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Legge 11 maggio 1971, n. 390

Legge 11 maggio 1971, n. 390

Modifiche ed integrazioni alla legge 4 gennaio 1968, n. 15, contenente norme sulla documentazione amministrativa e sulla legalizzazione ed autenticazione di firme

 

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

 

Art. 1.

 

L’autenticazione delle sottoscrizioni delle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorieta’, nonche’ quella delle copie conformi di atti e documenti di cui alla legge 4 gennaio 1968, n. 15 , da qualsiasi pubblico ufficiale siano effettuate, si intendono esenti dalle formalita’ dell’iscrizione a repertorio e della registrazione.

 

Art. 2.

 

Il primo comma dell’articolo 6 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e’ sostituito dal seguente:

“Ai fini dell’articolo 5, i documenti ivi previsti sono esibiti al funzionario competente a ricevere la documentazione, il quale trascrive i loro estremi e i dati da essi risultanti su apposito modulo da allegare agli atti dell’istruttoria. Il modulo e’ sottoscritto dall’interessato e dal funzionario”.

 

Art. 3.

 

All’articolo 12 della legge 4 gennaio 1968, n. 15 , dopo il primo comma, e’ aggiunto il seguente:

“Per la redazione delle certificazioni rilasciate dai competenti pubblici uffici puo’ utilizzarsi, compatibilmente con il rispetto delle disposizioni che vietano o subordinano a speciali formalita’ la menzione di particolari iscrizioni o annotazioni, la riproduzione con uno dei procedimenti di cui al primo comma del successivo articolo 14, degli atti esistenti in ufficio, con la contestuale attestazione del pubblico ufficiale che il certificato o l’estratto e’ rilasciato in conformita’ agli atti medesimi”.

 

Art. 4.

 

Il primo comma dell’articolo 17 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e’ sostituito dal seguente:

“Le firme sugli atti e documenti formati nello Stato e da valere all’estero davanti ad autorita’ estere sono, ove da queste richiesto, legalizzate a cura dei competenti organi, centrali o periferici, del Ministero competente, o di altri organi e autorita’ delegati dallo stesso”.

Il quarto comma dello stesso articolo 17 e’ sostituito dal seguente:

“Le firme sugli atti e documenti formati nello Stato e da valere nello Stato, rilasciati da una rappresentanza diplomatica o consolare estera residente nello Stato, sono legalizzate a cura delle

prefetture”.

 

Art. 5.

 

Dopo l’articolo 20 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e’ aggiunto il seguente articolo:

“Articolo 20-bis. – La dichiarazione di chi non sa o non puo’ firmare deve essere sottoscritta in presenza del dichiarante da due testimoni idonei ai sensi dell’articolo 47 della legge 16 febbraio 1913, n. 89.

Il pubblico ufficiale autentica la sottoscrizione dei testimoni, previa menzione della dichiarazione dell’interessato sulla causa dell’impedimento a firmare”.

 

Art. 6.

 

L’articolo 21 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e’ sostituito dal seguente:

“Articolo 21. – (Regime fiscale per le autenticazioni e

legalizzazioni di firme). – Le dichiarazioni fatte ai sensi degli articoli 2 e 4 sono esenti da imposta di bollo. L’autenticazione della sottoscrizione delle dichiarazioni medesime e’ soggetta alla imposta di bollo di lire 400, qualunque sia il numero delle dichiarazioni contenute nell’atto.

La legalizzazione di firma prevista dall’articolo 16 e’ soggetta alla tassa di concessione governativa di lire 200.

Parimenti e’ dovuta la tassa di concessione governativa nella misura di lire 500 per le legalizzazioni di firma previste dall’articolo 17, commi primo e quarto, e per la certificazione di conformita’ al testo straniero rilasciata, ai sensi del terzo comma dello stesso articolo, da un traduttore ufficiale con sede nel territorio dello Stato.

L’imposta di bollo di cui al primo comma, ove per le dichiarazioni non sia stato usato il foglio bollato, e la tassa di concessione governativa di cui ai commi secondo e terzo sono corrisposte a mezzo di marche, da annullarsi col timbro dell’ufficio a cura del pubblico ufficiale che provvede alle autenticazioni o alle legalizzazioni.

Per le autenticazioni di firma effettuate dalle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all’estero, la imposta di bollo sara’ corrisposta al momento della presentazione delle dichiarazioni sostitutive ad un pubblico ufficiale residente nel territorio nazionale, che provvedera’, nei modi di cui al comma precedente, ad annullare le relative marche”.

 

Art. 7.

 

L’articolo 22 della legge 4 gennaio 1968, n. 15 , e’ sostituito dal seguente:

“Articolo 22. – (Modalita’ fiscali per la legalizzazione di firme).

– Agli effetti della legge di bollo la legalizzazione puo’ far seguito all’atto, ma non puo’ farsi fuori del foglio bollato.

Mancando spazio sufficiente, si deve aggiungere un altro foglio bollato dello stesso valore di quello usato per l’atto. In tal caso, si deve applicare nei punti di congiunzione dei fogli bollati il timbro dell’ufficio”.

 

Art. 8.

 

Il primo comma dell’articolo 23 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e’ sostituito dal seguente:

“L’imposta di bollo e la tassa di concessione governativa previste dall’articolo 21 non sono dovute quando per le leggi vigenti sia esente da bollo l’atto sostituito con la dichiarazione autenticata o in cui e’ apposta la firma da legalizzare”.

 

Art. 9.

 

Al primo comma dell’articolo 27 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, le cifre: “18 e 19” sono sostituite dalle seguenti: “18, 19, 20”.

 

Art. 10.

 

All’articolo 19, comma secondo, della legge 2 aprile 1968, n. 482, relativa alla disciplina delle assunzioni obbligatorie, e’ soppressa la parola: “legalizzata”.

 

Art. 11.

 

Le disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 della presente legge hanno effetto dalla data di entrata in vigore della legge 4 gennaio 1968, n. 15.

 

Art. 12.

 

Gli uffici centrali e periferici dell’Amministrazione dello Stato, per il rilascio di copie di documenti da essi detenuti, hanno facolta’ di stipulare convenzioni di noleggio per uno o piu’ apparecchi di riproduzione con i procedimenti previsti dall’articolo 14 della legge 4 gennaio 1968, n. 15.

Con decreto del Ministro per il tesoro sono fissati i criteri e le condizioni per la stipulazione delle relative convenzioni.

 

Art. 13.

 

Le tariffe per il rilascio delle copie dei documenti, le quali debbono essere adeguate ai costi del servizio, sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sentito il Ministro per il tesoro.

Con regolamento di esecuzione, da emanarsi con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro per il tesoro entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, verranno stabilite le modalita’ da seguire dagli uffici statali per la riscossione, il versamento, la contabilizzazione ed il controllo dei proventi di cui al primo comma del presente articolo.

Il Ministro per il tesoro, per la gestione del servizio di riproduzione, e’ autorizzato ad istituire apposito capitolo nello stato di previsione dell’entrata ed appositi capitoli negli stati di previsione della spesa dei singoli Ministeri.

 

Art. 14.

 

Le tariffe stabilite ai sensi del primo comma del precedente articolo valgono per tutti gli enti pubblici.

 

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara’ inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla

osservare come legge dello Stato.

 

Data a Roma, addi’ 11 maggio 1971

 

SARAGAT

 

COLOMBO – FERRARI AGGRADI – PRETI – MORO – RESTIVO

 

Visto, il Guardasigilli: COLOMBO

Decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1967, n. 1518

Decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1967, n. 1518
(in GU 6 giugno 1967, n. 143)

Regolamento per l’applicazione del titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, relativo ai servizi di medicina scolastica.

 

E’ approvato l’unito regolamento per l’esecuzione delle norme contenute nel titolo III del proprio precedente decreto 11 febbraio 1961, n. 264, concernente i servizi di medicina scolastica.

 

Titolo I

 

 

 

ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI

 

 

 

Art. 1.

 

A tutti i servizi di vigilanza igienica e di assistenza sanitaria scolastica, nell’ambito della provincia, sovraintende il medico provinciale, che li coordina d’intesa col provveditore agli studi, con il quale, è prescritto almeno un incontro annuale nel mese di settembre.

 

Ai sensi dell’art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, nell’ambito del territorio comunale o consorziale il servizio di medicina scolastica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, dipende dall’ufficiale sanitario che ne promuove e coordina l’organizzazione e il funzionamento, previa intesa con i dirigenti degli istituti scolastici.

 

 

 

     Art. 2.

 

Il servizio di medicina scolastica comprende la profilassi, la medicina preventiva, la vigilanza igienica, il controllo dello stato di salute di ogni scolaro e si avvale della collaborazione della scuola nell’educazione igienico-sanitaria.

 

Le prestazioni sanitarie di medicina preventiva e d’urgenza, nell’ambito dei servizi della medicina scolastica, agli alunni e al personale della scuola sono gratuite.

 

Fermo restando il disposto dell’art. 12, comma terzo e quarto del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, i servizi di medicina scolastica utilizzano convenientemente le prestazioni degli istituti e dei centri che operano nel comune per finalità assistenziali gratuite.

 

Le amministrazioni comunali e consorziali provvedono, alla occorrenza, a stipulare convenzioni con enti pubblici o privati per i servizi specialistici necessari, allorché non siano realizzabili nella sfera operativa della medicina scolastica.

 

 

 

     Art. 3.

 

I comuni, i consorzi di comuni o le amministrazioni provinciali, nell’ambito della rispettiva competenza in materia di edilizia scolastica, sono tenuti a provvedere i locali idonei per il servizio di medicina scolastica. Nei casi nei quali risulti impossibile disporre di idonei locali, può provvedersi mediante unità ambulatoriali mobili.

 

Spetta ai comuni di provvedere alle relative attrezzature nei modi che saranno stabiliti nel regolamento comunale di cui all’art. 10.

 

Gli enti pubblici ed i privati gestori di scuole hanno analogo obbligo nei rispettivi istituti.

 

 

 

     Art. 4.

 

I locali da adibirsi ad ambulatori debbono ricavarsi di regola dall’edificio scolastico. Soltanto in casi particolari di difficoltà ambientali preesistenti potrà essere autorizzato dall’ufficiale sanitario l’esercizio ambulatoriale della medicina scolastica fuori del detto edificio purché in sede propria, distinta da altri servizi di medicina sociale.

 

 

 

     Art. 5.

 

L’amministrazione provinciale, promuovendo e sollecitando la partecipazione anche di enti pubblici sanitari operanti nell’ambito della provincia può integrare o istituire i servizi di medicina scolastica, principalmente quelli specialistici di cui all’art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, quando i comuni soli, o riuniti in consorzio, per qualsiasi motivo non possono provvedere idoneamente.

 

Ai servizi di medicina scolastica si applicano le disposizioni dell’art. 92, secondo comma e seguenti, del testo unico delle leggi sanitarie (regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265).

 

Contro i provvedimenti adottati dal prefetto ai sensi del comma precedente è ammesso ricorso al Ministro per la sanità, che decide sentito il Consiglio superiore di sanità e il Consiglio di Stato.

 

 

 

     Art. 6.

 

L’autorità sanitaria comunale concorda con le autorità scolastiche, con gli enti pubblici o i privati gestori di scuole o istituti le disposizioni circa la scelta e l’uso dei locali da adibirsi ai servizi di medicina scolastica.

 

Gli ufficiali sanitari devono tener conto delle esigenze didattiche prospettate dalle autorità scolastiche prima di adottare provvedimenti che incidano sul funzionamento della scuola.

 

Il medico provinciale e il provveditore agli studi risolvono di concerto i conflitti che possono derivare dalla contemporaneità dell’azione sanitaria con quella scolastica in modo che sia evitato ogni irrazionale turbamento delle funzioni scolastiche e di quelle sanitarie.

 

Il medico provinciale, d’intesa col provveditore agli studi promuove le iniziative dirette allo sviluppo dell’educazione sanitaria da attuarsi nelle scuole ed istituti della provincia, e può avvalersi dell’opera dei centri di educazione sanitaria.

 

A tal fine, al principio di ogni anno scolastico, il medico provinciale invia le opportune istruzioni e direttive agli ufficiali sanitari tenendone informato il provveditore agli studi.

 

 

 

Titolo II

 

 

 

MEZZI PER L’ESPLETAMENTO DEL SERVIZIO

 

 

 

     Art. 7.

 

Gli ambulatori di medicina scolastica devono essere costituiti almeno da due locali di cui uno adibito alle visite e uno alla attesa.

 

Gli ambulatori debbono essere mantenuti in condizioni costanti di funzionalità ed essere attrezzati in modo idoneo per consentire una efficace azione diagnostica e l’esecuzione di interventi di medicina preventiva nella forma più adatta e più ampia possibile, nonchè la prestazione di eventuali soccorsi d’urgenza da parte del medico scolastico e del personale sanitario ausiliario.

 

L’idoneità dei locali e delle attrezzature deve essere riconosciuta dall’ufficiale sanitario, il quale provvede al controllo dei materiali tecnici in dotazione e alla custodia dei verbali di consegna e di riconsegna dei materiali stessi da parte dei sanitari addetti.

 

Il medico provinciale vigila sull’azione svolta dagli ambulatori scolastici, e propone, ove occorra, il completamento e miglioramento delle attrezzature.

 

 

 

     Art. 8.

 

Presso la sala di visita medica saranno tenuti costantemente aggiornati dal medico scolastico:

 

a) il registro delle visite effettuate;

 

b) il registro delle vaccinazioni, rivaccinazioni ed altre operazioni immunitarie eseguite nelle scuole;

 

c) il registro delle disinfezioni e disinfestazioni;

 

d) il registro inventario dell’arredamento e dello strumentario.

 

Debbono pure essere custoditi dal medico scolastico in apposito armadio a chiave, i documenti soggetti a segreto professionale e d’ufficio e particolarmente:

 

1) le cartelle sanitarie scolastiche individuali del tipo prescritto dal Ministero della sanità;

 

2) i rapporti delle indagini domiciliari;

 

3) i risultati degli accertamenti diagnostici;

 

4) gli atti d’ufficio, ivi comprese la corrispondenza intercorsa con i familiari e con i sanitari curanti e le note scambiate con il capo dell’istituto o direttore della scuola e con gli insegnanti.

 

Le cartelle sanitarie con annessa documentazione seguono, con le cautele suindicate, il passaggio di classe e di scuola degli alunni e devono essere conservate dopo la cessazione della frequenza.

 

 

 

Titolo III

 

 

 

PERSONALE SANITARIO E AUSILIARIO E SUE ATTRIBUZIONI

 

 

 

     Art. 9.

 

Il personale avente attribuzioni specifiche nel servizio di medicina scolastica è costituito oltre che dall’ufficiale sanitario:

 

a) da un medico scolastico o da più medici scolastici di cui uno responsabile dell’andamento del servizio;

 

b) da personale sanitario ausiliario, costituito da assistenti sanitarie visitatrici, infermiere professionali, vigilatrici di infanzia;

 

c) dal direttore sanitario di istituti pediatrici di ricovero e di cura pubblici o privati, quando egli assuma la funzione del medico scolastico per l’esistenza di scuole interne.

 

Il personale suindicato stabilirà e manterrà stretti contatti con il capo dell’istituto scolastico o direttore della scuola e con il personale dagli stessi dipendente per le necessarie intese di collaborazione e di armonizzazione del servizio sanitario con quello scolastico.

 

 

 

     Art. 10.

 

Il comune o il consorzio stabilisce nei propri regolamenti di igiene le norme relative all’organizzazione dei servizi di medicina scolastica, secondo le disposizioni generali del presente regolamento; determina inoltre il numero dei medici scolastici occorrenti per il servizio generico e specialistico e del personale sanitario ausiliario, anche in relazione alle scuole speciali e alle classi differenziali e ne stabilisce, a norma degli articoli seguenti, la posizione giuridica e il trattamento economico.

 

Le disposizioni aggiuntive ai regolamenti predetti dovranno essere emanate entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.

 

In casi di inadempienza, su richiesta del medico provinciale, sarà provveduto a norma delle vigenti disposizioni stabilite dalla legge comunale e provinciale.

 

 

 

     Art. 11.

 

Nei comuni o consorzi con popolazione superiore a 30.000 abitanti o capoluoghi di provincia e relativi consorzi e negli altri comuni o consorzi che non intendono avvalersi della facoltà concessa dal secondo comma dell’art. 13 del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, saranno di norma adibiti al servizio medico scolastico, almeno un medico scolastico generico per ogni 2000 alunni o frazione superiore a 1000 e almeno una unità di personale sanitario ausiliario per ogni 1000 alunni o frazione superiore a 500, anche in relazione alla dislocazione territoriale della scuola.

 

I comuni, i consorzi di comuni, o in via sostitutiva o integrativa, le province provvedono ad assicurare il fabbisogno di personale medico generico e specialistico:

 

1) mediante l’istituzione di posti di organico per le rispettive categorie o specializzazioni;

 

2) mediante il conferimento di incarichi a medici liberi professionisti, che non comportino rapporto di pubblico impiego;

 

3) mediante la stipulazione di apposite convenzioni con enti ed istituti pubblici che svolgono attività di carattere sanitario, sempre che tali convenzioni rientrino nei rispettivi fini istituzionali. Nelle convenzioni saranno precisati gli obblighi, le modalità e le condizioni per il regolare svolgimento del servizio.

 

Nelle stesse forme previste dal precedente comma si provvede nei riguardi del personale sanitario ausiliario.

 

 

 

     Art. 12.

 

Gli incarichi nei servizi di medicina scolastica generica dovranno essere conferiti mediante pubblico concorso per titoli a medici in possesso di uno o più titoli fra quelli sotto indicati in ordine di preferenza:

 

a) servizio di ruolo prestato in qualità di medico scolastico generico o di ufficiale sanitario o di medico dipendente dal Ministero della sanità;

 

b) servizio di ruolo in qualità di direttore, aiuto od assistente presso istituti di igiene o di pediatria o di puericultura;

 

c) servizio di ruolo prestato quale medico addetto ai servizi sanitari delle regioni, delle province e dei comuni o gestiti da istituzioni ed enti pubblici che espletano istituzionalmente e specificamente assistenza sanitaria per l’infanzia;

 

d) servizio di ruolo prestato in ospedali di 1ª, 2ª e 3ª categoria od in cliniche universitarie;

 

e) docenza in igiene, in medicina e igiene scolastica, in pediatria, in puericultura;

 

f) specializzazione in medicina scolastica, igiene, pediatria, puericultura;

 

g) servizio di medico condotto di ruolo o servizio non di ruolo di medico scolastico;

 

h) servizio non di ruolo nei posti indicati nelle lettere a), b), c), d), g);

 

i) idoneità conseguita in precedenti concorsi per i posti di cui alle lettere a), b), c), d);

 

l) specializzazione in branche di malattie sociali;

 

m) altri incarichi o servizi professionali compreso l’insegnamento scolastico;

 

n) titoli di studio vari conseguiti posteriormente alla laurea;

 

o) pubblicazioni e altri lavori scientifici.

 

Per gli incarichi nei servizi di medicina scolastica specialistica, i servizi prestati ed i titoli devono intendersi riferiti alle singole specializzazioni.

 

 

 

     Art. 13.

 

L’assunzione, lo stato giuridico e il trattamento economico del personale medico di ruolo dei servizi di medicina scolastica generica e specializzata svolti dai comuni, dai consorzi e dalle province, salvo quanto disposto dal presente regolamento, sono disciplinati dalle norme delle leggi e dei relativi regolamenti concernenti il personale medico degli uffici sanitari comunali e consorziali o quello assunto dalle province per i servizi di assistenza, di vigilanza igienica e di profilassi, istituiti stabilmente nelle province.

 

Si applicano altresì ai medici scolastici generici e specialisti di ruolo le norme sullo stato giuridico e il trattamento economico previsto per i medici di ruolo degli uffici sanitari comunali e consorziali o assunti stabilmente dalle province, contenute nei regolamenti degli enti locali indicati nel comma precedente, salvo le norme che per speciali esigenze saranno emanate dagli enti medesimi per i servizi specialistici.

 

 

 

     Art. 14.

 

Nei concorsi a posti di medico scolastico generico di ruolo sono da prendere in considerazione, secondo l’ordine di preferenza sottoindicato, i seguenti titoli:

 

a) servizio di ruolo prestato in qualità di medico scolastico generico o di ufficiale sanitario o di medico dipendente dal Ministero della sanità;

 

b) servizio di ruolo in qualità di direttore, aiuto od assistente presso istituti di igiene o di pediatria o di puericultura;

 

c) servizio di ruolo prestato quale medico addetto ai servizi sanitari delle regioni, delle province e dei comuni o gestiti da istituzioni ed enti pubblici che espletano istituzionalmente e specificamente assistenza sanitaria per l’infanzia;

 

d) servizio di ruolo prestato in ospedali di 1ª, 2ª e 3ª categoria o in cliniche universitarie;

 

e) docenza in igiene, in medicina e igiene scolastica, in pediatria, in puericultura;

 

f) specializzazione in medicina scolastica, igiene, pediatria, puericultura;

 

g) servizio di medico condotto di ruolo o servizio non di ruolo di medico scolastico;

 

h) servizio non di ruolo nei posti indicati nelle lettere a), b), c), d), g);

 

i) idoneità conseguita in precedenti concorsi per i posti di cui alle lettere a), b), c), d);

 

l) specializzazione in branche di malattie sociali;

 

m) altri incarichi o servizi professionali compreso l’insegnamento scolastico;

 

n) titoli di studio vari conseguiti posteriormente alla laurea;

 

o) pubblicazioni e altri lavori scientifici.

 

 

 

     Art. 15.

 

Al concorso pubblico per il posto di medico scolastico specialista di ruolo possono partecipare coloro che oltre a possedere i requisiti richiesti per l’assunzione di personale medico scolastico generico, siano provvisti del titolo di libera docenza, o di specializzazione, o di servizio continuativo ininterrotto della durata di almeno due anni prestato in cliniche universitarie o in reparti specialistici di ospedali o presso altri enti assistenziali, inerente al posto messo a concorso.

 

 

 

     Art. 16.

 

Nei concorsi di medico scolastico specialista di ruolo sono da prendere in esame, secondo l’ordine di preferenza sottoindicato, i seguenti titoli:

 

a) servizio di medico scolastico specialista di ruolo concernente la specialità relativa al posto messo a concorso;

 

b) servizio di ruolo prestato in ospedali e cliniche universitarie in reparti della specialità relativa al posto messo a concorso;

 

c) docenza nella specialità del posto messo a concorso;

 

d) servizio di ruolo di medico scolastico generico o di ufficiale sanitario o di medico addetto agli uffici o servizi sanitari degli enti territoriali, o in posti dei ruoli dei medici della sanità pubblica, o servizio non di ruolo di medico scolastico specialista della specialità del posto messo a concorso;

 

e) specializzazione nella branca relativa al posto messo a concorso;

 

f) servizio di ruolo di medico condotto e servizio di ruolo prestato in ospedali di 1ª, 2ª e 3ª categoria o in cliniche universitarie;

 

g) docenza in igiene, in medicina e igiene scolastica, in pediatria, in puericultura;

 

h) specializzazione in igiene, in medicina e igiene scolastica, in pediatria, in puericultura;

 

i) specializzazione in branche di malattie sociali;

 

l) altri incarichi e servizi professionali compreso l’insegnamento scolastico;

 

m) titoli di studio vari conseguiti posteriormente alla laurea;

 

n) pubblicazioni e altri lavori scientifici.

 

 

 

     Art. 17.

 

Le commissioni giudicatrici dei concorsi a posti di medico scolastico generico di ruolo dei comuni o dei consorzi o delle province, nominate dalle rispettive amministrazioni, hanno la stessa composizione delle commissioni giudicatrici dei concorsi a posti di medico addetto rispettivamente agli uffici sanitari dei comuni o ai servizi di assistenza, vigilanza igienica e profilassi istituiti stabilmente nella provincia, salve la sostituzione del professore universitario di ruolo o fuori ruolo di clinica medica o patologia medica con un professore universitario di ruolo o fuori ruolo di clinica pediatrica o di puericultura.

 

Le commissioni giudicatrici dei concorsi a posti di medico scolastico specialista di ruolo per i comuni e i consorzi di comuni sono composte come segue:

 

a) dal sindaco o dal presidente del Consorzio che la presiede;

 

b) da due professori universitari di ruolo o fuori ruolo, uno dei quali di igiene e l’altro della specialità inerente ai posti messi a concorso, scelti dal consiglio comunale;

 

c) da un funzionario medico appartenente ai ruoli del Ministero della sanità, designato dal medico provinciale;

 

d) dall’ufficiale sanitario, capo dell’ufficio sanitario comunale.

 

Le commissioni giudicatrici dei concorsi a posti di medico scolastico specialista di ruolo per la provincia sono composte come segue:

 

a) dal presidente della giunta provinciale o da un suo delegato che la presiede;

 

b) da due professori universitari di ruolo o fuori ruolo, scelti dall’amministrazione provinciale, dei quali uno di igiene e uno della specialità inerente ai posti messi a concorso;

 

c) da un funzionario medico appartenente ai ruoli del Ministero della sanità designato dal medico provinciale;

 

d) da un medico dipendente provinciale, scelto dalla amministrazione provinciale.

 

Un funzionario della carriera direttiva amministrativa del Ministero della sanità o dell’ente che bandisce il concorso esercita le funzioni di segretario.

 

 

 

     Art. 18.

 

Per i concorsi a posti di medico scolastico generico di ruolo l’esame consiste in una prova pratica, due prove scritte e una orale e versate sulle seguenti materie:

 

1) Prova pratica:

 

esame clinico pediatrico di un infermo.

 

2) Prove scritte:

 

a) etiologia; epidemiologia; diagnosi e profilassi delle malattie infettive, di quelle parassitarie e di quelle di origine alimentare; accertamenti di medicina preventiva; patologia infantile; fisiopatologia dello sviluppo fisico e psichico; elementi di diagnostica delle malattie e anomalie degli organi di senso e dell’apparato dentario;

 

b) igiene generale e igiene speciale della scuola e dello scolaro.

 

3) Prova orale:

 

a) nozioni di clinica e patologia pediatrica;

 

b) le materie delle prove scritte;

 

c) ginnastica correttiva; educazione fisica e sport; assistenza parascolastica; educazione sanitaria;

 

d) legislazione sanitaria italiana con particolare riguardo a quella relativa ai servizi di medicina scolastica; conoscenza dei programmi didattici per la parte attinente all’igiene; elementi di legislazione scolastica, con particolare riguardo alla scuola d’obbligo ed all’assistenza scolastica;

 

e) nozioni di statistica demografica e in particolare di statistica sanitaria.

 

I programmi particolareggiati per le singole prove sono stabiliti con decreto del Ministro per la sanità, sentito il parere del Ministro per la pubblica istruzione.

 

 

 

     Art. 19.

 

Per i concorsi a posti di medico scolastico specialista di ruolo l’esame consiste in una prova pratica, due prove scritte e una prova orale e verte sulle seguenti materie:

 

1) Prova pratica:

 

esame clinico di un infermo con speciale riguardo alle malattie o anomalie attinenti la specialità del posto messo a concorso.

 

2) Prove scritte:

 

a) igiene generale e igiene speciale della scuola e dello scolaro;

 

b) prevenzione delle malattie sociali con particolare riguardo alla specialità del posto messo a concorso;

 

3) Prova orale:

 

a) le materie delle prove scritte;

 

b) nozioni di clinica e patologia della specialità del posto messo a concorso;

 

c) legislazione sanitaria italiana con particolare riguardo a quella relativa ai servizi di medicina scolastica; conoscenza dei programmi didattici per la parte attinente all’igiene; elementi di legislazione scolastica, con particolare riguardo alla scuola dell’obbligo ed all’assistenza scolastica;

 

d) nozioni di statistica demografica e in particolare di statistica sanitaria.

 

I programmi particolareggiati per le singole prove sono stabiliti dal Ministro per la sanità sentito il parere del Ministro per la pubblica istruzione.

 

 

 

     Art. 20.

 

Il personale sanitario ausiliario da adibire al servizio medico scolastico deve essere in possesso dei rispettivi diplomi specifici, disciplinati dalla legge 19 luglio 1940, n. 1098.

 

Le norme dei pubblici concorsi per l’assunzione in posti di ruolo di tale personale sono contenute nei regolamenti dei singoli enti.

 

Nei casi di intervento integrativo o sostitutivo delle province, le rispettive amministrazioni integrano il regolamento sanitario in analogia a quanto stabilito negli articoli precedenti e nei precedenti commi.

 

 

 

     Art. 21.

 

L’ufficiale sanitario secondo le istruzioni e disposizioni impartite dal medico provinciale, d’intesa col provveditore agli studi, stabilisce con il capo della scuola o dell’istituto le modalità di svolgimento e gli orari dei servizi sanitari generici e specialistici, in modo che le lezioni non subiscano intralcio e risulti bene armonizzata l’attività sanitaria con quella scolastica.

 

 

 

     Art. 22.

 

Per la tutela della salute dell’igiene nelle scuole o negli istituti di educazione e di istruzione il medico scolastico provvede a:

 

sottoporre a visita medica preliminare all’inizio dell’anno scolastico, tutti i soggetti, allo scopo di accertare gli eventuali impedimenti ad una normale frequenza scolastica;

 

selezionare gli alunni che abbisognino di più approfonditi accertamenti;

 

visitare accuratamente almeno una volta nel corso dell’anno gli alunni frequentanti, allo scopo di controllarne lo sviluppo psico-fisico;

 

eseguire visite straordinarie o periodiche ai soggetti che richiedono speciale osservazione ed a quelli che lasciano la scuola definitivamente o che passano ad altre scuole ed istituti;

 

avviare a visita specialistica presso idonee istituzioni i soggetti che hanno bisogno di particolari accertamenti al fine di proporne l’eventuale assegnazione alle scuole speciali, alle classi differenziali o a centri e istituzioni particolari di cura e di rieducazione. [1]

 

E’ altresì compito del medico scolastico, nell’ambito delle sue attribuzioni, di collaborare con i dirigenti scolastici, con gli insegnanti, con le famiglie e con i centri medico-psico-pedagogici, al fine sia di ottenere il miglior rendimento scolastico degli alunni, sia di evitare loro o limitare le cause di affaticamento mentale.

 

La stessa collaborazione sarà posta in atto per promuovere o coordinare le iniziative più idonee per lo svolgimento di ogni attività di educazione sanitaria, secondo i programmi e le istruzioni della superiore autorità sanitaria.

 

 

 

     Art. 23.

 

In ordine alla vigilanza igienica il medico scolastico, coadiuvato dall’assistente sanitaria, controlla che siano mantenuti in ordine e in efficienza i locali, gli arredamenti, le attrezzature e gli impianti di illuminazione, di riscaldamento e di ventilazione.

 

Vigila sulla pulizia personale degli alunni, in stretta collaborazione con il corpo insegnante, si accerta che sia fatto uso conveniente e assiduo delle docce ed esercita la vigilanza sulle condizioni di pulizia dei servizi igienici.

 

Svolge altresì opera assidua di sorveglianza sui locali di cucina e annessi e sulle suppellettili, sulle provviste di generi alimentari, sul rispetto delle tabelle dietetiche, sulla confezione e distribuzione della refezione scolastica, nonchè sui requisiti igienici di qualsiasi cibo o bevanda distribuiti, sotto qualunque forma, nelle scuole o negli istituti.

 

Quando le condizioni degli edifici o dei locali adibiti a sede di scuola o di istituti educativi, o lo stato dei servizi igienici, o delle attrezzature, o degli impianti suddetti si presentino con strutture e caratteri contrastanti con quelli prescritti dalle norme sulla edilizia scolastica o siano, oltreché disadatti, antigienici e di nocumento per gli alunni frequentanti, il medico scolastico ne rende edotto l’ufficiale sanitario che è tenuto a darne immediata comunicazione al direttore della scuola o al capo dell’istituto, al sindaco, al medico provinciale e al provveditore agli studi.

 

Per le esigenze di ordinaria manutenzione dei locali, impianti e servizi, l’ufficiale sanitario rende edotta l’autorità comunale o provinciale.

 

 

 

     Art. 24.

 

Per quanto concerne i rapporti con il personale insegnante ed i familiari degli alunni, i medici scolastici devono:

 

concordare con il personale direttivo della scuola i giorni e l’ora del ricevimento dei familiari degli alunni;

 

prendere contatti, tramite la direzione della scuola o dell’istituto e, ove occorra, anche direttamente, con i familiari degli alunni, per chiedere o riferire notizie relative alla salute degli stessi;

 

tenere costantemente informato il personale direttivo della scuola, di ogni evenienza di carattere igienico sanitario, fornendo pareri su qualunque quesito che comunque interessi l’igiene scolastica e la salute somato-psichica dello scolaro.

 

Ad analogo compito informativo è tenuto il personale direttivo della scuola nei confronti del medico scolastico.

 

 

 

     Art. 25.

 

I medici scolastici hanno il compito di:

 

curare la compilazione dei dati statistici;

 

inviare mensilmente all’ufficiale sanitario una relazione sull’azione svolta comprensiva di:

 

a) notizie statistiche concernenti il genere e il numero delle visite effettuate e gli accertamenti specialistici e di laboratorio; i colloqui ed i rapporti con i familiari degli alunni;

 

b) classificazione degli esiti;

 

c) rilievi epidemiologici;

 

d) eventuali interventi di profilassi immunitaria o chemioantibiotica;

 

e) prestazioni di pronto soccorso;

 

f) attività di educazione sanitaria;

 

g) proposte ritenute opportune ai fini di un miglioramento dell’azione di medicina scolastica;

 

h) riepilogo del registro dei materiali di consumo con il carico e lo scarico del mese.

 

Analogo adempimento sarà assolto dai direttori sanitari degli istituti pediatrici di ricovero e di cura, responsabili dei servizi di medicina scolastica.

 

 

 

     Art. 26.

 

L’ufficiale sanitario in una propria relazione da inviare al medico provinciale e al provveditore agli studi alla fine di ciascun trimestre scolastico, riepilogherà le relazioni dei medici scolastici, formulando eventuali proposte e prospettando le iniziative necessarie per il potenziamento e il miglioramento dei servizi.

 

 

 

     Art. 27.

 

Il personale ausiliario coadiuva i medici scolastici secondo le specifiche competenze e provvede in particolare a:

 

predisporre l’occorrente per le visite mediche;

 

assistere i medici durante la visita ed eseguire le indagini e le eventuali prescrizioni profilattiche da essi disposte;

 

compilare e aggiornare le cartelle sanitarie scolastiche;

 

segnalare gli inconvenienti igienici ovunque si manifestino nell’ambito scolastico;

 

collaborare al mantenimento dei contatti con il personale insegnante, con le famiglie e con l’ufficio d’igiene;

 

coadiuvare nell’attività di educazione sanitaria svolta dai medici e dal corpo insegnante.

 

 

 

     Art. 28.

 

Il servizio di medicina scolastica può essere svolto anche nei periodi di chiusura delle scuole durante l’anno scolastico attraverso l’attività ambulatoriale e le prestazioni di istituto, in favore della popolazione scolastica iscritta.

 

Nel periodo di vacanza estiva i servizi sanitari scolastici funzionano all’occorrenza per le attività connesse con l’invio dei fanciulli alle colonie climatiche ovvero per l’assistenza nelle colonie esistenti nell’ambito del territorio comunale.

 

 

 

Titolo IV

 

 

 

ASSISTENZA MEDICO-SCOLASTICA NELLE SCUOLE SPECIALI, CLASSI DIFFERENZIALI, ISTITUTI MEDICO-PSICO-PEDAGOGICI, EDUCATIVI E ASSISTENZIALI.

 

 

 

     Art. 29.

 

Ai sensi dell’art. 11, lettera c) del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, il servizio medico scolastico si estende, sotto la vigilanza dell’ufficiale sanitario, agli istituti scolastici pubblici e privati per ciechi, sordomuti, minorati psichici, affetti da malattie specifiche dell’apparato respiratorio, da malattie dell’apparato cardiovascolare, nonchè ad ogni altra scuola od istituto speciale.

 

 

 

     Art. 30.

 

I soggetti che presentano anomalie o anormalità somato-psichiche che non consentono la regolare frequenza nelle scuole comuni e che abbisognano di particolare trattamento ed assistenza medico-didattica sono indirizzati alle scuole speciali.

 

Nell’eventualità che l’alunno presenti più di una alterazione, si terrà conto, per l’assegnazione alla scuola speciale, della minorazione che consente maggiori possibilità di trattamento.

 

I soggetti ipodotati intellettuali non gravi, disadattati ambientali, o con anomalie del comportamento, per i quali possa prevedersi il reinserimento nella scuola comune sono indirizzati alle classi differenziali.

 

 

 

     Art. 31.

 

Gli insegnanti degli istituti prescolastici, delle scuole elementari, della scuola media e degli altri istituti di educazione ed istruzione, anche su segnalazione delle famiglie, riferiscono al direttore della scuola o al capo dell’istituto i fatti e le osservazioni concernenti gli alunni che presentano le atipie indicate negli articoli precedenti.

 

Il direttore della scuola o il capo dell’istituto ne informa il medico scolastico, il quale, se del caso, sottopone i soggetti ritenuti irregolari alle indagini opportune ed all’eventuale ulteriore periodo di osservazione, per la valutazione, sotto il profilo medico, della necessità di indirizzare i soggetti stessi alle scuole speciali o alle classi differenziali.

 

All’uopo il medico scolastico si avvale della collaborazione dei centri medico-psico-pedagogici, di istituti specializzati e dei medici specialisti.

 

In base all’esito degli accertamenti, l’autorità scolastica competente, presi gli opportuni contatti con le famiglie interessate, procede all’assegnazione dei soggetti alle scuole speciali o alle classi differenziali.

 

Contro il provvedimento dell’autorità scolastica di cui al comma precedente, è ammesso il ricorso da parte della persona che esercita sull’alunno la patria potestà o la tutela o dal direttore dell’istituto di assistenza cui il medesimo è affidato, al medico provinciale, al quale deve essere trasmessa per competenza tutta la documentazione relativa alle indagini eseguite.

 

E’ facoltà del medico provinciale, ai fini del giudizio, di far sottoporre l’alunno a visita medica da parte di un’apposita commissione provinciale dallo stesso nominata.

 

 

 

     Art. 32.

 

La commissione prevista nell’ultimo comma dell’articolo precedente è composta da uno specialista in neuropsichiatria infantile, da un pediatra, da uno specialista della branca medica nella quale è compresa la irregolarità, da un insegnante specializzato in ortofrenia, nonchè dal medico scolastico coadiutore del medico provinciale, incaricato ai sensi dell’art. 16 del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, ove sia stato nominato, ovvero da un funzionario medico addetto all’ufficio del medico provinciale. Questo ultimo componente che funge altresì da segretario della commissione prevista nel precedente articolo, fornisce alla medesima una relazione particolareggiata delle osservazioni riguardanti i singoli casi.

 

In base al giudizio della commissione il medico provinciale adotta il provvedimento definitivo.

 

Per la scuola media di primo grado, restano ferme, per quanto riguarda le classi differenziali, le norme dell’art. 12 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, e del relativo regolamento di esecuzione.

 

 

 

     Art. 33.

 

Per ogni alunno assegnato alle scuole speciali, e alle classi differenziali il medico scolastico predispone un fascicolo nel quale sono raccolte le schede con i risultati delle indagini mediche specialistiche, psicologiche, ambientali e con le osservazioni degli insegnanti, unendo altresì, quando intervenuto, il giudizio della commissione di cui all’articolo precedente.

 

I fascicoli seguono gli alunni interessati e sono perciò trasmessi dal medico scolastico con l’indicazione “atti riservati” al capo della scuola o dell’istituto che li accoglie.

 

 

 

     Art. 34.

 

Il trattamento medico specialistico e didattico assume forme diverse a seconda che riguardi l’assistenza medica specializzata o l’assistenza con interventi psico-pedagogici specializzati (didattica differenziale o graduata, psico-terapia di vario tipo o livello, metodi educativi speciali) o l’assistenza sociale volta a ridurre le carenze della famiglia e dell’ambiente in genere.

 

I trattamenti di pertinenza della medicina scolastica sono i seguenti:

 

terapie mediche generali e specifiche;

 

psico-terapia ambulatoriale svolta da centri di medicina psico-pedagogica;

 

trattamenti sociali svolti da assistenti sociali specializzati operanti in seno ai centri di medicina psico-pedagogica;

 

trattamenti in esternato presso le scuole speciali o le classi differenziali;

 

trattamenti in internato presso apposite istituzioni medico-psico-pedagogiche o presso istituti educativo-assistenziali specializzati;

 

ricoveri presso istituti minorili di assistenza psichiatrica o cliniche neuro-psichiatriche.

 

 

 

     Art. 35.

 

Quando sono richieste terapie non realizzabili nella sede scolastica, il medico scolastico ne informa l’ufficiale sanitario e il direttore della scuola o il capo dell’istituto per le istruzioni che gli stessi, di concerto, ritengono di impartire.

 

In base a tali istruzioni il medico scolastico indica ai genitori o a chi esercita la patria potestà, l’istituzione specializzata ove l’alunno potrà essere inviato per ricevere cure appropriate.

 

Quando si rendano necessari trattamenti in internato presso istituzioni medico-psico-pedagogiche o presso istituti di assistenza psichiatrica, il medico scolastico rilascerà ai genitori o a chi per essi la documentazione per la richiesta da rivolgere agli enti interessati ai ricoveri.

 

 

 

     Art. 36.

 

In base ai dati dei medici provinciali, di cui al successivo art. 56, il Ministero della sanità, di concerto con il Ministero della pubblica istruzione e con quello del lavoro e della previdenza sociale, provvede periodicamente alla edizione di un elenco generale delle istituzioni sanitarie-didattiche secondo la specialità e la dislocazione, in modo che le relative indicazioni possano essere tenute presenti dalle autorità sanitarie e scolastiche.

 

Gli stessi dicasteri di concerto con quello del tesoro predispongono i provvedimenti di coordinamento e di disciplina dell’azione delle istituzioni e dei servizi di assistenza sanitaria scolastica riabilitativa o addestrativa anche per quanto attiene alla preparazione teorico-pratica degli insegnanti destinati alle scuole speciali ed alle classi differenziali; predispongono altresì i provvedimenti per l’organizzazione di nuove istituzioni e di nuovi servizi.

 

Sui provvedimenti concretati si pronuncia la commissione consultiva istituita dal regio decreto 24 maggio 1925, n. 958, modificato dall’art. 17 del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1961, n. 264, per l’igiene e l’assistenza scolastica e per la igiene pedagogica.

 

 

 

     Art. 37.

 

La commissione consultiva di cui all’articolo precedente si riunisce almeno due volte l’anno, in aprile e in settembre.

 

Oltre che su quanto previsto nel precedente articolo, la commissione consultiva è sentita in merito all’impostazione dei programmi scolastici dal punto di vista dell’igiene mentale ed ai periodi di riposo.

 

I segretari preparano i lavori della commissione, verbalizzano le decisioni e ne curano la trasmissione ai Ministeri interessati.

 

 

 

     Art. 38.

 

I Ministri per la pubblica istruzione e per la sanità provvedono d’intesa a svolgere, attraverso funzionari ispettivi dei due Ministeri, un’azione combinata di controllo e di accertamento sulla congrua utilizzazione delle scuole speciali e delle classi differenziali e del relativo personale specializzato.

 

 

 

Titolo V

 

 

 

DIFESA CONTRO LE MALATTIE INFETTIVE

 

 

 

     Art. 39.

 

Il medico scolastico, nel quadro dei compiti di educazione sanitaria, d’intesa con il direttore della scuola o il capo dell’istituto, aggiorna il personale insegnante sui caratteri e sui sintomi principali delle più comuni malattie infettive e diffusive.

 

Sono considerate malattie infettive agli effetti del presente regolamento:

 

a) le malattie elencate nel decreto ministeriale 23 aprile 1940 e nei decreti successivi;

 

b) ogni malattia infettiva che con apposito decreto il Ministero della sanità sottopone alla misura prescritta per le malattie infettive indicate nella lettera a).

 

Agli effetti dell’applicazione delle norme di cui al presente articolo, allo stato di malattia è assimilato lo stato di portatore di agenti patogeni.

 

 

 

     Art. 40.

 

Il medico scolastico denuncia i casi di malattia infettiva che si verificano sia fra gli alunni che fra il personale della scuola e trasmette all’ufficiale sanitario tutte le notizie e le indicazioni che può raccogliere nell’ambito di essa intorno alla persona colpita, ai familiari e a quelle persone che possono costituire mezzo di diffusione della malattia.

 

L’insegnante che rilevi negli alunni segni sospetti di malattia infettiva deve avvertire immediatamente il medico scolastico, o, in sua assenza, il direttore della scuola o il capo dell’istituto.

 

Questi ultimi provvedono all’allontanamento dell’alunno con le cautele necessarie, dandone comunicazione all’ufficiale sanitario.

 

 

 

     Art. 41.

 

Il direttore della scuola o il capo dell’istituto deve informare sollecitamente il medico scolastico o l’ufficiale sanitario di qualunque situazione anormale eventualmente rilevata nella scuola, che a suo giudizio sia riferibile alla diffusione di una malattia infettiva.

 

Il direttore della scuola o il capo dell’istituto curerà anche di comunicare al medico scolastico o all’ufficiale sanitario i casi, di cui sia venuto a conoscenza, di alunni o del personale scolastico che convivono o che siano stati in contatto con infermi di malattie infettive.

 

Gli insegnanti che nelle rispettive classi avvertono le circostanze indicate nei due commi precedenti, hanno obbligo di riferire immediatamente al direttore della scuola o al capo dell’istituto.

 

Quando condizioni epidemiologiche particolari lo consigliano il medico scolastico richiede al direttore della scuola o al capo dell’istituto, i nomi e gli indirizzi degli alunni e del personale scolastico che risultano assenti, al fine di provvedere alle indagini opportune, anche a mezzo di visite domiciliari da parte dell’assistenza sanitaria. Dei risultati della inchiesta, il medico scolastico dà pronta comunicazione per i provvedimenti del caso, all’ufficiale sanitario e al direttore della scuola o al capo dell’istituto.

 

 

 

     Art. 42.

 

Le persone che il medico scolastico ritiene sospette o riconosce affette da malattia infettiva sono allontanate dalla scuola e mantenute lontane fino a quando dura il periodo del contagio.

 

Il medico scolastico comunica il provvedimento di allontanamento al direttore della scuola o al capo dell’istituto che deve disporre per la pronta esecuzione.

 

Con le stesse modalità sono allontanate le persone che risultino conviventi o che siano a contatto con infermi di malattia contagiosa, quando la natura di essa e le circostanze rilevate fanno fondatamente presumere che le persone stesse costituiscano un mezzo di diffusione delle malattie.

 

Nell’adottare il provvedimento di allontanamento il medico scolastico tiene presenti l’età dei soggetti, le mansioni a cui sono adibiti, lo stato di immunità naturale o artificiale, nonchè la possibilità di protezione a mezzo di profilassi chemio-antibiotica.

 

Analoghe misure di profilassi sono disposte direttamente dall’ufficiale sanitario per i casi per i quali gli riceve diretta denuncia.

 

L’alunno che sia rimasto assente per malattia dalla scuola per più di cinque giorni, può esservi riammesso soltanto previa visita di controllo del medico scolastico, ovvero, in assenza di questi, dietro presentazione alla direzione della scuola o dell’istituto di una dichiarazione del medico curante circa la natura della malattia e l’idoneità alla frequenza.

 

 

 

     Art. 43.

 

Gli alunni o il personale della scuola colpiti da malattie infettive e coloro che sono stati allontanati perché hanno avuto contatto o sono conviventi con infermi di malattia infettiva, vi sono riammessi solo dietro autorizzazione dell’ufficiale sanitario, o, per sua delega, del medico scolastico, dopo l’accertamento che sia cessato ogni pericolo di contagio.

 

Devono essere osservate le disposizioni in materia di periodi e misure contumaciali emanate dal Ministero della sanità.

 

 

 

     Art. 44.

 

Quando nelle scuole di un comune sia rilevante il numero degli alunni colpiti da malattia infettiva a decorso prolungato, l’autorità sanitaria deve rappresentare la situazione all’autorità scolastica riferendo sulla possibilità di istituire classi speciali e stabilendone le modalità e le condizioni.

 

 

 

     Art. 45.

 

Nell’evenienza di malattie infettive e diffusive, l’ufficiale sanitario, o per sua delega il medico scolastico, dispone se, e con quali sistemi, si debba procedere alla disinfezione e alla disinfestazione degli ambienti scolastici, prendendo nel caso gli opportuni accordi con il direttore della scuola o con il capo di istituto.

 

L’ufficiale sanitario, in conformità alle disposizioni generali concernenti le malattie infettive, determinerà le misure profilattiche e i trattamenti immunizzanti da praticare alle persone.

 

Delle vaccinazioni praticate il medico scolastico deve dare comunicazione all’ufficio sanitario comunale per le necessarie annotazioni.

 

 

 

     Art. 46.

 

Quando entro breve tempo il medico scolastico accerta ripetuti casi di malattia infettiva tra le persone che frequentano la scuola, deve rendere più intensa la vigilanza sanitaria e deve informare giornalmente l’ufficiale sanitario dell’andamento della malattia.

 

Se nonostante l’aumentata vigilanza e le misure prese, i casi di infezione continuano, il sindaco, su conforme richiesta dell’ufficiale sanitario e di intesa con il direttore della scuola o con il capo di istituto per l’attuazione, dispone con propria ordinanza la chiusura della classe o della scuola, per il periodo necessario dando immediata comunicazione del provvedimento al medico provinciale e al provveditore agli studi.

 

L’ufficiale sanitario adotta le misure di risanamento e di disinfezione da eseguire mentre la classe o la scuola è chiusa.

 

Dispone, altresì, a mezzo del medico scolastico, per il controllo sanitario degli alunni ed eventualmente del personale all’atto della riapertura.

 

 

 

     Art. 47. [2]

 

I direttori delle scuole e i capi degli istituti di istruzione pubblica o privata sono tenuti, all’atto dell’ammissione alla scuola o agli esami, ad accertare se siano state praticate agli alunni le vaccinazioni e le rivaccinazioni obbligatorie, richiedendo la presentazione da parte dell’interessato della relativa certificazione, ovvero di dichiarazione sostitutiva, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modificazioni e integrazioni, e del decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 403, comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni e delle rivaccinazioni predette, accompagnata dall’indicazione della struttura del Servizio sanitario nazionale competente ad emettere la certificazione.

 

Nel caso di mancata presentazione della certificazione o della dichiarazione di cui al comma 1, il direttore della scuola o il capo dell’istituto comunica il fatto entro cinque giorni, per gli opportuni e tempestivi interventi, all’azienda unità sanitaria locale di appartenenza dell’alunno ed al Ministero della sanità. La mancata certificazione non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami.

 

E’ fatta salva l’eventuale adozione da parte dell’autorità sanitaria di interventi di urgenza ai sensi dell’articolo 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.

 

 

 

     Art. 48.

 

Le famiglie di insegnanti, custodi, inservienti e ogni altra persona autorizzata a dimorare nel fabbricato che ospita la scuola, sono sottoposte alle misure sanitarie previste nel presente titolo.

 

Quando si constati fra tali persone un caso di malattia infettiva trasmissibile, il medico scolastico indicherà le disposizioni necessarie ad impedire la diffusione della malattia nella scuola e, ove ne sia il caso, proporrà l’allontanamento temporaneo delle persone dimoranti.

 

 

 

     Art. 49. [3]

 

 

 

     Art. 50.

 

Il personale a qualsiasi titolo facente parte delle scuole e degli istituti di educazione e istruzione e nei confronti del quale siano stati adottati provvedimenti di allontanamento per misure di profilassi, ha facoltà di ricorrere al medico provinciale, il quale provvede a far emettere un giudizio da parte di un collegio medico, che egli appositamente costituisce e presiede.

 

L’interessato può farsi assistere da un medico di fiducia e può esibire qualsiasi prova e documentazione che giudichi utile.

 

L’esito favorevole del giudizio, dichiarato dal collegio e vistato dall’ufficiale sanitario, consente il rientro nella scuola.

 

 

 

Titolo VI

 

 

 

NORME PARTICOLARI PER IL SERVIZIO DI MEDICINA SCOLASTICA NELLE ISTITUZIONI PRESCOLASTICHE E NELLE SCUOLE DI ISTRUZIONE SECONDARIE.

 

 

 

     Art. 51.

 

Tutte le istituzioni pubbliche e private a carattere educativo prescolastico che accolgono per qualsiasi prestazione bambini dai tre ai sei anni di età, sono sottoposte alla vigilanza sanitaria dell’ufficiale sanitario comunale, che la esercita direttamente o attraverso il servizio di medicina scolastica.

 

Nel caso in cui per le suddette istituzioni sia assicurato il controllo e l’assistenza sanitaria dell’opera nazionale per la protezione della maternità e infanzia, il personale medico dipendente svolge la propria attività in accordo con le direttive generali dell’ufficiale sanitario per la parte di competenza.

 

 

 

     Art. 52.

 

Il controllo medico negli istituti a carattere educativo prescolastico deve fondarsi sui princìpi fondamentali della puericultura e deve comprendere in particolare:

 

la valutazione dello sviluppo somatico e psichico;

 

la valutazione di carenze legate allo stato di nutrizione;

 

l’accertamento di eventuali anomalie congenite e di difetti sensoriali.

 

I risultati delle indagini, i giudizi e gli eventuali provvedimenti adottati sono annotati nella cartella sanitaria individuale.

 

Le anomalie, le minorazioni, i difetti o disturbi, in relazione alle loro caratteristiche ed entità, sono valutati per l’assegnazione ad istituzioni speciali.

 

 

 

     Art. 53.

 

La vigilanza sanitaria sull’attività ginnico-sportiva degli alunni iscritti agli istituti di istruzione secondaria spetta ai medici scolastici che, d’intesa con gli insegnanti di educazione fisica, determinano l’idoneità dei soggetti anche in ordine alla possibilità di preparazione per gare sportive.

 

Quando tali soggetti sono selezionati per intraprendere attività agonistiche, devono essere sottoposti al controllo dei centri medico-sportivi dipendenti dalla federazione medico-sportiva italiana.

 

E’ compito altresì dei medici scolastici di provvedere, su richiesta del capo dell’istituto, agli accertamenti sanitari ai fini dell’esonero permanente o temporaneo, totale o parziale, degli alunni che non presentano l’idoneità a frequentare il corso di educazione fisica.

 

I medici scolastici sono tenuti a dare la loro collaborazione per la selezione e l’assistenza degli alunni per i quali sussista l’indicazione a frequentare corsi di ginnastica correttiva.

 

 

 

Titolo VII

 

 

 

DISPOSIZIONI GENERALI

 

 

 

     Art. 54.

 

L’ufficiale sanitario elabora ed entro il 30 giugno di ogni anno invia all’ufficio del medico provinciale i dati relativi al servizio medico scolastico svolto nell’ambito del rispettivo territorio.

 

I dati debbono riflettere:

 

1) il numero dei medici e del personale sanitario ausiliario addetti al servizio di medicina scolastica;

 

2) il numero delle istituzioni prescolastiche pubbliche e private con il numero delle rispettive sezioni e dei bambini frequentanti;

 

3) il numero delle scuole d’obbligo pubbliche e private con il numero totale delle classi e degli alunni frequentanti;

 

4) notizie sulle classi differenziali, sulle scuole speciali, sugli istituti e centri di trattamento secondo quanto indicato all’articolo seguente;

 

5) notizie sugli interventi di medicina preventiva nelle scuole secondarie superiori con riguardo anche all’attività ginnico-sportiva;

 

6) notizie sull’attività di educazione sanitaria;

 

7) proposte per il completamento e il miglioramento del servizio di medicina scolastica.

 

I dati di cui ai numeri 1), 4), 5), 6) e 7) debbono essere comunicati anche al provveditore agli studi.

 

 

 

     Art. 55.

 

Le notizie di cui all’art. 54, n. 4), riguardano:

 

a) il numero delle classi differenziali che hanno funzionato nell’anno scolastico;

 

b) il numero delle scuole speciali, distinte secondo i tipi, che hanno svolto attività nello stesso periodo;

 

c) il numero dei centri operanti per ciascuno dei trattamenti indicati nel secondo comma dell’art. 34;

 

d) il numero degli alunni accolti nelle classi differenziali secondo le distinzioni di cui all’art. 30;

 

e) il numero degli alunni accolti nelle scuole speciali distinte secondo i tipi;

 

f) il numero degli alunni avviati a ciascun centro di trattamento;

 

g) il numero dei medici specialisti, di altro personale qualificato e del relativo personale ausiliario assegnati in servizio alle classi differenziali, alle scuole speciali ed ai centri di trattamento;

 

h) i rilievi e le notizie concernenti l’organizzazione e l’efficienza dei servizi;

 

i) il numero degli alunni che non hanno potuto ricevere assistenza sanitario-scolastica specifica per mancanza di centri e scuole speciali nel comune o nella provincia;

 

l) le proposte per il miglioramento ed il completamento delle istituzioni esistenti e per l’eventuale apertura di altre ritenute necessarie.

 

 

 

     Art. 56.

 

Il medico provinciale elabora ed entro il 31 luglio invia al Ministero della sanità e al Ministero della pubblica istruzione i dati concernenti il servizio di medicina scolastica relativi alla rispettiva provincia.

 

 

 

     Art. 57.

 

Per favorire l’impianto e l’iniziale avviamento dei servizi medico-scolastici il Ministero della sanità ha facoltà di concedere contributi finanziari ai comuni con popolazione inferiore ai 25.000 abitanti ed ai consorzi dei comuni.

 

Il contributo è deciso dal Ministero della sanità su domanda documentata che gli enti interessati devono inoltrare per tramite dell’ufficio del medico provinciale.

 

Nella domanda in duplice copia e in carta legale devono essere esposte le ragioni per le quali l’ente non può far fronte con i propri mezzi alla realizzazione del servizio e deve essere indicato l’ammontare della spesa prevista e la misura del contributo richiesto.

 

 

 

     Art. 58.

 

I contributi di cui al precedente articolo possono essere accordati:

 

a) per l’acquisto di apparecchi e di attrezzature inerenti all’espletamento del servizio;

 

b) per la esecuzione di lavori di adattamento e riparazioni di locali da adibirsi al servizio;

 

c) per i materiali di consumo e per altri oneri che l’ente richiedente assume durante la fase di avviamento del servizio.

 

L’erogazione dei contributi è condizionata alla presentazione oltre che della domanda dei seguenti altri documenti in duplice copia:

 

1) deliberazione superiormente approvata con la quale l’amministrazione istituisce il servizio, approva il relativo piano tecnico finanziario e designa la ditta prescelta per la fornitura per l’esecuzione dei lavori.

 

Nella deliberazione sarà indicato il rappresentante dell’ente autorizzato a inoltrare al Ministero della sanità la domanda del contributo e sarà illustrata convenientemente ogni parte del deliberato;

 

2) dettagliata descrizione dell’attrezzatura occorrente e dei lavori da eseguire per la sistemazione dei locali necessari al servizio con esposizione analitica delle corrispondenti spese;

 

3) preventivi di spesa delle attrezzature, rilasciati dalle ditte prescelte e vistati per la congruità dei prezzi, dal competente ufficio tecnico erariale;

 

4) computo metrico estimativo dei lavori necessari per rendere idonei i locali, vistato dal competente ufficio del genio civile;

 

5) dichiarazione del capo dell’amministrazione, vistata dal prefetto, che l’ente per gli stessi materiali o, rispettivamente per i medesimi lavori, non ha ricevuto o richiesto altri contributi;

 

6) relazione del medico provinciale e giudizio di merito sulla iniziativa dell’ente e sulla opportunità di concedere all’ente un contributo finanziario nella misura richiesta.

 

 

 

     Art. 59.

 

Il Ministero della sanità esaminata la documentazione di cui al precedente articolo decide sull’accoglimento della domanda, sulla misura del contributo e sulle eventuali altre condizioni a garanzia dell’ordinato impiego delle somme.

 

In caso di decisione favorevole, eroga i contributi con un unico provvedimento.

 

 

 

     Art. 60.

 

Sono abrogate le norme del regio decreto 9 ottobre 1921, n. 1981, in quanto incompatibili con le disposizioni contenute nel presente regolamento.

 


 

[1]  Comma così modificato dall’art. 93 della L. 23 dicembre 2000, n. 388, a decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2 del medesimo art. 93.

 

[2]  Articolo così sostituito dall’art. 1 del D.P.R. 26 gennaio 1999, n. 355.

 

[3]  Articolo abrogato dall’art. 93 della L. 23 dicembre 2000, n. 388, a decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2 del medesimo art. 93.

 

 

Legge 2 marzo 1963, n. 262

Legge 2 marzo 1963, n. 262

(in GU 23 marzo 1963, n. 79)

Ordinamento amministrativo e didattico dei Conservatori di musica, delle Accademie di belle arti e annessi Licei artistici e delle Accademie nazionali d’arte drammatica e di danza e carriere del rispettivo personale non insegnante.

TITOLO I

Istituzione e funzionamento dei Conservatori di musica, delle Accademie di belle arti e Licei artistici, delle Accademie nazionali d’arte drammatica e di danza

Art. 1. I Conservatori di musica, le Accademie di belle arti e annessi Licei artistici, l’Accademia nazionale d’arte drammatica e l’Accademia nazionale di danza sono dotati di autonomia amministrativa e sono sottoposti alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione. Essi sono istituiti con decreto del Presidente della Repubblica, emanato su proposta del Ministro per la pubblica istruzione di concerto con il Ministro per il tesoro. Con le stesse modalità sono istituiti i Licei artistici non annessi alle Accademie di belle arti.

Il decreto istitutivo stabilisce il contributo annuo a carico dello Stato; determina, nell’ambito dell’ordinamento didattico vigente, i corsi che costituiscono l’Istituto; fissa la tabella concernente i posti di ruolo del personale direttivo e insegnante e gli insegnamenti da conferire per incarico nonché i posti di ruolo del personale amministrativo della carriera direttiva che sono portati in aumento del contingente dei posti delle qualifiche iniziali previsto dalla tabella A annessa alla presente legge, del personale amministrativo di concetto ed esecutivo e del personale ausiliario.

Il numero dei corsi degli Istituti previsti dal presente articolo e il numero dei posti del personale direttivo e insegnante e del personale non insegnante, nonché il numero degli insegnamenti da conferire per incarico sono stabiliti prima dell’inizio di ogni anno scolastico, nei limiti delle disponibilità dei competenti capitoli dello stato di previsione della spesa del Ministero della pubblica istruzione, con decreto del Ministro per la pubblica istruzione di concerto con il Ministro per il tesoro.

Con le modalità di cui al precedente comma possono essere istituite in Comuni diversi da quelli in cui ha sede l’Istituto, sezioni distaccate con uno o più corsi e, per i Conservatori di musica, anche limitatamente al periodo inferiore.

Con le stesse modalità, le scuole di musica esistenti presso gli Istituti per ciechi «I. Cavazza» di Bologna, «D. Martuscelli» di Napoli, «S. Alessio» di Roma, «Istituto per ciechi» di Milano, «Configliachi» di Padova possono essere trasformate in sezioni di conservatori, anche se abbiano sede nello stesso Comune. Il decreto istitutivo fisserà le modalità di funzionamento di tali sezioni speciali, nonché le norme concernenti il numero dei corsi e l’inquadramento in ruolo del personale insegnante e non insegnante.

La ripartizione fra i singoli Istituti dei posti e degli insegnamenti di cui al precedente comma è disposta con decreto del Ministro per la pubblica istruzione.

Le spese per il trattamento economico del personale di ruolo e non di ruolo, insegnante e non insegnante, degli Istituti sono a carico dello stato di previsione della spesa del Ministero della pubblica istruzione, il quale provvede alla loro erogazione con le forme e modalità previste dalle vigenti disposizioni.

Le spese per il funzionamento degli Istituti sono iscritte nel bilancio degli Istituti stessi e trovano copertura nel contributo di cui al secondo comma del presente articolo e nelle altre entrate di bilancio.

Art. 2. Ciascuno degli Istituti di cui all’art. 1 è amministrato da un Consiglio di amministrazione composto dal presidente e dai seguenti altri membri:

a) un rappresentante del Ministero della pubblica istruzione;

b) il direttore dell’Istituto;

c) due insegnanti dell’Istituto, designati dal Collegio dei professori.

Possono inoltre essere chiamati a far parte del Consiglio di amministrazione, in numero non superiore a tre, le persone e i rappresentanti degli enti che hanno assunto l’impegno di contribuire in misura notevole e continuativa al mantenimento dell’Istituto.

È chiamato a far parte del Consiglio di amministrazione dei Conservatori con sezioni distaccate per ciechi un rappresentante dell’Istituto per ciechi presso cui ha sede la sezione distaccata.

Segretario del Consiglio è il funzionario amministrativo di grado più elevato.

Il presidente e gli altri componenti del Consiglio di amministrazione sono nominati dal Ministro per la pubblica istruzione per la durata di un triennio, alla scadenza del quale possono essere riconfermati. In caso di assenza o impedimento del presidente, le relative funzioni possono essere affidate, dal presidente stesso, ad un componente del Consiglio di amministrazione che non faccia parte del personale dell’Istituto.

Quando ne sia riconosciuta la necessità, il Ministro per la pubblica istruzione scioglie il Consiglio di amministrazione e nomina un commissario governativo per l’amministrazione straordinaria, fissando il termine entro il quale il Consiglio di amministrazione deve essere ricostituito.

In deroga a quanto è previsto dal presente articolo i Consigli di amministrazione dei Conservatori di musica di Roma e Napoli conservano la loro attuale costituzione; di ciascuno di essi fanno altresì parte due insegnanti dell’Istituto designati dai rispettivi Collegi dei professori.

Del Consiglio di amministrazione del Conservatorio di musica di Bologna fa parte di diritto un rappresentante di quel Comune.

Nulla è innovato per quanto riguarda l’attuale costituzione del Consiglio di amministrazione dell’Accademia nazionale di danza.

Art. 3. Il Consiglio di amministrazione:

1) delibera il bilancio di previsione dell’Istituto, le eventuali variazioni del bilancio medesimo, nonché il conto consuntivo;

2) delibera le spese d’importo superiore a lire centomila a carico del bilancio dell’Istituto. Le spese fino al suddetto importo sono disposte direttamente dal presidente del Consiglio di amministrazione, con propri provvedimenti;

3) propone le variazioni delle tabelle organiche dell’Istituto;

4) provvede, secondo le modalità stabilite dal Ministero della pubblica istruzione alla nomina del personale incaricato e supplente per coprire gli insegnamenti nonché i posti di assistenti, di accompagnatori al pianoforte e di pianisti accompagnatori previsti dall’organico e non assegnati a personale di ruolo.

Art. 4. L’esercizio finanziario degli Istituti ha inizio il 1° ottobre e termina il 30 settembre successivo.

I bilanci di previsione degli Istituti debbono essere deliberati entro il mese di luglio precedente l’inizio dell’esercizio finanziario e trasmessi al Ministero della pubblica istruzione, per l’approvazione, entro venti giorni dalla avvenuta deliberazione.

I conti consuntivi sono deliberati entro i tre mesi successivi alla fine dell’esercizio cui si riferiscono ed inviati entro 20 giorni dalla delibera, al Ministero della pubblica istruzione, il quale li trasmette – per tramite della competente Ragioneria centrale – alla Corte dei conti per l’esame e il rilascio della dichiarazione di regolarità.

Per la gestione autonoma degli Istituti, il servizio di tesoreria è affidato, in base ad apposita convenzione, ad un Istituto di credito di notoria solidità, che lo disimpegna mediante conto corrente bancario fruttifero.

Tutte le entrate e tutti i pagamenti sono effettuati dall’Istituto bancario che disimpegna il servizio di tesoreria mediante reversali d’entrata e mandati di pagamento emessi dagli Istituti e firmati nei modi di cui al seguente art. 7.

Gli Istituti hanno l’obbligo di trasmettere all’Ente incaricato del servizio di tesoreria le firme autografe delle persone abilitate alla sottoscrizione degli ordini di riscossione e di pagamento.

Art. 5. All’andamento didattico, artistico e disciplinare di ciascuno Istituto sovraintende un direttore che attua, per quanto di sua competenza, le deliberazioni del Consiglio di amministrazione e risponde del regolare funzionamento dell’Istituto direttamente al Ministero della pubblica istruzione.

TITOLO II

Carriera e ruoli del personale amministrativo

Art. 6. Le carriere del personale amministrativo delle Accademie di belle arti e annessi Licei artistici, dei Conservatori di musica, dell’Accademia nazionale d’arte drammatica e dell’Accademia nazionale di danza sono distinte come segue:

a) carriera direttiva (personale dei servizi amministrativi);

b) carriera di concetto (economi);

c) carriera esecutiva (addetti di segreteria);

d) carriera del personale ausiliario (bidelli).

Le qualifiche, i coefficienti e lo svolgimento della carriera direttiva, di cui all’annessa tabella A, restano disciplinati dalle norme del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni.

I posti recati in aumento dalla predetta tabella A nella qualifica di direttore amministrativo riassorbono altrettanti posti in soprannumero a norma della legge 19 ottobre 1959, n. 928.

Le qualifiche, i coefficienti e lo svolgimento delle carriere di concetto, esecutiva ed ausiliaria sono stabiliti dalle allegate tabelle B, C e D. Ai fini della progressione in tali carriere non si valutano gli anni di servizio nei quali sia stato riportato un giudizio complessivo inferiore a «buono» o una sanzione disciplinare più grave della censura, né i periodi trascorsi in posizione di stato che interrompono il decorso dell’anzianità di servizio.

Nei ruoli delle carriere di concetto ed esecutiva la promozione alle qualifiche di primo economo e di primo archivista può essere conseguita al compimento dell’anzianità di 11 anni di servizio nelle singole carriere, mediante esame di merito distinto.

All’esame di cui al comma precedente possono partecipare anche gli impiegati dei corrispondenti ruoli aggiunti, fomiti della medesima anzianità maturata nel ruolo speciale transitorio e nel ruolo aggiunto. La loro nomina a primo economo e a primo archivista è, però, effettuata entro i limiti dei posti complessivamente disponibili nei rispettivi ruoli.

Art. 7. A ogni Istituto sono assegnati non più di due impiegati della carriera direttiva dei quali l’impiegato di qualifica più elevata sovraintende ai servizi di segreteria, amministrativi e contabili ed è responsabile della osservanza delle norme legislative e regolamentari. Questi provvede anche alla esecuzione delle deliberazioni del Consiglio di amministrazione e firma, congiuntamente al presidente del Consiglio medesimo e, in caso di assenza o impedimento di quest’ultimo, al consigliere incaricato, tutti i documenti contabili concernenti la gestione autonoma dell’Istituto; ha inoltre le mansioni di funzionario delegato ai termini degli artt. 325 e seguenti del regolamento per l’amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato, approvato con regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, e successive modificazioni, ed è sottoposto alle disposizioni vigenti in materia. Egli risponde al direttore dell’Istituto dei servizi di segreteria e di quelli connessi all’attuazione delle norme legislative e regolamentari; compila i rapporti informativi concernenti il personale amministrativo e ausiliario che è posto alle sue dirette dipendenze.

Il giudizio complessivo è espresso dal direttore dell’Istituto. Il rapporto informativo del direttore dei servizi di segreteria, amministrativi e contabili è compilato dal direttore dell’Istituto, sentito il parere del presidente del Consiglio di amministrazione. Il capo dell’Ispettorato per l’istruzione artistica esprime il giudizio complessivo.

Art. 8. L’impiegato della carriera direttiva che consegue la qualifica di direttore amministrativo continua nell’espletamento delle mansioni previste dall’articolo precedente relativamente all’Istituto in cui è titolare e può essere incaricato di mansioni di carattere ispettivo sui servizi amministrativi degli Istituti di istruzione artistica esistenti nella Provincia dove ha sede l’Istituto in cui è titolare e in Province limitrofe.

Possono essere comandati presso il Ministero della pubblica istruzione non più di due direttori amministrativi per l’espletamento di compiti ispettivi sui servizi amministrativi degli Istituti di istruzione artistica e sul personale addetto ai servizi stessi.

Art. 9. Ad ogni Istituto è assegnato un economo il quale coadiuva il direttore dei servizi di segreteria, amministrativi e contabili, e provvede ai pagamenti relativi alle piccole spese d’ufficio con l’apposito fondo posto a sua disposizione dal presidente del Consiglio di amministrazione; egli inoltre attende alla compilazione ed all’aggiornamento dell’inventario dei beni mobili di proprietà dell’Istituto, di cui assume la responsabilità in qualità di consegnatario.

Per i servizi di archivio, di protocollo, di registrazione e di copia e per mansioni di collaborazione contabile ed amministrativa, ad ogni Istituto possono essere assegnati non più di cinque impiegati della carriera esecutiva.

[Ad ogni Istituto sono assegnati sei impiegati della carriera ausiliaria, uno dei quali ha le mansioni di portiere. Quando il numero delle classi sia superiore a dodici, è assegnato un altro bidello per ogni ulteriore gruppo di due classi. All’Accademia nazionale di danza sono inoltre assegnati due impiegati della carriera predetta con mansioni di guardiano notturno; ad essi verrà corrisposta l’indennità di cui all’art. 25, ultimo comma, della legge 7 dicembre 1961, numero 1264]. (comma abrogato)

Art. 10. I posti di qualifica iniziale delle carriere direttive, di concetto ed esecutiva sono conferiti mediante pubblico concorso per esami; quelli della carriera del personale ausiliario sono conferiti mediante pubblico concorso per titoli, integrato da una prova pratica di scrittura sotto dettato.

Per l’ammissione ai concorsi ai posti di qualifica iniziale della carriera direttiva è richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in scienze politiche sociali e amministrative o in economia e commercio o in scienze coloniali e marittime.

Per l’ammissione ai concorsi ai posti di qualifica iniziale della carriera di concetto è richiesto il possesso del diploma di ragioniere.

Per l’ammissione ai concorsi ai posti di qualifica iniziale della carriera esecutiva è richiesto il possesso del diploma di Istituto di istruzione secondaria di primo grado.

Ai concorsi a posti della carriera del personale ausiliario sono ammessi coloro che abbiano comppiuto gli studi di istruzione elementare. Il 25 per cento dei posti del ruolo della carriera ausiliaria è riservato al personale femminile.

Alle esigenze funzionali connesse ai posti disponibili nei ruoli di cui al presente articolo può provvedersi, nelle more dei relativi concorsi, mediante conferimento di incarichi da disporsi dal presidente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto, su conforme delibera del Consiglio stesso previa autorizzazione del Ministero della pubblica istruzione. Al personale incaricato compete una retribuzione pari allo stipendio iniziale del corrispondente personale di ruolo.

L’incarico, che può essere conferito anche in caso di aspettativa o sospensione dal servizio del personale appartenente ai ruoli suddetti, termina col cessare della causa che ha determinato l’incarico medesimo, e, comunque, all’atto della copertura del corrispondente posto di ruolo o al rientro in servizio del titolare sostituito.

È fatto divieto di assumere o comunque mantenere in servizio personale non insegnante non di ruolo in eccedenza ai posti previsti negli organici. A carico degli inadempienti si applicano le norme del terzo e quarto comma dell’art. 12 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 4 aprile 1947, n. 207.

Disposizioni transitorie e finali

Art. 11. Il personale delle carriere di concetto, esecutiva ed ausiliaria, in servizio di ruolo ordinario alla data di entrata in vigore della presente legge presso le Accademie di belle arti, Conservatori di musica e l’Accademia d’arte drammatica, nonché presso l’Accademia nazionale di danza, è inquadrato nei ruoli delle carriere rispettivamente stabilite con le tabelle B, C e D annesse alla presente legge secondo l’anzianità posseduta nel ruolo di provenienza, valutata secondo quanto stabilito nel quarto comma del precedente art. 6.

L’inquadramento del personale delle carriere di concetto ed esecutiva è subordinato all’esito favorevole di apposita ispezione, previa deliberazione del Consiglio di amministrazione.

L’anzianità di servizio residua è utile ai fini del passaggio alla qualifica superiore e dell’attribuzione dei successivi aumenti periodici di stipendio.

Il numero dei posti nella qualifica iniziale di ciascuna delle carriere di cui all’art. 6, che può essere messo a concorso in applicazione degli artt. 7 e 9, è diminuito di tante unità quanti sono gli impiegati di ruolo speciale transitorio o di ruolo aggiunto in servizio.

Art. 12. Nella prima applicazione della presente legge:

a) i due quinti dei posti che risulteranno disponibili nella qualifica iniziale del ruolo della carriera di concetto, dopo l’inquadramento di cui al precedente art. 11, sono conferiti mediante concorso per esame speciale riservato al personale di ruolo della carriera esecutiva delle Accademie di belle arti, Conservatori di musica, Accademie nazionali d’arte drammatica e di danza, il quale alla data di pubblicazione della presente legge, sia in possesso del diploma di ragioniere o perito commerciale oppure sia in possesso del diploma di Istituto di istruzione secondaria di primo grado e rivesta qualifica non inferiore a quella di archivista.

Ai vincitori del concorso il servizio prestato nella carriera esecutiva è valutato in ragione di due terzi ai fini della promozione alle qualifiche di economo aggiunto e di economo;

b) i due quinti dei posti che risulteranno disponibili nella qualifica iniziale del ruolo della carriera esecutiva, dopo l’inquadramento di cui al precedente art. 11, sono conferiti mediante concorso per esame speciale riservato al personale in servizio, alla data di pubblicazione della presente legge, negli istituti di cui alla precedente lettera a) che sia in possesso del diploma di Istituto di istruzione secondaria di primo grado oppure abbia conseguito la licenza elementare e sia in servizio nei predetti Istituti da almeno tre anni.

Non può essere ammesso al concorso il personale non di ruolo che abbia superato il 45° anno di età alla data suddetta.

L’esame speciale di cui alle lettere a) e b) consiste in un colloquio vertente sulle materie che saranno indicate nel relativo bando di concorso.

Art. 13. Al personale dei ruoli di cui al precedente art. 6 si applicano, in quanto non contrastino con la presente legge, le norme del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, numero 3.

Art. 14. La presente legge ha effetto dal 1° luglio 1961, salvo per quanto riguarda le norme relative alla determinazione dei posti d’organico, di cui agli artt. 7 e 9, che avranno effetto dal 1° ottobre 1962.

Alla spesa occorrente per l’attuazione della presente legge, valutata in lire 16.000.000 per lo esercizio 1961-62 ed in lire 100.000.000 per gli esercizi successivi, si provvederà rispettivamente mediante utilizzazione di parte delle quote previste per l’istruzione artistica sui fondi destinati al finanziamento del Piano di sviluppo della scuola nel decennio 1959 al 1969 e a carico dei fondi stanziati dall’art. 44 della legge 24 luglio 1962, n. 1073.

Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Legge 30 luglio 1957, n. 657

Legge 30 luglio 1957, n. 657
(in G.U. del 7 agosto 1957)
Modifica all’art. 1 della legge 25 luglio 1952, n. 991, concernente provvedimenti a favore dei territori montani.
    La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della Repubblica hanno
approvato;

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

                              PROMULGA

la seguente legge:
                           Articolo unico.

  L'art.  1  della  legge  25  luglio  1952,  n.  991, gia' integrato
dall'art.  12  del  decreto  Presidenziale 10 giugno 1955, n. 987, e'
sostituito dal seguente:
  "Ai  fini  dell'applicazione  della presente legge sono considerati
territori montani i Comuni censuari situati per almeno l'80 per cento
della  loro  superficie  al  di sopra dei 600 metri di altitudine sul
livello  del  mare  e  quelli  nei  quali  il dislivello tra la quota
altimetrica  inferiore  e la superiore del territorio comunale non e'
minore  di  600  metri,  sempre  che  il reddito imponibile medio per
ettaro,  censito, risultante dalla somma del reddito dominicale e del
reddito agrario, determinati a norma del regio decreto-legge 4 aprile
1939,  n.  589,  convertito  nella  legge  29  giugno  1939,  n. 976,
maggiorati  del  coefficiente  12 ai sensi del decreto legislativo 12
maggio 1947, n. 356, non superi le lire 2400.
  La  Commissione  censuaria  centrale  compila e tiene aggiornato un
elenco  nel  quale,  d'ufficio o su richiesta dei Comuni interessati,
sono inclusi i territori montani.
  La  Commissione censuaria centrale notifica al Comune interessato e
al  Ministero  dell'agricoltura e delle foreste l'avvenuta inclusione
nell'elenco.
  La   predetta   Commissione   ha  altresi'  facolta'  di  includere
nell'elenco  stesso  i  Comuni,  o  le  porzioni di Comune, anche non
limitrofi ai precedenti, i quali, pur non trovandosi nelle condizioni
di  cui  al  primo  comma  del  presente  articolo,  presentino  pari
condizioni economico-agrarie, con particolare riguardo ai Comuni gia'
classificati  montani  nel  catasto agrario ed a quelli riconosciuti,
per  il  loro  intero  territorio,  danneggiati per eventi bellici ai
sensi del decreto legislativo Presidenziale 22 giugno 1946, n. 33.
  La  Commissione  censuaria provinciale puo' inoltrare proposta alla
Commissione  censuaria  centrale  per  la  inclusione  nei  territori
montani di Comuni, o di porzioni di Comune, aventi i requisiti di cui
ai commi precedenti.
  Spetta  inoltre  alla Commissione censuaria provinciale suddividere
l'intero  territorio  montano  della  Provincia  in  zone costituenti
ciascuna  un  territorio  geograficamente  unitario ed omogeneo sotto
l'aspetto idrogeologico, economico e sociale.
  Tale  competenza  e'  demandata alla Commissione censuaria centrale
nei  casi  in cui, a giudizio delle Commissioni censuarie provinciali
interessate,  la costituenda zona debba comprendere territori montani
contigui appartenenti a due o piu' Province".

  La  presente  legge,  munita del sigillo dello Stato, sara' inserta
nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.

  Data a Roma, addi' 30 luglio 1957

                               GRONCHI

                                              ZOLI - COLOMBO - MEDICI
                                                 ANDREOTTI - TAMBRONI

Visto, il Guardasigilli: GONELLA

Legge 1 marzo 1957, n. 90

LEGGE 1 MARZO 1957, n. 90 (GU n. 076 del 23/03/1957)
PROVVEDIMENTI A FAVORE DELLA SCUOLA ELEMENTARE IN MONTAGNA

(PUBBLICATA NELLA GAZZETTA UFFICIALE N. 76 DEL 23 MARZO 1957)
PD: S9570862
URN: urn:nir:stato:legge:1957-03-01;90

Preambolo

 

LA CAMERA DEI DEPUTATI ED IL SENATO DELLA REPUBBLICA HANNO APPROVATO;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

LA SEGUENTE LEGGE:

 

ART. 1.

  LA SCUOLA ELEMENTARE NEI COMUNI DI CUI ALL’ART. 1 DELLA LEGGE 25 LUGLIO 1952, N. 991, È ASSOGGETTATA ALLE NORME DI CUI AGLI ARTICOLI SEGUENTI.

 

ART. 2.

  I CONSIGLI PROVINCIALI SCOLASTICI, SENTITO IL PARERE DELL’ISPETTORE SCOLASTICO, COMPILANO, IN BASE AI CRITERI FISSATI DA APPOSITO REGOLAMENTO CHE SARÀ EMANATO DAL MINISTRO PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE ENTRO SEI MESI DALLA PUBBLICAZIONE DELLA PRESENTE LEGGE, L’ELENCO DELLE SCUOLE PLURICLASSI, CON UNO O DUE INSEGNANTI, POSTE NEI COMUNI DI CUI AL PRECEDENTE ART. 1, CHE DEBBANO ESSERE CONSIDERATE COME SITUATE IN ZONA DISAGIATA. TALE ELENCO È SOTTOPOSTO A REVISIONE TRIENNALE.

 

ART. 3.

  AI FINI DELLO SVOLGIMENTO DELLA CARRIERA E DEL TRATTAMENTO DI QUIESCENZA, VIENE RICONOSCIUTO AGLI INSEGNANTI DI RUOLO CHE ABBIANO PRESTATO ALMENO UN TRIENNIO DI ININTERROTTO SERVIZIO, CON QUALIFICA NON INFERIORE A DISTINTO, IN UNA STESSA SEDE, TRA QUELLE DI CUI ALL’ART. 2, IL DIRITTO ALLA PROMOZIONE ANTICIPATA DI UN ANNO ALLA CLASSE SUPERIORE DI STIPENDIO.

  ANALOGAMENTE AI FINI DEL CONCORSO A POSTI DI RUOLO E DEL CONFERIMENTO DELLE SUPPLENZE E DEGLI INCARICHI ANNUALI, È RICONOSCIUTO, AL PERSONALE INSEGNANTE NON DI RUOLO, IL DIRITTO AD UNA SPECIALE VALUTAZIONE DEL SERVIZIO PRESTATO NELLE SEDI ANZIDETTE SECONDO I CRITERI CHE DI VOLTA IN VOLTA VERRANNO FISSATI NELL’APPOSITA ORDINANZA MINISTERIALE.

 

ART. 4.

  NELL’ASSEGNAZIONE DELLA SEDE SARÀ DATA, A PARITÀ DI TITOLI AI VINCITORI DI CONCORSI E AGLI INSEGNANTI CHE FACCIANO RICHIESTA DI TRASFERIMENTO, LA PRECEDENZA, SU OGNI ALTRO ASPIRANTE, AI MAESTRI RESIDENTI NEL COMUNE.

  AGLI INSEGNANTI DI RUOLO E NON DI RUOLO ASSEGNATI ALLE SEDI DI CUI ALL’ART. 2 NON PUÒ ESSERE CONCESSA LA DEROGA DALL’OBBLIGO DELLA RESIDENZA NELLA SEDE DI SERVIZIO.

  IN MANCANZA DI TITOLARE E DI INSEGNANTE SOPRANNUMERARIO NELLE SCUOLE ELEMENTARI DI CUI ALL’ART. 2, AL MAESTRO RESIDENTE NEL COMUNE DA ALMENO TRE ANNI È DATA LA PRECEDENZA ASSOLUTA NEL CONFERIMENTO DELL’INCARICO ANNUALE.

  IL MAESTRO INCARICATO HA DIRITTO AL MANTENIMENTO DEL POSTO IN BASE ALLA QUALIFICA E ALLA PERMANENZA NELLA SEDE MEDESIMA, QUALORA IL POSTO OCCUPATO RIMANGA VACANTE.

 

ART. 5.

  L’OBBLIGO FATTO AI COMUNI, PER EFFETTO DELLE NORME CONTENUTE NEGLI ARTICOLI 55, 107 DEL TESTO UNICO 5 FEBBRAIO 1928, N. 577, DI FORNIRE GRATUITAMENTE UN CONVENIENTE ALLOGGIO AGLI INSEGNANTI ELEMENTARI, VIENE ESTESO A TUTTE LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI NEL CUI TERRITORIO SI TROVINO LE SEDI DI CUI ALL’ART. 2.

  AI COMUNI CHE, PER LE SCUOLE DI CUI ALL’ART. 2, INTENDONO COSTRUIRE NUOVE SEDI SCOLASTICHE CON ALLOGGIO PER L’INSEGNANTE O AI COMUNI CHE, DOTATI DEL SOLO EDIFICIO SCOLASTICO, INTENDONO COSTRUIRE L’ALLOGGIO, È CONCESSO IL CONTRIBUTO DELLO STATO DEL 6 PER CENTO COME PREVISTO DALLA LETTERA A) DELL’ART. 1 DELLA LEGGE 9 AGOSTO 1954, N. 645.

 

ART. 6.

  SONO ISTITUITE SCUOLE ELEMENTARI STATALI, IN RELAZIONE ALLE NECESSITÀ DI ADEMPIMENTO DELL’OBBLIGO SCOLASTICO, PRESSO I CONVITTI-SCUOLA MONTANI, SORTI PER INIZIATIVA DELLO STATO O DI ENTI PUBBLICI LOCALI O DI ENTI MORALI PER ASSICURARE UNA PREPARAZIONE PREPROFESSIONALE IDONEA AI COMPITI PROPRI DELL’ECONOMIA LOCALE.

  LA PRESENTE LEGGE, MUNITA DEL SIGILLO DELLO STATO, SARÀ INSERITA NELLA RACCOLTA UFFICIALE DELLE LEGGI E DEI DECRETI DELLA REPUBBLICA ITALIANA. È FATTO OBBLIGO A CHIUNQUE SPETTI DI OSSERVARLA E DI FARLA OSSERVARE COME LEGGE DELLO STATO.

 

DATA A ROMA, ADDÌ 1 MARZO 1957
GRONCHI
SEGNI – ROSSI – TAMBRONI
– ANDREOTTI – MEDICI
VISTO, IL GUARDASIGILLI: MORO

Legge 2 giugno 1939, n. 739

Legge 2 giugno 1939, n. 739 (in Gazz. Uff., 5 giugno, n. 131)

Conversione in legge, con approvazione complessiva, dei regi decreti-legge emanati fino al 10 marzo 1939-XVII e convalida dei regi decreti, emanati fino alla data anzidetta, per prelevazioni di somme dal fondo di riserva per le spese impreviste

Legge 23 giugno 1927, n. 1188

Legge 23 giugno 1927, n. 1188
(G.U. 18 luglio 1927, n. 164)

Toponomastica stradale e monumenti a personaggi contemporanei.

1. Nessuna denominazione può essere attribuita a nuove strade e piazze pubbliche senza la autorizzazione del Prefetto, udito il parere della Deputazione di storia patria, o, dove questa manchi, della Società storica del luogo o della regione.
2. Nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni.
3. Nessun monumento, lapide o altro ricordo permanente può essere dedicato in luogo pubblico od aperto al pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni. Rispetto al luogo dove sentirsi il parere della Commissione provinciale per la conservazione dei monumenti.
4. Tali disposizioni non si applicano ai monumenti, lapidi o ricordi situati nei cimiteri, né a quelli dedicati nelle chiese a dignitari ecclesiastici od a benefattori.
5. Le disposizioni degli artt. 2 e 3, primo comma, non si applicano a caduti di guerra o per la causa nazionale.
6. È inoltre in facoltà del Ministero per l’Interno di consentire la deroga alle suindicate disposizioni in casi eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano benemeritato della nazione.

Regio Decreto 30 aprile 1924, n. 965

Regio Decreto 30 aprile 1924, n. 965
(in GU 25 giugno 1924, n. 148)

Ordinamento interno delle giunte e dei regi istituti di istruzione media.

Veduti i nostri decreti 3 febbraio 1901, n. 31; 21 giugno 1885, n. 3413, e 3 dicembre 1896, n. 592, con i quali furono rispettivamente approvati i regolamenti per i ginnasi e i licei, per le scuole tecniche e gli istituti tecnici e per le scuole complementari normali;

Veduto il nostro decreto 6 maggio 1923, n. 1054, riguardante il nuovo ordinamento dell’istruzione media;

Veduto il nostro decreto 14 ottobre 1923, n. 2345, che approva gli orari e i programmi d’esame per i regi istituti medi d’istruzione.

Art. 1.

La presidenza della giunta per l’istruzione media, di cui all’art. 29 del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054,
spetta, in mancanza o in assenza del provveditore agli studi, al professore universitario o a chi vi sia stato
nominato per eminenti meriti letterari o scientifici.

Le funzioni di segretario sono esercitate dal professore ordinario d’istituto medio di secondo grado.

Art. 2.

Chi sia nominato in sostituzione di altro membro, cessato per qualsiasi ragione dall’ufficio durante il quadriennio
di durata della giunta rimane in carica sino al termine di detto quadriennio.

Art. 3.

Ai componenti la giunta, che non risiedano nella città sede della giunta stessa, spettano, durante i
lavori, oltre il rimborso delle spese di viaggio, le indennità di missione secondo le norme vigenti.

Al componente la giunta non impiegato dello Stato l’indennità di missione è corrisposta nella
misura stabilita per i funzionari governativi appartenenti al quinto grado.

A tutti i membri spetta inoltre, eccezion fatta del provveditore agli studi, una medaglia di presenza di lire
15 per ogni giorno di seduta.

Art. 4.

La giunta si aduna normalmente una volta al mese.

Convocazioni straordinarie possono essere indette dal provveditore oppure per determinazione del ministro o
su richiesta scritta da parte di almeno due membri, sempreché, in quest’ultimo caso, il provveditore giudichi
che l’argomento indicato nella richiesta rientri nelle attribuzioni della giunta.

Art. 5.

L’ordine del giorno, compilato a cura del provveditore agli studi, con l’indicazione precisa degli argomenti
da trattare, viene comunicato ai componenti la giunta insieme con l’invito di convocazione.

Art. 6.

Per la validità delle adunanze si richiede la presenza di almeno tre membri.

Le deliberazioni si prendono a maggioranza di voti e a scrutinio palese. In caso di parità, prevale il
voto del presidente. segreto lo scrutinio nelle questioni concernenti persone.

Il verbale dell’adunanza è approvato seduta stante o all’aprirsi della seduta immediatamente successiva.

Art. 7.

Spetta al provveditore di dare esecuzione alle deliberazioni della giunta. Egli può tuttavia, per gravi
motivi, sospendere l’esecuzione stessa, riferendone entro cinque giorni al ministro, il quale decide definitivamente.

Il provveditore ha facoltà di rilasciare copie delle deliberazioni a chi sia interessato o ne faccia
richiesta su carta legale.

Art. 8.

Oltre a esercitare le attribuzioni speciali affidatele dalle leggi e dai regolamenti, la giunta dà parere,
su richiesta del provveditore o del ministro, intorno ad affari e questioni riguardanti l’istruzione media; invigila
sulla buona amministrazione dei legati e lasciti fatti, nell’àmbito della circoscrizione, in vantaggio dell’instruzione
media.

Art. 9.

La giunta esamina ed approva, salvo che sia diversamente stabilito da disposizioni speciali, i bilanci preventivi
e consuntivi di qualsiasi istituto d’istruzione media o di educazione, fornito di personalità giuridica
o mantenuto da enti morali pei quali la funzione di tutela non sia esercitata, per disposizione di legge, da altri
organi, anche se l’istituto non sia pareggiato ai corrispondenti istituti regi.

Se l’istituto sia mantenuto da provincie, comuni o da altrimenti soggetti alla giunta provinciale amministrativa
o ad altro organo di tutela, spetta alla giunta per l’istruzione media di dar parere sui detti bilanci, salvo la
definitiva approvazione della competente autorità tutoria.

Art. 10.

Il preside sopraintende al buon andamento didattico, educativo ed amministrativo del suo istituto.

Esegue e fa eseguire le disposizioni delle leggi, dei regolamenti e gli ordini delle autorità superiori.

Cura la buona conservazione dell’edificio, del suo arredamento e del materiale didattico e scientifico.

Art. 11.

Il preside:

corrisponde col ministero per mezzo del provveditore, salvo i casi di assoluta urgenza nei quali può
corrispondere direttamente, riferendone nel tempo istesso al provveditore;

ratta cogli enti locali, cogli altri presidi e con qualunque altro ufficio per gli affari del proprio istituto;

conserva personalmente le carte di carattere riservato registrandole in apposita rubrica; regola e vigila i
lavori dell’ufficio di segreteria e ne firma tutti gli atti e certificati;

legge nelle classi, o affigge all’albo scolastico, e notifica alle famiglie degli alunni e ai rettori dei
convitti i voti bimestrali registrati nelle pagelle, delle quali esige la restituzione entro breve termine, con
la firma del padre o di chi ne fa le veci;

si mantiene in rapporto con le famiglie, alle quali dà informazioni intorno alla condotta e al profitto
degli alunni;

vigilia sull’esatto adempimento dei proprii doveri da parte dei dipendenti professori ed anche a tale scopo
ne visita le classi.

Art. 12.

Il preside invia al ministero, al termine di ogni anno scolastico, una relazione sull’andamento didattico e
disciplinare del suo istituto, nella quale fornisce, illustrandole con opportuni dati statistici, notizie e proposte:

a) sui locali e sull’arredamento scolastico;

b) sul materiale scientifico e sulle biblioteche dei professori e degli alunni;

c) sulle condizioni disciplinari e didattiche dell’istituto;

d) sulle iscrizioni degli alunni, sulle loro assenze e sui rapporti tra la scuola e le famiglie;

e) sugli esami sostenuti nell’istituto;

f) sugli esoneri dalle tasse scolastiche;

g) sulla cassa scolastica.

Art. 13.

Il preside conferisce gli incarichi e le supplenze temporanee di tutto il personale non insegnante che sia
a carico dello Stato, informandone il ministero; per gli incarichi e le supplenze di quello a carico degli enti
locali provvede d’accordo con le rispettive amministrazioni.

Art. 14.

Il preside cura, con la cooperazione dei professori, che l’igiene scolastica sia rigorosamente osservata; richiede,
quando sia opportuno, la visita del medico scolastico o dell’ufficiale sanitario ed osserva le disposizioni impartite
per la profilassi di malattie contagiose.

Art. 15.

Il preside tutela e diffonde la buona riputazione del suo istituto; ogni iniziativa che valga allo scopo è
in sua facoltà.

Art. 16.

Il preside pubblica ogni anno, entro il mese di dicembre, l’annuario dell’istituto, valendosi dei fondi per
le spese d’ufficio e dell’eventuale concorso della cassa scolastica.

Art. 17.

Il preside ha obbligo di risiedere nel comune in cui ha sede l’istituto.

Art. 18.

Il preside non può assumere incarichi di governo o di vigilanza su privati istituti o convitti, salvo
quanto è prescritto dall’art. 26.

Art. 19.

Negli istituti, la cui popolazione scolastica sia di almeno duecentocinquanta alunni, o le cui classi siano
allogate in edifici separati e distanti, si fa luogo alla nomina di un vice-preside.

Il vice-preside è nominato tra i professori di ruolo dell’istituto dal provveditore agli studi su
proposta del preside e sentita la giunta per l’istruzione media.

Art. 20.

Il vice-preside coadiuva il preside e lo sostituisce nei casi di assenza.

Le funzioni di vice-preside sono gratuite.

Art. 21.

Negli istituti in cui non vi sia, a norma dell’art. 19, il vice-preside, il preside viene sostituito, senza
retribuzione, durante le sue assenze, da un professore da lui stesso designato.

Art. 22.

Quando in un istituto manchi il preside, o questi non sia in attività di servizio, o sia temporaneamente
comandato ad altro ufficio, il ministro può nominare, su proposta del provveditore, un preside supplente
nella persona di uno dei professori di ruolo dell’istituto.

Al preside supplente spetta una retribuzione mensile di lire 250 se si tratti di ginnasio isolato o di scuola
complementare, di lire 400 negli altri casi.

Art. 23.

Negli istituti che abbiano una popolazione scolastica di almeno duecentocinquanta alunni vi è un consiglio
di presidenza, composto del preside, del vice-preside e di uno dei professori di ruolo, che ha le funzioni di segretario,
eletto dal collegio dei professori nella prima adunanza ordinaria di ciascun anno scolastico.

Art. 24.

Al consiglio di presidenza spetta di prendere tutte le deliberazioni d’urgenza in affari che sono di competenza
normale del collegio dei professori.

Tali deliberazioni sono sottoposte alla ratifica del collegio nella tornata immediatamente successiva.

Art. 25.

Nelle città ove siano più di un regio istituto medio d’istruzione il provveditore agli studi può
ordinare, per l’esame di questioni d’interesse comune a tutti o ad alcuni degli istituti stessi, l’adunanza dei
rispettivi presidi, sotto la presidenza di uno di essi, designato dallo stesso provveditore.

Art. 26.

Se da comuni o provincie o da altri enti morali vengano istituiti convitti riservati ad accogliere alunni di
regi istituti medi d’istruzione, i rispettivi presidi possono essere incaricati, col consenso del ministro, della
direzione dei convitti stessi.

Art. 27.

I professori di un istituto formano il collegio dei professori, che viene convocato e presieduto dal preside
o da chi ne fa le veci.

Ha le funzioni di segretario un professore eletto dal collegio nella sua prima adunanza al principio dell’anno
scolastico.

Negli istituti che comprendono il primo ed il secondo grado d’istruzione si eleggono un segretario per l’istituto
di primo grado e un segretario per l’istituto di secondo grado, scelti rispettivamente tra i professori dell’istituto
di primo e di secondo grado.

Art. 28.

Sono di compentenza del collegio, oltre tutti gli affari ad esso demandati dalle leggi e dei regolamenti, quelli
che investono l’indirizzo generale didattico e disciplinare dell’istituto.

Art. 29.

Le adunanze del collegio dei professori sono ordinarie e straordinarie.

Art. 30.

Sono adunanze ordinarie:

quella che si tiene al principio dell’anno per prendere accordi sull’indirizzo generale, didattico e disciplinare
dell’istituto, e per ripartire equamente la dotazione annua destinata all’incremento della biblioteca e dell’altro
materiale didattico e scientifico;

quella che si tiene per la scelta dei libri di testo e per la determinazione dei programmi, nel tempo e nei
modi fissati dagli artt. 3 e seguenti del regio decreto 14 ottobre 1923, n. 2345, e dal presente regolamento;

quella che si tiene alla fine dell’anno per procedere agli scrutinii, per raccogliere e prendere conoscenza
delle relazioni finali dei professori, e per firmare i registri.

Art. 31.

Le adunanze straordinarie hanno luogo quando il preside, il provveditore o il ministro le ritengano necessarie,
o quando più di un terzo dei professori ne facciano motivata richiesta scritta al preside e questi giudichi
che l’oggetto indicato rientri nella competenza del collegio.

Art. 32.

Negli istituti che comprendono il primo e il secondo grado d’istruzione le adunanze del collegio dei professori
sono plenarie o parziali, a seconda che il collegio si occupi di affari che interessano entrambi o uno solo dei
due gradi.

Segretario delle adunanze plenarie è il segretario dell’istituto di secondo grado.

Art. 33.

Le adunanze del collegio hanno luogo in ore estranee all’orario delle lezioni e vi si trattano solo gli argomenti
indicati nell’ordine del giorno.

Art. 34.

Per la validità delle deliberazioni si richiede la presenza di un numero superiore alla metà dei
componenti il collegio.

Le deliberazioni, salvo che disposizioni speciali prescrivano diversamente, si prendono a maggioranza assoluta
di voti.

A parità prevale il voto del presidente.

La votazione è segreta solo quando si faccia questione di persone.

Art. 35.

Il processo verbale di ogni adunanza è trascritto in un libro da conservarsi in archivio, a pagine numerate
e firmate dal preside.

Esso è sottoscritto dal presidente e dal segretario ed è approvato dal collegio nella stessa adunanza
o all’aprirsi di quella immediatamente successiva.

Art. 36.

Il preside esegue le deliberazioni del collegio. Egli può, tuttavia, per gravi motivi sospenderne l’esecuzione,
purché ne dia immediata notizia al provveditore agli studi, che decide in modo definitivo.

Art. 37.

I professori di una classe formano il consiglio di classe, il quale ha le attribuzioni determinate dalle leggi
e dai regolamenti ed è presieduto dal preside, o, se questi lo giudichi opportuno, da uno dei professori
delle materie più importanti della classe da lui designato.

Art. 38.

Per questioni riguardanti l’insegnamento di una determinata disciplina il preside può indire, sotto
la sua presidenza, uno speciale consiglio dei professori che insegnano la detta disciplina. Insieme a questi possono
essere convocati i professori delle discipline affini.

Art. 39.

I professori dipendono direttamente dal preside.

Essi devono:

trovarsi in sede non più tardi del 29 settembre, salvo che, per speciali ragioni di servizio, il ministro
disponga altrimenti;

trovarsi nell’istituto almeno cinque minuti prima che cominci la propria lezione o preavvisare in tempo utile
il preside, quando per legittimo impedimento non possano recarvisi;

assistere all’ingresso e all’uscita dei proprii alunni;

intervenire alle adunanze del collegio e dei consigli;

cooperare al buon andamento dell’istituto seguendo le prescrizioni del preside.

Art. 40.

Il professore risponde dell’indirizzo didattico ed educativo del proprio insegnamento e del contegno disciplinare
dei proprii alunni.

Art. 41.

Ogni professore deve tenere diligentemente il giornale di classe, sul quale egli registra progressivamente,
senza segni crittografici, i voti di profitto, la materia spiegata, gli esercizi assegnati e corretti, le assenze
e le mancanze degli alunni.

In fin d’anno presenta una relazione sullo svolgimento e sui risultati del suo insegnamento.

Art. 42.

I professori hanno l’obbligo di risiedere nel comune dove ha sede l’istituto.

Possono tuttavia essere autorizzati di anno in anno dal preside a fissare la propria residenza in un comune
vicino.

Tale concessione potrà essere revocata se si riveli dannosa all’interesse della scuola.

Art. 43.

Può essere vietato al professore, a giudizio del preside, di assumere l’insegnamento privato nell’unica
ora giornaliera stabilita dall’art. 11, comma terzo, del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054, quando l’interesse
della scuola lo richieda.

Il preside può ugualmente interdire l’insegnamento privato già assunto.

Contro il provvedimento del preside il professore può presentare ricorso per via gerarchica, entro quindici
giorni, al ministro, il quale decide definitivamente, udito il provveditore agli studi.

Art. 44.

E’ vietato ai professori di tenere a pensione alunni degli istituti nei quali insegnano; di dirigere o amministrare
convitti o scuole private; di accettare, senza il consenso del preside, incarichi che non siano loro commessi dal
ministro della pubblica istruzione o dal provveditore agli studi.

Art. 45.

La retribuzione stabilita per i professori supplenti e incaricati dalla tabella 6 annessa al regio decreto 6
maggio 1923, n. 1054 è dovuta mensilmente in ragione di un decimo della somma annua fissata, a seconda dei
casi, dalla tabella stessa.

Art. 46.

E’ fatto divieto ai presidi e ai professori di accettare, qualunque sia il motivo dell’offerta, doni individuali
o collettivi dagli alunni o dalle loro famiglie.

Art. 47.

Le ore di lezione fissate per ogni classe dal regio decreto di approvazione degli orari e programmi sono distribuite,
nei singoli giorni della settimana, dal preside, in due turni, antimeridiano e pomeridiano, divisi da congruo intervallo,
ed ognun d’essi non superiore a tre ore.

Se le condizioni del luogo siano tali da rendere eccessivamente gravosa questa ripartizione, il collegio dei
professori può deliberare l’adozione di un orario quotidiano continuo.

Art. 48.

Tenuto conto delle stagioni e delle particolari condizioni locali, i presidi degli istituti del luogo stabiliscono
d’intesa con l’insegnante di educazione fisica o con altra persona delegata dall’ente nazionale per la educazione
fisica:

a) i due pomeriggi, o — nel solo caso che sia assolutamente necessario — il mattino e il pomeriggio da
lasciare, nella settimana, ad equa distanza, per le esercitazioni di educazione fisica prescritte dall’art. 6 del
regio decreto 15 marzo 1923, n. 684;

b) gli otto giorni dell’anno scolastico che, per effetto dello stesso articolo, debbono essere destinati alle
passeggiate scolastiche e alle gare degli alunni.

Art. 49.

Il preside può disporre, d’accordo con i professori, quando lo reputi opportuno, che taluna delle ordinarie
lezioni sia tenuta all’aperto.

Art. 50.

Le lezioni non hanno luogo nei giorni delle feste nazionali e delle solennità civili, nei giorni festivi
a tutti gli effetti civili, e inoltre nei giorni natalizi delle LL. MM. la regina e la regina madre.

Dei dodici giorni di vacanze prescritti dall’art. 70 del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054, otto sono fissati,
anno per anno, non più tardi del mese di settembre, dal provveditore agli studi, udita la giunta per l’istruzione
media, per tutte le scuole della circoscrizione, e quattro sono stabiliti dai presidi di ciascuna sede, i quali
li fissano d’accordo tra di loro, dopo avuta notizia della prima distribuzione fatta dal provveditore.

Art. 51.

Il preside può disporre che qualche giorno feriale o festivo sia impiegato, dagli alunni di determinate
classi, in visite, sotto la guida di uno o più professori, a musei, gallerie, monumenti, luoghi d’interesse
storico o scientifico, stabilimenti industriali e simili.

Art. 52.

Entro il 10 giugno ogni professore, di ruolo o supplente o incaricato, presenta in presidenza, agli effetti
dell’art. 3 del regio decreto 14 ottobre 1923, n. 2345, uno schema di ripartizione del programma didattico della
sua materia per il venturo anno e la nota dei libri di testo di cui propone l’adozione, segnando l’edizione e il
prezzo d’ogni libro o unendone, a richiesta del preside, una copia.

La proposta può essere preceduta da intesa, promossa dal preside, tra i professori della stessa materia
e, se il preside lo giudichi opportuno, delle materie affini. Il preside mette le proposte a disposizione dei professori
e può designare un relatore per ciascuna materia o per ciascun gruppo di materie affini.

Art. 53.

Il collegio dei professori viene convocato non più tardi del 20 giugno per la discussione delle proposte
e per la determinazione definitiva dei programmi e la scelta dei libri di testo.

Nella determinazione dei programmi il collegio tiene speciale conto della necessaria coordinazione degli insegnamenti.

Quanto alla scelta dei libri, se la proposta del professore non raccolga l’approvazione di un terzo dei votanti,
richiesta dall’art. 3 del regio decreto indicato nel precedente articolo, il collegio invita il professore a modificare
la proposta entro il termine di tre giorni. Se il professore rifiuti, o se nemmeno la nuova proposta raccolga l’approvazione,
stabilisce il testo da adottare.

Nel caso di corsi paralleli, quando non si tratti di testi classici, s’intende senz’altro adottata la proposta
che raccolga il maggior numero di voti favorevoli, sempreché esso sia uguale o superiore al terzo del numero
dei votanti.

Art. 54.

Nelle scuole alloglotte la proposta e la scelta dei libri di testo deve farsi da un elenco precedentemente approvato
dal ministro.

Art. 55.

Quando il collegio consenta, nel caso previsto dall’art. 4, comma secondo, del regio decreto 14 ottobre 1923,
n. 2345, una diversa distribuzione di programma nella parte non ancora resa di pubblica ragione mediante affissione
nell’albo dell’istituto, il nuovo professore può proporre e il collegio deliberare la sostituzione di testi
che si dimostri conseguentemente necessaria.

Art. 56.

I libri di testo compilati dai presidi non possono essere adottati nei rispettivi istituti.

Art. 57.

Il ministro, per gravi ragioni, può porre il veto all’adozione di un libro di testo che sia stato approvato
da un collegio di professori.

Art. 58.

Il ricorso di cui all’art. 7 del regio decreto 14 ottobre 1923, n. 2345, deve essere presentato per via gerarchica
dall’insegnante interessato, a pena di decadenza, entro cinque giorni dalla deliberazione del collegio dei professori.

Art. 59.

Il preside sottopone all’approvazione del collegio dei professori anche le norme didattiche generali che reputi
necessarie all’armonico svolgimento dei programmi.

Art. 60.

In talune scuole complementari il ministro può aggiungere ai comuni insegnamenti stabiliti dall’art.
35 del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054 e con tutti gli effetti dei medesimi, uno o più insegnamenti
speciali, fissandone gli orari e i programmi.

Questi insegnamenti sono conferiti per incarico a persone legalmente abilitate e sono retribuiti ai termini
della tabella n. 6 lett. b, del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054.

Art. 61.

Il professore che desideri impartire, gratuitamente, nell’istituto, ai proprii alunni, qualche lezione straordinaria
o complementare, tenere o far tenere dagli alunni qualche lettura o conferenza o saggio, fuori dell’orario normale,
deve chiedere il consenso del preside.

Art. 62.

Insegnamenti facoltativi, non compresi nelle tabelle 7, 8, 9, 11, 12, 13, annesse al regio decreto 6 maggio
1923, n. 1054, possono essere impartiti, fuori dall’orario normale, agli ssono essere impartiti, fuori dall’orario
normale, agli alunni nell’istituto col consenso del provveditore agli studi, purché:

a) le relative spese siano sopportate per intero da enti locali o da altri enti morali ed istituti o col concorso
della cassa scolastica, senza che alcuna contribuzione o tassa si richiegga agli alunni;

b) le persone incaricate degli insegnamenti diano prova di averne sicura conoscenza;

c) nessun obbligo si faccia agli alunni di assistere ai detti insegnamenti.

Gli insegnamenti di cui al precedente comma sono sottoposti alla vigilanza del preside, al quale spetta di
approvare il relativo programma ed orario.

Art. 63.

Se in una scuola venga istituito, a sensi del precedente articolo, con carattere di stabilità e con gli
orari e programmi normali, un insegnamento facoltativo di altra lingua o letteratura straniera, può il provveditore
agli studi consentire, su relazione favorevole del preside, che la frequenza di detto insegnamento sostituisca
a tutti gli effetti quella dell’insegnamento della lingua o letteratura straniera istituito nell’organico della
scuola.

Qualora si tratti dell’insegnamento di una lingua o letteratura straniera per la quale non sia già stabilito
il programma d’esame, questo verrà determinato dal ministro con suo decreto.

Art. 64.

Negli istituti tecnici il preside, d’accordo coi professori delle materie, determina il numero e i giorni delle
escursioni e delle esercitazioni pratiche da farsi dagli alunni fuori e dentro dell’istituto per gli insegnamenti
che le richieggano, nell’ambito dei programmi di esame stabiliti dal regio decreto 14 ottobre 1923, n. 2345.

Sono a carico degli alunni le spese personali occorrenti a tale scopo, secondo le norme che sono stabilite
dal preside d’accordo coi professori.

Tali norme possono essere dettate dal regolamento interno di cui all’art. 99.

Art. 65.

Negli istituti magistrali il preside, d’accordo col provveditore agli studi, determina il numero massimo dei
bambini da accogliere nel giardino d’infanzia.

La determinazione delle rette mensili da imporsi ai bambini delle famiglie abbienti è fatta dal preside.

Il preside disciplina e vigila, altresì, l’amministrazione dei fondi di cui al comma precedente e il
loro impiego a vantaggio esclusivo del giardino d’infanzia.

Art. 66.

Le esercitazioni pratiche da svolgere nel giardino d’infanzia sono stabilite dal preside d’accordo col professore
di filosofia e pedagogia.

Art. 67.

Le persone che siano provviste del legale titolo di studio possono essere ammesse a frequentare come tirocinanti
i regi istituti d’istruzione media, secondo le prescrizioni che sono fissate dal preside, d’accordo col professore
presso la cui cattedra si vuol compiere il tirocinio.

Art. 68.

Gli assistenti negli istituti tecnici e nei licei scientifici dipendono dal preside e dal professore alla cui
cattedra sono addetti.

L’assegnazione degli assistenti alle diverse cattedre è fatta dal collegio dei professori.

Art. 69.

Negli istituti tecnici in cui il personale assistente è a carico dello Stato, il preside può,
d’accordo con i rispettivi professori, nominare di anno in anno, fino a che non intervenga assunzione di personale
di ruolo, assistenti supplenti.

L’assistente supplente ha diritto ad una retribuzione mensile, che è corrisposta con le modalità
stabilite per il personale insegnante supplente o incaricato, in misura eguale alla quota mensile dello stipendio
iniziale dell’aiutante di ruolo.

Art. 70.

Negli istituti in cui il personale assistente è a carico della provincia, la nomina deve essere fatta
col consenso del preside e del professore alla cui cattedra l’assistente è destinato.

Art. 71.

L’assistente coadiuva il professore alla cui cattedra è addetto, nei modi indicati dal preside e dal
professore.

L’assistente può assumere supplenze od incarichi d’insegnamento con l’assenso del preside e del professore.

Art. 72.

Il macchinista dipende dal preside e dal professore dirigente il gabinetto.

Art. 73.

Ogni istituto tecnico e ogni liceo scientifico hanno un macchinista in servizio dei gabinetti scientifici.

Art. 74.

Le mansioni del macchinista sono le seguenti:

a) curare i locali destinati agli insegnamenti cui è annesso il gabinetto a lui affidato, in modo da
mantenerli sempre puliti, ordinati, con gli apparecchi in istato di regolare funzionamento. La pulizia dei locali
è fatta dal personale di servizio dell’istituto, sotto la sorveglianza e responsabilità del macchinista;

b) coaudiuvare il professore sia nella preparazione delle lezioni, sia negli esperimenti durante le lezioni
e nel laboratorio, sia infine nelle esercitazioni degli alunni;

c) provvedere all’ordinaria riparazione degli apparecchi esistenti e alla costruzione di quelli che gli siano
indicati dal professore;

d) eseguire le altre incombenze che il preside o il professore ritengano di affidargli nell’ambito del suo ufficio.

Art. 75.

L’orario del macchinista è di sette ore per ogni giorno durante il periodo delle lezioni e di tre durante
quello degli esami e delle vacanze.

L’orario è distribuito dal preside d’accordo col professore o coi professori delle materie cui serve
il gabinetto, nei vari giorni della settimana tenendo conto delle ore assegnate alle lezioni di queste materie.

Art. 76.

Alla chiusura di ogni anno scolastico il professore consegna una breve relazione sull’opera prestata dal macchinista.
Il preside ne invia copia al ministero, con le sue osservazioni.

Art. 77.

Ogni istituto ha un ufficio di segreteria: ogni segreteria un archivio.

Art. 78.

Il segretario è alla diretta dipendenza del preside ed è tenuto a prestare la sua opera secondo
l’orario da questo stabilito.

Art. 79.

Ogni istituto tecnico, in cui il personale di segreteria è a carico dello Stato, ha un segretario di
ruolo.

Art. 80.

Nelle scuole complementari, in cui il personale di segreteria è a carico dello Stato, v’è un segretario
incaricato, con l’annua retribuzione di lire mille, quando la popolazione scolastica raggiunta per tre anni di
seguito il numero di almeno 100 alunni.

Art. 81.

L’incarico dell’ufficio di segretario nei casi indicati nel primo comma dell’art. 98 del regio decreto 6 maggio
1923, n. 1054 e nell’articolo precedente è affidato annualmente dal preside, previa autorizzazione del ministero,
a persona che risulti munita di titolo di studio e degli altri requisiti fissati per i segretari di ruolo e che
non sia suo parente o affine entro il quarto grado.

Art. 82.

Negli istituti in cui il personale di segreteria è a carico degli enti locali vi è un segretario,
quando la popolazione scolastica sia di almeno 100 alunni per tre anni di seguito, fatta eccezione per gli istituti
tecnici, che hanno in ogni caso un segretario.

Art. 83.

Il personale di segreteria fornito dagli enti locali, a sensi del precedente articolo, è sottoposto alle
norme che disciplinano lo stato del personale comunale o provinciale, ma non può essere assegnato agli istituti
senza il consenso del preside.

Al preside spetta inoltre la facoltà di richiedere all’ente la sostituzione del segretario per ragioni
di scarso rendimento o a causa di fatti che disdicano al decoro dell’istituto.

Art. 84.

Negli istituti in cui non è consentita, a norma dell’art. 98 del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054,
e degli articoli precedenti, la nomina di un segretario, l’ufficio di segreteria è tenuto personalmente
dal preside.

Il preside non ha diritto a speciale retribuzione per tale ufficio, e può servirsi dell’aiuto di persona
di sua fiducia, sotto la propria responsabilità e a proprio carico.

Art. 85.

In ogni segreteria debbono tenersi in ordine sotto la responsabilità del preside, i seguenti registri
annuali:

1º Dello stato personale dei professori e di tutti gli addetti all’istituto, con l’indicazione e la data
dei titoli, delle nomine, degli altri uffici che ebbero e delle pubblicazioni.

2º Delle assenze dei professori e di tutti gli addetti all’istituto.

3º Degli alunni iscritti, divisi per classi, con le notizie: a) della paternità, della data
e del luogo di nascita e della scuola da cui provengano; b) dei voti bimestrali e dello scrutinio finale;
c) delle assenze e delle punizioni; d) dei voti delle prove d’esame sostenute nell’istituto.

4º Dei candidati all’esame di ammissione e d’idoneità e dei candidati all’esame di licenza con
le notizie di cui alla lettera a) del n. 3 del presente articolo e coi risultati degli esami.

5º Dei candidati agli esami di maturità e di abilitazione (per gli istituti presso i quali si tengono)
con le notizie prescritte dal precedente n. 4º.

6º Delle tasse pagate e delle esenzioni.

7º Di protocollo generale per tutti gli atti di ufficio, salvo quanto è prescritto nell’art. 11
per gli atti di carattere riservato.

Art. 86.

Nei registri di cui ai numeri 3, 4 e 5 dell’articolo precedente, nelle pagelle, nei diplomi e nei certificati
i voti devono essere scritti in lettere.

Qualunque correzione che occorra deve essere avvalorata dalla firma del preside, lasciando visibile il dato
corretto.

Art. 87.

Il numero dei bidelli da assegnare ai regi istituti medi di istruzione è determinato dall’allegato n.
1º al presente regolamento.

Art. 88.

In base alla norma del precedente articolo si determina il numero complessivo dei bidelli a carico dello Stato
da stabilire con decreto del ministro della pubblica istruzione d’accordo con quello delle finanze, a sensi dell’art.
102, capoverso, del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054.

Il ministro della pubblica istruzione ripartisce con suo decreto i posti di bidello tra i singoli istituti.

Art. 89.

L’orario giornaliero dei bidelli è determinato dal preside.

Nelle ore di servizio i bidelli debbono rimanere nei locali loro assegnati né possono allontanarsi dall’istituto
se non per ordine o col permesso del preside.

Art. 90.

Quando più bidelli siano addetti ad un istituto, il preside può disporre che essi nei giorni
festivi e nel periodo delle vacanze attendano al servizio per turno. Durante le vacanze il turno è stabilito
possibilmente in modo che ogni bidello abbia un congruo periodo non interrotto di congedo. In ogni caso non più
tardi del 16 settembre tutti i bidelli debbono essere presenti nell’istituto.

Art. 91.

Quando i locali lo permettano, il bidello o uno dei bidelli, prescelto dal preside, deve alloggiare nell’edificio
dell’istituto.

Art. 92.

Quando l’istituto sia frequentato da un notevole numero di alunne, uno o più dei posti di bidelli assegnati
lunne, uno o più dei posti di bidelli assegnati all’istituto stesso, in base alla sua popolazione scolastica
totale, sono affidati a donne.

Art. 93.

Negli istituti, in cui il personale di servizio è a carico degli enti locali, l’assunzione del personale
stesso è degli enti locali, l’assunzione del personale stesso è fatta col consenso del preside.

In ogni momemto, quando ragioni di servizio lo esigano, il preside può richiedere all’ente la sostituzione
di bidelli da questo nominati.

Art. 94.

I congedi per motivi di famiglia, sino al massimo di quindici giorni stabilito dall’art. 21, ultimo comma,
del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054, sono accordati ai professori dai presidi, e ai presidi dai provvedimenti
agli studi.

Art. 95.

I congedi per motivi di salute sino alla durata complessiva di un mese nell’anno scolastico sono accordati
ai professori dai presidi e ai presidi dai provveditori agli studi.

Per ulteriore congedo sino al massimo di un secondo mese nell’anno scolastico, i professori ed i presidi debbono
presentare, per via gerarchica, domanda al ministro, convalidata da certificato medico.

Art. 96.

In ogni caso può disporsi che i professori e i presidi, assenti per motivi di salute, siano visitati
da un medico fiscale o presentino, anche quando si tratti di brevi assenze, legale certificato medico.

Art. 97.

I presidi e i professori che non siano in grado di riprendere servizio alla scadenza del termine massimo di
congedo concesso loro per motivi di salute, sono invitati a presentare domanda di collocamento in aspettativa.

Art. 98.

Al personale non insegnante, che sia a carico dello Stato, i congedi sono accordati secondo le norme vigenti
per gli impiegati civili.

Al detto personale, quando sia a carico degli enti locali, non possono accordarsi congedi dagli enti stessi
per ragioni di famiglia, se non previo consenso del preside.

Art. 99.

Il preside, udito il collegio dei professori, può compilare un regolamento interno dell’istituto, per
determinare gli speciali obblighi del personale non insegnante e di servizio; le modalità della vigilanza
sugli alunni durante l’ingresso, l’uscita e gli intervalli fra le lezioni; quelle per l’uso della biblioteca degli
alunni e per l’accesso ai gabinetti scientifici e ai laboratori; e per istabilire in genere quanto occorra perché
la disciplina, l’ordine e la decenza siano rispettati.

Art. 100.

Nell’albo dell’istituto debbono rimanere esposti, per tutta la durata dell’anno scolastico, gli specchi degli
orari scolastici, con le indicazioni di cui agli artt. 47, 48 e 50 del presente regolamento e un estratto del regolamento
sugli alunni ed eventualmente di quello interno dell’istituto, nelle parti riguardanti gli obblighi e la disciplina
degli alunni.

Art. 101.

Il preside cura l’istituzione della cassa scolastica, ove non esista, e il suo incremento.

Art. 102.

Lo scopo di ciascuna cassa scolastica, è determinato dal proprio statuto.

Le casse scolastiche possono proporsi per iscopo:

a) di concorrere allo sviluppo dell’istituto e al miglioramento della cultura della scolaresca, sia mediante
l’istituzione d’insegnamenti complementari e facoltativi, di premi, o borse di studio; l’organizzazione di proiezioni
luminose, fisse ed animate nella scuola, di feste, cerimonie commemorative, gite istruttive; la partecipazione
a gare o convegni; sia mediante opere di abbellimento dei locali, acquisto di oggetti, libri ed arredi per i gabinetti,
per le collezioni scientifiche ed artistiche e per le biblioteche; sia infine promuovendo o contribuendo, con i
proprii mezzi e con la propria assistenza, a tutte le iniziative che possano tornare in qualsiasi guisa di giovamento
alla scuola e agli alunni;

b) di aiutare gli alunni che versino in disagiate condizioni economiche e che dimostrino, per condotta e profitto,
buona volontà e particolari attitudini allo studio.

Art. 103.

Il patrimonio della cassa scolastica è costituito, di regola, da oblazioni e da contributi di privati,
specialmente di ex-alunni, e di enti pubblici e privati.

Art. 104.

La cassa scolastica è retta da un consiglio di amministrazione, composto di due o più membri oltre
il presidente.

Il preside dell’istituto è il presidente del consiglio di amministrazione. Gli altri membri possono
essere scelti tra i professori della scuola, i padri di famiglia, i rappresentanti di speciali enti o istituti
e i privati cittadini, con particolare preferenza, nella scelta, per coloro che abbiano dimostrato di prendere
reale interesse alle sorti dell’istituzione.

Normalmente uno dei membri del consiglio di amministrazione funge da cassiere-segretario.

Art. 105.

Il consiglio di amministrazione:

amministra il patrimonio della cassa e provvede al suo incremento e al suo migliore investimento in titoli
dello Stato;

eroga le rendite secondo i fini statutari;

stabilisce quale parte delle rendite e delle elargizioni e contribuzioni ordinarie e straordinarie debba essere
erogata e quale parte, invece, debba essere destinata in aumento del patrimonio;

compila annualmente, entro il novembre, il rendiconto della gestione finanziaria, e lo presenta al provveditore
agli studi, che lo sottopone all’approvazione della giunta per l’istruzione media.

Art. 106.

L’anno finanziario della cassa comincia il 1º ottobre e termina il 30 settembre.

Art. 107.

Quando il patrimonio della cassa raggiunga o superi la somma di 10.000 lire il presidente del consiglio di amministrazione
promuove l’erezione della cassa in ente morale.

A tal fine, egli invia al ministero, per il tramite del provveditore agli studi, i seguenti documenti:

a) domanda in carta legale;

b) copia della deliberazione del consiglio di amministrazione che autorizzi la richiesta di erezione in ente
morale;

c) schema di statuto approvato dal consiglio di amministrazione;

d) documento dal quale risulti l’ammontare del patrimonio della cassa scolastica e come esso sia investito.

Il provveditore trasmette gli atti al ministero accompagnandoli con un breve relazione ed esprimendo il suo
parere.

Art. 108.

Il rendiconto della gestione annuale delle casse scolastiche erette in ente morale, compilato in conformità
degli allegati n. 2, 3 e 4 al presente regolamento, è costituito dello stato patrimoniale, di un prospetto
indicante l’investimento del capitale, e del bilancio finanziario.

Art. 109.

Nello stato patrimoniale si devono indicare:

a) la consistenza all’inizio dell’anno;

b) la differenza attiva della gestione annuale che viene portata in aumento del patrimonio;

c) la consistenza al termine dell’anno.

Art. 110.

Il prospetto particolareggiato indicante l’investimento dato al capitale contiene le caratteristiche dei diversi
titoli di rendita, l’eventuale loro scadenza e l’utile che da ciascuno di essi si ricava.

Art. 111.

Il bilancio finanziario comprende:

a) le entrate ordinarie e cioè le rendite del patrimonio e le contribuzioni periodiche;

b) le entrate straordinarie e cioè le oblazioni saltuarie occasionali ed ogni altro provento che non
abbia carattere fisso, tutte eventualmente depurate delle spese sopportate per la loro realizzazione;

c) le spese di amministrazione;

d) le erogazioni disposte ai fini proprii dell’istituzione. Queste spese devono essere raccolte in gruppi
distinti a seconda della natura dei fini stessi, in modo da offrire un criterio riassuntivo per l’apprezzamento
dell’opera svolta dalla cassa scolastica durante l’anno e dell’attività dei suoi amministratori;

e) la differenza attiva della gestione.

Art. 112.

In caso di soppressione dell’istituto, il patrimonio della relativa cassa scolastica, se lo statuto non dispone
nulla in argomento, viene riunito a quello della cassa scolastica di altro istituto della stessa sede, o, in mancanza,
a quello del patronato scolastico del comune.

Capo XIII. Dei locali e dell’arredamento scolastico.

Art. 113. Il preside cura che siano posti a disposizione della sua scuola e mantenuti in buono stato i locali
occorrenti e rivolge le necessarie richieste all’ente obbligato a fornirli.

Dell’inadempienza di questo riferisce al ministero.

Art. 114.

Il preside destina i locali adatti per le lezioni, per la presidenza, per le riunioni dei professori, per i
gabinetti scientifici, le esercitazioni, la biblioteca, le collezioni, la segreteria, l’archivio e l’alloggio per
il bidello incaricato del servizio di custodia. riservato per le alunne un locale di aspetto separato da quello
per gli alunni.

Art. 115.

Quando nello stesso edificio siano allogati più istituti, o altri uffici, o una parte sia destinata ad
alloggio del preside, ciascun istituto e l’abitazione del preside debbono avere un ingresso proprio indipendente
in modo che la scuola non ne risenta alcun disturbo.

Art. 116.

Il preside deve richiedere all’ente obbligato ad apprestare l’edificio che nei gabinetti e nelle aule destinate
agli insegnamenti, per i quali lo svolgimento dei programmi richieda sussidi sperimentali, vi sia una conduttura
d’acqua, e, dove sia possibile, una conduttura di gaz e l’impianto elettrico in piena efficienza.

Nelle città di almeno centomila abitanti deve richiedere inoltre che l’istituto sia fornito di telefono.

Art. 117.

I locali non debbono essere adibiti ad altro uso che a quello scolastico, in servizio dell’istituto a cui sono
destinati. Solo limitatamente a qualche giorno, il preside può, sotto la sua responsabilità, concedere,
nelle ore in cui non si fa lezione, l’uso di qualche aula per cerimonie commemorative patriottiche e civili e per
scopi di cultura o di educazione pubblica.

Art. 118.

Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del Crocifisso e il ritratto del Re.

Art. 119.

Il preside ha cura che l’istituto sia fornito di tutti i mobili e arredi occorrenti per le aule scolastiche,
per i gabinetti scientifici, per i laboratori, per le biblioteche, per le collezioni, per la presidenza, la sala
dei professori, la segreteria, l’archivio e per i locali di aspetto per gli alunni e le alunne.

Art. 120.

Nella ripartizione dell’assegno annuo per il materiale didattico e scientifico e negli acquisti il preside
e il collegio dei professori hanno cura che sia provveduto equamente ai bisogni dell’istituto, uniformandosi alle
prescrizioni degli articoli seguenti.

Art. 121.

Costituiscono il materiale didattico e scientifico di ogni istituto:

la biblioteca dei professori;

la biblioteca degli alunni;

le carte geografiche ed altri oggetti dimostrativi per l’insegnamento della geografia;

le riproduzioni grafiche di monumenti ed opere d’arte, collezioni di modelli e di esemplari grafici o plastici
per tutti gli insegnamenti, anche non grafici, che li richieggano;oltre i musei e i gabinetti e quant’altro è
particolarmente prescritto, per ogni singolo tipo d’istituto, dagli articoli seguenti.

Art. 122.

Le scuole complementari hanno un piccolo museo di storia naturale, gli apparecchi necessari per le elementari
nozioni di fisica e chimica e una macchina da scrivere.

Art. 123.

I licei hanno un gabinetto di fisica ed un gabinetto di chimica e scienze naturali.

Art. 124.

Gli istituti tecnici hanno un gabinetto di fisica, un gabinetto di scienze naturali e un gabinetto di chimica
(per entrambe le sezioni); un piccolo museo merceologico e una collezione di prospetti, quadri, grafici statistici,
e di bilanci-tipo (per la sezione di commercio e ragioneria); un laboratorio di chimica annesso al relativo gabinetto,
una collezione di perizie estimative di beni rurali, una collezione di strumenti e di modelli per la topografia
e le costruzioni in apposito locale e un museo per l’insegnamento dell’agraria (per la sezione di agrimensura);
una macchina da scrivere.

Art. 125.

Gli istituti magistrali hanno un gabinetto di fisica e un gabinetto di chimica, scienze naturali ed igiene;
una raccolta di esercizi musicali; almeno un pianoforte o un armonium; il materiale occorrente per il giardino
d’infanzia o per la casa dei bambini.

Art. 126.

I licei scientifici hanno un gabinetto di fisica e un gabinetto di chimica e scienze naturali.

Art. 127.

I licei femminili hanno una raccolta di esercizi musicali; almeno un pianoforte; il materiale occorrente per
il lavoro femminile.

Art. 128.

E’ annessa ai gabinetti scientifici dei licei classici, degli istituti tecnici e dei licei scientifici un’officina
col materiale occorrente per montare gli apparecchi esistenti nei gabinetti, eseguire le ordinarie riparazioni
agli stessi e costruirne dei nuovi.

Art. 129.

La biblioteca dei professori è affidata ad un professore scelto dal collegio in una delle prime adunanze
dell’anno scolastico. La consultazione e il prestito dei libri anche agli alunni può essere disciplinato
da speciale regolamento.

Nelle città in cui non esista altra biblioteca pubblica, la biblioteca dei professori può essere
aperta al pubblico, sempreché le maggiori spese a tal uopo necessarie siano direttamente sostenute da enti
o istituzioni locali.

Art. 130.

Il preside promuove nell’istituto la fondazione di una biblioteca per gli alunni e la dirige o personalmente
o per mezzo di professori da lui delegati.

Sono soci ordinari gli alunni o le persone che versino la quota ordinaria d’inscrizione annua, promotori coloro
che versino una quota doppia, benemeriti coloro che diano a vantaggio della biblioteca una somma non inferiore
a venti quote d’inscrizione annua o una notevole quantità di libri adatti allo scopo.

Ammessa di regola, negli istituti di secondo grado, la diretta rappresentanza nel funzionamento della biblioteca
degli alunni che si inscrivano come soci col consenso delle loro famiglie.

Il preside o il professore delegato a dirigere la biblioteca è responsabile della scelta dei libri.

Art. 131.

Qualora più professori debbano valersi dello stesso gabinetto o museo o delle stesse collezioni, la
direzione del gabinetto, del museo, delle collezioni spetta, di regola, salvo che il preside ritenga di dover disporre
altrimenti, al professore ordinario di fronte al professore straordinario e al professore ordinario più
anziano dell’istituto di fronte ad altri professori ordinari.

L’incarico di tale direzione è gratuito.

Il professore incaricato della direzione deve curare che il materiale scientifico sia posto equamente a disposizione
propria e dei colleghi per la preparazione e lo svolgimento delle lezioni e per gli esperimenti, come anche, dove
vengano fatte, per le esercitazioni pratiche degli alunni.

Art. 132

. Il preside, come consegnatario responsabile, tiene cronologicamente aggiornato, con tutte le variazioni in
aumento e in diminuzione, l’inventario regolare di tutto il materiale mobile dell’istituto.

Art. 133.

Nell’inventario sono elencati e descritti il mobilio, gli arredi, i libri, gli apparecchi, le macchine, gli
oggetti delle collezioni ed ogni altro oggetto mobile, fatta eccezione del materiale di consumo e di ogni altra
cosa soggetta a facile deperimento o distruzione.

Art. 134.

Il preside invia alla ragioneria centrale del ministero della pubblica istruzione l’inventario d’impianto da
lui sottoscritto (ove non sia già stato inviato in precedenza) e, o (ove non sia già stato inviato
in precedenza) e, annualmente, non più tardi del 30 settembre, i prospetti delle variazioni verificatesi
nell’esercizio finanziario scaduto.

Art. 135.

Il preside durante l’anno scolastico affida in temporanea custodia il materiale didattico e scientifico ai
custodia il materiale didattico e scientifico ai competenti professori, redigendo, a firma propria e del professore
ricevente, altrettanti processi verbali, in doppio esemplare: l’uno per il professore e l’altro per sé.

I professori debbono curare, sotto la sorveglianza del preside, la buona conservazione del materiale avuto in
custodia.

Art. 136.

Il professore, quando sia trasferito o cessi dal servizio, ha obbligo di far la riconsegna al preside del materiale
didattico e scientifico avuto in custodia.

In caso di decesso del professore, il preside fa direttamente la ricognizione del materiale, e ne compila breve
relazione, che trasmette al ministero.

Art. 137.

Il preside che per trasferimento, per collocamento a riposo, o per altro motivo cessa dal governo di un istituto
deve dare consegna di tutto il materiale mobile al suo successore. Il relativo processo verbale redatto in triplice
originale, insieme con i prospetti delle variazioni inventariali verificatesi nel periodo di tempo decorso dall’ultimo
prospetto annuale fino al giorno della consegna, debbono essere rimessi alla ragioneria centrale del ministero
della pubblica istruzione.

Art. 138.

I prospetti e il processo verbale di cui all’articolo precedente sono redatti, nel caso di decesso del preside,
a cura dei suoi eredi o aventi causa da persona da loro delegata o, se costoro nel termine di un mese non abbiano
provveduto, sono redatti, d’ufficio, da persona delegata dal ministero in contraddittorio del preside subentrante,
salvo il diritto agli eredi od aventi causa, ed all’amministrazione di procedere a norma degli artt. 641 e seguenti
del regolamento approvato con regio decreto 4 maggio 1885, n. 3074.

Art. 139.

Negli istituti, per i quali l’obbligo di provvedere al materiale didattico e scientifico è passato, a
norma dell’art. 103 del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054, dagli enti locali allo Stato, si debbono compilare
due distinti inventari: l’uno, del materiale di proprietà dello Stato, l’altro del materiale di proprietà
dell’ente.

Art. 140.

Gli ordinari acquisti del materiale didattico e scientifico, come pure del materiale di ordinario consumo occorrente
nelle biblioteche e nei gabinetti e le spese per le riparazioni sono, negli istituti in cui il detto materiale
è a carico dello Stato, disposte dal preside, d’accordo coi professori della materia, nei limiti della ripartizione
che il collegio dei professori avrà fatto dell’assegno annuo dato all’istituto.

Art. 141.

Il ministero può procedere direttamente all’acquisto del materiale didattico e scientifico, facendone
curare la spedizione all’istituto destinatario direttamente dal fornitore. In tal caso il preside invia al ministero,
oltre i documenti inventariali, se si tratti di oggetto da inventariarsi, una dichiarazione dalla quale risulti
che la fornitura fu conforme alla ordinazione.

Art. 142.

Negli istituti per i quali l’obbligo di provvedere al materiale didattico e scientifico è a carico di
enti locali, il preside fa le richieste in modo che questi possano determinare tempestivamente ogni anno la somma
da stanziare all’uopo nella parte ordinaria del proprio bilancio.

La ripartizione della somma così ottenuta è fatta dal collegio dei professori.

Art. 143.

Il preside tiene in ordine la registrazione e la contabilità di tutte le spese e ne rende conto al ministero
entro il 30 giugno, per le somme da questo concesse, e alla provincia o al comune, per le somme concesse da questi
enti, entro il 31 dicembre.

Capo XV. Disposizione finale.

Art. 144. Sono abrogati i regi decreti 3 febbraio 1901, n. 31, 21 giugno 1885, n. 3413, e 3 dicembre 1896, n.
592, le modificazioni ad essi apportate con successivi decreti e ogni altra disposizione contraria al presente
regolamento.

Regio Decreto 31 dicembre 1923, n. 3123

Regio Decreto 31 dicembre 1923, n. 3123

(in GU 7 febbraio 1924, n. 32)

Ordinamento dell’istruzione artistica

Art. 1. Tutti gli istituti ed enti che hanno il fine di promuovere l’arte e l’istruzione artistica sono posti sotto la vigilanza del Ministero della pubblica istruzione.

Art. 2. L’istruzione artistica si impartisce:

nelle scuole ed istituti d’arte e negli istituti superiori per le industrie artistiche;

nei licei artistici, nelle accademie di belle arti e nelle scuole superiori di architettura;

nei conservatori di musica e nella scuola di recitazione.

Art. 3. I regi istituti di istruzione artistica sono istituiti per decreto reale, su proposta del Ministro per la pubblica istruzione di concerto con il Ministro per le finanze.

Essi sono governati per mezzo della direzione generale per le antichità e belle arti.

Delle scuole ed istituti d’arte e degli istituti superiori per le industrie artistiche

Art. 4. Le scuole ed istituti d’arte hanno il fine di addestrare al lavoro e alla produzione artistica, a seconda delle tradizioni, delle industrie e delle materie prime della regione.

Le scuole ed istituti d’arte hanno almeno un’officina.

Quando in una scuola od istituto d’arte si insegnino più di una lavorazione, la scuola od istituto è diviso in tante sezioni quante sono le specie di lavorazione.

Art. 5. La scuola d’arte, o corso inferiore dell’istituto d’arte, fornisce la preparazione tecnica e la cultura necessaria ad un artiere; il corso superiore dell’istituto d’arte esercita i giovani, già addestrati nell’officina al lavoro esecutivo, in lavori originali di arte applicata e li fornisce della cultura necessaria a formare capi d’arte.

Il corso superiore dell’istituto d’arte può essere istituito solo nelle sedi in cui esista una scuola d’arte. I locali e le officine dei due corsi sono comuni.

Art. 6. Le materie d’insegnamento della scuola d’arte o corso inferiore dell’istituto d’arte si dividono in tre gruppi:

a) lavoro d’officina, sotto la guida di un capo d’arte, che la dirige;

b) disegno applicato, e plastica nelle sezioni in cui occorra, che possono essere insegnati dallo stesso capo d’arte;

c) materie di cultura generale, che possono essere affidate a un abilitato all’insegnamento elementare.

Art. 7. Le materie d’insegnamento del corso superiore dell’istituto d’arte si dividono in tre gruppi;

a) lavoro d’officina, esercitazioni ed applicazioni delle forme naturali e delle forme storiche dell’arte;

b) disegno, plastica, pittura applicata, architettura domestica;

c) materie tecnologiche e di cultura generale.

Art. 8. Il personale stabile, direttivo ed insegnante dell’istituto d’arte deve essere in numero non inferiore a tre.

Art. 9. Lo Stato contribuisce all’istituzione ed al mantenimento delle scuole e degli istituti d’arte, in misura non superiore ai tre quarti della spesa totale, nel limite degli appositi stanziamenti del bilancio del Ministero della pubblica istruzione.

Art. 10. Con il concorso degli enti locali il Ministro della pubblica istruzione potrà promuovere l’istituzione di istituti superiori per le industrie artistiche col fine di raccogliere ed integrare gli insegnamenti e le esercitazioni relative alle tecniche delle varie arti, alle nozioni pratiche e teoriche necessarie per il buon andamento di una industria, alle cognizioni di cultura generale indispensabili per assumere funzioni tecniche direttive in un’industria artistica.

A tali istituti saranno ammessi per concorso, in numero da stabilirsi, alunni licenziati dall’istituto d’arte.

Lo Stato può assumere a suo carico la metà della spesa occorrente per l’istituzione e il mantenimento di questi istituti.

Art. 11. La regia accademia di belle arti di Carrara è conservata, con lo stesso titolo, come «Scuola del marmo», con due corsi, uno per la figura ed uno per l’ornato, della durata di quattro anni ciascuno.

Le materie d’insegnamento sono le seguenti:

a) comuni ad ambedue i corsi: figura disegnata, figura modellata, ornato disegnato, ornato modellato, disegno geometrico, tecnica del marmo, prospettiva, elementi di architettura, aritmetica, storia dell’arte e del costume, storia generale, lingua italiana, storia naturale;

b) per il solo corso di figura: anatomia artistica;

c) per il solo corso di ornato: modellazione degli animali, anatomia degli animali.

Art. 12. La regia scuola di disegno degli operai «Gaetano Chierici» in Reggio Emilia è conservata con l’attuale ordinamento.

Dei regi licei artistici e delle regie accademie di belle arti

Art. 13. L’insegnamento dell’arte, indipendentemente dalle sue applicazioni alle industrie, si impartisce nei licei artistici e nelle accademie di belle arti di Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia.

[Nota: Vedi anche il R.D.L. 7 gennaio 1926, n. 214]

Art. 14. Il liceo artistico, della durata di quattro anni, è annesso a ciascuna delle accademie di cui al precedente articolo. Esso ha il fine di preparare allo studio specializzato della pittura, scultura, decorazione, scenografia ed architettura, mediante insegnamento di materie artistiche e di cultura generale.

Art. 15. Nel liceo artistico si impartiscono gli insegnamenti delle seguenti materie:

a) materie artistiche: figura disegnata, ornato disegnato, figura modellata, ornato modellato, disegno geometrico, prospettiva, elementi di architettura, anatomia artistica;

b) materie di cultura: letteratura italiana e straniera, storia e storia dell’arte, matematica, fisica, storia naturale, chimica e geografia.

Art. 16. L’insegnamento delle materie del gruppo a) nel liceo artistico è impartito in classi, alle quali non possono essere inscritti più di venticinque alunni.

Per la parte teorica delle materie artistiche e per le materie di cultura l’insegnamento è impartito separatamente agli alunni di ciascun anno.

Art. 17. A ciascun anno di liceo artistico non possono essere iscritti più di cinquanta alunni, che vengono prescelti per ordine di merito.

A parità di merito è preferito il più giovane.

Art. 18. Gli alunni inscritti a ciascun anno del liceo artistico hanno l’obbligo della frequenza per tutte le materie indicate nell’art. 15; possono però, con deliberazione del consiglio delle scuole, essere esentati dall’obbligo della frequenza e degli esami per non più di tre insegnamenti di materie di cultura ed obbligati, per il numero di ore settimanali corrispondenti, a una maggiore frequenza ad uno o due fra gli insegnamenti di materie artistiche.

Art. 19. Gli insegnanti di ruolo di materie artistiche del liceo artistico possono ottenere l’uso gratuito di uno studio nei locali dell’istituto, quando, a giudizio del consiglio di amministrazione, ciò sia compatibile con le necessità dell’insegnamento dei professori di materie artistiche e dei maestri d’arte dei corsi di pittura, scultura, decorazione, scenografia e del corso speciale di architettura dell’accademia.

Art. 20. Per l’insegnamento delle materie di cultura nel liceo artistico sono messi a disposizione di ciascun istituto professori del ruolo A degli istituti medi, aumentando di altrettanti posti il ruolo medesimo.

Tali professori sono prescelti soltanto tra coloro che abbiano vinto un concorso speciale per una delle materie per le quali sono messi a disposizione.

Art. 21. Le accademie di belle arti hanno il fine di preparare all’esercizio dell’arte mediante la frequenza e il lavoro nello studio di un maestro; comprendono i corsi di pittura, scultura e decorazione, i quali hanno la durata di quattro anni ciascuno.

Un corso di scenografia della durata di quattro anni, è istituito nelle regie accademie di belle arti di Milano, Bologna e Roma.

Art. 22. Nel corso di pittura si impartiscono gli insegnamenti delle seguenti materie: figura disegnata e dipinta, tecniche del disegno e della pittura, tecniche dell’incisione, pittura, anatomia artistica, storia dell’arte e del costume.

Nel corso di scultura si impartiscono gli insegnamenti delle seguenti materie: figura disegnata e modellata, tecniche del disegno, della plastica e della scultura, tecniche della scultura applicata, scultura, anatomia artistica, storia dell’arte e del costume.

Nel corso di decorazione si impartiscono gli insegnamenti delle seguenti materie: tecniche del disegno e della composizione decorativa, tecniche dell’incisione, decorazione, plastica ornamentale, anatomia artistica, anatomia degli animali, storia dell’arte e del costume.

Nel corso di scenografia si impartiscono gli insegnamenti di scenografia, di stile, di storia dell’arte e storia del costume.

Art. 23. L’insegnamento delle materie artistiche nei corsi di pittura, scultura, decorazione, scenografia è impartito cumulativamente a tutti gli alunni dal rispettivo professore di ruolo.

Gli alunni sono ammessi a lavorare nei locali adiacenti e nello stesso studio del professore, il quale ha facoltà di avvalersi, anche senza compensarli, dell’opera degli alunni, per la esecuzione dei lavori dell’arte sua.

Quando a tal fine sia necessario che gli alunni si rechino a lavorare fuori del locale dell’accademia, il professore ne richiede apposita autorizzazione al presidente, il quale determina le condizioni e modalità da osservarsi per conciliare queste speciali esigenze dell’insegnamento con le norme sulla frequenza e sulla disciplina degli alunni.

Art. 24. Per le materie di cultura, gli insegnamenti sono impartiti di regola separatamente agli alunni di ciascun anno di corso. Sono riuniti in unica classe soltanto gli alunni di quegli anni dello stesso corso o di corsi diversi fra i quali vi sia identità di programma, sempre che non eccedano il numero di trentacinque.

Gli insegnamenti della storia dell’arte e dell’anatomia artistica debbono sempre impartirsi separatamente agli alunni dei due ultimi anni di ciascuno dei corsi di pittura, scultura, decorazione. La stessa disposizione si applica per l’insegnamento della storia dell’arte nel corso di scenografia.

Art. 25. L’insegnamento della pittura, scultura, decorazione e scenografia può essere impartito a titolo privato da maestri d’arte, abilitati, con decreto ministeriale, su conforme parere di una commissione di cinque membri nominata ogni tre anni, per ciascuna delle arti suddette, dal Ministro per la pubblica istruzione.

I maestri d’arte hanno diritto all’uso gratuito di uno studio.

Il numero massimo dei maestri d’arte per ciascuna materia ed accademia è determinato dal Ministro per la pubblica istruzione, udito il parere dei consigli di amministrazione, in relazione alla disponibilità di locali, all’importanza e alle esigenze di ciascuna accademia.

Nessuno degli insegnanti di ruolo può impartire insegnamenti a titolo privato nell’istituto al quale appartiene.

Art. 26. Gli studenti dei corsi di pittura, scultura, decorazione e scenografia dichiarano all’inizio dell’anno scolastico se intendono seguire gli insegnamenti delle materie artistiche nella scuola del professore di ruolo o in quella di uno dei maestri d’arte insegnanti a titolo privato.

L’insegnamento impartito a titolo privato ha, per gli studenti che vi si inscrivono, valore legale uguale a quello del corrispondente insegnamento impartito a titolo ufficiale.

Art. 27. I professori, di ruolo, di materie artistiche dei corsi di pittura, scultura, decorazione e scenografia e del corso speciale di architettura, di cui all’art. 79, hanno diritto all’uso gratuito di uno studio per l’insegnamento e l’esercizio dell’arte loro nei locali dell’accademia.

Art. 28. Nei corsi di pittura scultura, decorazione, scenografia e architettura, può essere assunto un aiuto od assistente per ciascuna cattedra.

La proposta è fatta dal titolare della cattedra ed è sottoposta all’approvazione del Ministro, che stabilisce la misura della retribuzione.

Art. 29. Il governo dell’accademia di belle arti e del liceo artistico è affidato ad un presidente nominato dal Ministro ed assistito dal consiglio di amministrazione e dal consiglio delle scuole, del quale fanno parte tutti gli insegnanti di ruolo e privati dell’accademia e del liceo.

Nelle accademie presso le quali sono costituiti collegi accademici, i membri del collegio accademico si aggregano al consiglio delle scuole ogni qualvolta debbano trattarsi argomenti sui quali il collegio accademico abbia competenza a norma degli statuti e regolamenti in vigore.

Il presidente dura in carica tre anni e può essere confermato.

Art. 30. L’insegnamento per le classi e materie dell’accademia e del liceo, per le quali non è assegnato un professore di ruolo, è affidato:

a) a professori di ruolo del liceo artistico della stessa materia o di materia affine;

b) a estranei al ruolo del personale insegnante dell’istituto con preferenza a coloro che conseguirono idoneità nei concorsi a cattedre della stessa materia o di materie affini nelle accademie di belle arti e nei licei artistici.

I professori di ruolo del liceo artistico e quelli di storia dell’arte e anatomia artistica possono assumere insegnamento retribuito, a norma dei commi precedenti, purché non superino le ventiquattro ore settimanali.

Art. 31. Presso le accademie di belle arti possono essere istituite scuole operaie serali e festive e scuole libere del nudo.

Nelle dette scuole gl’insegnamenti sono impartiti da professori del ruolo delle accademie e dei licei, o, in mancanza, da incaricati retribuiti nella misura indicata nell’art. 57.

Delle regie scuole superiori di architettura

Art. 32. Le scuole superiori di architettura hanno il fine di fornire la preparazione artistica e la cultura scientifica necessaria per la professione di architetto.

Esse possono essere istituite per convenzione tra lo Stato ed enti che intendano contribuire al loro mantenimento.

La convenzione è approvata con decreto reale promosso dal Ministro per la pubblica istruzione di concerto con quello per le finanze.

[Nota: Vedi anche il R.D.L. 7 gennaio 1926, n. 214]

Art. 33. Salvo il disposto del secondo comma dell’art. 3, nulla è innovato nelle vigenti norme relative alla regia scuola superiore di architettura in Roma.

Dei regi conservatori di musica e della regia scuola di recitazione

Art. 34. I regi conservatori di musica di Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Parma e Roma hanno per fine l’educazione musicale o sono governati dalle norme in vigore per gli istituti governativi esistenti, con lo stesso fine, nelle dette città, salvo le disposizioni del presente decreto.

[Nota: Vedi anche il R.D. 11 dicembre 1930, n. 1945]

Art. 35. Il direttore del conservatorio è assistito nel governo dell’istituto, oltreché dal consiglio di amministrazione, da un consiglio delle scuole composto di tutti i professori.

Artt. 36-37.. Abrogati dall’art. 3, R.D. 28 aprile 1927, n. 801.

Art. 38. Il Ministro ha facoltà di nominare a bibliotecario stabile senza concorso chi sia venuto in meritata fama di storico dell’arte musicale.

Art. 39. Nei regi conservatori può essere istituito un solo corso aggiunto per ogni posto di ruolo assegnato ai singoli insegnamenti.

Gli alunni inscritti solo al corso fondamentale non possono eccedere il numero di trenta.

Possono essere istituiti corsi aggiunti di teoria, solfeggio e dettato musicale, e di materie complementari, anche oltre il limite di cui al primo comma, quando ciò sia richiesto a causa del numero degli alunni inscritti ai corsi principali.

I professori di ruolo possono assumere un solo insegnamento retribuito per supplenza o incarico.

Art. 40. Alla regia scuola di recitazione in Roma si applicano le disposizioni del primo e del quarto comma dell’articolo precedente.

[Nota: La scuola è stata sostituita dalla Accademia d’arte drammatica dal R.D.L. 1 luglio 1937, n. 1369.]

Art. 41. L’ufficio centrale per la conservazione del corista uniforme è mantenuto presso l’istituto fisico della regia università degli studi in Roma ed è affidato ad un assistente dell’istituto stesso, che godrà di una retribuzione annua di lire 1.000 a carico dello stato di previsione della spesa del Ministero della pubblica istruzione.

Disposizioni comuni

Sez. I

Dell’ordinamento amministrativo

Art. 42. Ogni istituto di istruzione artistica ha uno speciale statuto che ne determina il carattere individuale in rapporto alle particolari finalità.

Lo statuto è approvato con decreto reale promosso dal Ministro per la pubblica istruzione.

Per gli istituti di cui al secondo alinea dell’art. 2 la proposta è fatta di concerto con il Ministro per le finanze.

[Nota: Vedi anche il R.D.L. 2 dicembre 1935, n. 2081]

Art. 43. Lo statuto stabilisce il numero degli anni di studio, il numero delle cattedre ed officine e detta ogni altra norma relativa all’ordinamento amministrativo, didattico e disciplinare dell’istituto in armonia con le disposizioni del presente decreto.

Art. 44. Il consiglio di amministrazione delle scuole ed istituti di arte e degli istituti superiori per le industrie artistiche è composto come prescrive il rispettivo statuto.

Per tutti gli altri istituti contemplati dall’articolo 2, eccettuate le scuole superiori di architettura e gli istituti di cui al comma seguente, il consiglio di amministrazione è composto del presidente o direttore, che lo presiede di diritto, di due insegnanti di ruolo dell’istituto stesso, designati dal consiglio delle scuole, di due rappresentanti del Ministro per la pubblica istruzione, il quale potrà anche ammettervi rappresentanti di altri enti che concorrano, in maniera continuativa, al mantenimento dell’istituto. Il capo dell’ufficio di segreteria assiste alle sedute con voto consultivo.

Il consiglio per l’amministrazione del patrimonio, istituito nel regio conservatorio di musica San Pietro a Maiella in Napoli con il D.Lgt. 19 aprile 1917, n. 716, e la commissione amministrativa del regio liceo musicale di Santa Cecilia in Roma, di cui all’art. 5 della convenzione approvata con R.D. 22 agosto 1919, n. 1672, mantengono la presente costituzione.

Di detti corpi vengono, inoltre, attribuite le funzioni del consiglio di amministrazione.

Art. 45. I fondi stanziati nello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione per spese di uffici e di locali e di rappresentanza, per acquisto e conservazione di materiale artistico e didattico, e ogni altro fine inerente ai singoli istituti e per sussidi ad alunni poveri sono annualmente ripartiti tra i vari istituti a cura del Ministero, tenendo presenti i bilanci approvati dai consigli di amministrazione non più tardi del 31 marzo, tolta una parte riservata al Ministero per far fronte alle spese di carattere straordinario che si verifichino nel corso dell’esercizio e per le quali vengano fatte apposite proposte dagli istituti.

Il pagamento dei fondi sopra descritti è disposto dal Ministero sotto forma di assegno, in due rate semestrali anticipate.

Art. 46. L’erogazione dei fondi assegnati a ciascun istituto è fatta dal presidente del consiglio di amministrazione sotto la sua personale responsabilità; le spese eccedenti la somma di lire 3000 sono deliberate dal consiglio di amministrazione.

I conti consuntivi saranno presentati al Ministero, per la approvazione, entro il 30 settembre.

Art. 47. Il consiglio di amministrazione è autorizzato a concedere a privati l’uso di locali dell’istituto per fini analoghi a quelli dell’istituto stesso e l’uso di strumenti a scopo di studio.

Gli eventuali proventi di tali concessioni sono inscritti nel bilancio dell’istituto per l’esercizio seguente.

Art. 48. I lavori eseguiti nelle officine delle scuole ed istituti d’arte possono essere venduti al pubblico a profitto del bilancio della scuola o dell’istituto.

Art. 49. Il personale di segreteria e d’ordine e il personale subalterno destinati a ciascun istituto sono posti alla immediata dipendenza del direttore della segreteria o, in mancanza di esso, del funzionario amministrativo di grado più elevato.

Il direttore della segreteria risponde al capo dell’istituto di tutti i servizi affidati al personale dipendente.

Art. 50. È ammesso il ricorso al Ministro per la pubblica istruzione contro i provvedimenti adottati dai consigli o dai capi degli istituti, entro 30 giorni dalla pubblicazione o comunicazione.

Il ricorso non ha effetto sospensivo.

Art. 51. Le disposizioni relative all’amministrazione dei regi licei artistici e accademie di belle arti valgono anche per gli istituti di cui agli articoli 11 e 12.

Sezione II

Dello stato dei direttori e dei professori

Art. 52. Nelle scuole ed istituti d’arte e negli istituti superiori per le industrie artistiche il personale insegnante stabile è nominato, con deliberazione dell’amministrazione al cui bilancio fa carico la spesa relativa, in seguito a concorso bandito dal Ministero, il quale forma la commissione giudicatrice e promuove gli atti del giudizio.

Nei licei artistici nelle accademie di belle arti, nei conservatori di musica e nella scuola di recitazione il personale insegnante di ruolo è nominato giusta la L. 6 luglio 1912, n. 734, salvo il disposto dell’art. 20.

I posti di ruolo del personale insegnante indicati nella tabella 38 dell’allegato II al R.D. 11 novembre 1923, n. 2395 sono distribuiti con decreto ministeriale fra gli istituti di cui agli artt. 11, 12, 13, 34 e 40 del presente decreto.

L’insegnante può essere destinato a insegnare materie diverse da quelle per il cui insegnamento è stato nominato.

Il numero dei professori di regi istituti d’istruzione media di cui all’art. 20 è determinato annualmente per decreto ministeriale entro il mese di maggio.

Art. 53. I posti vacanti nel ruolo del personale insegnante possono essere conferiti, mediante promozione dal grado immediatamente inferiore, non oltre la metà per i licei artistici e le accademie, e non oltre il quarto per i conservatori di musica e la scuola di recitazione.

In questi ultimi istituti la disposizione di cui al comma precedente non si applica per i posti vacanti nei gradi superiori al decimo.

La promozione è conferita per merito assoluto su designazione del consiglio di amministrazione del Ministero.

Allo stesso insegnante non possono essere conferite più di due promozioni di grado a norma dei commi precedenti.

Art. 54. Per i direttori e i professori di ruolo degli istituti di istruzione artistica, eccettuata la scuola superiore di architettura, valgono le norme sullo stato giuridico degli impiegati civili, in quanto non siano in contrasto con quelle della L. 6 luglio 1912, n. 734, e salve le disposizioni del presente decreto.

Art. 55. Il Ministro ha facoltà di accordare al personale suddetto congedi, per ragioni d’arte, della durata massima complessiva di quarantacinque giorni per ogni anno scolastico.

I direttori e i professori sono collocati a riposo dal 1° ottobre dell’anno in cui compiono settanta anni.

Art. 56. Le supplenze a posti di ruolo e gli incarichi d’insegnamento di qualunque specie, negli istituti di istruzione artistica, eccettuata la scuola superiore d’architettura, sono conferiti dai capi degli istituti, in base a un giudizio di merito comparativo fra i vari aspiranti.

Art. 57. La retribuzione ai supplenti o incaricati, nei regi licei artistici e accademie di belle arti, nei regi conservatori di musica e nella scuola di recitazione, è corrisposta nei mesi di lezione e di esami, per il servizio effettivamente prestato, in ragione di annue lire 350, per ogni ora settimanale di lezione.

Alle retribuzioni e indennità suddette si provvede con aperture di credito a favore degli economi degli istituti, mediante ordini di pagamento firmati dai capi degli istituti medesimi.

Nello stesso modo si provvede al pagamento delle retribuzioni e indennità spettanti agli aiuti ed assistenti di cui all’art. 28.

Art. 58. Coloro che abbiano insegnato a titolo di supplente, incaricato, aiuto o assistente in regi istituti di istruzione artistica o, quali titolari, in istituti della stessa natura aventi personalità giuridica propria o mantenuti da enti morali, possono essere ammessi ai concorsi a posti di ruolo nei regi istituti d’istruzione artistica in deroga al limite di età fissato dalla legge, per un periodo di tempo uguale al periodo di servizio come sopra prestato, ma in ogni caso per non più di cinque anni.

Art. 59. È fatto divieto agli insegnanti di impartire lezioni private, a titolo oneroso, ai propri alunni.

Sezione III

Degli studenti, degli esami e delle tasse

Art. 60. La frequenza nella scuola d’arte o corso inferiore dell’istituto d’arte e nei conservatori di musica è valida per l’adempimento dell’obbligo scolastico.

Art. 61. Gli alunni sono puniti per le loro mancanze in scuola e fuori di scuola secondo le norme che saranno dettate dal regolamento.

Art. 62. Nel liceo artistico e nel conservatorio di musica non si può ripetere più di una volta lo stesso anno di corso.

Allo stesso corso dell’accademia di belle arti non si può essere inscritti per più di cinque anni.

Art. 63. Gli stranieri sono inscritti nelle regie accademie di belle arti, nei regi conservatori di musica e nella regia scuola di recitazione a quell’anno di corso pel quale siano ritenuti idonei, a giudizio del consiglio delle scuole.

Art. 64. Gli esami negli istituti d’istruzione artistica sono di ammissione, promozione e idoneità, licenza, maturità.

Con l’esame d’ammissione si accede al corso superiore dell’istituto d’arte, al liceo artistico, all’accademia di belle arti, al conservatorio di musica ed alla scuola di recitazione.

Con l’esame di maturità si accede alla accademia di belle arti e alla scuola superiore d’architettura.

Alle classi di ciascun istituto, per le quali non è prescritto esame di ammissione, si accede dagli alunni interni con esame di promozione, dagli esterni con esame di idoneità.

L’esame di licenza è sostenuto al compimento degli studi nella scuola d’arte o corso inferiore dell’istituto d’arte, nell’istituto superiore per le industrie artistiche, nei singoli corsi dell’accademia di belle arti e dei conservatori di musica, e nella scuola di recitazione.

La scuola superiore d’architettura conferisce la laurea, ai sensi degli artt. 4 e 5 del R.D. 30 settembre 1923, n. 2102 [Nota: ora T.U. 31 agosto 1933, n. 1592.]

Art. 65. Alla scuola d’arte o al corso inferiore dell’istituto d’arte si accede con il certificato di promozione alla sesta elementare o di ammissione a scuola media di primo grado.

Al corso superiore dell’istituto d’arte si accede, altresì, o con la licenza da scuola d’arte o corso inferiore dell’istituto d’arte, ovvero con la licenza da scuola complementare o con certificato di ammissione o promozione alla quarta classe d’una scuola media di primo grado. L’esame di ammissione al liceo artistico per i candidati forniti di licenza da scuola complementare o di ammissione o promozione alla quarta classe di altra scuola media è limitato alle sole prove artistiche.

All’accademia di belle arti si accede, altresì, con la licenza da istituto d’arte.

Alla scuola superiore d’architettura si accede, altresì, con esame d’ammissione per le materie artistiche, da chi abbia conseguito la maturità propria del liceo classico o quella propria del liceo scientifico.

Art. 66. Non può presentarsi all’esame di licenza dell’istituto d’arte chi non abbia conseguito uno dei titoli di ammissione tanti anni prima quanti sono gli anni del corso superiore dell’istituto stesso.

Non può presentarsi all’esame di maturità, di cui al terzo comma dell’art. 64, o all’esame di ammissione all’accademia, chi non abbia conseguito almeno quattro anni prima uno dei titoli d’ammissione al liceo artistico.

Il regolamento determina quali periodi di tempo debbano intercedere fra gli esami che si danno nei conservatori di musica.

Le limitazioni di cui ai commi precedenti non valgono per i candidati che si trovano nel ventiduesimo anno di età.

All’esame di licenza dall’accademia non sono ammessi privatisti.

La dispensa di cui all’art. 18 non esenta dagli esami per le materie non frequentate chi si presenti all’esame di maturità.

Art. 67. Chi nella prima sessione dell’anno scolastico non superi, o non compia l’esame, è ammesso a sostenere, o a ripetere, le prove solo nella sessione autunnale dello stesso anno.

Art. 68. I diplomi di licenza dai corsi della accademia di belle arti hanno esclusivamente valore di qualifica accademica.

Non si possono più conferire diplomi di professore di disegno architettonico.

L’abilitazione all’insegnamento del disegno negli istituti di istruzione media si consegue per esame di Stato al quale è ammesso chi abbia superato l’esame di maturità propria del liceo artistico o sia provveduto della licenza da istituto d’arte o da liceo femminile.

Art. 69. Vale per gli studenti del liceo artistico la norma sancita dall’art. 75 del R.D. 6 maggio 1923, n. 1054.

Art. 70. Gli orari d’insegnamento del liceo artistico e quelli delle materie di cultura per gli altri istituti, fatta eccezione della scuola superiore di architettura, sono determinati per decreto reale.

Pure con decreto reale sono approvati i programmi degli esami di ammissione al liceo artistico e ai singoli corsi dell’accademia di belle arti e di maturità.

Tutti gli altri orari e programmi sono determinati per decreto ministeriale.

Art. 71. La commissione giudicatrice dell’esame di ammissione al corso superiore dell’istituto d’arte, al liceo artistico, all’accademia di belle arti, al conservatorio di musica e alla scuola di recitazione è composta di professori dell’istituto e di uno o due membri estranei. Allo stesso modo è composta la commissione degli esami di promozione o idoneità e di licenza.

La commissione dell’esame di maturità è composta di tre professori dell’accademia di belle arti, di un professore universitario e di due professori di istituto medio di secondo grado.

Le commissioni degli esami di ammissione, di promozione o idoneità e di licenza sono nominate dal presidente o direttore dell’istituto: la commissione dell’esame di maturità è nominata dal Ministro.

Art. 72. Negli istituti di cui al secondo e terzo alinea dell’art. 2 le opere degli alunni debbono essere esposte al pubblico alla fine dell’anno scolastico almeno per una settimana.

Negli istituti di cui al quarto alinea dello stesso articolo almeno una parte dei saggi deve essere pubblica.

Art. 73. Le tasse scolastiche negli istituti di cui al secondo alinea dell’art. 2, fatta eccezione per gli istituti di cui agli artt. 11 e 12, sono determinate dallo statuto.

Per tutti gli altri istituti sono stabilite dall’annessa tabella, salvo il disposto dell’art. 33.

Le tasse di frequenza possono essere pagate in quattro rate bimestrali anticipate a decorrere dal 1° novembre.

Art. 74. Il pagamento delle tasse di esame indicate nell’annessa tabella deve effettuarsi direttamente all’economo dell’istituto che ne verserà una terza parte all’erario entro trenta giorni dall’inizio degli esami.

Le altre due terze parti saranno distribuite a titolo di propina tra i membri delle commissioni giudicatrici nel modo che sarà determinato dal regolamento.

Nello stesso regolamento sarà determinata la misura delle indennità spettanti ai commissari d’esame estranei al ruolo degli insegnanti dell’istituto, e al personale non insegnante che, per ragioni tecniche, debba partecipare ai lavori di esame. [Articolo abrogato dall’art. 4, L. 20 maggio 1966, n. 335]

Art. 75. Sono istituite borse di studio dell’ammontare annuo di lire 3.000 da conferirsi, secondo le norme del regolamento, nei regi licei artistici ed accademie di belle arti, nei regi conservatori di musica e nella scuola di recitazione, ad alunni di condizione disagiata.

I fondi destinati a tal fine sono compresi negli assegni di cui all’art. 45.

Art. 76. L’assegno annuo del pensionato artistico nazionale è di lire 10.000.

L’indennità per il viaggio all’estero del pensionato di architettura è di lire 12.000.

Art. 77. Il pensionato per l’arte musicale è un premio annuo di lire 10.000, da conferirsi mediante concorso all’autore di una composizione sinfonica.

Tale premio non può essere conferito alla stessa persona per più di due volte.

Art. 78. La villa nazionale di Stra può essere adibita per soggiorno temporaneo di artisti e di studenti di accademia che intendano ritirarvisi per il compimento d’opere d’arte.

La concessione è fatta dal Ministro.

Un maestro d’arte della regia accademia di belle arti di Venezia è incaricato della vigilanza, con una retribuzione annua da fissarsi nel decreto di nomina.

Disposizioni transitorie

Artt. 79-88.

. . . o m i s s i s . . .[Recano disposizioni ormai prive di interesse].

Disposizioni finali

Art. 89. Le disposizioni relative alla distribuzione degl’insegnanti negli istituti, alle tasse e al nuovo ordinamento degli studi, salvo che per gli esami di ammissione, avranno effetto dal 1° novembre 1924.

Art. 90. Sono abrogati gli artt. 4 e 5 del regio decreto-legge 31 ottobre 1919, n. 2211.

Art. 91. Il governo del Re è autorizzato a coordinare in testo unico le disposizioni del presente decreto con le altre vigenti disposizioni di legge relative allo stesso oggetto.