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Green pass, quando devono esibirlo gli studenti?

da La Tecnica della Scuola

Fino al 31 dicembre, attuale termine dello stato di emergenza, chiunque acceda all’istituto scolastico deve possedere ed esibire il Green pass.

Questo obbligo riguarda non solo il personale, ma anche tutti gli esterni: addetti alla mensa, consulenti, imprese di pulizia, ed anche i genitori degli alunni.

Icotea

Sono esclusi coloro che sono esenti dalla vaccinazione, per comprovate motivazioni di salute debitamente certificate.

Ad oggi, anche ad alunni e studenti non è richiesto il possesso e l’esibizione della certificazione verde per accedere alle strutture scolastiche.

Ci sono però delle situazioni in cui anche i ragazzi sono tenuti ad averlo.

Per le uscite didattiche, se si va ad esempio al cinema, mostre, musei o in qualunque luogo in cui, attualmEnte, sia richiesto. Le scuole però non dovranno verificarne preventivamente il possesso, in quanto l’accertamento verrà effettuato al momento dell’accesso ai servizi e attività ad opera dei relativi titolari o gestori.

Altra situazione in cui gli studenti devono esibirlo è per le attività di PCTO, in quanto, in tale situazione, sono equiparati a tutti gli effetti ai lavoratori.

Anche per svolgere attività sportive in orario extra curricolare, anche se realizzate nei locali della scuola, i ragazzi devono possedere il Green pass. Obbligo che invece non c’è se si usano palestre (anche esterne alla scuola) o piscine in orario curricolare.

Contratto scuola: poche risorse, qualche sindacato potrebbe disertare il tavolo della trattativa

da La Tecnica della Scuola

Le prime notizie sul fronte della legge di bilancio stanno già provocando le proteste delle organizzazioni sindacali.

Elvira Serafini, segretaria generale dello Snals, dichiara: “C’è ancora incertezza sugli stessi aumenti, peraltro modesti (circa il 4%, cioè meno di 100 euro lordi, se si sottrae l’indennità di vacanza contrattuale), previsti dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale sottoscritto il 10 marzo scorso”.
La stessa segretaria, però, ha già pronta una proposta: “Le risorse del PNRR vanno impiegate per assicurare stabilmente, attraverso un intervento strutturale sul PIL, retribuzioni dignitose, adeguandole alla media europea e valorizzando tutto il personale, riconoscendo innanzitutto gli impegni che finora non sono stati tradotti nei contratti collettivi”.
“Senza adeguate assicurazioni sull’incremento delle risorse – conclude Serafini – lo SNALS-Confsal ritiene che non ci siano le condizioni per avviare alcuna trattativa per il rinnovo contrattuale”.

Icotea

Meno “bellicoso”, ma niente affatto rassegnato appare invece il coordinatore nazionale della Gilda Rino Di Meglio: “Nel PNRR non sono previste risorse da destinare all’aumento stipendiale che, invece, dovranno necessariamente essere stanziate dalla legge di Bilancio in vista del rinnovo contrattuale. Aumento delle retribuzioni e snellimento della burocrazia rappresentano le prossime battaglie che la Gilda intende affrontare”.

Per la verità il richiamo ai fondi del PNRR è del tutto legittimo ma va anche detto che le regole europee non consentono in alcun modo di utilizzarli per interventi strutturali finalizzati ad incrementare le retribuzioni dei dipendenti pubblici.
Probabilmente in questi mesi si sono create, anche nella scuola, eccessive aspettative nei confronti delle risorse del PNRR che sono certamente significative e importanti (si parla di 17 miliardi di euro) ma che dovranno essere utilizzate per spese di investimento (edilizia, diffusione del digitale, apertura di nuove scuole e di asili, ecc…) e non per la spesa corrente legata agli stipendi del personale.

Dall’atto d’indirizzo: la scuola ha il dovere imprescindibile di garantire il diritto allo studio

da La Tecnica della Scuola

Fra le otto priorità individuate dal Ministero dell’Istruzione per il triennio 2022/2024, una è rivolta ad assicurare e garantire il diritto allo studio.

Il diritto allo studio

Il diritto allo studio è uno dei diritti riconosciuti dalla nostra carta costituzionale e come tale rientra tra i diritti riconosciuti e garantiti della persona umana non solo nella dimensione individuale, ma anche nella sfera sociale in cui si sviluppa la personalità di ogni singolo individuo.

La scuola in quanto istituzione intenzionalmente educativa dello Stato, ha il dovere imprescindibile di promuovere e garantire il diritto allo studio contrastando ogni forma di disuguaglianza e disparità di condizioni tra gli alunni.

Linee d’intervento

Il documento ministeriale, per ognuno delle otto priorità, indica delle linee d’intervento operative.

Per la realizzazione del diritto allo studio sono individuate le seguenti linee operative e i conseguenti impegni ministeriali.

  • Contrasto alla dispersione scolastica, riduzione della povertà educativa e dei divari territoriali.
  • Inclusione scolastica
  • Riorganizzazione del sistema scolastico

Contrasto alla dispersione scolastica

Il ministero intende mettere in atto delle azioni mirate per quelle scuole che hanno registrato maggiori difficoltà in termini di rendimento attraverso la programmazione d’iniziative adeguate ai bisogni degli studenti.

Per far ciò s’intende realizzare una piattaforma dedicata a iniziative di mentoring, counselling e orientamento attivo e professionale, la cui gestione sarà effettuata in collaborazione con l’INVALSI e dei CTS per i soggetti con disabilità.

Inclusione scolastica

L’inclusione scolastica prevede un’azione operativa attraverso la promozione di prassi educative inclusive, utilizzo di nuove tecnologie e di pratiche sportive.

Tutto ciò attraverso:

  • Un aumento dell’organico di sostegno.
  • Una formazione continua del personale docente.
  • Un concreto supporto all’autonoma progettazione delle istituzioni scolastiche.

Riorganizzazione del sistema scolastico

Da quanto dichiarato nel documento, sembrerebbe esserci la volontà del Ministro di:

  • Razionalizzare il dimensionamento della rete scolastica.
  • Ridurre il numero di alunni per classe.

Per far ciò diventa opportuno e indispensabile rivedere il decreto 81 del 20 marzo 2009 avente per oggetto “norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola”.

Supplenze Covid: via libera del Governo a proroga fino al giugno 2022

da Tuttoscuola

Approvata dal Governo, in occasione della riunione del Consiglio dei Ministri per l’approvazione del documento di programmazione del bilancio, la proroga fino a giugno dei contratti a tempo determinato stipulati dagli insegnanti durante l’emergenza Covid-19Ne dà notizia un comunicato del Governo stesso che parla, al momento, solo di “insegnanti” e non di personale Ata.

Per la precisione, la misura non è stata ancora approvata dal Parlamento con il varo definitivo della Legge di Bilancio (il disegno di legge deve ancora essere varato dal Governo e consegnato alle due Camere). Dunque, allo stato attuale, la situazione rimane quella vigente. La proroga fino a giugno dei contratti Covid dovrebbe arrivare entro il 30 dicembre.

Il Ministro Bianchi incontra il Forum degli Studenti su Pnrr: ‘Lavoriamo insieme per costruire una scuola nuova’

da Tuttoscuola

Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha incontrato nel pomeriggio dello scorso 19 ottobre al Ministero il Forum degli Studenti. Al centro dell’incontro, i contenuti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per l’Istruzione.

Bianchi ha illustrato le riforme e gli investimenti che riguarderanno la scuola, a partire dai bandi per 5 miliardi che saranno avviati entro novembre per asili e scuole dell’Infanzia, mense, palestre, ristrutturazione e costruzione di nuovi edifici.

Il Ministro ha spiegato le riforme e gli investimenti che riguarderanno gli Istituti tecnici e professionali, l’orientamento, il reclutamento e la formazione degli insegnanti, i nuovi ambienti per la didattica e l’edilizia, l’innovazione dei contenuti didattici.

Durante il confronto, i rappresentanti del Forum hanno presentato al Ministro le istanze e le priorità delle studentesse e degli studenti, dall’attenzione al benessere psicologico dei ragazzi a una riflessione sull’autonomia scolastica e l’innovazione della didattica, da cui nasceranno tavoli di lavoro.

“Vi ringrazio moltissimo per essere qui – ha esordito il Ministro rivolgendosi ai presenti –. È importate ragionare con voi sulle straordinarie opportunità offerte dal Pnrr per la nuova scuola che stiamo costruendo. Ci sono significativi investimenti e una grande attenzione ai bisogni delle studentesse e degli studenti. Il Pnrr è un’occasione straordinaria per disegnare il nostro futuro. Lavoriamo insieme e impegniamoci tutti per costruire una scuola nuova e riportare l’Istruzione al centro del futuro del Paese”.

Nascono i Poli artistici e performativi

: riunione al Ministero

Si è tenuta oggi la riunione di informativa, indetta dalla Direzione Ordinamenti del Ministero dell’istruzione, sulla bozza di decreto di costituzione dei Poli a orientamento artistico e performativo di cui all’art. 11 del D. Lgs. 13 aprile 2017, n. 60 “Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività”. I poli sono reti di scuole del primo ciclo di istruzione che hanno adottato, in una o più sezioni, curriculi verticali in almeno tre temi della creatività, ai sensi dell’art. 11 di detto decreto.

L’ANP ha rappresentato il proprio apprezzamento nel constatare il tentativo di finalizzazione di quanto disposto dal D.lgs. 60/2017, sebbene con più di quattro anni di ritardo. Viene così data attuazione a una disposizione fortemente innovativa che sostiene lo sviluppo dei curricoli verticali, interdisciplinari e ispirati a un netto rinnovamento metodologico. È innegabile che la promozione della creatività nelle giovani generazioni costituisca un asset importante nella crescita del capitale umano del nostro Paese.

Tuttavia, se anche la direzione individuata ci pare corretta e auspicabile, gli strumenti attuativi previsti dal decreto in termini di organizzazione dei Poli sul territorio, di impiego delle risorse umane e di disponibilità di risorse finanziarie risultano carenti.

In particolare, abbiamo rappresentato le criticità legate alla modalità di costituzione dei Poli e al loro prevedibile numero: le risorse previste per il Piano delle Arti appaiono insufficienti anche per la copertura dell’attività dei Poli.

Per quanto riguarda l’individuazione del personale all’interno dell’organico dell’autonomia (il 5% della dotazione organica previsto dal D. Lgs. 60 per la promozione dei temi della creatività) non sono chiari né i criteri del loro “utilizzo” né le modalità di riconoscimento economico degli incarichi aggiuntivi. Tale riconoscimento non è esplicitato nemmeno per il dirigente della scuola capofila.

L’ANP auspica, inoltre, che venga riservato nel testo del decreto un maggiore spazio alla possibilità di accordi con soggetti culturali accreditati presso il Ministero della Cultura e operanti sul territorio.

AUMENTO STIPENDI E LOTTA ALLA BUROCRAZIA

DI MEGLIO A COFFEE BREAK: AUMENTO STIPENDI E LOTTA ALLA BUROCRAZIA
Edilizia scolastica, stipendi, precariato, concorsi e reclutamento, burocrazia. È lunga la lista dei problemi che attanagliano la scuola italiana, elencati da Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, ospite questa mattina a Coffee Break, il programma di approfondimento giornalistico in onda su La7 condotto da Andrea Pancani. 
“Quello degli edifici fatiscenti, degli spazi inadeguati e della carenza di aule – ha esordito Di Meglio nel suo intervento – è un vulnus inaccettabile perché riguarda l’incolumità di alunni e docenti. Da anni i ministri che si succedono a viale Trastevere annunciano opere di edilizia scolastica che poi, però, non si realizzano a causa del corto circuito che si innesca tra governo ed enti locali nell’assegnazione e nella gestione delle risorse”.
Incalzato da Pancani sul tema del precariato, il coordinatore nazionale della Gilda ha snocciolato i numeri relativi all’anno scolastico in corso: “Riconosciamo al ministro Bianchi un grande sforzo per avere tutti gli insegnanti in cattedra al suono della prima campanella, ma non possiamo certo dire che la scuola sia iniziata con tutti i posti coperti. L’anno scorso i precari in servizio erano 214mila mentre adesso ne contiamo 175mila: si tratta comunque di cifre notevoli se si considera che i docenti in Italia sono 800mila. La verità – ha proseguito Di Meglio – è che lo Stato non riesce a far camminare a ritmo regolare la macchina dei concorsi che, di fatto, è rimasta bloccata per 9 anni. Così è inevitabile che si crei una pletora di precari che poi, giustamente, rivendica il diritto alla stabilizzazione”.
Sul fronte delle retribuzioni, poi, Di Meglio ha sottolineato la loro inadeguatezza rispetto alla mole di lavoro e agli impegni richiesti ai docenti in termini burocratici, di studio e di formazione e rilevando come gli stipendi degli insegnanti italiani ammontino a meno della metà di quelli dei colleghi tedeschi. “Nel PNRR non sono previste risorse da destinare all’aumento stipendiale che, invece, dovranno necessariamente essere stanziate dalla legge di Bilancio in vista del rinnovo contrattuale. Aumento delle retribuzioni e snellimento della burocrazia rappresentano le prossime battaglie che la Gilda intende affrontare”, ha concluso il coordinatore nazionale.  

Per la scuola ci vuole una rivoluzione copernicana che metta finalmente al centro gli studenti (e non i precari)

da il Corriere della Sera

di Marco Ricucci*

Mentre per le maestre esiste ormai da vent’anni una laurea dedicata, per i professori no. Il governo vuole riformare il sistema di formazione iniziale, ma ci vorrà coraggio per vincere le tante resistenze del mondo della scuola e dell’università

Quando ci si ritrova, in una delle tante o poche «ore buche», in sala professori di una qualunque scuola dello Stivale, da Trieste in giù, come diceva la compianta Raffaella Carrà, per rompere il ghiaccio, ci si chiede: «Sei di ruolo? O supplente? Sei entrato con il concorso, la SISS e il TFA, o il FIT?». Questi acronimi nascondono le «scuole degli aspiranti docenti», che nel corso degli ultimi venti anni si sono susseguite senza di fatto trovare una formula condivisa e stabile per formare in maniera adeguata i professori della scuola media e superiore. Se infatti per diventare maestro (qualche caso) o maestra (la quasi totalità) vi è un percorso ben strutturato di cinque anni, cioè la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria, non è così per chi vuole insegnare negli ordini e gradi successivi. Un tentativo maldestro era previsto nella cosiddetta Buona Scuola di Renzi, che nel 2015 si era inventato un complicato marchingegno denominato FIT (Formazione Iniziale Tirocinio), che alla fine non è mai entrato in vigore: si trattava di tre anni, di matrice teorico-pratica da svolgere dopo 5 anni di università (3+2)!

Cosa è rimasto del FIT ai nostri giorni? Il «pezzetto» sopravvissuto alla scure del Ministro Bussetti, si chiama in gergo 24 CFU/CFA come è previsto dal D.Lgs. 59/2017 attuativo della Buona Scuola della legge 107/2015: si tratta di crediti, in discipline «antropo-psico-pedagogiche» e in metodologie e tecnologie didattiche. La definizione è di per sé sconcertante oltre che difficilmente pronunciabile, ma ha ancora un prezzo calmierato per le gli atenei pubblici, che possono «offrirlo solo» al prezzo massimo di 500 euro.

C’è chi evoca ancora i PAS, altra ennesima sigla che sciolta suona: Percorsi Abilitanti Speciali, che si erano svolti a metà degli anni Duemila, per i precari storici, che o non avevano passato l’ultimo concorso ordinario svoltosi nel 1999/2000 oppure non erano riusciti a entrare nella SISS (Scuola di Specializzazione Insegnamento Secondario), superando un test di ingresso altamente selettivo.

Che ci rimane da dire di fronte a questa cronistoria così desolante, e necessariamente semplificata? Col senno di poi, una risposta possibile è data dai risultati degli INVALSI e dai docenti di materie scientifiche bocciati all’ultimo concorso, ma la situazione è più proteiforme. Nemmeno l’ultimo libro della coppia Mastrocola-Ricolfi pare centrare la questione centralissima della formazione iniziale degli aspiranti docenti (nonché del reclutamento): Il danno scolastico. La scuola progressista come macchina della disuguaglianza (La nave di Teseo). Ci focalizziamo sempre sulle nostre allieve e sui nostri allievi, che diventano, nella propaganda della «scuola-che-non-funziona», il capro espiatorio di un sistema politico-accademico-sindacale che non vuole oppure non può funzionare così e così. La scuola non può essere trattata come un ammortizzatore sociale del precariato intellettuale…

Ci vuole coraggio, e anche tanto, per fare una rivoluzione copernicana in cui al centro sia veramente il sole dell’apprendimento e la luna dell’insegnamento, in quanto la scuola non è più la fonte unica della formazione e dell’istruzione, anzi non ha quasi più nemmeno tale ruolo nella società liquida e ipertecnologica e globale: spesso diventa una sorta di agenzia educativa, peraltro mal finanziata. Il poeta latino Orazio ricordava il suo maestro plagosus Orbilus, che con la frusta gli aveva fatto studiare la lingua latina e la letteratura, e così aveva, in un certo senso, contribuito a renderlo un grande poeta. Oggi le cose sono più complicate, però l’acquisizione delle competenze, disciplinari, pedagogiche, didattiche, psicologiche, metodologiche, tecnologiche e riflessive a cui i futuri docenti dovranno essere formati sono un punto fondante per un rinnovamento reale della scuola italiana. Non è un caso che si stiano svolgendo da settembre 2021 alcuni incontri tra il Ministro dell’Istruzione Bianchi e la Ministra della Ricerca e Università Messa. Ce la faranno a delineare un percorso serio, strutturato, stabile e condiviso per la formazione iniziale dei docenti? Con la scusa degli obblighi europei imposti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza…

Prima di tutto, sarebbe utile, come i «Discorsi demolitori» di Protagora, vincere le resistenze di gran parte del mondo accademico, che è ancora convinto che sapere i contenuti implica già saperli trasmettere: basterebbe andare a zonzo per alcuni siti di vari dipartimenti per constatare che chi insegna «didattica di….», non ha messo mai piede in una scuola! Nemmeno in gioventù, prima di essere incardinato nell’olimpo della ricerca. Sarà dunque questa la volta buona, o assisteremo all’ennesimo parto di una delle sigle prima menzionate? In una scena di un vecchio film in bianco e nero , «Totò al giro d’Italia» del 1948, un passante – Renato- chiede: “Lei è granoso?”. Il prof. Casamandrei, interpretato da Totò, risponde: «No, veramente io sono professore!». I miei «predecessori», a parità di stipendi sempre bassi, rispetto ad esempio alle media europea, avevano il lusso di poter essere e fare il professore, insegnando e non essendo «soffocati» dalla burocrazia, come lo siamo noi, «vittime», per certi versi, di una scuola che ancora deve trovare, nel terzo millennio, una propria identità e vocazione. I docenti dovrebbero imparare a interrogarsi su questo, prima di lamentarsi.

*professore di Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Milano e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Milano

Supplenze Covid, il governo dà il via libera alla proroga fino a giugno 2022

da OrizzonteScuola

Di Andrea Carlino

Il governo, al termine della riunione del Consiglio dei Ministri per l’approvazione del documento di programmazione del bilancio, ha approvato la proroga fino a giugno dei contratti a tempo determinato stipulati dagli insegnanti durante l’emergenza Covid-19.

La proroga dei contratti per il personale scolastico era una misura attesa e auspicata dai sindacati. Le supplenze riguardano, come è noto, sia il personale docente che quello Ata (collaboratori scolastici e amministrativi).

Il comunicato del governo, però, per essere precisi, parla di “insegnanti”, attendiamo specifica ufficiale del Ministero dell’Istruzione in merito alla nota emessa da Palazzo Chigi dopo la riunione del Consiglio dei Ministri.

Non è finita qui: il via libera dopo la riunione governativa non significa che la proroga fino a giugno dei contratti Covid sia valida già da mercoledì 20 ottobre. Tutt’altro.

La misura non è stata ancora approvata dal Parlamento con il varo definitivo della Legge di Bilancio (il disegno di legge deve ancora essere varato dal Governo e consegnato alle due Camere). Dunque, allo stato attuale, la situazione rimane quella vigente.

Prima del 30 dicembre, però, arriverà la proroga fino a giugno dei contratti Covid, vista la volontà del governo di andare in questa direzione.

Misure previste anche per l’Università: viene aumentata la dotazione del Fondo di Finanziamento ordinario per l’Università e del Fondo Italiano per la Scienza e viene creato un nuovo fondo per la ricerca applicata. Le borse di studio per gli specializzandi in medicina vengono portate in via permanente a 12.000 l’anno.

I provvedimenti in Legge di Bilancio

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il “Documento programmatico di bilancio per il 2022”, che illustra le principali linee di intervento che verranno declinate nel disegno di legge di bilancio e gli effetti sui principali indicatori macroeconomici e di finanza pubblica.

I principali interventi riguardano i seguenti ambiti:

  1. FISCO: si prevede un primo intervento di riduzione degli oneri fiscali; il rinvio al 2023 della plastic tax e della sugar tax; il taglio dal 22% al 10% dell’Iva su prodotti assorbenti per l’igiene femminile. Si stanziano risorse per contenere gli oneri energetici nel 2022.
  2. INVESTIMENTI PUBBLICI: vengono previsti stanziamenti aggiuntivi per le amministrazioni centrali e locali dal 2022 al 2036; viene aumentata la dotazione del Fondo di Sviluppo e Coesione per il periodo 2022-2030; vengono stanziate risorse per il Giubileo di Roma e per le Olimpiadi di Milano-Cortina.
  3. INVESTIMENTI PRIVATI E IMPRESE: sono prorogate e rimodulate le misure di transizione 4.0 e quelle relative agli incentivi per gli investimenti immobiliari privati. Vengono rifinanziati il Fondo di Garanzia Pmi, la cosiddetta ‘Nuova Sabatini’ e le misure per l’internazionalizzazione delle imprese.
  4. SANITÀ: il Fondo Sanitario Nazionale viene incrementato, rispetto al 2021, di 2 miliardi in ciascun anno fino al 2024. Nuove risorse sono destinate al fondo per i farmaci innovativi e alla spesa per i vaccini e farmaci per arginare la pandemia COVID-19.
  5. SCUOLA, RICERCA E UNIVERSITÀ: viene aumentata la dotazione del Fondo di Finanziamento ordinario per l’Università e del Fondo Italiano per la Scienza e viene creato un nuovo fondo per la ricerca applicata. Le borse di studio per gli specializzandi in medicina vengono portate in via permanente a 12.000 l’anno. Viene disposta la proroga fino a giugno dei contratti a tempo determinato stipulati dagli insegnanti durante l’emergenza Covid-19.
  6. REGIONI ED ENTI LOCALI: viene incrementato il Fondo per il Trasporto Pubblico Locale e vengono stanziate risorse aggiuntive per gli enti locali per garantire i livelli essenziali a regime per asili nido e per la manutenzione della viabilità provinciale.
  7. POLITICHE SOCIALI: Il livello di spesa del Reddito di cittadinanza viene allineato a quello dell’anno 2021, introducendo correttivi alle modalità di corresponsione e rafforzando i controlli. Vengono previsti interventi in materia pensionistica, per assicurare un graduale ed equilibrato passaggio verso il regime ordinario, e si dà attuazione alla riforma degli ammortizzatori sociali. Il congedo di paternità di 10 giorni viene reso strutturale.

Pensioni, addio Quota 100 e Opzione Donna, largo a Quota 102 (dal 2022) e Quota 104 (dal 2023)

da OrizzonteScuola

Di redazione

Quota 102 nel 2022, per poi passare a quota 104 l’anno successivo, nel 2023. È la proposta avanzata nella cabina di regia sul documento di programmazione del bilancio dal ministro dell’Economia Daniele Franco per riformare quota 100, bandiera della Lega approvata dal primo governo Conte per superare la legge Fornero.

In sintesi, con quota 102 si può ambire alla pensione a 64 anni, con 38 di contributi all’attivo. Con quota 104 l’asticella dei requisiti salirebbe di due anni.

Secondo altre indiscrezioni giornalistiche, Opzione Donna non verrebbe riconfermata, cioè l’uscita a 58-59 anni con 35 di contributi e il ricalcolo dell’assegno col contributivo (quindi un taglio del 30%).

Il governo, in una nota diffusa dopo la riunione, annuncia che saranno previsti interventi in materia pensionistica, per assicurare un graduale ed equilibrato passaggio verso il regime ordinario, e si dà attuazione alla riforma degli ammortizzatori sociali.

La Lega conferma la riserva politica sulla proposta illustrata. Se ne discuterà nei prossimi giorni, in vista del varo della legge di Bilancio, in un successivo Consiglio dei Ministri.

Prove Invalsi 2022, calendario somministrazioni: si parte il 1° marzo con le quinte superiori. Tutte le date

da OrizzonteScuola

Di Ilenia Culurgioni

Dal 1° marzo 2022 si parte con le prove Invalsi: i primi saranno gli studenti delle quinte superiori. Dopo la sospensione avvenuta lo scorso anno per motivi legati alla situazione pandemica, gli studenti del secondo anno della secondaria di secondo grado (grado 10) tornano a svolgere le prove Invalsi.

Ecco il calendario delle somministrazioni pubblicato da Invalsi:

II primaria (prova cartacea)
Italiano: venerdì 6 maggio 2022
Prova di lettura solo Classi Campione: venerdì 6 maggio 2022
Matematica: lunedì 9 maggio 2022

V primaria (prova cartacea)
Inglese: giovedì 5 maggio 2022
Italiano: venerdì 6 maggio 2022
Matematica: lunedì 9 maggio 2022

II e V primaria Richieste di posticipo

Date per le somministrazioni posticipate:
-12 maggio 2022 – V PRIMARIA: prova di Inglese
-13 maggio 2022 – II e V PRIMARIA: prova di Italiano
-16 maggio 2022 – II e V PRIMARIA: prova di Matematica

III secondaria di primo grado (prova al computer – CBT)
Sessione ordinaria Classi Campione
La scuola può scegliere una tra le due seguenti finestre:
-lunedì 4, martedì 5, mercoledì 6, giovedì 7 aprile 2022
-lunedì 11, martedì 12, mercoledì 13 aprile 2022

La scuola sceglie tre giorni di una delle due finestre di somministrazione per svolgere le prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto).

Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da venerdì 1 aprile 2022 a sabato 30 aprile 2022

Sessione suppletiva: da lunedì di 23 maggio 2022 a sabato 28 maggio 2022

II secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)
Sessione ordinaria Classi Campione, prove di Italiano e Matematica: mercoledì 11, giovedì 12, venerdì 13 maggio 2022
Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano e Matematica: da mercoledì 11 maggio 2022 a martedì 31 maggio 2022

V secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT)
Sessione ordinaria Classi Campione
La scuola può scegliere una tra le due seguenti finestre:
-martedì 1, mercoledì 2, giovedì 3, venerdì 4 marzo 2022
-lunedì 7, martedì 8, mercoledì 9, giovedì 10 marzo 2022

La scuola sceglie tre giorni di una delle due finestre di somministrazione per svolgere le prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto).

Sessione ordinaria Classi NON Campione, prove di Italiano, Matematica e Inglese (lettura e ascolto): da martedì 1 marzo 2022 a giovedì 31 marzo 2022

Sessione suppletiva e privatisti: da lunedì di 23 maggio 2022 a sabato 28 maggio 2022.

Supplenze Covid prorogate a giugno 2022: la misura è contenuta nella legge di bilancio

da La Tecnica della Scuola

Per diverse decine di migliaia di precari c’è una buona notizia.
Nella manovra di bilancio per il 2022 il Governo ha inserito una norma che modifica quanto già previsto dall’articolo 58 del decreto 73/2021 (il cosiddetto “Sostegni bis”)
Il Consiglio dei Ministri ha dato infatti il via libera ad una disposizione con cui vengono prorogati fino a giugno 2022 i contratti a tempo determinato stipulati dagli insegnanti durante l’emergenza Covid-19.
Per il momento non si sa ancora quale sarà il costo di questa misura ma certamente non sarà inferiore ad 3-400 milioni di euro.
Qualcosa di più si potrà sapere quando avremo a disposizione il testo del provvedimento, per il momento si può solo osservare che la decisione dell’esecutivo va incontro alle richieste che le organizzazioni sindacali hanno avanzato fin dal momento in cui era stato approvato il decreto legge 73.

Green pass, le regole per gli studenti

da La Tecnica della Scuola

 

Ad alunni e studenti non è richiesto il possesso e l’esibizione della certificazione verde per accedere alle strutture scolastiche.

Non è neanche necessario per le attività in palestra o in piscina, anche se esterne alla scuola, purché le attività sportive vengano svolte in orario curricolare.

 

Ci sono però delle situazioni in cui il Green pass è necessario: ad esempio, per le uscite didattiche se si va ad esempio in cinema, mostre, musei; e anche per le attività di PCTO, perché gli studenti in questo caso sono equiparati ai lavoratori.

La scuola comunque non è tenuta a conoscere lo stato vaccinale degli studenti. Lo ha anche confermato il Garante per la protezione dei dati personali.

Nel video facciamo il punto sulle regole riguardanti il Green pass per gli studenti.

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TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 6 agosto 2021, n. 111 e della LEGGE DI CONVERSIONE 24 settembre 2021, n. 133

Covid scuola, in Puglia crollo del 97% di casi in un anno. Tanti i giovani vaccinati

da La Tecnica della Scuola

Un crollo pressochè totale dei contagi grazie alla vaccinazione di massa che si è verificata tra gli studenti. È quello che emerge nella provincia di Bari dal monitoraggio dell’Epidemic Intelligence Center della Asl del capoluogo pugliese. Dai 243 casi positivi la settimana a scuola di un anno fa (dall’11 al 16 ottobre 2020) ai soli 8 dello stesso periodo di quest’anno. Balza all’occhio la riduzione del 97% dei casi.

Numeri che sottolineano due aspetti importanti, l’efficacia dei vaccini e l’immunizzazione di massa dei giovani 12-19 anni. Cifre altissime a Bari, con il 90% dei ragazzi che hanno effettuato almeno una dose e l’85% che ha completato il ciclo vaccinale. Anche in provincia i numeri sono alti e oscillano tra il 74% e l’88%. La risposta positiva di docenti e Ata ha agevolato il contenimento dei numeri.

Un successo per il ritorno alla scuola in presenza e lo spettro della Dad allontanato quasi del tutto. Secondo l’assessore regionale alla sanità Pier Luigi Lopalco hanno funzionato le sedute vaccinali dedicate a gruppi, classe per classe, in sinergia con l’Ufficio scolastico regionale. “E’ una soddisfazione immensa” ha commentato l’assessore.