate male e tutto viene circoscritto con il problema dei maranza ( lo sono )  con l’innalzamento delle pene.

Mi rendo perfettamente conto di non essere un tecnico del diritto, della strategia preventiva, non so quale sia la strada migliore da percorrere con buona speranza di successo, sò soltanto che  il dolore per qualcuno ferito, ucciso, per un innocente vittima designata, è un cratere di profondo dolore che nasconde e spesso nega la necessarietà dell’educare al rispetto dell’altro.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 141

141 del 20-06-2026

Piano Casa

Piano Casa, Valditara: “Priorità al personale scolastico, prosegue la nostra politica di welfare per la scuola”

“Oggi, con l’approvazione dell’emendamento presentato alla Camera dalla maggioranza e sostenuto dal Governo al decreto Piano casa, si dà una ulteriore risposta alle esigenze abitative del personale scolastico. Si tratta di una misura concreta che rientra nella politica di welfare fortemente innovativa che abbiamo perseguito con decisione fin dal nostro insediamento. Con la nuova disposizione, infatti, si dà priorità al personale scolastico nell’ambito delle iniziative, previste dal Piano casa, volte ad agevolare l’accesso al bene della casa”.

Nota 19 giugno 2026, AOODGPER 16054

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per il personale scolastico

Ai Direttori generali degli Uffici scolastici regionali LORO SEDI
Ai dirigenti degli Uffici scolastici territoriali LORO SEDI
Ai dirigenti delle Istituzioni scolastiche statali LORO SEDI
e, p.c., Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione SEDE

OGGETTO: Gestione degli spezzoni inferiori a 7 ore nella scuola secondaria – ulteriori indicazioni operative

Nota 19 giugno 2026, AOODGSIP 2628

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione

Ai Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche del primo e secondo ciclo di istruzione statali e paritarie
Ai Direttori degli Uffici scolastici regionali
Al Dipartimento istruzione della Provincia Autonoma di Trento
Alla Sovrintendenza Scolastica per la Provincia di Bolzano
All’Intendenza Scolastica per la Scuola in lingua tedesca – Bolzano
All’Intendenza Scolastica per le Località Ladine – Bolzano
Alla Sovrintendenza agli studi per la Regione Valle d’Aosta
e, p. c. All’Ufficio di Gabinetto
Al Direttore della Direzione generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica
Alla Presidenza del Consiglio dei ministri
Dipartimento per le politiche della famiglia

Oggetto: Decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29 “Disposizioni in materia di politiche in favore delle persone anziane, in attuazione della delega di cui agli articoli 3, 4 e 5 della legge 23 marzo 2023, n. 33”. Avvio attività di rilevazione relativa all’a.s. 2025/2026


Nota 15 settembre 2025, AOODGSIP 2778
Decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29 “Disposizioni in materia di politiche in favore delle persone anziane, in attuazione della delega di cui agli articoli 3, 4 e 5 della legge 23 marzo 2023, n. 33”. Progettualità e attività delle Istituzioni scolastiche a favore del coinvolgimento delle persone anziane e avvio di rilevazione di carattere nazionale

Nota 19 giugno 2026, AOODGPER 16067

Ministero dell’istruzione e del merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per il personale scolastico

Ai Direttori generali degli UUSSRR
e p.c. Alle organizzazioni sindacali
LORO SEDI

Oggetto: Operazioni di conferimento degli incarichi dirigenziali: conferme, mutamenti e mobilità interregionale con decorrenza 01/09/2026

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 140

140 del 19-06-2026