Nota 4 giugno 2026, AOODGTVET 1605

Ministero dell’Istruzione e del Merito
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
Direzione generale per l’istruzione tecnica e professionale e per la formazione tecnica superiore

Ai Direttori generali degli Uffici scolastici regionali
e, per il loro tramite,
Ai Dirigenti e ai Coordinatori delle attività didattiche degli Istituti professionali statali e paritari
Al Dirigente del Dipartimento Istruzione e Cultura per la provincia di Trento TRENTO
Al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana BOLZANO
Al Sovrintendente Scolastico per la Scuola delle località ladine BOLZANO
All’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca BOLZANO
Al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle d’Aosta AOSTA
p.c. al Capo Dipartimento del sistema educativo di istruzione e formazione
Al Direttore Generale della Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Al Direttore Generale della Struttura Tecnica per la promozione della filiera formativa tecnologico-professionale


Oggetto: Scrutini finali classi prime dei percorsi di istruzione professionale di cui al D.Lgs 61/2017.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 127

127 del 04-06-2026

S. Sancassani e D. Casiraghi, Il potere di imparare

Susanna Sancassani e Daniela Casiraghi, Il potere di imparare. Perché l’apprendimento è il fattore strategico nell’era dell’intelligenza artificiale, Milano, Mondadori, 2026, 222 pp.

di Laura Nascimben

Quale ruolo può assumere l’intelligenza artificiale nei processi di apprendimento e di costruzione della conoscenza? L’interrogativo, che attraversa il volume Il potere di imparare. Perché l’apprendimento è un fattore strategico nell’era dell’intelligenza artificiale di Susanna Sancassani e Daniela Casiraghi, non riguarda tanto le potenzialità tecniche dei sistemi di intelligenza artificiale, quanto piuttosto il modo in cui tali strumenti possano essere utilizzati per favorire un apprendimento efficace, di qualità e consapevole.

Il libro è strettamente collegato con il MOOC “Imparare con l’IA”, sviluppato nella piattaforma POK (Polimi Open Knowledge) del Politecnico di Milano. Il corso, condotto dalle stesse autrici, traduce in forma operativa e laboratoriale i principi illustrati nel volume, proponendo un percorso di apprendimento che combina contenuti teorici, esercitazioni guidate e attività metacognitive. In particolare, esso adotta il modello dell’“AIMOOK” (Artificial Intelligence Mentored Online Open Knowledge): si tratta di un ambiente di apprendimento che integra le caratteristiche del libro digitale interattivo con quelle dei corsi online aperti e massivi, offrendo un percorso personalizzato supportato da un agente artificiale.

L’intelligenza artificiale generativa, fondata sui Large Language Models (LLM), sta ridefinendo il rapporto tra conoscenza, azione e consapevolezza. In questo contesto diventa essenziale distinguere tra un uso passivo dell’intelligenza artificiale, orientato prevalentemente all’efficienza e alla veloce delega cognitiva, e un uso attivo finalizzato, invece, all’apprendimento che si costruisce in modo lento e in situazione. Quest’ultimo approccio valorizza il giudizio, il pensiero critico e la capacità – tutta umana – di interrogare le risposte fornite dagli algoritmi, evitando che la tecnologia si trasformi in un semplice sostituto dell’attività intellettuale.

La proposta si colloca all’interno delle teorie del pensiero complesso e del connettivismo. L’apprendimento si sviluppa pertanto all’interno di ecosistemi cognitivi dinamici nei quali l’intelligenza artificiale assume il ruolo di interlocutore e di supporto, senza tuttavia sostituire la responsabilità interpretativa del soggetto che apprende. In quest’ottica, la conoscenza non è mai neutra, ma è situata e co-costruita all’interno di un ecosistema in cui interagiscono più elementi (Bateson). Si mobilitano così specifiche competenze che guidano l’apprendimento come azione trasformativa sul piano individuale, relazionale e sistemico.

Trasformare il modo di conoscere all’ombra di un pensiero riflessivo è una strategia per abitare la complessità del presente e non soccombere nell’incertezza: “senza un passaggio riflessivo, l’esperienza rimane isolata e non si traduce in competenza” (p. 190), con puntuale riferimento al ciclo di apprendimento di Kolb. Tale impostazione si collega sia alla prospettiva del growth mindset (Dweck), secondo cui competenze e capacità possono essere sviluppate attraverso l’impegno, la riflessione e l’abilità di apprendere dagli errori, sia all’importanza di riflettere nel corso dell’azione e sull’azione (Shön), per trarne insegnamenti per il futuro.

Come strutturare un percorso di apprendimento che persegua la qualità e la creazione autentica di competenze (un lavoro che richiede tempo e fatica) senza confondere ciò che è ‘nostro’ con ciò che è ‘generato’? Nella seconda parte del volume, le autrici tracciano un percorso metodologico per l’apprendimento assistito dal mentore computazionale (AI mentored) e individuano una sequenza di fasi che scandiscono il processo di apprendimento dall’esplorazione iniziale fino al consolidamento delle conoscenze.

Nella fase esplorativa l’intelligenza artificiale favorisce la curiosità e l’avvio a uno studio motivato, consentendo di combinare intuizione e pianificazione. Successivamente, nella fase di rielaborazione, il comunicatore artificiale può supportare l’analisi di testi complessi, la costruzione di collegamenti con conoscenze pregresse, l’uso delle analogie e la rappresentazione multimodale dei concetti. L’apprendimento prosegue, poi, attraverso l’applicazione pratica delle conoscenze, nella quale l’errore viene considerato un’occasione di crescita e di approfondimento. Segue la fase della discussione critica, durante la quale l’intelligenza artificiale può contribuire ad ampliare le prospettive interpretative e sostenere l’argomentazione attraverso modelli ispirati alla tradizione dialettica aristotelica. La produzione di elaborati e progetti consente di trasformare le conoscenze in artefatti concreti e significativi (e qui è puntuale il richiamo al costruzionismo di Papert). Infine, nella fase di consolidamento, il feedback immediato e le pratiche di recupero attivo delle informazioni favoriscono la stabilizzazione degli apprendimenti nel lungo periodo. A coronamento del percorso emerge, quindi, il ruolo centrale della metacognizione. Le autrici insistono sulla necessità che lo studente sviluppi consapevolezza delle proprie strategie cognitive e impari a monitorare il proprio apprendimento, anche con il supporto mirato dell’agente artificiale, senza dimenticare l’importanza di momenti di lavoro analogico per ancorare le conoscenze e per ritagliare spazi epistemici privati che valorizzino la rielaborazione personale.

Nel complesso, il volume offre un contributo significativo sul rapporto tra educazione e intelligenza artificiale. Propone una visione equilibrata nella quale la tecnologia diventa un fattore di potenziamento dell’apprendimento quando è accompagnata da consapevolezza critica, competenze riflessive e responsabilità educativa.

Le autrici non trascurano alcuni nodi problematici legati alla necessità di garantire trasparenza nei processi decisionali degli algoritmi e al tema dell’allineamento tra i valori incorporati nei sistemi di IA e quelli degli utenti che li utilizzano. A tali questioni si aggiungono le implicazioni ambientali e sociali legate allo sviluppo e all’impiego di queste tecnologie, richiamando la necessità di una riflessione etica che accompagni l’innovazione tecnica.

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 126

La nave dei folli

La nave dei folli

di Vincenzo Andraous

E’ proprio così, il carcere italico è stato ridotto a un container di carne umana, dove si dimenano innocenti e colpevoli, giusti e ingiusti che si scambiano di posto all’occorrenza.

C’è chi si ostina ancora a chiamarlo carcere, Istituzione, luogo di pena e di rieducazione, mentre occorrerebbe un pò più di onestà intellettuale e  chiamarlo con il suo vero nome: la nave dei folli vivi e quelli morti. 

Una giovane donna si è tolta la vita nei giorni scorsi in un sovraffollato carcere del nord, altri giovani detenuti e meno giovani, si sono ammazzati a più riprese in più carceri del sud, ognuno e ciascuno lasciati morire nell’indifferenza eretta a sistema, a potere di controllo, nella ricerca folle di una risoluzione dei problemi endemici dell’Amministrazione Penitenziaria. 

Quest’anno siamo già a 30 morti ammazzati, a 30 evasi con i piedi in avanti, a 30 buchi neri sullo scafo di questa nave di folli  irresponsabili. Negli anni scorsi, anno dopo anno, abbiamo contato con una postura falsamente contrita i cadaveri scomposti lasciati qua e là, sbirciando con malavoglia malcelata i documenti stropicciati di ognuno depositati sulle casse accatastate.

Anche quest’anno ne conteremo le carcasse, sbrigativamente, senza trovare il tempo di conoscerne la storia personale di quei volti in preda alla disperazione, alla solitudine imposta, in quella ultima torsione del tutto innaturale dettata dall’asfissia della corda stretta al collo. Anche quest’anno autorevoli dispensatori di garanzie e tutele alla vita, al rispetto della dignità di chi deve scontare giustamente la propria pena, si eleveranno più alte ancora nel camposanto creato a misura del carcere se ancora vogliamo definirlo tale, affinchè la legge sia davvero uguale per tutti, i diritti siano veramente riconosciuti per chi sbaglia e tenta disperatamente di scontare la  propria pena con dignità.

Questa galera ridotta ad essere un non luogo ove uomini e donne privati della libertà hanno la possibilità di ricostruire dalle macerie un cammino condiviso, nella fatica e nell’impegno ri-accendere il valore della relazione, del rispetto per se stessi e per gli altri, perché senza ciò la vita stessa permane un inutile corpo morto.

Questa sorta di nave dei folli serve soltanto a sfornare statistiche, chi entra e chi esce, chi muore e chi sopravvive, quanti trattamenti inumani e degradanti fanno la differenza, e quante volte ancora ascoltare come note stonate che il sistema carcerario italiano è dunque e semplicemente al capolinea di ogni più inaccettabile giustificazione di comodo.

Adesione Sciopero 6 maggio 2026

Ministero dell’Istruzione e del Merito

Ufficio di Gabinetto

COMPARTO ISTRUZIONE E RICERCA

Settore scuola

Sciopero breve del 6 maggio 2026 proclamato da CUB SUR e SGB.

Dati definitivi di adesione

In ottemperanza a quanto previsto dalla Legge n. 146/1990, si comunicano i dati definitivi di adesione allo sciopero del personale, digitati dalle istituzioni scolastiche nell’apposito programma di rilevazione presente sul portale SIDI.

A tal proposito risulta che i dati definitivi dello sciopero in questione sono i seguenti:

– le scuole che hanno comunicato i dati di adesione sono state n. 4.493 su un totale di n. 7.671 (58,57%) comprese le istituzioni scolastiche di Trento e Bolzano.

– per quanto attiene il personale, gli aderenti allo sciopero sono stati n. 2.160, pari allo 0,35% delle n. 615.761 unità di personale tenuto al servizio. Questo numero non comprende le n. 52.843 unità di personale assente per altri motivi (es: malattia, ferie, permesso, etc…).

Gazzetta ufficiale – Serie Generale n. 125

125 del 01-06-2026