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Schema Decreto Legislativo (CdM, 14.1.17)

Schema di decreto legislativo
recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato

Schema Decreto Legislativo (CdM, 14.1.17)

Schema di decreto legislativo
recante istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni

Decreto Legislativo 26 agosto 2016, n. 179

Decreto Legislativo 26 agosto 2016, n. 179
(GU n.214 del 13-9-2016)

Modifiche ed integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. (16G00192)

Decreto Legislativo 20 giugno 2016, n. 116

Decreto Legislativo 20 giugno 2016, n. 116

Modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare. (16G00127)

(GU n.149 del 28-6-2016 )

 
 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76, 87 e 97 della Costituzione; 
  Vista la legge 7 agosto  2015,  n.  124,  recante  riorganizzazione
delle amministrazioni pubbliche, e, in  particolare,  l'articolo  17,
comma 1, lettera s), recante delega al Governo per il riordino  della
disciplina  del  lavoro   alle   dipendenze   delle   amministrazioni
pubbliche; 
  Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  recante  norme
generali  sull'ordinamento   del   lavoro   alle   dipendenze   delle
amministrazioni pubbliche e, in particolare gli articoli 55,  55-bis,
55-ter,  55-quater,  55-quinquies,  55-sexies  come   successivamente
modificati dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 20 gennaio 2016; 
  Sentite le organizzazioni  sindacali  maggiormente  rappresentative
nella riunione del 4 febbraio 2016; 
  Acquisito  il  parere  della   Conferenza   unificata,   ai   sensi
dell'articolo 8, del decreto legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,
espresso nella seduta del 3 marzo 2016; 
  Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  Sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 16 marzo 2016; 
  Acquisito  il  parere  della  Commissione   parlamentare   per   la
semplificazione  e  delle  Commissioni  parlamentari  competenti  per
materia e per i profili finanziari della Camera dei  deputati  e  del
Senato della Repubblica; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 15 giugno 2016; 
  Sulla proposta del Ministro per la semplificazione  e  la  pubblica
amministrazione; 
 
                              E m a n a 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
 
                  Modifiche all'articolo 55-quater 
            del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 
 
  1. All'articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) dopo il comma 1 e' inserito il seguente:  «1-bis.  Costituisce
falsa attestazione della presenza  in  servizio  qualunque  modalita'
fraudolenta posta in essere, anche  avvalendosi  di  terzi,  per  far
risultare  il  dipendente   in   servizio   o   trarre   in   inganno
l'amministrazione presso la  quale  il  dipendente  presta  attivita'
lavorativa circa il rispetto  dell'orario  di  lavoro  dello  stesso.
Della violazione risponde anche chi abbia agevolato  con  la  propria
condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta.»; 
    b) dopo il comma 3, sono inseriti i seguenti: «3-bis. Nel caso di
cui al comma 1, lettera a), la falsa attestazione della  presenza  in
servizio,  accertata  in  flagranza  ovvero  mediante  strumenti   di
sorveglianza o di  registrazione  degli  accessi  o  delle  presenze,
determina  l'immediata  sospensione  cautelare  senza  stipendio  del
dipendente, fatto  salvo  il  diritto  all'assegno  alimentare  nella
misura stabilita dalle disposizioni normative e contrattuali vigenti,
senza  obbligo   di   preventiva   audizione   dell'interessato.   La
sospensione e' disposta dal responsabile della struttura  in  cui  il
dipendente  lavora  o,  ove  ne  venga  a   conoscenza   per   primo,
dall'ufficio di cui all'articolo 55-bis, comma 4,  con  provvedimento
motivato, in via immediata  e  comunque  entro  quarantotto  ore  dal
momento in cui i suddetti soggetti ne sono venuti  a  conoscenza.  La
violazione di tale termine non  determina  la  decadenza  dall'azione
disciplinare ne' l'inefficacia  della  sospensione  cautelare,  fatta
salva  l'eventuale  responsabilita'  del  dipendente  cui  essa   sia
imputabile. 
  3-ter. Con il medesimo provvedimento di  sospensione  cautelare  di
cui al comma 3-bis si procede anche  alla  contestuale  contestazione
per iscritto dell'addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi
all'Ufficio di cui all'articolo 55-bis, comma  4.  Il  dipendente  e'
convocato, per il contraddittorio a sua difesa, con un  preavviso  di
almeno quindici giorni e  puo'  farsi  assistere  da  un  procuratore
ovvero  da  un  rappresentante  dell'associazione  sindacale  cui  il
lavoratore  aderisce   o   conferisce   mandato.   Fino   alla   data
dell'audizione, il dipendente  convocato  puo'  inviare  una  memoria
scritta o, in  caso  di  grave,  oggettivo  e  assoluto  impedimento,
formulare motivata istanza di  rinvio  del  termine  per  l'esercizio
della sua difesa per un periodo non superiore  a  cinque  giorni.  Il
differimento del termine a difesa del dipendente puo' essere disposto
solo una volta nel corso  del  procedimento.  L'Ufficio  conclude  il
procedimento entro  trenta  giorni  dalla  ricezione,  da  parte  del
dipendente, della  contestazione  dell'addebito.  La  violazione  dei
suddetti  termini,  fatta  salva  l'eventuale   responsabilita'   del
dipendente cui  essa  sia  imputabile,  non  determina  la  decadenza
dall'azione disciplinare ne' l'invalidita' della  sanzione  irrogata,
purche' non  risulti  irrimediabilmente  compromesso  il  diritto  di
difesa  del  dipendente  e  non  sia  superato  il  termine  per   la
conclusione del procedimento di cui all'articolo 55-bis, comma 4. 
  3-quater. Nei casi di cui al comma 3-bis, la denuncia  al  pubblico
ministero e la segnalazione alla competente procura  regionale  della
Corte dei  conti  avvengono  entro  quindici  giorni  dall'avvio  del
procedimento disciplinare. La Procura della Corte dei  conti,  quando
ne ricorrono  i  presupposti,  emette  invito  a  dedurre  per  danno
d'immagine entro  tre  mesi  dalla  conclusione  della  procedura  di
licenziamento. L'azione di  responsabilita'  e'  esercitata,  con  le
modalita' e nei termini di cui all'articolo 5  del  decreto-legge  15
novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge  14
gennaio 1994, n.  19,  entro  i  centoventi  giorni  successivi  alla
denuncia,  senza  possibilita'  di  proroga.  L'ammontare  del  danno
risarcibile e' rimesso alla valutazione equitativa del giudice  anche
in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di  informazione  e
comunque  l'eventuale  condanna  non  puo'  essere  inferiore  a  sei
mensilita' dell'ultimo stipendio  in  godimento,  oltre  interessi  e
spese di giustizia. 
  3-quinquies. Nei casi di cui al comma 3-bis, per  i  dirigenti  che
abbiano acquisito conoscenza del fatto, ovvero, negli enti  privi  di
qualifica dirigenziale, per i responsabili  di  servizio  competenti,
l'omessa  attivazione  del  procedimento  disciplinare   e   l'omessa
adozione  del   provvedimento   di   sospensione   cautelare,   senza
giustificato motivo, costituiscono illecito disciplinare punibile con
il licenziamento e di esse e' data  notizia,  da  parte  dell'ufficio
competente   per   il   procedimento   disciplinare,    all'Autorita'
giudiziaria ai fini dell'accertamento della sussistenza di  eventuali
reati.». 
                               Art. 2 
 
 
                 Clausola di invarianza finanziaria 
 
  1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
                               Art. 3 
 
 
                      Disposizione transitoria 
 
  1. Le disposizioni di cui all'articolo 1 si applicano agli illeciti
disciplinari commessi successivamente alla data di entrata in  vigore
del presente decreto. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
 
    Dato a Roma, addi' 20 giugno 2016 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                                  Renzi, Presidente del Consiglio dei
                                  ministri 
 
                                  Madia,     Ministro     per      la
                                  semplificazione   e   la   pubblica
                                  amministrazione 
 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

Decreto Legislativo 25 maggio 2016, n. 97

Decreto Legislativo 25 maggio 2016, n. 97

Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. (16G00108)

(GU Serie Generale n.132 del 8-6-2016)

 Vigente al: 23-6-2016

 

Capo I
Modifiche al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33

 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; 
  Visto l'articolo 7 della legge 7  agosto  2015,  n.  124,  recante:
«Deleghe  al   Governo   in   materia   di   riorganizzazione   delle
amministrazioni pubbliche»; 
  Vista la legge 7 agosto  1990,  n.  241,  recante  nuove  norme  in
materia di procedimento amministrativo e di  diritto  di  accesso  ai
documenti amministrativi; 
  Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  recante  norme
generali  sull'ordinamento   del   lavoro   alle   dipendenze   delle
amministrazioni pubbliche; 
  Visto il decreto legislativo  30  giugno  2003,  n.  196,  recante:
«Codice in materia di protezione dei dati personali»; 
  Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n.  82,  recante  Codice
dell'amministrazione digitale; 
  Vista la legge 18 giugno 2009, n. 69, recante: «Disposizioni per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita' nonche'  in
materia di processo civile»; 
  Visto il decreto legislativo 27  ottobre  2009,  n.  150,  recante:
«Attuazione  della  legge  4  marzo  2009,  n.  15,  in  materia   di
ottimizzazione  della  produttivita'  del  lavoro   pubblico   e   di
efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni»; 
  Visto il Codice del  processo  amministrativo  di  cui  al  decreto
legislativo 2 luglio 2010, n. 104; 
  Vista la legge 6 novembre 2012, n. 190, recante: «Disposizioni  per
la prevenzione e la repressione della corruzione  e  dell'illegalita'
nella pubblica amministrazione»; 
  Visto il  decreto  legislativo  14  marzo  2013,  n.  33,  recante:
«Riordino della disciplina riguardante gli obblighi  di  pubblicita',
trasparenza e diffusione di informazioni  da  parte  delle  pubbliche
amministrazioni»; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 20 gennaio 2016; 
  Sentito il Garante per la protezione dei dati personali; 
  Acquisito  il  parere  della   Conferenza   unificata,   ai   sensi
dell'articolo 8, del decreto legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,
espresso nella riunione del 3 marzo 2016; 
  Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  Sezione
consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 18 febbraio 2016; 
  Acquisito  il  parere  della  Commissione   parlamentare   per   la
semplificazione  e  delle  Commissioni  parlamentari  competenti  per
materia e per i profili finanziari; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 16 maggio 2016; 
  Su proposta del Ministro  per  la  semplificazione  e  la  pubblica
amministrazione; 
 
                              E m a n a 
 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
     Modifiche al titolo del decreto legislativo n. 33 del 2013 
 
  1. Il titolo del decreto legislativo  14  marzo  2013,  n.  33,  e'
sostituito dal seguente: «Riordino della  disciplina  riguardante  il
diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicita',  trasparenza
e   diffusione   di   informazioni   da   parte    delle    pubbliche
amministrazioni.». 
                               Art. 2 
 
          Modifiche all'articolo 1 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo n. 33 del 2013,
le  parole  «delle  informazioni   concernenti   l'organizzazione   e
l'attivita' delle pubbliche amministrazioni,  allo  scopo  di»,  sono
sostituite dalle seguenti:  «dei  dati  e  documenti  detenuti  dalle
pubbliche amministrazioni, allo  scopo  di  tutelare  i  diritti  dei
cittadini,   promuovere   la   partecipazione    degli    interessati
all'attivita' amministrativa e». 
                               Art. 3 
 
       Modifiche all'articolo 2 del decreto legislativo n. 33 
             del 2013 e inserimento dell'articolo 2-bis 
 
  1. Il comma 1 dell'articolo 2  del  decreto  legislativo  14  marzo
2013, n. 33, e' sostituito dal  seguente:  «1.  Le  disposizioni  del
presente decreto disciplinano la liberta' di accesso di  chiunque  ai
dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni e  dagli
altri soggetti di cui all'articolo 2-bis, garantita, nel rispetto dei
limiti  relativi  alla  tutela  di  interessi  pubblici   e   privati
giuridicamente rilevanti,  tramite  l'accesso  civico  e  tramite  la
pubblicazione  di  documenti,   informazioni   e   dati   concernenti
l'organizzazione e l'attivita' delle pubbliche amministrazioni  e  le
modalita' per la loro realizzazione.». 
  2. Dopo l'articolo 2 e' inserito il seguente: «Art.  2-bis  (Ambito
soggettivo di applicazione). - 1. Ai fini del presente  decreto,  per
"pubbliche amministrazioni" si intendono tutte le amministrazioni  di
cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,
n.  165,  e  successive  modificazioni,  ivi  comprese  le  autorita'
portuali,  nonche'  le  autorita'  amministrative   indipendenti   di
garanzia, vigilanza e regolazione. 
  2. La medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni
di cui al comma 1 si applica anche, in quanto compatibile: 
  a) agli enti pubblici economici e agli ordini professionali; 
  b) alle societa' in controllo pubblico come  definite  dal  decreto
legislativo emanato in attuazione  dell'articolo  18  della  legge  7
agosto 2015, n. 124. Sono escluse le societa' quotate  come  definite
dallo stesso decreto legislativo emanato in attuazione  dell'articolo
18 della legge 7 agosto 2015, n. 124; 
  c) alle associazioni,  alle  fondazioni  e  agli  enti  di  diritto
privato comunque denominati, anche privi di  personalita'  giuridica,
con bilancio superiore a cinquecentomila euro, la cui  attivita'  sia
finanziata in modo maggioritario per almeno due  esercizi  finanziari
consecutivi nell'ultimo triennio da pubbliche  amministrazioni  e  in
cui  la  totalita'  dei  titolari  o   dei   componenti   dell'organo
d'amministrazione  o  di  indirizzo  sia   designata   da   pubbliche
amministrazioni. 
  3. La medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni
di cui al comma 1 si applica, in quanto compatibile, limitatamente ai
dati e ai documenti  inerenti  all'attivita'  di  pubblico  interesse
disciplinata  dal  diritto  nazionale  o  dell'Unione  europea,  alle
societa'  in  partecipazione  pubblica  come  definite  dal   decreto
legislativo emanato in attuazione  dell'articolo  18  della  legge  7
agosto 2015, n. 124, e alle associazioni, alle fondazioni e agli enti
di diritto  privato,  anche  privi  di  personalita'  giuridica,  con
bilancio superiore a cinquecentomila euro,  che  esercitano  funzioni
amministrative, attivita' di produzione di beni e  servizi  a  favore
delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici.». 
                               Art. 4 
 
          Modifiche all'articolo 3 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 3 del decreto  legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 1, dopo le parole «i dati  oggetto»  sono  inserite  le
seguenti: «di accesso civico, ivi compresi quelli oggetto»; 
  b) dopo il comma 1 sono inseriti i  seguenti:  «1-bis.  L'Autorita'
nazionale anticorruzione, sentito il Garante per  la  protezione  dei
dati personali nel caso in cui siano coinvolti  dati  personali,  con
propria  delibera  adottata,  previa   consultazione   pubblica,   in
conformita' con i principi di proporzionalita' e di  semplificazione,
e all'esclusivo fine di ridurre gli oneri gravanti  sui  soggetti  di
cui all'articolo 2-bis, puo' identificare i dati, le informazioni e i
documenti  oggetto  di  pubblicazione  obbligatoria  ai  sensi  della
disciplina vigente per i quali la pubblicazione in forma integrale e'
sostituita con quella  di  informazioni  riassuntive,  elaborate  per
aggregazione. In questi casi, l'accesso ai dati e ai documenti  nella
loro integrita' e' disciplinato dall'articolo 5. 
  1-ter. L'Autorita' nazionale  anticorruzione  puo',  con  il  Piano
nazionale  anticorruzione,  nel  rispetto  delle   disposizioni   del
presente decreto,  precisare  gli  obblighi  di  pubblicazione  e  le
relative modalita'  di  attuazione,  in  relazione  alla  natura  dei
soggetti, alla loro dimensione organizzativa e alle attivita' svolte,
prevedendo in particolare modalita' semplificate  per  i  comuni  con
popolazione inferiore a 15.000 abitanti, per  gli  ordini  e  collegi
professionali.». 
                               Art. 5 
 
          Inserimento dell'articolo 4-bis e del capo I-bis 
 
  1. Dopo l'articolo 4 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  e'
inserito il seguente: «Art. 4-bis  (Trasparenza  nell'utilizzo  delle
risorse pubbliche). - 1. L'Agenzia per  l'Italia  digitale,  d'intesa
con il Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di promuovere
l'accesso e migliorare la comprensione dei dati relativi all'utilizzo
delle risorse pubbliche, gestisce il sito internet denominato  "Soldi
pubblici"  che  consente  l'accesso  ai  dati  dei  pagamenti   delle
pubbliche amministrazioni e ne permette la consultazione in relazione
alla tipologia di spesa sostenuta e alle amministrazioni che  l'hanno
effettuata, nonche' all'ambito temporale di riferimento. 
  2.   Ciascuna   amministrazione   pubblica   sul    proprio    sito
istituzionale, in una parte chiaramente identificabile della  sezione
"Amministrazione trasparente", i  dati  sui  propri  pagamenti  e  ne
permette la  consultazione  in  relazione  alla  tipologia  di  spesa
sostenuta, all'ambito temporale di riferimento e ai beneficiari. 
  3. Per le spese in materia di personale si applica quanto  previsto
dagli articoli da 15 a 20. 
  4. Dalle disposizioni di cui ai commi 1 e  2  non  devono  derivare
nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza   pubblica.   Le
amministrazioni  interessate  provvedono  ai   relativi   adempimenti
nell'ambito  delle   risorse   umane,   strumentali   e   finanziarie
disponibili a legislazione vigente.». 
  2. Dopo l'articolo 4-bis del decreto legislativo n.  33  del  2013,
come inserito dal comma 1, e' inserito il seguente Capo: «CAPO  I-BIS
- DIRITTO DI ACCESSO A DATI E DOCUMENTI». 
                               Art. 6 
 
Modifiche all'articolo 5 del decreto legislativo n.  33  del  2013  e
  inserimento degli articoli 5-bis e 5-ter e del capo I-ter 
 
  1.  L'articolo  5  del  decreto  legislativo  n.  33  del  2013  e'
sostituito  dal  seguente:  «Art.  5  (Accesso  civico   a   dati   e
documenti). - 1. L'obbligo previsto dalla normativa vigente  in  capo
alle pubbliche amministrazioni di pubblicare documenti,  informazioni
o dati comporta il diritto di chiunque di richiedere i medesimi,  nei
casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione. 
  2.  Allo  scopo  di  favorire  forme  diffuse  di   controllo   sul
perseguimento delle  funzioni  istituzionali  e  sull'utilizzo  delle
risorse pubbliche e di  promuovere  la  partecipazione  al  dibattito
pubblico, chiunque ha diritto di accedere  ai  dati  e  ai  documenti
detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli
oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel  rispetto
dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti
secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis. 
  3. L'esercizio del diritto di cui ai commi 1 e 2 non e'  sottoposto
ad alcuna  limitazione  quanto  alla  legittimazione  soggettiva  del
richiedente. L'istanza  di  accesso  civico  identifica  i  dati,  le
informazioni o i documenti  richiesti  e  non  richiede  motivazione.
L'istanza  puo'  essere  trasmessa  per  via  telematica  secondo  le
modalita' previste dal decreto legislativo 7 marzo  2005,  n.  82,  e
successive modificazioni, ed e' presentata  alternativamente  ad  uno
dei seguenti uffici: 
  a) all'ufficio che detiene i dati, le informazioni o i documenti; 
  b) all'Ufficio relazioni con il pubblico; 
  c) ad altro ufficio  indicato  dall'amministrazione  nella  sezione
"Amministrazione trasparente" del sito istituzionale; 
  d) al responsabile  della  prevenzione  della  corruzione  e  della
trasparenza, ove l'istanza  abbia  a  oggetto  dati,  informazioni  o
documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi del presente
decreto. 
  4. Il rilascio  di  dati  o  documenti  in  formato  elettronico  o
cartaceo e' gratuito, salvo  il  rimborso  del  costo  effettivamente
sostenuto e documentato dall'amministrazione per la  riproduzione  su
supporti materiali. 
  5.   Fatti   salvi   i   casi   di   pubblicazione    obbligatoria,
l'amministrazione cui e' indirizzata  la  richiesta  di  accesso,  se
individua soggetti controinteressati, ai sensi  dell'articolo  5-bis,
comma 2, e' tenuta a dare comunicazione agli stessi,  mediante  invio
di copia con raccomandata  con  avviso  di  ricevimento,  o  per  via
telematica  per  coloro  che  abbiano  consentito   tale   forma   di
comunicazione.   Entro   dieci   giorni   dalla    ricezione    della
comunicazione, i controinteressati possono  presentare  una  motivata
opposizione, anche per via telematica, alla richiesta di  accesso.  A
decorrere dalla comunicazione ai controinteressati, il termine di cui
al  comma  6  e'   sospeso   fino   all'eventuale   opposizione   dei
controinteressati. Decorso tale termine, la pubblica  amministrazione
provvede sulla richiesta, accertata la ricezione della comunicazione. 
  6.  Il  procedimento  di  accesso  civico  deve   concludersi   con
provvedimento espresso e motivato nel termine di trenta giorni  dalla
presentazione dell'istanza con la comunicazione al richiedente e agli
eventuali    controinteressati.    In    caso    di     accoglimento,
l'amministrazione   provvede   a   trasmettere   tempestivamente   al
richiedente i dati o i documenti richiesti, ovvero, nel caso  in  cui
l'istanza  riguardi  dati,  informazioni  o  documenti   oggetto   di
pubblicazione  obbligatoria  ai  sensi  del   presente   decreto,   a
pubblicare sul sito i dati, le informazioni o i documenti richiesti e
a comunicare al richiedente l'avvenuta  pubblicazione  dello  stesso,
indicandogli  il  relativo  collegamento  ipertestuale.  In  caso  di
accoglimento   della   richiesta   di   accesso   civico   nonostante
l'opposizione del  controinteressato,  salvi  i  casi  di  comprovata
indifferibilita',   l'amministrazione   ne   da'   comunicazione   al
controinteressato e provvede a trasmettere al richiedente i dati o  i
documenti richiesti non prima  di  quindici  giorni  dalla  ricezione
della  stessa  comunicazione  da  parte  del  controinteressato.   Il
rifiuto, il differimento e la limitazione dell'accesso devono  essere
motivati con riferimento ai casi e ai limiti stabiliti  dall'articolo
5-bis. Il responsabile della prevenzione  della  corruzione  e  della
trasparenza puo' chiedere agli uffici della relativa  amministrazione
informazioni sull'esito delle istanze. 
  7. Nei casi di diniego totale o parziale dell'accesso o di  mancata
risposta entro il termine indicato al comma 6,  il  richiedente  puo'
presentare richiesta di riesame  al  responsabile  della  prevenzione
della corruzione e della trasparenza, di  cui  all'articolo  43,  che
decide con provvedimento motivato, entro il termine di venti  giorni.
Se l'accesso e' stato negato o differito a tutela degli interessi  di
cui all'articolo 5-bis, comma 2, lettera a), il suddetto responsabile
provvede sentito il Garante per la protezione dei dati personali,  il
quale si pronuncia entro il termine di dieci giorni dalla  richiesta.
A decorrere dalla comunicazione al Garante, il termine per l'adozione
del provvedimento da parte del responsabile  e'  sospeso,  fino  alla
ricezione del parere del  Garante  e  comunque  per  un  periodo  non
superiore  ai   predetti   dieci   giorni.   Avverso   la   decisione
dell'amministrazione competente o, in caso di richiesta  di  riesame,
avverso quella del responsabile della prevenzione della corruzione  e
della trasparenza, il richiedente puo' proporre ricorso al  Tribunale
amministrativo regionale ai sensi dell'articolo 116  del  Codice  del
processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio  2010,
n. 104. 
  8. Qualora si tratti di atti delle amministrazioni delle regioni  o
degli enti locali, il richiedente puo' altresi' presentare ricorso al
difensore civico competente per ambito territoriale, ove  costituito.
Qualora tale  organo  non  sia  stato  istituito,  la  competenza  e'
attribuita al difensore civico competente per  l'ambito  territoriale
immediatamente  superiore.  Il   ricorso   va   altresi'   notificato
all'amministrazione interessata. Il  difensore  civico  si  pronuncia
entro trenta giorni dalla presentazione del ricorso. Se il  difensore
civico ritiene illegittimo il diniego o il differimento,  ne  informa
il richiedente  e  lo  comunica  all'amministrazione  competente.  Se
questa non conferma il diniego o il differimento entro trenta  giorni
dal ricevimento della comunicazione del difensore  civico,  l'accesso
e' consentito. Qualora il richiedente l'accesso  si  sia  rivolto  al
difensore civico, il termine di cui all'articolo 116,  comma  1,  del
Codice del processo amministrativo decorre dalla data di ricevimento,
da parte del richiedente, dell'esito della sua istanza  al  difensore
civico. Se l'accesso e' stato  negato  o  differito  a  tutela  degli
interessi  di  cui  all'articolo  5-bis,  comma  2,  lettera  a),  il
difensore civico provvede sentito il Garante per  la  protezione  dei
dati personali, il quale si  pronuncia  entro  il  termine  di  dieci
giorni dalla richiesta. A decorrere dalla comunicazione  al  Garante,
il termine per la pronuncia  del  difensore  e'  sospeso,  fino  alla
ricezione del parere del  Garante  e  comunque  per  un  periodo  non
superiore ai predetti dieci giorni. 
  9.  Nei  casi  di  accoglimento  della  richiesta  di  accesso,  il
controinteressato puo' presentare richiesta di riesame ai  sensi  del
comma 7 e presentare ricorso al difensore civico ai sensi  del  comma
8. 
  10. Nel caso in cui la richiesta di accesso civico  riguardi  dati,
informazioni o documenti oggetto  di  pubblicazione  obbligatoria  ai
sensi del presente decreto, il responsabile della  prevenzione  della
corruzione  e  della  trasparenza  ha  l'obbligo  di  effettuare   la
segnalazione di cui all'articolo 43, comma 5. 
  11. Restano fermi gli obblighi di pubblicazione previsti  dal  Capo
II, nonche' le diverse forme di accesso  degli  interessati  previste
dal Capo V della legge 7 agosto 1990, n. 241.». 
  2.  Dopo  l'articolo  5  sono  inseriti  i  seguenti:  «Art.  5-bis
(Esclusioni e limiti all'accesso civico). -  1. L'accesso  civico  di
cui all'articolo 5, comma 2, e' rifiutato se il diniego e' necessario
per  evitare  un  pregiudizio  concreto  alla  tutela  di  uno  degli
interessi pubblici inerenti a: 
  a) la sicurezza pubblica e l'ordine pubblico; 
  b) la sicurezza nazionale; 
  c) la difesa e le questioni militari; 
  d) le relazioni internazionali; 
  e) la politica e  la  stabilita'  finanziaria  ed  economica  dello
Stato; 
  f) la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento; 
  g) il regolare svolgimento di attivita' ispettive. 
  2. L'accesso di cui all'articolo 5, comma 2, e' altresi'  rifiutato
se il diniego e' necessario per evitare un pregiudizio concreto  alla
tutela di uno dei seguenti interessi privati: 
  a)  la  protezione  dei  dati  personali,  in  conformita'  con  la
disciplina legislativa in materia; 
  b) la liberta' e la segretezza della corrispondenza; 
  c) gli interessi economici e commerciali di una  persona  fisica  o
giuridica, ivi  compresi  la  proprieta'  intellettuale,  il  diritto
d'autore e i segreti commerciali. 
  3. Il diritto di cui all'articolo 5, comma 2, e' escluso  nei  casi
di segreto di Stato e negli  altri  casi  di  divieti  di  accesso  o
divulgazione previsti  dalla  legge,  ivi  compresi  i  casi  in  cui
l'accesso e' subordinato dalla  disciplina  vigente  al  rispetto  di
specifiche condizioni, modalita' o  limiti,  inclusi  quelli  di  cui
all'articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990. 
  4. Restano fermi  gli  obblighi  di  pubblicazione  previsti  dalla
normativa vigente. Se i limiti di cui  ai  commi  1  e  2  riguardano
soltanto alcuni dati o alcune parti  del  documento  richiesto,  deve
essere consentito l'accesso agli altri dati o alle altre parti. 
  5. I limiti di cui ai commi 1 e 2 si applicano  unicamente  per  il
periodo nel quale la protezione e'  giustificata  in  relazione  alla
natura del dato. L'accesso civico non puo' essere negato ove, per  la
tutela degli interessi di cui ai commi 1 e 2,  sia  sufficiente  fare
ricorso al potere di differimento. 
  6.  Ai  fini  della  definizione  delle  esclusioni  e  dei  limiti
all'accesso civico di cui al presente articolo, l'Autorita' nazionale
anticorruzione, d'intesa con il Garante per la  protezione  dei  dati
personali e sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del
decreto legislativo 28  agosto  1997,  n.  281,  adotta  linee  guida
recanti indicazioni operative. 
  Art.  5-ter  (Accesso  per  fini  scientifici  ai  dati  elementari
raccolti per finalita'  statistiche). - 1.  Gli  enti  e  uffici  del
Sistema statistico nazionale  ai  sensi  del  decreto  legislativo  6
settembre  1989,  n.  322,  di  seguito  Sistan,  possono  consentire
l'accesso per fini scientifici ai  dati  elementari,  privi  di  ogni
riferimento  che  permetta  l'identificazione  diretta  delle  unita'
statistiche, raccolti nell'ambito di trattamenti statistici di cui  i
medesimi soggetti siano titolari, a condizione che: 
  a)  l'accesso  sia  richiesto   da   ricercatori   appartenenti   a
universita', enti di ricerca e istituzioni pubbliche o private o loro
strutture di ricerca,  inseriti  nell'elenco  redatto  dall'autorita'
statistica dell'Unione europea (Eurostat) o che risultino in possesso
dei requisiti stabiliti ai sensi del comma 3, lettera a),  a  seguito
di valutazione  effettuata  dal  medesimo  soggetto  del  Sistan  che
concede l'accesso e approvata dal Comitato di cui al  medesimo  comma
3; 
  b)  sia  sottoscritto,  da  parte  di  un  soggetto   abilitato   a
rappresentare  l'ente  richiedente,  un   impegno   di   riservatezza
specificante le condizioni di utilizzo dei  dati,  gli  obblighi  dei
ricercatori, i provvedimenti previsti in  caso  di  violazione  degli
impegni  assunti,  nonche'  le  misure  adottate  per   tutelare   la
riservatezza dei dati; 
  c) sia presentata una proposta di ricerca e la stessa sia  ritenuta
adeguata, sulla base dei criteri di cui al comma 3, lettera  b),  dal
medesimo soggetto del Sistan che concede l'accesso. Il progetto  deve
specificare lo scopo della ricerca, il motivo per il quale tale scopo
non puo' essere conseguito senza l'utilizzo  di  dati  elementari,  i
ricercatori che hanno accesso ai dati, i dati richiesti, i metodi  di
ricerca e i risultati che si intendono diffondere. Alla  proposta  di
ricerca sono  allegate  dichiarazioni  di  riservatezza  sottoscritte
singolarmente dai ricercatori che avranno accesso ai dati.  E'  fatto
divieto di effettuare trattamenti  diversi  da  quelli  previsti  nel
progetto di ricerca, conservare i dati elementari oltre i termini  di
durata del progetto, comunicare i dati a terzi  e  diffonderli,  pena
l'applicazione della sanzione di cui all'articolo 162,  comma  2-bis,
del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. 
  2. I dati elementari di cui al comma 1, tenuto conto  dei  tipi  di
dati nonche' dei rischi e delle  conseguenze  di  una  loro  illecita
divulgazione, sono messi a disposizione dei ricercatori  sotto  forma
di file a cui sono stati applicati metodi di controllo al fine di non
permettere  l'identificazione  dell'unita'  statistica.  In  caso  di
motivata richiesta, da cui emerga la necessita' ai fini della ricerca
e  l'impossibilita'  di   soluzioni   alternative,   sono   messi   a
disposizione file a cui non sono stati applicati tali metodi, purche'
l'utilizzo  di  questi  ultimi  avvenga  all'interno  di   laboratori
costituiti dal titolare dei trattamenti statistici cui afferiscono  i
dati, accessibili anche da remoto tramite  laboratori  organizzati  e
gestiti da soggetto ritenuto idoneo e a condizione  che  il  rilascio
dei risultati delle elaborazioni sia autorizzato dal responsabile del
laboratorio stesso, che i risultati della ricerca non  permettano  il
collegamento con le unita' statistiche, nel rispetto delle  norme  in
materia di segreto statistico e di protezione dei dati  personali,  o
nell'ambito di progetti congiunti finalizzati anche al  perseguimento
di compiti istituzionali del titolare del trattamento statistico  cui
afferiscono i dati, sulla base  di  appositi  protocolli  di  ricerca
sottoscritti dai ricercatori che partecipano al progetto,  nei  quali
siano richiamate le norme in  materia  di  segreto  statistico  e  di
protezione dei dati personali. 
  3. Sentito il Garante per la  protezione  dei  dati  personali,  il
Comitato di indirizzo e  coordinamento  dell'informazione  statistica
(Comstat), con atto da emanarsi ai sensi dell'articolo  3,  comma  6,
del decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2010, n. 166,
avvalendosi del  supporto  dell'Istat,  adotta  le  linee  guida  per
l'attuazione  della  disciplina  di  cui  al  presente  articolo.  In
particolare, il Comstat stabilisce: 
  a) i criteri per il riconoscimento degli enti di cui  al  comma  1,
lettera a),  avuto  riguardo  agli  scopi  istituzionali  perseguiti,
all'attivita'  svolta  e  all'organizzazione  interna  in   relazione
all'attivita' di ricerca, nonche' alle misure adottate per  garantire
la sicurezza dei dati; 
  b) i criteri  di  ammissibilita'  dei  progetti  di  ricerca  avuto
riguardo allo scopo della ricerca, alla necessita'  di  disporre  dei
dati richiesti, ai risultati e benefici attesi e ai metodi  impiegati
per la loro analisi e diffusione; 
  c) le modalita' di organizzazione e  funzionamento  dei  laboratori
fisici e virtuali di cui al comma 2; 
  d) i  criteri  per  l'accreditamento  dei  gestori  dei  laboratori
virtuali, avuto riguardo agli  scopi  istituzionali,  all'adeguatezza
della struttura organizzativa e alle misure adottate per la  gestione
e la sicurezza dei dati; 
  e) le conseguenze di eventuali  violazioni  degli  impegni  assunti
dall'ente di ricerca e dai singoli ricercatori. 
  4. Nei siti istituzionali del Sistan  e  di  ciascun  soggetto  del
Sistan sono pubblicati gli elenchi degli enti di ricerca riconosciuti
e dei file di dati elementari resi disponibili. 
  5. Il presente articolo si applica anche ai dati relativi a persone
giuridiche, enti od associazioni.». 
  3. Dopo l'articolo 5-ter, come inserito dal comma 2, e' inserito il
seguente  Capo:  «CAPO  I-TER  -  PUBBLICAZIONE   DEI   DATI,   DELLE
INFORMAZIONI E DEI DOCUMENTI». 
                               Art. 7 
 
                   Inserimento dell'articolo 7-bis 
 
  1.  Dopo  l'articolo  7  e'  inserito  il  seguente:  «Art.   7-bis
(Riutilizzo dei dati pubblicati). - 1. Gli obblighi di  pubblicazione
dei dati personali diversi dai dati sensibili e dai dati  giudiziari,
di cui all'articolo 4,  comma  1,  lettere  d)  ed  e),  del  decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, comportano la possibilita' di una
diffusione dei dati medesimi attraverso siti  istituzionali,  nonche'
il  loro  trattamento  secondo  modalita'  che   ne   consentono   la
indicizzazione e la rintracciabilita' tramite i motori di ricerca web
ed il loro riutilizzo ai  sensi  dell'articolo  7  nel  rispetto  dei
principi sul trattamento dei dati personali. 
  2. La pubblicazione  nei  siti  istituzionali,  in  attuazione  del
presente decreto, di dati relativi a titolari di organi di  indirizzo
politico e di uffici o incarichi di diretta collaborazione, nonche' a
dirigenti titolari degli organi amministrativi  e'  finalizzata  alla
realizzazione della trasparenza pubblica, che integra  una  finalita'
di rilevante interesse pubblico  nel  rispetto  della  disciplina  in
materia di protezione dei dati personali. 
  3. Le pubbliche amministrazioni possono disporre  la  pubblicazione
nel proprio sito istituzionale di dati, informazioni e documenti  che
non hanno l'obbligo di pubblicare ai sensi  del  presente  decreto  o
sulla base di  specifica  previsione  di  legge  o  regolamento,  nel
rispetto dei limiti indicati  dall'articolo  5-bis,  procedendo  alla
indicazione  in  forma  anonima  dei  dati  personali   eventualmente
presenti. 
  4. Nei casi in cui norme di legge o  di  regolamento  prevedano  la
pubblicazione di  atti  o  documenti,  le  pubbliche  amministrazioni
provvedono  a  rendere  non  intelligibili  i  dati   personali   non
pertinenti o, se sensibili o giudiziari, non indispensabili  rispetto
alle specifiche finalita' di trasparenza della pubblicazione. 
  5. Le notizie  concernenti  lo  svolgimento  delle  prestazioni  di
chiunque  sia  addetto  a  una  funzione  pubblica  e   la   relativa
valutazione   sono   rese   accessibili    dall'amministrazione    di
appartenenza. Non sono invece ostensibili, se non nei  casi  previsti
dalla legge, le notizie concernenti  la  natura  delle  infermita'  e
degli impedimenti personali o familiari che causino l'astensione  dal
lavoro,  nonche'  le  componenti  della  valutazione  o  le   notizie
concernenti il rapporto  di  lavoro  tra  il  predetto  dipendente  e
l'amministrazione, idonee a rivelare taluna delle informazioni di cui
all'articolo 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo  n.  196
del 2003. 
  6. Restano fermi i  limiti  all'accesso  e  alla  diffusione  delle
informazioni di cui all'articolo 24, commi  1  e  6,  della  legge  7
agosto 1990, n. 241, e successive modifiche, di tutti i dati  di  cui
all'articolo 9 del decreto legislativo 6 settembre 1989, n.  322,  di
quelli previsti dalla normativa europea  in  materia  di  tutela  del
segreto statistico e di quelli che  siano  espressamente  qualificati
come riservati  dalla  normativa  nazionale  ed  europea  in  materia
statistica, nonche' quelli relativi alla diffusione dei dati idonei a
rivelare lo stato di salute e la vita sessuale. 
  7. La Commissione di cui all'articolo 27 della legge 7 agosto 1990,
n. 241, continua ad operare  anche  oltre  la  scadenza  del  mandato
prevista dalla disciplina vigente, senza oneri a carico del  bilancio
dello Stato. 
  8. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente decreto  i
servizi di aggregazione, estrazione e trasmissione massiva degli atti
memorizzati in banche dati rese disponibili sul web.». 
                               Art. 8 
 
          Modifiche all'articolo 8 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 8 del decreto  legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 3 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:  «Decorsi
detti termini, i relativi dati e documenti sono accessibili ai  sensi
dell'articolo 5.»; 
  b) dopo il comma 3 e' inserito  il  seguente:  «3-bis.  L'Autorita'
nazionale anticorruzione, sulla base di una valutazione  del  rischio
corruttivo, delle esigenze di semplificazione e  delle  richieste  di
accesso, determina, anche su proposta del Garante per  la  protezione
dei dati personali, i casi in cui la durata della  pubblicazione  del
dato e del documento puo' essere inferiore a 5 anni.». 
                               Art. 9 
 
       Modifiche all'articolo 9 del decreto legislativo n. 33 
             del 2013 e inserimento dell'articolo 9-bis 
 
  1. All'articolo 9 del decreto  legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 1, dopo il primo periodo e' inserito il  seguente:  «Al
fine di evitare eventuali  duplicazioni,  la  suddetta  pubblicazione
puo' essere sostituita da un collegamento ipertestuale  alla  sezione
del sito in  cui  sono  presenti  i  relativi  dati,  informazioni  o
documenti,  assicurando  la  qualita'  delle  informazioni   di   cui
all'articolo 6.»; 
  b) il comma 2 e' abrogato. 
  2.  Dopo  l'articolo  9  e'  inserito  il  seguente:  «Art.   9-bis
(Pubblicazione delle banche dati). - 1. Le pubbliche  amministrazioni
titolari delle banche dati di cui all'Allegato B pubblicano  i  dati,
contenuti nelle medesime banche dati, corrispondenti agli obblighi di
pubblicazione di cui al presente decreto, indicati nel medesimo,  con
i requisiti di cui all'articolo 6, ove compatibili con  le  modalita'
di raccolta ed elaborazione dei dati. 
  2. Nei casi di cui al comma 1, nei limiti dei  dati  effettivamente
contenuti nelle banche dati di cui al medesimo comma, i  soggetti  di
cui all'articolo  2-bis  adempiono  agli  obblighi  di  pubblicazione
previsti dal presente decreto, indicati nell'Allegato B, mediante  la
comunicazione dei dati, delle  informazioni  o  dei  documenti  dagli
stessi detenuti  all'amministrazione  titolare  della  corrispondente
banca dati e con la pubblicazione  sul  proprio  sito  istituzionale,
nella  sezione  "Amministrazione   trasparente",   del   collegamento
ipertestuale, rispettivamente, alla banca dati contenente i  relativi
dati, informazioni o documenti, ferma restando la possibilita' per le
amministrazioni  di  continuare  a  pubblicare  sul  proprio  sito  i
predetti dati purche' identici a quelli comunicati alla banca dati. 
  3. Nel caso in cui sia stata omessa la pubblicazione, nelle  banche
dati, dei dati oggetto di comunicazione  ai  sensi  del  comma  2  ed
effettivamente comunicati, la richiesta  di  accesso  civico  di  cui
all'articolo 5 e' presentata al responsabile della prevenzione  della
corruzione e della trasparenza  dell'amministrazione  titolare  della
banca dati. 
  4. Qualora l'omessa pubblicazione dei dati da parte delle pubbliche
amministrazioni di cui al comma 1 sia imputabile ai soggetti  di  cui
al comma 2, la richiesta di accesso civico di cui all'articolo  5  e'
presentata al responsabile della prevenzione della corruzione e della
trasparenza dell'amministrazione tenuta alla comunicazione.». 
                               Art. 10 
 
          Modifiche all'articolo 10 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 10 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) la rubrica e' sostituita dalla seguente: «Coordinamento  con  il
Piano triennale per la prevenzione della corruzione»; 
  b) il comma 1 e' sostituito dal seguente: «1. Ogni  amministrazione
indica, in un'apposita sezione del Piano triennale per la prevenzione
della corruzione di cui all'articolo 1, comma 5, della legge  n.  190
del 2012, i responsabili della trasmissione e della pubblicazione dei
documenti, delle informazioni  e  dei  dati  ai  sensi  del  presente
decreto.»; 
  c) il comma 2 e' abrogato; 
  d) il comma 3 e' sostituito dal  seguente:  «3.  La  promozione  di
maggiori livelli di trasparenza costituisce un  obiettivo  strategico
di ogni amministrazione,  che  deve  tradursi  nella  definizione  di
obiettivi organizzativi e individuali.»; 
  e) il comma 7 e' abrogato; 
    f) al comma 8, la lettera a) e' sostituita dalla seguente: «a) il
Piano triennale per la prevenzione della corruzione;» e la lettera d)
e' soppressa. 
                               Art. 11 
 
          Modifiche all'articolo 12 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 12 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 1: 
      1) dopo le parole «e ogni atto» sono inserite le  seguenti:  «,
previsto dalla legge o comunque adottato,»; 
      2) dopo le parole «i  codici  di  condotta»  sono  inserite  le
seguenti: «, le misure integrative di  prevenzione  della  corruzione
individuate ai sensi dell'articolo 1, comma 2-bis, della legge n. 190
del 2012, i documenti di programmazione strategico-gestionale  e  gli
atti degli organismi indipendenti di valutazione». 
                               Art. 12 
 
          Modifiche all'articolo 13 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n.
33 del 2013, le parole: «e le risorse a disposizione» sono soppresse. 
                               Art. 13 
 
          Modifiche all'articolo 14 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 14 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) la  rubrica  dell'articolo  14  e'  sostituita  dalla  seguente:
«Obblighi  di  pubblicazione  concernenti  i  titolari  di  incarichi
politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i  titolari
di incarichi dirigenziali»; 
  b) al  comma  1,  le  parole  «di  carattere  elettivo  o  comunque
esercizio di poteri di  indirizzo  politico»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «anche se non  di  carattere  elettivo»  e  le  parole  «le
pubbliche amministrazioni pubblicano con riferimento a tutti i propri
componenti,» sono sostituite dalle seguenti: «lo Stato, le regioni  e
gli enti locali pubblicano»; 
  c) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: «1-bis.  Le  pubbliche
amministrazioni pubblicano i dati di cui al comma 1 per i titolari di
incarichi o cariche di amministrazione, di  direzione  o  di  governo
comunque denominati, salvo che siano attribuiti a titolo gratuito,  e
per  i  titolari  di  incarichi  dirigenziali,  a  qualsiasi   titolo
conferiti, ivi inclusi quelli conferiti discrezionalmente dall'organo
di indirizzo politico senza procedure pubbliche di selezione. 
  1-ter. Ciascun dirigente  comunica  all'amministrazione  presso  la
quale presta servizio gli emolumenti complessivi percepiti  a  carico
della  finanza  pubblica,  anche  in  relazione  a  quanto   previsto
dall'articolo 13, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2014,  n.  66,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23  giugno  2014,  n.  89.
L'amministrazione pubblica sul proprio sito istituzionale l'ammontare
complessivo dei suddetti emolumenti per ciascun dirigente. 
  1-quater. Negli atti di conferimento di  incarichi  dirigenziali  e
nei relativi contratti sono riportati gli obiettivi  di  trasparenza,
finalizzati a rendere i dati pubblicati di immediata  comprensione  e
consultazione per il cittadino, con particolare riferimento  ai  dati
di bilancio sulle spese e ai costi del personale, da indicare sia  in
modo aggregato che analitico. Il mancato raggiungimento dei  suddetti
obiettivi   determina   responsabilita'   dirigenziale    ai    sensi
dell'articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165.  Del
mancato raggiungimento dei suddetti obiettivi si tiene conto ai  fini
del conferimento di successivi incarichi. 
  1-quinquies. Gli obblighi di pubblicazione di cui  al  comma  1  si
applicano anche ai titolari di posizioni  organizzative  a  cui  sono
affidate deleghe ai sensi dell'articolo 17, comma 1-bis, del  decreto
legislativo n. 165 del 2001, nonche' nei  casi  di  cui  all'articolo
4-bis, comma 2, del decreto-legge 19 giugno 2015, n.  78  e  in  ogni
altro caso in cui sono svolte funzioni dirigenziali.  Per  gli  altri
titolari di posizioni organizzative e' pubblicato il solo  curriculum
vitae.»; 
    d)  il  comma  2  e'  sostituito  dal  seguente:  «Le   pubbliche
amministrazioni pubblicano i dati cui ai commi 1 e  1-bis  entro  tre
mesi dalla elezione, dalla nomina o dal conferimento dell'incarico  e
per  i  tre  anni  successivi  dalla   cessazione   del   mandato   o
dell'incarico dei soggetti,  salve  le  informazioni  concernenti  la
situazione patrimoniale  e,  ove  consentita,  la  dichiarazione  del
coniuge non separato e  dei  parenti  entro  il  secondo  grado,  che
vengono pubblicate fino alla cessazione dell'incarico o del  mandato.
Decorsi detti termini, i relativi dati e documenti  sono  accessibili
ai sensi dell'articolo 5.». 
                               Art. 14 
 
Modifiche all'articolo 15 del decreto legislativo n. 33  del  2013  e
             inserimento degli articoli 15-bis e 15-ter 
 
  1. All'articolo 15 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) la rubrica dell'articolo e' sostituita dalla seguente: «Obblighi
di   pubblicazione   concernenti   i   titolari   di   incarichi   di
collaborazione o consulenza»; 
  b) al comma 1, 
  1)  all'alinea,  le  parole  «Fermi  restando  gli  obblighi»  sono
sostituite  dalle   seguenti:   «Fermo   restando   quanto   previsto
dall'articolo 9-bis e fermi restando gli  obblighi»  e  le  parole  «
amministrativi di vertice e di incarichi  dirigenziali,  a  qualsiasi
titolo conferiti, nonche'» sono soppresse; 
  2) alla lettera d), le parole: «di lavoro,» sono soppresse; 
    c) al comma 2, le parole «dirigenziali a soggetti  estranei  alla
pubblica amministrazione,» sono soppresse; 
    d) il comma 5 e' abrogato. 
  2. Dopo l'articolo  15  sono  inseriti  i  seguenti:  «Art.  15-bis
(Obblighi di  pubblicazione  concernenti  incarichi  conferiti  nelle
societa'   controllate). - 1.   Fermo   restando   quanto    previsto
dall'articolo 9-bis, le societa' a  controllo  pubblico,  nonche'  le
societa' in regime di amministrazione  straordinaria,  ad  esclusione
delle societa' emittenti strumenti  finanziari  quotati  nei  mercati
regolamentati e loro controllate, pubblicano, entro trenta giorni dal
conferimento di incarichi  di  collaborazione,  di  consulenza  o  di
incarichi professionali, inclusi quelli arbitrali, e per i  due  anni
successivi alla loro cessazione, le seguenti informazioni: 
  a) gli estremi dell'atto di conferimento  dell'incarico,  l'oggetto
della prestazione, la ragione dell'incarico e la durata; 
  b) il curriculum vitae; 
  c)  i  compensi,  comunque  denominati,  relativi  al  rapporto  di
consulenza o di collaborazione, nonche' agli incarichi professionali,
inclusi quelli arbitrali; 
  d) il tipo di procedura seguita per la selezione del  contraente  e
il numero di partecipanti alla procedura. 
  2.  La  pubblicazione  delle  informazioni  di  cui  al  comma   1,
relativamente ad incarichi per i quali e' previsto  un  compenso,  e'
condizione di efficacia per il pagamento stesso. In caso di omessa  o
parziale pubblicazione, il soggetto responsabile della  pubblicazione
ed il soggetto che ha effettuato il pagamento sono  soggetti  ad  una
sanzione pari alla somma corrisposta. 
  Art.   15-ter   (Obblighi   di   pubblicazione   concernenti    gli
amministratori e gli esperti nominati  da  organi  giurisdizionali  o
amministrativi).  - 1. L'albo  di  cui  all'articolo  1  del  decreto
legislativo  4  febbraio  2010,  n.  14,  e'  tenuto  con   modalita'
informatiche ed e' inserito in un'area  pubblica  dedicata  del  sito
istituzionale del Ministero della giustizia. Nell'albo sono indicati,
per  ciascun  iscritto,  gli  incarichi  ricevuti,  con  precisazione
dell'autorita'  che  lo  ha  conferito  e  della  relativa  data   di
attribuzione e di cessazione,  nonche'  gli  acconti  e  il  compenso
finale liquidati. I dati di cui al periodo precedente  sono  inseriti
nell'albo, a cura della  cancelleria,  entro  quindici  giorni  dalla
pronuncia del provvedimento. Il regolamento di  cui  all'articolo  10
del suddetto decreto  legislativo  n.  14  del  2010  stabilisce  gli
ulteriori dati che devono essere contenuti nell'albo. 
  2. L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione  dei
beni sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata,  di  cui
all'articolo 110 del decreto legislativo 6 settembre  2011,  n.  159,
pubblica sul proprio sito istituzionale gli  incarichi  conferiti  ai
tecnici e agli altri soggetti qualificati  di  cui  all'articolo  38,
comma 3, dello stesso decreto legislativo n. 159 del 2011, nonche'  i
compensi a ciascuno di essi liquidati. 
  3. Nel registro di cui all'articolo 28,  quarto  comma,  del  regio
decreto  16  marzo  1942,  n.  267,  vengono  altresi'   annotati   i
provvedimenti di liquidazione degli acconti e del compenso finale  in
favore di ciascuno dei soggetti  di  cui  al  medesimo  articolo  28,
quelli di chiusura del fallimento e di omologazione del concordato  e
quelli che attestano l'esecuzione del concordato, nonche' l'ammontare
dell'attivo e del passivo delle procedure chiuse. 
  4.  Le  prefetture  pubblicano  i  provvedimenti  di  nomina  e  di
quantificazione dei compensi degli  amministratori  e  degli  esperti
nominati ai sensi dell'articolo 32 del decreto-legge 24 giugno  2014,
n. 90.». 
                               Art. 15 
 
          Modifiche all'articolo 16 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 16 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma  1,  le  parole  «Le  pubbliche  amministrazioni»  sono
sostituite  dalle   seguenti:   «Fermo   restando   quanto   previsto
dall'articolo 9-bis, le pubbliche amministrazioni»; 
  b) al comma  2,  le  parole  «Le  pubbliche  amministrazioni»  sono
sostituite  dalle   seguenti:   «Fermo   restando   quanto   previsto
dall'articolo 9-bis, le pubbliche amministrazioni»; 
  c)  dopo  il  comma  3,  e'  inserito  il  seguente:   «3-bis.   Il
Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza  del  Consiglio
dei ministri assicura adeguate forme di pubblicita' dei  processi  di
mobilita'  dei  dipendenti  delle  pubbliche  amministrazioni,  anche
attraverso la  pubblicazione  di  dati  identificativi  dei  soggetti
interessati.». 
                               Art. 16 
 
          Modifiche all'articolo 17 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 17 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma  1,  le  parole  «Le  pubbliche  amministrazioni»  sono
sostituite  dalle   seguenti:   «Fermo   restando   quanto   previsto
dall'articolo 9-bis, le pubbliche amministrazioni» e le  parole  «con
la  indicazione  delle   diverse   tipologie   di   rapporto,   della
distribuzione di questo personale tra le diverse  qualifiche  e  aree
professionali,» e «La pubblicazione comprende l'elenco  dei  titolari
dei contratti a tempo determinato.» sono soppresse; 
  b) al comma  2,  le  parole  «Le  pubbliche  amministrazioni»  sono
sostituite  dalle   seguenti:   «Fermo   restando   quanto   previsto
dall'articolo  9-bis,  le  pubbliche  amministrazioni»  e  le  parole
«articolato per aree professionali,» sono soppresse. 
                               Art. 17 
 
          Modifiche all'articolo 18 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. Al comma  1,  le  parole  «Le  pubbliche  amministrazioni»  sono
sostituite  dalle   seguenti:   «Fermo   restando   quanto   previsto
dall'articolo 9-bis, le pubbliche amministrazioni». 
                               Art. 18 
 
          Modifiche all'articolo 19 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 19 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 1,  dopo  le  parole  «presso  l'amministrazione»  sono
inserite le seguenti: «,  nonche'  i  criteri  di  valutazione  della
Commissione e le tracce delle prove scritte»; 
  b) al comma 2, le parole «, nonche' quello dei bandi espletati  nel
corso  dell'ultimo  triennio,  accompagnato   dall'indicazione,   per
ciascuno di essi, del numero dei dipendenti  assunti  e  delle  spese
effettuate» sono soppresse. 
                               Art. 19 
 
          Modifiche all'articolo 20 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 20 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a)  il  comma  2  e'  sostituito  dal   seguente:   «Le   pubbliche
amministrazioni  pubblicano  i  criteri  definiti  nei   sistemi   di
misurazione e valutazione della performance  per  l'assegnazione  del
trattamento accessorio e i dati relativi alla sua  distribuzione,  in
forma aggregata, al fine di dare conto del  livello  di  selettivita'
utilizzato nella distribuzione dei premi e degli incentivi, nonche' i
dati  relativi  al  grado  di  differenziazione  nell'utilizzo  della
premialita' sia per i dirigenti sia per i dipendenti.»; 
  b) il comma 3 e' abrogato. 
                               Art. 20 
 
          Modifiche all'articolo 21 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 21 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma  1,  le  parole  «Le  pubbliche  amministrazioni»  sono
sostituite  dalle   seguenti:   «Fermo   restando   quanto   previsto
dall'articolo 9-bis, le pubbliche amministrazioni»; 
  b) al comma 2, dopo le parole «Fermo restando quanto previsto» sono
inserite le seguenti: «dall'articolo 9-bis e». 
                               Art. 21 
 
          Modifiche all'articolo 22 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 22 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 1, 
  1) all'alinea, le parole «Ciascuna amministrazione» sono sostituite
dalle seguenti: «Fermo restando quanto previsto dall'articolo  9-bis,
ciascuna amministrazione»; 
  2) alla lettera a) le  parole  «e  finanziati  dall'Amministrazione
medesima  ovvero»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «o  finanziati
dall'amministrazione medesima nonche' di quelli»; 
      3) dopo la lettera  d)  e'  inserita  la  seguente:  «d-bis)  i
provvedimenti in materia di costituzione di societa' a partecipazione
pubblica, acquisto di partecipazioni  in  societa'  gia'  costituite,
gestione   delle    partecipazioni    pubbliche,    alienazione    di
partecipazioni sociali, quotazione di societa' a  controllo  pubblico
in  mercati  regolamentati  e   razionalizzazione   periodica   delle
partecipazioni pubbliche, previsti dal decreto  legislativo  adottato
ai sensi dell'articolo 18 della legge 7 agosto 2015, n. 124.»; 
  b) al comma 2, le parole «Per ciascuno degli enti» sono  sostituite
dalle seguenti: «Fermo restando quanto previsto dall'articolo  9-bis,
per ciascuno degli enti»; 
  c) al comma  3,  le  parole  «degli  enti»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «dei soggetti» e le parole «, nei quali sono  pubblicati  i
dati relativi ai componenti degli organi di indirizzo e  ai  soggetti
titolari di incarico, in applicazione degli articoli 14  e  15»  sono
soppresse; 
    d) al comma 4, dopo le parole «dell'amministrazione  interessata»
sono inserite le  seguenti:  «ad  esclusione  dei  pagamenti  che  le
amministrazioni sono tenute  ad  erogare  a  fronte  di  obbligazioni
contrattuali per prestazioni svolte in loro favore da  parte  di  uno
degli enti e societa' indicati nelle categorie di  cui  al  comma  1,
lettere da a) a c)»; 
    e) il comma 6 e' sostituito dal seguente: «6. Le disposizioni  di
cui al presente articolo non trovano applicazione nei confronti delle
societa',  partecipate  da  amministrazioni  pubbliche,  con   azioni
quotate  in  mercati  regolamentati  italiani  o   di   altri   paesi
dell'Unione europea, e loro controllate.». 
                               Art. 22 
 
          Modifiche all'articolo 23 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 23 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 1, 
  1) la lettera a) e' soppressa; 
  2) alla lettera b),  le  parole  «12  aprile  2006,  n.  163»  sono
sostituite dalle seguenti: «18 aprile 2016,  n.  50,  fermo  restando
quanto previsto dall'articolo 9-bis»; 
  3) la lettera c) e' soppressa; 
  4) alla lettera d) sono aggiunte, in fine, le seguenti  parole:  «,
ai sensi degli articoli 11 e 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241»; 
    b) il comma 2 e' abrogato. 
                               Art. 23 
 
          Modifiche all'articolo 26 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. Al comma 3 dell'articolo 26 del decreto legislativo  n.  33  del
2013 le parole «; la  sua  eventuale  omissione  o  incompletezza  e'
rilevata  d'ufficio  dagli  organi  dirigenziali,  sotto  la  propria
responsabilita'  amministrativa,   patrimoniale   e   contabile   per
l'indebita concessione o attribuzione del beneficio  economico»  sono
soppresse. 
                               Art. 24 
 
          Modifiche all'articolo 28 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. Al comma 1 dell'articolo 28 del decreto legislativo  n.  33  del
2013, le parole «Le  regioni,  le  province»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «Fermo restando quanto  previsto  dall'articolo  9-bis,  le
regioni, le province». 
                               Art. 25 
 
          Modifiche all'articolo 29 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. Al comma 1 dell'articolo 29 del decreto legislativo  n.  33  del
2013, le parole «Le pubbliche amministrazioni» sono sostituite  dalle
seguenti: «Fermo restando quanto  previsto  dall'articolo  9-bis,  le
pubbliche amministrazioni». 
                               Art. 26 
 
          Modifiche all'articolo 30 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. Al comma 1 dell'articolo 30 del decreto legislativo  n.  33  del
2013, le parole «Le pubbliche amministrazioni» sono sostituite  dalle
seguenti: «Fermo restando quanto  previsto  dall'articolo  9-bis,  le
pubbliche amministrazioni» e dopo le parole «immobili posseduti» sono
inserite le seguenti: «e di quelli detenuti». 
                               Art. 27 
 
          Modifiche all'articolo 31 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. Il comma 1 dell'articolo 31 del decreto legislativo  n.  33  del
2013 e' sostituito dal seguente:  «1.  Le  pubbliche  amministrazioni
pubblicano gli atti degli organismi  indipendenti  di  valutazione  o
nuclei di valutazione, procedendo all'indicazione  in  forma  anonima
dei dati personali eventualmente presenti.  Pubblicano,  inoltre,  la
relazione degli organi di revisione  amministrativa  e  contabile  al
bilancio di previsione o budget, alle relative variazioni e al  conto
consuntivo o bilancio di esercizio nonche' tutti i rilievi  ancorche'
non recepiti della Corte dei  conti  riguardanti  l'organizzazione  e
l'attivita' delle amministrazioni stesse e dei loro uffici.». 
                               Art. 28 
 
          Modifiche all'articolo 32 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 32 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
    a) al comma 1, dopo le parole «Le pubbliche amministrazioni» sono
inserite le seguenti: «e i gestori di pubblici servizi»; 
    b) al comma 2: 
      1) dopo le parole «Le pubbliche amministrazioni» sono  inserite
le seguenti: «e i gestori di pubblici servizi,»; 
      2)  alla  lettera  a),  le  parole   «,   evidenziando   quelli
effettivamente sostenuti e quelli  imputati  al  personale  per  ogni
servizio erogato» sono soppresse; 
      3) la lettera b) e' abrogata. 
                               Art. 29 
 
          Modifiche all'articolo 33 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. Al comma 1 dell'articolo 33 del decreto legislativo  n.  33  del
2013, le parole «Le pubbliche amministrazioni» sono sostituite  dalle
seguenti: «Fermo restando quanto  previsto  dall'articolo  9-bis,  le
pubbliche amministrazioni», dopo  le  parole  «beni,  servizi,»  sono
inserite le seguenti: «prestazioni professionali» e  dopo  le  parole
"dei pagamenti»" sono inserite le seguenti:  «,  nonche'  l'ammontare
complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici». 
                               Art. 30 
 
          Modifiche all'articolo 35 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 35 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) Al comma 1, lettera c) le parole «il nome del responsabile» sono
sostituite dalle seguenti: «l'ufficio»; 
  b) la lettera n) del comma 1 e' soppressa; 
  c) le lettere b) e c) del comma 3 sono soppresse. 
                               Art. 31 
 
          Modifiche all'articolo 37 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. L'articolo  37  del  decreto  legislativo  n.  33  del  2013  e'
sostituito  dal  seguente:  «Art.  37  (Obblighi   di   pubblicazione
concernenti   i   contratti   pubblici   di   lavori,    servizi    e
forniture). - 1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 9-bis e
fermi restando gli  obblighi  di  pubblicita'  legale,  le  pubbliche
amministrazioni e le stazioni appaltanti pubblicano: 
  a) i dati  previsti  dall'articolo  1,  comma  32,  della  legge  6
novembre 2012, n. 190; 
  b) gli atti e le informazioni oggetto di pubblicazione ai sensi del
decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. 
  2. Ai sensi dell'articolo 9-bis, gli obblighi di  pubblicazione  di
cui alla lettera a) si  intendono  assolti,  attraverso  l'invio  dei
medesimi dati alla banca  dati  delle  amministrazioni  pubbliche  ai
sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 29  dicembre  2011,  n.
229, limitatamente alla parte lavori.». 
                               Art. 32 
 
          Modifiche all'articolo 38 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 38 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma  1,  le  parole  «Le  pubbliche  amministrazioni»  sono
sostituite  dalle   seguenti:   «Fermo   restando   quanto   previsto
dall'articolo 9-bis, le pubbliche amministrazioni» e  le  parole  da:
«tempestivamente» a «ex ante;» sono soppresse; 
  b) il comma 2 e' sostituito dal seguente: «2.  Fermi  restando  gli
obblighi  di  pubblicazione  di  cui  all'articolo  21  del   decreto
legislativo 18 aprile  2016,  n.  50,  le  pubbliche  amministrazioni
pubblicano tempestivamente gli atti  di  programmazione  delle  opere
pubbliche, nonche'  le  informazioni  relative  ai  tempi,  ai  costi
unitari e agli indicatori di realizzazione delle opere  pubbliche  in
corso o completate. Le informazioni sono pubblicate sulla base di uno
schema tipo redatto  dal  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze
d'intesa con l'Autorita'  nazionale  anticorruzione,  che  ne  curano
altresi'  la  raccolta  e  la  pubblicazione  nei  propri  siti   web
istituzionali al fine di consentirne una agevole comparazione; 
    c) dopo il comma  2  e'  aggiunto  il  seguente:  «2-bis.  Per  i
Ministeri, gli atti di programmazione di cui al comma 2  sono  quelli
indicati dall'articolo 2 del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n.
228.». 
                               Art. 33 
 
          Modifiche all'articolo 41 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 41 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a)  dopo  il  comma  1  e'  inserito  il   seguente:   «1-bis.   Le
amministrazioni di cui al comma 1 pubblicano altresi', nei loro  siti
istituzionali, i dati relativi a tutte le spese e a tutti i pagamenti
effettuati, distinti per tipologia di lavoro, bene o servizio,  e  ne
permettono la consultazione,  in  forma  sintetica  e  aggregata,  in
relazione alla tipologia di spesa sostenuta, all'ambito temporale  di
riferimento e ai beneficiari.»; 
  b) al comma 3, le parole «, fatta eccezione per i  responsabili  di
strutture semplici,» sono soppresse; 
  c) al comma 6, dopo le parole "«Liste di attesa»," sono inserite le
seguenti: «i criteri di formazione delle liste di attesa,». 
                               Art. 34 
 
          Modifiche all'articolo 43 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 43 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 1, le parole «Programma triennale per la trasparenza  e
l'integrita'» sono sostituite dalle seguenti: «Piano triennale per la
prevenzione della corruzione»; 
  b) il comma 2 e' abrogato; 
  c)  il  comma  4  e'  sostituito  dal  seguente:  «4.  I  dirigenti
responsabili  dell'amministrazione   e   il   responsabile   per   la
trasparenza  controllano  e   assicurano   la   regolare   attuazione
dell'accesso civico sulla  base  di  quanto  stabilito  dal  presente
decreto.». 
                               Art. 35 
 
          Modifiche all'articolo 44 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. Al comma 1 dell'articolo 44 del decreto legislativo  n.  33  del
2013 le parole «Programma triennale per la trasparenza e l'integrita'
di cui  all'articolo  10»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «Piano
triennale per la prevenzione della corruzione». 
                               Art. 36 
 
          Modifiche all'articolo 45 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 45 del decreto legislativo n.  33  del  2013,  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) le parole «la CIVIT, anche in qualita'  di  Autorita'  nazionale
anticorruzione,» e le parole  «la  CIVIT»,  ovunque  ricorrano,  sono
sostituite dalle seguenti: «L'autorita' nazionale anticorruzione»; 
  b) al comma 1,  le  parole  «l'adozione  di  atti  o  provvedimenti
richiesti  dalla  normativa   vigente,   ovvero   la   rimozione   di
comportamenti o atti contrastanti con  i  piani  e  le  regole  sulla
trasparenza.» sono sostituite dalle seguenti: «di procedere, entro un
termine non superiore a trenta giorni, alla  pubblicazione  di  dati,
documenti e informazioni ai sensi del presente decreto,  all'adozione
di atti o provvedimenti richiesti dalla normativa vigente ovvero alla
rimozione di comportamenti o atti  contrastanti  con  i  piani  e  le
regole sulla trasparenza.»; 
    c) al comma 4,  il  primo  periodo  e'  sostituito  dai  seguenti
periodi: «Il mancato rispetto dell'obbligo di pubblicazione di cui al
comma 1  costituisce  illecito  disciplinare.  L'Autorita'  nazionale
anticorruzione segnala l'illecito  all'ufficio  di  cui  all'articolo
55-bis, comma 4, del decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,
dell'amministrazione  interessata  ai   fini   dell'attivazione   del
procedimento   disciplinare   a   carico   del   responsabile   della
pubblicazione  o  del  dirigente  tenuto  alla   trasmissione   delle
informazioni.». 
                               Art. 37 
 
          Modifiche all'articolo 46 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 46 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a)  la  rubrica  e'  sostituita  dalla  seguente:  «Responsabilita'
derivante dalla violazione delle disposizioni in materia di  obblighi
di pubblicazione e di accesso civico»; 
  b) al  comma  1,  le  parole  «o  la  mancata  predisposizione  del
Programma  triennale  per  la  trasparenza   e   l'integrita'»   sono
sostituite dalla seguente:  «e  il  rifiuto,  il  differimento  e  la
limitazione dell'accesso civico, al di fuori delle  ipotesi  previste
dall'articolo 5-bis,». 
                               Art. 38 
 
          Modifiche all'articolo 47 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 47 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) la rubrica  e'  sostituita  dalla  seguente:  «Sanzioni  per  la
violazione degli obblighi di trasparenza per casi specifici»; 
  b) dopo il comma 1 e' inserito il seguente: «1-bis. La sanzione  di
cui al comma 1 si applica anche nei confronti del dirigente  che  non
effettua la comunicazione ai sensi  dell'articolo  14,  comma  1-ter,
relativa agli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza
pubblica,  nonche'  nei  confronti  del  responsabile  della  mancata
pubblicazione dei  dati  di  cui  al  medesimo  articolo.  La  stessa
sanzione si applica nei  confronti  del  responsabile  della  mancata
pubblicazione dei dati di cui all'articolo 4-bis, comma 2.»; 
  c) il comma 3 dell'articolo 47 e' sostituito dal seguente:  «3.  Le
sanzioni di cui al comma 1  sono  irrogate  dall'Autorita'  nazionale
anticorruzione. L'Autorita' nazionale anticorruzione  disciplina  con
proprio regolamento, nel rispetto delle norme previste dalla legge 24
novembre 1981,  n.  689,  il  procedimento  per  l'irrogazione  delle
sanzioni.». 
                               Art. 39 
 
          Modifiche all'articolo 48 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 48 del decreto legislativo  n.  33  del  2013  sono
apportate le seguenti modificazioni: 
  a) al comma 1 le parole «Il Dipartimento della  funzione  pubblica»
sono    sostituite    dalle    seguenti:    «L'Autorita'    nazionale
anticorruzione»; 
  b) al comma 3 le parole «con decreti del Presidente  del  Consiglio
dei  ministri»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «dall'Autorita'
nazionale anticorruzione»; 
  c) al comma 4 le parole «I decreti» sono sostituite dalle seguenti:
«Gli standard, i modelli e gli schemi»; 
  d) al comma 5 le parole «Le  amministrazioni  di  cui  all'articolo
11,» sono sostituite dalle seguenti: «I soggetti di cui  all'articolo
2-bis,». 
                               Art. 40 
 
          Modifiche all'articolo 52 del decreto legislativo 
                           n. 33 del 2013 
 
  1. All'articolo 52 del decreto legislativo n. 33 del 2013, dopo  il
comma 4 e' inserito il seguente: 4-bis) All'articolo 1, comma 1,  del
decreto legislativo 29 dicembre 2011, n.  229,  le  parole  da  «e  i
soggetti» fino a  «attivita'  istituzionale»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «nonche' gli ulteriori soggetti di cui  all'articolo  2-bis
del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33,  che  realizzano  opere
pubbliche». 

Capo II
Modifiche alla legge 6 novembre 2012, n. 190

                               Art. 41 
 
        Modifiche all'articolo 1 della legge n. 190 del 2012 
 
  1. All'articolo 1 della legge n. 190 del  2012  sono  apportate  le
seguenti modificazioni: 
    a) la lettera b) del comma 2 e' sostituita  dalla  seguente:  «b)
adotta il Piano nazionale anticorruzione ai sensi del comma 2-bis;»; 
    b) dopo il comma 2 e' inserito  il  seguente:  «2-bis.  Il  Piano
nazionale   anticorruzione   e'   adottato   sentiti   il    Comitato
interministeriale di cui al comma 4 e la Conferenza unificata di  cui
all'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto  1997,  n.
281. Il Piano ha durata triennale ed e' aggiornato annualmente.  Esso
costituisce atto di indirizzo per le pubbliche amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.
165, ai fini dell'adozione dei propri piani triennali di  prevenzione
della corruzione, e per gli altri soggetti di cui all'articolo 2-bis,
comma 2, del decreto legislativo  14  marzo  2013,  n.  33,  ai  fini
dell'adozione di misure di prevenzione della  corruzione  integrative
di quelle adottate ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n.
231, anche per assicurare l'attuazione dei compiti di cui al comma 4,
lettera a). Esso, inoltre, anche in relazione alla  dimensione  e  ai
diversi settori di  attivita'  degli  enti,  individua  i  principali
rischi di corruzione e i relativi rimedi e contiene l'indicazione  di
obiettivi, tempi e modalita' di adozione e attuazione delle misure di
contrasto alla corruzione.»; 
    c) il comma 3 e' sostituito dal  seguente:  «3.  Per  l'esercizio
delle funzioni di cui al comma 2, lettera f),  l'Autorita'  nazionale
anticorruzione  esercita  poteri  ispettivi  mediante  richiesta   di
notizie,   informazioni,   atti   e    documenti    alle    pubbliche
amministrazioni,  e  ordina  l'adozione  di  atti   o   provvedimenti
richiesti dai piani di cui ai commi  4  e  5  e  dalle  regole  sulla
trasparenza dell'attivita' amministrativa previste dalle disposizioni
vigenti, ovvero la rimozione di comportamenti o atti contrastanti con
i piani e le regole sulla trasparenza citati.»; 
    d) la lettera c) del comma 4 e' soppressa; 
    e) il comma 6, e' sostituito  dal  seguente:  «6.  I  comuni  con
popolazione  inferiore  a  15.000  abitanti  possono  aggregarsi  per
definire in comune, tramite accordi ai sensi dell'articolo  15  della
legge 7 agosto 1990, n. 241, il piano triennale  per  la  prevenzione
della  corruzione,  secondo  le  indicazioni  contenute   nel   Piano
nazionale anticorruzione  di  cui  al  comma  2-bis.  Ai  fini  della
predisposizione  del  piano  triennale  per  la   prevenzione   della
corruzione,  il  prefetto,  su  richiesta,  fornisce  il   necessario
supporto tecnico e informativo agli enti locali,  anche  al  fine  di
assicurare che i piani siano formulati e adottati nel rispetto  delle
linee  guida  contenute   nel   Piano   nazionale   approvato   dalla
Commissione.»; 
    f) il comma  7  e'  sostituito  dal  seguente:  «7.  L'organo  di
indirizzo individua, di norma tra i dirigenti di ruolo  in  servizio,
il  Responsabile  della  prevenzione   della   corruzione   e   della
trasparenza,  disponendo   le   eventuali   modifiche   organizzative
necessarie per assicurare funzioni e poteri idonei per lo svolgimento
dell'incarico con piena autonomia ed effettivita'. Negli enti locali,
il  Responsabile  della  prevenzione   della   corruzione   e   della
trasparenza e' individuato, di norma, nel segretario o nel  dirigente
apicale, salva diversa e motivata  determinazione.  Nelle  unioni  di
comuni, puo' essere nominato un unico responsabile della  prevenzione
della  corruzione  e  della  trasparenza.   Il   Responsabile   della
prevenzione della corruzione e della trasparenza  segnala  all'organo
di  indirizzo  e  all'organismo  indipendente   di   valutazione   le
disfunzioni  inerenti  all'attuazione  delle  misure  in  materia  di
prevenzione della corruzione e di trasparenza e  indica  agli  uffici
competenti all'esercizio dell'azione disciplinare  i  nominativi  dei
dipendenti che non hanno attuato correttamente le misure  in  materia
di prevenzione della corruzione e di  trasparenza.  Eventuali  misure
discriminatorie, dirette o indirette, nei confronti del  Responsabile
della prevenzione della corruzione e  della  trasparenza  per  motivi
collegati, direttamente o indirettamente, allo svolgimento delle  sue
funzioni   devono   essere    segnalate    all'Autorita'    nazionale
anticorruzione,  che  puo'  chiedere   informazioni   all'organo   di
indirizzo e intervenire nelle forme di cui al comma 3,  articolo  15,
decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39.»; 
    g) il comma  8  e'  sostituito  dal  seguente:  «8.  L'organo  di
indirizzo  definisce  gli  obiettivi   strategici   in   materia   di
prevenzione  della  corruzione  e  trasparenza,   che   costituiscono
contenuto    necessario    dei    documenti     di     programmazione
strategico-gestionale e del Piano triennale per la prevenzione  della
corruzione. L'organo di indirizzo adotta il Piano  triennale  per  la
prevenzione della  corruzione  su  proposta  del  Responsabile  della
prevenzione della corruzione e della trasparenza entro il 31  gennaio
di ogni anno  e  ne  cura  la  trasmissione  all'Autorita'  nazionale
anticorruzione. Negli enti locali il piano e' approvato dalla giunta.
L'attivita' di elaborazione del piano  non  puo'  essere  affidata  a
soggetti  estranei   all'amministrazione.   Il   responsabile   della
prevenzione della corruzione e della  trasparenza,  entro  lo  stesso
termine, definisce procedure appropriate per selezionare  e  formare,
ai sensi del comma 10, i dipendenti destinati ad operare  in  settori
particolarmente esposti alla corruzione. Le attivita'  a  rischio  di
corruzione devono essere svolte, ove possibile, dal personale di  cui
al comma 11.»; 
    h) dopo il comma 8 e' inserito il seguente:  «8-bis.  L'Organismo
indipendente di valutazione verifica, anche ai fini della validazione
della Relazione sulla performance,  che  i  piani  triennali  per  la
prevenzione  della  corruzione  siano  coerenti  con  gli   obiettivi
stabiliti nei documenti di programmazione strategico-gestionale e che
nella misurazione e valutazione  delle  performance  si  tenga  conto
degli obiettivi connessi all'anticorruzione e alla trasparenza.  Esso
verifica i contenuti della Relazione di cui al comma 14  in  rapporto
agli obiettivi inerenti alla  prevenzione  della  corruzione  e  alla
trasparenza. A  tal  fine,  l'Organismo  medesimo  puo'  chiedere  al
Responsabile della prevenzione della corruzione e  della  trasparenza
le informazioni e  i  documenti  necessari  per  lo  svolgimento  del
controllo e puo'  effettuare  audizioni  di  dipendenti.  L'Organismo
medesimo riferisce all'Autorita' nazionale anticorruzione sullo stato
di attuazione delle misure  di  prevenzione  della  corruzione  e  di
trasparenza.»; 
    i) alla lettera a) del comma 9, dopo le parole «di cui  al  comma
16,» sono inserite le seguenti: «anche ulteriori  rispetto  a  quelle
indicate nel  Piano  nazionale  anticorruzione,»  e  dopo  le  parole
«rischio di corruzione,» sono inserite le seguenti:  «e  le  relative
misure di contrasto,»; 
    j) alla lettera d) del comma 9, le parole  «monitorare  il»  sono
sostituite dalle seguenti: «definire  le  modalita'  di  monitoraggio
del»; 
    k) alla lettera e) del comma 9, le  parole  «monitorare  i»  sono
sostituite dalle seguenti: «definire  le  modalita'  di  monitoraggio
dei»; 
    l) il comma 14 e'  sostituito  dal  seguente:  «14.  In  caso  di
ripetute violazioni delle misure di prevenzione previste  dal  Piano,
il responsabile  individuato  ai  sensi  del  comma  7  del  presente
articolo risponde ai sensi dell'articolo 21 del  decreto  legislativo
30 marzo 2001, n.  165,  e  successive  modificazioni,  nonche',  per
omesso controllo, sul piano disciplinare, salvo che  provi  di  avere
comunicato agli uffici le misure da adottare e le relative  modalita'
e di avere vigilato sull'osservanza  del  Piano.  La  violazione,  da
parte  dei   dipendenti   dell'amministrazione,   delle   misure   di
prevenzione previste dal  Piano  costituisce  illecito  disciplinare.
Entro il 15 dicembre di ogni anno, il dirigente individuato ai  sensi
del  comma  7   del   presente   articolo   trasmette   all'organismo
indipendente   di   valutazione    e    all'organo    di    indirizzo
dell'amministrazione una relazione recante i risultati dell'attivita'
svolta e la pubblica nel sito web dell'amministrazione. Nei  casi  in
cui  l'organo  di  indirizzo  lo  richieda  o  qualora  il  dirigente
responsabile   lo   ritenga   opportuno,    quest'ultimo    riferisce
sull'attivita'.». 

Capo III
Disposizioni finali e transitorie

                               Art. 42 
 
                      Disposizioni transitorie 
 
  1. I soggetti di cui all'articolo 2-bis del decreto legislativo  n.
33  del  2013  si  adeguano  alle  modifiche  allo   stesso   decreto
legislativo,  introdotte   dal   presente   decreto,   e   assicurano
l'effettivo esercizio del diritto di cui all'articolo 5, comma 2, del
decreto legislativo n. 33 del 2013, come modificato  dall'articolo  6
del presente decreto, entro sei mesi dalla data di entrata in  vigore
del presente decreto. 
  2. Gli obblighi di pubblicazione  di  cui  all'articolo  9-bis  del
decreto legislativo n. 33 del 2013, introdotto dall'articolo 9, comma
2, del presente decreto, acquistano efficacia decorso un  anno  dalla
data  di  entrata  in  vigore   del   presente   decreto.   Ai   fini
dell'applicazione del predetto articolo, le pubbliche amministrazioni
e gli altri soggetti di cui all'articolo 2-bis del  predetto  decreto
legislativo n. 33 del 2013, entro un anno dalla data  di  entrata  in
vigore  del  presente  decreto,  verificano  la  completezza   e   la
correttezza dei dati gia' comunicati alle  pubbliche  amministrazioni
titolari  delle  banche  dati  di  cui  all'Allegato  B  del  decreto
legislativo n. 33 del  2013,  e,  ove  necessario,  trasmettono  alle
predette amministrazioni i dati mancanti o  aggiornati.  A  decorrere
dalla medesima data, nelle more dell'adozione del decreto legislativo
di attuazione dell'articolo 17, comma 1, lettera u),  della  legge  7
agosto 2015, n. 124, i soggetti  di  cui  al  citato  articolo  9-bis
possono adempiere in forma associata agli obblighi di comunicazione e
di pubblicazione con le modalita' di cui al medesimo articolo  9-bis,
comma 2, del decreto legislativo n. 33 del 2013. 
  3. Le forme di pubblicita' di cui all'articolo 16, comma 3-bis, del
decreto legislativo n. 33 del 2013,  inserito  dall'articolo  15  del
presente decreto, sono dovute anche per i processi  di  mobilita'  di
cui all'articolo 1, commi da 421 a 428 della legge 23 dicembre  2014,
n. 190. 
                               Art. 43 
 
                             Abrogazioni 
 
  1. Al decreto legislativo n. 33 del 2013 sono abrogati: 
  a) l'articolo 4; 
  b) l'articolo 11; 
  c) l'articolo 24; 
  d) l'articolo 25; 
  e) l'articolo 34; 
  f) l'articolo 39, comma 1, lettera b); 
    g) l'articolo 42, comma 1, lettera d). 
  1. Al decreto del Presidente del Repubblica 7 aprile 2000, n.  118,
l'articolo 1 e' abrogato. 
  2. Alla legge 27 dicembre 2013, n. 147, la lettera  f),  del  comma
611, e' soppressa. 
  3. Alla legge  28  dicembre  2015,  n.  208,  i  commi  675  e  676
dell'articolo 1 sono abrogati. 
  4. I richiami effettuati all'articolo 11 del decreto legislativo n.
33 del 2013, ovunque ricorrano, si  intendono  riferiti  all'articolo
2-bis del medesimo decreto, introdotto dall'articolo 3  del  presente
decreto. 
                               Art. 44 
 
                 Clausola di invarianza finanziaria 
 
  1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori  oneri  per  la   finanza   pubblica.   Le   amministrazioni
interessate provvedono agli adempimenti di cui  al  presente  decreto
con  le  risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie  disponibili  a
legislazione vigente. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 25 maggio 2016 
 
                             MATTARELLA 
 
                               Renzi, Presidente del Consiglio        
                                  dei ministri                        
 
                               Madia, Ministro per la semplificazione 
                                  e la pubblica amministrazione       
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 
                                          ALLEGATO B (articolo 9-bis) 
    

 ==================================================================
 |   |              |            |                 |   Obblighi   |
 |   |              |  Amm. che  |     Norma/e     | previsti dal |
 |   |  Nome della  | detiene la |  istitutiva/e   | d.lgs. n. 33 |
 |   |  banca dati  | banca dati |della banca dati |   del 2013   |
 +===+==============+============+=================+==============+
 |   |              |            |                 |Art. 15 (tito-|
 |   |              |            |                 |lari di inca- |
 |   |              |            |                 |richi di      |
 |   |              |            |                 |collabora-    |
 |   |              |            |                 |zione o consu-|
 |   |              |            |                 |lenza);       |
 |   |              |            |                 |art. 17 (dati |
 |   |              |            |                 |relativi al   |
 |   |              |            |                 |personale non |
 |   |              |            |                 |a tempo       |
 |   |              |            |                 |indeter-      |
 |   |              |            |- Artt. 36,      |minato);      |
 |   |              |            |co. 3, e 53 del  |art. 18 (dati |
 |   |              |            |d.lgs. n. 165 del|relativi      |
 |   |              |            |2001;            |agli inca-    |
 |   |              |            |- art. 1,        |richi         |
 |   |              |            |co. 39-40,       |conferiti ai  |
 |   |              |            |della legge      |dipendenti    |
 |1. |   Perla PA   |   PCM-DFP  |n. 190 del 2012  |pubblici)     |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |              |            |                 |Art. 16, co.  |
 |   |              |            |                 |1-2 (dota-    |
 |   |              |            |                 |zione orga-   |
 |   |              |            |                 |nica e costo  |
 |   |              |            |                 |del personale |
 |   |              |            |                 |con rapporto  |
 |   |              |            |                 |di lavoro a   |
 |   |              |            |                 |tempo indeter-|
 |   |              |            |                 |minato);      |
 |   |              |            |                 |art. 17 (dati |
 |   |              |            |                 |relativi al   |
 |   |              |            |                 |personale     |
 |   |              |            |                 |non a tempo   |
 |   |              |            |                 |indeter-      |
 |   |              |            |                 |minato);      |
 |   |              |            |                 |art. 21, co. 1|
 |   |              |            |                 |(dati sulla   |
 |   |    SICO -    |            |                 |contratta-    |
 |   | Sistema Cono-|            |                 |zione col-    |
 |   | scitivo del  |            |                 |lettiva       |
 |   |  personale   |            |                 |nazionale);   |
 |   |  dipendente  |            |                 |art. 21, co. 2|
 |   |  dalle Am-   |            |Artt. 40-bis, co.|(dati sulla   |
 |   |  ministra-   |            |3, e 58-62 del   |contratta-    |
 |   |  zioni pub-  |   MEF-RGS  |d.lgs. n. 165 del|zione integra-|
 |2. |    bliche    |   (IGOP)   |2001             |tiva)         |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |              |            |                 |Art. 21, co. 1|
 |   |              |            |                 |(dati sulla   |
 |   |              |            |                 |contrattazione|
 |   |              |            |                 |collettiva    |
 |   |              |            |                 |nazionale);   |
 |   |              |            |                 |art. 21, co. 2|
 |   |   Archivio   |            |Artt. 40-bis, co.|(dati sulla   |
 |   |   contratti  |            |5, e 47, co. 8,  |contratta-    |
 |   |  del settore |            |del d.lgs. n. 165|zione integra-|
 |3. |   pubblico   | ARAN CNEL  |del 2001         |tiva)         |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |              |            |                 |Art. 22 (dati |
 |   |              |            |                 |relativi ai   |
 |   |              |            |                 |soli Enti     |
 |   |              |            |                 |locali riguar-|
 |   |              |            |                 |danti enti    |
 |   |              |            |                 |pubblici      |
 |   |              |            |                 |vigilati,     |
 |   |              |            |                 |enti di di-   |
 |   |              |            |                 |ritto privato |
 |   |              |            |                 |in controllo  |
 |   |              |            |                 |pubblico,     |
 |   |   SIQuEL -   |            |                 |parteci-      |
 |   |Sistema Infor-|            |                 |pazioni in so-|
 |   |    mativo    |            |Art. 1, co. 166- |cieta' di     |
 |   | Questionari  | Corte dei  |167, della legge |diritto pri-  |
 |4. | Enti Locali  |   conti    |n. 266 del 2005  |vato)         |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |              |            |                 |Art. 22, commi|
 |   |              |            |                 |1 e 2 (dati   |
 |   |              |            |                 |relativi a    |
 |   |              |            |                 |societa', enti|
 |   |              |            |                 |pubblici e    |
 |   |              |            |                 |enti di       |
 |   |              |            |                 |diritto pri-  |
 |   |              |            |                 |vato parte-   |
 |   |              |            |                 |cipati dalle  |
 |   |              |            |                 |ammini-       |
 |   |              |            |                 |strazioni     |
 |   |              |            |                 |pubbliche o   |
 |   |              |            |                 |in cui le Am- |
 |   |              |            |                 |ministra-     |
 |   |              |            |                 |zioni nomi-   |
 |   |              |            |                 |nano propri   |
 |   |              |            |                 |rappresen-    |
 |   |              |            |                 |tanti negli   |
 |   |              |            |- Art. 2, co.    |organi di go- |
 |   |              |            |222, della legge |verno);       |
 |   |              |            |n. 191 del 2009; |art. 30       |
 |   |              |            |- art. 17, co.   |(dati rela-   |
 |   |              |            |3-4, del decreto-|tivi a beni   |
 |   |              |            |legge n. 90 del  |immobili      |
 |   |              |            |2014, conver-    |posseduti o   |
 |   |              |            |tito, con modifi-|detenuti      |
 |   |              |            |cazioni, dalla   |delle ammini- |
 |   |  Patrimonio  |            |legge n. 114 del |strazioni     |
 |5. |   della PA   |   MEF-DT   |2014             |pubbliche)    |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |              |            |- Art. 1, co. 10,|              |
 |   |              |            |del decreto-legge|              |
 |   |              |            |n. 174 del 2012, |Art. 28, co. 1|
 |   |              |            |convertito, con  |(pubblicita'  |
 |   |              |            |modificazioni,   |dei rendi-    |
 |   |  Rendiconti  |            |dalla legge n.   |conti dei     |
 |   |  dei gruppi  |            |213 del 2012;    |gruppi consi- |
 |   |  consiliari  | Corte dei  |- d.P.C.M. 21    |liari regio-  |
 |6. |  regionali   |   conti    |dicembre 2012    |nali)         |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |              |            |                 |Art.29, co. 1 |
 |   |              |            |                 |(bilanci      |
 |   |              |            |                 |preventivi    |
 |   |              |            |                 |e consuntivi  |
 |   |              |            |                 |delle am-     |
 |   |              |            |                 |ministrazioni |
 |   |              |            |                 |pubbliche)    |
 |   |              |            |                 |Art. 37,      |
 |   |              |            |                 |comma 1,      |
 |   |              |            |                 |lett. a), b), |
 |   |              |            |                 |c) (informa-  |
 |   |              |            |                 |zioni relative|
 |   |              |            |                 |alle procedure|
 |   |              |            |                 |per l'affida- |
 |   |              |            |                 |mento e       |
 |   |              |            |- Art. 13 della  |l'esecuzione  |
 |   |              |            |legge n. 196 del |di opere  e   |
 |   |              |            |2009;            |e lavori)     |
 |   |              |            |- decreto        |Art. 38,      |
 |   |              |            |del Ministro     |Pubblicita'   |
 |   |              |            |dell'economia e  |dei processi  |
 |   |              |            |delle finanze n. |di pianifi-   |
 |   |              |            |23411 del 2010;  |cazione,      |
 |   | BDAP - Banca |            |- d.lgs. n. 229  |realizzazione |
 |   | Dati Ammini- |            |del 2011;        |e valutazione |
 |   |  strazioni   |            |- d.lgs. n. 228  |delle opere   |
 |7. |  Pubbliche   |   MEF-RGS  |del 2011;        |pubbliche     |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |  REMS (Real  |            |                 |              |
 |   |Estate Manage-|            |                 |              |
 |   | ment System) |            |                 |              |
 |   |- Sistema di  |            |                 |              |
 |   |  Gestione    |            |                 |              |
 |   | degli Immo-  |            |                 |Art. 30 (beni |
 |   | bili di Pro- |            |                 |immobili e    |
 |   | prieta' Sta- |            |                 |gestione del  |
 |8. |     tale     |   Demanio  |                 |patrimonio)   |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |              |            |                 |Art. 37, co. 1|
 |   |              |            |                 |(informazioni |
 |   |              |            |                 |relative      |
 |   |              |            |                 |alle procedure|
 |   |              |            |                 |per l'affida- |
 |   |              |            |                 |mento e       |
 |   |              |            |- Art. 62-bis    |l'esecuzione  |
 |   |BDNCP - Banca |            |del d.lgs. n. 82 |di opere      |
 |   |     Dati     |            |del 2005 ;       |e lavori      |
 |   |  Nazionale   |            |- art. 6-bis del |pubblici,     |
 |   |  Contratti   |            |d.lgs. n. 163    |servizi e     |
 |9. |   Pubblici   |    ANAC    |del 2006         |forniture)    |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+
 |   |              |            |                 |Art. 37, co. 1|
 |   |              |            |                 |(informazioni |
 |   |              |            |                 |zioni rela-   |
 |   |              |            |                 |tive alle     |
 |   |              |            |                 |procedure per |
 |   |              |            |                 |l'affidamento |
 |   |              |            |Artt. 66, co. 7, |e l'esecuzione|
 |   |              |            |122, co. 5 e 128,|di opere e    |
 |   |   Servizio   |            |co. 11, del      |lavori pub-   |
 |   |   Contratti  |            |d.lgs. n. 163    |blici, servizi|
 |10.|   Pubblici   |    MIT     |del 2006         |e forniture)  |
 +---+--------------+------------+-----------------+--------------+

    

 

Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50

Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50

Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonche’ per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. (16G00062)

(GU Serie Generale n.91 del 19-4-2016 – Suppl. Ordinario n. 10)

Decreto Legislativo 3 marzo 2016, n. 44

Decreto Legislativo 3 marzo 2016, n. 44

Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione autonoma Valle d’Aosta in materia di ordinamento scolastico. (16G00052)

(GU Serie Generale n.73 del 29-3-2016)

 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione; 
  Vista la legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4,  che  approva
lo Statuto speciale della Regione Valle d'Aosta/Vallee d'Aoste; 
  Visto  l'articolo  48-bis  dello   Statuto   speciale,   introdotto
dall'articolo 3 della legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2; 
  Vista la legge 13 luglio 2015, n.107 ed, in particolare, l'articolo
1, commi 77, 180 e seguenti; 
  Visto  il  protocollo  d'intesa  relativo   all'individuazione   di
specifiche misure per armonizzare  le  disposizioni  della  legge  13
luglio 2015, n. 107, con il peculiare  ordinamento  scolastico  della
Regione,  del  25  luglio  2015  tra  il  Ministero  dell'istruzione,
dell'universita'  e  della  ricerca  e  la  Regione  autonoma   Valle
d'Aosta/Vallee d'Aoste; 
  Vista la proposta della  Commissione  paritetica,  approvata  nella
riunione del 5 ottobre 2015; 
  Acquisito  il  parere   del   Consiglio   regionale   della   Valle
d'Aosta/Vallee d'Aoste, espresso nella seduta del 4 novembre 2015; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 10 febbraio 2016; 
  Sulla proposta  del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  di
concerto con i Ministri  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
ricerca, dell'economia e delle finanze e per la semplificazione e  la
pubblica amministrazione; 
 
                                Emana 
 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
  1. In considerazione delle specificita' dell'ordinamento scolastico
della Valle d'Aosta derivanti dallo Statuto speciale e dalle relative
norme di attuazione,  nonche'  dagli  adattamenti  dei  programmi  di
insegnamento  alle  necessita'  locali,  la  Regione  autonoma  Valle
d'Aosta individua con propria  legge  le  modalita'  e  i  tempi  per
l'applicazione dei principi della legge 13 luglio 2015, n.  107,  con
particolare riferimento alla  completa  attuazione  del  processo  di
realizzazione dell'autonomia scolastica di cui alla  legge  regionale
26 luglio 2000, n. 19, al  potenziamento  delle  conoscenze  e  delle
competenze degli  studenti,  al  ruolo  e  competenze  del  dirigente
scolastico, alle modalita' di assegnazione del personale  docente  ai
posti della dotazione organica regionale, alla formazione in servizio
del  personale  docente,  alla  valutazione  del  sistema  scolastico
regionale e delle sue componenti ed al  consolidamento  dei  rapporti
tra istruzione e formazione professionale. 
                               Art. 2 
 
  1. Spetta alla Regione l'adozione degli opportuni provvedimenti per
l'adattamento alle necessita' locali  delle  misure  contenute  negli
atti adottati dal Governo in esecuzione della delega per il  riordino
delle disposizioni legislative in materia di istruzione e  formazione
di cui all'articolo 1, comma 180 e seguenti, della  legge  13  luglio
2015, n. 107, anche ai fini della salvaguardia delle  caratteristiche
e delle tradizioni linguistiche  e  culturali  delle  popolazioni  di
lingua tedesca dei comuni della Valle del Lys individuati dalla legge
regionale 19 agosto 1998, n. 47. 
                               Art. 3 
 
  1. Ferma restando la competenza regionale in  materia  di  organici
scolastici, la Regione applica le disposizioni statali in materia  di
stato giuridico e di trattamento economico del  personale  dirigente,
docente ed educativo compatibilmente con il sistema di costituzione e
gestione delle dotazioni  organiche  dei  propri  ruoli  regionali  e
adotta le necessarie misure per  armonizzare  tali  disposizioni  con
l'appartenenza del suddetto personale ai ruoli regionali. 
                               Art. 4 
 
  1.  Nell'esercizio  delle  competenze  in  materia  di  «istruzione
materna, elementare e media», ai  sensi  dell'articolo  3,  comma  1,
lettera g), dello Statuto speciale, la Regione mantiene e  valorizza,
nell'ambito  del  proprio  sistema  regionale   di   istruzione,   le
specificita' e l'unicita' del modello pedagogico delle proprie scuole
dell'infanzia    in    quanto     funzionale     all'alfabetizzazione
bi-plurilingue precoce dei bambini. 
                               Art. 5 
 
  1. In considerazione del sistema  scolastico  bi-plurilingue  della
Regione, nelle istituzioni scolastiche della Valle d'Aosta si svolge,
in aggiunta alle prove INVALSI  di  cui  al  decreto  legislativo  19
novembre 2004, n. 286, previste per il restante territorio nazionale,
una prova di conoscenza delle lingue francese e  inglese  secondo  le
modalita' definite dalla Regione, ed e' introdotto, a  partire  dalla
scuola primaria, l'insegnamento in lingua inglese di  discipline  non
linguistiche con modalita'  CLIL  (Content  and  Language  Integrated
Learning). 
                               Art. 6 
 
  1. Nell'ambito degli  adattamenti  dei  programmi  alle  necessita'
locali,  ai  sensi  dell'articolo  40  dello   Statuto   speciale   e
dell'articolo 28 della legge 16 maggio 1978, n. 196, sono individuati
gli obiettivi formativi prioritari del sistema scolastico  regionale,
in coerenza con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi gradi
e  ordini  di  scuola  determinati  dal  Ministero   dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca. 
  2. Entro l'avvio dell'anno scolastico 2016-2017, il  Governo  e  la
Regione procedono al completamento degli adattamenti e alla revisione
di quelli attualmente in vigore. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 3 marzo 2016 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                            Renzi,  Presidente  del   Consiglio   dei
                            ministri 
 
                            Giannini,    Ministro    dell'istruzione,
                            dell'universita' e della ricerca 
 
                            Padoan, Ministro  dell'economia  e  delle
                            finanze 
 
                            Madia, Ministro per la semplificazione  e
                            la pubblica amministrazione 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81

Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81

Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183. (15G00095)

(GU n. 144 del 24-6-2015 – Suppl. Ordinario n. 34)

Vigente al: 25-6-2015IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Visti gli articoli 76, 87, quinto comma, e 117, terzo comma, della Costituzione;

Visto l’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183, che, allo scopo di rafforzare le opportunita’ di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione, nonche’ di riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo e di rendere piu’ efficiente l’attivita’ ispettiva, delega il Governo ad adottare uno o piu’ decreti legislativi, di cui uno recante un testo semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro;

Visto l’articolo 1, comma 7, lettera a), recante il criterio di delega volto a individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali;

Visto l’articolo 1, comma 7, lettera b), recante il criterio di delega volto a promuovere, in coerenza con le indicazioni europee, il contratto a tempo indeterminato come forma comune di contratto di lavoro, rendendolo piu’ conveniente, rispetto agli altri tipi di contratto, in termini di oneri diretti e indiretti;

Visto l’articolo 1, comma 7, lettera d), recante il criterio di delega volto a rafforzare gli strumenti per favorire l’alternanza tra scuola e lavoro;

Visto l’articolo 1, comma 7, lettera e), recante il criterio di delega volto a revisionare la disciplina delle mansioni, in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale individuati sulla base di parametri oggettivi, contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalita’ e delle condizioni di vita ed economiche, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento, e a prevedere che la contrattazione collettiva, anche aziendale ovvero di secondo livello, stipulata con le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria, possa individuare ulteriori ipotesi;

Visto l’articolo 1, comma 7, lettera h), recante il criterio di delega volto a prevedere, tenuto conto di quanto disposto dall’articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, la possibilita’ di estendere, secondo linee coerenti con quanto disposto dalla lettera a) del predetto comma, il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attivita’ lavorative discontinue e occasionali nei diversi settori produttivi, fatta salva la piena tracciabilita’ dei buoni lavoro acquistati, con contestuale rideterminazione contributiva di cui all’articolo 72, comma 4, ultimo periodo, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

Visto l’articolo 1, comma 7, lettera i), recante il criterio di delega relativo all’abrogazione di tutte le disposizioni che disciplinano le singole forme contrattuali, incompatibili con le disposizioni del testo organico semplificato, al fine di eliminare duplicazioni normative e difficolta’ interpretative e applicative;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 20 febbraio 2015;

Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella riunione del 7 maggio 2015;

Acquisiti i pareri delle competenti commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione dell’11 giugno 2015;

Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali;

Emana

il seguente decreto legislativo:
Capo I
Disposizioni in materia di rapporto di lavoro 
Art. 1 
Forma contrattuale comune 

1. Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro.

Art. 2 
Collaborazioni organizzate dal committente 

1. A far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalita’ di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

2. La disposizione di cui al comma 1 non trova applicazione con riferimento: a) alle collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore;

b) alle collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali e’ necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali;

c) alle attivita’ prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle societa’ e dai partecipanti a collegi e commissioni;

d) alle collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e societa’ sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I., come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

3. Le parti possono richiedere alle commissioni di cui all’articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, la certificazione dell’assenza dei requisiti di cui al comma 1. Il lavoratore puo’ farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro.

4. Fino al completo riordino della disciplina dell’utilizzo dei contratti di lavoro flessibile da parte delle pubbliche amministrazioni, la disposizione di cui al comma 1 non trova applicazione nei confronti delle medesime. Dal 1° gennaio 2017 e’ comunque fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di stipulare i contratti di collaborazione di cui al comma 1.

Art. 3 
Disciplina delle mansioni 

1. L’articolo 2103 del codice civile e’ sostituito dal seguente:

«2103. Prestazione del lavoro. – Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali e’ stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.

In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore, lo stesso puo’ essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purche’ rientranti nella medesima categoria legale.

Il mutamento di mansioni e’ accompagnato, ove necessario, dall’assolvimento dell’obbligo formativo, il cui mancato adempimento non determina comunque la nullita’ dell’atto di assegnazione delle nuove mansioni.

Ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore, purche’ rientranti nella medesima categoria legale, possono essere previste dai contratti collettivi.

Nelle ipotesi di cui al secondo e al quarto comma, il mutamento di mansioni e’ comunicato per iscritto, a pena di nullita’, e il lavoratore ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalita’ di svolgimento della precedente prestazione lavorativa.

Nelle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, o avanti alle commissioni di certificazione, possono essere stipulati accordi individuali di modifica delle mansioni, della categoria legale e del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, nell’interesse del lavoratore alla conservazione dell’occupazione, all’acquisizione di una diversa professionalita’ o al miglioramento delle condizioni di vita. Il lavoratore puo’ farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro.

Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all’attivita’ svolta e l’assegnazione diviene definitiva, salvo diversa volonta’ del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi.

Il lavoratore non puo’ essere trasferito da un’unita’ produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Salvo che ricorrano le condizioni di cui al secondo e al quarto comma e fermo quanto disposto al sesto comma, ogni patto contrario e’ nullo.».

2. L’articolo 6 della legge 13 maggio 1985, n. 190, e’ abrogato.

Capo II 
Lavoro a orario ridotto e flessibile 
Sezione I 
Lavoro a tempo parziale 
Art. 4 
Definizione 

1. Nel rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, l’assunzione puo’ avvenire a tempo pieno, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, o a tempo parziale.

Art. 5 
Forma e contenuti del contratto di lavoro a tempo parziale 

1. Il contratto di lavoro a tempo parziale e’ stipulato in forma scritta ai fini della prova.

2. Nel contratto di lavoro a tempo parziale e’ contenuta puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno.

3. Quando l’organizzazione del lavoro e’ articolata in turni, l’indicazione di cui al comma 2 puo’ avvenire anche mediante rinvio a turni programmati di lavoro articolati su fasce orarie prestabilite.

Art. 6 
Lavoro supplementare, lavoro straordinario, clausole elastiche 

1. Nel rispetto di quanto previsto dai contratti collettivi, il datore di lavoro ha la facolta’ di richiedere, entro i limiti dell’orario normale di lavoro di cui all’articolo 3 del decreto legislativo n. 66 del 2003, lo svolgimento di prestazioni supplementari, intendendosi per tali quelle svolte oltre l’orario concordato fra le parti ai sensi dell’articolo 5, comma 2, anche in relazione alle giornate, alle settimane o ai mesi.2. Nel caso in cui il contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro non disciplini il lavoro supplementare, il datore di lavoro puo’ richiedere al lavoratore lo svolgimento di prestazioni di lavoro supplementare in misura non superiore al 25 per cento delle ore di lavoro settimanali concordate. In tale ipotesi, il lavoratore puo’ rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare ove giustificato da comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale. Il lavoro supplementare e’ retribuito con una maggiorazione del 15 per cento della retribuzione oraria globale di fatto, comprensiva dell’incidenza della retribuzione delle ore supplementari sugli istituti retributivi indiretti e differiti.

3. Nel rapporto di lavoro a tempo parziale e’ consentito lo svolgimento di prestazioni di lavoro straordinario, cosi’ come definito dall’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo n. 66 del 2003.

4. Nel rispetto di quanto previsto dai contratti collettivi, le parti del contratto di lavoro a tempo parziale possono pattuire, per iscritto, clausole elastiche relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa ovvero relative alla variazione in aumento della sua durata.

5. Nei casi di cui al comma 4, il prestatore di lavoro ha diritto a un preavviso di due giorni lavorativi, fatte salve le diverse intese tra le parti, nonche’ a specifiche compensazioni, nella misura ovvero nelle forme determinate dai contratti collettivi.

6. Nel caso in cui il contratto collettivo applicato al rapporto non disciplini le clausole elastiche queste possono essere pattuite per iscritto dalle parti avanti alle commissioni di certificazione, con facolta’ del lavoratore di farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro. Le clausole elastiche prevedono, a pena di nullita’, le condizioni e le modalita’ con le quali il datore di lavoro, con preavviso di due giorni lavorativi, puo’ modificare la collocazione temporale della prestazione e variarne in aumento la durata, nonche’ la misura massima dell’aumento, che non puo’ eccedere il limite del 25 per cento della normale prestazione annua a tempo parziale. Le modifiche dell’orario di cui al secondo periodo comportano il diritto del lavoratore ad una maggiorazione del 15 per cento della retribuzione oraria globale di fatto, comprensiva dell’incidenza della retribuzione sugli istituti retributivi indiretti e differiti.

7. Al lavoratore che si trova nelle condizioni di cui all’articolo 8, commi da 3 a 5, ovvero in quelle di cui all’articolo 10, primo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e’ riconosciuta la facolta’ di revocare il consenso prestato alla clausola elastica.

8. Il rifiuto del lavoratore di concordare variazioni dell’orario di lavoro non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

Art. 7 
Trattamento del lavoratore a tempo parziale 

1. Il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno di pari inquadramento.2. Il lavoratore a tempo parziale ha i medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile ed il suo trattamento economico e normativo e’ riproporzionato in ragione della ridotta entita’ della prestazione lavorativa. I contratti collettivi possono modulare la durata del periodo di prova, del periodo di preavviso in caso di licenziamento o dimissioni e quella del periodo di conservazione del posto di lavoro in caso di malattia ed infortunio in relazione all’articolazione dell’orario di lavoro.

Art. 8 
Trasformazione del rapporto 

1. Il rifiuto del lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, o viceversa, non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

2. Su accordo delle parti risultante da atto scritto e’ ammessa la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale.

3. I lavoratori del settore pubblico e del settore privato affetti da patologie oncologiche nonche’ da gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, per i quali residui una ridotta capacita’ lavorativa, eventualmente anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita presso l’azienda unita’ sanitaria locale territorialmente competente, hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale. A richiesta del lavoratore il rapporto di lavoro a tempo parziale e’ trasformato nuovamente in rapporto di lavoro a tempo pieno.

4. In caso di patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti riguardanti il coniuge, i figli o i genitori del lavoratore o della lavoratrice, nonche’ nel caso in cui il lavoratore o la lavoratrice assista una persona convivente con totale e permanente inabilita’ lavorativa con connotazione di gravita’ ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che abbia necessita’ di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, e’ riconosciuta la priorita’ nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

5. In caso di richiesta del lavoratore o della lavoratrice, con figlio convivente di eta’ non superiore a tredici anni o con figlio convivente portatore di handicap ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104 del 1992, e’ riconosciuta la priorita’ nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

6. Il lavoratore il cui rapporto sia trasformato da tempo pieno in tempo parziale ha diritto di precedenza nelle assunzioni con contratto a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni o di mansioni di pari livello e categoria legale rispetto a quelle oggetto del rapporto di lavoro a tempo parziale.
7. Il lavoratore puo’ chiedere, per una sola volta, in luogo del congedo parentale od entro i limiti del congedo ancora spettante ai sensi del Capo V del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, purche’ con una riduzione d’orario non superiore al 50 per cento. Il datore di lavoro e’ tenuto a dar corso alla trasformazione entro quindici giorni dalla richiesta.

8. In caso di assunzione di personale a tempo parziale il datore di lavoro e’ tenuto a darne tempestiva informazione al personale gia’ dipendente con rapporto a tempo pieno occupato in unita’ produttive site nello stesso ambito comunale, anche mediante comunicazione scritta in luogo accessibile a tutti nei locali dell’impresa, ed a prendere in considerazione le domande di trasformazione a tempo parziale dei rapporti dei dipendenti a tempo pieno.

Art. 9 
Criteri di computo dei lavoratori a tempo parziale 

1. Ai fini della applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, i lavoratori a tempo parziale sono computati in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno. A tal fine, l’arrotondamento opera per le frazioni di orario che eccedono la somma degli orari a tempo parziale corrispondente a unita’ intere di orario a tempo pieno.

Art. 10 
Sanzioni 

1. In difetto di prova in ordine alla stipulazione a tempo parziale del contratto di lavoro, su domanda del lavoratore e’ dichiarata la sussistenza fra le parti di un rapporto di lavoro a tempo pieno, fermo restando, per il periodo antecedente alla data della pronuncia giudiziale, il diritto alla retribuzione ed al versamento dei contributi previdenziali dovuti per le prestazioni effettivamente rese.

2. Qualora nel contratto scritto non sia determinata la durata della prestazione lavorativa, su domanda del lavoratore e’ dichiarata la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo pieno a partire dalla pronuncia. Qualora l’omissione riguardi la sola collocazione temporale dell’orario, il giudice determina le modalita’ temporali di svolgimento della prestazione lavorativa a tempo parziale, tenendo conto delle responsabilita’ familiari del lavoratore interessato e della sua necessita’ di integrazione del reddito mediante lo svolgimento di altra attivita’ lavorativa, nonche’ delle esigenze del datore di lavoro. Per il periodo antecedente alla pronuncia, il lavoratore ha in entrambi i casi diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta per le prestazioni effettivamente rese, a un’ulteriore somma a titolo di risarcimento del danno.3. Lo svolgimento di prestazioni in esecuzione di clausole elastiche senza il rispetto delle condizioni, delle modalita’ e dei limiti previsti dalla legge o dai contratti collettivi comporta il diritto del lavoratore, in aggiunta alla retribuzione dovuta, a un’ulteriore somma a titolo di risarcimento del danno.

Art. 11 
Disciplina previdenziale 
1. La retribuzione minima oraria, da assumere quale base per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti per i lavoratori a tempo parziale, si determina rapportando alle giornate di lavoro settimanale ad orario normale il minimale giornaliero di cui all’articolo 7 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e dividendo l’importo cosi’ ottenuto per il numero delle ore di orario normale settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno.2. Gli assegni per il nucleo familiare spettano ai lavoratori a tempo parziale per l’intera misura settimanale in presenza di una prestazione lavorativa settimanale di durata non inferiore al minimo di ventiquattro ore. A tal fine sono cumulate le ore prestate in diversi rapporti di lavoro. In caso contrario spettano tanti assegni giornalieri quante sono le giornate di lavoro effettivamente prestate, qualunque sia il numero delle ore lavorate nella giornata.
Qualora non si possa individuare l’attivita’ principale per gli effetti dell’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797, e successive modificazioni, gli assegni per il nucleo familiare sono corrisposti direttamente dall’INPS.3. La retribuzione dei lavoratori a tempo parziale, a valere ai fini dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e’ uguale alla retribuzione tabellare prevista dalla contrattazione collettiva per il corrispondente rapporto di lavoro a tempo pieno. La retribuzione tabellare e’ determinata su base oraria in relazione alla durata normale annua della prestazione di lavoro espressa in ore. La retribuzione minima oraria da assumere quale base di calcolo dei premi per l’assicurazione di cui al presente comma e’ stabilita con le modalita’ di cui al comma 1.

4. Nel caso di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale e viceversa, ai fini della determinazione dell’ammontare del trattamento di pensione si computa per intero l’anzianita’ relativa ai periodi di lavoro a tempo pieno e, in proporzione all’orario effettivamente svolto, l’anzianita’ inerente ai periodi di lavoro a tempo parziale.

Art. 12 
Lavoro a tempo parziale nelle amministrazioni pubbliche 

1. Ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le disposizioni della presente sezione si applicano, ove non diversamente disposto, anche ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, con esclusione di quelle contenute negli articoli 6, commi 2 e 6, e 10, e, comunque, fermo restando quanto previsto da disposizioni speciali in materia.

Sezione II 
Lavoro intermittente 
Art. 13 
Definizione e casi di ricorso al lavoro intermittente 

1. Il contratto di lavoro intermittente e’ il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne puo’ utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento alla possibilita’ di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno. In mancanza di contratto collettivo, i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.2. Il contratto di lavoro intermittente puo’ in ogni caso essere concluso con soggetti con meno di 24 anni di eta’, purche’ le prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno, e con piu’ di 55 anni.

3. In ogni caso, con l’eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, il contratto di lavoro intermittente e’ ammesso, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore a quattrocento giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari. In caso di superamento del predetto periodo il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

4. Nei periodi in cui non ne viene utilizzata la prestazione il lavoratore intermittente non matura alcun trattamento economico e normativo, salvo che abbia garantito al datore di lavoro la propria disponibilita’ a rispondere alle chiamate, nel qual caso gli spetta l’indennita’ di disponibilita’ di cui all’articolo 16.

5. Le disposizioni della presente sezione non trovano applicazione ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni.

Art. 14 
Divieti 

1. E’ vietato il ricorso al lavoro intermittente:

a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;

b) presso unita’ produttive nelle quali si e’ proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi a norma degli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente, ovvero presso unita’ produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;

c) ai datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Art. 15 
Forma e comunicazioni 

1. Il contratto di lavoro intermittente e’ stipulato in forma scritta ai fini della prova dei seguenti elementi:
a) durata e ipotesi, oggettive o soggettive, che consentono la stipulazione del contratto a norma dell’articolo 13;

b) luogo e modalita’ della disponibilita’, eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo preavviso di chiamata del lavoratore, che non puo’ essere inferiore a un giorno lavorativo;

c) trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e relativa indennita’ di disponibilita’, ove prevista;

d) forme e modalita’, con cui il datore di lavoro e’ legittimato a richiedere l’esecuzione della prestazione di lavoro, nonche’ modalita’ di rilevazione della prestazione;

e) tempi e modalita’ di pagamento della retribuzione e della indennita’ di disponibilita’;

f) misure di sicurezza necessarie in relazione al tipo di attivita’ dedotta in contratto.

2. Fatte salve le previsioni piu’ favorevoli dei contratti collettivi, il datore di lavoro e’ tenuto a informare con cadenza annuale le rappresentanze sindacali aziendali o la rappresentanza sindacale unitaria sull’andamento del ricorso al contratto di lavoro intermittente.

3. Prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni, il datore di lavoro e’ tenuto a comunicarne la durata alla direzione territoriale del lavoro competente per territorio, mediante sms o posta elettronica. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, possono essere individuate modalita’ applicative della disposizione di cui al primo periodo, nonche’ ulteriori modalita’ di comunicazione in funzione dello sviluppo delle tecnologie. In caso di violazione degli obblighi di cui al presente comma si applica la sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui e’ stata omessa la comunicazione. Non si applica la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.

Art. 16 
Indennita’ di disponibilita’ 

1. La misura dell’indennita’ mensile di disponibilita’, divisibile in quote orarie, e’ determinata dai contratti collettivi e non e’ comunque inferiore all’importo fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale.

2. L’indennita’ di disponibilita’ e’ esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo.

3. L’indennita’ di disponibilita’ e’ assoggettata a contribuzione previdenziale per il suo effettivo ammontare, in deroga alla normativa in materia di minimale contributivo.

4. In caso di malattia o di altro evento che gli renda temporaneamente impossibile rispondere alla chiamata, il lavoratore e’ tenuto a informarne tempestivamente il datore di lavoro, specificando la durata dell’impedimento, durante il quale non matura il diritto all’indennita’ di disponibilita’. Ove non provveda all’adempimento di cui al periodo precedente, il lavoratore perde il diritto all’indennita’ per un periodo di quindici giorni, salvo diversa previsione del contratto individuale.

5. Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata puo’ costituire motivo di licenziamento e comportare la restituzione della quota di indennita’ di disponibilita’ riferita al periodo successivo al rifiuto.

6. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e’ stabilita la misura della retribuzione convenzionale in riferimento alla quale il lavoratore intermittente puo’ versare la differenza contributiva per i periodi in cui ha percepito una retribuzione inferiore a quella convenzionale ovvero ha usufruito dell’indennita’ di disponibilita’ fino a concorrenza del medesimo importo.

Art. 17 
Principio di non discriminazione 

1. Il lavoratore intermittente non deve ricevere, per i periodi lavorati e a parita’ di mansioni svolte, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello.2. Il trattamento economico, normativo e previdenziale del lavoratore intermittente, e’ riproporzionato in ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione globale e delle singole componenti di essa, nonche’ delle ferie e dei trattamenti per malattia e infortunio, congedo di maternita’ e parentale.

Art. 18 
Computo del lavoratore intermittente 

1. Ai fini dell’applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, il lavoratore intermittente e’ computato nell’organico dell’impresa in proporzione all’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre.

Capo III 
Lavoro a tempo determinato 
Art. 19 
Apposizione del termine e durata massima 

1. Al contratto di lavoro subordinato puo’ essere apposto un termine di durata non superiore a trentasei mesi.2. Fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi, e con l’eccezione delle attivita’ stagionali di cui all’articolo 21, comma 2, la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non puo’ superare i trentasei mesi. Ai fini del computo di tale periodo si tiene altresi’ conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni di pari livello e categoria legale, svolti tra i medesimi soggetti, nell’ambito di somministrazioni di lavoro a tempo determinato. Qualora il limite dei trentasei mesi sia superato, per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di tale superamento.

3. Fermo quanto disposto al comma 2, un ulteriore contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, puo’ essere stipulato presso la direzione territoriale del lavoro competente per territorio. In caso di mancato rispetto della descritta procedura, nonche’ di superamento del termine stabilito nel medesimo contratto, lo stesso si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data della stipulazione.
4. Con l’eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a dodici giorni, l’apposizione del termine al contratto e’ priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto, una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall’inizio della prestazione.

5. Il datore di lavoro informa i lavoratori a tempo determinato, nonche’ le rappresentanze sindacali aziendali ovvero la rappresentanza sindacale unitaria, circa i posti vacanti che si rendono disponibili nell’impresa, secondo le modalita’ definite dai contratti collettivi.

Art. 20 
Divieti 

1. L’apposizione di un termine alla durata di un contratto di lavoro subordinato non e’ ammessa:a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;

b) presso unita’ produttive nelle quali si e’ proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi a norma degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991, che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a tempo determinato, salvo che il contratto sia concluso per provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti, per assumere lavoratori iscritti nelle liste di mobilita’, o abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi;

c) presso unita’ produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato;

d) da parte di datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

2. In caso di violazione dei divieti di cui al comma 1, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato.

Art. 21 
Proroghe e rinnovi 

1. Il termine del contratto a tempo determinato puo’ essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a trentasei mesi, e, comunque, per un massimo di cinque volte nell’arco di trentasei mesi a prescindere dal numero dei contratti. Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della sesta proroga.2. Qualora il lavoratore sia riassunto a tempo determinato entro dieci giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi, ovvero venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore a sei mesi, il secondo contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato. Le disposizioni di cui al presente comma non trovano applicazione nei confronti dei lavoratori impiegati nelle attivita’ stagionali individuate con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonche’ nelle ipotesi individuate dai contratti collettivi. Fino all’adozione del decreto di cui al secondo periodo continuano a trovare applicazione le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525.

3. I limiti previsti dal presente articolo non si applicano alle imprese start-up innovative di cui di cui all’articolo 25, commi 2 e 3, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, per il periodo di quattro anni dalla costituzione della societa’, ovvero per il piu’ limitato periodo previsto dal comma 3 del suddetto articolo 25 per le societa’ gia’ costituite.

Art. 22 
Continuazione del rapporto oltre la scadenza del termine 

1. Fermi i limiti di durata massima di cui all’articolo 19, se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente prorogato, il datore di lavoro e’ tenuto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al 20 per cento fino al decimo giorno successivo e al 40 per cento per ciascun giorno ulteriore.2. Qualora il rapporto di lavoro continui oltre il trentesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi, ovvero oltre il cinquantesimo giorno negli altri casi, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini.

Art. 23 
Numero complessivo di contratti a tempo determinato 

1. Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi non possono essere assunti lavoratori a tempo determinato in misura superiore al 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione, con un arrotondamento del decimale all’unita’ superiore qualora esso sia eguale o superiore a 0,5. Nel caso di inizio dell’attivita’ nel corso dell’anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell’assunzione. Per i datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti e’ sempre possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato.2. Sono esenti dal limite di cui al comma 1, nonche’ da eventuali limitazioni quantitative previste da contratti collettivi, i contratti a tempo determinato conclusi:

a) nella fase di avvio di nuove attivita’, per i periodi definiti dai contratti collettivi, anche in misura non uniforme con riferimento ad aree geografiche e comparti merceologici;

b) da imprese start-up innovative di cui all’articolo 25, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, per il periodo di quattro anni dalla costituzione della societa’ ovvero per il piu’ limitato periodo previsto dal comma 3 del suddetto articolo 25 per le societa’ gia’ costituite;

c) per lo svolgimento delle attivita’ stagionali di cui all’articolo 21, comma 2;

d) per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi;

e) per sostituzione di lavoratori assenti;

f) con lavoratori di eta’ superiore a 50 anni.

3. Il limite percentuale di cui al comma 1 non si applica, inoltre, ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati tra universita’ private, incluse le filiazioni di universita’ straniere, istituti pubblici di ricerca ovvero enti privati di ricerca e lavoratori chiamati a svolgere attivita’ di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di assistenza tecnica alla stessa o di coordinamento e direzione della stessa, tra istituti della cultura di appartenenza statale ovvero enti, pubblici e privati derivanti da trasformazione di precedenti enti pubblici, vigilati dal Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, ad esclusione delle fondazioni di produzione musicale di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e lavoratori impiegati per soddisfare esigenze temporanee legate alla realizzazione di mostre, eventi e manifestazioni di interesse culturale. I contratti di lavoro a tempo determinato che hanno ad oggetto in via esclusiva lo svolgimento di attivita’ di ricerca scientifica possono avere durata pari a quella del progetto di ricerca al quale si riferiscono.

4. In caso di violazione del limite percentuale di cui al comma 1, restando esclusa la trasformazione dei contratti interessati in contratti a tempo indeterminato, per ciascun lavoratore si applica una sanzione amministrativa di importo pari:

a) al 20 per cento della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale non e’ superiore a uno;

b) al 50 per cento della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale e’ superiore a uno.

5. I contratti collettivi definiscono modalita’ e contenuti delle informazioni da rendere alle rappresentanze sindacali aziendali o alla rappresentanza sindacale unitaria dei lavoratori in merito all’utilizzo del lavoro a tempo determinato.

Art. 24 
Diritti di precedenza 

1. Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi, il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o piu’ contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, ha prestato attivita’ lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni gia’ espletate in esecuzione dei rapporti a termine.

2. Per le lavoratrici, il congedo di maternita’ di cui al Capo III del decreto legislativo n. 151 del 2001, e successive modificazioni, usufruito nell’esecuzione di un contratto a tempo determinato presso lo stesso datore di lavoro, concorre a determinare il periodo di attivita’ lavorativa utile a conseguire il diritto di precedenza di cui al comma 1. Alle medesime lavoratrici e’ altresi’ riconosciuto, alle stesse condizioni di cui al comma 1, il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi, con riferimento alle mansioni gia’ espletate in esecuzione dei precedenti rapporti a termine.

3. Il lavoratore assunto a tempo determinato per lo svolgimento di attivita’ stagionali ha diritto di precedenza rispetto a nuove assunzioni a tempo determinato da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attivita’ stagionali.

4. Il diritto di precedenza deve essere espressamente richiamato nell’atto scritto di cui all’articolo 19, comma 4, e puo’ essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti per iscritto la propria volonta’ in tal senso al datore di lavoro entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro nei casi di cui ai commi 1 e 2, ed entro tre mesi nel caso di cui al comma 3. Il diritto di precedenza si estingue una volta trascorso un anno dalla data di cessazione del rapporto.

Art. 25 
Principio di non discriminazione 

1. Al lavoratore a tempo determinato spetta il trattamento economico e normativo in atto nell’impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dalla contrattazione collettiva, ed in proporzione al periodo lavorativo prestato, sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a tempo determinato.

2. Nel caso di inosservanza degli obblighi di cui al comma 1, il datore di lavoro e’ punito con la sanzione amministrativa da 25,82 euro a 154,94 euro. Se l’inosservanza si riferisce a piu’ di cinque lavoratori, si applica la sanzione amministrativa da 154,94 euro a 1.032,91 euro.

Art. 26 
Formazione 

1. I contratti collettivi possono prevedere modalita’ e strumenti diretti ad agevolare l’accesso dei lavoratori a tempo determinato a opportunita’ di formazione adeguata, per aumentarne la qualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne la mobilita’ occupazionale.

Art. 27 
Criteri di computo 

1. Salvo che sia diversamente disposto, ai fini dell’applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, si tiene conto del numero medio mensile di lavoratori a tempo determinato, compresi i dirigenti, impiegati negli ultimi due anni, sulla base dell’effettiva durata dei loro rapporti di lavoro.

Art. 28 
Decadenza e tutele 

1. L’impugnazione del contratto a tempo determinato deve avvenire, con le modalita’ previste dal primo comma dell’articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, entro centoventi giorni dalla cessazione del singolo contratto. Trova altresi’ applicazione il secondo comma del suddetto articolo 6.2. Nei casi di trasformazione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno a favore del lavoratore stabilendo un’indennita’ onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilita’ dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge n. 604 del 1966. La predetta indennita’ ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e contributive relative al periodo compreso tra la scadenza del termine e la pronuncia con la quale il giudice ha ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro.

3. In presenza di contratti collettivi che prevedano l’assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori gia’ occupati con contratto a termine nell’ambito di specifiche graduatorie, il limite massimo dell’indennita’ fissata dal comma 2 e’ ridotto alla meta’.

Art. 29 
Esclusioni e discipline specifiche 

1. Sono esclusi dal campo di applicazione del presente capo, in quanto gia’ disciplinati da specifiche normative:

a) ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 25 e 27, i rapporti instaurati ai sensi dell’articolo 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991;

b) i rapporti di lavoro tra i datori di lavoro dell’agricoltura e gli operai a tempo determinato, cosi’ come definiti dall’articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 11 agosto 1993, n. 375;

c) i richiami in servizio del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

2. Sono, altresi’, esclusi dal campo di applicazione del presente capo:

a) i contratti di lavoro a tempo determinato con i dirigenti, che non possono avere una durata superiore a cinque anni, salvo il diritto del dirigente di recedere a norma dell’articolo 2118 del codice civile una volta trascorso un triennio;

b) i rapporti per l’esecuzione di speciali servizi di durata non superiore a tre giorni, nel settore del turismo e dei pubblici esercizi, nei casi individuati dai contratti collettivi, fermo l’obbligo di comunicare l’instaurazione del rapporto di lavoro entro il giorno antecedente;

c) i contratti a tempo determinato stipulati con il personale docente ed ATA per il conferimento delle supplenze e con il personale sanitario, anche dirigente, del Servizio sanitario nazionale;

d) i contratti a tempo determinato stipulati ai sensi della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

3. Al personale artistico e tecnico delle fondazioni di produzione musicale di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 19, commi da 1 a 3, e 21.

4. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001.

Capo IV 
Somministrazione di lavoro 
Art. 30 
Definizione

1. Il contratto di somministrazione di lavoro e’ il contratto, a tempo indeterminato o determinato, con il quale un’agenzia di somministrazione autorizzata, ai sensi del decreto legislativo n. 276 del 2003, mette a disposizione di un utilizzatore uno o piu’ lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attivita’ nell’interesse e sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore.


Art. 31 
Somministrazione di lavoro a tempo indeterminato e determinato 

1. Salvo diversa previsione dei contratti collettivi applicati dall’utilizzatore, il numero dei lavoratori somministrati con contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato non puo’ eccedere il 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipula del predetto contratto, con un arrotondamento del decimale all’unita’ superiore qualora esso sia eguale o superiore a 0,5. Nel caso di inizio dell’attivita’ nel corso dell’anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento della stipula del contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato. Possono essere somministrati a tempo indeterminato esclusivamente i lavoratori assunti dal somministratore a tempo indeterminato.

2. La somministrazione di lavoro a tempo determinato e’ utilizzata nei limiti quantitativi individuati dai contratti collettivi applicati dall’utilizzatore. E’ in ogni caso esente da limiti quantitativi la somministrazione a tempo determinato di lavoratori di cui all’articolo 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991, di soggetti disoccupati che godono, da almeno sei mesi, di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali, e di lavoratori «svantaggiati» o «molto svantaggiati» ai sensi dei numeri 4) e 99) dell’articolo 2 del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, come individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

3. I lavoratori somministrati sono informati dall’utilizzatore dei posti vacanti presso quest’ultimo, anche mediante un avviso generale affisso all’interno dei locali dell’utilizzatore.

4. Fermo quanto disposto dall’articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001, la disciplina della somministrazione a tempo indeterminato non trova applicazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

Art. 32 
Divieti 

1. Il contratto di somministrazione di lavoro e’ vietato:

a) per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;

b) presso unita’ produttive nelle quali si e’ proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991, che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione di lavoro, salvo che il contratto sia concluso per provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti o abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi;

c) presso unita’ produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di somministrazione di lavoro;

d) da parte di datori di lavoro che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Art. 33 
Forma del contratto di somministrazione 

1. Il contratto di somministrazione di lavoro e’ stipulato in forma scritta e contiene i seguenti elementi:

a) gli estremi dell’autorizzazione rilasciata al somministratore;

b) il numero dei lavoratori da somministrare;

c) l’indicazione di eventuali rischi per la salute e la sicurezza del lavoratore e le misure di prevenzione adottate;

d) la data di inizio e la durata prevista della somministrazione di lavoro;

e) le mansioni alle quali saranno adibiti i lavoratori e l’inquadramento dei medesimi;

f) il luogo, l’orario di lavoro e il trattamento economico e normativo dei lavoratori.

2. Con il contratto di somministrazione di lavoro l’utilizzatore assume l’obbligo di comunicare al somministratore il trattamento economico e normativo applicabile ai lavoratori suoi dipendenti che svolgono le medesime mansioni dei lavoratori da somministrare e a rimborsare al somministratore gli oneri retributivi e previdenziali da questo effettivamente sostenuti in favore dei lavoratori.

3. Le informazioni di cui al comma 1, nonche’ la data di inizio e la durata prevedibile della missione, devono essere comunicate per iscritto al lavoratore da parte del somministratore all’atto della stipulazione del contratto di lavoro ovvero all’atto dell’invio in missione presso l’utilizzatore.

Art. 34 
Disciplina dei rapporti di lavoro 

1. In caso di assunzione a tempo indeterminato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore e’ soggetto alla disciplina prevista per il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel contratto di lavoro e’ determinata l’indennita’ mensile di disponibilita’, divisibile in quote orarie, corrisposta dal somministratore al lavoratore per i periodi nei quali egli rimane in attesa di essere inviato in missione, nella misura prevista dal contratto collettivo applicabile al somministratore e comunque non inferiore all’importo fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. L’indennita’ di disponibilita’ e’ esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo.

2. In caso di assunzione a tempo determinato il rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore e’ soggetto alla disciplina di cui al capo III per quanto compatibile, con esclusione delle disposizioni di cui agli articoli 19, commi 1, 2 e 3, 21, 23 e 24. Il termine inizialmente posto al contratto di lavoro puo’ in ogni caso essere prorogato, con il consenso del lavoratore e per atto scritto, nei casi e per la durata previsti dal contratto collettivo applicato dal somministratore.
3. Il lavoratore somministrato non e’ computato nell’organico dell’utilizzatore ai fini dell’applicazione di normative di legge o di contratto collettivo, fatta eccezione per quelle relative alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. In caso di somministrazione di lavoratori disabili per missioni di durata non inferiore a dodici mesi, il lavoratore somministrato e’ computato nella quota di riserva di cui all’articolo 3 della legge 12 marzo 1999, n. 68.

4. Le disposizioni di cui all’articolo 4 e 24 della legge n. 223 del 1991 non trovano applicazione nel caso di cessazione della somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, cui si applica l’articolo 3 della legge n. 604 del 1966.

Art. 35 
Tutela del lavoratore, esercizio del potere disciplinare e regime della solidarieta’ 

1. Per tutta la durata della missione presso l’utilizzatore, i lavoratori del somministratore hanno diritto, a parita’ di mansioni svolte, a condizioni economiche e normative complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore.
2. L’utilizzatore e’ obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e a versare i relativi contributi previdenziali, salvo il diritto di rivalsa verso il somministratore.

3. I contratti collettivi applicati dall’utilizzatore stabiliscono modalita’ e criteri per la determinazione e corresponsione delle erogazioni economiche correlate ai risultati conseguiti nella realizzazione di programmi concordati tra le parti o collegati all’andamento economico dell’impresa. I lavoratori somministrati hanno altresi’ diritto a fruire dei servizi sociali e assistenziali di cui godono i dipendenti dell’utilizzatore addetti alla stessa unita’ produttiva, esclusi quelli il cui godimento sia condizionato alla iscrizione ad associazioni o societa’ cooperative o al conseguimento di una determinata anzianita’ di servizio.

4. Il somministratore informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attivita’ produttive e li forma e addestra all’uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell’attivita’ lavorativa per la quale essi vengono assunti, in conformita’ al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Il contratto di somministrazione puo’ prevedere che tale obbligo sia adempiuto dall’utilizzatore. L’utilizzatore osserva nei confronti dei lavoratori somministrati gli obblighi di prevenzione e protezione cui e’ tenuto, per legge e contratto collettivo, nei confronti dei propri dipendenti.

5. Nel caso in cui adibisca il lavoratore a mansioni di livello superiore o inferiore a quelle dedotte in contratto, l’utilizzatore deve darne immediata comunicazione scritta al somministratore consegnandone copia al lavoratore medesimo. Ove non abbia adempiuto all’obbligo di informazione, l’utilizzatore risponde in via esclusiva per le differenze retributive spettanti al lavoratore occupato in mansioni superiori e per l’eventuale risarcimento del danno derivante dall’assegnazione a mansioni inferiori.

6. Ai fini dell’esercizio del potere disciplinare, che e’ riservato al somministratore, l’utilizzatore comunica al somministratore gli elementi che formeranno oggetto della contestazione ai sensi dell’articolo 7 della legge n. 300 del 1970.

7. L’utilizzatore risponde nei confronti dei terzi dei danni a essi arrecati dal lavoratore nello svolgimento delle sue mansioni.

8. E’ nulla ogni clausola diretta a limitare, anche indirettamente, la facolta’ dell’utilizzatore di assumere il lavoratore al termine della sua missione, fatta salva l’ipotesi in cui al lavoratore sia corrisposta una adeguata indennita’, secondo quanto stabilito dal contratto collettivo applicabile al somministratore.


Art. 36 
Diritti sindacali e garanzie collettive 

1. Ai lavoratori delle agenzie di somministrazione si applicano i diritti sindacali previsti dalla legge n. 300 del 1970, e successive modificazioni.

2. Il lavoratore somministrato ha diritto a esercitare presso l’utilizzatore, per tutta la durata della missione, i diritti di liberta’ e di attivita’ sindacale, nonche’ a partecipare alle assemblee del personale dipendente delle imprese utilizzatrici.

3. Ogni dodici mesi l’utilizzatore, anche per il tramite della associazione dei datori di lavoro alla quale aderisce o conferisce mandato, comunica alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero alla rappresentanza sindacale unitaria o, in mancanza, agli organismi territoriali di categoria delle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, il numero dei contratti di somministrazione di lavoro conclusi, la durata degli stessi, il numero e la qualifica dei lavoratori interessati.


Art. 37 
Norme previdenziali 

1. Gli oneri contributivi, previdenziali, assicurativi ed assistenziali, previsti dalle vigenti disposizioni legislative, sono a carico del somministratore che, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 49 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e’ inquadrato nel settore terziario. L’indennita’ di disponibilita’ e’ assoggettata a contribuzione previdenziale per il suo effettivo ammontare, in deroga alla normativa in materia di minimale contributivo.

2. Il somministratore non e’ tenuto al versamento della aliquota contributiva di cui all’articolo 25, comma 4, della legge 21 dicembre 1978, n. 845.

3. Gli obblighi dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni, sono determinati in relazione al tipo e al rischio delle lavorazioni svolte. I premi e i contributi sono determinati in relazione al tasso medio o medio ponderato, stabilito per l’attivita’ svolta dall’impresa utilizzatrice, nella quale sono inquadrabili le lavorazioni svolte dai lavoratori somministrati, ovvero in base al tasso medio o medio ponderato della voce di tariffa corrispondente alla lavorazione effettivamente prestata dal lavoratore somministrato, ove presso l’impresa utilizzatrice la stessa non sia gia’ assicurata.

4. Nel settore agricolo e in caso di somministrazione di lavoratori domestici trovano applicazione i criteri di erogazione e gli oneri previdenziali e assistenziali previsti dai relativi settori.

Art. 38 
Somministrazione irregolare 

1. In mancanza di forma scritta il contratto di somministrazione di lavoro e’ nullo e i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utilizzatore.

2. Quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli articoli 31, commi 1 e 2, 32 e 33, comma 1, lettere a), b), c) e d), il lavoratore puo’ chiedere, anche soltanto nei confronti dell’utilizzatore, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest’ultimo, con effetto dall’inizio della somministrazione.

3. Nelle ipotesi di cui al comma 2 tutti i pagamenti effettuati dal somministratore, a titolo retributivo o di contribuzione previdenziale, valgono a liberare il soggetto che ne ha effettivamente utilizzato la prestazione dal debito corrispondente fino a concorrenza della somma effettivamente pagata. Tutti gli atti compiuti o ricevuti dal somministratore nella costituzione o nella gestione del rapporto, per il periodo durante il quale la somministrazione ha avuto luogo, si intendono come compiuti o ricevuti dal soggetto che ha effettivamente utilizzato la prestazione.

4. La disposizione di cui al comma 2 non trova applicazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

Art. 39 
Decadenza e tutele 

1. Nel caso in cui il lavoratore chieda la costituzione del rapporto di lavoro con l’utilizzatore, ai sensi dell’articolo 38, comma 2, trovano applicazione le disposizioni dell’articolo 6 della legge n. 604 del 1966, e il termine di cui al primo comma del predetto articolo decorre dalla data in cui il lavoratore ha cessato di svolgere la propria attivita’ presso l’utilizzatore.

2. Nel caso in cui il giudice accolga la domanda di cui al comma 1, condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno in favore del lavoratore, stabilendo un’indennita’ onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilita’ dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge n. 604 del 1966. La predetta indennita’ ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e contributive, relativo al periodo compreso tra la data in cui il lavoratore ha cessato di svolgere la propria attivita’ presso l’utilizzatore e la pronuncia con la quale il giudice ha ordinato la costituzione del rapporto di lavoro.

Art. 40 
Sanzioni 

1. La violazione degli obblighi e dei divieti di cui agli articoli 33, comma 1, nonche’, per il solo utilizzatore, di cui agli articoli 31 e 32 e, per il solo somministratore, di cui all’articolo 33, comma 3, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250 a euro 1.250.

2. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 35, comma 1, e per il solo utilizzatore, di cui all’articolo 35, comma 3, secondo periodo, e 36, comma 3, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria prevista dal comma 1.

Capo V 
Apprendistato 
Art. 41 
Definizione 

1. L’apprendistato e’ un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani.

2. Il contratto di apprendistato si articola nelle seguenti tipologie:

a) apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore;

b) apprendistato professionalizzante;

c) apprendistato di alta formazione e ricerca.

3. L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e quello di alta formazione e ricerca integrano organicamente, in un sistema duale, formazione e lavoro, con riferimento ai titoli di istruzione e formazione e alle qualificazioni professionali contenuti nel Repertorio nazionale di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, nell’ambito del Quadro europeo delle qualificazioni.

Art. 42 
Disciplina generale 

1. Il contratto di apprendistato e’ stipulato in forma scritta ai fini della prova. Il contratto di apprendistato contiene, in forma sintetica, il piano formativo individuale definito anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), del decreto legislativo n. 276 del 2003. Nell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e nell’apprendistato di alta formazione e ricerca, il piano formativo individuale e’ predisposto dalla istituzione formativa con il coinvolgimento dell’impresa. Al piano formativo individuale, per la quota a carico dell’istituzione formativa, si provvede nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

2. Il contratto di apprendistato ha una durata minima non inferiore a sei mesi, fatto salvo quanto previsto dagli articoli 43, comma 8, e 44, comma 5.

3. Durante l’apprendistato trovano applicazione le sanzioni previste dalla normativa vigente per il licenziamento illegittimo.
Nel contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, costituisce giustificato motivo di licenziamento il mancato raggiungimento degli obiettivi formativi come attestato dall’istituzione formativa.

4. Al termine del periodo di apprendistato le parti possono recedere dal contratto, ai sensi dell’articolo 2118 del codice civile, con preavviso decorrente dal medesimo termine. Durante il periodo di preavviso continua a trovare applicazione la disciplina del contratto di apprendistato. Se nessuna delle parti recede il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

5. Salvo quanto disposto dai commi da 1 a 4, la disciplina del contratto di apprendistato e’ rimessa ad accordi interconfederali ovvero ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, nel rispetto dei seguenti principi:

a) divieto di retribuzione a cottimo;

b) possibilita’ di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto a quello spettante in applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro ai lavoratori addetti a mansioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al cui conseguimento e’ finalizzato il contratto, o, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e proporzionata all’anzianita’ di servizio;

c) presenza di un tutore o referente aziendale;

d) possibilita’ di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e all’articolo 12 del decreto legislativo n. 276 del 2003, anche attraverso accordi con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano;

e) possibilita’ del riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti nel percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualificazione professionale ai fini contrattuali e delle competenze acquisite ai fini del proseguimento degli studi nonche’ nei percorsi di istruzione degli adulti;

f) registrazione della formazione effettuata e della qualificazione professionale ai fini contrattuali eventualmente acquisita nel libretto formativo del cittadino di cui all’articolo 2, comma 1, lettera i), del decreto legislativo n. 276 del 2003;

g) possibilita’ di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del lavoro, di durata superiore a trenta giorni;

h) possibilita’ di definire forme e modalita’ per la conferma in servizio, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al termine del percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato.

6. Per gli apprendisti l’applicazione delle norme sulla previdenza e assistenza sociale obbligatoria si estende alle seguenti forme:

a) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;

b) assicurazione contro le malattie;

c) assicurazione contro l’invalidita’ e vecchiaia;

d) maternita’;

e) assegno familiare;

f) assicurazione sociale per l’impiego, in relazione alla quale, in aggiunta a quanto previsto in relazione al regime contributivo per le assicurazioni di cui alle precedenti lettere, ai sensi della disciplina di cui all’articolo 1, comma 773, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, con effetto sui periodi contributivi maturati a decorrere dal 1º gennaio 2013 e’ dovuta dai datori di lavoro per gli apprendisti artigiani e non artigiani una contribuzione pari all’1,31 per cento della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, con riferimento alla quale non operano le disposizioni di cui all’articolo 22, comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183.

7. Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro puo’ assumere, direttamente o indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione autorizzate, non puo’ superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro. Tale rapporto non puo’ superare il 100 per cento per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a dieci unita’. E’ in ogni caso esclusa la possibilita’ di utilizzare apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, puo’ assumere apprendisti in numero non superiore a tre. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle imprese artigiane per le quali trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.

8. Ferma restando la possibilita’ per i contratti collettivi nazionali di lavoro, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, di individuare limiti diversi da quelli previsti dal presente comma, esclusivamente per i datori di lavoro che occupano almeno cinquanta dipendenti, l’assunzione di nuovi apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante e’ subordinata alla prosecuzione, a tempo indeterminato, del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20 per cento degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro, restando esclusi dal computo i rapporti cessati per recesso durante il periodo di prova, dimissioni o licenziamento per giusta causa. Qualora non sia rispettata la predetta percentuale, e’ in ogni caso consentita l’assunzione di un apprendista con contratto professionalizzante. Gli apprendisti assunti in violazione dei limiti di cui al presente comma sono considerati ordinari lavoratori subordinati a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.


Art. 43 
Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore. 

1. L’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale e il certificato di specializzazione tecnica superiore e’ strutturato in modo da coniugare la formazione effettuata in azienda con l’istruzione e la formazione professionale svolta dalle istituzioni formative che operano nell’ambito dei sistemi regionali di istruzione e formazione sulla base dei livelli essenziali delle prestazioni di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e di quelli di cui all’articolo 46.

2. Possono essere assunti con il contratto di cui al comma 1, in tutti i settori di attivita’, i giovani che hanno compiuto i 15 anni di eta’ e fino al compimento dei 25. La durata del contratto e’ determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non puo’ in ogni caso essere superiore a tre anni o a quattro anni nel caso di diploma professionale quadriennale.

3. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 46, comma 1, la regolamentazione dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale e il certificato di specializzazione tecnica superiore e’ rimessa alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano.
In assenza di regolamentazione regionale l’attivazione dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale e il certificato di specializzazione tecnica superiore e’ rimessa al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che ne disciplina l’esercizio con propri decreti.

4. In relazione alle qualificazioni contenute nel Repertorio di cui all’articolo 41, comma 3, i datori di lavoro hanno la facolta’ di prorogare fino ad un anno il contratto di apprendistato dei giovani qualificati e diplomati, che hanno concluso positivamente i percorsi di cui al comma 1, per il consolidamento e l’acquisizione di ulteriori competenze tecnico-professionali e specialistiche, utili anche ai fini dell’acquisizione del certificato di specializzazione tecnica superiore o del diploma di maturita’ professionale all’esito del corso annuale integrativo di cui all’articolo 15, comma 6, del decreto legislativo n. 226 del 2005. Il contratto di apprendistato puo’ essere prorogato fino ad un anno anche nel caso in cui, al termine dei percorsi di cui al comma 1, l’apprendista non abbia conseguito la qualifica, il diploma, il certificato di specializzazione tecnica superiore o il diploma di maturita’ professionale all’esito del corso annuale integrativo.

5. Possono essere, altresi’, stipulati contratti di apprendistato, di durata non superiore a quattro anni, rivolti ai giovani iscritti a partire dal secondo anno dei percorsi di istruzione secondaria superiore, per l’acquisizione, oltre che del diploma di istruzione secondaria superiore, di ulteriori competenze tecnico-professionali rispetto a quelle gia’ previste dai vigenti regolamenti scolastici, utili anche ai fini del conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore. A tal fine, e’ abrogato il comma 2 dell’articolo 8-bis del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128.
Sono fatti salvi, fino alla loro conclusione, i programmi sperimentali per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda gia’ attivati. Possono essere, inoltre, stipulati contratti di apprendistato, di durata non superiore a due anni, per i giovani che frequentano il corso annuale integrativo che si conclude con l’esame di Stato, di cui all’articolo 6, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 87.

6. Il datore di lavoro che intende stipulare il contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore sottoscrive un protocollo con l’istituzione formativa a cui lo studente e’ iscritto, che stabilisce il contenuto e la durata degli obblighi formativi del datore di lavoro, secondo lo schema definito con il decreto di cui all’articolo 46, comma 1. Con il medesimo decreto sono definiti i criteri generali per la realizzazione dei percorsi di apprendistato, e, in particolare, i requisiti delle imprese nelle quali si svolge e il monte orario massimo del percorso scolastico che puo’ essere svolto in apprendistato, nonche’ il numero di ore da effettuare in azienda, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e delle competenze delle regioni e delle provincie autonome.
Nell’apprendistato che si svolge nell’ambito del sistema di istruzione e formazione professionale regionale, la formazione esterna all’azienda e’ impartita nell’istituzione formativa a cui lo studente e’ iscritto e non puo’ essere superiore al 60 per cento dell’orario ordinamentale per il secondo anno e al 50 per cento per il terzo e quarto anno, nonche’ per l’anno successivo finalizzato al conseguimento del certificato di specializzazione tecnica, in ogni caso nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili nel rispetto di quanto stabilito dalla legislazione vigente.

7. Per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa il datore di lavoro e’ esonerato da ogni obbligo retributivo. Per le ore di formazione a carico del datore di lavoro e’ riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli sarebbe dovuta. Sono fatte salve le diverse previsioni dei contratti collettivi.

8. Per le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano che abbiano definito un sistema di alternanza scuola-lavoro, i contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale possono prevedere specifiche modalita’ di utilizzo del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato, per lo svolgimento di attivita’ stagionali.

9. Successivamente al conseguimento della qualifica o del diploma professionale ai sensi del decreto legislativo n. 226 del 2005, nonche’ del diploma di istruzione secondaria superiore, allo scopo di conseguire la qualificazione professionale ai fini contrattuali, e’ possibile la trasformazione del contratto in apprendistato professionalizzante. In tal caso, la durata massima complessiva dei due periodi di apprendistato non puo’ eccedere quella individuata dalla contrattazione collettiva di cui all’articolo 42, comma 5.

Art. 44 
Apprendistato professionalizzante 

1. Possono essere assunti in tutti i settori di attivita’, pubblici o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione professionale ai fini contrattuali, i soggetti di eta’ compresa tra i 18 e i 29 anni. Per i soggetti in possesso di una qualifica professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo n. 226 del 2005, il contratto di apprendistato professionalizzante puo’ essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di eta’. La qualificazione professionale al cui conseguimento e’ finalizzato il contratto e’ determinata dalle parti del contratto sulla base dei profili o qualificazioni professionali previsti per il settore di riferimento dai sistemi di inquadramento del personale di cui ai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale.

2. Gli accordi interconfederali e i contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale stabiliscono, in ragione del tipo di qualificazione professionale ai fini contrattuali da conseguire, la durata e le modalita’ di erogazione della formazione per l’acquisizione delle relative competenze tecnico-professionali e specialistiche, nonche’ la durata anche minima del periodo di apprendistato, che non puo’ essere superiore a tre anni ovvero cinque per i profili professionali caratterizzanti la figura dell’artigiano individuati dalla contrattazione collettiva di riferimento.

3. La formazione di tipo professionalizzante, svolta sotto la responsabilita’ del datore di lavoro, e’ integrata, nei limiti delle risorse annualmente disponibili, dalla offerta formativa pubblica, interna o esterna alla azienda, finalizzata alla acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo non superiore a centoventi ore per la durata del triennio e disciplinata dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, sentite le parti sociali e tenuto conto del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista. La regione comunica al datore di lavoro, entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, effettuata ai sensi dell’articolo 9-bis del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, le modalita’ di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attivita’ previste, avvalendosi anche dei datori di lavoro e delle loro associazioni che si siano dichiarate disponibili, ai sensi delle linee guida adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano in data 20 febbraio 2014.

4. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano e le associazioni di categoria dei datori di lavoro possono definire, anche nell’ambito della bilateralita’, le modalita’ per il riconoscimento della qualifica di maestro artigiano o di mestiere.

5. Per i datori di lavoro che svolgono la propria attivita’ in cicli stagionali, i contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale possono prevedere specifiche modalita’ di svolgimento del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato.

Art. 45 
Apprendistato di alta formazione e di ricerca 

1. Possono essere assunti in tutti i settori di attivita’, pubblici o privati, con contratto di apprendistato per il conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, i diplomi relativi ai percorsi degli istituti tecnici superiori di cui all’articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2008, per attivita’ di ricerca, nonche’ per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche, i soggetti di eta’ compresa tra i 18 e i 29 anni in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o di un diploma professionale conseguito nei percorsi di istruzione e formazione professionale integrato da un certificato di specializzazione tecnica superiore o del diploma di maturita’ professionale all’esito del corso annuale integrativo.

2. Il datore di lavoro che intende stipulare un contratto di cui al comma 1 sottoscrive un protocollo con l’istituzione formativa a cui lo studente e’ iscritto o con l’ente di ricerca, che stabilisce la durata e le modalita’, anche temporali, della formazione a carico del datore di lavoro, secondo lo schema definito con il decreto di cui all’articolo 46, comma 1. Il suddetto protocollo stabilisce, altresi’, il numero dei crediti formativi riconoscibili a ciascuno studente per la formazione a carico del datore di lavoro in ragione del numero di ore di formazione svolte in azienda, anche in deroga al limite di cui all’articolo 2, comma 147, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286. I principi e le modalita’ di attribuzione dei crediti formativi sono definiti con il decreto di cui all’articolo 46, comma 1. La formazione esterna all’azienda e’ svolta nell’istituzione formativa a cui lo studente e’ iscritto e nei percorsi di istruzione tecnica superiore e non puo’, di norma, essere superiore al 60 per cento dell’orario ordinamentale.

3. Per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa il datore di lavoro e’ esonerato da ogni obbligo retributivo. Per le ore di formazione a carico del datore di lavoro e’ riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli sarebbe dovuta. Sono fatte salve le diverse previsioni dei contratti collettivi.

4. La regolamentazione e la durata del periodo di apprendistato per attivita’ di ricerca o per percorsi di alta formazione e’ rimessa alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, per i soli profili che attengono alla formazione, in accordo con le associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale, le universita’, gli istituti tecnici superiori e le altre istituzioni formative o di ricerca comprese quelle in possesso di riconoscimento istituzionale di rilevanza nazionale o regionale e aventi come oggetto la promozione delle attivita’ imprenditoriali, del lavoro, della formazione, della innovazione e del trasferimento tecnologico.

5. In assenza delle regolamentazioni regionali di cui al comma 4, l’attivazione dell’apprendistato di alta formazione e di ricerca e’ rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle loro associazioni con le universita’, gli istituti tecnici superiori e le altre istituzioni formative o di ricerca di cui al comma 4, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 46 
Standard professionali e formativi e certificazione delle competenze 

1. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e del Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti gli standard formativi dell’apprendistato, che costituiscono livelli essenziali delle prestazioni ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo n. 226 del 2005.

2. La registrazione nel libretto formativo del cittadino, ai sensi del decreto legislativo n. 13 del 2013, e’ di competenza: a) del datore di lavoro, nel contratto di apprendistato professionalizzante, per quanto riguarda la formazione effettuata per il conseguimento della qualificazione professionale ai fini contrattuali; b)
dell’istituzione formativa o ente di ricerca di appartenenza dello studente, nel contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e nel contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca.

3. Allo scopo di armonizzare le diverse qualifiche e qualificazioni professionali acquisite in apprendistato e consentire una correlazione tra standard formativi e standard professionali e’ istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, il repertorio delle professioni predisposto sulla base dei sistemi di classificazione del personale previsti nei contratti collettivi di lavoro e in coerenza con quanto previsto nelle premesse dalla intesa tra Governo, regioni, province autonome e parti sociali del 17 febbraio 2010, da un apposito organismo tecnico di cui fanno parte il Ministero dell’istruzione, della universita’ e della ricerca, le associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale e i rappresentanti della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.

4. Le competenze acquisite dall’apprendista sono certificate dall’istituzione formativa di provenienza dello studente secondo le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 13 del 2013, e, in particolare, nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni ivi disciplinati.

Art. 47 
Disposizioni finali 

1. In caso di inadempimento nella erogazione della formazione a carico del datore di lavoro, di cui egli sia esclusivamente responsabile e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalita’ di cui agli articoli 43, 44 e 45, il datore di lavoro e’ tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento, con esclusione di qualsiasi sanzione per omessa contribuzione. Nel caso in cui rilevi un inadempimento nella erogazione della formazione prevista nel piano formativo individuale, il personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali adotta un provvedimento di disposizione, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 124 del 2004, assegnando un congruo termine al datore di lavoro per adempiere.

2. Per la violazione della disposizione di cui all’articolo 42, comma 1, nonche’ per la violazione delle previsioni contrattuali collettive attuative dei principi di cui all’articolo 42, comma 5, lettere a), b) e c), il datore di lavoro e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro. In caso di recidiva la sanzione amministrativa pecuniaria e’ aumentata da 300 a 1500 euro.
Alla contestazione delle sanzioni amministrative di cui al presente comma provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro e legislazione sociale nei modi e nelle forme di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 124 del 2004.
L’autorita’ competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e’ la direzione territoriale del lavoro.

3. Fatte salve le diverse previsioni di legge o di contratto collettivo, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato sono esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti.

4. Ai fini della loro qualificazione o riqualificazione professionale e’ possibile assumere in apprendistato professionalizzante, senza limiti di eta’, i lavoratori beneficiari di indennita’ di mobilita’ o di un trattamento di disoccupazione. Per essi trovano applicazione, in deroga alle previsioni di cui all’articolo 42, comma 4, le disposizioni in materia di licenziamenti individuali, nonche’, per i lavoratori beneficiari di indennita’ di mobilita’, il regime contributivo agevolato di cui all’articolo 25, comma 9, della legge n. 223 del 1991, e l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4, della medesima legge.

5. Per le regioni e le province autonome e i settori ove la disciplina di cui al presente capo non sia immediatamente operativa, trovano applicazione le regolazioni vigenti. In assenza della offerta formativa pubblica di cui all’articolo 44, comma 3, trovano immediata applicazione le regolazioni contrattuali vigenti.

6. La disciplina del reclutamento e dell’accesso, nonche’ l’applicazione del contratto di apprendistato per i settori di attivita’ pubblici, di cui agli articoli 44 e 45, sono definite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le parti sociali e la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997.

7. I benefici contributivi in materia di previdenza e assistenza sociale sono mantenuti per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, con esclusione dei lavoratori assunti ai sensi del comma 4 del presente articolo.

8. I datori di lavoro che hanno sedi in piu’ regioni o province autonome possono fare riferimento al percorso formativo della regione dove e’ ubicata la sede legale e possono altresi’ accentrare le comunicazioni di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge n. 510 del 1996 nel servizio informatico dove e’ ubicata la sede legale.

9. Restano in ogni caso ferme le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dello statuto speciale e delle relative norme di attuazione.
10. Con successivo decreto, ai sensi dell’articolo 1, comma 4, lettera a), della legge 10 dicembre 2014, n. 183, sono definiti gli incentivi per i datori di lavoro che assumono con l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e con l’apprendistato di alta formazione e ricerca.

Capo VI 
Lavoro accessorio 
Art. 48 
Definizione e campo di applicazione 

1. Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attivita’ lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalita’ dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Fermo restando il limite complessivo di 7.000 euro, nei confronti dei committenti imprenditori o professionisti, le attivita’ lavorative possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente ai sensi del presente comma.

2. Prestazioni di lavoro accessorio possono essere altresi’ rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso per anno civile, rivalutati ai sensi del comma 1, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano in agricoltura:

a) alle attivita’ lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attivita’ agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di eta’ se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’universita’;

b) alle attivita’ agricole svolte a favore di soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

4. Il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico e’ consentito nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e, ove previsto, dal patto di stabilita’ interno.

5. I compensi percepiti dal lavoratore secondo le modalita’ di cui all’articolo 49 sono computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

6. E’ vietato il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi, fatte salve le specifiche ipotesi individuate con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentite le parti sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

7. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001.

Art. 49 
Disciplina del lavoro accessorio 

1. Per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i committenti imprenditori o professionisti acquistano esclusivamente attraverso modalita’ telematiche uno o piu’ carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale e’ fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attivita’ lavorative e delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali. I committenti non imprenditori o professionisti possono acquistare i buoni anche presso le rivendite autorizzate.

2. In attesa della emanazione del decreto di cui al comma 1, e fatte salve le prestazioni rese nel settore agricolo, il valore nominale del buono orario e’ fissato in 10 euro e nel settore agricolo e’ pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale.
3. I committenti imprenditori o professionisti che ricorrono a prestazioni occasionali di tipo accessorio sono tenuti, prima dell’inizio della prestazione, a comunicare alla direzione territoriale del lavoro competente, attraverso modalita’ telematiche, ivi compresi sms o posta elettronica, i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore, indicando, altresi’, il luogo della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore ai trenta giorni successivi.
4. Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso dal concessionario di cui al comma 7, successivamente all’accreditamento dei buoni da parte del beneficiario della prestazione di lavoro accessorio. Il compenso e’ esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio.

5. Fermo restando quanto disposto dal comma 6, il concessionario provvede al pagamento delle spettanze alla persona che presenta i buoni, effettuando altresi’ il versamento per suo conto dei contributi previdenziali all’INPS, alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in misura pari al 13 per cento del valore nominale del buono, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL, in misura pari al 7 per cento del valore nominale del buono, e trattiene l’importo autorizzato dal decreto di cui al comma 1, a titolo di rimborso spese. La percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali puo’ essere rideterminata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS.

6. In considerazione delle particolari e oggettive condizioni sociali di specifiche categorie di soggetti correlate allo stato di disabilita’, di detenzione, di tossicodipendenza o di fruizione di ammortizzatori sociali per i quali e’ prevista una contribuzione figurativa, utilizzati nell’ambito di progetti promossi da pubbliche amministrazioni, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con decreto, puo’ stabilire specifiche condizioni, modalita’ e importi dei buoni orari.

7. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali individua con decreto il concessionario del servizio e regolamenta i criteri e le modalita’ per il versamento dei contributi di cui al comma 5 e delle relative coperture assicurative e previdenziali. In attesa del decreto ministeriale i concessionari del servizio sono individuati nell’INPS e nelle agenzie per il lavoro di cui agli articoli 4, comma 1, lettere a) e c) e 6, commi 1, 2 e 3, del decreto legislativo n. 276 del 2003.

8. Fino al 31 dicembre 2015 resta ferma la previgente disciplina per l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio gia’ richiesti alla data di entrata in vigore del presente decreto.


Art. 50 
Coordinamento informativo a fini previdenziali 

1. Al fine di verificare, mediante apposita banca dati informativa, l’andamento delle prestazioni di carattere previdenziale e delle relative entrate contributive, conseguenti allo sviluppo delle attivita’ di lavoro accessorio disciplinate dal presente decreto, anche al fine di formulare proposte per adeguamenti normativi delle disposizioni di contenuto economico di cui all’articolo 49, l’INPS e l’INAIL stipulano apposita convenzione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Capo VII 
Disposizioni finali 
Art. 51 
Norme di rinvio ai contratti collettivi 

1. Salvo diversa previsione, ai fini del presente decreto, per contratti collettivi si intendono i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.

Art. 52 
Superamento del contratto a progetto 

1. Le disposizioni di cui agli articoli da 61 a 69-bis del decreto legislativo n. 276 del 2003 sono abrogate e continuano ad applicarsi esclusivamente per la regolazione dei contratti gia’ in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto.

2. Resta salvo quanto disposto dall’articolo 409 del codice di procedura civile.

Art. 53 
Superamento dell’associazione in partecipazione con apporto di lavoro 

1. All’articolo 2549 del codice civile sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il secondo comma e’ sostituito dal seguente: «Nel caso in cui l’associato sia una persona fisica l’apporto di cui al primo comma non puo’ consistere, nemmeno in parte, in una prestazione di lavoro.»;

b) il comma terzo e’ abrogato.

2. I contratti di associazione in partecipazione in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, nei quali l’apporto dell’associato persona fisica consiste, in tutto o in parte, in una prestazione di lavoro, sono fatti salvi fino alla loro cessazione.

Art. 54 
Stabilizzazione dei collaboratori coordinati e continuativi anche a progetto e di persone titolari di partita IVA 

1. Al fine di promuovere la stabilizzazione dell’occupazione mediante il ricorso a contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato nonche’ di garantire il corretto utilizzo dei contratti di lavoro autonomo, a decorrere dal 1° gennaio 2016, i datori di lavoro privati che procedano alla assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti gia’ parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e di soggetti titolari di partita IVA con cui abbiano intrattenuto rapporti di lavoro autonomo, godono degli effetti di cui al comma 2 a condizione che:

a) i lavoratori interessati alle assunzioni sottoscrivano, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, atti di conciliazione in una delle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, del codice civile, o avanti alle commissioni di certificazione;

b) nei dodici mesi successivi alle assunzioni di cui al comma 2, i datori di lavoro non recedano dal rapporto di lavoro, salvo che per giusta causa ovvero per giustificato motivo soggettivo.

2. L’assunzione a tempo indeterminato alle condizioni di cui al comma 1, lettere a) e b), comporta l’estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi all’erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi gli illeciti accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente alla assunzione.

Art. 55 
Abrogazioni e norme transitorie 

1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di legge:

a) il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61;

b) il decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, salvo quanto previsto al comma 2 e fermo restando quanto disposto dall’articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122;

c) l’articolo 3-bis, del decreto-legge 11 giugno 2002, n. 108, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2002, n. 172;

d) gli articoli 18, commi 3 e 3-bis, da 20 a 28, da 33 a 45, nonche’ da 70 a 73 del decreto legislativo n. 276 del 2003.

e) l’articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;

f) l’articolo 32, commi 3, lettera a), dalle parole «ovvero alla nullita’ del termine apposto al contratto di lavoro» fino alle parole
«e’ fissato in 180 giorni», 5 e 6 della legge 4 novembre 2010, n. 183;

g) il decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, salvo quanto disposto dall’articolo 47, comma 5;

h) l’articolo 1, commi 13 e 30, della legge 28 giugno 2012, n. 92;

i) l’articolo 28, commi da 2 a 6, del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012;

l) l’articolo 8-bis, comma 2, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, e successive modificazioni, fatti salvi, fino alla loro conclusione, i programmi sperimentali per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda gia’ attivati;

m) le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, non espressamente richiamate, che siano incompatibili con la disciplina da esso introdotta.

2. L’articolo 2 del decreto legislativo n. 368 del 2001 e’ abrogato dal 1° gennaio 2017.

3. Sino all’emanazione dei decreti richiamati dalle disposizioni del presente decreto legislativo, trovano applicazione le regolamentazioni vigenti.

Art. 56 
Copertura finanziaria e clausola di salvaguardia 

1. Alle minori entrate contributive derivanti dall’attuazione degli articoli 2 e da 52 a 54 del presente decreto, connesse ad un maggior accesso ai benefici contributivi di cui all’articolo 1, comma 118, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, valutate in 16 milioni di euro per l’anno 2015, 58 milioni di euro per l’anno 2016, 67 milioni di euro per l’anno 2017, 53 milioni di euro per l’anno 2018 e in 8 milioni di euro per l’anno 2019 si provvede:a) quanto a 16 milioni di euro per l’anno 2015, 52 milioni di euro per l’anno 2016, 40 milioni di euro per l’anno 2017, 28 milioni di euro per l’anno 2018 mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;

b) quanto a 6 milioni per l’anno 2016, 20 milioni per l’anno 2017, 16 milioni di euro per l’anno 2018 e a 8 milioni di euro per l’anno 2019 mediante le maggiori entrate derivanti dall’attuazione delle medesime disposizioni;

c) quanto a 7 milioni di euro per l’anno 2017 e a 9 milioni di euro per l’anno 2018, mediante utilizzo del Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, in misura pari a 12 milioni di euro per l’anno 2017 e a 15 milioni di euro per l’anno 2018 al fine di garantire la necessaria compensazione sui saldi di finanza pubblica.

2. Ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche avvalendosi del sistema permanente di monitoraggio e valutazione istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge n. 92 del 2012, assicurano, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, il monitoraggio degli effetti finanziari derivanti dalle disposizioni del presente decreto. Nel caso in cui si verifichino, o siano in procinto di verificarsi, effetti finanziari negativi e in particolare scostamenti rispetto alla valutazione delle minori entrate di cui al comma 1, agli eventuali maggiori oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 107, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. E’ conseguentemente accantonato e reso indisponibile sul medesimo Fondo nonche’, ai fini degli effetti in termini di fabbisogno e indebitamento netto, sul fondo di cui all’ articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, un importo complessivo pari al 50 per cento degli oneri indicati al comma 1, alinea, fino all’esito dei monitoraggi annuali previsti nel primo periodo del presente comma. Le somme accantonate e non utilizzate all’esito del monitoraggio sono conservate nel conto dei residui per essere destinate al Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. In tali casi, il Ministro dell’economia e delle finanze riferisce alle Camere con apposita relazione ai sensi dell’articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

3. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 57 
Entrata in vigore 

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

 

Dato a Roma, addi’ 15 giugno 2015

MATTARELLA

Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri
Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 12 maggio 2015, n. 71

Decreto Legislativo 12 maggio 2015, n. 71

Attuazione della direttiva 2012/35/UE, che modifica la direttiva 2008/106/CE, concernente i requisiti minimi di formazione della gente di mare. (15G00085)

(GU n.133 del 11-6-2015 )

 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; 
  Vista la legge 7 ottobre 2014, n. 154, recante  delega  al  Governo
per il recepimento delle direttive europee e  l'attuazione  di  altri
atti dell'Unione europea  -  Legge  di  delegazione  europea  2013  -
secondo semestre, ed in particolare l'articolo 1 e l'allegato B; 
  Visto il codice della navigazione, approvato con regio  decreto  30
marzo 1942, n. 327; 
  Visto il regolamento per l'esecuzione del codice della  navigazione
(navigazione marittima), approvato con decreto del  Presidente  della
Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328; 
  Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
  Visto il decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259; 
  Vista la legge 21 novembre 1985,  n.  739,  recante  adesione  alla
Convenzione del 1978 sulle norme relative alla formazione della gente
di mare, al rilascio dei brevetti ed alla guardia, adottata a  Londra
il 7 luglio 1978, e sua esecuzione; 
  Visto il decreto  legislativo  27  luglio  1999,  n.  271,  recante
adeguamento della normativa sulla sicurezza e salute  dei  lavoratori
marittimi a bordo delle navi mercantili e da pesca nazionali; 
  Visto il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei  trasporti
13 ottobre 2003, n. 305; 
  Visto il decreto legislativo 27 maggio 2005,  n.  108,  concernente
l'attuazione  della   direttiva   1999/63/CE   relativa   all'accordo
sull'organizzazione  dell'orario  di  lavoro  della  gente  di  mare,
concluso dall'Associazione armatori della Comunita' europea (ECSA)  e
dalla Federazione dei sindacati dei trasportatori dell'Unione europea
(FST); 
  Visto il decreto legislativo 27 maggio 2005,  n.  119,  concernente
l'attuazione della  direttiva  2002/84/CE  in  materia  di  sicurezza
marittima e di prevenzione dell'inquinamento provocato da navi; 
  Visto il  decreto  legislativo  7  luglio  2011,  n.  136,  recante
attuazione della direttiva 2008/106/CE concernente i requisiti minimi
di formazione per la gente di mare; 
  Viste le Risoluzioni 1 e 2  adottate  in  Manila  dalla  Conferenza
delle  Parti  alla  Convenzione  Internazionale  sugli  standards  di
addestramento e tenuta della Guardia (Convenzione STCW'78) dal 21  al
25 giugno 2010; 
  Visto il decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri  11
febbraio 2014, n.  72,  recante  regolamento  di  organizzazione  del
Ministero  delle   infrastrutture   e   dei   trasporti,   ai   sensi
dell'articolo 2 del decreto-legge 6 luglio 2012, n.  95,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135; 
  Visto il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei  trasporti
del 4 agosto 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del  23
dicembre 2014 concernente la rimodulazione, il numero  ed  i  compiti
degli uffici dirigenziali di livello non generale; 
  Visto il decreto direttoriale del Ministero dei trasporti  8  marzo
2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del  28  marzo  2007,
recante procedura per il riconoscimento d'idoneita' allo  svolgimento
dei corsi di addestramento per il personale marittimo; 
  Considerato che il Ministero delle  infrastrutture  e  trasporti  -
Direzione generale per la  vigilanza  sulle  autorita'  portuali,  le
infrastrutture portuali ed il trasporto marittimo e per  vie  d'acqua
interne  e'  Focal  Point  presso   l'Organizzazione   Internazionale
Marittima (IMO)  e  presso  l'Agenzia  Marittima  Europea  (EMSA)  in
materia di formazione ed addestramento del personale marittimo; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 20 gennaio 2015; 
  Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei
deputati e del Senato della Repubblica; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione dell'8 maggio 2015; 
  Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  e  dei
Ministri  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  dello   sviluppo
economico, del lavoro e delle politiche sociali e  della  salute,  di
concerto con i Ministri degli  affari  esteri  e  della  cooperazione
internazionale,  della  giustizia,  dell'economia  e  delle  finanze,
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e  dell'ambiente  e
della tutela del territorio e del mare; 
 
                                Emana 
 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
                        Campo di applicazione 
 
  1. Il presente decreto si applica ai lavoratori marittimi italiani,
ai lavoratori marittimi di Stati  membri  dell'Unione  europea  ed  a
quelli di Paesi terzi titolari di un certificato  rilasciato  da  uno
Stato membro dell'Unione europea, che prestano servizio  a  bordo  di
navi battenti bandiera italiana adibite alla navigazione marittima ad
eccezione: 
  a) delle navi militari o destinate al trasporto truppe o altre navi
di  proprieta'  o  gestite   dagli   Stati   che   siano   utilizzate
esclusivamente per servizi governativi non commerciali; 
  b) delle navi da pesca; 
  c) delle unita'  da  diporto  che  non  effettuano  alcun  traffico
commerciale; 
  d) delle imbarcazioni di legno di costruzione rudimentale. 
                               Art. 2 
 
                             Definizioni 
 
  1. Ai fini del presente decreto si intende per: 
  a) Ministero delle infrastrutture e  dei  trasporti:  la  Direzione
generale per la vigilanza sulle autorita' portuali, le infrastrutture
portuali ed il trasporto marittimo e per vie d'acqua interne -  cosi'
come  disciplinata  dall'articolo  6,  comma  8,  del   decreto   del
Presidente del Consiglio dei ministri 11 febbraio 2014, n. 72, e  dal
decreto del Ministro delle infrastrutture e dei  trasporti  4  agosto
2014; 
  b) Comando generale del Corpo delle  Capitanerie  di  porto:  cosi'
come disciplinato dall'articolo 13 del  decreto  del  Presidente  del
Consiglio dei ministri 11 febbraio 2014, n. 72,  e  dal  decreto  del
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 4 agosto 2014, n. 346; 
  c) direzione marittima: l'ufficio della zona  marittima,  ai  sensi
del combinato disposto dell'articolo 16, secondo  comma,  del  codice
della navigazione e dell'articolo 2, primo comma, del regolamento per
l'esecuzione del codice della  navigazione  (navigazione  marittima),
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  15  febbraio
1952, n. 328; 
  d) autorita' marittima: gli  uffici  di  cui  all'articolo  17  del
codice della navigazione, competenti per l'iscrizione della gente  di
mare; 
  e) lavoratore marittimo:  ogni  persona  che  svolge,  a  qualsiasi
titolo, servizio o attivita' lavorativa a bordo di una  nave  che  ha
ricevuto una formazione ed  e'  in  possesso  di  un  certificato  di
competenza o di un  certificato  di  addestramento  o  di  una  prova
documentale; 
  f) comandante: l'ufficiale che esercita il comando di una nave; 
  g) ufficiale: un membro dell'equipaggio,  diverso  dal  comandante,
nominato in  tale  funzione  in  forza  di  leggi  o  di  regolamenti
nazionali  o,  in  mancanza  di  questi,  in  forza   dei   contratti
collettivi; 
  h) ufficiale di coperta: l'ufficiale responsabile della guardia  di
navigazione qualificato in conformita' al capo II dell'allegato I; 
  i) primo ufficiale di coperta: l'ufficiale, immediatamente sotto il
comandante in linea gerarchica, al quale  compete  il  comando  della
nave, se il comandante non e' in grado di esercitarlo; 
  l) allievo ufficiale di coperta: una persona  che  sta  effettuando
l'addestramento per diventare ufficiale di  coperta,  designata  come
tale dalla legge nazionale o dai regolamenti; 
  m) direttore di  macchina:  l'ufficiale  di  macchina  responsabile
della propulsione meccanica, del funzionamento e  della  manutenzione
degli impianti meccanici ed elettrici della nave; 
  n) ufficiale di macchina: l'ufficiale responsabile della guardia in
macchina qualificato in conformita' al capo III dell'allegato I; 
  o)  primo  ufficiale  di   macchina:   l'ufficiale   di   macchina,
immediatamente sotto il direttore di macchina in linea gerarchica, al
quale compete la responsabilita'  della  propulsione  meccanica,  del
funzionamento  e  della  manutenzione  degli  impianti  meccanici  ed
elettrici della nave, se il direttore di macchina non e' in grado  di
esercitarla; 
  p) allievo ufficiale di macchina: una persona che  sta  effettuando
l'addestramento per diventare ufficiale di macchina,  designata  come
tale dalla legge nazionale o dai regolamenti; 
  q) radio operatore: un membro dell'equipaggio  in  possesso  di  un
certificato    di    competenza     rilasciato     o     riconosciuto
dall'amministrazione competente di cui all'articolo 3, comma  6,  del
presente  decreto,  che  abilita  all'esercizio   di   una   stazione
radioelettrica a bordo di navi e di stazioni terrene di navi; 
  r) radio operatore GMDSS: persona qualificata in conformita'  delle
disposizioni di cui all'allegato I, capo IV; 
  s) comune di guardia di coperta: un membro dell'equipaggio  di  una
nave diverso dal comandante o dall'ufficiale di coperta; 
  t) comune di guardia in macchina: un membro dell'equipaggio di  una
nave diverso dal direttore o dall'ufficiale di macchina; 
  u) equipaggio: qualsiasi lavoratore marittimo imbarcato a bordo  di
una nave ai sensi dell'articolo 316 del codice della navigazione; 
  v) ufficiale elettrotecnico: ufficiale qualificato  in  conformita'
dell'allegato I, capo III; 
  z)  marittimo  abilitato  di   coperta:   comune   qualificato   in
conformita' dell'allegato I, capo II; 
  aa)  marittimo  abilitato  di  macchina:  comune   qualificato   in
conformita' dell'allegato I, capo III; 
  bb)  comune  elettrotecnico:  comune  qualificato  in   conformita'
dell'allegato I, capo III; 
  cc) nave adibita alla navigazione marittima: una  nave  diversa  da
quelle che navigano esclusivamente nelle acque interne,  nelle  acque
protette o nelle acque adiacenti alle acque protette od alle zone  in
cui si applicano i regolamenti portuali; 
  dd) nave battente bandiera di uno Stato membro: una nave registrata
in uno Stato membro  dell'Unione  europea  e  battente  bandiera  del
medesimo   Stato   membro   conformemente   alla   legislazione    di
quest'ultimo, le navi che non corrispondono a questa definizione sono
equiparate alle navi battenti bandiera di un Paese terzo; 
  ee) nave petroliera: la nave costruita ed adibita per il  trasporto
alla rinfusa di petrolio grezzo e suoi derivati; 
  ff) nave chimichiera: la nave, costruita  o  adattata,  adibita  al
trasporto alla rinfusa di uno qualsiasi  dei  prodotti  chimici  allo
stato liquido elencati nel capitolo 17 del codice internazionale  dei
trasportatori di prodotti chimici alla rinfusa (IBC code); 
  gg) nave gasiera:  la  nave,  costruita  od  adattata,  adibita  al
trasporto alla rinfusa di uno qualsiasi  dei  prodotti  gassosi  allo
stato liquefatto dei gas liquefatti, od altri prodotti  elencati  nel
capitolo 19 del codice internazionale dei trasportatori di  gas  (IBC
code), di volta in volta vigente; 
  hh)  nave  da  passeggeri:  la  nave  definita  nella   convenzione
internazionale per la salvaguardia della vita  umana  in  mare,  1974
(SOLAS 74), nella versione modificata; 
  ii) nave da pesca: la nave adibita alla cattura di pesce  od  altre
risorse vive del mare; 
  ll) nave da passeggeri ro-ro: la nave da  passeggeri  avente  spazi
per il carico roll on-roll off o spazi delle categorie speciali  come
definite dalla SOLAS 74, di volta in volta vigente; 
  mm) viaggi costieri: i viaggi effettuati in prossimita' della costa
come definiti dall'articolo 1, comma  1,  punti  37,  39  e  40,  del
regolamento per la sicurezza della navigazione e della vita umana  in
mare,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  8
novembre 1991, n. 435; 
  nn) potenza di propulsione: la potenza  di  uscita  totale  massima
nominale continua in chilowatt sviluppata da tutti  gli  apparati  di
propulsione principali della  nave  che  appare  sul  certificato  di
iscrizione della nave o su altro documento ufficiale; 
  oo) norme radio: le norme radio allegate, o  considerate  allegate,
alla  convenzione  internazionale  delle   telecomunicazioni,   nella
versione modificata; 
  pp) servizi radio: le funzioni, a seconda del caso, di tenuta della
guardia, di radiocomunicazione,  di  manutenzione  e  di  riparazione
tecnica eseguite in conformita' delle norme radio, della  Convenzione
internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare del 1974,
a  discrezione  dei  singoli  Stati   membri   e   delle   pertinenti
raccomandazioni dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO); 
  qq) Convenzione STCW: la convenzione dell'Organizzazione  marittima
internazionale (IMO) sulle norme relative alla formazione della gente
di mare, al rilascio dei brevetti e alla guardia, del 1978, in quanto
applicabile alle materie in oggetto tenuto conto  delle  disposizioni
transitorie  di  cui  all'articolo  VII  e  alla  regola  I/15  della
convenzione e comprendente, ove richiamate, le norme applicabili  del
codice STCW, adottata a Londra il 7  luglio  1978  e  ratificata  con
legge  21  novembre  1985,  n.  739,  entrambi  nella  loro  versione
aggiornata; 
  rr) codice STCW: il codice di formazione della gente di  mare,  del
rilascio dei brevetti e  della  guardia,  adottato  dalla  conferenza
delle parti della convenzione STCW con la risoluzione n. 2 del  1995,
nella versione aggiornata; 
  ss)  Convenzione  SOLAS:  la  Convenzione  internazionale  per   la
salvaguardia della vita umana in mare, firmata a Londra  nel  1974  e
resa esecutiva con  legge  23  maggio  1980,  n.  313,  e  successivi
emendamenti; 
  tt)  compagnia  di  navigazione:  la  persona  fisica  o  giuridica
proprietaria della nave o qualsiasi altra persona fisica o giuridica,
quale l'armatore od il noleggiatore a  scafo  nudo  della  nave,  che
abbia  rilevato  dal   proprietario   responsabilita'   inerenti   la
conduzione della stessa,  assumendosi  cosi'  tutti  i  doveri  e  le
responsabilita' gravanti sulla compagnia ai sensi delle  disposizioni
del presente decreto; 
  uu) certificato di competenza: certificato rilasciato e convalidato
relativo a comandanti, ufficiali e  radio  operatori  del  GMDSS,  in
conformita' dell'allegato I, capi II, III, IV o VII, che  abilita  il
legittimo titolare a prestare servizio nella qualifica e  a  svolgere
le  funzioni  previste  al  livello  di   responsabilita'   in   esso
specificato; 
  vv)  certificato  di  addestramento:  certificato  diverso  da   un
certificato di competenza rilasciato ad un marittimo, attestante  che
i  pertinenti  requisiti  in  materia  di  formazione,  competenza  o
servizio in navigazione previsti  dal  presente  decreto  legislativo
sono soddisfatti; 
  zz) prova documentale: documentazione diversa  dal  certificato  di
competenza  o  dal  certificato  di  addestramento  utilizzata  quale
evidenza che i pertinenti requisiti  previsti  dal  presente  decreto
legislativo sono soddisfatti; 
  aaa) attestato di addestramento  conseguito:  documento  rilasciato
dall'Amministrazione competente  che  riporta  tutto  l'addestramento
conseguito; 
  bbb) funzioni: una serie di  compiti,  servizi  e  responsabilita',
come specificatamente indicati dal  codice  STCW,  necessari  per  la
conduzione della nave, la salvaguardia della vita umana in mare e  la
tutela dell'ambiente marino; 
  ccc) servizio di navigazione: il servizio svolto  a  bordo  di  una
nave rilevante ai fini del rilascio o del rinnovo di  un  certificato
di competenza o di un certificato di addestramento  o  di  una  prova
documentale ovvero per il conseguimento di un'altra qualifica; 
  ddd)  riconosciuto:  riconosciuto   dall'amministrazione   italiana
competente in conformita' delle disposizioni del presente decreto; 
  eee) Paese terzo: il Paese che non e' uno Stato membro  dell'Unione
europea; 
  fff)   convalida   di   riconoscimento:   il   documento,    emesso
dall'autorita'  marittima  italiana  competente,  che  convalida   il
riconoscimento di un certificato di competenza o di un certificato di
addestramento emesso da uno Stato membro dell'Unione europea o da  un
Paese terzo; 
  ggg)  riconoscimento:  l'accettazione   da   parte   dell'autorita'
italiana competente del certificato di competenza o  del  certificato
di addestramento rilasciato da un altro Stato parte della Convenzione
STCW; 
  hhh) Stato membro ospitante: lo Stato membro in  cui  un  marittimo
chiede il riconoscimento del suo certificato di competenza  o  di  un
certificato di addestramento; 
  iii) ispettore: soggetto appartenente  unicamente  al  Corpo  delle
capitanerie di porto - Guardia costiera, in possesso dei requisiti di
cui al decreto legislativo 24 marzo 2011, n. 53; 
  lll) mese: un mese civile od un periodo di trenta giorni risultante
dalla somma di periodi dalla durata inferiore ad un mese; 
  mmm) codice ISPS: il codice internazionale per la  sicurezza  degli
impianti portuali e delle navi (International Ship and Port  Facility
Security), adottato il 12 dicembre 2002 dalla risoluzione n. 2  della
conferenza degli Stati  contraenti  alla  SOLAS  74,  nella  versione
aggiornata; 
  nnn) ufficiale di protezione della nave: la persona a  bordo  della
nave che risponde al comandante ed e' designata dalla  societa'  come
responsabile  della  protezione  della  nave   e,   in   particolare,
dell'attuazione e del rispetto del piano di protezione della  nave  e
come collegamento con l'agente di protezione  della  societa'  e  con
l'agente di protezione dell'impianto portuale; 
  ooo) compiti di protezione: tutti i compiti e le  mansioni  per  la
protezione a bordo delle navi definiti dal capo XI/2 della SOLAS  74,
nella versione modificata, e dal codice ISPS; 
  ppp) comitato: comitato per la sicurezza marittima e la prevenzione
dell'inquinamento provocato dalle navi, istituito dall'articolo 3 del
regolamento (CE) n. 2099/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 5 novembre 2002; 
  qqq)  agenzia:  l'Agenzia  europea  per  la  sicurezza   marittima,
istituita dal regolamento (CE) n. 1406/2002 del Parlamento europeo  e
del Consiglio, del 27 giugno 2002. 
                               Art. 3 
 
                        Autorita' competenti 
 
  1. Il Ministero  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti,  di  cui
all'articolo 2, comma 1, lettera a), e' competente  per  l'attuazione
della normativa nazionale, internazionale e comunitaria in materia di
personale marittimo. 
  2. Il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera b),  e'  competente  in  materia  di
personale  marittimo  e  delle  relative  qualifiche   professionali,
regolamentazione dei corsi di addestramento  e  certificazione  degli
enti di  formazione  e  di  addestramento  del  personale  marittimo,
gestione del sistema informativo della  gente  di  mare.  Il  Comando
Generale del Corpo delle Capitanerie di porto e la Direzione generale
per la vigilanza sulle autorita' portuali, le infrastrutture portuali
ed il trasporto marittimo e per vie d'acqua interne, anche attraverso
l'eventuale sottoscrizione o aggiornamento di protocolli  di  intesa,
attuano i raccordi necessari  ai  fini  della  semplificazione  delle
procedure e degli adempimenti relativi al personale marittimo. 
  3. Le autorita' marittime, di cui all'articolo 2, comma 1,  lettera
d), secondo il riparto di cui all'articolo 219  del  regolamento  per
l'esecuzione del codice della  navigazione  (navigazione  marittima),
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  15  febbraio
1952, n. 328, sono competenti per  il  rilascio  dei  certificati  di
competenza, dei certificati di addestramento e delle eventuali  prove
documentali, nonche' dell'attestato di addestramento conseguito,  con
le modalita' e le procedure indicate nel presente decreto. 
  4.  Il  Ministero  dell'istruzione,  universita'   e   ricerca   e'
competente,   nel   rispetto   dell'autonomia    delle    istituzioni
scolastiche, in materia di definizione degli indirizzi  generali  per
garantire livelli di prestazioni  uniformi  su  tutto  il  territorio
nazionale, di controllo  e  monitoraggio  delle  attivita'  svolte  e
verifica  dell'attuazione  della  disciplina  nazionale  inerente   i
percorsi  di  istruzione  concernenti  il   settore   del   trasporto
marittimo. 
  5.  Il  Ministero  della   salute   rilascia   i   certificati   di
addestramento di cui al capo VI, regola VI/4, dell'allegato I, previa
definizione dei relativi corsi ai sensi dell'articolo 11, comma 2,  e
i certificati medici di idoneita' di cui all'articolo 12. 
  6. Il Ministero dello sviluppo economico rilascia i certificati  di
competenza di cui al capo IV dell'allegato I. 
  7. Le autorita' consolari all'estero, di cui all'articolo  127  del
codice della navigazione, rilasciano la convalida  di  riconoscimento
di un certificato di competenza di cui alle Regole II/1, II/2,  II/3,
III/1, III/2, III/3, III/6, IV/2, VII/2 della Convenzione STCW  o  di
un certificato di addestramento di cui alle  Regole  V/1-1,  V/1-2  e
VI/4 della Convenzione STCW redatta su  carta  valori,  con  oneri  a
carico del richiedente, attestante il riconoscimento dei  certificati
emessi da Stati membri dell'Unione  europea  o  di  altri  Stati  non
facenti parte dell'Unione europea con i quali sia stato stipulato  un
accordo di riconoscimento ai sensi dell'articolo 20, comma 1. 
  8. Le autorita' competenti di cui  ai  commi  3,  5,  6  provvedono
altresi' al rinnovo dei certificati di competenza, dei certificati di
addestramento e delle prove documentali. 
                               Art. 4 
 
                     Formazione ed abilitazione 
 
  1. Le autorita'  competenti,  ciascuna  per  le  parti  di  propria
competenza, assicurano che i lavoratori  marittimi  che  svolgono  le
proprie funzioni a bordo di una nave di cui all'articolo  1  ricevano
una formazione conforme ai requisiti della Convenzione STCW,  di  cui
all'allegato I. 
  2.  Le  autorita'  marittime,  di  cui  all'articolo  3,  comma  3,
assicurano  che  i  lavoratori  marittimi  che  svolgono  le  proprie
funzioni a bordo di una nave di cui all'articolo 1, sono in  possesso
di un certificato di competenza o di un certificato di  addestramento
di cui all'articolo 2, comma 1, lettere  uu)  e  vv)  e  delle  prove
documentali di cui all'articolo 2, comma 1, lettera zz). 
  3.  Le  autorita'  marittime,  di  cui  all'articolo  3,  comma   3
assicurano che i membri dell'equipaggio, che devono essere  abilitati
in conformita' alla regola III/10.4 della  Convenzione  SOLAS,  siano
formati ed in possesso delle  prescritte  certificazioni  di  cui  al
presente decreto. 
  4. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti comunica  alla
Commissione europea le disposizioni adottate in materia di formazione
ed abilitazione coordinando a tal fine le autorita' competenti. 
                               Art. 5 
 
 
          Disposizioni generali in materia di addestramento 
 
  1. L'addestramento dei  lavoratori  marittimi  e'  disciplinato  ai
sensi dell'articolo 123, primo comma, del codice della navigazione ed
e' oggetto di appositi corsi, il cui svolgimento puo' essere affidato
a istituti, enti  e  societa'  ritenuti  idonei  ed  autorizzati  con
provvedimenti dell'autorita' competente di cui all'articolo 3,  comma
2. 
  2. Quando lo svolgimento dei corsi e' affidato a istituti,  enti  e
societa' le  qualifiche  e  l'esperienza  degli  insegnanti  e  degli
esaminatori sono disciplinati ai sensi dell'articolo 10, comma 1. 
  3. Le autorita' competenti di cui all'articolo 3  con  uno  o  piu'
decreti, disciplinano, in conformita'  con  requisiti  e  le  opzioni
previste dalla Convenzione STCW: 
  a)  i  programmi,  le  procedure  e  le  commissioni  d'esame   per
l'ottenimento del  certificato  di  competenza,  del  certificato  di
addestramento e delle prove documentali; 
  b)  i  programmi,  le  procedure  e  le  commissioni  d'esame   per
l'addestramento dei lavoratori marittimi che richieda appositi corsi. 
  4. I decreti di cui al comma 3, lettera b), stabiliscono, altresi': 
  a) i programmi, comprensivi anche della materia sulla sicurezza del
lavoro, e le modalita' di svolgimento  dei  corsi,  che  includono  i
metodi di insegnamento,  le  procedure  ed  il  materiale  scolastico
occorrente per conseguire i livelli di competenza prescritti  secondo
quanto  previsto  dall'annesso  alla   Convenzione   STCW   e   delle
corrispondenti sezioni del codice STCW; 
  b) la composizione quantitativa e qualitativa del corpo  istruttori
che deve essere formato da persone in possesso di conoscenze teoriche
e  di  esperienza  professionale  pratica  ritenute   adeguate   agli
specifici tipi e livelli dell'attivita'  di  addestramento.  In  ogni
caso, ogni istruttore deve conoscere il  programma  e  gli  obiettivi
specifici del particolare tipo di addestramento ed aver ricevuto,  se
l'addestramento  e'  effettuato  con  l'ausilio  di  simulatori,  una
formazione adeguata circa le tecniche di insegnamento che  comportano
l'uso di simulatori ed aver maturato sufficiente  esperienza  pratica
nell'uso del tipo particolare di simulatore utilizzato; 
  c) la composizione quantitativa  e  qualitativa  delle  commissioni
innanzi alle quali, al termine del corso, l'allievo sostiene un esame
teorico-pratico. In ogni caso, la commissione e' composta da  persone
in  grado  di  valutare  il  possesso  da  parte  dell'allievo  delle
conoscenze teoriche e delle abilita'  pratiche  richieste.  Prima  di
assumere  le  relative  funzioni,  ogni  esaminatore  deve   ricevere
un'istruzione adeguata sui metodi e le  pratiche  di  valutazione,  e
deve maturare,  se  l'attivita'  di  valutazione  e'  effettuata  con
l'ausilio di un simulatore, una sufficiente  esperienza  pratica  del
simulatore medesimo, come strumento di valutazione. 
  5. Gli istituti, gli  enti  e  le  societa'  di  cui  al  comma  1,
rilasciano la prova documentale  a  coloro  i  quali  hanno  superato
l'esame di cui al comma 4, lettera c). 
  6. L'addestramento svolto a bordo non deve essere di ostacolo  alle
normali operazioni della nave. 
  7. Secondo la ripartizione delle competenze di cui all'articolo  3,
le autorita' competenti controllano che le attivita' di formazione ed
addestramento svolte dagli istituti, enti e societa' di cui al  comma
1 del presente articolo, conseguano gli obiettivi  definiti,  inclusi
quelli riguardanti le qualifiche  e  l'esperienza  di  istruttori  ed
esaminatori. 
  8. Ai fini di cui al comma 7, con i decreti previsti dal  comma  1,
per ogni corso e programma di  addestramento,  sono  stabilite  anche
norme di qualita' che identificano gli  obiettivi  dell'addestramento
ed  i  livelli  di  cognizione,  di  apprendimento  e  di   capacita'
professionale da conseguire. 
  9. Le spese  derivanti  dalle  attivita'  espletate  dall'autorita'
competente ai fini del rilascio delle autorizzazioni a istituti, enti
e societa'  di  addestramento  sono  a  carico  dei  richiedenti,  ad
eccezione degli enti pubblici, sulla base del costo  effettivo  della
prestazione resa. Sono altresi' a carico  dei  richiedenti  le  spese
connesse con l'attivita' di controllo. 
  10. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei  trasporti,
di concerto con il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  sono
determinate, secondo il criterio di copertura del costo effettivo del
servizio, ed aggiornate, almeno ogni due  anni,  le  tariffe  per  le
attivita' autorizzative e di controllo e  le  relative  modalita'  di
versamento. 
  11. L'addestramento dei lavoratori marittimi nelle materie  di  cui
alla  regola  VI/4  dell'annesso  alla  Convenzione  STCW   e   della
corrispondente sezione del codice STCW e' oggetto di  appositi  corsi
gestiti  da  strutture  sanitarie  pubbliche  disciplinati  ai  sensi
dell'articolo 11, commi 2, 3 e 4. Le relative spese sono a carico dei
richiedenti. 
                               Art. 6 
 
 
 Certificati di competenza, certificati di addestramento e convalide 
 
  1. Il comandante,  il  direttore  di  macchina,  gli  ufficiali  di
coperta e di macchina, l'ufficiale elettronico, i comuni di coperta e
di macchina, i marittimi abilitati  di  coperta  e  di  macchina,  il
comune elettrotecnico e, ove previsto, gli altri lavoratori marittimi
contemplati nelle regole dell'annesso alla Convenzione STCW, sono  in
possesso di un certificato di  competenza  o  di  un  certificato  di
addestramento  ovvero  della  convalida  di  riconoscimento   di   un
certificato di competenza rilasciati  da  una  delle  amministrazioni
indicate all'articolo 3,  che  abilita  il  titolare  a  svolgere  le
competenze menzionate nel certificato stesso. 
  2. I  radio  operatori  sono  in  possesso  di  un  certificato  di
competenza separato,  rilasciato  dall'autorita'  competente  di  cui
all'articolo 3, comma 6, ovvero della convalida di riconoscimento  di
cui all'articolo 2, comma 1, lettera fff), nel quale e' indicato  che
il titolare ha le cognizioni supplementari richieste dalle pertinenti
norme. 
  3. Il certificato di competenza di cui  all'articolo  2,  comma  1,
lettera uu), e' rilasciato  al  lavoratore  marittimo  che  e'  stato
addestrato secondo quanto previsto dall'articolo 5, comma 1. 
  4. Il certificato di competenza riporta la sola  indicazione  della
regola  di  cui  alla  Convenzione  STCW  posseduta  dal   lavoratore
marittimo. 
  5. In applicazione delle modalita' di rinnovo di  cui  all'articolo
13,  al   lavoratore   marittimo   e'   rilasciato   l'attestato   di
addestramento conseguito, secondo il modello di cui all'allegato  VII
al presente decreto. 
  6. L'attestato di addestramento conseguito di cui  all'articolo  2,
comma 1,  lettera  aaa),  e'  parte  integrante  del  certificato  di
competenza e da esso, in caso di mancanza di addestramento  specifico
richiesto, derivano le eventuali limitazioni sul certificato  di  cui
al comma 3. 
  7. L'attestato di addestramento conseguito e'  altresi'  rilasciato
al lavoratore marittimo al quale non e'  richiesto  il  possesso  del
certificato di competenza o il certificato di addestramento. 
  8. I certificati di competenza di  cui  all'articolo  2,  comma  1,
lettera uu), i relativi rinnovi e le convalide di  riconoscimento  di
cui all'articolo 2, comma 1,  lettera  fff),  sono  annotati,  previa
attribuzione di un numero  progressivo,  nel  registro  istituito  ai
sensi dell'articolo 11, comma 6. 
  9. A bordo delle navi battenti bandiera italiana, il comandante  ed
il primo ufficiale di coperta, se quest'ultimo  svolge  funzioni  del
comandante, devono essere cittadini di uno Stato  membro  dell'Unione
europea o di un altro Stato facente parte dell'accordo  sullo  Spazio
economico  europeo.  L'accesso  a  tali  funzioni   e'   disciplinato
dall'articolo 292-bis del codice della navigazione. 
  10. I certificati di competenza di cui  all'articolo  2,  comma  1,
lettera uu), abilitanti alle funzioni  di  comandante,  direttore  di
macchina,   ufficiali   di   coperta   e   di   macchina,   ufficiale
elettrotecnico ed i certificati  di  addestramento  emessi  ai  sensi
delle Regole V/1-1, V/1-2 e VI/4 della Convenzione STCW 78 nella loro
versione  aggiornata  ed  il  relativo  rinnovo  hanno  validita'  di
sessanta mesi o fino a quando gli stessi sono  revocati,  sospesi  od
annullati. 
  11. I certificati di addestramento di cui all'articolo 2, comma  1,
lettera vv), abilitanti alle funzioni di comune di guardia di coperta
e di macchina, marittimo abilitato di coperta e di  macchina,  comune
elettrotecnico non sono soggetti a scadenza. 
  12. Alla convalida di  riconoscimento  rilasciata  dalle  autorita'
consolari di cui all'articolo 3, comma 7,  e'  attribuito  un  numero
unico ed hanno la validita'  del  certificato  di  competenza  o  del
certificato di addestramento riconosciuto o fino a quando gli  stessi
non sono revocati, sospesi od annullati e comunque  non  superiore  a
sessanta mesi. 
  13. La convalida di riconoscimento indica la qualifica  in  cui  il
titolare del certificato e' abilitato a prestare servizio in  termini
identici  a  quelli  usati  dalle   norme   sulla   sicurezza   della
composizione degli  equipaggi  delle  navi  applicabili  alle  unita'
battenti bandiera italiana. 
  14.  Il  comandante  della  nave  custodisce,   in   originale,   i
certificati e le eventuali dispense di cui sono titolari i lavoratori
marittimi che prestano servizio a bordo della nave e, se del caso, le
prove dell'avvenuta presentazione  alle  competenti  autorita'  della
domanda di convalida  dei  certificati  rilasciati  da  Stati  membri
dell'Unione  europea  o  da  Paesi  terzi  non   ancora   convalidati
dall'autorita' competente di cui all'articolo 3, comma 7. 
  15.  Avverso  il  provvedimento  di  diniego   del   rilascio   del
certificato di  competenza  o  della  convalida  e'  ammesso  ricorso
gerarchico. 
  16. I certificati di competenza, i certificati di  addestramento  e
le prove documentali sono rilasciati in lingua italiana e inglese. 
  17. Le autorita' di cui  all'articolo  3,  comma  3,  procedono  al
rilascio  del  certificato  di   competenza,   del   certificato   di
addestramento  ovvero  dell'attestato  di  addestramento   conseguito
previa verifica dell'autenticita'  e  validita'  di  qualsiasi  prova
documentale  necessaria  all'ottenimento   del   certificato   stesso
conformemente alle disposizioni di cui al presente decreto. 
  18.  Le  convalide  attestanti  il  rilascio  di   certificati   di
competenza e le convalide di  riconoscimento  di  un  certificato  di
competenza  emesso  da  un  Paese  parte  della   Convenzione   STCW,
rilasciati a comandanti e ufficiali ai sensi  delle  Regole  V/1-1  e
V/1-2 dell'allegato I sono rilasciati qualora sono soddisfatti  tutti
i requisiti della convenzione STCW e del presente decreto. 
                               Art. 7 
 
 
                     Requisiti della formazione 
 
  1. La formazione di cui agli articoli 5 e 6 e' impartita  in  forma
adeguata alle conoscenze teoriche ed alle abilita' pratiche richieste
nell'allegato I, anche per quanto concerne l'uso dei  dispositivi  di
salvataggio e per la lotta antincendio. 
  2.  La  formazione  di  cui  al  comma  1   e'   disciplinata   con
provvedimenti dei Ministeri competenti, in ragione delle  materie  di
rispettiva attribuzione. 
                               Art. 8 
 
 
                           Viaggi costieri 
 
  1. Le disposizioni del  presente  decreto  si  applicano  anche  ai
lavoratori marittimi che prestano servizio a bordo di  navi  battenti
bandiera italiana, adibite alla navigazione costiera. 
  2. Con provvedimenti dell'autorita' competente di cui  all'articolo
3, comma 1, possono essere determinate disposizioni piu'  favorevoli,
che soddisfano le disposizioni della sez. A/1-3 del codice  STCW,  in
materia di istruzione e formazione per  i  lavoratori  marittimi  che
prestano la propria opera a bordo di unita' adibite esclusivamente  a
viaggi costieri. 
  3. I provvedimenti di cui al comma 2, per i marittimi che  prestano
servizio a bordo di  navi  battenti  bandiera  italiana  regolarmente
adibite a viaggi costieri al largo della  costa  di  un  altro  Stato
membro  dell'Unione  europea  o  di  un  altro  Stato   parte   della
Convenzione STCW, prevedono requisiti di formazione, esperienza o  di
abilitazione  equivalenti  a  quelli  stabiliti  dallo  Stato  membro
dell'Unione europea o dallo Stato parte STCW. 
  4. I  lavoratori  marittimi  che  prestano  servizio  su  nave  che
effettua viaggi non rientrati nella definizione di  viaggi  costieri,
di cui all'articolo  2,  comma  1,  lettera  mm),  devono  soddisfare
requisiti previsti dalla Convenzione  STCW  per  la  navigazione  non
costiera. 
  5. L'autorita' competente di cui all'articolo 3, comma  1,  per  le
navi che hanno ottenuto i benefici previsti dalle  norme  sui  viaggi
costieri della convenzione STCW, che  comprende  i  viaggi  al  largo
delle coste di altri Stati membri  dell'Unione  europea  o  di  parti
della convenzione STCW nei limiti della loro definizione  di  viaggio
costiero, stipula un accordo con gli Stati membri dell'Unione europea
o le parti in questione, nel quale  sono  precisati  sia  i  dettagli
delle  aree  commerciali  interessate,  sia  le  altre   disposizioni
pertinenti. 
  6. Il rilascio della convalida di riconoscimento di un  certificato
di competenza rilasciato da  uno  Stato  membro  dell'Unione  europea
ovvero da un Paese terzo nei limiti definiti per il viaggio  costiero
puo'  essere  effettuato  qualora  l'autorita'  competente   di   cui
all'articolo 3, comma 1, ha stipulato un accordo con lo Stato  membro
dell'Unione europea ovvero il Paese terzo nel quale sono precisati  i
dettagli delle aree commerciali interessate  e  le  altre  condizioni
pertinenti. 
  7. Il certificato di competenza e la  convalida  di  riconoscimento
del certificato di competenza nonche' i certificati di addestramento,
rilasciati ai sensi del presente articolo, contengono la  limitazione
ai viaggi costieri. 
  8. L'autorita' competente di cui all'articolo 3, comma 1,  comunica
alla Commissione  europea  in  maniera  dettagliata  le  disposizioni
relative ai viaggi costieri adottate. 
                               Art. 9 
 
 
         Prevenzione delle frodi e di altre prassi illegali 
 
  1. I certificati di competenza rilasciati dall'autorita' competente
di cui all'articolo 3, comma 3, e le convalide di riconoscimento  dei
certificati di competenza rilasciati dall'autorita' competente di cui
all'articolo 3, comma 7, sono conformi rispettivamente ai modelli  di
cui agli allegati V e VI al presente  decreto  e  sono  stampati  con
materiali e tecniche atti a prevenire eventuali falsificazioni. 
  2. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero
dello  sviluppo  economico,  ciascuno  per  le  materie  di   propria
competenza: 
  a) individuano e comunicano alla Commissione  europea,  agli  Stati
membri dell'Unione europea ed ai Paesi terzi con i  quali  sia  stato
concluso un accordo di  riconoscimento  ai  sensi  dell'articolo  20,
eventuali pratiche fraudolente riscontrate; 
  b)  forniscono  la  conferma  per  iscritto  dell'autenticita'  dei
certificati o di qualsiasi altro titolo di formazione  rilasciato,  a
richiesta dello Stato membro dell'Unione europea o  del  Paese  terzo
con il quale hanno concluso un accordo  di  riconoscimento  ai  sensi
dell'articolo 20. 
  3. Le Amministrazioni competenti di cui all'articolo 3 programmano,
anche senza preavviso, visite ispettive presso gli enti,  istituti  o
societa' di cui all'articolo 5, comma 1, allo scopo di verificare  la
corretta  applicazione  delle  procedure  previste  in   materia   di
formazione e addestramento del personale marittimo. 
                               Art. 10 
 
 
                          Norme di qualita' 
 
  1. Le autorita' competenti di cui all'articolo 3, commi 1, 2, 5,  6
e 7, garantiscono che le  attivita'  di  formazione,  di  valutazione
delle competenze,  di  certificazione,  incluse  quelle  mediche,  di
convalida di riconoscimento e di rinnovo, incluse  quelle  svolte  da
enti, istituti o societa', sono costantemente controllate  attraverso
un sistema di gestione della qualita' che assicuri  il  conseguimento
degli obiettivi definiti, inclusi quelli riguardanti le qualifiche  e
l'esperienza di istruttori ed esaminatori, conformemente alla sezione
A-I/8 del codice STCW. 
  2. Le autorita' competenti di cui all'articolo 3, commi 1, 2,  5  e
6, garantiscono che gli obiettivi di  istruzione  e  formazione  e  i
relativi  livelli  qualitativi  di  competenza  da  conseguire   sono
chiaramente definiti e sono identificati i livelli di conoscenza,  di
apprendimento e di capacita' professionali adeguati agli esami e alle
valutazioni previsti dalla Convenzione STCW. 
  3. Presso il Ministero delle infrastrutture e dei  trasporti  opera
il Comitato di valutazione indipendente, composto  da  rappresentanti
delle  amministrazioni  competenti,  il  quale,  ad  intervalli   non
superiori a cinque anni, effettua una valutazione sulle autorita'  di
cui all'articolo 3, relativamente al sistema di  valutazione  e  alla
gestione del sistema di abilitazione ed in particolare valuta che: 
  a) le misure interne di verifica e controllo della  gestione  e  le
attivita' conseguenti sono conformi  alle  disposizioni  previste  ed
alle procedure formali e sono idonee ad assicurare  il  conseguimento
degli obiettivi definiti; 
  b) i risultati di ogni valutazione indipendente sono documentati  e
sottoposti all'attenzione dei responsabili del settore oggetto  della
valutazione; 
  c) sono intraprese azioni tempestive  per  rimediare  alle  carenze
riscontrate. 
  4. Entro sei mesi dalla valutazione di cui al comma 3, il Ministero
delle infrastrutture  e  dei  trasporti  coordina  e  trasmette  alla
Commissione  europea  una  relazione  sull'esito  della   valutazione
stessa, con l'indicazione degli eventuali correttivi adottati. 
                               Art. 11 
 
 
              Rilascio e registrazione dei certificati 
 
  1. Per il rilascio di uno  dei  certificati  di  competenza  e  dei
certificati di addestramento da parte  dell'autorita'  competente  di
cui all'articolo 3, comma 3, i  lavoratori  marittimi,  ivi  compresi
quelli appartenenti agli  altri  Stati  membri  dell'Unione  europea,
devono: 
  a) possedere eta' non  inferiore  a  quella  prevista  per  ciascun
certificato di competenza e dei certificati  di  addestramento  nelle
regole dell'annesso alla Convenzione STCW; 
  b) possedere i requisiti di idoneita' fisica,  in  particolare  per
quanto riguarda la vista e l'udito, previsti ed  accertati  ai  sensi
del regio decreto-legge 14 dicembre 1933, n. 1773,  convertito  dalla
legge 22 gennaio 1934, n. 244, e successive modificazioni; 
  c) aver effettuato  servizio  di  navigazione  e  le  attivita'  di
formazione e di addestramento prescritte  dalle  regole  dell'annesso
alla Convenzione STCW e dalle corrispondenti sezioni del codice STCW,
come rese attuative con decreto del Ministro delle  infrastrutture  e
dei  trasporti  ai  sensi  dell'articolo   123   del   codice   della
navigazione; 
  d) aver sostenuto, con esito favorevole, l'esame atto a  dimostrare
il possesso delle competenze  del  livello  prescritte  dalle  regole
dell'annesso alla Convenzione STCW e dalle corrispondenti sezioni del
codice STCW. 
  2. Per il  rilascio  dei  certificati  di  addestramento  da  parte
dell'autorita'  competente  di  cui  all'articolo  3,  comma   5,   i
lavoratori marittimi, in possesso dei requisiti di cui  al  comma  1,
lettere  a)  e  b),  sostengono  l'esame  teorico-pratico,  dopo   la
frequenza di corsi definiti con decreto  del  Ministro  della  salute
sentito il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il  decreto
disciplina: 
  a) i contenuti, i metodi ed i mezzi di insegnamento; 
  b) i requisiti di qualificazione dei docenti dei corsi; 
  c)  le  procedure  di  accreditamento  delle   strutture   di   cui
all'articolo 5, comma 11, e le relative norme di qualita'; 
  d) l'istituzione di  appositi  registri  dei  certificati,  atti  a
prevenire pratiche fraudolente; 
  e) i contenuti dei corsi di aggiornamento da effettuare con cadenza
quinquennale, prevedendo validita'  quinquennale  per  i  certificati
rilasciati. 
  3. Nelle more dell'adozione del  decreto  di  cui  al  comma  2,  i
certificati di addestramento rilasciati  ai  sensi  del  decreto  del
Ministro della sanita'  7  agosto  1982,  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale n. 265 del 25 settembre 1982, e del  decreto  del  Ministro
della sanita' 25 agosto 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n.
215 del 15 settembre 1997, da oltre 5 anni, sono  rinnovati  entro  8
mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 
  4. Il decreto  di  cui  al  comma  2  stabilisce  le  modalita'  di
conversione dei certificati di addestramento rilasciati ai sensi  del
comma 3. 
  5.  Per  il  rilascio  dei  certificati  da  parte   dell'autorita'
competente di cui all'articolo 3, comma  6,  i  lavoratori  marittimi
possiedono i requisiti previsti dal comma 1, lettere a) e  b),  e  le
conoscenze di cui alla regola IV dell'annesso alla Convenzione STCW. 
  6. Presso il Ministero delle infrastrutture e dei  trasporti  opera
il  registro,  anche  elettronico,  dei  certificati  di   competenza
rilasciati e convalidati dalle amministrazioni di cui all'articolo 3,
commi 3 e 7, sul quale, per ogni certificato, sono annotati: 
  a) il numero progressivo; 
  b) le generalita' del titolare; 
  c) il codice fiscale del titolare; 
  d) la data del rilascio; 
  e) l'abilitazione; 
  f) la regola di riferimento dell'annesso alla Convenzione STCW; 
  g) la scadenza, se prevista; 
  h) il rinnovo, se previsto; 
  i) eventuali limitazioni; 
  l) gli estremi degli eventuali provvedimenti di  sospensione  o  di
annullamento; 
  m) l'eventuale denuncia di distruzione, sottrazione o smarrimento; 
  n) gli estremi del rilascio di eventuali duplicati. 
  7. Presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,  opera
il registro delle dispense concesse ai sensi dell'articolo 17. 
  8. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed i Ministeri
dello sviluppo economico e della salute  comunicano  le  informazioni
concernenti i certificati di competenza, le convalide e  le  dispense
agli altri Stati membri dell'Unione europea, agli altri  Stati  parti
della Convenzione STCW ed alle  compagnie  che  intendono  verificare
l'autenticita' e la validita' dei certificati esibiti  dai  marittimi
che chiedono il riconoscimento dei loro certificati ovvero  l'imbarco
a bordo di una nave. 
  9. Il Ministero delle infrastrutture e  dei  trasporti  annualmente
comunica alla Commissione europea le informazioni di cui all'articolo
24 e di cui all'allegato IV del presente decreto, sui certificati  di
competenza, sulle  convalide  che  attestano  il  riconoscimento  dei
certificati  di  competenza  nonche',   su   base   volontaria,   sui
certificati di addestramento rilasciati conformemente ai capi II, III
e VII dell'allegato della Convenzione  STCW,  unicamente  a  fini  di
analisi statistica  ed  esclusivamente  ad  uso  degli  Stati  membri
dell'Unione europea e della Commissione nell'ambito dell'elaborazione
delle politiche strategiche. 
  10. Il Ministro delle infrastrutture e dei  trasporti,  sentito  il
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con
proprio  decreto  determina,  secondo  criteri  di   semplificazione,
efficacia  e  funzionalita',  le  procedure   e   le   modalita'   di
autenticazione della navigazione effettuata su navi battenti bandiera
estera. 
                               Art. 12 
 
 
                           Norme sanitarie 
 
  1. I lavoratori marittimi, titolari di un certificato di competenza
o di un  certificato  di  addestramento,  rilasciato  a  norma  delle
disposizioni  della  Convenzione  STCW,  che  prestano   la   propria
attivita' a bordo di una nave, possiedono un certificato  redatto  in
conformita' alla Regola A-I/9 del codice STCW. Gli  altri  lavoratori
marittimi che prestano la propria  attivita'  a  bordo  di  una  nave
possiedono  un  certificato  che  ne  attesti,  tenendo  conto  delle
prescrizioni di cui alla regola A-I/9 del codice STCW l'idoneita'  ad
esercitare l'attivita' lavorativa in mare. 
  2. I certificati di cui al comma 1 sono  rilasciati  dal  Ministero
della salute, ai sensi della  legge  28  ottobre  1962,  n.  1602,  e
successive modificazioni.  Ai  lavoratori  marittimi  che  non  hanno
diritto alle prestazioni medico  legali  ai  sensi  del  decreto  del
Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 620, si  applicano  le
seguenti tariffe che, unitamente alle tariffe per le  prestazioni  di
cui al decreto del Presidente della Repubblica  31  luglio  1980,  n.
620,  affluiscono  all'entrata  del  bilancio  dello  Stato  e   sono
assoggettate al regime di cui all'articolo 5, comma 12,  della  legge
29 dicembre 1990, n. 407: 
  a) visita di medicina generale: si applicano  le  tariffe  previste
per le visite mediche di idoneita' per ottenere licenze, abilitazioni
o iscrizioni in elenchi o albi professionali di  cui  all'allegato  1
del decreto del Ministro della sanita' 14 febbraio  1991,  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n.  63  del  15  marzo  1991,  e  successive
modificazioni; 
  b) visite specialistiche: se  effettuate  direttamente  presso  gli
ambulatori del  Ministero  della  salute,  si  applicano  le  tariffe
previste dal decreto del  Ministro  della  salute  18  ottobre  2012,
pubblicato nella n. 23 Gazzetta Ufficiale  del  28  gennaio  2013,  e
successive  modificazioni,  se  effettuate  presso   gli   ambulatori
convenzionati,  si  applicano  le  tariffe  determinate   a   livello
Regionale. 
  3. Avverso il giudizio di  idoneita'  ed  avverso  il  giudizio  di
limitazione dell'idoneita' espresso nei certificati di cui al comma 1
puo' essere proposto ricorso alla Commissione  medica  permanente  di
primo  grado  costituita,  ai  sensi  dell'articolo   4   del   regio
decreto-legge 14 dicembre 1933, n. 1733, e successive  modificazioni,
presso la Capitaneria di porto sede di compartimento  marittimo,  che
decide tenendo conto di quanto  prescritto  dalla  regola  A-I/9  del
codice STCW. 
  4. L'idoneita' all'iscrizione dei lavoratori nelle matricole  della
gente di mare, ai sensi degli articoli 238 e 239 del regolamento  per
l'esecuzione del codice della  navigazione  (navigazione  marittima),
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  15  febbraio
1952, n. 328, e' effettuata  ai  sensi  del  regio  decreto-legge  14
dicembre 1933, n. 1773, convertito dalla legge 22  gennaio  1934,  n.
244, e successive modificazioni, in conformita' alla regola  I/9  del
codice STCW. 
  5. Se il periodo  di  validita'  di  un  certificato  medico  scade
durante il viaggio,  il  certificato  medico  continuera'  ad  essere
valido fino al prossimo scalo  dove  un  medico  ivi  autorizzato  e'
disponibile. 
  6. In casi urgenti l'autorita' marittima  di  cui  all'articolo  3,
comma 3, puo' permettere ad un marittimo di imbarcare senza un valido
certificato  medico,  fino  al  prossimo  porto  di  scalo  dove  sia
disponibile un medico ivi autorizzato, alle seguenti condizioni: 
  a) il periodo di tale permesso non deve superare i tre mesi; 
  b) il marittimo interessato e' in possesso di un certificato medico
scaduto da non piu' di 60 giorni. 
                               Art. 13 
 
 
Rinnovo  dei  certificati  di  competenza  e   dei   certificati   di
                            addestramento 
 
  1. I comandanti e gli ufficiali titolari di un certificato  di  cui
all'articolo 2, comma  1,  lettere  uu),  vv)  e  zz),  rilasciato  o
riconosciuto ai sensi dei capitoli dell'allegato I, ad esclusione  di
quelli di cui al capitolo VI, che prestano servizio  in  mare  ovvero
intendono riprendere servizio in mare dopo  un  periodo  trascorso  a
terra, ad intervalli non  superiori  ai  cinque  anni,  rinnovano  il
certificato dimostrando la permanenza: 
  a) dei requisiti di idoneita' fisica di cui all'articolo 11,  comma
1, lettera b); 
  b) della competenza professionale necessaria all'assolvimento delle
funzioni relative al certificato di competenza o  al  certificato  di
addestramento da rinnovare. 
  2. I comandanti e gli ufficiali per poter proseguire il servizio di
navigazione a bordo di navi cisterna soddisfano i requisiti del comma
1,  a  intervalli  non  superiori  a  cinque  anni,  dimostrando   di
continuare a possedere la competenza professionale in materia di navi
cisterna conformemente alla sezione A-I/11, paragrafo  3  del  codice
STCW. 
  3. I radio operatori, titolari  di  un  certificato  di  competenza
rilasciato dal  Ministero  dello  sviluppo  economico,  che  prestano
servizio in mare ovvero intendono riprendere servizio in mare dopo un
periodo trascorso a terra, per essere ritenuti idonei al servizio  in
mare, chiedono ad intervalli non superiori a cinque anni, il  rinnovo
del loro certificato dimostrando la permanenza: 
  a) dei requisiti di idoneita' fisica di cui all'articolo 11,  comma
1, lettera b); 
  b) della competenza professionale necessaria all'assolvimento delle
funzioni relative al certificato di competenza da rinnovare. 
  4. I comandanti, i direttori di macchina, gli ufficiali di  coperta
e di macchina ed i radio operatori,  per  proseguire  il  servizio  a
bordo di navi per le quali sono stabiliti  a  livello  internazionale
ulteriori requisiti di formazione speciale, devono aver completato la
relativa formazione. 
  5. Con provvedimenti delle autorita' competenti di cui all'articolo
3, commi 1, 2, 5 e 6, ciascuno per le materie di propria  competenza,
sono disciplinati: 
  a) le modalita' e  le  procedure  di  rinnovo  dei  certificati  di
competenza e dei certificati di addestramento di cui all'articolo  2,
comma 1, lettere uu) e vv); 
  b) le modalita' e le procedure di rinnovo delle prove documentali e
del  rilascio  dell'attestato  di  addestramento  conseguito  di  cui
all'articolo 2, comma 1, lettere zz) e aaa); 
  c) i corsi di aggiornamento e di  adeguamento  che  comprendono  le
modifiche intervenute nella legislazione internazionale e comunitaria
in materia di  sicurezza  della  vita  umana  in  mare  e  di  tutela
dell'ambiente marino nonche' di qualsiasi aggiornamento  dei  livelli
di competenza richiesti dalle predette normative; 
  d) i corsi di aggiornamento e di adeguamento, ai sensi della regola
I/11, sezione A-I/11, della Convenzione STCW. 
                               Art. 14 
 
 
                          Uso di simulatori 
 
  1. Le prescrizioni minime e  le  altre  disposizioni  di  cui  alla
sezione A-1/12 del codice STCW e le disposizioni previste nella parte
A dello stesso codice per ogni certificato indicato, si applicano: 
  a) a tutte le attivita' di addestramento obbligatorio  da  attuarsi
mediante simulatori; 
  b) alla valutazione delle competenze previste  dalla  parte  A  del
codice STCW da attuarsi per mezzo di simulatori; 
  c) a qualsiasi dimostrazione  di  perdurante  idoneita'  prescritta
dalla parte A del codice STCW. 
                               Art. 15 
 
 
           Responsabilita' delle compagnie di navigazione 
 
  1. La compagnia di navigazione assicura che a bordo  delle  proprie
navi: 
  a) i lavoratori marittimi possiedono un certificato  rilasciato  in
conformita' alle disposizioni del presente decreto; 
  b) l'equipaggio sia formato in  conformita'  alle  disposizioni  in
materia di tabella minima di sicurezza di cui all'articolo 16,  commi
4 e 5, del presente decreto; 
  c) la documentazione ed i dati  relativi  ai  lavoratori  marittimi
siano conservati, ai sensi dell'articolo 6,  comma  14,  e  tenuti  a
disposizione includendo, tra l'altro, documenti e dati relativi  alla
loro esperienza, formazione, idoneita' fisica e  competenza  ai  fini
dei compiti loro assegnati; 
  d) i lavoratori marittimi, all'atto dell'ammissione in  servizio  a
bordo di una nave, familiarizzino con i propri  compiti  specifici  e
con i regolamenti, le installazioni, le attrezzature, le procedure  e
le caratteristiche della nave, rilevanti ai  fini  dei  loro  compiti
abituali e di emergenza; 
  e) l'equipaggio sia in grado di  coordinare  le  proprie  attivita'
nelle situazioni di emergenza ed adempiere le funzioni vitali ai fini
della   sicurezza   e   della   prevenzione   o   del    contenimento
dell'inquinamento. 
  f) il personale marittimo abbia seguito  corsi  per  il  ripasso  e
l'aggiornamento dell'addestramento come  previsto  dalla  Convenzione
STCW; 
  g) la comunicazione orale sia  efficace  e  conforme  del  capo  V,
regola 14, paragrafi  3  e  4,  della  Convenzione  SOLAS  74,  nella
versione modificata; 
  2.  La  compagnia  di  navigazione,  il  comandante  ed  i   membri
dell'equipaggio sono individualmente responsabili,  ciascuno  per  la
parte di competenza, del corretto adempimento delle  disposizioni  di
cui  al  comma  1,  nonche'  dell'adozione  di  ogni   altra   misura
eventualmente  necessaria   per   assicurare   che   ciascun   membro
dell'equipaggio contribuisca, con le proprie cognizioni e  capacita',
alla sicurezza della nave. 
  3. La compagnia di navigazione fornisce al  comandante  della  nave
istruzioni scritte, secondo quanto disposto dalla regola VIII/2 della
Convenzione STCW e della sezione A-VIII/2 del codice che indicano: 
  a) le strategie e le procedure da seguire per  garantire  che  ogni
membro  dell'equipaggio  appena  imbarcato   abbia   la   ragionevole
possibilita' di familiarizzarsi con l'equipaggiamento  della  nave  e
con le procedure operative e le altre disposizioni necessarie per  il
corretto assolvimento dei propri compiti, prima che  essi  gli  siano
stati demandati. Tali strategie e procedure includono  la  previsione
di un ragionevole lasso di  tempo  durante  il  quale  il  lavoratore
marittimo neoassunto abbia l'opportunita' di conoscere: 
  1) l'equipaggiamento specifico che utilizzera' o fara' funzionare; 
  2) le procedure di guardia, di sicurezza, di tutela dell'ambiente e
di emergenza specifiche della nave e le disposizioni  necessarie  per
il corretto adempimento dei compiti assegnatigli; 
  b) la designazione di un membro esperto dell'equipaggio  che  avra'
la   responsabilita'   di   assicurargli   la   comunicazione   delle
informazioni essenziali in una lingua comprensibile. 
  4. Le compagnie di navigazione garantiscono che i  comandanti,  gli
ufficiali e il personale in servizio con funzioni  e  responsabilita'
specifiche a  bordo  delle  proprie  navi  ro-ro  passeggeri  abbiano
completato  la  formazione  necessaria  per  acquisire  le  capacita'
adeguate al compito da svolgere e alle funzioni e responsabilita'  da
assumere, tenendo  conto  degli  orientamenti  forniti  alla  sezione
B-I/14 del codice STCW. 
  5. La compagnia di navigazione assicura che a bordo  delle  proprie
navi  siano  disponibili  i  testi  delle   normative   nazionali   e
internazionali aggiornate in materia di salvaguardia della vita umana
in mare, protezione e tutela dell'ambiente marino i quali sono  messi
a disposizione dei comandanti, ufficiali e radio operatori al fine di
tenerne aggiornate le conoscenze. 
                               Art. 16 
 
 
            Orario di lavoro e disposizioni sulla guardia 
 
  1. Il personale avente  compiti  di  ufficiale  responsabile  della
guardia ed i comuni  facenti  parte  di  una  guardia  e  coloro  che
svolgono  compiti  attinenti   alla   sicurezza,   alla   prevenzione
dell'inquinamento fruiscono, ogni ventiquattro ore, di un periodo  di
riposo della durata minima di dieci ore, suddivisibile in non piu' di
due periodi, uno dei quali ha una  durata  di  almeno  sei  ore,  con
intervalli tra i  periodi  di  riposo  consecutivi  non  superiori  a
quattordici ore. 
  2. In deroga alle prescrizioni di cui al comma 1, il periodo minimo
di riposo e' riducibile a non meno di sei  ore  consecutive,  purche'
tale riduzione non si protragga per piu' di due giorni consecutivi  e
siano fruite almeno settantasette  ore  complessive  di  riposo  ogni
sette giorni. 
  3. Il servizio di guardia di navigazione e,  laddove  attivato,  il
servizio di guardia in macchina, al fine di prevenire la fatica e non
compromettere l'efficienza di coloro  che  disimpegnano  il  servizio
stesso, sono organizzati in turni di guardia  alternati  a  turni  di
riposo la cui durata minima non e' inferiore a quanto prescritto  nei
commi 1 e 2. Il personale addetto alla prima guardia  all'inizio  del
viaggio e quello addetto alle guardie successive e'  sufficientemente
riposato e comunque idoneo al servizio. 
  4. L'organizzazione del servizio di guardia di  navigazione  e  del
servizio di guardia in macchina compete al comandante della nave  nel
rispetto  della  tabella  minima  di  sicurezza  stabilita  ai  sensi
dell'articolo 3, comma 9, del decreto legislativo 27 maggio 2005,  n.
108. Il comandante puo' delegare  l'organizzazione  del  servizio  di
guardia in macchina al direttore di macchina. 
  5. L'organizzazione dei servizi di guardia di cui al  comma  4,  e'
effettuata nel rispetto degli articoli  3,  4,  5  e  6  del  decreto
legislativo 27 maggio 2005, n. 108, e successive modificazioni. 
  6. Gli orari di guardia sono stabiliti in un  formato  standard  in
lingua italiana e in  inglese  ed  affissi  in  un  luogo  facilmente
accessibile. 
  7. Il comandante puo' disporre l'avvicendamento di coloro che  sono
chiamati a disimpegnare il servizio di guardia  nei  vari  turni  che
compongono il servizio stesso, tenendo conto delle esigenze operative
e delle condizioni di idoneita' al servizio delle persone impegnate. 
  8.  Nelle  situazioni  di  emergenza   ovvero   in   occasione   di
esercitazioni  volte  a  preparare  l'equipaggio  a  fronteggiare  le
situazioni di emergenza ovvero in presenza  di  situazioni  operative
eccezionali in occasione delle quali attivita'  essenziali  non  sono
rinviabili per motivi di sicurezza o di protezione ambientale  e  non
e'  stato  possibile  eseguire  tali  attivita'  in  precedenza,   il
comandante puo' disporre diversamente rispetto  a  quanto  prescritto
nel presente articolo. 
  9. Quando il marittimo e' reperibile  ha  diritto  ad  un  adeguato
periodo di riposo compensativo se il normale  periodo  di  riposo  e'
interrotto da chiamate di lavoro. 
  10. Le registrazioni delle ore di riposo giornaliere dei  marittimi
sono tenute in un  formato  standard,  nella  lingua  italiana  e  in
inglese  per  consentire  il  monitoraggio  e   la   verifica   della
conformita' al presente articolo. I marittimi  ricevono  copia  delle
registrazioni che li riguardano firmata dal comandante, o da  persona
da lui autorizzata, e dal marittimo stesso. 
  11. Fatte salve le disposizioni di cui ai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9 e
10, il comandante puo' esigere lo svolgimento  delle  ore  di  lavoro
necessarie per l'immediata sicurezza  della  nave,  delle  persone  a
bordo o del carico, o per fornire assistenza ad altre navi o  persone
che si trovano in  difficolta'  in  mare  e,  quindi,  sospendere  il
programma delle ore di riposo ed esigere che  il  marittimo  effettui
tutte le ore di  lavoro  necessarie  fino  a  quando  non  sia  stata
ripristinata la situazione di normalita'; non appena ripristinata  la
normalita'  il  comandante  provvede  affinche'  tutti  i   marittimi
coinvolti, nei loro periodi di  riposo,  nelle  anzidette  operazioni
ricevano un periodo di riposo adeguato. 
  12. I comandanti, gli  ufficiali  e  gli  altri  marittimi,  mentre
svolgono i rispettivi compiti di sicurezza, di protezione e di tutela
dell'ambiente marino devono avere un limite di tasso  alcolemico  non
superiore allo 0,05 per cento o a 0,25 mg/l di alcol nell'alito, o un
quantitativo  di  alcol  che  conduca  alla   stessa   concentrazione
alcolica. 
  13. Nel rispetto  dei  principi  generali  della  protezione  della
salute e della sicurezza dei lavoratori ed ai sensi  dell'articolo  3
del  decreto  legislativo  27  maggio  2005,  n.  108,  le  autorita'
competenti, di cui allo stesso  decreto  legislativo,  autorizzano  o
registrano  contratti  collettivi  che  consentono  deroghe,  per  il
personale di guardia e per il personale che svolge compiti  attinenti
alla sicurezza, alla protezione e alla prevenzione dell'inquinamento,
alle ore di riposo previste al comma 1, a condizione che  il  periodo
di riposo non sia inferiore a settanta ore per ogni periodo di  sette
giorni e nel rispetto dei limiti stabiliti nei commi 14  e  15.  Tali
deroghe si conformano, per quanto possibile, alle norme stabilite, ma
possono tener conto di periodi di ferie piu' frequenti o piu'  lunghi
o della concessione di ferie compensative  per  i  marittimi  addetti
alla guardia o che prestano servizio a bordo di navi su brevi viaggi.
Le  deroghe  tengono  conto,  nella  misura  del   possibile,   degli
orientamenti relativi alla prevenzione dell'affaticamento di cui alla
sezione B-VIII/1 del codice STCW. Non sono concesse deroghe alle  ore
di riposo minimo di cui al comma 1. 
  14. Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo  27  maggio
2005, n. 108, per il personale di guardia  e  per  il  personale  che
svolge compiti attinenti  alla  sicurezza,  alla  protezione  e  alla
prevenzione dell'inquinamento, le deroghe previste  al  comma  13  in
relazione al periodo di riposo settimanale di cui  al  comma  1,  non
possono superare due settimane consecutive. Gli  intervalli  tra  due
periodi di deroghe a bordo non possono  essere  inferiori  al  doppio
della durata della deroga. 
  15. Nell'ambito di eventuali deroghe di cui al comma 13, le ore  di
riposo minimo nell'arco di ventiquattro  ore  previste  al  comma  1,
possono essere suddivise in non piu' di tre periodi  di  riposo,  uno
dei quali dura almeno sei ore e nessuno degli altri due periodi  dura
meno di un'ora. Gli intervalli tra periodi consecutivi di riposo  non
superano le quattordici ore. Le deroghe non vanno oltre  due  periodi
di ventiquattro ore per ogni periodo di sette giorni. 
                               Art. 17 
 
 
                              Dispensa 
 
  1. In caso di straordinaria necessita', anche dovuta  ad  accertata
indisponibilita' di lavoratori marittimi in possesso del  certificato
che  abilita  allo  svolgimento  di  una  determinata  funzione,   il
comandante  del  porto  ove  staziona  la  nave  ovvero   l'autorita'
consolare, se cio' non provoca pregiudizio alle persone,  ai  beni  o
all'ambiente, rilascia, su richiesta della  compagnia,  una  dispensa
che permette di svolgere detta funzione, per un periodo non superiore
a  sei  mesi,  ad  altro  lavoratore  marittimo  in  possesso  di  un
certificato che lo abilita ad esercitare la  funzione  immediatamente
inferiore. 
  2. Qualora, per  la  funzione  inferiore,  non  sia  prescritto  il
possesso di un certificato, la dispensa e' rilasciata  al  lavoratore
marittimo la  cui  competenza  ed  esperienza  siano  equivalenti  ai
requisiti prescritti per la funzione da esercitare. 
  3. Se il  lavoratore  marittimo  destinatario  della  dispensa  non
possiede alcun certificato, e' sottoposto ad una  prova  disciplinata
con provvedimento del Ministero delle infrastrutture e dei  trasporti
di cui all'articolo 3, comma 1, a dimostrazione che la dispensa  puo'
essere rilasciata mantenendo livelli di  sicurezza  adeguati  per  le
mansioni  assegnate.  In  tal  caso,  il  comandante  del   porto   o
l'autorita' consolare prescrivono che il comandante della  nave,  non
appena possibile, attribuisca la  funzione  al  lavoratore  marittimo
titolare della prescritta certificazione. 
  4. La dispensa non puo' essere concessa per  lo  svolgimento  delle
funzioni di  radio  operatore,  se  non  con  l'eccezione  di  quanto
previsto  dalle   pertinenti   norme   che   regolano   il   servizio
radioelettrico di bordo. 
  5. La dispensa non e' concessa per lo svolgimento delle funzioni di
comandante o di  direttore  di  macchina,  salvo  in  caso  di  forza
maggiore e, in questo caso, per il minor tempo possibile. 
                               Art. 18 
 
 
                        Comunicazioni a bordo 
 
  1. A bordo delle navi battenti bandiera italiana  sono  disponibili
strumenti idonei  ad  assicurare  in  qualsiasi  momento  un'efficace
comunicazione verbale di sicurezza tra i membri  dell'equipaggio,  ai
fini della ricezione e della comprensione tempestiva e corretta delle
disposizioni impartite. 
  2. A bordo delle navi da passeggeri provenienti da o dirette ad  un
porto di  uno  Stato  membro  dell'Unione  europea,  e'  stabilita  e
riportata, nel registro di bordo, una lingua di lavoro per  garantire
prestazioni efficaci dell'equipaggio in materia di sicurezza. A bordo
delle navi da passeggeri battenti  bandiera  italiana  la  lingua  di
lavoro stabilita e' riportata  nel  giornale  nautico.  La  compagnia
ovvero il comandante determinano la  lingua  di  lavoro  appropriata.
Ciascuna delle persone che prestano servizio a bordo deve comprendere
e, se del caso, impartire ordini ed istruzioni, nonche'  riferire  in
tale lingua. Se la lingua di lavoro non e' l'italiano, i piani e  gli
elenchi da affiggere includono una traduzione nella lingua di lavoro. 
  3. A bordo delle navi da passeggeri il personale incaricato in base
al ruolo d'appello a fornire assistenza ai passeggeri  in  situazioni
di emergenza, e' facilmente individuabile  e  dotato  di  sufficienti
capacita' di comunicazione valutate in relazione ai seguenti criteri: 
  a) conoscenza della lingua utilizzata o delle lingue utilizzate dai
passeggeri delle principali nazionalita'  trasportati  su  una  rotta
determinata; 
  b) capacita' di utilizzare un elementare vocabolario d'inglese  per
impartire istruzioni basilari che gli consentano di comunicare con un
passeggero che necessiti di aiuto, sia che il passeggero ed il membro
dell'equipaggio abbiano o meno una lingua in comune; 
  c) capacita' di comunicare in situazioni di emergenza  con  sistemi
non verbali qualora la comunicazione verbale non e' attuabile; 
  d) conoscenze del  livello  di  informazione  delle  istruzioni  di
sicurezza fornite ai passeggeri nella loro madrelingua; 
  e) conoscenza delle lingue in cui gli annunci di emergenza  vengono
trasmessi in situazioni critiche o durante esercitazioni per  fornire
accurate   direttive   ai   passeggeri   e   facilitare   ai   membri
dell'equipaggio l'assistenza dei passeggeri. 
  4. A bordo delle navi petroliere, chimichiere  e  gasiere  battenti
bandiera italiana, il comandante, gli ufficiali e i  comuni  sono  in
grado di comunicare tra loro in una o piu' lingue di lavoro comuni. 
  5. A bordo delle navi  battenti  bandiera  italiana  sono  previsti
adeguati strumenti per la comunicazione tra la nave e le autorita' di
terra in conformita' al capitolo V, regola  14,  paragrafo  4,  della
Convenzione SOLAS. 
  6. Durante le ispezioni a bordo effettuate nella qualita' di  Stato
d'approdo, ai sensi del decreto legislativo 24 marzo 2011, n. 53, gli
ispettori controllano anche che le navi battenti bandiera di un Paese
membro dell'Unione europea osservino il presente articolo. 
                               Art. 19 
 
 
Riconoscimento dei certificati emessi da uno Stato membro dell'Unione
                               europea 
 
  1. I certificati di competenza di  cui  all'articolo  2,  comma  1,
lettera uu), e i certificati di addestramento di cui all'articolo  2,
comma 1, lettera vv), rilasciati ai sensi delle regola V/1-1, V/1-2 e
VII, della Convenzione STCW, da uno Stato membro dell'Unione  europea
a cittadini di Stati membri  dell'Unione  europea,  sono  soggetti  a
riconoscimento da parte delle amministrazioni di cui  all'articolo  3
del presente decreto, competenti per materia. Il  riconoscimento  dei
certificati   di   cui   al   periodo   precedente   e'   subordinato
esclusivamente alla verifica di conformita'  dei  certificati  stessi
alla Convenzione STCW. 
  2. Alla convalida di riconoscimento, di cui all'articolo  2,  comma
1, lettera fff), si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6. 
  3. Il riconoscimento dei certificati di cui al comma 2 e'  limitato
alle qualifiche, alle  funzioni  ed  ai  livelli  di  competenza  ivi
specificati ed  e'  corredato  da  una  convalida  che  attesti  tale
riconoscimento. 
  4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 2, con  provvedimento  del
Ministero  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti  possono   essere
stabilite ulteriori limitazioni alle capacita', funzioni e livelli di
competenza relativi ai viaggi costieri, ai sensi dell'articolo  8,  o
certificati alternativi rilasciati ai sensi dell'allegato  I,  regola
VII/I. 
                               Art. 20 
 
 
      Riconoscimento dei certificati rilasciati da Paesi terzi 
 
  1. I certificati di competenza di  cui  all'articolo  2,  comma  1,
lettera uu), e i certificati di addestramento di cui all'articolo  2,
comma 1, lettera vv), rilasciati - ai sensi delle regole V/1-1, V/1-2
e VII, della Convenzione STCW - da uno Stato parte della  Convenzione
STCW'78, nella  versione  aggiornata,  relativi  all'espletamento  di
funzioni diverse da quelle di comandante  e  di  primo  ufficiale  di
coperta,  nel  caso  in  cui  quest'ultimo  svolga  le  funzioni   di
comandante,  sono  soggetti   a   riconoscimento   da   parte   delle
amministrazioni  di  cui  all'articolo  3,  competenti  per  materia,
secondo la procedura di cui all'allegato II. 
  2. Alla convalida di riconoscimento di certificati adeguati  emessi
da un Paese terzo si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6. 
  3.  Il  Ministero  delle  infrastrutture  e  dei   trasporti,   per
riconoscere, mediante convalida, un certificato di competenza  ovvero
un certificato di addestramento, di cui al comma 1, rilasciato da  un
Paese terzo, ai sensi della regola I/10 della Convenzione  STCW,  per
prestare servizio a bordo di una  nave  battente  bandiera  italiana,
presenta  alla  Commissione   europea   una   domanda   motivata   di
riconoscimento. 
  4. La Commissione europea decide in merito al riconoscimento di  un
Paese  terzo,  secondo  la  procedura  di  regolamentazione  di   cui
all'allegato III, entro diciotto mesi  dalla  data  di  presentazione
della domanda di riconoscimento. 
  5. Una volta concesso, il  riconoscimento  e'  valido  fatto  salvo
l'allegato III, lettera B). 
  6. Fatto  salvo  quanto  disposto  dall'articolo  6,  comma  13,  i
lavoratori marittimi in possesso di certificati in corso di validita'
rilasciati e convalidati da un Paese terzo,  non  ancora  convalidati
dai soggetti competenti di  cui  all'articolo  3,  comma  7,  possono
essere autorizzati, in caso di  necessita',  a  prestare  servizio  a
bordo  di  navi  battenti  bandiera  italiana,  per  un  periodo  non
superiore a tre mesi,  per  l'espletamento  di  funzioni  diverse  da
quelle di comandante e di primo ufficiale di coperta, nel caso in cui
quest'ultimo svolga le funzioni di comandante, nonche' da  quelle  di
radio operatore, ad eccezione dei casi previsti  dalla  normativa  in
materia di servizio radioelettrico di bordo. 
  7. Ai sensi dell'articolo  6,  comma  14,  la  prova  dell'avvenuta
presentazione alle competenti autorita' della  domanda  di  convalida
dei certificati di cui al comma 6, e' custodita a bordo della nave ed
ha valore di convalida di riconoscimento provvisorio per  un  periodo
non superiore a tre mesi. 
  8. Fatto salvo quanto previsto all'articolo 6, comma  9,  a  tutela
della sicurezza della navigazione  e  ai  sensi  della  regola  I/10,
paragrafo 2 dell'Annesso alla Convenzione STCW, i lavoratori di paesi
non  membri  dell'Unione  europea  che  chiedono  la   convalida   di
riconoscimento di certificati per le  mansioni  a  livello  direttivo
devono  possedere  un'appropriata   conoscenza   della   legislazione
marittima italiana e della lingua di lavoro a bordo,  riguardante  le
mansioni che sono autorizzati a svolgere. 
  9. La conoscenza richiesta ai sensi  del  comma  8  e'  certificata
dalla compagnia di navigazione, ai sensi degli articoli 47, 75  e  76
del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,
al momento della richiesta della convalida di  riconoscimento  ovvero
al momento dell'imbarco. 
                               Art. 21 
 
 
      Controllo dello Stato di approdo e procedure di controllo 
 
  1. Le navi, indipendentemente dalla bandiera che battono ed eccetto
i tipi di nave esclusi  dall'articolo  1  sono  soggette,  mentre  si
trovano nei porti italiani, al controllo da parte degli ispettori  di
cui all'articolo 2, comma 1,  lettera  iii),  per  verificare  che  i
lavoratori  marittimi  che  prestano  servizio  a  bordo   hanno   un
certificato di competenza o un certificato  di  addestramento  o  una
prova documentale ai sensi della Convenzione STCW ovvero che ne  sono
stati debitamente dispensati. 
  2. Durante le ispezioni a bordo gli ispettori verificano che  siano
applicate tutte  le  disposizioni  e  procedure  di  cui  al  decreto
legislativo 24 marzo 2011, n. 53, ed inoltre che: 
  a) i lavoratori marittimi che prestano servizio a  bordo  siano  in
possesso di un  certificato  di  competenza,  di  un  certificato  di
addestramento o di una prova documentale, rilasciati ai  sensi  della
Convenzione STCW, o ne siano stati validamente dispensati ovvero  che
siano in possesso di un certificato di convalida di riconoscimento di
un certificato di competenza o di riconoscimento di un certificato di
addestramento oppure forniscano prova documentale di aver  presentato
domanda  di  riconoscimento  del  certificato  all'autorita'  di  cui
all'articolo 3, comma 7; 
  b) il numero e le qualifiche dei lavoratori marittimi che  prestano
servizio a bordo siano conformi alle norme in  materia  di  sicurezza
previste dallo Stato di bandiera della nave. 
  3. Gli ispettori valutano, in conformita' con  le  norme  stabilite
nella parte A del codice STCW, l'idoneita' dei  lavoratori  marittimi
in servizio sulla nave a svolgere il servizio di guardia, se ci  sono
fondati motivi per ritenere che tali norme non sono  state  osservate
in una delle seguenti situazioni: 
  a) la nave e' stata coinvolta in una collisione, in  un  arenamento
od in un incaglio; 
  b) si e' verificato, durante la navigazione o mentre  la  nave  era
alla fonda od all'ormeggio, uno scarico illecito  di  sostanze  dalla
nave in violazione di convenzioni internazionali; 
  c) la nave e' stata condotta in maniera irregolare o pericolosa per
la sicurezza, contravvenendo alle disposizioni in materia di  manovra
adottate  dall'Organizzazione  marittima   internazionale   od   alle
disposizioni concernenti la sicurezza della navigazione e  la  tutela
dell'ambiente marino; 
  d) le condizioni di esercizio della nave sono tali da costituire un
pericolo per le persone, le cose, l'ambiente  o  un  rischio  per  la
protezione; 
  e) un certificato e' stato ottenuto con la frode od  il  possessore
di  un  certificato  non  e'  la  persona  a  cui  questo  e'   stato
originariamente rilasciato; 
  f) la nave batte la bandiera di un Paese che non ha  ratificato  la
Convenzione STCW od il comandante, gli ufficiali od i comuni sono  in
possesso di certificati rilasciati da  un  Paese  terzo  che  non  ha
ratificato la Convenzione STCW. 
  4. Oltre a verificare  il  possesso  dei  certificati,  l'ispettore
valuta se richiedere ai lavoratori marittimi,  anche  ai  fini  della
valutazione di cui al comma  3,  la  dimostrazione  delle  rispettive
competenze in relazione alle  funzioni  assegnate  a  ciascuno.  Tale
dimostrazione  puo'  includere  la  verifica  dell'osservanza   delle
prescrizioni operative in  materia  di  guardia  e  di  capacita'  di
ciascun lavoratore marittimo di reagire  adeguatamente  nei  casi  di
emergenza a livello  delle  proprie  competenze  o  di  adempiere  le
funzioni vitali ai fini della sicurezza e  della  prevenzione  o  del
contenimento  dell'inquinamento.  L'ispettore  procede  a  norma  del
decreto legislativo 24 marzo 2011, n. 53, e dei relativi accordi Port
State Control, Paris MOU. 
  5. Gli  ispettori  verificano  che  a  bordo  delle  navi  siano  a
disposizione dei comandanti, degli ufficiali e dei radio operatori  i
testi aggiornati  delle  normative  nazionali  ed  internazionali  in
materia  di  sicurezza  della  vita  umana  in  mare  e   di   tutela
dell'ambiente marino. 
                               Art. 22 
 
 
                                Fermo 
 
  1. Ferma restando  l'applicazione  delle  disposizioni  di  cui  al
decreto legislativo 24 marzo 2011, n. 53, durante il controllo  dello
Stato di approdo le autorita' competenti decidono il  fermo  nave  se
riscontrano una delle seguenti deficienze costituenti pericolo per le
persone, le cose o l'ambiente: 
  a) il lavoratore marittimo non possiede i certificati,  ovvero  non
fornisce prova documentale di aver presentato  domanda  di  convalida
attestante il riconoscimento del proprio  certificato  di  competenza
alle autorita' di cui  all'articolo  3,  comma  7,  o  non  e'  stato
validamente dispensato; 
  b) non sono state rispettate le norme  applicabili  in  materia  di
sicurezza; 
  c) non sono state rispettate le norme  in  materia  di  guardia  in
navigazione od in macchina prescritte alla nave; 
  d) in turno di guardia manca una persona abilitata al funzionamento
di dispositivi essenziali per la sicurezza della navigazione, per  la
sicurezza   delle   radiocomunicazioni   o   per    la    prevenzione
dell'inquinamento marino; 
  e) non e' stata comprovata l'idoneita' professionale per i  compiti
imposti al lavoratore marittimo quanto alla sicurezza della  nave  ed
alla prevenzione dell'inquinamento; 
  f) non e' possibile assegnare, al primo turno di guardia all'inizio
del  viaggio   ed   ai   turni   di   guardia   successivi,   persone
sufficientemente riposate e comunque idonee al servizio. 
                               Art. 23 
 
 
                              Sanzioni 
 
  1. La compagnia di navigazione ovvero il comandante della nave  che
ammette a far parte dell'equipaggio un lavoratore  marittimo  non  in
possesso  dei  certificati  prescritti  e'  soggetto  alla   sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a  euro  70.000  per  ciascun
lavoratore marittimo. 
  2. Il comandante della nave che viola l'obbligo di regolare  tenuta
dei certificati e' soggetto alla sanzione amministrativa  di  cui  al
comma 1, ridotta della meta'. 
  3. La compagnia di navigazione ovvero il comandante della nave  che
consente l'esercizio di una funzione per la  quale  e'  richiesto  il
certificato ad un lavoratore  marittimo  privo  dello  stesso  ovvero
privo della  dispensa  di  cui  all'articolo  17,  e'  soggetto  alla
sanzione amministrativa pecuniaria da euro 3.500 a  euro  40.000  per
ciascun lavoratore marittimo. 
  4. Quando, all'esito delle dimostrazioni di  cui  all'articolo  21,
comma 4, il lavoratore marittimo non  possiede  i  certificati  o  ha
riportato un giudizio negativo, la compagnia di  navigazione  che  lo
aveva ammesso a far parte dell'equipaggio e'  soggetta,  per  ciascun
lavoratore marittimo, alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro
3.500 a euro 40.000. La medesima sanzione e' aumentata fino al doppio
se  la  compagnia  di  navigazione  aveva   ammesso   a   far   parte
dell'equipaggio  un  lavoratore  marittimo   che,   all'esito   delle
dimostrazioni, non e' in grado di  coordinare  le  proprie  attivita'
nelle situazioni di  emergenza  di  cui  all'articolo  15,  comma  1,
lettera e), o di adempiere le funzioni vitali ai fini della sicurezza
e della prevenzione o del contenimento  dell'inquinamento.  Nel  caso
previsto dall'articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 24  marzo
2011, n. 53, e  fermo  quanto  disposto  dal  predetto  articolo,  la
compagnia  di  navigazione  e'  altresi'   soggetta   alla   sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 15.000 a euro 150.000. Il  giudizio
negativo di cui al primo periodo  del  presente  comma  e'  formulato
qualora, nelle  esercitazioni  a  cui  e'  sottoposto  il  lavoratore
marittimo, questi non dimostra di essere in possesso  degli  standard
previsti  dalla  Convenzione  STCW  o  della   preparazione   tecnica
necessaria  a  garantire  la  sicurezza  della  navigazione  o  delle
funzioni a cui e' adibito nonche' a prevenire o contenere fenomeni di
inquinamento. 
  5. Quando l'ispettore rileva che un  lavoratore  marittimo  non  ha
seguito i corsi per il ripasso e  l'aggiornamento  dell'addestramento
previsti dall'articolo  15,  comma  1,  lettera  f),  ovvero  che  il
comandante, l'ufficiale e il personale in  servizio  con  funzioni  e
responsabilita'  specifiche  non  hanno  completato   la   formazione
prevista dall'articolo 15, comma 4, la compagnia  di  navigazione  e'
soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro
10.000 per ciascun lavoratore. 
  6. La compagnia di navigazione che non fornisce al comandante della
nave le istruzioni scritte di cui all'articolo 15, comma  3,  lettere
a) e b), e' soggetta ad una  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da
euro 3.500 a euro 20.000. La compagnia di navigazione che non designa
un membro esperto dell'equipaggio che sia in grado di  assicurare  la
comunicazione   delle   informazioni   essenziali   in   una   lingua
comprensibile a norma dell'articolo  15,  comma  3,  lettera  b),  e'
soggetta ad una sanzione pecuniaria da euro 7.500 a euro 60.000. 
  7. La compagnia di navigazione che  non  conserva  o  non  tiene  a
disposizione la documentazione ed i dati previsti  dall'articolo  15,
comma  1,  lettera  c),  e'  soggetta  alla  sanzione  amministrativa
pecuniaria  da  euro  1.000  a  euro  5.000  per  ciascun  lavoratore
marittimo. 
  8. Quando la comunicazione orale a bordo non e' efficace o  non  e'
conforme,  ai  sensi  dell'articolo  15,  comma  1,  lettera  g),  la
compagnia di navigazione e'  soggetta  alla  sanzione  amministrativa
pecuniaria da euro 7.500 a euro 60.000. 
  9. La compagnia di navigazione che non mette a disposizione i testi
delle normative previste dall'articolo 15, comma 5,  e'  soggetta  ad
una sanzione pecuniaria da euro 1.000 a euro 5.000. 
  10. L'istituto, l'ente o la  societa'  che  viola  le  disposizioni
contenute nei decreti di cui all'articolo 5,  commi  3  e  4,  emessi
dalle autorita' competenti di cui all'articolo 3,  e'  soggetto  alla
sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.000  a  euro  5.000  per
ogni violazione. Nel caso di reiterazione delle violazioni, ai  sensi
dell'articolo 8-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, l'autorita'
marittima  ne  da'  comunicazione  all'autorita'  che  ha  rilasciato
l'autorizzazione per lo svolgimento dei corsi di  addestramento,  che
procede alla revoca dell'autorizzazione. 
  11. Quando l'autorita' di cui  al  comma  13  accerta  una  o  piu'
violazioni di lieve entita', tenendo conto delle  concrete  modalita'
della condotta e dell'esiguita' del danno  o  del  pericolo,  procede
alla contestazione a norma dell'articolo 14 della legge  24  novembre
1981, n. 689, diffidando il trasgressore  alla  regolarizzazione,  ad
adoperarsi per elidere o attenuare le eventuali conseguenze dannose o
pericolose dell'illecito, nonche' a provvedere al  pagamento  di  una
somma pari alla meta' del minimo della sanzione prevista  e  fornisce
al trasgressore  le  prescrizioni  necessarie  per  ottemperare  alla
diffida. Il termine di cui all'articolo 18 della  legge  24  novembre
1981, n. 689, decorre  da  quando  l'autorita'  verifica  la  mancata
ottemperanza alla diffida. L'ottemperanza  alla  diffida,  verificata
dall'autorita', determina l'estinzione degli illeciti,  limitatamente
alle violazioni oggetto della stessa. In caso di mancata ottemperanza
alla diffida, si procede a norma della legge  24  novembre  1981,  n.
689. La disposizione  di  cui  al  presente  comma  si  applica  alle
violazioni previste dai commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10. 
  12. L'esito negativo delle ispezioni e' inserito nella  banca  dati
delle ispezioni prevista dall'articolo 26 del decreto legislativo  24
marzo 2011, n. 53; fino a quando la predetta  banca  dati  non  sara'
realizzata, l'esito negativo e' comunicato  all'autorita'  competente
di cui all'articolo 3, comma 2, che le archivia con modalita'  idonee
a rendere possibile il reperimento delle informazioni. Quando risulta
che nell'anno solare un considerevole numero di lavoratori marittimi,
ai quali e' stata rilasciata la documentazione di cui all'articolo 5,
comma 5, da un medesimo istituto, ente o societa' autorizzato a norma
del comma 1 del medesimo articolo, non ha superato  le  dimostrazioni
di cui all'articolo  21,  comma  4,  l'autorita'  competente  di  cui
all'articolo 3, comma  2,  sospende  l'efficacia  dell'autorizzazione
allo svolgimento dei corsi di addestramento dei lavoratori  marittimi
per un periodo non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni e,
nei  casi  piu'   gravi,   procede   alla   revoca   della   predetta
autorizzazione. La disposizione di cui al periodo precedente  non  si
applica quando risulta che il mancato superamento delle dimostrazioni
da  parte  dei  lavoratori  marittimi  non  dipende   da   deficienze
imputabili all'istituto, ente o societa'. 
  13.   Per   l'accertamento   e   l'irrogazione    delle    sanzioni
amministrative pecuniarie di cui al presente articolo  e'  competente
il Corpo delle Capitanerie di porto - Guardia Costiera e si osservano
le disposizioni contenute nel capo I, sezioni I e II, della legge  24
novembre 1981,  n.  689.  Le  somme  derivanti  dal  pagamento  delle
sanzioni sono versate all'entrata del bilancio  dello  Stato  per  la
successiva riassegnazione in un  apposito  capitolo  dello  stato  di
previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. 
                               Art. 24 
 
 
                   Informazioni a fini statistici 
 
  1. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti trasmette alla
Commissione europea le informazioni di cui all'allegato IV unicamente
a fini di analisi statistica. Tali informazioni  non  possono  essere
utilizzate a fini amministrativi, giuridici o di verifica e  il  loro
impiego  e'  limitato  esclusivamente  agli  Stati  membri   e   alla
Commissione nell'ambito dell'elaborazione delle relative politiche. 
                               Art. 25 
 
 
                       Disposizioni abrogative 
 
  1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono abrogati: 
  a) il decreto legislativo 7 luglio 2011, n. 136; 
  b) le lettere a), b)  e  d),  del  numero  2.  del  secondo  comma,
dell'articolo 270-bis, del regolamento per  l'esecuzione  del  codice
della navigazione (navigazione marittima) approvato con  decreto  del
Presidente della Repubblica 15 febbraio  1952,  n.  328,  nonche'  le
lettere a) e c) del numero 2. del secondo  comma,  dell'articolo  271
del medesimo regolamento; 
  c) l'articolo 4, comma 3, della legge 28 ottobre 1962, n.  1602,  e
successive modificazioni; 
  d) il decreto del Ministro dei  trasporti  e  della  navigazione  3
luglio 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 luglio  1997,
n. 175. 
                               Art. 26 
 
 
                              Modifiche 
 
  1. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e  dei  trasporti,
di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e  della  salute,
si puo' procedere ad integrare il presente decreto con  le  modifiche
delle convenzioni, dei protocolli, dei  codici  e  delle  risoluzioni
internazionali che nel frattempo siano  entrate  in  vigore  e  siano
state integrate dalla Commissione europea nelle direttive 2008/106/CE
e 2012/35/UE secondo la procedura di regolamentazione  con  controllo
prevista dal regolamento (CE) n. 2099/2002. 
                               Art. 27 
 
 
                        Clausola d'invarianza 
 
  1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica. 
  2. Le autorita' competenti provvedono  all'esecuzione  dei  compiti
affidati con le risorse umane, strumentali e finanziarie  disponibili
a legislazione vigente. 
                               Art. 28 
 
 
                      Disposizioni transitorie 
 
  1. Nei confronti della gente di mare che ha iniziato un servizio di
navigazione riconosciuto, un programma  di  istruzione  e  formazione
riconosciuto o un corso  di  formazione  riconosciuto  prima  del  1°
luglio 2013, le autorita' competenti possono continuare a rilasciare,
riconoscere e convalidare, fino al 1° gennaio  2017,  certificati  di
competenza  conformemente   ai   requisiti   previsti   dal   decreto
legislativo 7 luglio 2011, n. 136. 
  2. Fino  al  1°  gennaio  2017,  le  autorita'  competenti  possono
continuare a  rinnovare  e  prorogare  certificati  di  competenza  e
convalide conformemente ai requisiti previsti dal decreto legislativo
7 luglio 2011, n. 136. 
  3. Fino alla data di entrata in vigore  del  provvedimento  di  cui
all'articolo 11, comma 10, continua ad applicarsi  la  disciplina  di
cui all'articolo 233 del  regolamento  per  l'esecuzione  del  codice
della navigazione (navigazione  marittima)  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328. 
  4. Fino alla data di entrata in vigore  dei  provvedimenti  di  cui
all'articolo 5, comma  3,  lettera  a),  continua  ad  applicarsi  la
disciplina di cui al decreto del Ministero dei trasporti 30  novembre
2007 e al decreto direttoriale 17  dicembre  2007,  pubblicati  nella
Gazzetta Ufficiale n. 13 del 16 gennaio 2008. 
  5. Fino  alla  data  di  entrata  in  vigore  del  decreto  di  cui
all'articolo 13, comma 5, continuano ad  applicarsi  le  disposizioni
dell'allegato IV al decreto legislativo 7 luglio 2011, n. 136. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 12 maggio 2015 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                            Renzi,  Presidente  del   Consiglio   dei
                            ministri 
 
                            Delrio, Ministro delle  infrastrutture  e
                            dei trasporti 
 
                            Guidi, Ministro dello sviluppo economico 
 
                            Poletti,  Ministro  del  lavoro  e  delle
                            politiche sociali 
 
                            Lorenzin, Ministro della salute 
 
                            Gentiloni Silveri, Ministro degli  affari
                            esteri     e      della      cooperazione
                            internazionale 
 
                            Orlando, Ministro della giustizia 
 
                            Padoan, Ministro  dell'economia  e  delle
                            finanze 
 
                            Giannini,    Ministro    dell'istruzione,
                            dell'universita' e della ricerca 
 
                            Galletti, Ministro dell'ambiente e  della
                            tutela del territorio e del mare 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22

Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22

Disposizioni  per  il  riordino  della  normativa   in   materia   di
ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione  involontaria  e  di
ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della  legge
10 dicembre 2014, n. 183. (15G00036) 

(GU n.54 del 6-3-2015)

 

 Vigente al: 7-3-2015

 

Titolo I

Disciplina della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per
l’Impiego (NASpI)

 
 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76, 87, quinto comma, e 117, terzo comma,  della
Costituzione; 
  Visto l'articolo 1, comma 1, della legge 10 dicembre 2014, n.  183,
il quale,  allo  scopo  di  assicurare,  in  caso  di  disoccupazione
involontaria, tutele uniformi e legate alla storia  contributiva  dei
lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione
salariale e di favorire il  coinvolgimento  attivo  di  quanti  siano
espulsi  dal  mercato  del  lavoro  ovvero   siano   beneficiari   di
ammortizzatori sociali, semplificando le procedure  amministrative  e
riducendo gli oneri non salariali del lavoro, delega  il  Governo  ad
adottare uno o piu' decreti legislativi finalizzati al riordino della
normativa in materia di ammortizzatori sociali,  tenuto  conto  delle
peculiarita' dei diversi settori produttivi; 
  Visto l'articolo 1, comma 2, lettera b), della citata legge n.  183
del 2014, recante i criteri di  delega  relativi  al  riordino  della
normativa in materia di ammortizzatori sociali con  riferimento  agli
strumenti di sostegno in  caso  di  disoccupazione  involontaria,  in
particolare tramite la rimodulazione dell'Assicurazione  sociale  per
l'impiego (ASpI); 
  Visto l'articolo 1, comma 3, della legge n. 183 del 2014, il quale,
allo scopo di  garantire  la  fruizione  dei  servizi  essenziali  in
materia  di  politica  attiva  del  lavoro  su  tutto  il  territorio
nazionale, nonche' di assicurare l'esercizio unitario delle  relative
funzioni amministrative, delega il Governo ad  adottare  uno  o  piu'
decreti  legislativi  finalizzati  al  riordino  della  normativa  in
materia di servizi per il lavoro e di politiche attive; 
  Visto l'articolo 1, comma 4, lettera p), della  legge  n.  183  del
2014, recante il criterio  di  delega  relativo  all'introduzione  di
principi di politica attiva del lavoro che prevedano la promozione di
un collegamento tra misure  di  sostegno  al  reddito  della  persona
inoccupata o disoccupata  e  misure  volte  al  suo  inserimento  nel
tessuto produttivo, anche attraverso la conclusione di accordi per la
ricollocazione che vedano come parte le agenzie per il lavoro o altri
operatori  accreditati,  con  obbligo  di  presa  in  carico,  e   la
previsione  di  adeguati  strumenti   e   forme   di   remunerazione,
proporzionate   alla   difficolta'   di   collocamento,   a    fronte
dell'effettivo inserimento almeno per un congruo periodo, a carico di
fondi regionali a cio' destinati, senza  nuovi  o  maggiori  oneri  a
carico della finanza pubblica statale o regionale; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 24 dicembre 2014; 
  Vista l'intesa sancita in  sede  di  Conferenza  permanente  per  i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e
di Bolzano, ai sensi  dell'articolo  3  del  decreto  legislativo  28
agosto 1997, n. 281, nella riunione del 12 febbraio 2015; 
  Acquisiti i pareri delle competenti commissioni  della  Camera  dei
deputati e del Senato della Repubblica; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione del 20 febbraio 2015; 
  Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,
di concerto, per i profili di rispettiva competenza, con  i  Ministri
dell'economia e delle finanze e per la semplificazione e la  pubblica
amministrazione; 
 
                                Emana 
 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
 
  Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego - NASpI 
 
  1. A decorrere dal 1° maggio 2015 e' istituita presso  la  Gestione
prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui  all'articolo
24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e nell'ambito  dell'Assicurazione
sociale per l'impiego (ASpI) di cui all'articolo  2  della  legge  28
giugno  2012,  n.  92,  una  indennita'  mensile  di  disoccupazione,
denominata: «Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego
(NASpI)», avente la funzione di fornire una  tutela  di  sostegno  al
reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che  abbiano
perduto  involontariamente   la   propria   occupazione.   La   NASpI
sostituisce  le  prestazioni   di   ASpI   e   mini-ASpI   introdotte
dall'articolo 2 della legge n. 92  del  2012,  con  riferimento  agli
eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° maggio 2015. 
                               Art. 2 
 
 
                             Destinatari 
 
  1.  Sono  destinatari  della  NASpI  i  lavoratori  dipendenti  con
esclusione dei  dipendenti  a  tempo  indeterminato  delle  pubbliche
amministrazioni  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,   del   decreto
legislativo 30  marzo  2001,  n.  165,  e  successive  modificazioni,
nonche' degli operai agricoli a tempo  determinato  o  indeterminato,
per i quali ultimi trovano applicazione le norme di cui  all'articolo
7, comma 1, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n.  160,  all'articolo  25
della legge 8 agosto 1972, n. 457,  all'articolo  7  della  legge  16
febbraio 1977, n. 37, e all'articolo 1 della legge 24 dicembre  2007,
n. 247. 
                               Art. 3 
 
 
                              Requisiti 
 
  1. La NASpI e'  riconosciuta  ai  lavoratori  che  abbiano  perduto
involontariamente   la   propria   occupazione   e   che   presentino
congiuntamente i seguenti requisiti: 
  a) siano in stato di disoccupazione ai sensi dell'articolo 1, comma
2, lettera c), del decreto legislativo 21  aprile  2000,  n.  181,  e
successive modificazioni; 
  b) possano far valere, nei quattro  anni  precedenti  l'inizio  del
periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione; 
  c) possano far  valere  trenta  giornate  di  lavoro  effettivo,  a
prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che  precedono
l'inizio del periodo di disoccupazione. 
  2.  La  NASpI  e'  riconosciuta  anche  ai  lavoratori  che   hanno
rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi  di  risoluzione
consensuale del rapporto  di  lavoro  intervenuta  nell'ambito  della
procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966,  n.  604,
come modificato dall'articolo 1, comma 40,  della  legge  n.  92  del
2012. 
                               Art. 4 
 
 
                          Calcolo e misura 
 
  1. La NASpI e' rapportata  alla  retribuzione  imponibile  ai  fini
previdenziali degli ultimi quattro  anni  divisa  per  il  numero  di
settimane di contribuzione e moltiplicata per il numero 4,33. 
  2. Nei casi in cui la retribuzione mensile sia pari o inferiore nel
2015 all'importo di 1.195 euro,  rivalutato  annualmente  sulla  base
della variazione dell'indice ISTAT  dei  prezzi  al  consumo  per  le
famiglie  degli  operai  e  degli  impiegati   intercorsa   nell'anno
precedente, la NASpI e' pari  al  75  per  cento  della  retribuzione
mensile. Nei casi in cui la retribuzione  mensile  sia  superiore  al
predetto importo l'indennita' e' pari al 75 per  cento  del  predetto
importo incrementato  di  una  somma  pari  al  25  per  cento  della
differenza tra la retribuzione mensile  e  il  predetto  importo.  La
NASpI non puo' in ogni  caso  superare  nel  2015  l'importo  mensile
massimo di  1.300  euro,  rivalutato  annualmente  sulla  base  della
variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo  per  le  famiglie
degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente. 
  3. La NASpI si riduce del 3 per cento ogni  mese  a  decorrere  dal
primo giorno del quarto mese di fruizione. 
  4. Alla NASpI non  si  applica  il  prelievo  contributivo  di  cui
all'articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41. 
                               Art. 5 
 
 
                               Durata 
 
  1. La NASpI e' corrisposta mensilmente, per un numero di  settimane
pari alla meta' delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro
anni. Ai fini del calcolo della durata non sono computati  i  periodi
contributivi  che  hanno  gia'  dato  luogo   ad   erogazione   delle
prestazioni di  disoccupazione.  Per  gli  eventi  di  disoccupazione
verificatisi dal 1° gennaio 2017  la  NASpI  e'  corrisposta  per  un
massimo di 78 settimane. 
                               Art. 6 
 
 
               Domanda e decorrenza della prestazione 
 
  1. La domanda di NASpI e' presentata all'INPS  in  via  telematica,
entro il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla  cessazione
del rapporto di lavoro. 
  2. La NASpI spetta a decorrere dall'ottavo giorno  successivo  alla
cessazione  del  rapporto  di  lavoro  o,  qualora  la  domanda   sia
presentata successivamente a tale data, dal primo  giorno  successivo
alla data di presentazione della domanda. 
                               Art. 7 
 
 
                           Condizionalita' 
 
  1.  L'erogazione  della  NASpI  e'   condizionata   alla   regolare
partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa  nonche'  ai
percorsi  di  riqualificazione  professionale  proposti  dai  Servizi
competenti ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lettera g), del decreto
legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni. 
  2. Con il decreto legislativo di cui all'articolo 1, comma 3, della
legge 10 dicembre 2014, n.  183,  sono  introdotte  ulteriori  misure
volte a condizionare la fruizione della NASpI alla ricerca attiva  di
un'occupazione e al reinserimento nel tessuto produttivo. 
  3. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,
da adottare entro 90 giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e  di  Bolzano,
sono determinate le condizioni e le modalita' per l'attuazione  della
presente    disposizione    nonche'     le     misure     conseguenti
all'inottemperanza agli obblighi di  partecipazione  alle  azioni  di
politica attiva di cui al comma 1. 
                               Art. 8 
 
 
                Incentivo all'autoimprenditorialita' 
 
  1. Il lavoratore avente diritto  alla  corresponsione  della  NASpI
puo' richiedere  la  liquidazione  anticipata,  in  unica  soluzione,
dell'importo complessivo del trattamento che gli spetta e che non gli
e'  stato  ancora  erogato,  a  titolo  di  incentivo  all'avvio   di
un'attivita' lavorativa autonoma o di impresa individuale  o  per  la
sottoscrizione di una quota di capitale sociale  di  una  cooperativa
nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione  di
attivita' lavorative da parte del socio. 
  2. L'erogazione anticipata in un'unica soluzione  della  NASpI  non
da' diritto alla contribuzione figurativa,  ne'  all'Assegno  per  il
nucleo familiare. 
  3. Il  lavoratore  che  intende  avvalersi  della  liquidazione  in
un'unica soluzione della NASpI deve presentare all'INPS,  a  pena  di
decadenza, domanda di anticipazione in via  telematica  entro  trenta
giorni dalla data di inizio dell'attivita' lavorativa autonoma  o  di
impresa individuale o dalla data di sottoscrizione di  una  quota  di
capitale sociale della cooperativa. 
  4. Il lavoratore che instaura un  rapporto  di  lavoro  subordinato
prima  della  scadenza  del  periodo  per  cui  e'  riconosciuta   la
liquidazione anticipata della NASpI e' tenuto a restituire per intero
l'anticipazione ottenuta, salvo il caso in cui il rapporto di  lavoro
subordinato  sia  instaurato  con  la  cooperativa  della  quale   il
lavoratore ha sottoscritto una quota di capitale sociale. 
                               Art. 9 
 
 
        Compatibilita' con il rapporto di lavoro subordinato 
 
  1. Il lavoratore che durante il periodo in cui percepisce la  NASpI
instauri un rapporto di lavoro subordinato il cui reddito annuale sia
superiore al reddito minimo escluso  da  imposizione  fiscale  decade
dalla prestazione, salvo il caso in cui la  durata  del  rapporto  di
lavoro non sia superiore a sei mesi. In tale caso la  prestazione  e'
sospesa  d'ufficio  per  la  durata  del  rapporto  di   lavoro.   La
contribuzione versata durante il periodo di sospensione e'  utile  ai
fini di cui agli articoli 3 e 5. 
  2. Il lavoratore che durante il periodo in cui percepisce la  NASpI
instauri un rapporto di lavoro subordinato il cui reddito annuale sia
inferiore al  reddito  minimo  escluso  da  imposizione  conserva  il
diritto alla prestazione, ridotta nei termini di cui all'articolo 10,
a condizione che comunichi all'INPS entro trenta  giorni  dall'inizio
dell'attivita' il reddito annuo previsto e che il datore di lavoro o,
qualora   il   lavoratore   sia   impiegato    con    contratto    di
somministrazione, l'utilizzatore, siano diversi dal datore di  lavoro
o dall'utilizzatore  per  i  quali  il  lavoratore  prestava  la  sua
attivita' quando e' cessato il rapporto di lavoro che ha  determinato
il diritto alla NASpI e non presentino rispetto ad essi  rapporti  di
collegamento   o   di   controllo    ovvero    assetti    proprietari
sostanzialmente coincidenti. La contribuzione  versata  e'  utile  ai
fini di cui agli articoli 3 e 5. 
  3. Il  lavoratore  titolare  di  due  o  piu'  rapporti  di  lavoro
subordinato a tempo parziale che cessi da uno dei  detti  rapporti  a
seguito  di  licenziamento,  dimissioni  per  giusta  causa,   o   di
risoluzione consensuale intervenuta nell'ambito  della  procedura  di
cui  all'articolo  7  della  legge  15  luglio  1966,  n.  604,  come
modificato dall'articolo 1, comma 40, della legge n. 92 del  2012,  e
il  cui  reddito  sia  inferiore  al  limite  utile  ai  fini   della
conservazione dello stato di disoccupazione, ha  diritto,  ricorrendo
tutti gli altri requisiti, di percepire la NASpI, ridotta nei termini
di cui all'articolo 10, a condizione  che  comunichi  all'INPS  entro
trenta giorni dalla domanda di prestazione il reddito annuo previsto. 
  4.   La   contribuzione   relativa    all'assicurazione    generale
obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia e i  superstiti  versata
in relazione all'attivita' di lavoro subordinato  non  da'  luogo  ad
accrediti contributivi ed e' riversata  integralmente  alla  Gestione
prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui  all'articolo
24 della legge n. 88 del 1989. 
                               Art. 10 
 
 
Compatibilita' con lo svolgimento di attivita'  lavorativa  in  forma
                  autonoma o di impresa individuale 
 
  1. Il lavoratore che durante il periodo in cui percepisce la  NASpI
intraprenda   un'attivita'   lavorativa   autonoma   o   di   impresa
individuale, dalla quale ricava un reddito inferiore al limite  utile
ai fini della  conservazione  dello  stato  di  disoccupazione,  deve
informare  l'INPS   entro   un   mese   dall'inizio   dell'attivita',
dichiarando il reddito annuo che  prevede  di  trarne.  La  NASpI  e'
ridotta di un importo pari all'80 per  cento  del  reddito  previsto,
rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la  data  di  inizio
dell'attivita' e la data in  cui  termina  il  periodo  di  godimento
dell'indennita' o, se antecedente, la fine dell'anno. La riduzione di
cui al periodo precedente e' ricalcolata d'ufficio al  momento  della
presentazione della dichiarazione dei redditi. Il lavoratore esentato
dall'obbligo di presentazione  della  dichiarazione  dei  redditi  e'
tenuto   a   presentare   all'INPS   un'apposita    autodichiarazione
concernente il reddito ricavato dall'attivita' lavorativa autonoma  o
di impresa individuale entro il 31 marzo  dell'anno  successivo.  Nel
caso di mancata presentazione dell'autodichiarazione il lavoratore e'
tenuto  a  restituire  la  NASpI  percepita  dalla  data  di   inizio
dell'attivita' lavorativa autonoma o di impresa individuale. 
  2.   La   contribuzione   relativa    all'assicurazione    generale
obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia e i  superstiti  versata
in  relazione  all'attivita'  lavorativa  autonoma   o   di   impresa
individuale non da' luogo ad accrediti contributivi ed  e'  riversata
integralmente alla  Gestione  prestazioni  temporanee  ai  lavoratori
dipendenti, di cui all'articolo 24 della legge n. 88 del 1989. 
                               Art. 11 
 
 
                              Decadenza 
 
  1. Ferme restando le  misure  conseguenti  all'inottemperanza  agli
obblighi di partecipazione alle azioni di  politica  attiva  previste
dal decreto di cui all'articolo 7,  comma  3,  il  lavoratore  decade
dalla fruizione della NASpI nei seguenti casi: 
  a) perdita dello stato di disoccupazione; 
  b) inizio di un'attivita' lavorativa subordinata  senza  provvedere
alle comunicazioni di cui all'articolo 9, commi 2 e 3; 
  c) inizio di un'attivita' lavorativa in forma autonoma o di impresa
individuale senza provvedere alla comunicazione di  cui  all'articolo
10, comma 1, primo periodo; 
  d) raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o
anticipato; 
  e) acquisizione del diritto all'assegno ordinario  di  invalidita',
salvo il diritto del lavoratore di optare per la NASpI. 
                               Art. 12 
 
 
                      Contribuzione figurativa 
 
  1. La contribuzione figurativa e' rapportata alla  retribuzione  di
cui all'articolo 4, comma 1, entro un limite di retribuzione  pari  a
1,4 volte l'importo massimo mensile della NASpI per l'anno in corso. 
  2. Le  retribuzioni  computate  nei  limiti  di  cui  al  comma  1,
rivalutate fino alla data di  decorrenza  della  pensione,  non  sono
prese in considerazione  per  la  determinazione  della  retribuzione
pensionabile qualora siano di  importo  inferiore  alla  retribuzione
media  pensionabile  ottenuta  non  considerando  tali  retribuzioni.
Rimane salvo il  computo  dell'anzianita'  contributiva  relativa  ai
periodi eventualmente  non  considerati  nella  determinazione  della
retribuzione pensionabile ai fini dell'applicazione dell'articolo 24,
comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.  201,  convertito  con
modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. 
                               Art. 13 
 
 
            Misura dell'indennita' per i soci lavoratori 
                      ed il personale artistico 
 
  1. Per i soci lavoratori delle cooperative di cui  al  decreto  del
Presidente della  Repubblica  30  aprile  1970,  n.  602,  e  per  il
personale artistico con rapporto di lavoro subordinato,  a  decorrere
dal 1° maggio 2015 la  NASpI  e'  corrisposta  nella  misura  di  cui
all'articolo 4. 
                               Art. 14 
 
 
                               Rinvio 
 
  1. Alla NASpI si applicano le disposizioni in materia  di  ASpI  in
quanto compatibili. 

Titolo II

Indennita’ di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di
collaborazione coordinata (DIS-COLL)

                               Art. 15 
 
Indennita'  di  disoccupazione  per  i  lavoratori  con  rapporto  di
  collaborazione coordinata e continuativa - DIS-COLL 
  1. In  attesa  degli  interventi  di  semplificazione,  modifica  o
superamento delle forme contrattuali previsti all'articolo  1,  comma
7, lettera a), della legge n. 183 del 2014, in via  sperimentale  per
il 2015, in relazione agli eventi di  disoccupazione  verificatisi  a
decorrere dal 1°  gennaio  2015  e  sino  al  31  dicembre  2015,  e'
riconosciuta ai collaboratori  coordinati  e  continuativi,  anche  a
progetto, con esclusione degli amministratori e dei sindaci, iscritti
in via esclusiva alla Gestione separata, non pensionati  e  privi  di
partita  IVA,  che  abbiano  perduto  involontariamente  la   propria
occupazione, una  indennita'  di  disoccupazione  mensile  denominata
DIS-COLL. 
  2. La DIS-COLL e' riconosciuta ai soggetti di cui al  comma  1  che
presentino congiuntamente i seguenti requisiti: 
  a) siano, al momento della domanda  di  prestazione,  in  stato  di
disoccupazione ai sensi dell'articolo 1, comma  2,  lettera  c),  del
decreto legislativo n. 181 del 2000, e successive modificazioni; 
  b) possano far valere almeno tre mesi di contribuzione nel  periodo
che va dal primo gennaio  dell'anno  solare  precedente  l'evento  di
cessazione dal lavoro al predetto evento; 
  c) possano far valere, nell'anno solare in cui si verifica l'evento
di cessazione dal lavoro, un mese di contribuzione oppure un rapporto
di collaborazione di cui al comma 1 di durata pari almeno ad un  mese
e  che  abbia  dato  luogo  a  un  reddito  almeno  pari  alla  meta'
dell'importo  che  da'  diritto   all'accredito   di   un   mese   di
contribuzione. 
  3.  La  DIS-COLL  e'  rapportata  al  reddito  imponibile  ai  fini
previdenziali  risultante  dai  versamenti  contributivi  effettuati,
derivante da rapporti di collaborazione di cui al comma  1,  relativo
all'anno in cui si e' verificato l'evento di cessazione dal lavoro  e
all'anno  solare  precedente,  diviso  per  il  numero  di  mesi   di
contribuzione, o frazione di essi. 
  4.  La  DIS-COLL,  rapportata  al  reddito   medio   mensile   come
determinato al comma 3, e' pari al 75 per cento dello stesso  reddito
nel caso in cui il reddito mensile sia  pari  o  inferiore  nel  2015
all'importo di 1.195 euro, annualmente rivalutato  sulla  base  della
variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo  per  le  famiglie
degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno  precedente.  Nel
caso in cui il  reddito  medio  mensile  sia  superiore  al  predetto
importo la DIS-COLL e' pari al 75  per  cento  del  predetto  importo
incrementata di una somma pari al 25 per cento della  differenza  tra
il reddito medio mensile e il predetto importo. La DIS-COLL non  puo'
in ogni caso superare l'importo massimo mensile  di  1.300  euro  nel
2015, annualmente rivalutato sulla base della variazione  dell'indice
ISTAT dei prezzi al consumo per le  famiglie  degli  operai  e  degli
impiegati intercorsa nell'anno precedente. 
  5. La DIS-COLL si riduce del 3 per cento ogni mese a decorrere  dal
primo giorno del quarto mese di fruizione. 
  6. La DIS-COLL e' corrisposta mensilmente per  un  numero  di  mesi
pari alla meta' dei mesi di contribuzione accreditati nel periodo che
va  dal  primo  gennaio  dell'anno  solare  precedente  l'evento   di
cessazione del lavoro al predetto evento. Ai fini  della  durata  non
sono computati i periodi contributivi che hanno gia'  dato  luogo  ad
erogazione della prestazione. La  DIS-COLL  non  puo'  in  ogni  caso
superare la durata massima di sei mesi. 
  7. Per i periodi di fruizione della DIS-COLL non sono  riconosciuti
i contributi figurativi. 
  8.  La  domanda  di  DIS-COLL  e'  presentata  all'INPS,   in   via
telematica, entro il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla
cessazione del rapporto di lavoro. 
  9. La DIS-COLL spetta a  decorrere  dall'ottavo  giorno  successivo
alla cessazione del rapporto di lavoro  o,  qualora  la  domanda  sia
presentata successivamente a tale data, dal primo  giorno  successivo
alla data di presentazione della domanda. 
  10. L'erogazione della DIS-COLL  e'  condizionata  alla  permanenza
dello stato di disoccupazione di cui all'articolo 1, comma 2, lettera
c),  del  decreto  legislativo  n.  181  del   2000,   e   successive
modificazioni, nonche' alla regolare partecipazione  alle  iniziative
di  attivazione  lavorativa  e  ai   percorsi   di   riqualificazione
professionale proposti dai Servizi competenti ai sensi  dell'articolo
1, comma, 2 lettera g), del decreto legislativo n. 181  del  2000,  e
successive  modificazioni.  Con  il  decreto   legislativo   previsto
all'articolo 1, comma 3, della legge n. 183 del 2014, sono introdotte
ulteriori misure volte a condizionare  la  fruizione  della  DIS-COLL
alla ricerca attiva di un'occupazione e al reinserimento nel  tessuto
produttivo. 
  11.  In  caso  di  nuova  occupazione  con  contratto   di   lavoro
subordinato di durata superiore a cinque giorni il lavoratore  decade
dal diritto alla DIS-COLL. In caso di nuova occupazione con contratto
di lavoro subordinato di durata non  superiore  a  cinque  giorni  la
DIS-COLL  e'  sospesa  d'ufficio,  sulla  base  delle   comunicazioni
obbligatorie di cui all'articolo 9-bis, comma 2, del decreto-legge 1°
ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla  legge  28
novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni. Al termine  di  un
periodo di sospensione l'indennita' riprende a decorrere dal  momento
in cui era rimasta sospesa. 
  12.  Il  beneficiario  di  DIS-COLL  che  intraprenda  un'attivita'
lavorativa autonoma o di impresa individuale, dalla quale  derivi  un
reddito inferiore al limite utile ai fini della  conservazione  dello
stato di disoccupazione, deve comunicare all'INPS entro trenta giorni
dall'inizio dell'attivita' il reddito annuo che  prevede  di  trarne.
Nel  caso  di  mancata  comunicazione   del   reddito   previsto   il
beneficiario decade dal diritto alla DIS-COLL a decorrere dalla  data
di  inizio  dell'attivita'   lavorativa   autonoma   o   di   impresa
individuale. La DIS-COLL e' ridotta di un  importo  pari  all'80  per
cento  del  reddito  previsto,  rapportato  al   periodo   di   tempo
intercorrente tra la data di inizio dell'attivita' e la data  in  cui
termina il periodo di godimento dell'indennita' o, se antecedente, la
fine  dell'anno.  La  riduzione  di  cui  al  periodo  precedente  e'
ricalcolata  d'ufficio   al   momento   della   presentazione   della
dichiarazione dei redditi. Il  lavoratore  esentato  dall'obbligo  di
presentazione della dichiarazione dei redditi e' tenuto a  presentare
all'INPS  un'apposita  autodichiarazione   concernente   il   reddito
ricavato dall'attivita' lavorativa autonoma o di impresa  individuale
entro  il  31  marzo  dell'anno  successivo.  Nel  caso  di   mancata
presentazione  dell'autodichiarazione  il  lavoratore  e'  tenuto   a
restituire la DIS-COLL percepita dalla data di inizio  dell'attivita'
lavorativa autonoma o di impresa individuale. 
  13. I soggetti di cui all'articolo 2, commi da 51 a 56, della legge
n. 92 del 2012 fruiscono fino al 31 dicembre del 2015  esclusivamente
delle prestazioni di  cui  al  presente  articolo.  Restano  salvi  i
diritti  maturati  in  relazione  agli   eventi   di   disoccupazione
verificatisi nell'anno 2013. 
  14. Le risorse finanziarie gia' previste per il finanziamento della
tutela  del  sostegno  al  reddito  dei  collaboratori  coordinati  e
continuativi di cui all'articolo 19, comma 1,  del  decreto-legge  29
novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge  28
gennaio 2009, n. 2 e all'articolo 2, commi 51 e 56, della legge n. 92
del 2012, concorrono  al  finanziamento  degli  oneri  relativi  alle
disposizioni di cui al presente articolo per l'anno 2015  e  pertanto
in relazione allo  stesso  anno  2015  non  trovano  applicazione  le
disposizioni di cui al citato articolo 2, commi da  51  a  56,  della
legge n. 92 del 2012. 
  15. All'eventuale riconoscimento della DIS-COLL ai soggetti di  cui
al presente articolo  anche  per  gli  anni  successivi  al  2015  si
provvede  con  le  risorse  previste  da   successivi   provvedimenti
legislativi che stanzino  le  occorrenti  risorse  finanziarie  e  in
particolare  con  le  risorse  derivanti  dai   decreti   legislativi
attuativi dei criteri di delega di cui alla legge n. 183 del 2014. 

Titolo III

Assegno di disoccupazione

                               Art. 16 
 
 
                  Assegno di disoccupazione - ASDI 
 
  1. A decorrere dal 1° maggio 2015 e' istituito, in via sperimentale
per l'anno  2015,  l'Assegno  di  disoccupazione  (ASDI),  avente  la
funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito  ai  lavoratori
beneficiari della Nuova  prestazione  di  Assicurazione  Sociale  per
l'Impiego (NASpI) di cui all'articolo 1 che abbiano fruito di  questa
per l'intera sua durata entro il 31 dicembre  2015,  siano  privi  di
occupazione e si trovino in una condizione economica di bisogno. 
  2.  Nel  primo   anno   di   applicazione   gli   interventi   sono
prioritariamente  riservati  ai  lavoratori  appartenenti  a   nuclei
familiari con minorenni e, quindi, ai lavoratori in eta' prossima  al
pensionamento. In ogni caso, il sostegno economico non potra'  essere
erogato esaurite le risorse del Fondo di cui al comma 7. 
  3. L'ASDI e' erogato mensilmente per una durata massima di sei mesi
ed e' pari al 75 per cento dell'ultima indennita' NASpI percepita, e,
comunque, in misura non superiore all'ammontare dell'assegno sociale,
di cui all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto  1995,  n.  335.
L'ammontare di cui al periodo  precedente  e'  incrementato  per  gli
eventuali carichi familiari del lavoratore nella misura e secondo  le
modalita' stabilite con il decreto di cui al comma 6. 
  4. Al fine di incentivare la ricerca attiva del  lavoro  i  redditi
derivanti da nuova occupazione possono essere  parzialmente  cumulati
con l'ASDI nei limiti e secondo i criteri stabiliti con il decreto di
cui al comma 6. 
  5. La corresponsione dell'ASDI e' condizionata all'adesione  ad  un
progetto personalizzato redatto dai competenti servizi per l'impiego,
contenente specifici impegni in termini di ricerca attiva di  lavoro,
disponibilita'  a  partecipare  ad  iniziative  di   orientamento   e
formazione,  accettazione  di  adeguate  proposte   di   lavoro.   La
partecipazione   alle   iniziative   di   attivazione   proposte   e'
obbligatoria, pena la perdita del beneficio. 
  6. Con decreto del Ministro del lavoro e delle  politiche  sociali,
di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di Bolzano, da emanare entro 90  giorni
dall'entrata in vigore del presente decreto, sono definiti: 
  a) la situazione economica di bisogno del nucleo familiare  di  cui
al comma 1, valutata in applicazione dell'ISEE, di cui al decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013,  n.  159,  non
computando  l'ammontare   dei   trattamenti   NASpI   percepiti   dal
richiedente l'ASDI; 
  b) l'individuazione di criteri di priorita' nell'accesso in caso di
risorse insufficienti ad erogare il  beneficio  ai  lavoratori  nelle
condizioni di cui al comma 2; 
  c) gli incrementi dell'ASDI per carichi familiari del lavoratore di
cui al comma 3, comunque nel limite di un importo massimo; 
  d) i limiti ed i criteri di cumulabilita'  dei  redditi  da  lavoro
conseguiti nel periodo di fruizione dell'ASDI di cui al comma 4; 
  e) le caratteristiche del  progetto  personalizzato  e  il  sistema
degli obblighi e delle  misure  conseguenti  all'inottemperanza  agli
impegni in esso previsti; 
  f) i flussi informativi tra i servizi per l'impiego e l'INPS  volti
ad alimentare il sistema informativo  dei  servizi  sociali,  di  cui
all'articolo 21 della legge 8 novembre 2000, n. 328, per  il  tramite
del  Casellario  dell'assistenza,  di   cui   all'articolo   13   del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122; 
  g) i controlli per evitare la fruizione indebita della prestazione; 
  h) le modalita' di erogazione dell'ASDI  attraverso  l'utilizzo  di
uno strumento di pagamento elettronico. 
  7. Al finanziamento dell'ASDI si provvede mediante  le  risorse  di
uno specifico Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero
del lavoro e delle politiche sociali. La dotazione del Fondo e'  pari
ad euro 200 milioni nel 2015 e  200  milioni  nel  2016.  Nel  limite
dell'1 per cento delle risorse attribuite al  Fondo,  possono  essere
finanziate attivita'  di  assistenza  tecnica  per  il  supporto  dei
servizi per l'impiego, per il monitoraggio  e  la  valutazione  degli
interventi, nonche' iniziative di  comunicazione  per  la  diffusione
della conoscenza sugli interventi.  All'attuazione  e  alla  gestione
dell'intervento provvede l'INPS con le risorse umane,  strumentali  e
finanziarie disponibili a legislazione  vigente  e,  comunque,  senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. L'INPS  riconosce  il
beneficio in  base  all'ordine  cronologico  di  presentazione  delle
domande e, nel caso di insufficienza delle risorse, valutata anche su
base pluriennale  con  riferimento  alla  durata  della  prestazione,
l'INPS non  prende  in  considerazione  ulteriori  domande,  fornendo
immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet. 
  8. All'eventuale riconoscimento dell'ASDI negli anni successivi  al
2015 si provvede con le risorse previste da successivi  provvedimenti
legislativi che stanzino  le  occorrenti  risorse  finanziarie  e  in
particolare  con  le  risorse  derivanti  dai   decreti   legislativi
attuativi dei criteri di delega di cui alla legge n. 183 del 2014. 

Titolo IV

Contratto di ricollocazione

                               Art. 17 
 
 
                     Contratto di ricollocazione 
 
  1.  Il  Fondo  per  le  politiche  attive  del  lavoro,   istituito
dall'articolo 1, comma 215, della legge 27 dicembre 2013, n. 147,  e'
incrementato, per l'anno 2015, di 32 milioni di euro provenienti  dal
gettito relativo al contributo di cui all'articolo 2, comma 31, della
legge 28 giugno 2012, n. 92. Nel rispetto dei principi  del  presente
decreto, le regioni, nell'ambito della programmazione delle politiche
attive del lavoro, ai sensi dell'articolo 1,  comma  4,  lettera  u),
della legge 10 dicembre 2014, n. 183, possono attuare e finanziare il
contratto di ricollocazione. 
  2. Il soggetto in stato di disoccupazione, ai  sensi  dell'articolo
1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21  aprile  2000,  n.
181, ha diritto di ricevere dai servizi per il lavoro pubblici o  dai
soggetti privati accreditati  un  servizio  di  assistenza  intensiva
nella ricerca del lavoro attraverso la stipulazione del contratto  di
ricollocazione, finanziato ai sensi del comma 1, a condizione che  il
soggetto effettui la procedura di definizione del  profilo  personale
di  occupabilita',  ai  sensi  del   decreto   legislativo   di   cui
all'articolo 1, comma 4, della legge 10  dicembre  2014  n.  183,  in
materia di politiche attive per l'impiego. 
  3.  A  seguito  della  definizione   del   profilo   personale   di
occupabilita', al soggetto e' riconosciuta una somma denominata «dote
individuale  di  ricollocazione»   spendibile   presso   i   soggetti
accreditati. 
  4. Il contratto di ricollocazione prevede: 
  a) il diritto del  soggetto  a  una  assistenza  appropriata  nella
ricerca della nuova occupazione, programmata, strutturata  e  gestita
secondo le migliori tecniche  del  settore,  da  parte  del  soggetto
accreditato; 
  b) il dovere del soggetto di rendersi parte  attiva  rispetto  alle
iniziative proposte dal soggetto accreditato; 
  c) il diritto-dovere del soggetto a partecipare alle iniziative  di
ricerca, addestramento  e  riqualificazione  professionale  mirate  a
sbocchi occupazionali coerenti con il fabbisogno espresso dal mercato
del lavoro, organizzate e predisposte dal soggetto accreditato. 
  5. L'ammontare della dote individuale e' proporzionato in relazione
al profilo personale di occupabilita' e il  soggetto  accreditato  ha
diritto a incassarlo soltanto  a  risultato  occupazionale  ottenuto,
secondo quanto stabilito dal decreto legislativo di cui al comma 2. 
  6. Il soggetto decade dalla dote individuale nel  caso  di  mancata
partecipazione alle iniziative previste dalle lettere  b)  e  c)  del
comma 4 o nel caso  di  rifiuto  senza  giustificato  motivo  di  una
congrua offerta di lavoro ai sensi dell'articolo 4, comma 1,  lettera
c), del decreto legislativo 21  aprile  2000,  n.  181  pervenuta  in
seguito  all'attivita'  di  accompagnamento  attivo  al  lavoro.   Il
soggetto  decade  altresi'  in  caso  di  perdita  dello   stato   di
disoccupazione. 
  7. All'eventuale rifinanziamento del Fondo di cui al comma 1  negli
anni successivi al 2015 si provvede con  quota  parte  delle  risorse
derivanti dai decreti legislativi attuativi dei criteri di delega  di
cui alla legge 10 dicembre 2014 n. 183. 

Titolo V

Disposizioni finanziarie e finali

                               Art. 18 
 
 
                        Copertura finanziaria 
 
  1. Ai maggiori oneri derivanti dagli articoli da 1 a  15,  valutati
in 751 milioni di euro per l'anno 2015, 1.574  milioni  di  euro  per
l'anno 2016, 1.902 milioni di euro per l'anno 2017, 1.794 milioni  di
euro per l'anno 2018, 1.707 milioni di euro per  l'anno  2019,  1.706
milioni di euro per l'anno 2020, 1.709 milioni  di  euro  per  l'anno
2021, 1.712 milioni di euro per l'anno 2022, 1.715  milioni  di  euro
per l'anno 2023 e 1.718 milioni di euro annui a  decorrere  dall'anno
2024 e dagli articoli 16 e 17, pari a 232 milioni di euro per  l'anno
2015 e a 200 milioni di euro per l'anno 2016, si provvede,  quanto  a
114 milioni di euro per l'anno 2015, a valere sulle  risorse  di  cui
all'articolo  15,  comma  14  e,  per  la  restante  parte,  mediante
corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma  107,
della legge 23 dicembre 2014, n. 190. 
  2.  Il  Ministro  dell'economia  e  delle   finanze   provvede   al
monitoraggio degli effetti finanziari  derivanti  dalle  disposizioni
introdotte dal presente decreto e, nel caso in cui si verifichino,  o
siano  in  procinto  di  verificarsi,   scostamenti   rispetto   alle
previsioni di cui al comma 1, adotta  tempestivamente,  nel  rispetto
dei saldi di finanza pubblica, le conseguenti iniziative  legislative
volte alla correzione dei predetti effetti,  ai  sensi  dell'articolo
17, comma 13, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, ovvero, ai  sensi
dell'articolo 11, comma 3, lettera l), della legge medesima,  qualora
tali  scostamenti  siano  in  procinto  di  verificarsi  al   termine
dell'esercizio finanziario. 
  3. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
                               Art. 19 
 
 
                          Entrata in vigore 
 
  1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a
quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
Repubblica italiana. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 4 marzo 2015 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                            Renzi,  Presidente  del   Consiglio   dei
                            ministri 
 
                            Poletti,  Ministro  del  lavoro  e  delle
                            politiche sociali 
 
                            Padoan, Ministro  dell'economia  e  delle
                            finanze 
 
                            Madia, Ministro per la semplificazione  e
                            la pubblica amministrazione 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 23

Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 23

Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo  indeterminato
a tutele crescenti, in attuazione della legge 10  dicembre  2014,  n.
183. (15G00037) 

(GU n.54 del 6-3-2015)

 

 Vigente al: 7-3-2015

 

 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76, 87, quinto  comma,  e  117,  secondo  comma,
della Costituzione; 
  Visto l'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n.  183,
recante delega al Governo allo scopo di rafforzare le opportunita' di
ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di
occupazione, nonche' di riordinare i contratti di lavoro vigenti  per
renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze  del  contesto
occupazionale e produttivo e di rendere piu'  efficiente  l'attivita'
ispettiva; 
  Visto l'articolo 1, comma 7, lettera c), della  medesima  legge  n.
183 del 2014, recante il criterio di delega volto a prevedere, per le
nuove  assunzioni,  il  contratto  a  tempo  indeterminato  a  tutele
crescenti in relazione all'anzianita' di servizio, escludendo  per  i
licenziamenti economici  la  possibilita'  della  reintegrazione  del
lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo  un  indennizzo  economico
certo e crescente con l'anzianita' di servizio e limitando il diritto
alla reintegrazione ai  licenziamenti  nulli  e  discriminatori  e  a
specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare  ingiustificato,
nonche'   prevedendo   termini   certi   per    l'impugnazione    del
licenziamento; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 24 dicembre 2014; 
  Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari  della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 20 febbraio 2015; 
  Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali; 
 
                              E m a n a 
 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
 
                        Campo di applicazione 
 
  1. Per i lavoratori che rivestono la qualifica di operai, impiegati
o quadri,  assunti  con  contratto  di  lavoro  subordinato  a  tempo
indeterminato a  decorrere  dalla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, il regime  di  tutela  nel  caso  di  licenziamento
illegittimo e' disciplinato dalle disposizioni  di  cui  al  presente
decreto. 
  2. Le disposizioni di cui al presente decreto  si  applicano  anche
nei  casi  di  conversione,  successiva  all'entrata  in  vigore  del
presente decreto, di contratto a tempo determinato o di apprendistato
in contratto a tempo indeterminato. 
  3. Nel  caso  in  cui  il  datore  di  lavoro,  in  conseguenza  di
assunzioni a tempo indeterminato avvenute successivamente all'entrata
in vigore del presente decreto, integri il requisito occupazionale di
cui all'articolo 18, ottavo e nono comma, della legge 20 maggio 1970,
n. 300, e successive modificazioni, il licenziamento dei  lavoratori,
anche se assunti precedentemente a tale data, e'  disciplinato  dalle
disposizioni del presente decreto. 
                               Art. 2 
 
 
                Licenziamento discriminatorio, nullo 
                      e intimato in forma orale 
 
  1. Il giudice, con la pronuncia con la quale dichiara  la  nullita'
del licenziamento perche' discriminatorio a  norma  dell'articolo  15
della legge 20 maggio  1970,  n.  300,  e  successive  modificazioni,
ovvero  perche'   riconducibile   agli   altri   casi   di   nullita'
espressamente previsti dalla  legge,  ordina  al  datore  di  lavoro,
imprenditore o non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel
posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto.  A
seguito dell'ordine di  reintegrazione,  il  rapporto  di  lavoro  si
intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro
trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in  cui
abbia richiesto l'indennita' di cui al comma 3. Il regime di  cui  al
presente  articolo  si  applica  anche  al  licenziamento  dichiarato
inefficace perche' intimato in forma orale. 
  2. Con la pronuncia di cui al comma 1, il giudice condanna altresi'
il datore di lavoro al risarcimento del danno subito  dal  lavoratore
per il licenziamento  di  cui  sia  stata  accertata  la  nullita'  e
l'inefficacia,  stabilendo  a  tal  fine  un'indennita'   commisurata
all'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento
di  fine  rapporto,  corrispondente  al  periodo   dal   giorno   del
licenziamento sino a quello  dell'effettiva  reintegrazione,  dedotto
quanto percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di
altre attivita' lavorative. In ogni caso la misura  del  risarcimento
non  potra'  essere  inferiore  a   cinque   mensilita'   dell'ultima
retribuzione di riferimento per il calcolo del  trattamento  di  fine
rapporto. Il  datore  di  lavoro  e'  condannato,  altresi',  per  il
medesimo  periodo,  al  versamento  dei  contributi  previdenziali  e
assistenziali. 
  3. Fermo  restando  il  diritto  al  risarcimento  del  danno  come
previsto al comma 2, al lavoratore e' data la facolta' di chiedere al
datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel  posto  di
lavoro,  un'indennita'  pari  a   quindici   mensilita'   dell'ultima
retribuzione di riferimento per il calcolo del  trattamento  di  fine
rapporto, la cui richiesta determina la risoluzione del  rapporto  di
lavoro, e che non e' assoggettata a contribuzione  previdenziale.  La
richiesta dell'indennita' deve essere effettuata entro trenta  giorni
dalla comunicazione del deposito della pronuncia  o  dall'invito  del
datore di lavoro a riprendere servizio, se  anteriore  alla  predetta
comunicazione. 
  4. La disciplina di cui al  presente  articolo  trova  applicazione
anche  nelle  ipotesi  in  cui  il  giudice  accerta  il  difetto  di
giustificazione per motivo consistente  nella  disabilita'  fisica  o
psichica del lavoratore, anche ai sensi degli articoli 4, comma 4,  e
10, comma 3, della legge 12 marzo 1999, n. 68. 
                               Art. 3 
 
 
                Licenziamento per giustificato motivo 
                           e giusta causa 
 
  1. Salvo quanto disposto dal comma  2,  nei  casi  in  cui  risulta
accertato  che  non  ricorrono  gli  estremi  del  licenziamento  per
giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo  o
giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro  alla
data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di
un'indennita'  non  assoggettata  a  contribuzione  previdenziale  di
importo pari a due mensilita' dell'ultima retribuzione di riferimento
per il calcolo del trattamento di fine  rapporto  per  ogni  anno  di
servizio, in misura comunque non inferiore a quattro e non  superiore
a ventiquattro mensilita'. 
  2. Esclusivamente nelle ipotesi di licenziamento  per  giustificato
motivo  soggettivo  o  per  giusta  causa  in  cui  sia  direttamente
dimostrata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale contestato
al lavoratore, rispetto alla quale resta  estranea  ogni  valutazione
circa la  sproporzione  del  licenziamento,  il  giudice  annulla  il
licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione  del
lavoratore nel posto  di  lavoro  e  al  pagamento  di  un'indennita'
risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione di  riferimento  per
il calcolo  del  trattamento  di  fine  rapporto,  corrispondente  al
periodo dal giorno del licenziamento  fino  a  quello  dell'effettiva
reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore abbia percepito  per  lo
svolgimento di altre attivita'  lavorative,  nonche'  quanto  avrebbe
potuto percepire accettando una congrua offerta di  lavoro  ai  sensi
dell'articolo 4, comma 1, lettera  c),  del  decreto  legislativo  21
aprile 2000, n. 181, e successive  modificazioni.  In  ogni  caso  la
misura dell'indennita' risarcitoria relativa al  periodo  antecedente
alla pronuncia di reintegrazione non puo' essere superiore  a  dodici
mensilita' dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del
trattamento di fine rapporto. Il  datore  di  lavoro  e'  condannato,
altresi', al versamento dei contributi previdenziali e  assistenziali
dal  giorno  del   licenziamento   fino   a   quello   dell'effettiva
reintegrazione,  senza  applicazione  di   sanzioni   per   omissione
contributiva.  Al  lavoratore  e'  attribuita  la  facolta'  di   cui
all'articolo 2, comma 3. 
  3. Al licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 1 non  trova
applicazione l'articolo 7 della legge  15  luglio  1966,  n.  604,  e
successive modificazioni. 
                               Art. 4 
 
 
                     Vizi formali e procedurali 
 
  1. Nell'ipotesi in cui il licenziamento sia intimato con violazione
del requisito di motivazione di cui all'articolo 2,  comma  2,  della
legge n. 604 del 1966 o della procedura di cui all'articolo  7  della
legge n. 300 del 1970, il giudice dichiara  estinto  il  rapporto  di
lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro  al
pagamento  di  un'indennita'   non   assoggettata   a   contribuzione
previdenziale  di  importo  pari   a   una   mensilita'   dell'ultima
retribuzione di riferimento per il calcolo del  trattamento  di  fine
rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non  inferiore
a due e non superiore a dodici mensilita', a  meno  che  il  giudice,
sulla base della domanda del lavoratore, accerti la  sussistenza  dei
presupposti per l'applicazione delle tutele di cui agli articoli 2  e
3 del presente decreto. 
                               Art. 5 
 
 
                      Revoca del licenziamento 
 
  1. Nell'ipotesi di revoca  del  licenziamento,  purche'  effettuata
entro il termine di quindici giorni dalla comunicazione al datore  di
lavoro dell'impugnazione del  medesimo,  il  rapporto  di  lavoro  si
intende ripristinato senza soluzione di continuita', con diritto  del
lavoratore alla retribuzione maturata  nel  periodo  precedente  alla
revoca, e non trovano applicazione i regimi sanzionatori previsti dal
presente decreto. 
                               Art. 6 
 
 
                      Offerta di conciliazione 
 
  1. In caso di licenziamento dei lavoratori di cui  all'articolo  1,
al fine di evitare il giudizio e ferma restando la  possibilita'  per
le parti di  addivenire  a  ogni  altra  modalita'  di  conciliazione
prevista dalla legge, il datore di lavoro puo' offrire al lavoratore,
entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento,  in
una delle sedi di cui all'articolo 2113,  quarto  comma,  del  codice
civile, e all'articolo 76 del decreto legislativo 10 settembre  2003,
n. 276, e successive modificazioni, un importo  che  non  costituisce
reddito imponibile ai fini dell'imposta  sul  reddito  delle  persone
fisiche e non  e'  assoggettato  a  contribuzione  previdenziale,  di
ammontare pari a una mensilita' della retribuzione di riferimento per
il calcolo  del  trattamento  di  fine  rapporto  per  ogni  anno  di
servizio, in misura comunque non inferiore a due e  non  superiore  a
diciotto mensilita', mediante consegna al lavoratore  di  un  assegno
circolare. L'accettazione dell'assegno in  tale  sede  da  parte  del
lavoratore  comporta  l'estinzione  del  rapporto   alla   data   del
licenziamento e la rinuncia alla impugnazione del licenziamento anche
qualora il lavoratore l'abbia gia' proposta. Le  eventuali  ulteriori
somme pattuite nella stessa sede  conciliativa  a  chiusura  di  ogni
altra pendenza derivante dal rapporto  di  lavoro  sono  soggette  al
regime fiscale ordinario. 
  2. Alle minori entrate derivanti dal comma 1 valutate in 2  milioni
di euro per l'anno 2015, 7,9 milioni di euro per  l'anno  2016,  13,8
milioni di euro per l'anno 2017, 17,5  milioni  di  euro  per  l'anno
2018, 21,2 milioni di euro per l'anno 2019, 24,4 milioni di euro  per
l'anno 2020, 27,6 milioni di euro per l'anno 2021,  30,8  milioni  di
euro per l'anno 2022, 34,0 milioni di euro per  l'anno  2023  e  37,2
milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2024 si provvede mediante
corrispondente riduzione del fondo di cui all'articolo 1, comma  107,
della legge 23 dicembre 2014, n. 190. 
  3. Il sistema permanente di monitoraggio e valutazione istituito  a
norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 28 giugno  2012,  n.  92,
assicura il monitoraggio sull'attuazione della presente disposizione.
A tal fine la comunicazione obbligatoria telematica di cessazione del
rapporto di cui all'articolo 4-bis del decreto legislativo 21  aprile
2000, n.  181,  e  successive  modificazioni,  e'  integrata  da  una
ulteriore comunicazione, da effettuarsi da parte del datore di lavoro
entro 65 giorni dalla  cessazione  del  rapporto,  nella  quale  deve
essere indicata l'avvenuta ovvero la non  avvenuta  conciliazione  di
cui al comma 1 e la  cui  omissione  e'  assoggettata  alla  medesima
sanzione prevista per  l'omissione  della  comunicazione  di  cui  al
predetto  articolo  4-bis.   Il   modello   di   trasmissione   della
comunicazione  obbligatoria  e'  conseguentemente  riformulato.  Alle
attivita' di cui al presente comma si provvede con le risorse  umane,
strumentali e  finanziarie  disponibili  a  legislazione  vigente  e,
comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
                               Art. 7 
 
 
                Computo dell'anzianita' negli appalti 
 
  1. Ai fini del calcolo  delle  indennita'  e  dell'importo  di  cui
all'articolo  3,  comma  1,  all'articolo  4,   e   all'articolo   6,
l'anzianita' di servizio del lavoratore  che  passa  alle  dipendenze
dell'impresa subentrante nell'appalto si computa tenendosi  conto  di
tutto il periodo durante il quale il lavoratore  e'  stato  impiegato
nell'attivita' appaltata. 
                               Art. 8 
 
 
                  Computo e misura delle indennita' 
                        per frazioni di anno 
 
  1. Per le frazioni di anno d'anzianita' di servizio, le  indennita'
e l'importo di  cui  all'articolo  3,  comma  1,  all'articolo  4,  e
all'articolo 6, sono riproporzionati e le frazioni di mese  uguali  o
superiori a quindici giorni si computano come mese intero. 
                               Art. 9 
 
 
            Piccole imprese e organizzazioni di tendenza 
 
  1. Ove il datore di lavoro non raggiunga i  requisiti  dimensionali
di cui all'articolo 18, ottavo e nono comma, della legge n.  300  del
1970, non si applica l'articolo  3,  comma  2,  e  l'ammontare  delle
indennita'  e  dell'importo  previsti  dall'articolo  3,   comma   1,
dall'articolo 4, comma 1 e dall'articolo 6, comma 1, e'  dimezzato  e
non puo' in ogni caso superare il limite di sei mensilita'. 
  2. Ai datori di lavoro non imprenditori, che svolgono senza fine di
lucro  attivita'  di  natura  politica,  sindacale,   culturale,   di
istruzione ovvero di religione o di culto, si applica  la  disciplina
di cui al presente decreto. 
                               Art. 10 
 
 
                      Licenziamento collettivo 
 
  1. In caso di licenziamento collettivo ai sensi degli articoli 4  e
24 della legge 23 luglio 1991, n. 223,  intimato  senza  l'osservanza
della forma scritta,  si  applica  il  regime  sanzionatorio  di  cui
all'articolo 2 del presente decreto.  In  caso  di  violazione  delle
procedure richiamate all'articolo 4,  comma  12,  o  dei  criteri  di
scelta di cui all'articolo 5, comma 1, della legge n. 223  del  1991,
si applica il regime di cui all'articolo 3, comma 1. 
                               Art. 11 
 
 
                          Rito applicabile 
 
  1. Ai licenziamenti di cui al presente decreto non si applicano  le
disposizioni dei commi da 48 a 68  dell'articolo  1  della  legge  28
giugno 2012, n. 92. 
                               Art. 12 
 
 
                          Entrata in vigore 
 
  1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a
quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
Repubblica italiana. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 4 marzo 2015 
 
                             MATTARELLA 
 
 
                Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri          
 
               Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali 
 
Visto, il Guardasigilli: Orlando 

Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 39

Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 39

Attuazione della direttiva  2011/93/UE  relativa  alla  lotta  contro
l'abuso e lo  sfruttamento  sessuale  dei  minori  e  la  pornografia
minorile, che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI. (14G00051)

(GU n.68 del 22-3-2014)

 Vigente al: 6-4-2014
 

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; 
  Vista  la  direttiva  2011/93/UE  del  Parlamento  europeo  e   del
Consiglio, del 13 dicembre 2011, in materia di lotta contro l'abuso e
lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e  che
sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio; 
  Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
  Visto  il  Regio  decreto  19  ottobre  1930,  n.   1398,   recante
approvazione del testo definitivo del codice penale; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988,
n. 447, recante approvazione del codice di procedura penale; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre  2002,
n. 313, recante il testo unico sul casellario giudiziale; 
  Vista la legge 6 agosto 2013, n. 96, recante delega al Governo  per
il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di  altri  atti
dell'Unione  europea  -  Legge  di   delegazione   europea,   ed   in
particolare, l'Allegato B; 
  Vista la deliberazione  preliminare  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 21 novembre 2013; 
  Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei
deputati e del Senato della Repubblica e ritenuto  di  accogliere  la
condizione espressa dalla 2ª Commissione permanente della Camera e di
accogliere  parzialmente   le   osservazioni   formulate   dalla   2ª
Commissione permanente del Senato; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 28 febbraio 2014; 
  Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  e  del
Ministro della giustizia, di concerto con  i  Ministri  degli  affari
esteri e dell'economia e delle finanze; 

                              E m a n a 

                  il seguente decreto legislativo: 

                               Art. 1 

Modifiche al regio decreto 19  ottobre  1930,  n.  1398,  recante  la
  approvazione del testo definitivo del Codice penale 

  1. All'articolo 602-ter del codice penale, dopo il  settimo  comma,
sono aggiunti i seguenti: 
    «Nei casi previsti dagli articoli 600-bis,  600-ter,  600-quater,
600-quater.1. e 600-quinquies, la pena e' aumentata. 
  a) se il reato e' commesso da piu' persone riunite; 
  b)  se  il  reato  e'  commesso  da  persona  che   fa   parte   di
un'associazione per delinquere e al fine di agevolarne l'attivita'; 
  c) se il reato e' commesso con violenze gravi o se dal fatto deriva
al minore, a causa della reiterazione delle condotte, un  pregiudizio
grave. 
  Le pene previste per i  reati  di  cui  al  comma  precedente  sono
aumentate in misura non eccedente i due terzi nei  casi  in  cui  gli
stessi siano compiuti  con  l'utilizzo  di  mezzi  atti  ad  impedire
l'identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche.». 
  2. All'articolo 609-ter del codice penale, al primo comma, dopo  il
numero 5-quater) sono aggiunti i seguenti: 
    «5-quinquies) se il reato e' commesso da persona che fa parte  di
un'associazione per delinquere e al fine di agevolarne l'attivita'; 
    5-sexies) se il reato e' commesso con violenze  gravi  o  se  dal
fatto deriva al minore, a causa della reiterazione delle condotte, un
pregiudizio grave.». 
  3. All'articolo 609-quinquies del codice penale,  dopo  il  secondo
comma, e' aggiunto il seguente: 
    «La pena e' aumentata. 
  a) se il reato e' commesso da piu' persone riunite; 
  b)  se  il  reato  e'  commesso  da  persona  che   fa   parte   di
un'associazione per delinquere e al fine di agevolarne l'attivita'; 
  c) se il reato e' commesso con violenze gravi o se dal fatto deriva
al minore, a causa della reiterazione delle condotte, un  pregiudizio
grave.». 
  4. Dopo l'articolo 609-undecies del codice penale  e'  inserito  il
seguente: 

                         «Art. 609-duodecies 

                       Circostanze aggravanti 

  Le pene per i reati  di  cui  agli  articoli  609-bis,  609-quater,
609-quinquies, 609-octies e 609-undecies, sono  aumentate  in  misura
non eccedente la meta' nei casi in cui gli stessi siano compiuti  con
l'utilizzo di mezzi atti ad impedire l'identificazione  dei  dati  di
accesso alle reti telematiche.».
                               Art. 2 

Modifiche al decreto del  Presidente  della  Repubblica  14  novembre
  2002, n. 313, e sanzioni per il datore di lavoro 
  1. Nel decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n.
313, dopo l'articolo 25 e' inserito il seguente: 

                            «Art. 25-bis 

Certificato penale del casellario giudiziale richiesto dal datore  di
                               lavoro 

  1.  Il  certificato  penale  del  casellario  giudiziale   di   cui
all'articolo 25  deve  essere  richiesto  dal  soggetto  che  intenda
impiegare al lavoro una  persona  per  lo  svolgimento  di  attivita'
professionali  o  attivita'  volontarie  organizzate  che  comportino
contatti diretti  e  regolari  con  minori,  al  fine  di  verificare
l'esistenza di condanne per taluno dei reati  di  cui  agli  articoli
600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies del codice
penale, ovvero l'irrogazione di sanzioni  interdittive  all'esercizio
di attivita' che comportino contatti diretti e regolari con minori.». 
  2.  Il  datore  di  lavoro  che  non  adempie  all'obbligo  di  cui
all'articolo 25-bis del decreto del Presidente  della  Repubblica  14
novembre, n. 313, e' soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria
del pagamento di una somma da euro 10.000,00 a euro 15.000,00.
                               Art. 3 

Modifiche al decreto legislativo  8  giugno  2001,  n.  231,  recante
  disciplina  della  responsabilita'  amministrativa  delle   persone
  giuridiche, delle societa' e  delle  associazioni  anche  prive  di
  personalita' giuridica, a norma dell'articolo  11  della  legge  29
  settembre 2000, n. 300 

  1. Al comma 1, lettera c), dell'articolo 25-quinquies  del  decreto
legislativo 8 giugno 2001, n. 231,  dopo  le  parole  «600-quater.1,»
sono  inserite  le  seguenti:  «nonche'  per  il   delitto   di   cui
all'articolo 609-undecies».
                               Art. 4 

Modifiche al decreto del Presidente  della  Repubblica  22  settembre
  1988, n. 447, recante  la  approvazione  del  codice  di  procedura
  penale 

  1. All'articolo 266 del codice di procedura  penale,  al  comma  1,
lettera f-bis), dopo le parole: «del medesimo codice», e' aggiunto il
seguente periodo: «, nonche' dall'art. 609-undecies». 
  2. Dopo il comma 1 dell'articolo 62 del codice di procedura  penale
e' aggiunto il seguente: 
  «2.  Il   divieto   si   estende   alle   dichiarazioni,   comunque
inutilizzabili, rese dall'imputato nel corso di programmi terapeutici
diretti a ridurre il rischio che questi commetta delitti  sessuali  a
danno di minori.».
                               Art. 5 

                        Copertura finanziaria 

  1. All'attuazione delle disposizioni contenute nella presente legge
si provvede mediante l'utilizzo delle risorse  umane,  strumentali  e
finanziarie disponibili  a  legislazione  vigente  e  senza  nuovi  o
maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 4 marzo 2014 

                             NAPOLITANO 

                                Renzi, Presidente del  Consiglio  dei
                                ministri 

                                Orlando, Ministro della giustizia 

                                Mogherini,  Ministro   degli   affari
                                esteri 

                                Padoan,  Ministro   dell'economia   e
                                delle finanze 

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Decreto Legislativo 28 dicembre 2013, n. 154

Decreto Legislativo 28 dicembre 2013, n. 154

Revisione delle disposizioni vigenti  in  materia  di  filiazione,  a
norma  dell'articolo  2  della  legge  10  dicembre  2012,  n.   219.
(14G00001) 

(GU n.5 del 8-1-2014)

 

 Vigente al: 7-2-2014

 

Titolo I

Modifiche al codice civile in materia di filiazione

 
 
 
                    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; 
  Vista la legge 10 dicembre 2012, n. 219,  recante  disposizioni  in
materia  di  riconoscimento  dei  figli  naturali,   in   particolare
l'articolo 2 che delega il Governo ad adottare  uno  o  piu'  decreti
legislativi di modifica delle  disposizioni  vigenti  in  materia  di
filiazione; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 12 luglio 2013; 
  Acquisito il parere delle competenti Commissioni  permanenti  della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 13 dicembre 2013; 
  Sulla proposta del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri,  dei
Ministri  per  l'integrazione,  dell'interno,  della  giustizia,  del
lavoro e delle politiche sociali con delega alle  pari  opportunita',
di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze; 
 
                                Emana 
 
 
                  il seguente decreto legislativo: 
 
                               Art. 1 
 
 
             Modifiche all'articolo 87 del codice civile 
 
  1. All'articolo 87 del codice civile  sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) nella rubrica le parole: "e affiliazione" sono soppresse; 
    b) al primo comma, numero 1) le parole: ", legittimi o  naturali"
sono soppresse; 
    c) il secondo comma e' abrogato; 
    d) il terzo comma e' abrogato; 
    e) al quarto comma le parole: "o  di  filiazione  naturale"  sono
soppresse. 
                               Art. 2 
 
 
            Modifiche all'articolo 128 del codice civile 
 
  1. All'articolo 128 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) il secondo comma e' sostituito dal  seguente:  "Il  matrimonio
dichiarato nullo ha gli effetti del  matrimonio  valido  rispetto  ai
figli."; 
    b) nel quarto comma le parole: "bigamia o" sono soppresse; 
    c) il quinto comma e' sostituito dal seguente:  "Nell'ipotesi  di
cui al quarto comma, rispetto ai figli si applica l'articolo 251.". 
                               Art. 3 
 
 
            Modifiche all'articolo 147 del codice civile 
 
  1. L'articolo 147 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 147. 
 
  Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo  di  mantenere,
istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto  delle
loro capacita', inclinazioni naturali e aspirazioni,  secondo  quanto
previsto dall'articolo 315-bis.". 
                               Art. 4 
 
 
            Modifiche all'articolo 148 del codice civile 
 
  1. L'articolo 148 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 148. 
 
  I coniugi devono  adempiere  l'obbligo  di  cui  all'articolo  147,
secondo quanto previsto dall'articolo 316-bis". 
                               Art. 5 
 
 
            Modifiche all'articolo 155 del codice civile 
 
  1. L'articolo 155 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 155. 
 
  In  caso  di  separazione,  riguardo  ai  figli,  si  applicano  le
disposizioni contenute nel Capo II del titolo IX.". 
                               Art. 6 
 
 
            Modifiche all'articolo 165 del codice civile 
 
  1. All'articolo 165 del codice  civile  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 7 
 
 
      Modifiche alle rubriche del libro primo del codice civile 
 
  1. La rubrica del titolo VII, del libro primo del codice civile  e'
sostituita dalla seguente: "Dello stato di figlio". 
  2. La rubrica del capo I del titolo VII del libro primo del  codice
civile  e'  sostituita  dalla   seguente:   "Della   presunzione   di
paternita'". 
  3. Le parole: "Sezione I. "Dello stato di figlio  legittimo""  sono
soppresse. 
  4. La Sezione II del capo I del titolo  VII  del  libro  primo  del
codice civile e' sostituita dalla seguente: "Capo  II.  "Delle  prove
della filiazione"". 
  5. La Sezione III del capo I del titolo VII  del  libro  primo  del
codice civile e' sostituita dalla seguente: "Capo  III.  "Dell'azione
di disconoscimento e delle azioni di contestazione e di reclamo dello
stato di figlio"". 
  6.  Le  parole:  "Capo  II.  "Della  filiazione  naturale  e  della
legittimazione"" sono soppresse. 
  7.  Le  parole:  "Sezione  I.  "Della  filiazione  naturale""  sono
soppresse. 
  8. La rubrica del paragrafo 1 della Sezione I del capo II del libro
primo del codice civile e' sostituita dalla seguente: "Capo IV.  "Del
riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio"". 
  9. La rubrica del paragrafo 2 della sezione I del capo II del libro
primo del codice civile e' sostituita dalla seguente: "Capo V. "Della
dichiarazione giudiziale della paternita' e della maternita'"". 
  10. La rubrica del titolo IX del libro primo del codice  civile  e'
sostituita dalla seguente: "Della responsabilita' genitoriale  e  dei
diritti e doveri del figlio". 
  11. Dopo il titolo IX del libro primo del codice civile e' inserito
il seguente: "Capo I. "Dei diritti e doveri del figlio". 
  12. Dopo l'articolo 337 del codice civile e' inserito il  seguente:
" Capo II. "Esercizio della responsabilita' genitoriale a seguito  di
separazione,   scioglimento,   cessazione   degli   effetti   civili,
annullamento,   nullita'   del   matrimonio   ovvero   all'esito   di
procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio". 
                               Art. 8 
 
 
             Modifica all'articolo 231 del codice civile 
 
  1. L'articolo 231 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 231. 
 
 
                        Paternita' del marito 
 
  Il  marito  e'  padre  del  figlio  concepito  o  nato  durante  il
matrimonio.". 
                               Art. 9 
 
 
            Modifiche all'articolo 232 del codice civile 
 
  1. All'articolo 232 del codice civile il primo comma e'  sostituito
dal seguente: "Si presume concepito durante il matrimonio  il  figlio
nato quando non sono ancora  trascorsi  trecento  giorni  dalla  data
dell'annullamento,  dello  scioglimento  o  della  cessazione   degli
effetti civili del matrimonio.". 
                               Art. 10 
 
 
            Modifiche all'articolo 234 del codice civile 
 
  1. All'articolo 234 del codice civile il terzo comma e'  sostituito
dal seguente: "In ogni caso il figlio puo' provare  di  essere  stato
concepito durante il matrimonio.". 
                               Art. 11 
 
 
            Modifiche all'articolo 236 del codice civile 
 
  1. All'articolo 236 del codice civile le parole: "legittima"  e  la
parola: "legittimo" sono soppresse. 
                               Art. 12 
 
 
            Modifiche all'articolo 237 del codice civile 
 
  1.  All'articolo  237  del  codice  civile  il  secondo  comma   e'
sostituito dal seguente. 
  "In ogni caso devono concorrere i seguenti fatti: 
    che il genitore abbia trattato la persona come  figlio  ed  abbia
provveduto in questa qualita' al mantenimento,  all'educazione  e  al
collocamento di essa. 
    che la persona sia stata costantemente considerata come tale  nei
rapporti sociali. 
    che sia stata riconosciuta in detta qualita' dalla famiglia.". 
                               Art. 13 
 
 
            Modifiche all'articolo 238 del codice civile 
 
  1. All'articolo 238 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) la rubrica e' sostituita dalla seguente: "Irreclamabilita'  di
uno stato di  figlio  contrario  a  quello  attribuito  dall'atto  di
nascita"; 
    b) al  primo  comma  le  parole:  "233,  234,  235  e  239"  sono
sostituite dalle seguenti: "234, 239, 240 e 244"; 
    c) il secondo comma e' abrogato. 
                               Art. 14 
 
 
            Modifiche all'articolo 239 del codice civile 
 
  1. L'articolo 239 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 239. 
 
 
                    Reclamo dello stato di figlio 
 
  Qualora si tratti di supposizione di parto  o  di  sostituzione  di
neonato, il figlio puo' reclamare uno stato diverso. 
  L'azione di reclamo dello stato di figlio  puo'  essere  esercitata
anche da chi e' nato nel matrimonio ma fu  iscritto  come  figlio  di
ignoti, salvo che sia intervenuta sentenza di adozione. 
  L'azione puo' inoltre essere esercitata per reclamare uno stato  di
figlio conforme alla  presunzione  di  paternita'  da  chi  e'  stato
riconosciuto in contrasto con tale presunzione e da chi  fu  iscritto
in conformita' di altra presunzione di paternita'. 
  L'azione puo', altresi', essere esercitata per reclamare un diverso
stato di figlio quando il precedente e' stato comunque rimosso.". 
                               Art. 15 
 
 
            Modifiche all'articolo 240 del codice civile 
 
  1. L'articolo 240 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 240. 
 
 
                 Contestazione dello stato di figlio 
 
  Lo stato di figlio puo' essere contestato nei casi di cui al  primo
e secondo comma dell'articolo 239.". 
                               Art. 16 
 
 
            Modifiche all'articolo 241 del codice civile 
 
  1. All'articolo 241 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) la rubrica e' sostituita dalla seguente: "Prova in giudizio"; 
    b) il primo comma e' sostituito  dal  seguente:  "Quando  mancano
l'atto di nascita e il possesso di stato, la prova  della  filiazione
puo' darsi in giudizio con ogni mezzo."; 
    c) il secondo comma e' abrogato. 
                               Art. 17 
 
 
                 Articolo 243-bis del codice civile 
 
  1. Dopo l'articolo 243 del codice civile e' inserito il seguente: 
 
                           "Art. 243-bis. 
 
 
                    Disconoscimento di paternita' 
 
  L'azione di disconoscimento  di  paternita'  del  figlio  nato  nel
matrimonio puo' essere esercitata  dal  marito,  dalla  madre  e  dal
figlio medesimo. 
  Chi esercita  l'azione  e'  ammesso  a  provare  che  non  sussiste
rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre. 
  La sola dichiarazione della madre non esclude la paternita'.". 
                               Art. 18 
 
 
            Modifiche all'articolo 244 del codice civile 
 
  1. L'articolo 244 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 244. 
 
 
               Termini dell'azione di disconoscimento 
 
  L'azione di disconoscimento della paternita' da parte  della  madre
deve essere proposta nel termine di sei mesi dalla nascita del figlio
ovvero dal giorno in cui e' venuta  a  conoscenza  dell'impotenza  di
generare del marito al tempo del concepimento. 
  Il marito puo' disconoscere il figlio nel termine di  un  anno  che
decorre dal giorno della nascita quando egli si trovava al  tempo  di
questa nel luogo in cui e' nato il figlio; se prova di aver  ignorato
la propria impotenza di generare ovvero l'adulterio della  moglie  al
tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in  cui  ne  ha
avuto conoscenza. 
  Se il marito non si trovava nel luogo in cui e' nato il  figlio  il
giorno della nascita il termine, di cui al secondo comma, decorre dal
giorno del suo ritorno o  dal  giorno  del  ritorno  nella  residenza
familiare se egli ne era lontano. In ogni caso, se egli prova di  non
aver avuto notizia della nascita in detti giorni, il termine  decorre
dal giorno in cui ne ha avuto notizia. 
  Nei casi previsti dal primo e dal secondo comma l'azione  non  puo'
essere,  comunque,  proposta  oltre  cinque  anni  dal  giorno  della
nascita. 
  L'azione di disconoscimento della paternita' puo'  essere  proposta
dal  figlio  che  ha  raggiunto  la  maggiore   eta'.   L'azione   e'
imprescrittibile riguardo al figlio. 
  L'azione puo' essere altresi'  promossa  da  un  curatore  speciale
nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su  istanza  del
figlio minore che ha compiuto i quattordici anni ovvero del  pubblico
ministero o dell'altro genitore, quando si tratti di figlio  di  eta'
inferiore.". 
                               Art. 19 
 
 
         Modifiche agli articoli 245 e 246 del codice civile 
 
  1. L'articolo 245 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 245. 
 
 
                       Sospensione del termine 
 
  Se la parte interessata a promuovere l'azione di disconoscimento di
paternita' si trova in stato di interdizione per infermita' di  mente
ovvero versa in condizioni di abituale grave infermita' di mente, che
lo renda incapace di provvedere ai propri  interessi,  la  decorrenza
del termine indicato nell'articolo 244 e' sospesa nei suoi confronti,
sino a che duri lo stato di interdizione o durino  le  condizioni  di
abituale grave infermita' di mente. 
  Quando il figlio si trova in stato di interdizione ovvero versa  in
condizioni di abituale  grave  infermita'  di  mente,  che  lo  renda
incapace di provvedere ai  propri  interessi,  l'azione  puo'  essere
altresi' promossa da  un  curatore  speciale  nominato  dal  giudice,
assunte sommarie informazioni, su istanza del pubblico ministero, del
tutore, o dell'altro genitore. Per  gli  altri  legittimati  l'azione
puo' essere proposta dal tutore o,  in  mancanza  di  questo,  da  un
curatore speciale, previa autorizzazione del giudice.". 
  2. L'articolo 246 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 246. 
 
 
                    Trasmissibilita' dell'azione 
 
  Se  il  presunto  padre  o  la  madre   titolari   dell'azione   di
disconoscimento di paternita' sono morti senza  averla  promossa,  ma
prima che sia decorso il termine  previsto  dall'articolo  244,  sono
ammessi ad esercitarla in loro vece i discendenti o  gli  ascendenti;
il nuovo termine decorre dalla  morte  del  presunto  padre  o  della
madre, o dalla nascita del figlio se si tratta di  figlio  postumo  o
dal raggiungimento della maggiore  eta'  da  parte  di  ciascuno  dei
discendenti. 
  Se il figlio titolare dell'azione di disconoscimento di  paternita'
e' morto senza averla promossa sono ammessi  ad  esercitarla  in  sua
vece il coniuge o i discendenti nel termine di un  anno  che  decorre
dalla morte del figlio o dal raggiungimento della  maggiore  eta'  da
parte di ciascuno dei discendenti. 
  Si applicano il sesto comma dell'articolo 244 e l'articolo 245.". 
                               Art. 20 
 
 
            Modifiche all'articolo 248 del codice civile 
 
  1. All'articolo 248 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
  a)  la  rubrica  e'  sostituita  dalla  seguente:   "Legittimazione
all'azione    di    contestazione    dello    stato    di     figlio.
Imprescrittibilita'."; 
  b)  il  primo  comma  e'  sostituito  dal  seguente:  "L'azione  di
contestazione dello stato di figlio spetta a chi dall'atto di nascita
del figlio risulti suo genitore e a chiunque vi abbia interesse."; 
  c) dopo il quarto comma e' aggiunto il seguente: "Si  applicano  il
sesto comma dell'articolo 244 e il secondo comma dell'articolo 245.". 
                               Art. 21 
 
 
            Modifiche all'articolo 249 del codice civile 
 
  2. L'articolo 249 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 249. 
 
 
Legittimazione  all'azione  di  reclamo  dello   stato   di   figlio.
                         Imprescrittibilita' 
 
  L'azione per reclamare lo stato di figlio spetta al medesimo. 
  L'azione e' imprescrittibile. 
  Quando l'azione e' proposta nei confronti  di  persone  premorte  o
minori  o  altrimenti  incapaci,   si   osservano   le   disposizioni
dell'articolo 247. 
  Nel giudizio devono essere chiamati entrambi i genitori. 
  Si applicano il sesto comma dell'articolo 244 e  il  secondo  comma
dell'articolo 245.". 
                               Art. 22 
 
 
            Modifiche all'articolo 251 del codice civile 
 
  1. Al secondo comma dell'articolo 251 del codice civile le  parole:
"tribunale  per  i  minorenni"  sono   sostituite   dalle   seguenti:
"giudice". 
                               Art. 23 
 
 
            Modifiche all'articolo 252 del codice civile 
 
  1. All'articolo 252 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) la rubrica e'  sostituita  dalla  seguente:  "Affidamento  del
figlio nato fuori del matrimonio e suo inserimento nella famiglia del
genitore."; 
    b) al primo comma  la  parola:  "naturale"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "nato fuori del matrimonio"; 
    c) al secondo comma la parola:  "naturale"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "nato fuori  del  matrimonio";  le  parole:  "e  dei  figli
legittimi" sono sostituite dalle seguenti: "convivente e degli  altri
figli";  le  parole:  "genitore  naturale"  sono   sostituite   dalla
seguente: "genitore"; l'ultimo periodo e'  sostituito  dal  seguente:
"In questo caso il  giudice  stabilisce  le  condizioni  cui  ciascun
genitore deve attenersi."; 
    d) al terzo comma le parole: "legittima" e la parola:  "naturale"
sono soppresse; 
    e) al quarto comma la parola: "naturale" e' soppressa; 
    f) dopo il quarto comma e' inserito  il  seguente:  "In  caso  di
disaccordo tra i genitori, ovvero di  mancato  consenso  degli  altri
figli conviventi, la decisione e' rimessa al  giudice  tenendo  conto
dell'interesse dei minori. Prima dell'adozione del provvedimento,  il
giudice dispone l'ascolto dei figli minori che abbiano  compiuto  gli
anni dodici e anche di eta' inferiore ove capaci di discernimento.". 
                               Art. 24 
 
 
            Modifiche all'articolo 253 del codice civile 
 
  1. All'articolo 253 del  codice  civile  le  parole:  "legittimo  o
legittimato" sono soppresse. 
                               Art. 25 
 
 
            Modifiche all'articolo 254 del codice civile 
 
  1. All'articolo 254 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
  a) al  primo  comma  la  parola:  "naturale"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "nato fuori del matrimonio"; 
  b) il secondo comma e' abrogato. 
                               Art. 26 
 
 
            Modifiche all'articolo 255 del codice civile 
 
  1. All'articolo 255 del codice civile le parole: "legittimi  e  dei
suoi figli naturali riconosciuti" sono soppresse. 
                               Art. 27 
 
 
            Modifiche all'articolo 262 del codice civile 
 
  1. All'articolo 262 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) nella rubrica  dopo  la  parola:  "figlio"  sono  aggiunte  le
seguenti: "nato fuori del matrimonio"; 
    b) la parola: "naturale", ovunque presente, e' soppressa; 
    c) il secondo comma e' sostituito dal seguente: "Se la filiazione
nei  confronti  del  padre  e'   stata   accertata   o   riconosciuta
successivamente al riconoscimento da parte  della  madre,  il  figlio
puo' assumere il cognome del  padre  aggiungendolo,  anteponendolo  o
sostituendolo a quello della madre."; 
    d) dopo  il  secondo  comma  e'  aggiunto  il  seguente:  "Se  la
filiazione  nei  confronti  del  genitore  e'   stata   accertata   o
riconosciuta successivamente all'attribuzione del  cognome  da  parte
dell'ufficiale dello stato civile, si applica il primo e  il  secondo
comma del presente articolo; il  figlio  puo'  mantenere  il  cognome
precedentemente attribuitogli, ove tale cognome sia divenuto autonomo
segno della sua identita' personale, aggiungendolo,  anteponendolo  o
sostituendolo  al  cognome  del  genitore  che  per   primo   lo   ha
riconosciuto o al cognome dei genitori in caso di  riconoscimento  da
parte di entrambi."; 
    e) al terzo comma le parole: "l'assunzione del cognome del padre"
sono  sostituite  dalle  seguenti:  "l'assunzione  del  cognome   del
genitore, previo ascolto del figlio minore, che  abbia  compiuto  gli
anni dodici e anche di eta' inferiore ove capace di discernimento". 
                               Art. 28 
 
 
            Modifiche all'articolo 263 del codice civile 
 
  1. L'articolo 263 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 263. 
 
 
     Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicita' 
 
  Il riconoscimento puo' essere impugnato per difetto di  veridicita'
dall'autore del riconoscimento, da colui che e' stato riconosciuto  e
da chiunque vi abbia interesse. 
  L'azione e' imprescrittibile riguardo al figlio. 
  L'azione di impugnazione da parte  dell'autore  del  riconoscimento
deve essere proposta nel termine di un anno che  decorre  dal  giorno
dell'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita. Se l'autore
del riconoscimento prova di aver ignorato  la  propria  impotenza  al
tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in  cui  ne  ha
avuto conoscenza; nello stesso termine, la madre che abbia effettuato
il riconoscimento e' ammessa a provare di aver  ignorato  l'impotenza
del presunto padre. L'azione non puo' essere comunque proposta  oltre
cinque anni dall'annotazione del riconoscimento. 
  L'azione di impugnazione da  parte  degli  altri  legittimati  deve
essere proposta nel termine di cinque anni che decorrono  dal  giorno
dall'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita. Si  applica
l'articolo 245.". 
                               Art. 29 
 
 
            Modifiche all'articolo 264 del codice civile 
 
  1. L'articolo 264 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 264. 
 
 
               Impugnazione da parte del figlio minore 
 
  L'impugnazione del riconoscimento per difetto di  veridicita'  puo'
essere  altresi'  promossa  da  un  curatore  speciale  nominato  dal
giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio  minore
che ha compiuto quattordici anni, ovvero  del  pubblico  ministero  o
dell'altro genitore che abbia  validamente  riconosciuto  il  figlio,
quando si tratti di figlio di eta' inferiore.". 
                               Art. 30 
 
 
         Modifiche agli articoli 267 e 269 del codice civile 
 
  1. All'articolo 267 del codice civile  dopo  il  primo  comma  sono
aggiunti i seguenti: 
  "Nel caso indicato dal primo comma dell'articolo 263,  se  l'autore
del riconoscimento e' morto senza aver promosso  l'azione,  ma  prima
che sia decorso il termine previsto  dal  terzo  comma  dello  stesso
articolo, sono ammessi ad esercitarla in sua vece i discendenti o gli
ascendenti, entro un anno  decorrente  dalla  morte  dell'autore  del
riconoscimento o dalla nascita del figlio  se  si  tratta  di  figlio
postumo o dal raggiungimento della maggiore eta' da parte di ciascuno
dei discendenti. 
  Se il figlio riconosciuto e' morto senza aver promosso l'azione  di
cui all'articolo 263, sono ammessi ad  esercitarla  in  sua  vece  il
coniuge o i discendenti nel termine di  un  anno  che  decorre  dalla
morte del figlio riconosciuto o  dal  raggiungimento  della  maggiore
eta' da parte di ciascuno dei discendenti. 
  La morte dell'autore del riconoscimento o del  figlio  riconosciuto
non impedisce l'esercizio dell'azione da parte di coloro che ne hanno
interesse, nel termine di cui al quarto comma dell'articolo 263. 
  Si applicano il sesto comma dell'articolo 244 e l'articolo 245.". 
  2. All'articolo  269  del  codice  civile  la  parola:  "naturale",
ovunque presente, e' soppressa. 
                               Art. 31 
 
 
            Modifiche all'articolo 270 del codice civile 
 
  1. All'articolo 270 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al primo comma la parola: "naturale" e' soppressa; 
    b) al secondo comma le parole: "legittimi, legittimati o naturali
riconosciuti" sono soppresse; 
    c) dopo il terzo comma  e'  inserito  il  seguente:  "Si  applica
l'articolo 245.". 
                               Art. 32 
 
 
            Modifiche all'articolo 273 del codice civile 
 
  1. All'articolo 273 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al primo comma la parola: "naturale" e' soppressa; la  parola:
"potesta'"   e'   sostituita   dalle    seguenti:    "responsabilita'
genitoriale"; 
    b) al secondo comma  la  parola:  "sedici"  e'  sostituita  dalla
seguente: "quattordici". 
                               Art. 33 
 
 
            Modifiche all'articolo 276 del codice civile 
 
  1. All'articolo 276 del codice  civile  la  parola:  "naturale"  e'
soppressa. 
                               Art. 34 
 
 
            Modifiche all'articolo 277 del codice civile 
 
  1. All'articolo 277 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al primo comma, la parola: "naturale" e' soppressa; 
    b) al secondo comma, dopo le parole: "che stima utili  per"  sono
inserite le seguenti: "l'affidamento,". 
                               Art. 35 
 
 
            Modifiche all'articolo 278 del codice civile 
 
  1. L'articolo 278 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 278. 
 
 
                      Autorizzazione all'azione 
 
  Nei casi di figlio nato da persone, tra le quali esiste un  vincolo
di parentela in linea retta all'infinito o in linea  collaterale  nel
secondo grado,  ovvero  un  vincolo  di  affinita'  in  linea  retta,
l'azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternita'
o la maternita' non puo' essere promossa senza previa  autorizzazione
ai sensi dell'articolo 251.". 
                               Art. 36 
 
 
            Modifiche all'articolo 279 del codice civile 
 
  1. All'articolo 279 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al primo comma la parola:  "naturale",  ovunque  presente,  e'
sostituita dalle seguenti:  "nato  fuori  del  matrimonio";  dopo  le
parole: "per ottenere gli alimenti" sono inserite le  seguenti:  "  a
condizione  che  il  diritto  al  mantenimento  di  cui  all'articolo
315-bis, sia venuto meno."; 
    b) il secondo comma e'  sostituito  dal  seguente:  "L'azione  e'
ammessa previa autorizzazione  del  giudice  ai  sensi  dell'articolo
251."; 
    c) al terzo comma  la  parola:  "potesta'"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 37 
 
 
         Modifiche agli articoli 293 e 297 del codice civile 
 
  1. All'articolo 293 del codice civile, nella rubrica  e  nel  primo
comma, le parole: "nati fuori del matrimonio" sono soppresse. 
  2. Al secondo comma dell'articolo 297 del codice civile, la parola:
"potesta'"   e'   sostituita   dalle    seguenti:    "responsabilita'
genitoriale". 
                               Art. 38 
 
 
            Modifiche all'articolo 299 del codice civile 
 
  1.  All'articolo  299  del  codice  civile,  il  secondo  comma  e'
sostituito dal seguente: "Nel caso in cui  la  filiazione  sia  stata
accertata o riconosciuta successivamente all'adozione si  applica  il
primo comma.". 
                               Art. 39 
 
 
            Modifiche all'articolo 316 del codice civile 
 
  1. L'articolo 316 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 316. 
 
 
                     Responsabilita' genitoriale 
 
  Entrambi i genitori hanno la  responsabilita'  genitoriale  che  e'
esercitata di comune accordo tenendo  conto  delle  capacita',  delle
inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I  genitori  di
comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore. 
  In  caso  di  contrasto  su  questioni  di  particolare  importanza
ciascuno dei genitori puo'  ricorrere  senza  formalita'  al  giudice
indicando i provvedimenti che ritiene piu' idonei. 
  Il giudice, sentiti i genitori  e  disposto  l'ascolto  del  figlio
minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di  eta'  inferiore
ove capace di discernimento, suggerisce le determinazioni che ritiene
piu' utili nell'interesse del figlio e dell'unita' familiare.  Se  il
contrasto permane il giudice attribuisce il  potere  di  decisione  a
quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il piu'  idoneo  a
curare l'interesse del figlio. 
  Il  genitore  che   ha   riconosciuto   il   figlio   esercita   la
responsabilita' genitoriale su  di  lui.  Se  il  riconoscimento  del
figlio, nato fuori del matrimonio, e' fatto dai genitori, l'esercizio
della responsabilita' genitoriale spetta ad entrambi. 
  Il genitore che non esercita la responsabilita' genitoriale  vigila
sull'istruzione, sull'educazione  e  sulle  condizioni  di  vita  del
figlio.". 
                               Art. 40 
 
 
                 Articolo 316-bis del codice civile 
 
  1. Dopo l'articolo 316 del codice civile e' inserito il seguente: 
 
                           "Art. 316-bis. 
 
 
                      Concorso nel mantenimento 
 
  I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli
in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la  loro  capacita'
di lavoro professionale o casalingo.  Quando  i  genitori  non  hanno
mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in  ordine  di  prossimita',
sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari  affinche'
possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. 
  In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di
chiunque  vi  ha  interesse,  sentito   l'inadempiente   ed   assunte
informazioni, puo' ordinare con decreto che  una  quota  dei  redditi
dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata  direttamente
all'altro genitore o a chi sopporta le  spese  per  il  mantenimento,
l'istruzione e l'educazione della prole. 
  Il decreto, notificato  agli  interessati  ed  al  terzo  debitore,
costituisce titolo esecutivo,  ma  le  parti  ed  il  terzo  debitore
possono proporre  opposizione  nel  termine  di  venti  giorni  dalla
notifica. 
  L'opposizione e' regolata dalle norme relative  all'opposizione  al
decreto di ingiunzione, in quanto applicabili. 
  Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme
del  processo  ordinario,  la   modificazione   e   la   revoca   del
provvedimento.". 
                               Art. 41 
 
 
            Modifiche all'articolo 317 del codice civile 
 
  1. All'articolo 317 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al primo comma  la  parola:  "potesta'"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    b)  il  secondo   comma   e'   sostituito   dal   seguente:   "La
responsabilita' genitoriale  di  entrambi  i  genitori  non  cessa  a
seguito  di  separazione,  scioglimento,  cessazione  degli   effetti
civili, annullamento, nullita' del matrimonio; il suo  esercizio,  in
tali casi, e' regolato dal capo II del presente titolo.". 
                               Art. 42 
 
 
          Modifiche all'articolo 317-bis del codice civile 
 
  1. L'articolo 317-bis del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                           "Art. 317-bis. 
 
 
                     Rapporti con gli ascendenti 
 
  Gli ascendenti hanno diritto di  mantenere  rapporti  significativi
con i nipoti minorenni. 
  L'ascendente al quale e' impedito l'esercizio di tale diritto  puo'
ricorrere al giudice del  luogo  di  residenza  abituale  del  minore
affinche' siano adottati i provvedimenti piu'  idonei  nell'esclusivo
interesse del minore. Si applica l'articolo 336, secondo comma.". 
                               Art. 43 
 
 
            Modifiche all'articolo 318 del codice civile 
 
  1. All'articolo 318 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) dopo le parole: "Il figlio" sono inserite le seguenti: ", sino
alla maggiore eta' o all'emancipazione,"; 
    b)  la  parola:  "potesta'"   e'   sostituita   dalle   seguenti:
"responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 44 
 
 
            Modifiche all'articolo 320 del codice civile 
 
  1. All'articolo 320 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) la parola: "potesta'" ovunque  presente  e'  sostituita  dalle
seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    b) al primo comma dopo le parole:  "i  figli  nati  e  nascituri"
inserire   le   seguenti:   ",   fino   alla    maggiore    eta'    o
all'emancipazione,". 
                               Art. 45 
 
 
            Modifiche all'articolo 321 del codice civile 
 
  1. All'articolo 321 del codice  civile  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 46 
 
 
            Modifiche all'articolo 322 del codice civile 
 
  1. All'articolo 322 del codice  civile  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 47 
 
 
            Modifiche all'articolo 323 del codice civile 
 
  1. All'articolo  323  del  codice  civile  la  parola:  "potesta'",
ovunque presente,  e'  sostituita  dalle  seguenti:  "responsabilita'
genitoriale". 
                               Art. 48 
 
 
            Modifiche all'articolo 324 del codice civile 
 
  1. All'articolo 324 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) la parola: "potesta'", ovunque presente, e'  sostituita  dalle
seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    b) al primo comma, dopo le parole: "dei beni  del  figlio",  sono
inserite   le   seguenti:   ",   fino   alla    maggiore    eta'    o
all'emancipazione". 
                               Art. 49 
 
 
            Modifiche all'articolo 327 del codice civile 
 
  1. All'articolo 327 del codice  civile  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 50 
 
 
            Modifiche all'articolo 330 del codice civile 
 
  1. All'articolo 330 del codice civile, nella rubrica e  nel  testo,
la parola: "potesta'" e' sostituita dalle seguenti:  "responsabilita'
genitoriale". 
                               Art. 51 
 
 
            Modifiche all'articolo 332 del codice civile 
 
  1. All'articolo 332 del codice civile, nella rubrica e  nel  testo,
la parola: "potesta'" e' sostituita dalle seguenti:  "responsabilita'
genitoriale". 
                               Art. 52 
 
 
            Modifiche all'articolo 336 del codice civile 
 
  1.  All'articolo  336  del  codice  civile  il  secondo  comma   e'
sostituito  dal  seguente:  "Il  tribunale  provvede  in  camera   di
consiglio, assunte informazioni  e  sentito  il  pubblico  ministero;
dispone, inoltre, l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto  gli
anni dodici e anche di eta' inferiore ove  capace  di  discernimento.
Nei casi in cui il provvedimento e'  richiesto  contro  il  genitore,
questi deve essere sentito.". 
                               Art. 53 
 
 
                 Articolo 336-bis del codice civile 
 
  1. Dopo l'articolo 336 del codice civile e' inserito il seguente: 
 
                           "Art. 336-bis. 
 
 
                         Ascolto del minore 
 
  Il minore che abbia compiuto  gli  anni  dodici  e  anche  di  eta'
inferiore ove capace di discernimento e' ascoltato dal presidente del
tribunale o dal giudice delegato  nell'ambito  dei  procedimenti  nei
quali devono essere adottati  provvedimenti  che  lo  riguardano.  Se
l'ascolto  e'  in   contrasto   con   l'interesse   del   minore,   o
manifestamente superfluo,  il  giudice  non  procede  all'adempimento
dandone atto con provvedimento motivato. 
  L'ascolto e' condotto dal giudice, anche avvalendosi di  esperti  o
di altri ausiliari. I genitori, anche quando  parti  processuali  del
procedimento, i difensori  delle  parti,  il  curatore  speciale  del
minore, se gia' nominato, ed il pubblico ministero,  sono  ammessi  a
partecipare all'ascolto se autorizzati dal giudice, al quale  possono
proporre  argomenti  e  temi  di  approfondimento  prima  dell'inizio
dell'adempimento. 
  Prima di procedere all'ascolto il giudice informa il  minore  della
natura   del   procedimento    e    degli    effetti    dell'ascolto.
Dell'adempimento e' redatto processo verbale nel quale  e'  descritto
il contegno del minore,  ovvero  e'  effettuata  registrazione  audio
video.". 
                               Art. 54 
 
 
            Modifiche all'articolo 337 del codice civile 
 
  1. All'articolo 337 del codice  civile  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 55 
 
 
Introduzione degli articoli da 337-bis a 337-octies del codice civile 
 
  1. Dopo l'articolo 337 del codice civile sono inseriti i seguenti: 
 
                           "Art. 337-bis. 
 
 
                       Ambito di applicazione 
 
  In caso di  separazione,  scioglimento,  cessazione  degli  effetti
civili, annullamento, nullita'  del  matrimonio  e  nei  procedimenti
relativi  ai  figli  nati  fuori  del  matrimonio  si  applicano   le
disposizioni del presente capo. 
 
                            Art. 337-ter. 
 
 
                   Provvedimenti riguardo ai figli 
 
  Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato
e  continuativo  con  ciascuno  dei  genitori,  di   ricevere   cura,
educazione,  istruzione  e  assistenza  morale  da  entrambi   e   di
conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i  parenti
di ciascun ramo genitoriale. 
  Per  realizzare  la  finalita'  indicata  dal  primo   comma,   nei
procedimenti  di  cui  all'articolo  337-bis,  il  giudice  adotta  i
provvedimenti  relativi  alla   prole   con   esclusivo   riferimento
all'interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente  la
possibilita' che  i  figli  minori  restino  affidati  a  entrambi  i
genitori oppure stabilisce a quale di essi  i  figli  sono  affidati,
determina i tempi e le modalita' della loro presenza  presso  ciascun
genitore, fissando altresi' la misura e il modo con cui  ciascuno  di
essi deve contribuire al mantenimento, alla  cura,  all'istruzione  e
all'educazione dei figli. Prende atto, se non contrari  all'interesse
dei figli, degli accordi intervenuti  tra  i  genitori.  Adotta  ogni
altro provvedimento relativo alla prole, ivi  compreso,  in  caso  di
temporanea impossibilita' di affidare il minore ad uno dei  genitori,
l'affidamento familiare. All'attuazione  dei  provvedimenti  relativi
all'affidamento della prole provvede il giudice  del  merito  e,  nel
caso di affidamento familiare, anche d'ufficio. A tal fine copia  del
provvedimento di  affidamento  e'  trasmessa,  a  cura  del  pubblico
ministero, al giudice tutelare. 
  La  responsabilita'  genitoriale  e'  esercitata  da   entrambi   i
genitori. Le decisioni di maggiore interesse  per  i  figli  relative
all'istruzione, all'educazione,  alla  salute  e  alla  scelta  della
residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo  tenendo
conto delle capacita', dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni
dei figli. In caso di disaccordo la decisione e' rimessa al  giudice.
Limitatamente   alle   decisioni   su    questioni    di    ordinaria
amministrazione, il giudice puo' stabilire che i genitori  esercitino
la responsabilita' genitoriale separatamente. Qualora il genitore non
si attenga  alle  condizioni  dettate,  il  giudice  valutera'  detto
comportamento  anche  al  fine  della  modifica  delle  modalita'  di
affidamento. 
  Salvo  accordi  diversi  liberamente  sottoscritti   dalle   parti,
ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei  figli  in  misura
proporzionale  al  proprio  reddito;  il  giudice   stabilisce,   ove
necessario, la corresponsione di un  assegno  periodico  al  fine  di
realizzare  il  principio   di   proporzionalita',   da   determinare
considerando: 
    1) le attuali esigenze del figlio. 
    2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di  convivenza
con entrambi i genitori. 
    3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore. 
    4) le risorse economiche di entrambi i genitori. 
    5) la valenza economica dei compiti domestici e di  cura  assunti
da ciascun genitore. 
  L'assegno e' automaticamente adeguato agli indici ISTAT in  difetto
di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice. 
  Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non
risultino  sufficientemente  documentate,  il  giudice   dispone   un
accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni  oggetto
della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi. 
 
                          Art. 337-quater. 
 
 
Affidamento  a  un  solo  genitore  e   opposizione   all'affidamento
                              condiviso 
 
  Il giudice puo' disporre l'affidamento dei figli ad  uno  solo  dei
genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l'affidamento
all'altro sia contrario all'interesse del minore. 
  Ciascuno  dei  genitori  puo',  in  qualsiasi   momento,   chiedere
l'affidamento esclusivo quando sussistono le condizioni  indicate  al
primo  comma.  Il  giudice,   se   accoglie   la   domanda,   dispone
l'affidamento esclusivo  al  genitore  istante,  facendo  salvi,  per
quanto possibile, i diritti  del  minore  previsti  dal  primo  comma
dell'articolo  337-ter.  Se   la   domanda   risulta   manifestamente
infondata, il giudice puo' considerare il comportamento del  genitore
istante ai fini della determinazione dei  provvedimenti  da  adottare
nell'interesse   dei   figli,    rimanendo    ferma    l'applicazione
dell'articolo 96 del codice di procedura civile. 
  Il genitore cui sono affidati  i  figli  in  via  esclusiva,  salva
diversa disposizione del  giudice,  ha  l'esercizio  esclusivo  della
responsabilita' genitoriale su di  essi;  egli  deve  attenersi  alle
condizioni determinate dal giudice. Salvo che  non  sia  diversamente
stabilito, le decisioni  di  maggiore  interesse  per  i  figli  sono
adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui  i  figli  non  sono
affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione
ed educazione e puo' ricorrere al giudice quando  ritenga  che  siano
state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse. 
 
                         Art. 337-quinquies. 
 
 
  Revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli 
 
  I genitori hanno diritto di chiedere in  ogni  tempo  la  revisione
delle   disposizioni    concernenti    l'affidamento    dei    figli,
l'attribuzione dell'esercizio della responsabilita' genitoriale su di
essi e delle eventuali  disposizioni  relative  alla  misura  e  alla
modalita' del contributo. 
 
                          Art. 337-sexies. 
 
 
Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza 
 
  Il  godimento  della   casa   familiare   e'   attribuito   tenendo
prioritariamente conto dell'interesse dei figli. Dell'assegnazione il
giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti  economici  tra  i
genitori, considerato l'eventuale titolo di proprieta'. Il diritto al
godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario
non abiti o cessi di  abitare  stabilmente  nella  casa  familiare  o
conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di
assegnazione e quello di revoca sono  trascrivibili  e  opponibili  a
terzi ai sensi dell'articolo 2643. 
  In presenza di figli minori, ciascuno dei genitori e'  obbligato  a
comunicare all'altro, entro il termine perentorio di  trenta  giorni,
l'avvenuto cambiamento  di  residenza  o  di  domicilio.  La  mancata
comunicazione  obbliga  al  risarcimento  del   danno   eventualmente
verificatosi a carico del coniuge o dei figli per la  difficolta'  di
reperire il soggetto. 
 
                          Art. 337-septies. 
 
 
            Disposizioni in favore dei figli maggiorenni 
 
  Il giudice, valutate le circostanze, puo' disporre  in  favore  dei
figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di  un
assegno periodico. Tale assegno,  salvo  diversa  determinazione  del
giudice, e' versato direttamente all'avente diritto. 
  Ai figli maggiorenni  portatori  di  handicap  grave  si  applicano
integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori. 
 
                          Art. 337-octies. 
 
 
               Poteri del giudice e ascolto del minore 
 
  Prima dell'emanazione, anche in via provvisoria, dei  provvedimenti
di cui all'articolo 337-ter, il giudice puo' assumere, ad istanza  di
parte o d'ufficio, mezzi  di  prova.  Il  giudice  dispone,  inoltre,
l'ascolto del figlio minore che abbia  compiuto  gli  anni  dodici  e
anche di eta' inferiore ove capace di discernimento. Nei procedimenti
in cui si omologa o si  prende  atto  di  un  accordo  dei  genitori,
relativo alle condizioni di affidamento dei  figli,  il  giudice  non
procede all'ascolto se in contrasto  con  l'interesse  del  minore  o
manifestamente superfluo. 
  Qualora ne ravvisi l'opportunita', il giudice, sentite le  parti  e
ottenuto il loro consenso, puo' rinviare l'adozione dei provvedimenti
di cui all'articolo 337-ter per consentire che i coniugi, avvalendosi
di esperti, tentino una mediazione per raggiungere  un  accordo,  con
particolare riferimento alla tutela dell'interesse morale e materiale
dei figli.". 
                               Art. 56 
 
 
            Modifiche all'articolo 343 del codice civile 
 
  1. Al primo comma dell'articolo 343 del codice  civile  le  parole:
"potesta'   dei   genitori"   sono   sostituite    dalle    seguenti:
"responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 57 
 
 
            Modifiche all'articolo 348 del codice civile 
 
  1. All'articolo 348 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al  primo  comma  le  parole:  "potesta'  dei  genitori"  sono
sostituite dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    b) il terzo comma e' sostituito dal seguente: "Il giudice,  prima
di procedere alla nomina del tutore, dispone l'ascolto del minore che
abbia compiuto gli anni dodici e anche di eta' inferiore  ove  capace
di discernimento.". 
                               Art. 58 
 
 
            Modifiche all'articolo 350 del codice civile 
 
  1. All'articolo 350 del codice  civile  le  parole:  "potesta'  dei
genitori"   sono   sostituite   dalle   seguenti:    "responsabilita'
genitoriale". 
                               Art. 59 
 
 
            Modifiche all'articolo 356 del codice civile 
 
  1. Al primo comma dell'articolo 356 del codice  civile  le  parole:
"potesta'   dei   genitori"   sono   sostituite    dalle    seguenti:
"responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 60 
 
 
            Modifiche all'articolo 371 del codice civile 
 
  1. All'articolo 371, primo comma, del codice civile, il  numero  1)
e' sostituito dal seguente: 
  "1) sul luogo dove il  minore  deve  essere  cresciuto  e  sul  suo
avviamento  agli  studi  o  all'esercizio  di  un'arte,  mestiere   o
professione,  disposto  l'ascolto  dello  stesso  minore  che   abbia
compiuto gli anni dieci e anche  di  eta'  inferiore  ove  capace  di
discernimento e richiesto, quando  opportuno,  l'avviso  dei  parenti
prossimi;". 
                               Art. 61 
 
 
            Modifiche all'articolo 401 del codice civile 
 
  1. All'articolo 401 del codice civile le  parole:  "figli  naturali
riconosciuti dalla sola madre che si  trovi"  sono  sostituite  dalle
seguenti "figli di genitori che si trovino"; la parola: "allevamento"
e' sostituita dalla seguente: "mantenimento". 
                               Art. 62 
 
 
            Modifiche all'articolo 402 del codice civile 
 
  1. All'articolo 402 del codice  civile  le  parole:  "potesta'  dei
genitori",  ovunque  presenti,  sono   sostituite   dalle   seguenti:
"responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 63 
 
 
            Modifiche all'articolo 417 del codice civile 
 
  1. Al secondo comma dell'articolo 417 del codice civile le  parole:
"potesta'   dei   genitori"   sono   sostituite    dalle    seguenti:
"responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 64 
 
 
            Modifiche all'articolo 433 del codice civile 
 
  1. All'articolo 433 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) il numero 2) e' sostituito dal seguente: "2)  i  figli,  anche
adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;"; 
    b) il numero 3) e' sostituito dal seguente: "3) i genitori e,  in
loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti;". 
                               Art. 65 
 
 
            Modifiche all'articolo 436 del codice civile 
 
  1. All'articolo 436 del  codice  civile  le  parole:  "legittimi  o
naturali" sono soppresse. 
                               Art. 66 
 
 
          Modifiche all'articolo 448-bis del codice civile 
 
  1. All'articolo 448-bis del codice  civile,  nella  rubrica  e  nel
testo,  la  parola:  "potesta'"   e'   sostituita   dalle   seguenti:
"responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 67 
 
 
            Modifiche all'articolo 467 del codice civile 
 
  1. All'articolo 467 del  codice  civile  le  parole:  "legittimi  o
naturali" sono soppresse. 
                               Art. 68 
 
 
            Modifiche all'articolo 468 del codice civile 
 
  1. All'articolo  468  del  codice  civile  le  parole:  "legittimi,
legittimati  e  adottivi"  sono  sostituite  dalle  seguenti:  "anche
adottivi"; le parole: "nonche' dei discendenti dei figli naturali del
defunto," sono soppresse. 
                               Art. 69 
 
 
            Modifiche all'articolo 480 del codice civile 
 
  1. Al secondo comma dell'articolo 480 del  codice  civile  dopo  le
parole: "la condizione." e' aggiunto il seguente periodo: "In caso di
accertamento giudiziale  della  filiazione  il  termine  decorre  dal
passaggio in giudicato  della  sentenza  che  accerta  la  filiazione
stessa.". 
                               Art. 70 
 
 
            Modifiche all'articolo 536 del codice civile 
 
  1. All'articolo 536 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al  primo  comma  le  parole:  "i  figli  legittimi,  i  figli
naturali, gli ascendenti legittimi" sono sostituite  dalle  seguenti:
"i figli, gli ascendenti"; 
    b) al secondo comma le parole: "legittimi" e  "i  legittimati  e"
sono soppresse; 
    c) al terzo comma  le  parole:  "legittimi  o  naturali"  ovunque
presenti sono soppresse. 
                               Art. 71 
 
 
            Modifiche all'articolo 537 del codice civile 
 
  1. All'articolo 537 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a)  nella  rubrica  le  parole:  "legittimi  e   naturali"   sono
soppresse; 
    b) al  primo  comma  le  parole:  "legittimo  o  naturale,"  sono
soppresse; 
    c) al secondo comma le parole: " ,  legittimi  e  naturali"  sono
soppresse; 
    d) il terzo comma e' abrogato. 
                               Art. 72 
 
 
            Modifiche all'articolo 538 del codice civile 
 
  1. All'articolo 538 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) nella rubrica la parola: "legittimi" e' soppressa; 
    b) al primo comma  le  parole:  "legittimi  ne'  naturali"  e  la
parola: "legittimi" sono soppresse. 
                               Art. 73 
 
 
            Modifiche all'articolo 542 del codice civile 
 
  1. All'articolo 542 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al  primo  comma  le  parole:  "legittimo  o  naturale,"  sono
soppresse; 
    b) al secondo comma le parole: ", legittimi o  naturali"  ovunque
presenti sono soppresse; 
    c) il terzo comma e' abrogato. 
                               Art. 74 
 
 
            Modifiche all'articolo 544 del codice civile 
 
  1. All'articolo 544 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) nella rubrica la parola: "legittimi" e' soppressa; 
    b) al primo comma le  parole:  "ne'  figli  legittimi  ne'  figli
naturali"  sono  sostituite  dalla  seguente:  "figli";  la   parola:
"legittimi" e' soppressa. 
                               Art. 75 
 
 
            Modifiche all'articolo 565 del codice civile 
 
  1. All'articolo 565 del  codice  civile  le  parole:  "legittimi  e
naturali" e la parola: "legittimi" sono soppresse. 
                               Art. 76 
 
 
            Modifiche all'articolo 566 del codice civile 
 
  1. L'articolo 566 del codice civile e' sostituito dal seguente: 
 
                             "Art. 566. 
 
 
                        Successione dei figli 
 
  Al padre ed alla madre succedono i figli, in parti uguali.". 
                               Art. 77 
 
 
            Modifiche all'articolo 567 del codice civile 
 
  1. All'articolo 567 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) la rubrica e' sostituita dalla seguente "Successione dei figli
adottivi"; 
    b) il primo comma e' sostituito  dal  seguente:  "Ai  figli  sono
equiparati gli adottivi". 
                               Art. 78 
 
 
            Modifiche all'articolo 573 del codice civile 
 
  1. All'articolo 573 del codice civile, nella rubrica  e  nel  primo
comma, la parola: "naturali"  e'  sostituita  dalle  seguenti:  "nati
fuori del matrimonio". 
                               Art. 79 
 
 
            Modifiche all'articolo 580 del codice civile 
 
  1. All'articolo 580 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) nella  rubrica  la  parola:  "naturali"  e'  sostituita  dalla
seguente: "nati fuori del matrimonio"; 
    b) la parola: "naturali", ovunque presente, e'  sostituita  dalle
seguenti: "nati fuori del matrimonio". 
                               Art. 80 
 
 
            Modifiche all'articolo 581 del codice civile 
 
  1. All'articolo 581 del codice civile le parole: "legittimi o figli
naturali, o figli legittimi e naturali" sono soppresse. 
                               Art. 81 
 
 
            Modifiche all'articolo 582 del codice civile 
 
  1. All'articolo 582 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) nella rubrica la parola: "legittimi" e' soppressa; 
    b) al primo comma la parola: "legittimi" e' soppressa. 
                               Art. 82 
 
 
            Modifiche all'articolo 583 del codice civile 
 
  1. All'articolo 583 del  codice  civile  le  parole:  "legittimi  o
naturali" sono soppresse. 
                               Art. 83 
 
 
            Modifiche all'articolo 594 del codice civile 
 
  1. All'articolo 594 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) nella  rubrica  la  parola:  "naturali"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "nati fuori del matrimonio"; 
    b) la parola: "naturali"  e'  sostituita  dalle  seguenti:  "nati
fuori del matrimonio". 
                               Art. 84 
 
 
            Modifiche all'articolo 643 del codice civile 
 
  1.  All'articolo  643  del  codice  civile  il  secondo  comma   e'
sostituito   dal   seguente:   "Se   e'   chiamato   un    concepito,
l'amministrazione spetta al padre e alla madre.". 
                               Art. 85 
 
 
            Modifiche all'articolo 687 del codice civile 
 
  1. All'articolo 687 del codice civile sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al primo comma la parola: "legittimo" e' soppressa; le parole:
"o legittimato o"  sono  sostituite  dalla  seguente:  "anche"  e  la
parola: "naturale" e' sostituita  dalle  seguenti:  "nato  fuori  del
matrimonio"; 
    b) il secondo comma e' sostituito dal seguente:  "La  revocazione
ha luogo  anche  se  il  figlio  e'  stato  concepito  al  tempo  del
testamento.". 
                               Art. 86 
 
 
            Modifiche all'articolo 715 del codice civile 
 
  1. Al primo comma dell'articolo 715 del codice  civile  le  parole:
"sulla legittimita' o  sulla  filiazione  naturale"  sono  sostituite
dalle seguenti: "sulla filiazione". 
                               Art. 87 
 
 
            Modifiche all'articolo 737 del codice civile 
 
  1. All'articolo 737 del  codice  civile  le  parole:  "legittimi  e
naturali" ovunque presenti sono soppresse. 
                               Art. 88 
 
 
            Modifiche all'articolo 803 del codice civile 
 
  1. L'articolo 803 del codice civile e' sostituito dal seguente. 
 
                             "Art. 803. 
 
 
               Revocazione per sopravvenienza di figli 
 
  Le donazioni fatte da chi non aveva o ignorava  di  avere  figli  o
discendenti al tempo della donazione, possono essere revocate per  la
sopravvenienza o l'esistenza di un figlio o discendente del  donante.
Possono inoltre essere revocate per il riconoscimento di  un  figlio,
salvo che si provi che al tempo  della  donazione  il  donante  aveva
notizia dell'esistenza del figlio. 
  La revocazione puo' essere domandata anche se il figlio del donante
era gia' concepito al tempo della donazione.". 
                               Art. 89 
 
 
            Modifiche all'articolo 804 del codice civile 
 
  1. All'articolo 804 del  codice  civile  dopo  le  parole:  "ultimo
figlio" sono aggiunte le seguenti "nato nel matrimonio";  la  parola:
"legittimo" e' soppressa; la parola: "naturale" e'  sostituita  dalle
seguenti: "nato fuori del matrimonio". 
                               Art. 90 
 
 
            Modifiche all'articolo 1023 del codice civile 
 
  1. All'articolo 1023 del codice  civile,  il  secondo  periodo  del
primo comma e' sostituito dal seguente:  "Si  comprendono  inoltre  i
figli adottivi e i figli  riconosciuti,  anche  se  l'adozione  o  il
riconoscimento sono seguiti dopo che il diritto era gia' sorto.". 
                               Art. 91 
 
 
            Modifiche all'articolo 1916 del codice civile 
 
  1. All'articolo 1916 del codice civile, secondo comma,  le  parole:
"dagli affiliati," sono soppresse. 
                               Art. 92 
 
 
            Modifiche all'articolo 2941 del codice civile 
 
  1. Al numero 2) dell'articolo 2941 del  codice  civile  la  parola:
"potesta'"   e'   sostituita   dalle    seguenti:    "responsabilita'
genitoriale". 

Titolo II

Modifiche ai codici penale, di procedura penale e di procedura civile
in materia di filiazione

                               Art. 93 
 
 
         Modifiche al codice penale in materia di filiazione 
 
  1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all'articolo 19, primo comma, numero 6), le parole:  "potesta'
dei  genitori"  sono  sostituite  dalle  seguenti:   "responsabilita'
genitoriale"; 
    b) all'articolo 32,  secondo  comma,  le  parole:  "potesta'  dei
genitori"   sono   sostituite   dalle   seguenti:    "responsabilita'
genitoriale"; 
    c) all'articolo 34, nella rubrica e nel testo  dell'articolo,  le
parole: "potesta' dei genitori"  e  la  parola:  "potesta'",  ovunque
presenti,   sono   sostituite   dalle   seguenti:    "responsabilita'
genitoriale"; 
    d) all'articolo 98,  secondo  comma,  le  parole:  "potesta'  dei
genitori"   sono   sostituite   dalle   seguenti:    "responsabilita'
genitoriale"; 
    e) all'articolo 111, secondo  comma,  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    f) all'articolo  112,  terzo  comma,  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    g) all'articolo 146, secondo  comma,  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    h) all'articolo  147,  terzo  comma,  la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    i) all'articolo 540, primo comma,  la  parola:  "illegittima"  e'
sostituita dalle  seguenti:  "fuori  del  matrimonio"  e  la  parola:
"legittima" e'  sostituita  dalle  seguenti:  "nel  matrimonio";  nel
secondo comma, la parola: "illegittima" e' sostituita dalle seguenti:
"fuori del matrimonio"; 
    l) all'articolo 564,  quarto  comma,  le  parole:  "potesta'  dei
genitori"   sono   sostituite   dalle   seguenti:    "responsabilita'
genitoriale"; 
    m)  nella  rubrica  dell'articolo  568  le   parole:   "fanciullo
legittimo o naturale riconosciuto" sono  sostituite  dalla  seguente:
"figlio";  al  primo  comma  le   parole:   "legittimo   o   naturale
riconosciuto" sono sostituite dalle seguenti "nato nel  matrimonio  o
riconosciuto"; 
    n) all'articolo 569, le  parole:  "potesta'  dei  genitori"  sono
sostituite dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    o) all'articolo  570,  primo  comma,  le  parole:  "potesta'  dei
genitori"   sono   sostituite   dalle   seguenti:    "responsabilita'
genitoriale"; 
    p) all'articolo  573,  primo  comma,  le  parole:  "potesta'  dei
genitori"   sono   sostituite   dalle   seguenti:    "responsabilita'
genitoriale"; 
    q) all'articolo  574,  primo  comma,  le  parole:  "potesta'  dei
genitori",  ovunque  presenti,  sono   sostituite   dalle   seguenti:
"responsabilita' genitoriale"; 
    r) all'articolo 574-bis, le parole: "potesta' dei genitori" e  le
parole: "potesta' genitoriale",  ovunque  presenti,  sono  sostituite
dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    s) all'articolo 583-bis, quarto  comma,  numero  1),  le  parole:
"potesta'   del   genitore"   sono   sostituite    dalle    seguenti:
"responsabilita' genitoriale"; 
    t) all'articolo 600-septies.2, primo comma, numero 1), le parole:
"potesta'    genitoriale"    sono    sostituite    dalle    seguenti:
"responsabilita' genitoriale"; 
    u) all'articolo 609-nonies, primo comma, numero  1),  le  parole:
"potesta'   del   genitore"   sono   sostituite    dalle    seguenti:
"responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 94 
 
 
  Modifiche al codice di procedura penale in materia di filiazione 
 
  1. All'articolo 288 del codice di procedura penale, nella rubrica e
nel comma 1, le parole: "potesta' dei genitori" sono sostituite dalle
seguenti: "responsabilita' genitoriale". 
                               Art. 95 
 
 
  Modifiche al codice di procedura civile in materia di filiazione 
 
  1. Al  codice  di  procedura  civile  sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) all'articolo 706 il quarto comma e' sostituito  dal  seguente:
"Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza di figli di entrambi  i
coniugi."; 
    b) all'articolo 709-ter, primo comma, la  parola:  "potesta'"  e'
sostituita dalla seguente: "responsabilita'". 

Titolo III

Modifiche alle leggi speciali in materia di filiazione

                               Art. 96 
 
 
          Modifiche al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318 
 
  1. Al regio decreto 30  marzo  1942,  n.  318,  sono  apportate  le
seguenti modificazioni: 
    a) l'articolo 35 e' sostituito dal seguente: 
 
                              "Art. 35. 
 
  Sulla domanda di adozione e di revoca della adozione di  minore  di
eta' provvede il tribunale per i minorenni."; 
    b) dopo l'articolo 37 e' inserito il seguente: 
 
                            "Art. 37-bis. 
 
  I  figli  maggiorenni  portatori   di   handicap   grave   previsti
dall'articolo 337-septies, secondo comma,  del  codice  civile,  sono
coloro i quali siano portatori di handicap ai sensi dell'articolo  3,
comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104."; 
    c) all'articolo 38, primo  comma,  dopo  le  parole:  "spetta  al
giudice ordinario." e' aggiunto il seguente periodo: "Sono, altresi',
di  competenza  del  tribunale  per  i  minorenni   i   provvedimenti
contemplati dagli articoli 251 e 317-bis del codice civile."; 
    d) dopo l'articolo 38 e' inserito il seguente: 
 
                            "Art. 38-bis. 
 
  Quando la salvaguardia del minore e' assicurata  con  idonei  mezzi
tecnici, quali l'uso di un  vetro  specchio  unitamente  ad  impianto
citofonico, i difensori delle parti, il curatore speciale del minore,
se gia' nominato, ed il pubblico ministero possono seguire  l'ascolto
del minore, in luogo diverso da quello in cui egli  si  trova,  senza
chiedere l'autorizzazione del giudice prevista dall'articolo 336-bis,
secondo comma, del codice civile."; 
    e) all'articolo 117 le parole: "figli naturali"  sono  sostituite
dalle seguenti: "figli nati fuori del matrimonio"; 
    f) all'articolo 121 la parola: "legittimo"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "nato nel matrimonio"; 
    g) all'articolo 122 la parola:  "naturali"  ovunque  presente  e'
sostituita dalle seguenti: "nati fuori del matrimonio"; 
    h)  all'articolo  123  la  parola:  "naturali"   e   la   parola:
"adulterini" ovunque presenti sono sostituite dalle  seguenti:  "nati
fuori del matrimonio"; al  quinto  comma  la  parola:  "naturale"  e'
soppressa; 
    i) dopo l'articolo 127 e' inserito il seguente: 
 
                           "Art. 127-bis. 
 
  I divieti contenuti nei numeri 6, 7, 8 e  9  dell'articolo  87  del
codice civile sono applicabili all'affiliazione.". 
                               Art. 97 
 
 
           Modifiche alla legge 21 novembre 1967, n. 1185 
 
  1. All'articolo 3 della legge 21 novembre 1967, n. 1185, le parole:
"patria potesta'" sono sostituite  dalle  seguenti:  "responsabilita'
genitoriale"; le parole: "potesta' sul figlio" sono sostituite  dalle
seguenti: "responsabilita' genitoriale sul figlio". 
                               Art. 98 
 
 
            Modifiche alla legge 1° dicembre 1970, n. 898 
 
  1. Alla legge 1° dicembre 1970, n. 898, sono apportate le  seguenti
modificazioni: 
    a) all'articolo 4 il comma 4 e' sostituito dal seguente: "4.  Nel
ricorso deve essere indicata  l'esistenza  di  figli  di  entrambi  i
coniugi."; nel comma 8, le parole da "qualora lo ritenga" fino a:  "i
figli minori" sono sostituite dalle seguenti: "disposto l'ascolto del
figlio minore che abbia compiuto gli anni  dodici  e  anche  di  eta'
inferiore ove capace di discernimento"; 
    b)  all'articolo  6,  comma  1,  le  parole:  "147  e  148"  sono
sostituite dalle seguenti: "315-bis  e  316-bis  ";  il  comma  2  e'
sostituito  dal  seguente:  "2.  Il  Tribunale   che   pronuncia   lo
scioglimento o la cessazione  degli  effetti  civili  del  matrimonio
applica, riguardo ai figli, le disposizioni contenute  nel  capo  II,
del titolo IX, del libro primo, del codice civile."; i commi 3, 4, 5,
8, 9, 10, 11 e 12 sono abrogati; nel comma 7, la  parola:  "potesta'"
e' sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    c) all'articolo 12, la parola:  "naturale"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "nato fuori del matrimonio". 
                               Art. 99 
 
 
             Modifiche alla legge 22 maggio 1978, n. 194 
 
  1. All'articolo 12 della legge 22 maggio 1978, n. 194,  la  parola:
"potesta'"   e'   sostituita   dalle    seguenti:    "responsabilita'
genitoriale". 
                              Art. 100 
 
 
             Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184 
 
  1. Alla legge 4 maggio 1983, n. 184,  sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) all'articolo 1  la  parola:  "potesta'"  e'  sostituita  dalla
seguente: "responsabilita'"; 
    b) all'articolo 3 le parole: "potesta' dei genitori" e la parola:
"potesta'"   sono   sostituite   dalle   seguenti:   "responsabilita'
genitoriale"; 
    c) all'articolo 4 la parola:  "potesta'",  ovunque  presente,  e'
sostituita dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    d) all'articolo 5 le parole: "potesta' parentale"  e  la  parola:
"potesta'"   sono   sostituite   dalle   seguenti:   "responsabilita'
genitoriale"; 
    e)  all'articolo  6,  comma  6,  le  parole:  "naturali  o"  sono
sostituite dalla seguente: "anche"; 
    f) all'articolo 8, comma 3, dopo le parole: "dei servizi  sociali
locali"  sono  inserite  le  seguenti:  ",  anche   all'esito   della
segnalazione di cui all'articolo 79-bis,"; 
    g) all'articolo 9, comma 5, la parola: "potesta'"  e'  sostituita
dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    h) all'articolo 10, comma 3, la parola: "potesta'" e'  sostituita
dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    i) all'articolo 11 la parola: "naturali" e la parola: "naturale",
ovunque presenti, sono soppresse; al terzo  comma,  dopo  le  parole:
"per altri due mesi." e' aggiunto il seguente periodo:  "Il  genitore
autorizzato al riconoscimento prima  del  compimento  del  sedicesimo
anno ai sensi dell'articolo 250, quinto  comma,  del  codice  civile,
puo'  chiedere  ulteriore  sospensione  per  altri  due   mesi   dopo
l'autorizzazione."; 
    l) all'articolo 15, comma 1, la lettera c), e'  sostituita  dalla
seguente: "c) le prescrizioni impartite  ai  sensi  dell'articolo  12
sono rimaste inadempiute per responsabilita' dei genitori  ovvero  e'
provata l'irrecuperabilita' delle capacita' genitoriali dei  genitori
in un tempo ragionevole."; 
    m) all'articolo 19, comma 1, le parole: "potesta'  dei  genitori"
sono sostituite dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    n) all'articolo 25, comma 2, le parole: "legittimi o legittimati"
sono  soppresse  e  la  parola:  "quattordici"  e'  sostituita  dalla
seguente: "dodici"; 
    o) all'articolo 27, comma 1, la parola: "legittimo" e' sostituita
dalle seguenti: "nato nel matrimonio"; 
    p) all'articolo 28, comma 4, le parole: "potesta'  dei  genitori"
sono sostituite dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    q) all'articolo 32, comma 2, lettera b), la  parola:  "legittimo"
e' sostituita dalle seguenti: "nato  nel  matrimonio"  e  la  parola:
"naturali" e' sostituita dalla seguente: "biologici"; 
    r) all'articolo 36, comma 2, lettera a), la parola: "naturali" e'
sostituita dalla seguente: "biologici" e la  parola:  "legittimo"  e'
sostituita dalle seguenti: "nato nel matrimonio"; 
    s) all'articolo 37, comma 2, la parola: "naturali" e'  sostituita
dalla seguente: "biologici"; 
    t) all'articolo 44, comma 2, la parola: "legittimi" e' soppressa; 
    u) all'articolo 46, comma 2, la parola: "potesta'" e'  sostituita
dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    v) all'articolo 48, comma 1, la parola: "potesta'" e'  sostituita
dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    z) all'articolo 50 la  parola:  "potesta'"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    aa) all'articolo 52, comma 3, la parola: "potesta'" e' sostituita
dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    bb) all'articolo 71, comma 3, la parola: "potesta'" e' sostituita
dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    cc) all'articolo 73, comma 1, le parole: "legittimo per adozione"
sono sostituite dalla seguente: "adottivo"; 
    dd) all'articolo 74 la parola:  "naturale"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "nato fuori del matrimonio"; 
    ee) dopo l'articolo 79 e' inserito il seguente: 
 
                            "Art. 79-bis. 
 
  1. Il giudice segnala ai  comuni  le  situazioni  di  indigenza  di
nuclei familiari che richiedono interventi di sostegno per consentire
al minore di essere educato nell'ambito della propria famiglia.". 
                              Art. 101 
 
 
             Modifiche alla legge 31 maggio 1995, n. 218 
 
  1. Alla legge 31 maggio 1995, n. 218, sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) l'articolo 33 e' sostituito dal seguente: 
 
                              "Art. 33. 
 
 
                             Filiazione 
 
  1. Lo stato di figlio e'  determinato  dalla  legge  nazionale  del
figlio o, se piu' favorevole, dalla legge dello Stato di cui uno  dei
genitori e' cittadino, al momento della nascita. 
  2. La legge individuata ai sensi del comma 1 regola i presupposti e
gli effetti dell'accertamento e della contestazione  dello  stato  di
figlio;   qualora   la   legge   cosi'   individuata   non   permetta
l'accertamento o la contestazione dello stato di figlio si applica la
legge italiana. 
  3. Lo stato di figlio, acquisito in base alla  legge  nazionale  di
uno dei genitori, non puo' essere contestato che alla stregua di tale
legge; se tale legge non consente  la  contestazione  si  applica  la
legge italiana. 
  4. Sono di applicazione necessaria le norme  del  diritto  italiano
che sanciscono l'unicita' dello stato di figlio."; 
    b) nella  rubrica  dell'articolo  35  la  parola:  "naturale"  e'
soppressa; il comma 1 e' sostituito dal seguente: "1.  Le  condizioni
per il riconoscimento del figlio sono regolate dalla legge  nazionale
del figlio al momento della nascita,  o  se  piu'  favorevole,  dalla
legge nazionale del soggetto che fa il riconoscimento, nel momento in
cui questo avviene; se tali leggi non prevedono il riconoscimento  si
applica la legge italiana."; 
    c) all'articolo  36  le  parole:  "potesta'  dei  genitori"  sono
sostituite dalle seguenti: "responsabilita' genitoriale"; 
    d) dopo l'articolo 36 e' inserito il seguente: 
 
                            "Art. 36-bis. 
 
    1. Nonostante il richiamo ad altra legge, si  applicano  in  ogni
caso le norme del diritto italiano che: 
      a) attribuiscono ad  entrambi  i  genitori  la  responsabilita'
genitoriale; 
      b) stabiliscono il dovere di entrambi i genitori di  provvedere
al mantenimento del figlio; 
      c) attribuiscono al giudice il potere di adottare provvedimenti
limitativi o ablativi della responsabilita' genitoriale  in  presenza
di condotte pregiudizievoli per il figlio."; 
    e) all'articolo  38,  primo  comma,  la  parola:  "legittimo"  e'
soppressa. 
                              Art. 102 
 
 
            Modifiche alla legge 19 febbraio 2004, n. 40 
 
  1. All'articolo 8 della legge 19 febbraio 2004, n. 40,  la  parola:
"legittimi" e' sostituita dalle seguenti: "nati nel matrimonio". 
                              Art. 103 
 
 
       Modifiche al decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71 
 
  1. All'articolo 30 del decreto legislativo 3 febbraio 2011, n.  71,
sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) la rubrica e' sostituita dalla seguente:  "Riconoscimento  dei
figli nati fuori del matrimonio"; 
    b) al primo comma  la  parola:  "naturale"  e'  sostituita  dalle
seguenti: "nato fuori del matrimonio"; 
    c) il secondo periodo del primo comma e' sostituito dal seguente:
"Quando ricorrono i presupposti previsti dall'articolo 262 del codice
civile, il capo dell'ufficio consolare  riceve  altresi'  le  domande
relative al cognome  del  figlio  nato  fuori  del  matrimonio  e  le
trasmette al giudice competente"; 
    d) il secondo comma e' abrogato. 

Titolo IV

Disposizioni transitorie e finali

                              Art. 104 
 
 
                      Disposizioni transitorie 
 
  1. Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell'entrata  in
vigore della legge 10 dicembre  2012,  n.  219,  sono  legittimati  a
proporre azioni di petizione di eredita', ai sensi dell'articolo  533
del codice civile, coloro che, in applicazione dell'articolo 74 dello
stesso codice, come modificato dalla medesima legge, hanno  titolo  a
chiedere il riconoscimento della qualita' di erede. 
  2. Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell'entrata  in
vigore della legge 10 dicembre 2012, n.  219,  possono  essere  fatti
valere i diritti  successori  che  discendono  dall'articolo  74  del
codice civile, come modificato dalla medesima legge. 
  3. Le disposizioni di cui al comma 1 e  al  comma  2  si  applicano
anche nei confronti dei discendenti del figlio, riconosciuto o la cui
paternita' o maternita' sia  stata  giudizialmente  accertata,  morto
prima dell'entrata in vigore della legge 10 dicembre 2012, n. 219. 
  4. I diritti successori che discendono dall'articolo 74 del  codice
civile, come modificato dalla legge 10 dicembre 2012, n.  219,  sulle
eredita' aperte anteriormente al termine della sua entrata in  vigore
si prescrivono a far data da suddetto termine. 
  5. Nei casi in cui i riconoscimenti o le  dichiarazioni  giudiziali
di genitorialita' intervengano dopo il termine di entrata  in  vigore
della presente legge, i diritti successori che non sarebbero spettati
a persona deceduta prima di tale termine possono essere fatti  valere
dai suoi discendenti in rappresentazione e dai suoi  eredi.  Essi  si
prescrivono a far data dall'annotazione del riconoscimento  nell'atto
di nascita o dal passaggio in giudicato della  sentenza  dichiarativa
della paternita' o maternita'. 
  6. Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell'entrata  in
vigore della legge 10 dicembre 2012, n. 219, nei giudizi promossi  ai
sensi dell'articolo 533 del codice  civile,  pendenti  alla  data  di
entrata in vigore del  presente  decreto  legislativo,  si  applicano
l'articolo 74 del codice  civile,  come  modificato  dalla  legge  10
dicembre 2012, n. 219, e le disposizioni del libro secondo del codice
civile, come modificate dal presente decreto legislativo. 
  7. Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell'entrata  in
vigore della legge 10 dicembre 2012,  n.  219,  le  disposizioni  del
codice civile, come modificate dal presente decreto  legislativo,  si
applicano alle azioni di disconoscimento di paternita', di reclamo  e
di contestazione dello stato di figlio, relative ai figli nati  prima
dell'entrata in vigore del medesimo decreto legislativo. 
  8. Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell'entrata  in
vigore della legge 10 dicembre 2012,  n.  219,  le  disposizioni  del
codice civile relative al riconoscimento dei figli,  come  modificate
dalla medesima legge, si applicano anche ai figli  nati  o  concepiti
anteriormente all'entrata in vigore della stessa. 
  9. Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell'entrata  in
vigore della legge 10 dicembre 2012, n. 219, i termini  per  proporre
l'azione di disconoscimento di paternita', previsti dal quarto  comma
dell'articolo  244  del   codice   civile,   decorrono   dal   giorno
dell'entrata in vigore del presente decreto legislativo. 
  10. Fermi gli effetti del giudicato formatosi prima dell'entrata in
vigore  della  legge  10  dicembre  2012,  n.  219,   nel   caso   di
riconoscimento  di  figlio  annotato  sull'atto  di   nascita   prima
dell'entrata in vigore del presente decreto  legislativo,  i  termini
per proporre l'azione di impugnazione, previsti dall'articolo  263  e
dai commi secondo,  terzo  e  quarto  dell'articolo  267  del  codice
civile, decorrono dal giorno  dell'entrata  in  vigore  del  medesimo
decreto legislativo. 
  11. Restano validi e non possono essere modificati gli  atti  dello
stato civile gia' formati secondo le disposizioni vigenti  alla  data
di entrata in vigore della legge 10 dicembre 2012, n. 219,  salve  le
modifiche risultanti da provvedimenti giudiziari. 
                              Art. 105 
 
 
                        Sostituzione termini 
 
  1. La parola: "potesta'" riferita  alla  potesta'  genitoriale,  le
parole:  "potesta'  genitoriale",  ovunque  presenti,  in  tutta   la
legislazione    vigente,    sono    sostituite    dalle     seguenti:
"responsabilita' genitoriale". 
  2. Le parole: "figli legittimi" o le  parole:  "figlio  legittimo",
ovunque presenti, in tutta la legislazione  vigente  sono  sostituite
dalle seguenti: "figli nati nel matrimonio" o dalle seguenti: "figlio
nato nel matrimonio". 
  3. Le parole: "figli naturali"  o  le  parole:  "figlio  naturale",
ovvero "figli adulterini" o  "figlio  adulterino"  ove  presenti,  in
tutta la legislazione vigente sono sostituite dalle seguenti:  "figli
nati fuori del matrimonio" o dalle seguenti: "figlio nato  fuori  del
matrimonio". 
  4.  Le   parole:   "figli   legittimati",   "figlio   legittimato",
"legittimato",   "legittimati"   ovunque   presenti   in   tutta   la
legislazione vigente, sono soppresse. 
                              Art. 106 
 
 
                             Abrogazioni 
 
  1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono abrogate le seguenti disposizioni: 
    a) gli  articoli  155-bis,  155-ter,  155-quater,  155-quinquies,
155-sexies, 233, 235, 242, 243, 261, 578 e 579 del codice civile; 
    b) gli articoli 34, 124 e 125 del regio decreto 30 marzo 1942, n.
318; 
    c) l'articolo 34 della legge 31 maggio 1995, n. 218. 
                              Art. 107 
 
 
                 Clausola di invarianza finanziaria 
 
  1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
  2. Le Amministrazioni interessate provvedono ai compiti di  cui  al
presente decreto con le  risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie
previste a legislazione vigente. 
                              Art. 108 
 
 
                          Entrata in vigore 
 
  1. Il presente decreto legislativo entra in  vigore  il  trentesimo
giorno successivo a quello della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 28 dicembre 2013 
 
                             NAPOLITANO 
 
                            Letta,  Presidente  del   Consiglio   dei
                            ministri 
 
                            Kyenge, Ministro per l'integrazione 
 
                            Alfano, Ministro dell'interno 
 
                            Cancellieri, Ministro della giustizia 
 
                            Giovannini, Ministro del lavoro  e  delle
                            politiche sociali, con delega  alle  pari
                            opportunita' 
 
                            Saccomanni,  Ministro   dell'economia   e
                            delle finanze 
 
Visto, il Guardasigilli: Cancellieri 

Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33

Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33

Riordino della disciplina riguardante gli  obblighi  di  pubblicita',
trasparenza e diffusione di informazioni  da  parte  delle  pubbliche
amministrazioni. (13G00076)

Capo I

Principi generali

 

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

  Visti gli articoli 2, 3, comma secondo, 76, 87, 97, 113 e 117 della
Costituzione; 
  Vista la legge 6 novembre 2012, n. 190, recante: «Disposizioni  per
la prevenzione e la repressione della corruzione  e  dell'illegalita'
nella pubblica amministrazione», ed in particolare i commi  35  e  36
dell'articolo 1; 
  Vista la legge 7 agosto 1990, n.  241,  recante:  «Nuove  norme  in
materia di procedimento amministrativo e di  diritto  di  accesso  ai
documenti amministrativi»; 
  Vista la legge 18 giungo 2009, n. 69, recante: «Disposizioni per lo
sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita' nonche'  in
materia di processo civile»; 
  Visto il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, recante:  «Codice
dell'amministrazione digitale»; 
  Visto il decreto legislativo 27  ottobre  2009,  n.  150,  recante:
«Attuazione  della  legge  4  marzo  2009,  n.  15,  in  materia   di
ottimizzazione  della  produttivita'  del  lavoro   pubblico   e   di
efficienza e trasparenza  delle  pubbliche  amministrazioni»,  ed  in
particolare il comma 8 dell'articolo 11; 
  Visto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196; 
  Considerato che le disposizioni gia' contenute nell'articolo 18 del
decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito,  con  modificazioni,
dalla  legge  7  agosto  2012,  n.   134,   costituiscono   principio
fondamentale della normativa in materia  di  trasparenza  dell'azione
amministrativa che appare opportuno estendere, in via generale, anche
agli altri obblighi di pubblicazione previsti nel presente decreto; 
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 22 gennaio 2013; 
  Sentito il Garante per la protezione dei dati personali; 
  Acquisito il  parere  in  sede  di  Conferenza  unificata,  di  cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 281 del 1997; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione del 15 febbraio 2013; 
  Sulla proposta del Ministro per la pubblica  amministrazione  e  la
semplificazione; 

                              E m a n a 
                  il seguente decreto legislativo: 

                               Art. 1 

                  Principio generale di trasparenza 

  1. La  trasparenza  e'  intesa  come  accessibilita'  totale  delle
informazioni  concernenti  l'organizzazione   e   l'attivita'   delle
pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire  forme  diffuse  di
controllo  sul   perseguimento   delle   funzioni   istituzionali   e
sull'utilizzo delle risorse pubbliche. 
  2. La trasparenza, nel rispetto delle disposizioni  in  materia  di
segreto di Stato, di segreto d'ufficio, di segreto  statistico  e  di
protezione dei dati  personali,  concorre  ad  attuare  il  principio
democratico  e  i  principi   costituzionali   di   eguaglianza,   di
imparzialita',  buon   andamento,   responsabilita',   efficacia   ed
efficienza nell'utilizzo di risorse pubbliche, integrita'  e  lealta'
nel servizio alla nazione.  Essa  e'  condizione  di  garanzia  delle
liberta'  individuali  e  collettive,  nonche'  dei  diritti  civili,
politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e
concorre  alla  realizzazione  di  una  amministrazione  aperta,   al
servizio del cittadino. 
  3. Le disposizioni  del  presente  decreto,  nonche'  le  norme  di
attuazione   adottate   ai   sensi   dell'articolo   48,    integrano
l'individuazione del livello  essenziale  delle  prestazioni  erogate
dalle amministrazioni pubbliche a fini di  trasparenza,  prevenzione,
contrasto della corruzione e della cattiva amministrazione,  a  norma
dell'articolo 117, secondo comma, lettera m),  della  Costituzione  e
costituiscono altresi'  esercizio  della  funzione  di  coordinamento
informativo statistico e informatico  dei  dati  dell'amministrazione
statale, regionale e locale, di cui all'articolo 117, secondo  comma,
lettera r), della Costituzione.
                               Art. 2 

                               Oggetto 

  1. Le disposizioni del presente decreto individuano gli obblighi di
trasparenza  concernenti   l'organizzazione   e   l'attivita'   delle
pubbliche amministrazioni e le modalita' per la sua realizzazione. 
  2. Ai fini del presente decreto, per pubblicazione  si  intende  la
pubblicazione, in conformita' alle specifiche e alle regole  tecniche
di  cui  all'allegato  A,  nei  siti  istituzionali  delle  pubbliche
amministrazioni  dei  documenti,  delle  informazioni  e   dei   dati
concernenti   l'organizzazione   e   l'attivita'   delle    pubbliche
amministrazioni, cui corrisponde il diritto di chiunque  di  accedere
ai siti  direttamente  ed  immediatamente,  senza  autenticazione  ed
identificazione.
                               Art. 3 

              Pubblicita' e diritto alla conoscibilita' 

  1.  Tutti  i  documenti,  le  informazioni  e  i  dati  oggetto  di
pubblicazione obbligatoria ai  sensi  della  normativa  vigente  sono
pubblici  e  chiunque  ha   diritto   di   conoscerli,   di   fruirne
gratuitamente,  e   di   utilizzarli   e   riutilizzarli   ai   sensi
dell'articolo 7.
                               Art. 4 

                      Limiti alla trasparenza. 

  1. Gli obblighi di pubblicazione dei  dati  personali  diversi  dai
dati sensibili e dai dati giudiziari, di cui all'articolo 4, comma 1,
lettera d) ed e), del decreto legislativo 30  giugno  2003,  n.  196,
comportano la  possibilita'  di  una  diffusione  dei  dati  medesimi
attraverso siti istituzionali, nonche' il  loro  trattamento  secondo
modalita' che ne consentono la indicizzazione e la  rintracciabilita'
tramite i motori di ricerca  web  ed  il  loro  riutilizzo  ai  sensi
dell'articolo 7 nel rispetto dei principi sul  trattamento  dei  dati
personali. 
  2. La pubblicazione  nei  siti  istituzionali,  in  attuazione  del
presente decreto, di dati relativi a titolari di organi di  indirizzo
politico e di uffici o incarichi di diretta collaborazione, nonche' a
dirigenti titolari degli organi amministrativi  e'  finalizzata  alla
realizzazione della trasparenza pubblica, che integra  una  finalita'
di rilevante interesse pubblico  nel  rispetto  della  disciplina  in
materia di protezione dei dati personali. 
  3. Le pubbliche amministrazioni possono disporre  la  pubblicazione
nel proprio sito istituzionale di dati, informazioni e documenti  che
non hanno l'obbligo di pubblicare ai sensi  del  presente  decreto  o
sulla base di specifica previsione  di  legge  o  regolamento,  fermi
restando  i  limiti  e  le  condizioni  espressamente   previsti   da
disposizioni di  legge,  procedendo  alla  anonimizzazione  dei  dati
personali eventualmente presenti. 
  4. Nei casi in cui norme di legge o  di  regolamento  prevedano  la
pubblicazione di  atti  o  documenti,  le  pubbliche  amministrazioni
provvedono  a  rendere  non  intelligibili  i  dati   personali   non
pertinenti o, se sensibili o giudiziari, non indispensabili  rispetto
alle specifiche finalita' di trasparenza della pubblicazione. 
  5. Le notizie  concernenti  lo  svolgimento  delle  prestazioni  di
chiunque  sia  addetto  a  una  funzione  pubblica  e   la   relativa
valutazione   sono   rese   accessibili    dall'amministrazione    di
appartenenza. Non sono invece ostensibili, se non nei  casi  previsti
dalla legge, le notizie concernenti  la  natura  delle  infermita'  e
degli impedimenti personali o familiari che causino l'astensione  dal
lavoro,  nonche'  le  componenti  della  valutazione  o  le   notizie
concernenti il rapporto  di  lavoro  tra  il  predetto  dipendente  e
l'amministrazione, idonee a rivelare taluna delle informazioni di cui
all'articolo 4, comma 1, lettera d) del decreto  legislativo  n.  196
del 2003. 
  6. Restano fermi i  limiti  alla  diffusione  e  all'accesso  delle
informazioni di cui all'articolo 24, comma  1  e  6,  della  legge  7
agosto 1990, n. 241, e successive modifiche, di tutti i dati  di  cui
all'articolo 9 del decreto legislativo 6 settembre 1989, n.  322,  di
quelli previsti dalla normativa europea  in  materia  di  tutela  del
segreto statistico e di quelli che  siano  espressamente  qualificati
come riservati  dalla  normativa  nazionale  ed  europea  in  materia
statistica, nonche' quelli relativi alla diffusione dei dati idonei a
rivelare lo stato di salute e la vita sessuale. 
  7. Al fine di assicurare la trasparenza degli  atti  amministrativi
non soggetti agli  obblighi  di  pubblicita'  previsti  dal  presente
decreto, la Commissione di cui all'articolo 27 della legge  7  agosto
1990, n. 241, continua ad operare anche oltre la scadenza del mandato
prevista dalla disciplina vigente, senza oneri a carico del  bilancio
dello Stato. 
  8. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente decreto  i
servizi di aggregazione, estrazione e trasmissione massiva degli atti
memorizzati in banche dati rese disponibili sul web.
                               Art. 5 

                           Accesso civico 

  1.  L'obbligo  previsto  dalla  normativa  vigente  in  capo   alle
pubbliche amministrazioni di  pubblicare  documenti,  informazioni  o
dati comporta il diritto di chiunque di richiedere  i  medesimi,  nei
casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione. 
  2. La richiesta di accesso  civico  non  e'  sottoposta  ad  alcuna
limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente non
deve essere motivata, e' gratuita e  va  presentata  al  responsabile
della trasparenza dell'amministrazione obbligata  alla  pubblicazione
di cui al comma 1, che si pronuncia sulla stessa. 
  3.   L'amministrazione,   entro   trenta   giorni,   procede   alla
pubblicazione nel sito del documento, dell'informazione  o  del  dato
richiesto e  lo  trasmette  contestualmente  al  richiedente,  ovvero
comunica  al  medesimo   l'avvenuta   pubblicazione,   indicando   il
collegamento  ipertestuale  a  quanto  richiesto.  Se  il  documento,
l'informazione o il dato  richiesti  risultano  gia'  pubblicati  nel
rispetto  della  normativa  vigente,  l'amministrazione   indica   al
richiedente il relativo collegamento ipertestuale. 
  4. Nei casi di ritardo  o  mancata  risposta  il  richiedente  puo'
ricorrere al titolare del potere sostitutivo di cui  all'articolo  2,
comma  9-bis  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241,  e  successive
modificazioni,  che,  verificata  la  sussistenza   dell'obbligo   di
pubblicazione, nei  termini  di  cui  al  comma  9-ter  del  medesimo
articolo, provvede ai sensi del comma 3. 
  5. La tutela del diritto di accesso civico  e'  disciplinata  dalle
disposizioni di cui al decreto legislativo 2  luglio  2010,  n.  104,
cosi' come modificato dal presente decreto. 
  6.  La  richiesta  di  accesso  civico  comporta,  da   parte   del
Responsabile della trasparenza,  l'obbligo  di  segnalazione  di  cui
all'articolo 43, comma 5.
                               Art. 6 

                     Qualita' delle informazioni 

  1. Le pubbliche  amministrazioni  garantiscono  la  qualita'  delle
informazioni riportate nei  siti  istituzionali  nel  rispetto  degli
obblighi  di  pubblicazione  previsti  dalla   legge,   assicurandone
l'integrita',  il  costante   aggiornamento,   la   completezza,   la
tempestivita', la semplicita' di consultazione, la  comprensibilita',
l'omogeneita', la facile accessibilita', nonche'  la  conformita'  ai
documenti originali in possesso  dell'amministrazione,  l'indicazione
della loro provenienza e la riutilizzabilita' secondo quanto previsto
dall'articolo 7. 
  2. L'esigenza di assicurare adeguata  qualita'  delle  informazioni
diffuse non puo', in ogni caso,  costituire  motivo  per  l'omessa  o
ritardata pubblicazione dei dati, delle informazioni e dei documenti.
                               Art. 7 

                      Dati aperti e riutilizzo 

  1. I documenti, le informazioni e i dati oggetto  di  pubblicazione
obbligatoria ai sensi della normativa vigente, resi disponibili anche
a seguito dell'accesso civico di cui all'articolo 5, sono  pubblicati
in formato di tipo  aperto  ai  sensi  dell'articolo  68  del  Codice
dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7  marzo
2005, n. 82, e sono riutilizzabili ai sensi del  decreto  legislativo
24 gennaio 2006, n. 36, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n.  82,
e del decreto legislativo 30 giugno 2003,  n.  196,  senza  ulteriori
restrizioni diverse dall'obbligo di citare la fonte e di  rispettarne
l'integrita'.
                               Art. 8 

          Decorrenza e durata dell'obbligo di pubblicazione 

  1.  I  documenti   contenenti   atti   oggetto   di   pubblicazione
obbligatoria  ai  sensi  della  normativa  vigente  sono   pubblicati
tempestivamente sul sito istituzionale dell'amministrazione. 
  2. I documenti contenenti altre  informazioni  e  dati  oggetto  di
pubblicazione obbligatoria ai  sensi  della  normativa  vigente  sono
pubblicati e mantenuti aggiornati ai  sensi  delle  disposizioni  del
presente decreto. 
  3. I dati, le informazioni e i documenti oggetto  di  pubblicazione
obbligatoria ai sensi della normativa vigente sono pubblicati per  un
periodo di 5 anni, decorrenti dal 1° gennaio dell'anno  successivo  a
quello da cui decorre l'obbligo di pubblicazione, e comunque  fino  a
che gli atti pubblicati producono  i  loro  effetti,  fatti  salvi  i
diversi termini previsti dalla normativa in  materia  di  trattamento
dei dati personali e quanto previsto dagli articoli 14,  comma  2,  e
15, comma 4.
                               Art. 9 

            Accesso alle informazioni pubblicate nei siti 

  1.  Ai  fini  della   piena   accessibilita'   delle   informazioni
pubblicate, nella home  page  dei  siti  istituzionali  e'  collocata
un'apposita sezione denominata «Amministrazione trasparente», al  cui
interno  sono  contenuti  i  dati,  le  informazioni  e  i  documenti
pubblicati ai sensi della normativa vigente. Le  amministrazioni  non
possono disporre filtri e altre soluzioni tecniche atte  ad  impedire
ai motori di  ricerca  web  di  indicizzare  ed  effettuare  ricerche
all'interno della sezione «Amministrazione trasparente». 
  2.  Alla  scadenza  del   termine   di   durata   dell'obbligo   di
pubblicazione di  cui  all'articolo  8,  comma  3,  i  documenti,  le
informazioni e i dati sono comunque conservati  e  resi  disponibili,
con le modalita' di  cui  all'articolo  6,  all'interno  di  distinte
sezioni del sito  di  archivio,  collocate  e  debitamente  segnalate
nell'ambito della sezione «Amministrazione trasparente». I  documenti
possono essere trasferiti all'interno delle sezioni di archivio anche
prima della scadenza del termine di cui all'articolo 8, comma 3.
                               Art. 10 

        Programma triennale per la trasparenza e l'integrita' 

  1. Ogni amministrazione, sentite le associazioni rappresentate  nel
Consiglio  nazionale  dei  consumatori  e  degli  utenti,  adotta  un
Programma triennale per la trasparenza e l'integrita', da  aggiornare
annualmente, che indica le iniziative previste per garantire: 
  a) un adeguato livello di trasparenza, anche sulla base delle linee
guida elaborate dalla Commissione di cui all'articolo 13 del  decreto
legislativo 27 ottobre 2009, n. 150; 
  b) la legalita' e lo sviluppo della cultura dell'integrita'. 
  2. Il Programma triennale per la trasparenza e l'integrita', di cui
al comma 1, definisce  le  misure,  i  modi  e  le  iniziative  volti
all'attuazione  degli  obblighi  di  pubblicazione   previsti   dalla
normativa vigente, ivi comprese  le  misure  organizzative  volte  ad
assicurare la regolarita' e la tempestivita' dei  flussi  informativi
di cui all'articolo 43, comma 3. Le misure  del  Programma  triennale
sono collegate, sotto l'indirizzo del responsabile, con le  misure  e
gli interventi previsti dal Piano di prevenzione della corruzione.  A
tal fine, il Programma costituisce di norma una sezione del Piano  di
prevenzione della corruzione. 
  3. Gli obiettivi indicati nel Programma triennale sono formulati in
collegamento   con   la   programmazione   strategica   e   operativa
dell'amministrazione,  definita  in  via  generale  nel  Piano  della
performance e negli analoghi  strumenti  di  programmazione  previsti
negli enti locali. La promozione di maggiori livelli  di  trasparenza
costituisce un'area strategica  di  ogni  amministrazione,  che  deve
tradursi nella definizione di obiettivi organizzativi e individuali. 
  4. Le amministrazioni pubbliche garantiscono la massima trasparenza
in ogni fase del ciclo di gestione della performance. 
  5. Ai fini della riduzione del  costo  dei  servizi,  dell'utilizzo
delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nonche' del
conseguente  risparmio   sul   costo   del   lavoro,   le   pubbliche
amministrazioni  provvedono  annualmente  ad  individuare  i  servizi
erogati, agli utenti sia finali che intermedi, ai sensi dell'articolo
10, comma 5, del decreto  legislativo  7  agosto  1997,  n.  279.  Le
amministrazioni provvedono altresi' alla contabilizzazione dei  costi
e all'evidenziazione dei costi effettivi  e  di  quelli  imputati  al
personale per ogni servizio erogato, nonche' al monitoraggio del loro
andamento  nel  tempo,  pubblicando  i   relativi   dati   ai   sensi
dell'articolo 32. 
  6. Ogni amministrazione presenta il  Piano  e  la  Relazione  sulla
performance di cui all'articolo 10, comma 1, lettere  a)  e  b),  del
decreto legislativo n. 150 del 2009 alle associazioni di  consumatori
o  utenti,  ai  centri  di  ricerca  e  a  ogni   altro   osservatore
qualificato, nell'ambito di apposite giornate della trasparenza senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
  7.  Nell'ambito  del  Programma  triennale  per  la  trasparenza  e
l'integrita' sono specificate le modalita', i tempi di attuazione, le
risorse dedicate e gli strumenti  di  verifica  dell'efficacia  delle
iniziative di cui al comma 1. 
  8. Ogni amministrazione ha l'obbligo di pubblicare sul proprio sito
istituzionale nella sezione:  «Amministrazione  trasparente»  di  cui
all'articolo 9: 
  a) il Programma triennale per la trasparenza e l'integrita'  ed  il
relativo stato di attuazione; 
  b) il Piano e la Relazione  di  cui  all'articolo  10  del  decreto
legislativo 27 ottobre 2009, n. 150; 
  c) i nominativi ed  i  curricula  dei  componenti  degli  organismi
indipendenti di  valutazione  di  cui  all'articolo  14  del  decreto
legislativo n. 150 del 2009; 
  d) i curricula e i compensi dei soggetti di  cui  all'articolo  15,
comma 1, nonche' i curricula dei titolari di posizioni organizzative,
redatti in conformita' al vigente modello europeo. 
  9. La trasparenza rileva, altresi', come dimensione  principale  ai
fini della determinazione degli  standard  di  qualita'  dei  servizi
pubblici da adottare con le carte dei servizi ai sensi  dell'articolo
11 del decreto  legislativo  30  luglio  1999,  n.  286,  cosi'  come
modificato dall'articolo 28 del decreto legislativo 27 ottobre  2009,
n. 150.
                               Art. 11 

                  Ambito soggettivo di applicazione 

  1. Ai fini del presente decreto per «pubbliche amministrazioni»  si
intendono tutte le amministrazioni di cui all'articolo  1,  comma  2,
del  decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165,  e   successive
modificazioni. 
  2. Alle societa' partecipate dalle pubbliche amministrazioni di cui
al comma 1 e alle societa' da esse controllate ai sensi dell'articolo
2359 del codice civile si applicano, limitatamente alla attivita'  di
pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale  o  dell'Unione
europea, le disposizioni dell'articolo 1, commi da  15  a  33,  della
legge 6 novembre 2012, n. 190. 
  3. Le autorita' indipendenti di garanzia, vigilanza  e  regolazione
provvedono all'attuazione di quanto previsto della normativa  vigente
in materia di trasparenza  secondo  le  disposizioni  dei  rispettivi
ordinamenti.
                               Art. 12 

Obblighi di pubblicazione concernenti gli atti di carattere normativo
                      e amministrativo generale 

  1. Fermo  restando  quanto  previsto  per  le  pubblicazioni  nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dalla legge 11  dicembre
1984, n. 839, e dalle relative  norme  di  attuazione,  le  pubbliche
amministrazioni  pubblicano   sui   propri   siti   istituzionali   i
riferimenti normativi con i relativi link alle norme di legge statale
pubblicate  nella   banca   dati   «Normattiva»   che   ne   regolano
l'istituzione,  l'organizzazione   e   l'attivita'.   Sono   altresi'
pubblicati le direttive, le circolari, i programmi  e  le  istruzioni
emanati dall'amministrazione e ogni  atto  che  dispone  in  generale
sulla  organizzazione,   sulle   funzioni,   sugli   obiettivi,   sui
procedimenti ovvero nei quali si determina l'interpretazione di norme
giuridiche  che  le  riguardano  o  si   dettano   disposizioni   per
l'applicazione di esse, ivi compresi i codici di condotta. 
  ((1-bis. Il responsabile della  trasparenza  delle  amministrazioni
competenti  pubblica  sul  sito  istituzionale  uno  scadenzario  con
l'indicazione  delle   date   di   efficacia   dei   nuovi   obblighi
amministrativi  introdotti   e   lo   comunica   tempestivamente   al
Dipartimento   della   funzione   pubblica   per   la   pubblicazione
riepilogativa su base  temporale  in  un'apposita  sezione  del  sito
istituzionale.   L'inosservanza   del   presente    comma    comporta
l'applicazione delle sanzioni di cui all'articolo 46.)) 
  2. Con riferimento agli statuti e alle norme  di  legge  regionali,
che regolano le funzioni, l'organizzazione  e  lo  svolgimento  delle
attivita' di competenza  dell'amministrazione,  sono  pubblicati  gli
estremi degli atti e dei testi ufficiali aggiornati.

Capo II

Obblighi di pubblicazione concernenti l’organizzazione e l’attivita’
delle pubbliche amministrazioni

                               Art. 13 

Obblighi  di   pubblicazione   concernenti   l'organizzazione   delle
                      pubbliche amministrazioni 

  1.  Le  pubbliche  amministrazioni  pubblicano  e   aggiornano   le
informazioni  e  i  dati  concernenti  la   propria   organizzazione,
corredati  dai  documenti  anche  normativi  di   riferimento.   Sono
pubblicati, tra gli altri, i dati relativi: 
  a) agli  organi  di  indirizzo  politico  e  di  amministrazione  e
gestione, con l'indicazione delle rispettive competenze; 
  b) all'articolazione degli uffici, le competenze  e  le  risorse  a
disposizione di ciascun ufficio, anche di  livello  dirigenziale  non
generale, i nomi dei dirigenti responsabili dei singoli uffici; 
  c) all'illustrazione in forma semplificata,  ai  fini  della  piena
accessibilita'  e  comprensibilita'  dei  dati,   dell'organizzazione
dell'amministrazione,    mediante    l'organigramma    o     analoghe
rappresentazioni grafiche; 
  d) all'elenco dei numeri di telefono nonche' delle caselle di posta
elettronica  istituzionali  e  delle  caselle  di  posta  elettronica
certificata dedicate, cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi
richiesta inerente i compiti istituzionali.
                               Art. 14 

Obblighi di pubblicazione concernenti i componenti  degli  organi  di
                         indirizzo politico 

  1. Con riferimento ai titolari di incarichi politici, di  carattere
elettivo o comunque di esercizio di poteri di indirizzo politico,  di
livello statale regionale  e  locale,  le  pubbliche  amministrazioni
pubblicano con riferimento a tutti i propri  componenti,  i  seguenti
documenti ed informazioni: 
  a) l'atto di nomina o di  proclamazione,  con  l'indicazione  della
durata dell'incarico o del mandato elettivo; 
  b) il curriculum; 
  c) i compensi di qualsiasi  natura  connessi  all'assunzione  della
carica; gli importi di viaggi di servizio e missioni pagati con fondi
pubblici; 
  d) i dati relativi all'assunzione di  altre  cariche,  presso  enti
pubblici o  privati,  ed  i  relativi  compensi  a  qualsiasi  titolo
corrisposti; 
  e) gli altri eventuali incarichi con oneri a carico  della  finanza
pubblica e l'indicazione dei compensi spettanti; 
  f) le dichiarazioni di cui all'articolo 2,  della  legge  5  luglio
1982, n. 441, nonche' le attestazioni e  dichiarazioni  di  cui  agli
articoli 3 e 4 della medesima legge,  come  modificata  dal  presente
decreto, limitatamente al soggetto, al  coniuge  non  separato  e  ai
parenti entro il secondo grado, ove gli stessi vi  consentano.  Viene
in ogni caso data evidenza al mancato consenso. Alle informazioni  di
cui alla presente lettera concernenti soggetti diversi  dal  titolare
dell'organo di indirizzo politico non si applicano le disposizioni di
cui all'articolo 7. 
  2. Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati cui  al  comma  1
entro tre mesi dalla elezione  o  dalla  nomina  e  per  i  tre  anni
successivi dalla cessazione del mandato o dell'incarico dei soggetti,
salve le informazioni concernenti la situazione patrimoniale  e,  ove
consentita, la dichiarazione del coniuge non separato e  dei  parenti
entro il secondo grado, che vengono pubblicate fino  alla  cessazione
dell'incarico o del mandato. Decorso il termine di  pubblicazione  ai
sensi del presente comma le informazioni  e  i  dati  concernenti  la
situazione patrimoniale  non  vengono  trasferiti  nelle  sezioni  di
archivio.
                               Art. 15 

Obblighi  di  pubblicazione  concernenti  i  titolari  di   incarichi
            dirigenziali e di collaborazione o consulenza 

  1. Fermi restando gli obblighi di comunicazione di cui all'articolo
17, comma 22, della legge  15  maggio  1997,  n.  127,  le  pubbliche
amministrazioni pubblicano  e  aggiornano  le  seguenti  informazioni
relative ai titolari di incarichi  amministrativi  di  vertice  e  di
incarichi dirigenziali, a  qualsiasi  titolo  conferiti,  nonche'  di
collaborazione o consulenza: 
  a) gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico; 
  b) il curriculum vitae; 
  c) i dati relativi allo svolgimento di incarichi o  la  titolarita'
di cariche in enti di diritto privato  regolati  o  finanziati  dalla
pubblica amministrazione o lo svolgimento di attivita' professionali; 
  d) i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro,
di consulenza o  di  collaborazione,  con  specifica  evidenza  delle
eventuali  componenti  variabili  o  legate  alla   valutazione   del
risultato. 
  2. La pubblicazione degli estremi degli  atti  di  conferimento  di
incarichi   dirigenziali   a   soggetti   estranei   alla    pubblica
amministrazione, di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni
a qualsiasi titolo per i quali e' previsto un compenso,  completi  di
indicazione dei soggetti percettori, della  ragione  dell'incarico  e
dell'ammontare erogato, nonche' la comunicazione alla Presidenza  del
Consiglio dei Ministri - Dipartimento  della  funzione  pubblica  dei
relativi dati ai sensi dell'articolo 53, comma 14,  secondo  periodo,
del  decreto  legislativo  30  marzo  2001,  n.  165   e   successive
modificazioni,  sono  condizioni  per  l'acquisizione  dell'efficacia
dell'atto  e  per  la  liquidazione   dei   relativi   compensi.   Le
amministrazioni pubblicano e  mantengono  aggiornati  sui  rispettivi
siti  istituzionali  gli  elenchi  dei  propri  consulenti  indicando
l'oggetto, la durata e il  compenso  dell'incarico.  Il  Dipartimento
della  funzione  pubblica  consente  la  consultazione,   anche   per
nominativo, dei dati di cui al presente comma. 
  3. In caso di omessa pubblicazione di quanto previsto al  comma  2,
il pagamento  del  corrispettivo  determina  la  responsabilita'  del
dirigente che l'ha disposto,  accertata  all'esito  del  procedimento
disciplinare, e comporta il pagamento di una sanzione pari alla somma
corrisposta, fatto salvo il risarcimento del danno  del  destinatario
ove ricorrano le  condizioni  di  cui  all'articolo  30  del  decreto
legislativo 2 luglio 2010, n. 104. 
  4. Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati cui ai commi 1  e
2 entro tre mesi dal conferimento dell'incarico  e  per  i  tre  anni
successivi alla cessazione dell'incarico. 
  5. Le pubbliche amministrazioni pubblicano e mantengono  aggiornato
l'elenco delle posizioni dirigenziali, integrato dai relativi  titoli
e curricula, attribuite  a  persone,  anche  esterne  alle  pubbliche
amministrazioni,   individuate   discrezionalmente   dall'organo   di
indirizzo politico senza procedure pubbliche  di  selezione,  di  cui
all'articolo 1, commi 39 e 40, della legge 6 novembre 2012, n. 190.
                               Art. 16 

Obblighi di pubblicazione concernenti  la  dotazione  organica  e  il
  costo del personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano  il  conto  annuale  del
personale e delle relative spese sostenute, di cui  all'articolo  60,
comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.  165,  nell'ambito
del quale sono rappresentati i dati relativi alla dotazione  organica
e al personale effettivamente in servizio e al  relativo  costo,  con
l'indicazione della sua distribuzione tra  le  diverse  qualifiche  e
aree professionali, con particolare riguardo al  personale  assegnato
agli uffici di diretta collaborazione con  gli  organi  di  indirizzo
politico. 
  2. Le pubbliche amministrazioni, nell'ambito delle pubblicazioni di
cui al comma 1, evidenziano separatamente, i dati relativi  al  costo
complessivo  del  personale  a  tempo  indeterminato   in   servizio,
articolato  per  aree  professionali,  con  particolare  riguardo  al
personale assegnato agli uffici di  diretta  collaborazione  con  gli
organi di indirizzo politico. 
  3. Le pubbliche amministrazioni pubblicano trimestralmente  i  dati
relativi ai tassi di assenza del personale  distinti  per  uffici  di
livello dirigenziale.
                               Art. 17 

Obblighi di pubblicazione dei dati relativi al personale non a  tempo
                            indeterminato 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano annualmente, nell'ambito
di quanto previsto dall'articolo 16, comma  1,  i  dati  relativi  al
personale con rapporto di lavoro non a tempo  indeterminato,  con  la
indicazione delle diverse tipologie di rapporto, della  distribuzione
di questo personale tra le diverse qualifiche e  aree  professionali,
ivi  compreso  il  personale  assegnato  agli   uffici   di   diretta
collaborazione con gli organi di indirizzo politico. La pubblicazione
comprende l'elenco dei titolari dei contratti a tempo determinato. 
  2. Le pubbliche amministrazioni pubblicano trimestralmente  i  dati
relativi al costo complessivo  del  personale  di  cui  al  comma  1,
articolato  per  aree  professionali,  con  particolare  riguardo  al
personale assegnato agli uffici di  diretta  collaborazione  con  gli
organi di indirizzo politico.
                               Art. 18 

Obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli incarichi  conferiti
                       ai dipendenti pubblici 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano l'elenco degli incarichi
conferiti  o  autorizzati  a  ciascuno  dei  propri  dipendenti,  con
l'indicazione  della  durata  e  del  compenso  spettante  per   ogni
incarico.
                               Art. 19 

                          Bandi di concorso 

  1. Fermi restando gli altri  obblighi  di  pubblicita'  legale,  le
pubbliche amministrazioni pubblicano  i  bandi  di  concorso  per  il
reclutamento,   a   qualsiasi    titolo,    di    personale    presso
l'amministrazione. 
  2. Le pubbliche amministrazioni pubblicano e tengono  costantemente
aggiornato l'elenco dei bandi in  corso,  nonche'  quello  dei  bandi
espletati    nel    corso    dell'ultimo    triennio,    accompagnato
dall'indicazione, per ciascuno di essi,  del  numero  dei  dipendenti
assunti e delle spese effettuate.
                               Art. 20 

Obblighi di pubblicazione dei dati relativi  alla  valutazione  della
  performance e alla distribuzione dei premi al personale. 

  1.  Le  pubbliche  amministrazioni  pubblicano  i   dati   relativi
all'ammontare  complessivo  dei  premi  collegati  alla   performance
stanziati e l'ammontare dei premi effettivamente distribuiti. 
  2.  Le  pubbliche  amministrazioni  pubblicano  i   dati   relativi
all'entita'  del  premio  mediamente   conseguibile   dal   personale
dirigenziale e non dirigenziale, i dati relativi  alla  distribuzione
del trattamento accessorio, in forma aggregata, al fine di dare conto
del livello di selettivita' utilizzato nella distribuzione dei  premi
e  degli  incentivi,  nonche'   i   dati   relativi   al   grado   di
differenziazione nell'utilizzo della premialita' sia per i  dirigenti
sia per i dipendenti. 
  3.  Le  pubbliche  amministrazioni  pubblicano,  altresi',  i  dati
relativi ai livelli di benessere organizzativo.
                               Art. 21 

            Obblighi di pubblicazione concernenti i dati 
                   sulla contrattazione collettiva 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano i riferimenti  necessari
per la consultazione dei contratti e  accordi  collettivi  nazionali,
che  si  applicano  loro,  nonche'   le   eventuali   interpretazioni
autentiche. 
  2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 47,  comma  8,  del
decreto  legislativo  30   marzo   2001,   n.   165,   le   pubbliche
amministrazioni pubblicano i contratti integrativi stipulati, con  la
relazione tecnico-finanziaria e quella illustrativa certificate dagli
organi di controllo di cui all'articolo 40-bis, comma 1, del  decreto
legislativo n.  165  del  2001,  nonche'  le  informazioni  trasmesse
annualmente ai sensi del comma 3 dello stesso articolo. La  relazione
illustrativa, fra l'altro, evidenzia gli effetti attesi in esito alla
sottoscrizione del contratto integrativo in materia di  produttivita'
ed efficienza dei servizi erogati, anche in relazione alle  richieste
dei cittadini.
                               Art. 22 

Obblighi di  pubblicazione  dei  dati  relativi  agli  enti  pubblici
  vigilati, e agli enti di diritto  privato  in  controllo  pubblico,
  nonche' alle partecipazioni in societa' di diritto privato. 

  1. Ciascuna amministrazione pubblica e aggiorna annualmente: 
  a) l'elenco degli enti pubblici,  comunque  denominati,  istituiti,
vigilati e finanziati dalla amministrazione  medesima  ovvero  per  i
quali   l'amministrazione   abbia   il   potere   di   nomina   degli
amministratori dell'ente, con l'elencazione delle funzioni attribuite
e delle attivita'  svolte  in  favore  dell'amministrazione  o  delle
attivita' di servizio pubblico affidate; 
  b) l'elenco delle societa' di cui  detiene  direttamente  quote  di
partecipazione   anche   minoritaria   indicandone   l'entita',   con
l'indicazione delle funzioni attribuite e delle attivita'  svolte  in
favore dell'amministrazione o delle attivita'  di  servizio  pubblico
affidate; 
  c) l'elenco degli enti di diritto privato, comunque denominati,  in
controllo  dell'amministrazione,  con  l'indicazione  delle  funzioni
attribuite e delle attivita' svolte in favore dell'amministrazione  o
delle attivita' di servizio pubblico affidate. Ai fini delle presenti
disposizioni sono enti di diritto privato in controllo  pubblico  gli
enti  di  diritto  privato  sottoposti  a  controllo  da   parte   di
amministrazioni pubbliche, oppure gli enti costituiti o  vigilati  da
pubbliche amministrazioni nei  quali  siano  a  queste  riconosciuti,
anche in assenza di una partecipazione azionaria,  poteri  di  nomina
dei vertici o dei componenti degli organi; 
  d) una o piu' rappresentazioni grafiche che evidenziano i  rapporti
tra l'amministrazione e gli enti di cui al precedente comma. 
  2. Per ciascuno degli enti di cui alle lettere da a) a c) del comma
1 sono pubblicati i dati relativi alla ragione sociale,  alla  misura
della  eventuale  partecipazione  dell'amministrazione,  alla  durata
dell'impegno, all'onere complessivo a qualsiasi titolo  gravante  per
l'anno   sul   bilancio   dell'amministrazione,   al    numero    dei
rappresentanti  dell'amministrazione  negli  organi  di  governo,  al
trattamento economico complessivo a ciascuno di  essi  spettante,  ai
risultati di bilancio degli  ultimi  tre  esercizi  finanziari.  Sono
altresi' pubblicati i dati relativi agli incarichi di  amministratore
dell'ente e il relativo trattamento economico complessivo. 
  3. Nel sito dell'amministrazione e' inserito il collegamento con  i
siti istituzionali degli enti di cui  al  comma  1,  nei  quali  sono
pubblicati i dati relativi ai componenti degli organi di indirizzo  e
ai soggetti titolari di incarico, in applicazione degli articoli 14 e
15. 
  4. Nel caso di mancata o incompleta pubblicazione dei dati relativi
agli enti di cui al comma 1, e' vietata l'erogazione in  loro  favore
di  somme  a  qualsivoglia  titolo  da   parte   dell'amministrazione
interessata. 
  5. Le  amministrazioni  titolari  di  partecipazioni  di  controllo
promuovono l'applicazione dei principi di trasparenza di cui ai commi
1, lettera b), e 2, da parte delle societa' direttamente  controllate
nei  confronti  delle  societa'  indirettamente   controllate   dalle
medesime amministrazioni. 
  6.  Le  disposizioni  di  cui  al  presente  articolo  non  trovano
applicazione   nei   confronti   delle   societa',   partecipate   da
amministrazioni pubbliche, quotate in mercati  regolamentati  e  loro
controllate.
                               Art. 23 

Obblighi di pubblicazione concernenti i provvedimenti amministrativi 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano e  aggiornano  ogni  sei
mesi,  in  distinte   partizioni   della   sezione   «Amministrazione
trasparente», gli elenchi dei provvedimenti adottati dagli organi  di
indirizzo politico e dai dirigenti, con  particolare  riferimento  ai
provvedimenti finali dei procedimenti di: 
  a) autorizzazione o concessione; 
  b) scelta del contraente per l'affidamento di lavori,  forniture  e
servizi, anche con riferimento alla modalita' di selezione  prescelta
ai sensi del  codice  dei  contratti  pubblici,  relativi  a  lavori,
servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163; 
  c) concorsi e prove selettive  per  l'assunzione  del  personale  e
progressioni  di  carriera  di  cui  all'articolo  24   del   decreto
legislativo n. 150 del 2009; 
  d) accordi stipulati dall'amministrazione con  soggetti  privati  o
con altre amministrazioni pubbliche. 
  2. Per ciascuno dei provvedimenti compresi negli elenchi di cui  al
comma 1 sono pubblicati il contenuto, l'oggetto, la  eventuale  spesa
prevista e gli estremi relativi ai principali documenti contenuti nel
fascicolo relativo al procedimento. La  pubblicazione  avviene  nella
forma di una scheda sintetica, prodotta automaticamente  in  sede  di
formazione del documento che contiene l'atto.
                               Art. 24 

Obblighi di pubblicazione dei dati aggregati  relativi  all'attivita'
                           amministrativa 

  1. Le pubbliche amministrazioni che organizzano, a fini conoscitivi
e statistici, i dati relativi alla propria attivita'  amministrativa,
in forma aggregata, per settori di attivita',  per  competenza  degli
organi e degli uffici, per tipologia di procedimenti, li pubblicano e
li tengono costantemente aggiornati. 
  2. Le amministrazioni pubblicano e rendono consultabili i risultati
del  monitoraggio  periodico  concernente  il  rispetto   dei   tempi
procedimentali effettuato ai sensi dell'articolo 1, comma  28,  della
legge 6 novembre 2012, n. 190.
                               Art. 25 

          Obblighi di pubblicazione concernenti i controlli 
                            sulle imprese 

  1. Le pubbliche amministrazioni, in modo dettagliato  e  facilmente
comprensibile, pubblicano sul proprio sito istituzionale e sul  sito:
www.impresainungiorno.gov.it: 
    a) l'elenco delle tipologie di controllo a cui sono  assoggettate
le imprese in ragione della dimensione e del  settore  di  attivita',
indicando per ciascuna di esse i criteri e le relative  modalita'  di
svolgimento; 
    b) l'elenco degli obblighi  e  degli  adempimenti  oggetto  delle
attivita' di controllo che le imprese sono tenute  a  rispettare  per
ottemperare alle disposizioni normative.
                               Art. 26 

Obblighi di pubblicazione degli atti di concessione  di  sovvenzioni,
  contributi, sussidi e attribuzione di vantaggi economici a  persone
  fisiche ed enti pubblici e privati. 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano gli  atti  con  i  quali
sono determinati, ai sensi dell'articolo  12  della  legge  7  agosto
1990, n. 241, i criteri e le modalita' cui le amministrazioni  stesse
devono attenersi  per  la  concessione  di  sovvenzioni,  contributi,
sussidi  ed  ausili  finanziari  e  per  l'attribuzione  di  vantaggi
economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati. 
  2. Le pubbliche amministrazioni pubblicano gli atti di  concessione
delle sovvenzioni, contributi,  sussidi  ed  ausili  finanziari  alle
imprese, e comunque di  vantaggi  economici  di  qualunque  genere  a
persone ed enti pubblici e privati ai sensi del  citato  articolo  12
della legge n. 241 del 1990, di importo superiore a mille euro. 
  3. La pubblicazione ai  sensi  del  presente  articolo  costituisce
condizione legale  di  efficacia  dei  provvedimenti  che  dispongano
concessioni e attribuzioni di importo complessivo superiore  a  mille
euro nel corso dell'anno solare  al  medesimo  beneficiario;  la  sua
eventuale omissione  o  incompletezza  e'  rilevata  d'ufficio  dagli
organi dirigenziali, sotto la propria responsabilita' amministrativa,
patrimoniale e contabile per l'indebita  concessione  o  attribuzione
del  beneficio  economico.  La  mancata,   incompleta   o   ritardata
pubblicazione  rilevata  d'ufficio  dagli  organi  di  controllo   e'
altresi' rilevabile dal destinatario  della  prevista  concessione  o
attribuzione e da chiunque altro abbia interesse, anche ai  fini  del
risarcimento del danno da ritardo da parte  dell'amministrazione,  ai
sensi dell'articolo 30 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104. 
  4. E'  esclusa  la  pubblicazione  dei  dati  identificativi  delle
persone fisiche destinatarie dei provvedimenti  di  cui  al  presente
articolo, qualora da tali dati sia  possibile  ricavare  informazioni
relative allo stato di  salute  ovvero  alla  situazione  di  disagio
economico-sociale degli interessati.
                               Art. 27 

                Obblighi di pubblicazione dell'elenco 
                      dei soggetti beneficiari 

  1. La pubblicazione di cui  all'articolo  26,  comma  2,  comprende
necessariamente, ai fini del comma 3 del medesimo articolo: 
  a) il nome dell'impresa o dell'ente e i rispettivi dati  fiscali  o
il nome di altro soggetto beneficiario; 
  b) l'importo del vantaggio economico corrisposto; 
  c) la norma o il titolo a base dell'attribuzione; 
  d) l'ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del relativo
procedimento amministrativo; 
  e) la modalita' seguita per l'individuazione del beneficiario; 
  f) il link al progetto selezionato e  al  curriculum  del  soggetto
incaricato. 
  2. Le informazioni di cui al comma 1  sono  riportate,  nell'ambito
della sezione «Amministrazione trasparente» e  secondo  modalita'  di
facile consultazione, in formato tabellare  aperto  che  ne  consente
l'esportazione, il trattamento e il riutilizzo ai sensi dell'articolo
7 e devono essere organizzate annualmente in unico elenco per singola
amministrazione.
                               Art. 28 

Pubblicita'  dei  rendiconti  dei  gruppi  consiliari   regionali   e
                             provinciali 

  1. Le regioni, le province  autonome  di  Trento  e  Bolzano  e  le
province pubblicano i rendiconti di cui all'articolo 1, comma 10, del
decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni,
dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, dei gruppi consiliari  regionali
e provinciali, con evidenza delle risorse trasferite  o  assegnate  a
ciascun  gruppo,  con  indicazione  del  titolo  di  trasferimento  e
dell'impiego delle risorse utilizzate. Sono altresi'  pubblicati  gli
atti e le relazioni degli organi di controllo. 
  2. La mancata pubblicazione dei rendiconti  comporta  la  riduzione
del 50 per cento delle risorse da trasferire o da assegnare nel corso
dell'anno.

Capo III

Obblighi di pubblicazione concernenti l’uso delle risorse pubbliche

                               Art. 29 

Obblighi di pubblicazione del bilancio, preventivo  e  consuntivo,  e
  del Piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio,  nonche'
  dei dati concernenti il monitoraggio degli obiettivi. 

  1. Le pubbliche  amministrazioni  pubblicano  i  dati  relativi  al
bilancio di previsione e a quello consuntivo di ciascun anno in forma
sintetica,  aggregata  e  semplificata,  anche  con  il   ricorso   a
rappresentazioni  grafiche,  al   fine   di   assicurare   la   piena
accessibilita' e comprensibilita'. 
  2.  Le  pubbliche  amministrazioni  pubblicano  il  Piano  di   cui
all'articolo 19 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 91, con le
integrazioni e gli aggiornamenti di cui all'articolo 22 del  medesimo
decreto legislativo n. 91 del 2011.
                               Art. 30 

        Obblighi di pubblicazione concernenti i beni immobili 
                    e la gestione del patrimonio. 

  1.  Le  pubbliche  amministrazioni   pubblicano   le   informazioni
identificative  degli  immobili  posseduti,  nonche'  i   canoni   di
locazione o di affitto versati o percepiti.
                               Art. 31 

Obblighi di pubblicazione concernenti i dati  relativi  ai  controlli
  sull'organizzazione e sull'attivita' dell'amministrazione. 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano,  unitamente  agli  atti
cui si riferiscono, i rilievi non recepiti degli organi di  controllo
interno, degli organi di revisione amministrativa e contabile e tutti
i rilievi ancorche'  recepiti  della  Corte  dei  conti,  riguardanti
l'organizzazione e  l'attivita'  dell'amministrazione  o  di  singoli
uffici.

Capo IV

Obblighi di pubblicazione concernenti le prestazioni offerte e i
servizi erogati

                               Art. 32 

       Obblighi di pubblicazione concernenti i servizi erogati 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano la carta dei  servizi  o
il  documento  contenente  gli  standard  di  qualita'  dei   servizi
pubblici. 
  2. Le pubbliche amministrazioni, individuati i servizi erogati agli
utenti, sia finali che intermedi, ai sensi dell'articolo 10, comma 5,
pubblicano: 
  a)  i  costi  contabilizzati,  evidenziando  quelli  effettivamente
sostenuti e quelli imputati al personale per ogni servizio erogato  e
il relativo andamento nel tempo; 
  b)  i  tempi  medi  di  erogazione  dei  servizi,  con  riferimento
all'esercizio finanziario precedente.
                               Art. 33 

                Obblighi di pubblicazione concernenti 
              i tempi di pagamento dell'amministrazione 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano, con cadenza annuale, un
indicatore dei propri tempi medi di pagamento relativi agli  acquisti
di  beni,   servizi   e   forniture,   denominato:   «indicatore   di
tempestivita' dei pagamenti».
                               Art. 34 

                 Trasparenza degli oneri informativi 

  1.  I  regolamenti  ministeriali  o  interministeriali,  nonche'  i
provvedimenti amministrativi  a  carattere  generale  adottati  dalle
amministrazioni  dello  Stato  per  regolare  l'esercizio  di  poteri
autorizzatori,  concessori  o  certificatori,  nonche'  l'accesso  ai
servizi  pubblici  ovvero  la  concessione  di  benefici,  recano  in
allegato  l'elenco  di  tutti  gli  oneri  informativi  gravanti  sui
cittadini e  sulle  imprese  introdotti  o  eliminati  con  gli  atti
medesimi.  Per  onere  informativo  si  intende   qualunque   obbligo
informativo o adempimento che comporti la  raccolta,  l'elaborazione,
la trasmissione, la conservazione e la produzione di  informazioni  e
documenti alla pubblica amministrazione. 
  2. Ferma restando, ove prevista, la  pubblicazione  nella  Gazzetta
Ufficiale, gli atti di cui  al  comma  1  sono  pubblicati  sui  siti
istituzionali delle amministrazioni, secondo i criteri e le modalita'
definite con il regolamento di cui all'articolo 7, commi 2 e 4, della
legge 11 novembre 2011, n. 180.
                               Art. 35 

Obblighi di pubblicazione relativi ai procedimenti  amministrativi  e
  ai  controlli  sulle  dichiarazioni  sostitutive  e  l'acquisizione
  d'ufficio dei dati. 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano  i  dati  relativi  alle
tipologie  di  procedimento  di  propria  competenza.  Per   ciascuna
tipologia di procedimento sono pubblicate le seguenti informazioni: 
  a) una breve descrizione del procedimento con indicazione di  tutti
i riferimenti normativi utili; 
  b) l'unita' organizzativa responsabile dell'istruttoria; 
  c)  il  nome  del  responsabile  del  procedimento,  unitamente  ai
recapiti   telefonici   e   alla   casella   di   posta   elettronica
istituzionale,   nonche',   ove   diverso,    l'ufficio    competente
all'adozione del provvedimento finale, con l'indicazione del nome del
responsabile  dell'ufficio,   unitamente   ai   rispettivi   recapiti
telefonici e alla casella di posta elettronica istituzionale; 
  d) per i procedimenti ad istanza di parte, gli atti e  i  documenti
da allegare all'istanza  e  la  modulistica  necessaria,  compresi  i
fac-simile per  le  autocertificazioni,  anche  se  la  produzione  a
corredo dell'istanza e' prevista da norme  di  legge,  regolamenti  o
atti pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, nonche' gli uffici ai quali
rivolgersi per informazioni, gli orari e le modalita' di accesso  con
indicazione degli indirizzi, dei recapiti telefonici e delle  caselle
di posta elettronica istituzionale, a cui presentare le istanze; 
  e) le modalita' con le quali gli interessati  possono  ottenere  le
informazioni relative ai procedimenti in corso che li riguardino; 
  f)  il  termine  fissato  in  sede  di  disciplina  normativa   del
procedimento per la conclusione con l'adozione  di  un  provvedimento
espresso e ogni altro termine procedimentale rilevante; 
  g) i procedimenti per i quali il provvedimento dell'amministrazione
puo' essere sostituito da una dichiarazione dell'interessato,  ovvero
il  procedimento   puo'   concludersi   con   il   silenzio   assenso
dell'amministrazione; 
  h) gli  strumenti  di  tutela,  amministrativa  e  giurisdizionale,
riconosciuti dalla legge in favore dell'interessato,  nel  corso  del
procedimento e nei confronti del provvedimento finale ovvero nei casi
di adozione del provvedimento oltre il termine predeterminato per  la
sua conclusione e i modi per attivarli; 
  i) il link di accesso al servizio on line, ove sia gia' disponibile
in rete, o i tempi previsti per la sua attivazione; 
  l) le modalita' per  l'effettuazione  dei  pagamenti  eventualmente
necessari, con le informazioni di cui all'articolo 36; 
  m) il nome del soggetto a cui e' attribuito, in caso di inerzia, il
potere sostitutivo, nonche' le modalita' per  attivare  tale  potere,
con indicazione dei recapiti telefonici  e  delle  caselle  di  posta
elettronica istituzionale; 
  n) i risultati delle indagini  di  customer  satisfaction  condotte
sulla  qualita'  dei  servizi  erogati  attraverso  diversi   canali,
facendone rilevare il relativo andamento. 
  2. Le pubbliche amministrazioni non  possono  richiedere  l'uso  di
moduli e formulari che non siano stati pubblicati; in caso di  omessa
pubblicazione, i relativi procedimenti possono essere  avviati  anche
in assenza dei suddetti moduli  o  formulari.  L'amministrazione  non
puo' respingere l'istanza adducendo il mancato utilizzo dei moduli  o
formulari o la mancata produzione di tali atti o  documenti,  e  deve
invitare l'istante  a  integrare  la  documentazione  in  un  termine
congruo. 
  3. Le pubbliche amministrazioni pubblicano nel sito istituzionale: 
  a)  i  recapiti  telefonici  e  la  casella  di  posta  elettronica
istituzionale dell'ufficio responsabile  per  le  attivita'  volte  a
gestire, garantire e verificare la trasmissione dei dati o  l'accesso
diretto agli stessi da  parte  delle  amministrazioni  procedenti  ai
sensi degli articoli 43, 71 e 72 del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; 
  b) le convenzioni-quadro  volte  a  disciplinare  le  modalita'  di
accesso   ai   dati   di   cui    all'articolo    58    del    codice
dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7  marzo
2005, n. 82; 
  c) le ulteriori modalita' per la tempestiva acquisizione  d'ufficio
dei dati nonche' per lo svolgimento dei controlli sulle dichiarazioni
sostitutive da parte delle amministrazioni procedenti.
                               Art. 36 

             Pubblicazione delle informazioni necessarie 
            per l'effettuazione di pagamenti informatici 

  1. Le pubbliche  amministrazioni  pubblicano  e  specificano  nelle
richieste di pagamento i dati e le informazioni di cui all'articolo 5
del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

Capo V

Obblighi di pubblicazione in settori speciali

                               Art. 37 

Obblighi di pubblicazione concernenti i contratti pubblici di lavori,
                         servizi e forniture 

  1. Fermi restando gli altri obblighi di pubblicita'  legale  e,  in
particolare, quelli previsti dall'articolo 1, comma 32, della legge 6
novembre 2012, n. 190,  ciascuna  amministrazione  pubblica,  secondo
quanto previsto dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e, in
particolare, dagli articoli 63, 65, 66,  122,  124,  206  e  223,  le
informazioni relative alle procedure per l'affidamento e l'esecuzione
di opere e lavori pubblici, servizi e forniture. 
  2. Le pubbliche amministrazioni sono tenute altresi' a  pubblicare,
nell'ipotesi di cui all'articolo 57, comma 6, del decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163, la delibera a contrarre.
                               Art. 38 

      Pubblicita' dei processi di pianificazione, realizzazione 
                 e valutazione delle opere pubbliche 

  1. Le  pubbliche  amministrazioni  pubblicano  tempestivamente  sui
propri  siti  istituzionali:  i  documenti  di  programmazione  anche
pluriennale delle opere pubbliche di competenza dell'amministrazione,
le linee guida per la valutazione degli  investimenti;  le  relazioni
annuali;  ogni  altro   documento   predisposto   nell'ambito   della
valutazione, ivi inclusi i pareri dei valutatori  che  si  discostino
dalle scelte delle amministrazioni e gli esiti delle  valutazioni  ex
post che si discostino dalle valutazioni  ex  ante;  le  informazioni
relative ai Nuclei  di  valutazione  e  verifica  degli  investimenti
pubblici di cui all'articolo 1 della legge 17 maggio  1999,  n.  144,
incluse le funzioni e i compiti  specifici  ad  essi  attribuiti,  le
procedure e i criteri di  individuazione  dei  componenti  e  i  loro
nominativi. 
  2. Le pubbliche  amministrazioni  pubblicano,  fermi  restando  gli
obblighi  di  pubblicazione  di  cui  all'articolo  128  del  decreto
legislativo 12 aprile 2006,  n.  163,  le  informazioni  relative  ai
tempi, ai costi unitari e  agli  indicatori  di  realizzazione  delle
opere pubbliche completate. Le informazioni sui costi sono pubblicate
sulla base di uno schema tipo redatto dall'Autorita' per la vigilanza
sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture,  che  ne  cura
altresi'  la  raccolta  e  la  pubblicazione  nel  proprio  sito  web
istituzionale al fine di consentirne una agevole comparazione.
                               Art. 39 

       Trasparenza dell'attivita' di pianificazione e governo 
                           del territorio 

  1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano: 
    a) gli atti di governo del  territorio,  quali,  tra  gli  altri,
piani  territoriali,  piani  di  coordinamento,   piani   paesistici,
strumenti urbanistici, generali e  di  attuazione,  nonche'  le  loro
varianti; 
    b)  per  ciascuno  degli  atti  di  cui  alla  lettera  a)   sono
pubblicati, tempestivamente, gli schemi di  provvedimento  prima  che
siano  portati  all'approvazione;   le   delibere   di   adozione   o
approvazione; i relativi allegati tecnici. 
  2.  La  documentazione   relativa   a   ciascun   procedimento   di
presentazione  e  approvazione  delle  proposte   di   trasformazione
urbanistica  d'iniziativa  privata  o  pubblica  in   variante   allo
strumento urbanistico generale comunque  denominato  vigente  nonche'
delle proposte di trasformazione urbanistica d'iniziativa  privata  o
pubblica in attuazione dello strumento urbanistico  generale  vigente
che comportino premialita' edificatorie  a  fronte  dell'impegno  dei
privati alla realizzazione di opere di urbanizzazione extra  oneri  o
della cessione  di  aree  o  volumetrie  per  finalita'  di  pubblico
interesse e' pubblicata in una sezione apposita nel sito  del  comune
interessato, continuamente aggiornata. 
  3. La pubblicita' degli atti di cui al  comma  1,  lettera  a),  e'
condizione per l'acquisizione dell'efficacia degli atti stessi. 
  4. Restano ferme le discipline di dettaglio previste dalla  vigente
legislazione statale e regionale.
                               Art. 40 

        Pubblicazione e accesso alle informazioni ambientali 

  1.  In  materia  di  informazioni  ambientali  restano   ferme   le
disposizioni di maggior tutela gia' previste  dall'articolo  3-sexies
del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, dalla  legge  16  marzo
2001, n. 108, nonche' dal decreto legislativo 19 agosto 2005 n. 195. 
  2. Le amministrazioni di cui all'articolo 2, comma 1,  lettera  b),
del decreto legislativo n. 195 del 2005, pubblicano, sui propri  siti
istituzionali  e  in  conformita'  a  quanto  previsto  dal  presente
decreto, le informazioni ambientali di cui all'articolo 2,  comma  1,
lettera a), del decreto legislativo  19  agosto  2005,  n.  195,  che
detengono ai fini delle proprie attivita' istituzionali,  nonche'  le
relazioni di cui all'articolo 10 del medesimo decreto legislativo. Di
tali informazioni deve essere dato specifico rilievo  all'interno  di
un'apposita sezione detta «Informazioni ambientali». 
  3. Sono fatti salvi i casi di esclusione  del  diritto  di  accesso
alle informazioni  ambientali  di  cui  all'articolo  5  del  decreto
legislativo 19 agosto 2005, n. 195. 
  4. L'attuazione degli obblighi di cui al presente articolo  non  e'
in alcun caso subordinata alla  stipulazione  degli  accordi  di  cui
all'articolo 11 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.  Sono
fatti salvi gli effetti degli accordi eventualmente  gia'  stipulati,
qualora assicurino livelli di  informazione  ambientale  superiori  a
quelli garantiti dalle disposizioni del presente decreto. Resta fermo
il potere di  stipulare  ulteriori  accordi  ai  sensi  del  medesimo
articolo 11, nel rispetto  dei  livelli  di  informazione  ambientale
garantiti dalle disposizioni del presente decreto.
                               Art. 41 

            Trasparenza del servizio sanitario nazionale 

  1. Le amministrazioni e gli enti del servizio sanitario  nazionale,
dei servizi sanitari regionali, ivi  comprese  le  aziende  sanitarie
territoriali ed ospedaliere, le agenzie e gli altri enti ed organismi
pubblici che svolgono attivita' di  programmazione  e  fornitura  dei
servizi sanitari, sono tenute all'adempimento di tutti  gli  obblighi
di pubblicazione previsti dalla normativa vigente. 
  2  Le  aziende  sanitarie  ed  ospedaliere  pubblicano   tutte   le
informazioni e i dati concernenti le procedure di conferimento  degli
incarichi di direttore  generale,  direttore  sanitario  e  direttore
amministrativo,  nonche'   degli   incarichi   di   responsabile   di
dipartimento e di strutture semplici  e  complesse,  ivi  compresi  i
bandi e gli  avvisi  di  selezione,  lo  svolgimento  delle  relative
procedure, gli atti di conferimento. 
  3 Alla dirigenza sanitaria di cui al comma 2, fatta eccezione per i
responsabili di strutture semplici,  si  applicano  gli  obblighi  di
pubblicazione di cui all'articolo 15. Per attivita' professionali, ai
sensi del comma 1, lettera c) dell'articolo 15, si intendono anche le
prestazioni professionali svolte in regime intramurario. 
  4 E' pubblicato e annualmente aggiornato l'elenco  delle  strutture
sanitarie private accreditate. Sono altresi' pubblicati  gli  accordi
con esse intercorsi. 
  5. Le regioni includono il  rispetto  di  obblighi  di  pubblicita'
previsti  dalla  normativa  vigente   fra   i   requisiti   necessari
all'accreditamento delle strutture sanitarie. 
  6. Gli enti, le aziende e le  strutture  pubbliche  e  private  che
erogano prestazioni per conto del servizio sanitario sono  tenuti  ad
indicare nel proprio sito, in una apposita sezione denominata  «Liste
di attesa», il tempi di attesa previsti e i tempi medi  effettivi  di
attesa per ciascuna tipologia di prestazione erogata.
                               Art. 42 

Obblighi di pubblicazione concernenti gli interventi  straordinari  e
di emergenza che comportano deroghe alla legislazione vigente. 

  1.  Le  pubbliche  amministrazioni   che   adottano   provvedimenti
contingibili e urgenti  e  in  generale  provvedimenti  di  carattere
straordinario in caso di calamita' naturali o di altre emergenze, ivi
comprese le amministrazioni commissariali e straordinarie  costituite
in base alla legge 24  febbraio  1992,  n.  225,  o  a  provvedimenti
legislativi di urgenza, pubblicano: 
    a) i provvedimenti adottati, con la  indicazione  espressa  delle
norme di legge eventualmente derogate  e  dei  motivi  della  deroga,
nonche'   l'indicazione   di   eventuali   atti   amministrativi    o
giurisdizionali intervenuti; 
    b) i termini temporali eventualmente fissati per l'esercizio  dei
poteri di adozione dei provvedimenti straordinari; 
    c) il costo  previsto  degli  interventi  e  il  costo  effettivo
sostenuto dall'amministrazione; 
    d) le particolari forme di partecipazione  degli  interessati  ai
procedimenti di adozione dei provvedimenti straordinari. 
  ((1-bis. I Commissari delegati di cui all'articolo 5,  della  legge
24 febbraio 1992,  n.  225,  svolgono  direttamente  le  funzioni  di
responsabili per la prevenzione della corruzione di cui  all'articolo
1, comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190 e di responsabili per
la trasparenza di cui all' articolo 43 del presente decreto.))

Capo VI

Vigilanza sull’attuazione delle disposizioni e sanzioni

                               Art. 43 

                   Responsabile per la trasparenza 

  1. All'interno di  ogni  amministrazione  il  responsabile  per  la
prevenzione della corruzione, di cui all'articolo 1, comma  7,  della
legge 6 novembre 2012, n. 190,  svolge,  di  norma,  le  funzioni  di
Responsabile per la trasparenza, di seguito «Responsabile», e il  suo
nominativo e' indicato nel Programma triennale per la  trasparenza  e
l'integrita'. Il  responsabile  svolge  stabilmente  un'attivita'  di
controllo  sull'adempimento  da  parte   dell'amministrazione   degli
obblighi  di  pubblicazione   previsti   dalla   normativa   vigente,
assicurando la completezza,  la  chiarezza  e  l'aggiornamento  delle
informazioni pubblicate, nonche' segnalando all'organo  di  indirizzo
politico,   all'Organismo   indipendente   di   valutazione    (OIV),
all'Autorita'  nazionale  anticorruzione  e,  nei  casi  piu'  gravi,
all'ufficio di disciplina i casi di mancato o  ritardato  adempimento
degli obblighi di pubblicazione. 
  2.  Il  responsabile  provvede  all'aggiornamento   del   Programma
triennale per la trasparenza e l'integrita',  all'interno  del  quale
sono previste specifiche misure di monitoraggio sull'attuazione degli
obblighi di trasparenza e ulteriori misure e iniziative di promozione
della trasparenza in rapporto con il Piano anticorruzione. 
  3.  I  dirigenti  responsabili  degli  uffici  dell'amministrazione
garantiscono il tempestivo e regolare flusso  delle  informazioni  da
pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge. 
  4. Il responsabile controlla  e  assicura  la  regolare  attuazione
dell'accesso civico sulla  base  di  quanto  stabilito  dal  presente
decreto. 
  5. In relazione alla loro gravita', il responsabile segnala i  casi
di inadempimento o di adempimento parziale degli obblighi in  materia
di pubblicazione previsti dalla  normativa  vigente,  all'ufficio  di
disciplina,  ai  fini  dell'eventuale  attivazione  del  procedimento
disciplinare. Il responsabile segnala altresi' gli  inadempimenti  al
vertice    politico    dell'amministrazione,    all'OIV    ai    fini
dell'attivazione delle altre forme di responsabilita'.
                               Art. 44 

         Compiti degli organismi indipendenti di valutazione 

  1. L'organismo indipendente di valutazione verifica la coerenza tra
gli obiettivi previsti nel Programma triennale per la  trasparenza  e
l'integrita' di cui all'articolo 10 e quelli indicati nel Piano della
performance,   valutando   altresi'   l'adeguatezza   dei    relativi
indicatori. I soggetti deputati alla misurazione e valutazione  delle
performance, nonche' l'OIV,  utilizzano  le  informazioni  e  i  dati
relativi all'attuazione degli obblighi di trasparenza ai  fini  della
misurazione e valutazione delle performance  sia  organizzativa,  sia
individuale del responsabile  e  dei  dirigenti  dei  singoli  uffici
responsabili della trasmissione dei dati.
                               Art. 45 

Compiti della Commissione  per  la  valutazione,  l'integrita'  e  la
  trasparenza delle pubbliche amministrazioni (CIVIT). 

  1.  La  CIVIT,   anche   in   qualita'   di   Autorita'   nazionale
anticorruzione, controlla  l'esatto  adempimento  degli  obblighi  di
pubblicazione previsti dalla normativa  vigente,  esercitando  poteri
ispettivi  mediante  richiesta  di  notizie,  informazioni,  atti   e
documenti alle amministrazioni pubbliche e  ordinando  l'adozione  di
atti o provvedimenti richiesti dalla  normativa  vigente,  ovvero  la
rimozione di comportamenti o atti  contrastanti  con  i  piani  e  le
regole sulla trasparenza. 
  2.  La  CIVIT,   anche   in   qualita'   di   Autorita'   nazionale
anticorruzione,  controlla  l'operato   dei   responsabili   per   la
trasparenza a cui puo'  chiedere  il  rendiconto  sui  risultati  del
controllo svolto all'interno delle  amministrazioni.  La  CIVIT  puo'
inoltre chiedere  all'organismo  indipendente  di  valutazione  (OIV)
ulteriori informazioni sul controllo  dell'esatto  adempimento  degli
obblighi di trasparenza previsti dalla normativa vigente. 
  3. La CIVIT puo' inoltre  avvalersi  delle  banche  dati  istituite
presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento  della
funzione  pubblica  per  il  monitoraggio  degli  adempimenti   degli
obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente. 
  4. In relazione alla loro gravita', la  CIVIT  segnala  i  casi  di
inadempimento  o  di   adempimento   parziale   degli   obblighi   di
pubblicazione  previsti  dalla  normativa  vigente   all'ufficio   di
disciplina dell'amministrazione interessata  ai  fini  dell'eventuale
attivazione del procedimento disciplinare a carico del responsabile o
del dirigente tenuto alla trasmissione delle informazioni.  La  CIVIT
segnala  altresi'  gli  inadempimenti  ai  vertici   politici   delle
amministrazioni, agli OIV e, se del caso, alla Corte  dei  conti,  ai
fini dell'attivazione delle altre forme di responsabilita'. La  CIVIT
rende pubblici i relativi provvedimenti. La CIVIT, inoltre, controlla
e  rende  noti  i  casi  di  mancata  attuazione  degli  obblighi  di
pubblicazione  di  cui  all'articolo   14   del   presente   decreto,
pubblicando i nominativi dei soggetti interessati per i quali non  si
e' proceduto alla pubblicazione.
                               Art. 46 

         Violazione degli obblighi di trasparenza - Sanzioni 

  1. L'inadempimento degli obblighi di pubblicazione  previsti  dalla
normativa  vigente  o  la  mancata  predisposizione   del   Programma
triennale per la trasparenza e l'integrita' costituiscono elemento di
valutazione della responsabilita' dirigenziale,  eventuale  causa  di
responsabilita' per danno all'immagine  dell'amministrazione  e  sono
comunque valutati ai fini della corresponsione della retribuzione  di
risultato e del trattamento  accessorio  collegato  alla  performance
individuale dei responsabili. 
  2. Il responsabile non risponde dell'inadempimento  degli  obblighi
di cui al comma 1 se prova che tale inadempimento e' dipeso da  causa
a lui non imputabile.
                               Art. 47 

                     Sanzioni per casi specifici 

  1. La mancata o incompleta comunicazione delle informazioni  e  dei
dati di cui all'articolo 14, concernenti la  situazione  patrimoniale
complessiva del titolare dell'incarico al momento dell'assunzione  in
carica,  la  titolarita'  di  imprese,  le  partecipazioni  azionarie
proprie, del coniuge e dei parenti entro il  secondo  grado,  nonche'
tutti i compensi cui da diritto l'assunzione della carica, da'  luogo
a una sanzione amministrativa pecuniaria  da  500  a  10.000  euro  a
carico del responsabile della mancata  comunicazione  e  il  relativo
provvedimento e' pubblicato sul sito internet dell'amministrazione  o
organismo interessato. 
  2.  La  violazione  degli  obblighi   di   pubblicazione   di   cui
all'articolo 22, comma 2, da' luogo ad  una  sanzione  amministrativa
pecuniaria da 500 a 10.000  euro  a  carico  del  responsabile  della
violazione.  La  stessa  sanzione  si  applica  agli   amministratori
societari che non comunicano ai soci pubblici il proprio incarico  ed
il relativo compenso entro trenta giorni dal conferimento ovvero, per
le indennita' di risultato, entro trenta giorni dal percepimento. 
  3. Le sanzioni di cui ai commi 1 e 2 sono  irrogate  dall'autorita'
amministrativa competente in base a quanto previsto  dalla  legge  24
novembre 1981, n. 689.

Capo VII

Disposizioni finali e transitorie

                               Art. 48 

         Norme sull'attuazione degli obblighi di pubblicita' 
                            e trasparenza 

  1. Il  Dipartimento  della  funzione  pubblica  definisce  criteri,
modelli e schemi standard per l'organizzazione, la codificazione e la
rappresentazione dei documenti, delle informazioni e dei dati oggetto
di pubblicazione  obbligatoria  ai  sensi  della  normativa  vigente,
nonche'    relativamente     all'organizzazione     della     sezione
«Amministrazione trasparente». 
  2. L'allegato A, che  costituisce  parte  integrante  del  presente
decreto, individua modelli e schemi standard per l'organizzazione, la
codificazione e la rappresentazione dei documenti, delle informazioni
e dei dati oggetto  di  pubblicazione  obbligatoria  ai  sensi  della
normativa  vigente.  Alla  eventuale  modifica  dell'allegato  A   si
provvede con i decreti di cui al comma 3. 
  3. Gli standard, i modelli e gli schemi di  cui  al  comma  1  sono
adottati con decreti  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,
sentiti  il  Garante  per  la  protezione  dei  dati  personali,   la
Conferenza unificata, l'Agenzia Italia Digitale, la CIVIT e l'ISTAT. 
  4. I decreti di cui al comma 3 recano disposizioni finalizzate: 
    a) ad assicurare il coordinamento informativo e  informatico  dei
dati, per  la  soddisfazione  delle  esigenze  di  uniformita'  delle
modalita' di codifica e di rappresentazione delle informazioni e  dei
dati pubblici, della loro confrontabilita' e  della  loro  successiva
rielaborazione; 
    b) a definire, anche per specifici settori e tipologie di dati, i
requisiti di qualita' delle informazioni  diffuse,  individuando,  in
particolare,  i   necessari   adeguamenti   da   parte   di   singole
amministrazioni con propri regolamenti, le procedure di  validazione,
i controlli anche sostitutivi, le competenze professionali  richieste
per  la  gestione  delle  informazioni  diffuse  attraverso  i   siti
istituzionali,  nonche'  i  meccanismi  di  garanzia   e   correzione
attivabili su richiesta di chiunque vi abbia interesse. 
  5. Le amministrazioni  di  cui  all'articolo  11,  nell'adempimento
degli obblighi di pubblicazione  previsti  dalla  normativa  vigente,
sono tenute a conformarsi agli standard, ai modelli ed agli schemi di
cui al comma 1.
                               Art. 49 

                     Norme transitorie e finali 

  1. L'obbligo di pubblicazione  dei  dati  di  cui  all'articolo  24
decorre dal termine di sei mesi dalla data di entrata in  vigore  del
presente decreto. 
  2. Con uno o piu' decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri
sono determinate le modalita' di applicazione delle disposizioni  del
presente decreto alla  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri,  in
considerazione delle peculiarita' del relativo ordinamento  ai  sensi
degli articoli 92 e 95 della Costituzione. 
  3. Le sanzioni di cui all'articolo 47 si  applicano,  per  ciascuna
amministrazione,  a  partire  dalla  data  di  adozione   del   primo
aggiornamento  annuale  del  Piano  triennale  della  trasparenza   e
comunque a partire dal centottantesimo giorno successivo alla data di
entrata in vigore del presente decreto. 
  4. Le regioni a Statuto speciale e le province autonome di Trento e
Bolzano possono individuare forme e  modalita'  di  applicazione  del
presente  decreto  in   ragione   della   peculiarita'   dei   propri
ordinamenti.
                               Art. 50 

                       Tutela giurisdizionale 

  1. Le controversie relative agli obblighi di  trasparenza  previsti
dalla normativa vigente sono disciplinate dal decreto  legislativo  2
luglio 2010, n. 104.
                               Art. 51 

                       Invarianza finanziaria 

  1. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza  pubblica.  Le  amministrazioni
interessate provvedono  agli  adempimenti  previsti  con  le  risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
                               Art. 52 

                 Modifiche alla legislazione vigente 

  1. Alla legge 5 luglio 1982, n. 441,  sono  apportate  le  seguenti
modifiche: 
    a) all'articolo 1, primo comma: 
  1) al numero 2), dopo le parole: «ai Ministri,»  sono  inserite  le
seguenti: «ai Vice Ministri,»; 
  2) al numero 3), dopo le parole: «ai  consiglieri  regionali»  sono
inserite le seguenti: «e ai componenti della giunta regionale»; 
  3) al numero 4), dopo le parole: «ai consiglieri provinciali»  sono
inserite le seguenti: «e ai componenti della giunta provinciale»; 
  4) al numero 5), le parole: «ai consiglieri di comuni capoluogo  di
provincia ovvero con popolazione superiore ai 50.000  abitanti»  sono
sostituite dalle seguenti: «ai consiglieri  di  comuni  capoluogo  di
provincia ovvero con popolazione superiore ai 15.000 abitanti;»; 
    b) all'articolo 2, secondo comma, le  parole:  «del  coniuge  non
separato e dei figli conviventi, se gli stessi  vi  consentono»  sono
sostituite dalle seguenti: «del coniuge  non  separato,  nonche'  dei
figli e dei parenti entro il  secondo  grado  di  parentela,  se  gli
stessi vi consentono». 
  2. All'articolo 12, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241,  le
parole: «ed alla pubblicazione» sono soppresse. 
  3. L'articolo 54 del decreto legislativo 7 marzo 2005,  n.  82,  e'
sostituito  dal  seguente:  «Art.  54.  (Contenuto  dei  siti   delle
pubbliche   amministrazioni).   -   1.   I   siti   delle   pubbliche
amministrazioni contengono i  dati  di  cui  al  decreto  legislativo
recante il riordino della  disciplina  riguardante  gli  obblighi  di
pubblicita', trasparenza e diffusione di informazioni da parte  delle
pubbliche amministrazioni, adottato ai sensi dell'articolo  1,  comma
35, della legge 6 novembre 2012, n. 190». 
  4. Al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, sono apportate  le
seguenti modificazioni: 
  a) all'articolo  23,  comma  1,  dopo  la  parola:  «accesso»  sono
inserite le seguenti: «e trasparenza amministrativa»; 
  b)  all'articolo  87,  comma  2,  lettera  c),  dopo   la   parola:
«amministrativi» sono inserite le seguenti: «e  di  violazione  degli
obblighi di trasparenza amministrativa»; 
  c)  all'articolo  116,  comma  1,  dopo   le   parole:   «documenti
amministrativi» sono inserite le seguenti: «, nonche' per  la  tutela
del  diritto  di  accesso  civico  connessa  all'inadempimento  degli
obblighi di trasparenza»; 
  d) all'articolo 116, comma 4, dopo le parole:  «l'esibizione»  sono
inserite le seguenti: «e, ove previsto, la pubblicazione»; 
  e) all'articolo 133, comma 1, lettera a), n. 6),  dopo  la  parola:
«amministrativi» sono  inserite  le  seguenti:  «e  violazione  degli
obblighi di trasparenza amministrativa». 
  5. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto,  qualsiasi
rinvio al Programma triennale per la trasparenza  e  l'integrita'  di
cui all'articolo 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n.  150,
si intende riferito all'articolo 10.
                               Art. 53 

               Abrogazione espressa di norme primarie 

  1. Dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto  sono
abrogate le seguenti disposizioni: 
  a) articolo 26, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241; 
  b) articolo 1, comma 127, della legge 23 dicembre 1996, n.  662,  e
successive modificazioni; 
  c) articolo 41-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 
  d) articoli 40-bis, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, e successive modificazioni; 
  e) articolo 19, comma 3-bis,  del  decreto  legislativo  30  giugno
2003, n. 196; 
  f) articolo 57 del decreto legislativo  7  marzo  2005,  n.  82,  e
successive modificazioni; 
  g) articolo 3, comma 18, della legge 24 dicembre 2007, n. 244; 
  h) articolo 21, comma 1, art. 23, commi 1, 2 e 5,  della  legge  18
giugno 2009, n. 69; 
  i) articolo 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150; 
  l) articolo 6, comma 1, lettera b), e  comma  2,  lettera  b),  del
decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 12 luglio 2011, n. 106; 
  o) articolo 20, comma 1, del decreto legislativo 31 maggio 2011, n.
91; 
  p) articolo 8 del decreto-legge 6 luglio 2011, n.  98,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 11; 
  q) articolo 6, comma 6, della legge 11 novembre 2011, n. 180; 
  r) articolo 9 del decreto legislativo 29 novembre 2011, n. 228; 
  s) articolo 14, comma 2, del decreto-legge 9 febbraio 2012,  n.  5,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35; 
  t) articolo 18 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito,
con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134; 
  u) articolo 5, comma 11-sexies, del decreto-legge 6 luglio 2012, n.
95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 14 marzo 2013 

                             NAPOLITANO 

                                Monti, Presidente del  Consiglio  dei
                                Ministri 

                                Patroni  Griffi,  Ministro   per   la
                                pubblica   amministrazione    e    la
                                semplificazione 

Visto, il Guardasigilli: Severino

 

                                                             Allegato 

1. Struttura delle informazioni sui siti istituzionali. 

    La sezione dei siti istituzionali denominata "Amministrazione
  trasparente" deve essere organizzata in sotto-sezioni all'interno
   delle quali devono essere inseriti i documenti, le informazioni
  e i dati previsti dal presente decreto. Le sotto-sezioni di primo
    e secondo livello e i relativi contenuti sono indicati nella
        Tabella 1. Le sotto-sezioni devono essere denominate
              esattamente come indicato in Tabella 1.

|=======================|============================|==============|
|     Denominazione     |       Denominazione        |   Contenuti  |
|     sotto-sezione     |       sotto-sezione        | (riferimento |
|       1 livello       |         2 livello          |  al decreto) |
|=======================|============================|==============|
|                       |Programma per la Trasparenza|Art. 10, c. 8,|
|                       |e l'Integrita'              |lett. a       |
| Disposizioni generali |----------------------------|--------------|
|                       |Atti generali               |Art. 12,      |
|                       |                            |c. 1,2        |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Oneri informativi per       |Art. 34,      |
|                       |cittadini e imprese         |c. 1,2        |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Organi di indirizzo         |Art. 13, c. 1,|
|                       |politico-amministrativo     |lett. a       |
|                       |                            |--------------|
|                       |                            |Art. 14       |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Sanzioni per mancata        |Art. 47       |
|                       |comunicazione dei dati      |              |
|     Organizzazione    |----------------------------|--------------|
|                       |Rendiconti gruppi consiliari|Art. 28, c. 1 |
|                       |regionali/provinciali       |              |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Articolazione degli uffici  |Art. 13, c. 1,|
|                       |                            |lett. b, c    |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Telefono e posta elettronica|Art. 13, c. 1,|
|                       |                            |lett. d       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|       Consulenti      |                            |Art. 15,      |
|    e collaboratori    |                            |c. 1,2        |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Incarichi amministrativi    |Art. 15,      |
|                       |di vertice                  |c. 1,2        |
|                       |                            |--------------|
|                       |                            |Art. 41,      |
|                       |                            |c. 2, 3       |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Dirigenti                   |Art. 10, c. 8,|
|                       |                            |lett. d       |
|                       |                            |--------------|
|                       |                            |Art. 15,      |
|                       |                            |c. 1,2,5      |
|                       |                            |--------------|
|                       |                            |Art. 41,      |
|                       |                            |c. 2, 3       |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Posizioni organizzative     |Art. 10, c. 8,|
|                       |                            |lett. d       |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Dotazione organica          |Art. 16,      |
|                       |                            |c. 1,2        |
|       Personale       |----------------------------|--------------|
|                       |Personale non a tempo       |Art. 17,      |
|                       |indeterminato               |c. 1,2        |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Tassi di assenza            |Art. 16, c. 3 |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Incarichi conferiti e       |Art. 18, c. 1 |
|                       |autorizzati ai dipendenti   |              |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Contrattazione collettiva   |Art. 21, c. 1 |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Contrattazione integrativa  |Art. 21, c. 2 |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |OIV                         |Art. 10, c. 8,|
|                       |                            |lett. c       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|   Bandi di concorso   |                            |Art. 19       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Piano della Performance     |Art. 10, c. 8,|
|                       |                            |lett. b       |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Relazione sulla Performance |Art. 10, c. 8,|
|                       |                            |lett. b       |
|      Performance      |----------------------------|--------------|
|                       |Ammontare complessivo       |Art. 20, c. 1 |
|                       |dei premi                   |              |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Dati relativi ai premi      |Art. 20, c. 2 |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Benessere organizzativo     |Art. 20, c. 3 |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Enti pubblici vigilati      |Art. 22, c. 1,|
|                       |                            |lett. a       |
|                       |                            |--------------|
|                       |                            |Art. 22,      |
|                       |                            |c. 2, 3       |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Societa' partecipate        |Art. 22, c. 1,|
|                       |                            |lett. b       |
|                       |                            |--------------|
|                       |                            |Art. 22,      |
|                       |                            |c. 2, 3       |
|    Enti controllati   |----------------------------|--------------|
|                       |Enti di diritto privato     |Art. 22, c. 1,|
|                       |controllati                 |lett. c       |
|                       |                            |--------------|
|                       |                            |Art. 22,      |
|                       |                            |c. 2, 3       |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Rappresentazione grafica    |Art. 22, c. 1,|
|                       |                            |lett. d       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Dati aggregati attivita'    |Art. 24, c. 1 |
|                       |amministrativa              |              |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Tipologie di procedimento   |Art. 35,      |
|      Attivita' e      |                            |c. 1,2        |
|     procedimenti      |----------------------------|--------------|
|                       |Monitoraggio tempi          |Art. 24, c. 2 |
|                       |procedimentali              |              |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Dichiarazioni sostitutive   |Art. 35, c. 3 |
|                       |e acquisizione d'ufficio    |              |
|                       |dei dati                    |              |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Provvedimenti organi        |Art. 23       |
|                       |indirizzo-politico          |              |
|     Provvedimenti     |----------------------------|--------------|
|                       |Provvedimenti dirigenti     |Art. 23       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|Controlli sulle imprese|                            |Art. 25       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|     Bandi di gara     |                            |Art. 37,      |
|      e contratti      |                            |c. 1,2        |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Criteri e modalita'         |Art. 26, c. 1 |
|Sovvenzioni,contributi,|                            |              |
|   sussidi,vantaggi    |                            |              |
|       economici       |----------------------------|--------------|
|                       |Atti di concessione         |Art. 26, c. 2 |
|                       |                            |--------------|
|                       |                            |Art. 27       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Bilancio preventivo         |Art. 29, c. 1 |
|                       |e consuntivo                |              |
|        Bilanci        |----------------------------|--------------|
|                       |Piano degli indicatori      |Art. 29, c. 2 |
|                       |e risultati attesi          |              |
|                       |di bilancio                 |              |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Patrimonio immobiliare      |Art. 30       |
|      Beni immobili    |                            |              |
| e gestione patrimonio |----------------------------|--------------|
|                       |Canoni di locazione         |Art. 30       |
|                       |o affitto                   |              |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|  Controlli e rilievi  |                            |Art. 31, c. 1 |
|  sull'amministrazione |                            |              |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Carta dei servizi           |Art. 32, c. 1 |
|                       |e standard di qualita'      |              |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Costi contabilizzati        |Art. 32, c. 2,|
|                       |                            |lett. a       |
|                       |                            |--------------|
|    Servizi erogati    |                            |Art. 10, c. 5 |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Tempi medi di erogazione    |Art. 32, c. 2,|
|                       |dei servizi                 |lett. b       |
|                       |----------------------------|--------------|
|                       |Liste di attesa             |Art. 41, c. 6 |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|                       |Indicatore di tempestivita' |Art. 33       |
|       Pagamenti       |dei pagamenti               |              |
|  dell'amministrazione |----------------------------|--------------|
|                       |IBAN e pagamenti informatici|Art. 36       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|    Opere pubbliche    |                            |Art. 38       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|    Pianificazione e   |                            |Art. 39       |
|governo del territorio |                            |              |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|Informazioni ambientali|                            |Art. 40       |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|  Strutture sanitarie  |                            |Art. 41, c. 4 |
|  private accreditate  |                            |              |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|Interventi straordinari|                            |Art. 42       |
|    e di emergenza     |                            |              |
|-----------------------|----------------------------|--------------|
|    Altri contenuti    |                            |              |
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Decreto Legislativo 16 gennaio 2013, n. 13

Decreto Legislativo 16 gennaio 2013 , n. 13
(GU n.39 del 15-2-2013)

Definizione delle norme  generali  e  dei  livelli  essenziali  delle
prestazioni per l'individuazione e  validazione  degli  apprendimenti
non formali e informali e  degli  standard  minimi  di  servizio  del
sistema  nazionale  di  certificazione  delle  competenze,  a   norma
dell'articolo 4, commi 58 e 68, della legge 28 giugno  2012,  n.  92.
(13G00043)

Capo I

Disposizioni generali

 

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

  Visti gli  articoli  4,  33,  34,  35,  36,  76,  87  e  117  della
Costituzione; 
  Vista la legge 28 giugno 2012, n.  92,  recante:  «Disposizioni  in
materia di riforma del mercato  del  lavoro  in  una  prospettiva  di
crescita», e in particolare i  commi  da  51  a  61  e  da  64  a  68
dell'articolo 4; 
  Vista  la  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  recante  «Disciplina
dell'attivita'  di  Governo  e  ordinamento  della   Presidenza   del
Consiglio  dei  Ministri»,  e   successive   modificazioni,   ed   in
particolare l'articolo 14; 
  Visto il decreto legislativo 6  settembre  1989,  n.  322,  recante
«Norme sul Sistema  statistico  nazionale  e  sulla  riorganizzazione
dell'Istituto nazionale di statistica, ai sensi  dell'art.  24  della
legge 23 agosto 1988, n. 400»; 
  Vista la legge 24 giugno 1997, n. 196, recante: «Norme  in  materia
di promozione dell'occupazione,» e in particolare l'articolo 17; 
  Vista la legge 10 marzo 2000, n. 62, recante: «Norme per la parita'
scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione»; 
  Visto il decreto legislativo 10 settembre 2003,  n.  276,  recante:
«Attuazione delle deleghe in materia di  occupazione  e  mercato  del
lavoro di cui alla legge 14  febbraio  2003,  n.  30»,  e  successive
modificazioni; 
  Visto il decreto  legislativo  15  aprile  2005,  n.  76,  recante:
«Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all'istruzione e
alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera c),  della
legge 28 marzo 2003, n. 53»; 
  Visto il decreto legislativo 17  ottobre  2005,  n.  226,  recante:
«Definizione delle norme generali  e  dei  livelli  essenziali  delle
prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di  istruzione  e
formazione ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53»,  e  successive
modificazioni; 
  Visto il decreto legislativo 9  novembre  2007,  n.  206,  recante:
«Attuazione della direttiva  2005/36/CE  relativa  al  riconoscimento
delle qualifiche professionali, nonche' della  direttiva  2006/100/CE
che adegua determinate  direttive  sulla  libera  circolazione  delle
persone a seguito dell'adesione di Bulgaria e Romania»; 
  Visto il decreto-legge 25 giugno  2008,  n.  112,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  6  agosto  2008,   n.   133,   recante:
«Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la  semplificazione,
la competitivita', la stabilizzazione della  finanza  pubblica  e  la
perequazione  tributaria»,  ed  in  particolare  l'articolo  64   che
prevede, al  comma  4,  lettera  f),  la  ridefinizione  dell'assetto
organizzativo didattico dei centri d'istruzione per gli  adulti,  ivi
compresi i corsi serali, previsti dalla vigente normativa; 
  Vista la legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante: «Norme in materia
di  organizzazione  delle  universita',  di  personale  accademico  e
reclutamento, nonche' delega al Governo per incentivare la qualita' e
l'efficienza del sistema universitario»; 
  Visto il decreto legislativo 14 settembre 2011,  n.  167,  recante:
«Testo unico dell'apprendistato a norma dell'articolo  1,  comma  30,
della legge 24 dicembre 2007, n. 247», e successive modificazioni; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo  1999,  n.
275, recante:  «Norme  in  materia  di  autonomia  delle  istituzioni
scolastiche»; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,  n.
87, che adotta il «Regolamento recante norme concernenti il  riordino
degli istituti, professionali ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,  n.
88, che adotta il «Regolamento recante norme per  il  riordino  degli
istituti tecnici a norma dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla  legge  6  agosto  2008,  n.
133»; 
  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010,  n.
89,  che  adotta  il  «Regolamento  recante  revisione   dell'assetto
ordinamentale,  organizzativo  e  didattico   dei   licei   a   norma
dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.  112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133»; 
  Visto il decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  25
gennaio 2008, pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  86  dell'11
aprile 2008,  recante:  «Linee  guida  per  la  riorganizzazione  del
Sistema dell'istruzione e formazione tecnica superiore e costituzione
degli Istituti tecnici superiori»; 
  Visto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche  sociali
10 ottobre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n.  256  del  3
novembre  2005,  recante:  «Approvazione  del  modello  di   libretto
formativo del cittadino»; 
  Visto il decreto del Ministro dell'istruzione,  dell'universita'  e
della  ricerca  del  27  gennaio  2010,  pubblicato  nella   Gazzetta
Ufficiale n. 146 del 25 giugno 2010, che  istituisce  il  modello  di
certificato dei saperi e delle competenze acquisiti dagli studenti al
termine dell'obbligo di  istruzione,  in  linea  con  le  indicazioni
dell'Unione europea sulla trasparenza delle certificazioni; 
  Visto il decreto del Ministro dell'istruzione,  dell'universita'  e
della ricerca 7 settembre 2011, recante norme generali concernenti  i
diplomi degli Istituti tecnici  superiori  (ITS)  e  relative  figure
nazionali di riferimento,  la  verifica  e  la  certificazione  delle
competenze di cui agli articoli 4, comma 3, e 8, comma 2, del decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008; 
  Vista l'Intesa in sede di Conferenza  Stato-regioni  del  20  marzo
2008 per la definizione degli standard minimi del  nuovo  sistema  di
accreditamento delle strutture formative per la qualita' dei servizi; 
  Visto l'Accordo in sede di Conferenza Stato-regioni del  27  luglio
2011  riguardante  gli  atti  necessari  per  il  passaggio  a  nuovo
ordinamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale  di
cui al decreto legislativo 17 ottobre  2005,  n.  226,  recepito  con
decreto  del  Ministro  dell'istruzione,  dell'universita'  e   della
ricerca 11 novembre 2011; 
  Visto l'Accordo in sede di Conferenza Stato-regioni del  19  aprile
2012,  riguardante  la  definizione  di  un  sistema   nazionale   di
certificazione delle competenze comunque acquisite in apprendistato a
norma dell'articolo 6 del decreto legislativo 14 settembre  2011,  n.
167, recepito con decreto del Ministro del lavoro e  delle  politiche
sociali 26 settembre 2012; 
  Vista l'Intesa in sede di Conferenza  unificata  del  26  settembre
2012  sullo  schema  di   decreto   del   Ministro   dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca,  riguardante  l'adozione  di  linee
guida  per  realizzare  misure  di   semplificazione   e   promozione
dell'istruzione tecnico professionale, a norma dell'articolo  52  del
decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 4 aprile 2012, n. 35; 
  Vista l'Intesa in sede di  Conferenza  unificata  del  20  dicembre
2012, concernente le politiche per l'apprendimento permanente  e  gli
indirizzi per l'individuazione di criteri generali e priorita' per la
promozione e il sostegno alla realizzazione di reti territoriali,  ai
sensi dell'articolo 4, commi 51 e 55, della legge 28 giugno 2012,  n.
92; 
  Visto il parere in sede di Conferenza  unificata  del  20  dicembre
2012  sullo  schema  di   decreto   del   Ministro   dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca, adottato ai sensi  della  legge  17
maggio 1999, n. 144, articolo 69, comma 1, concernente la definizione
dei percorsi di specializzazione tecnica superiore di cui al capo III
del decreto del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  25  gennaio
2008; 
  Visto l'Accordo in sede di Conferenza Stato-regioni del 20 dicembre
2012, sulla referenziazione del sistema italiano delle qualificazioni
al quadro europeo delle  qualifiche  per  l'apprendimento  permanente
(EQF); 
  Vista la risoluzione  del  Consiglio  dell'Unione  europea  del  12
novembre 2002, sulla promozione di una maggiore cooperazione  europea
in materia di istruzione e formazione professionale, 2003/C  13/02  e
la successiva Dichiarazione di Copenaghen adottata dai Ministri di 31
Paesi europei e dalla Commissione il 30 novembre 2002; 
  Viste le conclusioni del Consiglio e dei rappresentanti dei Governi
degli Stati membri relative ai principi  comuni  europei  concernenti
l'individuazione e la  convalida  dell'apprendimento  non  formale  e
informale del 18 maggio 2004; 
  Vista la decisione relativa al «Quadro  comunitario  unico  per  la
trasparenza delle qualifiche e delle competenze  (EUROPASS)»  del  15
dicembre 2004; 
  Vista la raccomandazione del Parlamento europeo  e  del  Consiglio,
relativa alle competenze chiave per l'apprendimento permanente del 18
dicembre 2006; 
  Vista la raccomandazione del Parlamento europeo  e  del  Consiglio,
sulla  costituzione  del  quadro   europeo   delle   qualifiche   per
l'apprendimento permanente (EQF) del 23 aprile 2008; 
  Visto il regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e  del
Consiglio,  del  9  luglio  2008,  che  pone  norme  in  materia   di
accreditamento  e  vigilanza  del  mercato  per  quanto  riguarda  la
commercializzazione dei prodotti e che abroga il regolamento (CEE) n.
339/93; 
  Vista la raccomandazione del Parlamento europeo  e  del  Consiglio,
sull'istituzione di un sistema europeo di crediti per l'istruzione  e
la formazione professionale (ECVET) del 18 giugno 2009; 
  Vista la raccomandazione del Parlamento europeo  e  del  Consiglio,
sull'istituzione di un quadro europeo di riferimento per la  garanzia
della  qualita'  dell'istruzione  e  della  formazione  professionale
(EQAVET) del 18 giugno 2009; 
  Vista la raccomandazione del Consiglio  dell'Unione  europea  sulla
convalida dell'apprendimento non formale e informale del 20  dicembre
2012; 
  Vista la deliberazione  preliminare  del  Consiglio  dei  Ministri,
adottata nella riunione del 30 novembre 2012; 
  Sentite le parti sociali nell'incontro del 12 dicembre 2012; 
  Acquisita l'Intesa in sede di Conferenza unificata nella seduta del
20 dicembre 2012, ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
riunione dell'11 gennaio 2013; 
  Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali  e
del Ministro dell'istruzione, dell'universita' e  della  ricerca,  di
concerto  con  i  Ministri  per  la  pubblica  amministrazione  e  la
semplificazione e dello sviluppo economico; 

                              E m a n a 
                  il seguente decreto legislativo: 

                               Art. 1 

                               Oggetto 

  1.  La  Repubblica,  nell'ambito  delle  politiche   pubbliche   di
istruzione, formazione, lavoro, competitivita', cittadinanza attiva e
del welfare, promuove l'apprendimento permanente quale diritto  della
persona e assicura a tutti  pari  opportunita'  di  riconoscimento  e
valorizzazione delle competenze comunque acquisite in accordo con  le
attitudini e le scelte individuali e in  una  prospettiva  personale,
civica, sociale e occupazionale. 
  2. Al fine di  promuovere  la  crescita  e  la  valorizzazione  del
patrimonio culturale e professionale acquisito  dalla  persona  nella
sua  storia  di  vita,  di  studio  e  di  lavoro,  garantendone   il
riconoscimento,  la  trasparenza  e  la  spendibilita',  il  presente
decreto  legislativo  definisce  le  norme  generali  e   i   livelli
essenziali delle prestazioni per l'individuazione e validazione degli
apprendimenti non formali  e  informali  e  gli  standard  minimi  di
servizio del sistema nazionale di  certificazione  delle  competenze,
riferiti agli ambiti di  rispettiva  competenza  dello  Stato,  delle
regioni e delle province autonome di Trento e di  Bolzano,  anche  in
funzione del riconoscimento in termini di crediti formativi in chiave
europea.
                               Art. 2 

                             Definizioni 

  1. Ai fini e agli effetti delle disposizioni  di  cui  al  presente
decreto legislativo si intende per: 
    a) «apprendimento  permanente»:  qualsiasi  attivita'  intrapresa
dalla persona in modo formale, non formale e informale,  nelle  varie
fasi della vita, al fine di migliorare le conoscenze, le capacita'  e
le competenze, in una  prospettiva  di  crescita  personale,  civica,
sociale e occupazionale; 
    b)  «apprendimento  formale»:  apprendimento  che  si  attua  nel
sistema di istruzione e formazione e nelle universita' e  istituzioni
di alta formazione artistica, musicale e coreutica, e che si conclude
con il conseguimento di un titolo di studio  o  di  una  qualifica  o
diploma professionale, conseguiti anche in apprendistato,  o  di  una
certificazione riconosciuta, nel rispetto della legislazione  vigente
in materia di ordinamenti scolastici e universitari; 
    c) «apprendimento non formale»: apprendimento  caratterizzato  da
una scelta intenzionale della persona, che si realizza  al  di  fuori
dei sistemi indicati alla lettera b), in ogni organismo che  persegua
scopi educativi e formativi, anche  del  volontariato,  del  servizio
civile nazionale e del privato sociale e nelle imprese; 
    d)  «apprendimento  informale»:  apprendimento   che,   anche   a
prescindere  da  una   scelta   intenzionale,   si   realizza   nello
svolgimento, da parte di ogni persona, di attivita' nelle  situazioni
di vita quotidiana e nelle  interazioni  che  in  essa  hanno  luogo,
nell'ambito del contesto di lavoro, familiare e del tempo libero; 
    e)  «competenza»:  comprovata   capacita'   di   utilizzare,   in
situazioni di lavoro, di studio  o  nello  sviluppo  professionale  e
personale,  un  insieme  strutturato  di  conoscenze  e  di  abilita'
acquisite nei  contesti  di  apprendimento  formale,  non  formale  o
informale; 
    f) «ente pubblico titolare»: amministrazione pubblica,  centrale,
regionale e delle province autonome titolare, a norma di legge, della
regolamentazione  di  servizi  di  individuazione  e  validazione   e
certificazione delle competenze. Nello specifico sono  da  intendersi
enti pubblici titolari: 
      1)  il  Ministero  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
ricerca, in materia di individuazione e validazione e  certificazione
delle competenze riferite ai titoli di studio del sistema  scolastico
e universitario; 
      2) le regioni e le province autonome di Trento  e  Bolzano,  in
materia  di  individuazione  e  validazione   e   certificazione   di
competenze riferite a  qualificazioni  rilasciate  nell'ambito  delle
rispettive competenze; 
      3) il Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  in
materia  di  individuazione  e  validazione   e   certificazione   di
competenze  riferite   a   qualificazioni   delle   professioni   non
organizzate in ordini o collegi, salvo quelle comunque afferenti alle
autorita' competenti di cui al successivo punto 4; 
      4) il Ministero dello sviluppo economico e le  altre  autorita'
competenti  ai  sensi  dell'articolo  5  del  decreto  legislativo  9
novembre 2007, n. 206, in materia di individuazione e  validazione  e
certificazione  di  competenze  riferite   a   qualificazioni   delle
professioni regolamentate a norma del medesimo decreto; 
    g) «ente titolato»: soggetto, pubblico o privato, ivi comprese le
camere  di   commercio,   industria,   artigianato   e   agricoltura,
autorizzato  o  accreditato  dall'ente  pubblico   titolare,   ovvero
deputato a norma di  legge  statale  o  regionale,  ivi  comprese  le
istituzioni scolastiche, le universita' e  le  istituzioni  dell'alta
formazione artistica, musicale e coreutica, a erogare in tutto  o  in
parte servizi di individuazione e validazione e certificazione  delle
competenze, in relazione agli  ambiti  di  titolarita'  di  cui  alla
lettera f); 
    h) «organismo nazionale italiano  di  accreditamento»:  organismo
nazionale di accreditamento designato dall'Italia in  attuazione  del
regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e  del  Consiglio
del 9 luglio 2008; 
    i) «individuazione e validazione delle competenze»: processo  che
conduce al riconoscimento, da parte dell'ente titolato  di  cui  alla
lettera g) in base alle norme generali, ai livelli  essenziali  delle
prestazioni e agli standard minimi di cui al presente decreto,  delle
competenze acquisite dalla persona  in  un  contesto  non  formale  o
informale.  Ai  fini  della  individuazione  delle  competenze   sono
considerate  anche  quelle  acquisite   in   contesti   formali.   La
validazione delle competenze puo' essere seguita dalla certificazione
delle competenze ovvero si conclude con il rilascio di  un  documento
di validazione conforme agli standard minimi di cui all'articolo 6; 
    l)  «certificazione  delle  competenze»:  procedura  di   formale
riconoscimento, da parte dell'ente titolato di cui alla  lettera  g),
in base alle norme generali, ai livelli essenziali delle  prestazioni
e agli standard minimi di cui al presente decreto,  delle  competenze
acquisite dalla  persona  in  contesti  formali,  anche  in  caso  di
interruzione del percorso formativo, o di quelle  validate  acquisite
in contesti non formali e informali. La procedura  di  certificazione
delle competenze si  conclude  con  il  rilascio  di  un  certificato
conforme agli standard minimi di cui all'articolo 6; 
    m) «qualificazione»: titolo di istruzione e  di  formazione,  ivi
compreso quello  di  istruzione  e  formazione  professionale,  o  di
qualificazione professionale rilasciato da un ente pubblico  titolato
di cui alla lettera g) nel rispetto delle norme generali, dei livelli
essenziali delle prestazioni  e  degli  standard  minimi  di  cui  al
presente decreto; 
    n)  «sistema  nazionale  di  certificazione  delle   competenze»:
l'insieme   dei   servizi   di   individuazione   e   validazione   e
certificazione delle competenze  erogati  nel  rispetto  delle  norme
generali, dei livelli essenziali delle prestazioni e  degli  standard
minimi di cui al presente decreto.
                               Art. 3 

        Sistema nazionale di certificazione delle competenze 

  1. In linea con gli indirizzi dell'Unione europea, sono oggetto  di
individuazione e validazione e certificazione le competenze acquisite
dalla persona in contesti formali, non formali o  informali,  il  cui
possesso risulti comprovabile attraverso riscontri e  prove  definiti
nel rispetto delle linee guida di cui al comma 5. 
  2. L'ente titolato puo' individuare e validare  ovvero  certificare
competenze riferite alle qualificazioni ricomprese, per i  rispettivi
ambiti di titolarita' di cui all'articolo 2, comma 1, lettera f),  in
repertori codificati  a  livello  nazionale  o  regionale  secondo  i
criteri di referenziazione al Quadro europeo delle qualificazioni,  o
a parti  di  qualificazioni  fino  al  numero  totale  di  competenze
costituenti l'intera qualificazione. Fatto salvo quanto disposto  dal
presente decreto, per quanto riguarda le universita' si fa  rinvio  a
quanto previsto dall'articolo 14, comma 2  della  legge  30  dicembre
2010, n. 240. 
  3. Sono oggetto di certificazione unicamente le competenze riferite
a qualificazioni di repertori ricompresi nel repertorio nazionale  di
cui all'articolo 8, fatto salvo quanto previsto all'articolo 11. 
  4. Il sistema nazionale di certificazione  delle  competenze  opera
nel rispetto dei seguenti principi: 
    a) l'individuazione  e  validazione  e  la  certificazione  delle
competenze si fondano sull'esplicita richiesta della persona e  sulla
valorizzazione del suo patrimonio di esperienze di vita, di studio  e
di lavoro. Centralita' della persona  e  volontarieta'  del  processo
richiedono la garanzia,  per  tutti  i  cittadini,  dei  principi  di
semplicita',     accessibilita',      trasparenza,      oggettivita',
tracciabilita', riservatezza del servizio, correttezza  metodologica,
completezza, equita' e non discriminazione; 
    b)  i  documenti  di  validazione  e  i  certificati   rilasciati
rispettivamente a conclusione  dell'individuazione  e  validazione  e
della certificazione delle competenze  costituiscono  atti  pubblici,
fatto salvo il valore dei titoli di studio previsto  dalla  normativa
vigente; 
    c)  gli  enti  pubblici  titolari  del   sistema   nazionale   di
certificazione delle competenze, nel regolamentare  e  organizzare  i
servizi ai sensi del  presente  decreto,  operano  in  modo  autonomo
secondo il principio di sussidiarieta' verticale e orizzontale e  nel
rispetto  dell'autonomia  delle  istituzioni  scolastiche   e   delle
universita', organicamente  nell'ambito  della  cornice  unitaria  di
coordinamento interistituzionale e nel dialogo  con  il  partenariato
economico e sociale; 
    d) il raccordo e la mutualita' dei servizi  di  individuazione  e
validazione e certificazione delle competenze si  fonda  sulla  piena
realizzazione della dorsale unica informativa di cui all'articolo  4,
comma 51, della legge 28 giugno 2012, n. 92, mediante la  progressiva
interoperativita' delle banche dati centrali e territoriali esistenti
e l'istituzione del repertorio nazionale dei titoli di  istruzione  e
formazione e delle qualificazioni professionali; 
    e) l'affidabilita' del sistema nazionale di certificazione  delle
competenze  si  fonda  su  un  condiviso  e  progressivo  sistema  di
indicatori, strumenti e standard di qualita' su tutto  il  territorio
nazionale. 
  5. Alla verifica del rispetto dei livelli di servizio  del  sistema
nazionale  di  certificazione  delle  competenze,  nel  rispetto  dei
principi di terzieta' e indipendenza, provvede  un  comitato  tecnico
nazionale, istituito con il presente decreto senza nuovi  o  maggiori
oneri a carico della finanza pubblica, presieduto dai  rappresentanti
del Ministero del lavoro e delle politiche sociali  e  del  Ministero
dell'istruzione  dell'universita'  e  della  ricerca,  composto   dai
rappresentanti del Ministero per la  pubblica  amministrazione  e  la
semplificazione,  del  Ministero  dello   sviluppo   economico,   del
Ministero dell'economia  e  delle  finanze  e  delle  amministrazioni
pubbliche, centrali, regionali e delle province autonome di Trento  e
di Bolzano in  qualita'  di  enti  pubblici  titolari  ai  sensi  del
presente decreto legislativo. Entro  trenta  giorni  dall'entrata  in
vigore del presente decreto, le amministrazioni componenti  designano
i propri rappresentanti tecnici in seno al  comitato.  Ai  componenti
del  comitato  non  e'  corrisposto   alcun   compenso,   emolumento,
indennita' o rimborso spese. Nell'esercizio dei  propri  compiti,  il
comitato   propone   l'adozione   di   apposite   linee   guida   per
l'interoperativita' degli enti pubblici  titolari  e  delle  relative
funzioni prioritariamente finalizzate: 
    a) alla identificazione degli indicatori, delle  soglie  e  delle
modalita' di controllo, valutazione  e  accertamento  degli  standard
minimi di  cui  al  presente  decreto,  anche  ai  fini  dei  livelli
essenziali delle prestazioni e della garanzia dei servizi; 
    b)  alla  definizione  dei  criteri  per  l'implementazione   del
repertorio nazionale di cui all'articolo 8, anche  nella  prospettiva
del sistema europeo dei crediti  per  l'istruzione  e  la  formazione
professionale, e per l'aggiornamento periodico, da effettuarsi almeno
ogni tre anni; 
    c) alla progressiva realizzazione  e  raccordo  funzionale  della
dorsale informativa unica di cui  all'articolo  4,  comma  51,  della
legge 28 giugno 2012, n. 92. 
  Il comitato organizza periodici incontri con le parti economiche  e
sociali al fine di garantire informazione e partecipazione nelle fasi
di elaborazione delle linee guida, anche  su  richiesta  delle  parti
stesse. 
  6. Le linee guida di cui al comma 5 sono adottate con  decreto  del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  di  concerto  con  il
Ministro  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della  ricerca,   il
Ministro per la pubblica amministrazione e la  semplificazione  e  il
Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il  Ministro  per  lo
sviluppo economico, previa intesa con la Conferenza unificata a norma
dell'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997,  n.  281,  e
sentite le parti economiche e sociali.

Capo II

Livelli essenziali delle prestazioni e standard minimi di servizio
del sistema nazionale di certificazione delle competenze

                               Art. 4 

                Livelli essenziali delle prestazioni 
                    e standard minimi di servizio 

  1. Il presente capo definisce gli standard minimi di  servizio  del
sistema nazionale di certificazione delle competenze  in  termini  di
processo, di attestazione e di sistema. 
  2. Gli  standard  minimi  di  servizio  di  cui  al  presente  capo
costituiscono livelli essenziali delle prestazioni da  garantirsi  su
tutto  il   territorio   nazionale,   anche   in   riferimento   alla
individuazione  e  validazione  degli  apprendimenti  non  formali  e
informali e al riconoscimento dei crediti formativi. 
  3. Gli enti  pubblici  titolari,  nell'esercizio  delle  rispettive
competenze legislative,  regolamentari  e  nella  organizzazione  dei
relativi servizi, adottano i livelli essenziali delle  prestazioni  e
gli standard minimi di servizio di cui al presente capo. 
  4. Gli standard minimi di servizio  costituiscono  riferimento  per
gli enti pubblici titolari nella definizione di  standard  minimi  di
erogazione dei servizi da parte degli enti titolati. 
  5. Ferme restando le disposizioni di cui al presente decreto  e  di
cui ai regimi di autorizzazione o accreditamento degli enti  pubblici
titolari,  gli  enti  titolati,  per  l'erogazione  di   servizi   di
certificazione delle competenze in conformita'  alle  norme  tecniche
UNI   in   quanto   applicabili,   devono    essere    in    possesso
dell'accreditamento da parte  dell'organismo  nazionale  italiano  di
accreditamento.
                               Art. 5 

                     Standard minimi di processo 

  1. Con riferimento al processo di individuazione  e  validazione  e
alla procedura di certificazione, l'ente pubblico  titolare  assicura
quali standard minimi: 
    a) l'articolazione nelle seguenti fasi: 
      1) identificazione: fase finalizzata a individuare e mettere in
trasparenza le competenze della persona riconducibili a  una  o  piu'
qualificazioni; in caso di  apprendimenti  non  formali  e  informali
questa  fase  implica  un  supporto  alla  persona   nell'analisi   e
documentazione dell'esperienza di apprendimento e nel correlarne  gli
esiti a una o piu' qualificazioni; 
      2) valutazione: fase finalizzata all'accertamento del  possesso
delle competenze riconducibili a una o piu' qualificazioni; nel  caso
di  apprendimenti  non  formali  e  informali  questa  fase   implica
l'adozione di specifiche metodologie  valutative  e  di  riscontri  e
prove idonei a comprovare le competenze effettivamente possedute; 
      3) attestazione: fase finalizzata al rilascio di  documenti  di
validazione o  certificati,  standardizzati  ai  sensi  del  presente
decreto, che documentano  le  competenze  individuate  e  validate  o
certificate riconducibili a una o piu' qualificazioni; 
    b)  l'adozione  di  misure  personalizzate  di   informazione   e
orientamento in favore dei destinatari dei servizi di  individuazione
e validazione e certificazione delle competenze.
                               Art. 6 

                   Standard minimi di attestazione 

  1. Con riferimento all'attestazione sia al termine dei  servizi  di
individuazione  e  validazione,  sia  al  termine  dei   servizi   di
certificazione, l'ente  pubblico  titolare  assicura  quali  standard
minimi: 
    a) la presenza nei documenti di  validazione  e  nei  certificati
rilasciati dei seguenti elementi minimi: 
      1) i dati anagrafici del destinatario; 
      2) i dati dell'ente pubblico titolare e dell'ente titolato  con
indicazione   dei   riferimenti   normativi   di   autorizzazione   o
accreditamento; 
      3) le competenze acquisite, indicando, per  ciascuna  di  esse,
almeno  la  denominazione,  il  repertorio  e  le  qualificazioni  di
riferimento.   Queste   ultime   sono   descritte    riportando    la
denominazione, la descrizione, l'indicazione del livello  del  Quadro
europeo  delle   qualificazioni   e   la   referenziazione,   laddove
applicabile, ai codici  statistici  di  riferimento  delle  attivita'
economiche (ATECO)  e  della  nomenclatura  e  classificazione  delle
unita' professionali (CP ISTAT), nel rispetto delle norme del sistema
statistico nazionale; 
      4)  i  dati  relativi  alle  modalita'   di   apprendimento   e
valutazione delle competenze. Ove la modalita' di  apprendimento  sia
formale sono da indicare  i  dati  essenziali  relativi  al  percorso
formativo e alla valutazione, ove la modalita' sia non formale ovvero
informale sono da indicare i dati essenziali relativi  all'esperienza
svolta; 
    b)  la  registrazione  dei  documenti  di   validazione   e   dei
certificati rilasciati nel  sistema  informativo  dell'ente  pubblico
titolare, in  conformita'  al  formato  del  Libretto  formativo  del
cittadino di cui all'articolo 2, comma 1,  lettera  i),  del  decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e in interoperativita' con  la
dorsale informativa unica.
                               Art. 7 

                     Standard minimi di sistema 

  1. Con riferimento al sistema  nazionale  di  certificazione  delle
competenze, l'ente pubblico titolare assicura quali standard minimi: 
    a) l'adozione di uno o piu' repertori riferiti  a  qualificazioni
dei rispettivi ambiti di titolarita' di cui all'articolo 2, comma  1,
lettera  f),  nonche'  di  un  quadro  regolamentare  unitario  delle
condizioni di fruizione e garanzia del servizio e di relativi  format
e procedure standardizzati in conformita' delle norme  generali,  dei
livelli essenziali delle prestazioni e degli standard minimi  di  cui
al presente decreto; 
    b) l'adozione di misure di informazione  sulle  opportunita'  dei
servizi  di  individuazione  e  validazione  e   certificazione   per
individui e organizzazioni; 
    c) il rispetto,  per  il  personale  addetto  all'erogazione  dei
servizi, di requisiti professionali idonei al presidio degli  aspetti
di contenuto curriculare, professionale e di metodologia valutativa; 
    d) la funzionalita'  di  un  sistema  informativo  interoperativo
nell'ambito della dorsale unica informativa, di cui  all'articolo  4,
comma  51,  della  legge  28  giugno  2012,  n.  92,  ai   fini   del
monitoraggio, della valutazione, della tracciabilita' e conservazione
degli atti rilasciati; 
    e) la conformita' delle procedure alle disposizioni in materia di
semplificazione, accesso agli atti amministrativi e tutela  dei  dati
personali; 
    f) la previsione  di  condizioni  che  assicurino  collegialita',
oggettivita', terzieta' e indipendenza nelle  fasi  del  processo  di
individuazione e validazione  e  della  procedura  di  certificazione
delle competenze e nelle commissioni di valutazione; 
    g) l'adozione di  dispositivi  che,  nel  rispetto  delle  scelte
operate da ciascun  ente  pubblico  titolare,  disciplinano  criteri,
soglie e modalita' di verifica,  monitoraggio  e  vigilanza  riferite
agli ambiti soggettivo, strutturale, finanziario e  professionale  al
fine di assicurare gli standard minimi di erogazione dei  servizi  da
parte degli  enti  titolati,  nel  rispetto  delle  disposizioni  del
presente decreto legislativo e delle linee guida di cui  all'articolo
3 comma 5, nonche' l'adozione di un elenco pubblicamente  accessibile
e consultabile per via telematica degli enti titolati.

Capo III

Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle
qualificazioni professionali

                               Art. 8 

            Repertorio nazionale dei titoli di istruzione 
          e formazione e delle qualificazioni professionali 

  1. In  conformita'  agli  impegni  assunti  dall'Italia  a  livello
comunitario, allo scopo di garantire la  mobilita'  della  persona  e
favorire l'incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro,  la
trasparenza degli apprendimenti e  dei  fabbisogni,  nonche'  l'ampia
spendibilita' delle certificazioni in ambito  nazionale  ed  europeo,
senza nuovi o maggiori oneri a  carico  della  finanza  pubblica,  e'
istituito  il  repertorio  nazionale  dei  titoli  di  istruzione   e
formazione e delle qualificazioni professionali, di cui  all'articolo
4, comma 67, della legge 28 giugno 2012, n. 92. 
  2. Il repertorio nazionale costituisce  il  quadro  di  riferimento
unitario  per  la  certificazione  delle  competenze,  attraverso  la
progressiva  standardizzazione  degli  elementi   essenziali,   anche
descrittivi, dei titoli di  istruzione  e  formazione,  ivi  compresi
quelli  di   istruzione   e   formazione   professionale,   e   delle
qualificazioni professionali attraverso la loro correlabilita'  anche
tramite un sistema condiviso di riconoscimento di  crediti  formativi
in chiave europea. 
  3. Il repertorio nazionale e' costituito da tutti i  repertori  dei
titoli di istruzione e formazione, ivi compresi quelli di  istruzione
e formazione professionale, e delle qualificazioni professionali  tra
cui anche quelle del repertorio di cui all'articolo 6, comma  3,  del
testo unico dell'apprendistato, di  cui  al  decreto  legislativo  14
settembre 2011, n. 167, codificati a livello nazionale,  regionale  o
di provincia autonoma, pubblicamente riconosciuti  e  rispondenti  ai
seguenti standard minimi: 
    a) identificazione dell'ente pubblico titolare; 
    b)  identificazione  delle  qualificazioni   e   delle   relative
competenze che compongono il repertorio; 
    c) referenziazione delle qualificazioni, laddove applicabile,  ai
codici statistici di riferimento delle attivita' economiche (ATECO) e
della nomenclatura e classificazione delle unita'  professionali  (CP
ISTAT), nel rispetto delle norme del sistema statistico nazionale; 
    d) referenziazione delle qualificazioni del repertorio al  Quadro
europeo delle qualificazioni (EQF), realizzata attraverso la  formale
inclusione delle stesse nel processo nazionale di referenziazione  ad
EQF. 
  4. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero
dell'istruzione, dell'universita' e della  ricerca,  secondo  criteri
definiti  con  le  linee  guida  di  cui  all'articolo   3,   rendono
pubblicamente  accessibile  e  consultabile  per  via  telematica  il
repertorio nazionale.

Capo IV

Monitoraggio e valutazione di sistema

                               Art. 9 

                     Monitoraggio e valutazione 

  1. Il sistema  nazionale  di  certificazione  delle  competenze  e'
oggetto  di  monitoraggio  e  valutazione,  anche  in  un'ottica   di
miglioramento costante, da parte del Ministero  del  lavoro  e  delle
politiche sociali, del Ministero dell'istruzione  dell'universita'  e
della ricerca e delle amministrazioni pubbliche, centrali,  regionali
e delle province autonome di Trento e di Bolzano in qualita' di  enti
pubblici titolari ai sensi  del  presente  decreto  legislativo,  che
possono  avvalersi  per  le  relative  azioni,  della  collaborazione
dell'Istituto per lo  sviluppo  della  formazione  professionale  dei
lavoratori (ISFOL), dell'Istituto nazionale per  la  valutazione  del
sistema educativo di istruzione e formazione (INVALSI), dell'Istituto
nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE)
e dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema  universitario  e
della  ricerca  (ANVUR)  e  dell'Unione  nazionale  delle  camere  di
commercio, industria, artigianato e agricoltura. 
  2. I risultati del monitoraggio e della valutazione di cui al comma
1 sono oggetto di comunicazione triennale al Parlamento anche ai fini
di quanto previsto dall'articolo 4, comma 51, della legge  28  giugno
2012, n. 92.

Capo V

Disposizioni finali

                               Art. 10 

           Regioni a statuto speciale e province autonome 
                       di Trento e di Bolzano 

  1. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e
di  Bolzano,  fermo  restando  quanto  previsto   dagli   ordinamenti
nazionali  in  materia  di  istruzione  scolastica  e  universitaria,
provvedono   all'attuazione   del   presente   decreto    legislativo
nell'ambito delle competenze  ad  esse  spettanti  e  secondo  quanto
disposto dai rispettivi statuti speciali.
                               Art. 11 

                         Disposizioni finali 

  1. Fino alla completa implementazione del repertorio  nazionale  di
cui all'articolo 8, e comunque per un periodo di norma non  superiore
ai 18 mesi, gli enti pubblici  titolari  continuano  ad  operare,  in
materia  di  individuazione  e  validazione  e  certificazione  delle
competenze, nell'ambito delle disposizioni del proprio ordinamento. 
  2. Entro ventiquattro mesi dalla data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto legislativo, il Governo anche  in  riferimento  agli
esiti del monitoraggio e della valutazione  di  cui  all'articolo  9,
puo' adottare le eventuali disposizioni integrative e correttive,  di
cui all'articolo 4, commi da 51 a 61 e da 64 a  68,  della  legge  28
giugno 2012, n. 92. 
  3. Dall'adozione del  presente  decreto  legislativo  non  derivano
nuovi o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza  pubblica,  ferma
restando la facolta' degli enti pubblici titolari di stabilire  costi
standard a carico dei beneficiari dei  servizi  di  individuazione  e
validazione e certificazione delle competenze,  da  definire  con  le
linee guida di cui all'articolo 3. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 16 gennaio 2013 

                             NAPOLITANO 

                                Monti, Presidente del  Consiglio  dei
                                Ministri 

                                Fornero, Ministro del lavoro e  delle
                                politiche sociali 

                                Profumo,  Ministro   dell'istruzione,
                                dell'universita' e della ricerca 

                                Patroni  Griffi,  Ministro   per   la
                                pubblica   amministrazione    e    la
                                semplificazione 

                                Passera,  Ministro   dello   sviluppo
                                economico 
Visto, il Guardasigilli: Severino