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La colpevole inerzia sulle sanzioni irrogabili dal DS

Francesco G. Nuzzaci

1. Non può sorprendere l’ennesima pronuncia giudiziaria favorevole a un docente che aveva impugnato per difetto di competenza la sanzione disciplinare di sospensione dal servizio di giorni tre, infittagli dal dirigente scolastico seguendo le direttive dell’Amministrazione periferica. Perché il magistrato del lavoro si è semplicemente attenuto al consolidato principio di diritto della Corte di cassazione – da ultimo ribadito con tre ordinanze a stretto giro di tempo: n. 20845 del 2 agosto 2019, n. 28111 del 30 ottobre 2019, n. 30226 del 20 novembre 2019 –, secondo cui il dirigente scolastico può  ben comminare al personale ATA sanzioni disciplinari fino alla sospensione dal servizio edallo stipendio per non più di dieci giorni,siccome previste nel CCNL,ma non può andare oltre la censura per il personale docente.

Sulle ragioni addotte dalle toghe del Palazzaccio sul Lungotevere ci eravamo soffermati giusto un anno addietro (cfr. Le sanzioni disciplinari irrogabili dal dirigente scolastico, in Dirigere la scuola, Euroedizioni, 4/2020), compendiandole nei passaggi che seguono.

a) Attese la tipicità e la tassatività delle fattispecie disciplinari, sulla scorta dei principi penalistici estensibili al più ampio diritto punitivo, per i docenti non può darsi luogo alla sospensione dal servizio fino a dieci giorni, perché prevista solo per il personale ATA.

Sul punto l’articolo 29 del nuovo CCNL, comparto Istruzione e Ricerca, rinvia a una specifica sessione negoziale a livello nazionale la definizione della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni per il personale docente ed educativo; e per intanto, nell’articolo 91, dispone che “continuano ad applicarsi le norme di cui al Titolo I, Capo IV della parte terza del D. Lgs. 297/94”,contemplanti – dopo l’avvertimento scritto e la censura – la sanzione della “sospensione dell’insegnamento fino a un mese”: che non è ex litteris nella disponibilità del dirigente scolastico.

b) Il dirigente scolastico deve infatti, per la definizione della propria competenza, limitarsi a inquadrare la fattispecie in relazione alla sanzione edittale irrogabile sulla base della disciplina codificata nell’art. 492, comma 2, lettera b) del menzionato decreto legislativo. E se ritiene che debba essere superiore alla censura, rimetterà gli atti all’Ufficio per i procedimenti disciplinari.

c) Secondo il principio di legalità e del correlato principio del giusto procedimento, non può dunque egli – contrariamente alle indicazioni della fondamentale circolare esplicativa del MIUR n. 88/10 – scindere la fattispecie dell’articolo ultimo citato (Sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese) qualora ravvisi, con una valutazione ex ante, che la sanzione da infliggere in concreto possa essere contenuta entro i dieci giorni di sospensione dal servizio: dato che lo farebbe sulla base di “deduzioni meramente ipotetiche e discrezionali … incerte e opinabili, che ben potrebbero essere smentite all’esito del procedimento (ordinanza 28111/2019, cit.).  

d) Conclusivamente, ha una mera valenza programmatica – per il personale docente e in parte per il personale ATA: infra – la statuizione, pure espressamente qualificata dal legislatore norma imperativa, contenuta nell’articolo 55-bis, comma 9-quater del D. Lgs. 165/01, introdotta dal D. Lgs. 75/17, al di cui tenore “per il personale docente, educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, il procedimento disciplinare per le infrazioni per le quali è prevista l’irrogazione di sanzioni fino alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per dieci giorni è di competenza del responsabile della struttura in possesso di qualifica dirigenziale”.

Dunque, è precluso al dirigente scolastico il potere di irrogare qualsivoglia delle sanzioni sospensive – anche di un solo giorno – direttamente prescritte dalla legge:

a) “fino a un massimo di quindici giorni” al dipendente che, essendo a conoscenza per ragioni d’ufficio o di servizio di informazioni rilevanti per un’azione disciplinare in corso, rifiuta senza giustificato motivo la collaborazione richiestagli dal soggetto procedente ovvero rende dichiarazioni false o reticenti (art. 55-bis, comma 7, D. Lgs. 165/01);

b) per “un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi” al dipendente che, in violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, abbia determinato la condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno, salvo che ricorrano i presupposti per l’applicazione di una più grave sanzione disciplinare (art. 55-sexies, comma 1, D. Lgs. 165/01).

E sono altresì legittimate ex post per il personale ATA, sempre in via interpretativa, le incursioni contrattuali che – è vero – consentono la definizione pattizia della tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni, ma “salvo quanto previsto dalle disposizioni del presente Capo” (rectius: Titolo IV-Rapporto di lavoro, artt. 51-57, D. Lgs. 165/01). E queste disposizioni non attribuiscono al CCNL del comparto Istruzione e Ricerca – articolo 12, comma 2, lettere a) e c) – il potere d’incidere sugli aspetti procedurali né sulle competenze dei soggetti che emettono i provvedimenti disciplinari, arrogandosi  il diritto d’indicare che spetta, “in ogni caso”, all’Ufficio per i procedimenti disciplinari la comminazione delle due poc’anzi citate sanzioni di cui agli articoli 55-bis, comma 7 e 55-sexies, comma 1 del D. Lgs. 165/01, in aggiunta – sempre debordandosi dai propri argini – alla sanzione del successivo comma 3, di “sospensione dal servizio fino a un massimo di tre mesi” per il mancato esercizio o per la decadenza dell’azione disciplinare: che non può riguardare il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, e neanche i docenti, in quanto soggetti solo passivi!

2. Ora, non può revocarsi in dubbio che occorre guadagnare la consapevolezza di doversi attenere al predetto principio di diritto. Ma, tanto premesso, ben si può – e di deve – sottoporre a vaglio critico una giurisprudenza quando non si dimostra persuasiva. E soprattutto, per conseguenza, si possono – e si devono – prospettare soluzioni per superarla, recuperandosi il principio della prevalenza della legge sulle sue interpretazioni abrogatrici.

Riprendendo le obiezioni avanzate nel nostro ultimo intervento sulla materia (ante):

a) confermiamo che il ragionamento della Cassazione appare fondato su una falsa premessa: di equiparare, nella struttura e nella funzione, al diritto penale il diritto punitivo in genere e in particolare il diritto disciplinare, ovvero al processo penale il procedimento disciplinare.

Si sa che il diritto penale è preordinato alla difesa dei beni fondamentali e dei valori supremi della collettività, perciò dispiegando effetti totalizzanti sull’intera sfera giuridica dei soggetti che li abbiano violati, o messi in pericolo, una volta che la loro colpevolezza risulti provata oltre ogni ragionevole dubbio. Ne derivano – oltre la tassatività delle fattispecie legali costituenti reato e il conseguente divieto di analogia –  le ineludibili garanzie del giusto processo, che si svolge in contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale precostituito per legge (articolo 111, Cost.).

Il procedimento disciplinare, per contro, è uno strumento di gestione del datore di lavoro: sia esso un soggetto privato o un’amministrazione pubblica, l’unica differenza essendo la facoltatività della sua attivazione nel primo caso e l’obbligatorietà nel secondo, qualora si sia in presenza di fatti ritenuti di rilevanza disciplinare e sempre nel rispetto delle procedure legali e pattizie per evitarsi abusi e per tutelare il lavoratore che si trova in una posizione di soggezione economica.

Esso pertiene dunque al potere direttivo nei confronti dei subordinati venuti meno ai loro doveri contrattuali ed è diretto a ristabilire, con immediatezza, il regolare svolgimento dell’attività lavorativa turbato dalle inadempienze e/o dalle trasgressioni del lavoratore, in tal modo ripristinandosi la posizione direttiva del datore di lavoro nell’organizzazione aziendale (Cassazione civile, sez. VI, 06.02.2015, n. 2330).

Certezza, immediatezza, effettività dello strumento disciplinare costituiscono il fondamento del D. Lgs. 150/09 e dei correttivi introdotti dal D. Lgs. 75/17, nel punto in cui, riscrivendo l’articolo 55-bis del D. Lgs. 165/01 (“Forme e termini del procedimento disciplinare”), statuisce che “il mancato rispetto dei termini e delle disposizioni sul procedimento disciplinare … non determina la decadenza dell’azione disciplinare né l’invalidità degli atti e della sanzione irrogata, purché non risulti irrimediabilmente compromesso il diritto di difesa del dipendente, e le modalità di esercizio dell’azione disciplinare, anche in ragione della natura degli accertamenti svolti nel caso concreto, risultino comunque compatibili con il principio di tempestività”,essendo perentori solo i termini per la contestazione dell’addebito (trenta gg. dalla piena conoscenza dei fatti) e per la conclusione del procedimento (centoventi gg. da detta contestazione). Ciò che è semplicemente, e giustamente, improponibile nel diritto penale, caratterizzato da un rigido formalismo e dal favor rei.

In altri termini, il legislatore ha inteso rinforzare le ragioni dell’azione disciplinare certa-immediata-effettiva; facente, per così dire ed entro certi limiti, premio sulle garanzie dei soggetti incisi: che ben troveranno – qualora la sanzione inflitta venga impugnata – la naturale loro difesa in sede giudiziaria (giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro per i dipendenti pubblici contrattualizzati, TAR e Consiglio di Stato per quelli rimasti in regime di diritto pubblico), in cui sarà assicurata la piena applicazione delle regole del giusto processo.

Al riguardo appare invero incoerente quel passaggio dell’ordinanza 28111/2019 che opera una scomposizione tra sanzioni disciplinari non gravi (avvertimento scritto e censura per i docenti, sino alla sospensione dal servizio non superiore a dieci giorni per il personale ATA) e gravi (le successive, sino al licenziamento ovvero alla sua versione pubblicistica della destituzione).

Le prime – è scritto – sono legittimamente irrogabili dal dirigente datore di lavoro – che pure qui assomma gli stigmatizzati poteri istruttori, accusatori e decisori –, dovendosi privilegiare “il più veloce esercizio del potere disciplinare”; mentre per le seconde deve prevalere “l’esigenza di apprestare maggiori garanzie al lavoratore pubblico” mercé la specializzazione dell’Ufficio per i procedimenti disciplinari e “soprattutto la sua indifferenza rispetto al capo della struttura del dipendente incolpato, perché non coinvolto direttamente nella vicenda disciplinare”.

Appare incoerente, perché le esigenze di garanzia non possono essere discriminate ancorandole a meri parametri quantitativi, per sanzioni soggiacenti alla stessa procedura, che partecipano di un’unica natura, che importano i medesimi effetti (si veda art. 12, commi 1 e 3 del CCNL del comparto Istruzione e Ricerca del 19.04.18);

b)sempre lo stesso legislatore, con una sua libera valutazione politica, ha voluto rivedere il preesistente assetto normativo, stimando – a ragione o a torto – che certezza, immediatezza ed effettività delle sanzioni potessero meglio realizzarsi modificando il D. Lgs. 150/09 e affidando agli uffici per i procedimenti disciplinari il potere di comminare le sanzioni superiori al rimprovero verbale. Ma ha conservato, rinforzandola, e qui disattendendo il parere del Consiglio di Stato (Commissione speciale, parere dell’11.04.2007), l’eccezione per i dirigenti scolastici, in considerazione dell’alto numero delle scuole e dei dipendenti in ciascuna di esse, sì da ingolfare altrimenti i predetti uffici e derivandone sostanzialmente la non perseguibilità di gravi o reiterate negligenze in servizio, di violazione dei segreti d’ufficio e del pregiudizio al suo regolare funzionamento, dell’uso dell’impiego a fini d’interesse personale et alia: atteso che con la misura massima della censura – ex art. 493, D. Lgs. 297/94 – potrebbero essere sanzionate solo una generica inosservanza degli obblighi di servizio e le non meno generiche condotte non conformi ai doveri verso i superiori, verso i colleghi e verso l’utenza;

c)l’eccezione prescritta dal legislatore è dunque una scelta assistita da intrinseca ragionevolezza: requisito, quest’ultimo, che sembra invece difettare nel canone ermeneutico adottato dalla Cassazione, che abroga virtualmente una norma imperativa, la cui effettività è fatta dipendere dalla mera volizione delle organizzazioni sindacali del comparto scuola di dar seguito a quanto previsto dall’articolo 29 del CCNL 19 aprile 2018, che al comma 1 ripropone per i docenti la “specifica sessione negoziale” per la definizione della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni, nonché per l’individuazione di una procedura di conciliazione non obbligatoria, fermo restando che il soggetto responsabile del procedimento deve in ogni caso assicurare che l’esercizio del potere disciplinare sia effettivamente rivolto alla repressione di condotte antidoverose dell’insegnante “e non a sindacare, neppure indirettamente, la libertà d’insegnamento”.

Si sarebbe dovuta concludere entro il mese di luglio 2018 e invece, come del resto nel precedente CCNL, è anch’essa abortita, essendosi arrestata al primo e unico incontro del 18 dello stesso mese all’ARAN, al termine del quale le sigle sindacali di comparto firmatarie del CCNL hanno emesso un comunicato per ribadire in via pregiudiziale “la totale indisponibilità a definire la materia qualora dovesse permanere il vincolo della legge Madia (id est: art. 55-bis, comma 9-quater del D. Lgs. 165/01, come novellato dal D. Lgs. 75/17), previsto peraltro solo nel comparto scuola, che assegna al dirigente scolastico la competenza ad irrogare la sanzione disciplinare fino a 10 giorni di sospensione, mentre in tutti gli altri comparti pubblici l’irrogazione di tale sanzione è affidata a un apposito ufficio per i procedimenti disciplinari”. Ne deriva quindi “l’inopportunità di definire un codice disciplinare che, in assenza di un’auspicata e opportuna modifica del quadro normativo, non potrebbe tener conto debitamente delle particolarità e specificità del lavoro docente, a cui va garantita pienamente la libertà d’insegnamento”. Pertanto non se ne farà nulla.

3. Non se ne farà nulla, ma proprio per questo sia il Ministero dell’istruzione che il Dipartimento della funzione pubblica presso la Presidenza del consiglio dei ministri, per quanto di rispettiva competenza, non possono più persistere in una colpevole inerzia, determinandosi finalmente a fornire ai dirigenti delle istituzioni scolastiche indicazioni omogenee: nel continuare ad attenersi a quanto a suo tempo disposto dalla citata c.m. 88/10 oppure, assumendo e generalizzando il contenuto della nota n. 1298 del 04.02.2020 emanata dall’Ufficio scolastico regionale per la Toscana (e finora unica, a quanto ci risulta), per conformarsi intanto – come pensiamo debba essere – al diritto vivente, quello effettivo interpretato e dichiarato dal supremo giudice di legittimità, se non si vogliono emanare provvedimenti suicidi, destinati a sicura cassazione in sede contenziosa, con tutt’altro che ipotetica responsabilità erariale (e forse non solo erariale) per colui che li abbia posti in essere.

Allora, andando a stringere, come dovrebbero in concreto regolarsi i dirigenti scolastici – tuttora sospesi tra l’incudine della tralatizia circolare ministeriale 88/2010 e il martello dei tribunali della Repubblica?

Preliminarmente, devono rendersi avvertiti del significato di “fatti ritenuti di rilevanza disciplinare” (art. 55-bis, comma 4, D. Lgs. 165/01), in presenza dei quali – e solo in presenza dei quali! – scatta l’obbligo di attivarsi.

“Fatti” non sono le notizie vaghe, le voci generiche, le mere supposizioni, il sentito dire. Che lo diventano semmai a seguito di una preliminare e informale istruttoria, supportata da evidenze (documenti, testimonianze, riscontri in loco …).

Ciò sulla falsariga di quel che avviene in materia penale, allorquando il Pubblico ministero incarica la polizia giudiziaria di una prima e sommaria indagine allo scopo di verificarne la consistenza e quindi di essere in grado di reggere in giudizio. Solo se l’esito è positivo egli proseguirà con l’obbligato esercizio dell’azione penale, inviando all’indagato l’informazione di garanzia, l’equivalente della contestazione degli addebiti, che da questo momento assume la qualifica di imputato (incolpato, nel procedimento disciplinare).

Dopo di che, se riguardanti i docenti, i “fatti ritenuti di rilevanza disciplinare” vanno inquadrati nelle astratte fattispecie sanzionatorie figuranti negli articoli 492-498 del D. Lgs. 297/94 (c.d. Testo unico della scuola) e ora con l’aggiunta, al primo comma di quest’ultimo, delle lettere g e h ad opera del comma 3, art. 29, CCNL di comparto.

Trattasi, rispettivamente, di:

– atti e comportamenti o molestie a carattere sessuale che riguardino gli studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione;

– dichiarazioni false e mendaci che abbiano l’effetto di far conseguire, al personale che le ha rese, un vantaggio nelle procedure di mobilità territoriale o professionale.

Se accertate e imputate al soggetto passivo, entrambe comportano la sanzione espulsiva della destituzione, versione pubblicistica del licenziamento disciplinare.

Se invece riguardano il personale ATA, vanno inquadrati nelle fattispecie elencate negli articoli 11 e 12 del predetto Contratto.

Compiuta questa operazione sussuntoria, occorrerà ancora verificare l’insussistenza di cause di esclusione della responsabilità, quali il legittimo (cioè non eccedente, adeguato o proporzionato, secondo le circostanze) esercizio del diritto, l’adempimento del dovere, lo stato di necessità, il caso fortuito, la forza maggiore.

Ed è sempre utile, in primo luogo, ricordare che l’obbligo di procedere “immediatamente” nella segnalazione all’Ufficio per i procedimenti disciplinari (art. 55-bis, comma 4, D. Lgs. 165/01) significa solo che non bisogna prendersela comoda. Tanto ciò vero che per il vaglio della rilevanza disciplinare dei fatti, alla stregua del criterio di ragionevolezza, si hanno a disposizione fino a dieci giorni ovvero quarant’otto ore se si versa nella fattispecie della falsa attestazione della presenza in servizio con qualunque modalità fraudolenta: termini peraltro non perentori, non incidendo ex se sul procedimento e sulla sanzione eventualmente inflitta, ferma l’eventuale responsabilità del soggetto ritardatario. Mentre, se si devono direttamente contestare gli addebiti, il principio di tempestività dell’azione disciplinare è parimenti soddisfatto se l’inerente formalizzazione avviene entro trenta giorni dalla conoscenza dei fatti (questo, sì, termine perentorio, unitamente a quello che impone di concludere il procedimento entro centoventi giorni dalla contestazione degli addebiti con l’atto di archiviazione o d’irrogazione della sanzione: ibidem).

In secondo luogo, non è meno utile correggere la radicata convinzione di dover contestare ad horas gli addebiti, magari in seguito a una lettera anonima appena ricevuta, per non incorrere a propria volta nella responsabilità disciplinare: perché è smentita dall’articolo 55-sexies, comma 3 del D. Lgs. 165/01, laddove – oltre al mancato esercizioo alla decadenzadell’azione disciplinare dovuti all’omissione o al ritardo, “senza giustificato motivo” degli atti del procedimento disciplinare e inclusa la segnalazione dovuta all’UPD – sanziona le sole “valutazioni manifestamente irragionevoli” d’insussistenza dell’illecito in relazione a condotte aventi “oggettiva e palese” rilevanza disciplinare.

4. Nello specifico e attenendosi alle coordinate di azione testé riassunte, i dirigenti scolastici contesteranno gli addebiti al personale docente qualora ritengano di non andare oltre la censura (art. 493, D. Lgs. 297/94), se non si determinino per l’archiviazione; e per il personale ATA oltre la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione sino a dieci giorni (lettera d, art. 12, comma 1, CCNL 2016-2018), sempre fatta salva la decisione di archiviare.

Nessun problema pongono le sanzioni di pacifica competenza dell’UPD e importanti il solo obbligo finale della segnalazione (per i docenti elencate negli artt. 495-498 del D. Lgs. 297/94 e lettere g e h, art. 29, comma 3, CCNL 2016-2018; per il personale ATA elencate nelle lettere e, f, g dell’articolo 12, comma 1, CCNL 2016-2018).

In termini diversi si pone la questione per le sanzioni – non più – frazionabili: per i docenti articolo 494 del D. Lgs. 297/94, della sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio “fino a un mese”; per il personale ATA articolo 12, comma 2, CCNL, lettere a e b, rispettivamente sospensione “fino a quindici giorni” e “da un minimo di tre giorni ad un massimo di tre mesi”.

Qui il dirigente scolastico, nel rispetto delle procedure e allegando le motivazioni di cui si è discorso, dovrà rimettere gli atti all’Ufficio per i procedimenti disciplinari. Che potrà restituirglieli se riterrà che l’eventuale sanzione possa essere contenuta entro il limite massimo dei dieci giorni di sospensione dal servizio e dallo stipendio.

In tal caso, qualora impugnata, la certa soccombenza in giudizio dell’Amministrazione lo terrà esente da responsabilità per factum principis, perciò escludente gli elementi psicologici del dolo o della colpa.

5. E’ evidente, per quanto argomentato, che l’impasse può essere superata solo con un intervento legislativo sollecitato dall’Amministrazione, che per i docenti introduca nell’ordinamento giuridico la sanzione disciplinare autonoma, o tipica, della sospensione fino a dieci giorni; e/o – per tutto il personale della scuola – l’esplicita previsione della frazionabilità al fine della distribuzione interna delle competenze del dirigente scolastico (fino a dieci giorni di sospensione dal servizio) e dell’Ufficio per i procedimenti disciplinari (oltre i dieci giorni).

Nota 20 maggio 2020, AOODPIT 709

Ministero dell’Istruzione
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali
ai dirigenti titolari degli Uffici scolastici Regionali per l’Umbria, la Basilicata e il Molise
e, p.c., al Sovrintendente Scolastico per la Scuola in lingua italiana di Bolzano
all’Intendente Scolastico per la Scuola in lingua tedesca di Bolzano
all’Intendente Scolastico per la Scuola delle località ladine di Bolzano
al Dirigente del Dipartimento Istruzione e cultura per la Provincia di Trento
al Sovrintendente Scolastico per la Regione Valle D’Aosta
al Capo di Gabinetto del Ministro dell’Istruzione
alle OO.SS.

Oggetto: Applicazione della normativa vigente in materia di decadenza dei contratti di lavoro a tempo indeterminato e determinato del personale docente a seguito di sentenze.

Il dirigente scolastico nel sistema delle sanzioni disciplinari

Il dirigente scolastico nel sistema delle sanzioni disciplinari (*)

Francesco G. Nuzzaci

Il dirigente scolastico in azione

Illustrata la disciplina legale  e compendiata quella contrattuale, si può ora procedere con un approccio più operativo, considerando però l’una e l’altra come implicito riferimento.

La più analitica ripartizione dei contenuti, secondo lo schema che segue, dovrebbe meglio conseguire lo scopo di rendere più confidenziale uno strumento che il dirigente scolastico deve obbligatoriamente (ben)usare realizzandosi nel caso concreto le cogenti previsioni di legge.

1. La distribuzione delle competenze

Dal complesso delle disposizioni dell’art. 55-bis del D. Lgs. 165/01, sino alla sanzione della sospensione dal servizio e dallo stipendio per non più di dieci giorni, la competenza è attribuita al dirigente scolastico, ovvero all’UPD  se la sanzione da comminare è superiore.

Sia nella prima ipotesi che nella seconda i fatti devono essere ritenuti di rilevanza disciplinare.

Fatti non sono le notizie vaghe, le voci generiche, le mere supposizioni, il sentito dire: possono – e devono –  diventarlo previa un’informale istruttoria che li metta in ordine per una definizione di senso, una volta che si sia avuto un riscontro documentale con dichiarazioni, testimonianze et similia.

Dopodiché occorre sottoporli al vaglio della loro rilevanza disciplinare, secondo un criterio di ragionevolezza, avendosi a disposizione sino a dieci giorni per la segnalazione all’UPD, e contestuale comunicazione all’interessato (con immediatezza ed entro le quarant’otto ore qualora si versi nella fattispecie della falsa attestazione della presenza in servizio con qualunque modalità fraudolenta posta in essere); ovvero sino trenta giorni se si deve  direttamente procedere con la contestazione degli addebiti.

Con il che è soddisfatto il principio della tempestività dell’azione disciplinare.

Determinatisi per la predetta rilevanza, necessita poi  – con una valutazione ex ante – ipotizzare la sanzione irrogabile in combinato riferimento alle fattispecie legali codificate nel D. Lgs. 165/01, al Codice di comportamento dei pubblici dipendenti ex D.P.R. 62/13, al D. Lgs. 297/94-Testo unico della scuola per il personale docente ed educativo, ovvero al Codice disciplinare per il personale ATA, che dovrà fungere da parametro anche per i docenti in ordine ai criteri di personalizzazione della sanzione.

Come si ricorderà, vanno valutati:

–  l’intenzionalità e la concreta addebitabilità del comportamento;

–  il grado di negligenza e d’imperizia dimostrata, e la prevedibilità o meno dell’evento;

–  la rilevanza dell’infrazione e dell’inosservanza degli obblighi e delle disposizioni violate;

–  le responsabilità connesse alla posizione ricoperta ;

–  l’entità del danno provocato a cose o a persone, ivi compresi gli utenti;

–  l’eventuale sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti.

Compiuta la preliminare indagine istruttoria, il dirigente scolastico rimetterà senz’altro gli atti all’UPD quando prefiguri una sanzione edittale minima di undici giorni di sospensione dal servizio sino al licenziamento.

Mentre un’attenzione aggiuntiva s’impone quando egli deve o meno direttamente procedere, qualora le ipotizzate sanzioni arrivino alla misura massima della sospensione dal servizio per  più di dieci giorni. Ed è il caso:

– della violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa che abbia comportato la condanna dell’Amministrazione al risarcimento del danno, sanzionata nell’art.  55-sexies, comma 1 del D. Lgs. 165/01 con la sospensione dal servizio da tre giorni a tre mesi;

–  del rifiuto di collaborazione o di dichiarazioni false o reticenti da parte di colui che, per ragioni di ufficio o di servizio, sia a conoscenza di informazioni rilevanti per un procedimento disciplinare in corso, che incorre nella sospensione dal servizio sino a un massimo di quindici giorni, ex art. 55-bis, comma 7 del D. Lgs. 165/01;

– della sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese del personale docente per atti non conformi alla funzione o per gravi negligenze, violazione di segreti d’ufficio, omessa vigilanza sugli alunni, ex art. 494 del D. Lgs. 297/94.

Sicché – come già a suo tempo chiarito dalla c.m. 88/10, Indicazioni e istruzioni per l’applicazione al personale della scuola delle nuove norme in materia disciplinare – dovrà  egli operare una scomposizione della fattispecie valutando se l’entità della sanzione applicabile in rapporto alla gravità dell’infrazione in concreto commessa dal dipendente può essere contenuta entro la sospensione dal servizio non superiore a dieci giorni. E  solo qualora vi sia motivata incertezza dovrà trasmettere gli atti all’UPD.

2. La sospensione cautelare

Essa investe direttamente il dirigente scolastico sia nei casi in cui è obbligatoria, sia nei casi in cui è facoltativa.

E’ obbligatoria, e va disposta entro quarant’otto ore contestualmente alla segnalazione all’UPD, in caso di falsa attestazione della presenza in servizio accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi e delle presenze; ovvero in caso di procedimento penale restrittivo della libertà personale o inerente ai delitti di cui al D. Lgs. 235/12 (c.d. decreto anticorruzione, art. 7, comma 1 e art. 8, comma 1, lettera a) e alla legge 97/01 (art. 3, comma 1 e art. 4, comma 1).

E’ facoltativa in concomitanza con un avviato procedimento disciplinare che possa comportare la sospensione dal servizio (anche per un solo giorno), laddove si ritenga necessario dover espletare (ulteriori) accertamenti sui fatti addebitabili al dipendente. Non può superare i trenta giorni, con conservazione dello stipendio.

Sia i provvedimenti di sospensione cautelare obbligatoria che facoltativa vanno prontamente inviati all’USR per la convalida, che deve avvenire massimo entro dieci giorni, pena la loro decadenza ex tunc e unitamente ai connessi effetti nel frattempo prodottisi.

3. L’obbligatorietà dell’azione disciplinare

Al di là degli obblighi di segnalazione all’UPD e della sospensione cautelare, per il dirigente scolastico l’azione disciplinare inizia con la contestazione degli addebiti, una volta che sia  stata conclusa la previa indagine istruttoria.

Mette conto ricordare che essa non può essere sospesa nel caso si intersechi con un procedimento penale, possibile solo se le sanzioni prefigurabili superano i dieci giorni di sospensione dal servizio.

E’ quindi fuori luogo la deprecabile fretta che induce, anche i dirigenti scolastici di lungo corso e non solo neo-immessi in ruolo, ad attivarsi prontamente nella contestazione degli addebiti nel timore di essere, a loro volta, sanzionati.

Pertanto, riprendendo quanto dianzi dedotto, è bene spendere qui qualche parola in più.

Il timore a volte sorge anche a fronte di ciò che appare appena un po’ anomalo, o di accadimenti che dovrebbero essere trattati con un semplice colloquio e un pizzico di buona volontà.

I due termini appartengono al noto medico e autore di numerosi studi sul burn out, Vittorio Lodolo Doria, nel riferire l’allucinante episodio, uno dei tanti, che può ben essere assunto a valore paradigmatico.

A fine primo quadrimestre una docente dimentica di registrare il voto di un’alunna, con la conseguenza di doversi questa sottoporre al corso di recupero.

In seguito alla sua rimostranza, la docente ammette la svista e provvede prontamente a  registrare il voto, facendo quindi venir meno la necessità del predetto recupero.

Ciò nonostante, la dirigente scolastica, venuta a conoscenza della cosa, decide di avviare il procedimento disciplinare, contestando alla docente di:

a)  aver determinato pregiudizio nel rapporto fiduciario tra scuola e famiglia;

b) aver determinato pregiudizio nel rapporto fiduciario tra insegnante e dirigente   scolastico;

c)  aver compromesso l’immagine e il prestigio della stessa istituzione scolastica;

d)  aver denotato scarso rispetto e noncuranza verso le aspettative degli studenti;

e)  aver denotato scarsa attenzione al momento della valutazione.

Non è qui necessario ripercorrere le perpsicue, puntuali e condivisibili controdeduzioni dell’inizialmente esterrefatta e poi risoluta docente, dal momento che la dirigente, in un barlume di resipiscenza, le ha accolte, disponendo l’archiviazione del procedimento e rendendo – crediamo, almeno per quella volta  – non necessario l’intervento della Neuro.

Che l’abbia fatto per convinzione o per timore di essere evocata anche nella prospettata sede penale per quel che poteva integrare gli estremi di un’azione vessatoria, non è dato di saperlo e comunque possiamo qui prescinderne.

E’ infatti semplicemente intuitivo che in materia disciplinare occorre un supplemento di attenzione, non disgiunta da una dote di equilibrio e di buon senso. E’ una regola generale, che impone un ulteriore scrupolo quando investe docenti ed educatori. Perché viene coinvolta l’intera sfera di soggetti socialmente sovraesposti, che possono subire un pregiudizio della propria autorevolezza presso gli alunni, le famiglie, l’intero ambiente delle sue molteplici relazioni.

E se ci si determina per l’azione successiva – sia che si avvii il procedimento disciplinare, ritenuta la propria competenza (infra), sia che poi si irroghi la sanzione –, occorre essere consapevoli che il soggetto passivo è sempre pienamente facoltizzato, per definizione, a chiedere, oltre all’annullamento della sanzione disciplinare inflittagli e rimozione di tutti i suoi effetti con la restitutio in integrum, il risarcimento dei danni subiti – beninteso, da provare –  sia patrimoniali che non patrimoniali, in cui la giurisprudenza ricomprende il danno morale (quale mero dolore o patema d’animo interiore), il danno biologico (consistente nella comprovata lesione dell’integrità psico-fisica accertata in sede medico-legale e legata da un nesso di causalità con l’ingiusta sanzione), il danno esistenziale (quale alterazione peggiorativa della personalità e da cui derivi uno sconvolgimento delle abitudini di vita, in conseguenza dell’ingiusta violazione di valori della persona costituzionalmente tutelati).

E’ ben vero che il diretto destinatario dell’impugnata sanzione e dell’eventuale domanda risarcitoria in seguito al suo annullamento da parte del giudice del lavoro non è la persona del dirigente scolastico, bensì – per il c.d. nesso di immedesimazione organica – l’Amministrazione. Tuttavia occorre tenere in mente che:

– il nesso di immedesimazione organica viene meno quando il dirigente abbia ictu oculi  agito per fini personali, per ripicca o per futili motivi;

– l’Amministrazione, che abbia integralmente soddisfatto la propria obbligazione risarcitoria se risultata soccombente, potrà esercitare l’azione di rivalsa dopo essere riuscita a provare in giudizio il dolo e/o la colpa del dirigente scolastico, se questi ritenga di doversi opporre. In particolare, a voler prescindere dal dolo, viene in rilievo la colpa, sia specifica (per violazione di disposizioni normative) che generica (per inosservanza di precauzioni doverose e venendo così meno il dovere di perizia e di prudenza).

Prima di consegnare al giudizio del lettore quale delle due, o tutt’ e due, fattispecie avrebbero potuto essere riferite alla nostra dirigente – qualora si fosse indotta ad irrogare la sanzione disciplinare e questa fosse stata cassata dal giudice del lavoro –, è bene ritornare sul significato dell’obbligo sancito nell’art. 55 bis, comma 2 del D. Lgs. 165/01.

Esso impone al dirigente di contestare senza indugio al proprio dipendente gli addebiti una volta che sia venuto a conoscenza di comportamenti disciplinarmente sanzionabili, ovvero di informare entro dieci giorni dalla notizia del fatto il superiore Ufficio competente per i procedimenti disciplinari: qualora egli non abbia qualifica dirigenziale, appartenendo alla, residuale, categoria dei c.d. presidi incaricati. Ovvero se la sanzione irrogabile superi i dieci giorni di sospensione dal servizio con privazione della retribuzione.

E occorre altresì chiarire la statuizione del successivo comma 3, art. 55-sexies, circa le conseguenze del mancato esercizio e della decadenza dell’azione disciplinare, dovuti all’omissione o al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull’insussistenza dell’illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate in relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare.

Per questo secondo aspetto – il mancato esercizio e/o la decadenza dell’azione disciplinare –  un’adeguata diligenza soccorrerà il dirigente nel renderlo avvertito del rischio di avviare procedimenti non ancorati a puntuali riscontri fattuali aventi un’oggettiva consistenza, precisi e concordanti, in esito ad una previa e informale istruttoria: sulla falsariga di quel che avviene in materia penale, i cui principi devono ritenersi applicabili in materia disciplinare, parimenti di natura sanzionatoria e perciò involgente stringenti esigenze di garanzia per l’incolpato.

E’ noto che, ricevuta la notitia criminis, il Pubblico ministero incarica la polizia giudiziaria di una preliminare e sommaria indagine allo scopo di verificarne la consistenza e quindi di essere in grado di reggere in giudizio. Solo se l’esito è positivo egli eserciterà l’obbligatorietà dell’azione penale con invio all’indagato dell’informazione di garanzia, l’equivalente della contestazione degli addebiti, che da questo momento assume la qualifica di imputato.

Dalla predetta istruttoria non ci si potrà esimere neanche se si è di fronte a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare, non fosse altro per verificare l’insussistenza di cause di esclusione della responsabilità, quali la legittima difesa, l’esercizio del diritto, l’adempimento del dovere, lo stato di necessità, il caso fortuito.

Solo da questo momento – e siamo al primo aspetto – si configura il fatto disciplinarmente rilevante e si dovrà procedere senza indugio, o con formale contestazione degli addebiti (nel caso che, con una valutazione ex ante sia prefigurabile una sanzione massima di sospensione dal servizio e dallo stipendio per non più di dieci giorni) o con rimessione degli atti al competente Ufficio per i procedimenti disciplinari e dandone contestuale comunicazione all’incolpato.

4. Il principio di tipicità delle sanzioni

Qualora debba attivarsi l’azione disciplinare a fronte di condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare, la procedura da seguire è quella rigorosamente prevista dalla legge, così come la stessa legge – e il contratto in funzione integrativa – individuano la corrispondente sanzione. In ciò consiste la loro tipicità o numerus clausus.

Pertanto, più che nulle, sono semplicemente inesistenti contestazioni verbali, così come le c.d. mere riservate o provvedimenti formali variamente denominati – di nuovo libero conio oppure rivenienti da prassi più o meno consolidate – quali dichiarazioni di biasimo, diffide, ammonizioni et alia.

Dovrà quindi procedersi con formale contestazione degli addebiti, acquisita al protocollo, nutrita da fatti, con documentazioni o evidenze a supporto, seri-precisi-concordanti, dandosi così modo all’incolpato di far valere con altrettanta puntualità le sue controdeduzioni, per poi di conseguenza e con adeguata motivazione determinarsi per l’archiviazione del procedimento oppure irrogandosi la sanzione.

Si rammenta che gli atti d’avvio e di conclusione del procedimento disciplinare, nonché l’eventuale provvedimento di sospensione cautelare del dipendente, vanno comunicati – in via telematica e con l’adozione di un codice identificativo a tutela della privacy – all’Ispettorato per la funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri entro venti giorni dalla loro adozione, seguendo le procedure dalla stessa emanate e collegandosi al sito pdisciplinari@pec.governo.it

In aggiunta, deve ritenersi vigente, nell’ambito della scuola,la nota prot. n. 916 del 23.05.12, del Dipartimento dell’istruzione, nel punto in cui ha specificato che i dirigenti scolastici, per gli attivati procedimenti disciplinari di loro competenza, entro cinque giorni dalla contestazione degli addebiti – e sempre nello stesso termine per ciascuna delle fasi successive – devono comunicare all’UPD di riferimento:

  1. contestazione degli addebiti;
  2. eventuale provvedimento di sospensione del procedimento disciplinare in pendenza di procedimento penale;
  3. provvedimento di archiviazione ovvero di applicazione della sanzione;
  4. qualifica rivestita dal dipendente;
  5. indicazione della scuola in cui presta servizio;
  6. natura giuridica del rapporto (a tempo indeterminato o determinato).

In entrambi gli adempimenti (rispettivamente, entro venti giorni ed entro cinque giorni) il nominativo del soggetto deve essere sostituito con un codice identificativo (numerico o alfanumerico) del procedimento attivato, a tutela della riservatezza.

Inoltre, per finalità di coordinamento e monitoraggio nazionale, nonché di eventuale referto agli organi di controllo, con cadenza semestrale (entro il 30 giugno ed il 31 dicembre di ogni anno), i dirigenti scolastici dovranno inviare all’indirizzo di posta elettronica procedimentidisciplinari.scuola@istruzione.it, sempre e solo in formato elettronico, il riepilogo dei dati già comunicati all’Ispettorato per la funzione pubblica e all’USR.

5. Il diritto di difesa

Fatta salva la disciplina del wistle blower – di cui all’art. 54-bis del D. Lgs. 165/01 e nei limiti ivi indicati: ante – sin dall’atto di notifica della contestazione degli addebiti l’incolpato ha il pieno diritto di vedere le carte, ovvero di acquisire tutto ciò su cui si è fondato il procedimento disciplinare che lo incide.

Il che è a dire che non occorrono autorizzazioni o consensi di chicchessia, né sono conferenti i richiami alla tutela della privacy (sarà chi richiede e riceve la documentazione a doversi preoccupare di utilizzare i dati in misura non eccedente il suo pieno diritto alla difesa), né le ragioni di – generica – segretezza documentale sottratta al diritto di accesso.

6. Il criterio di proporzionalità

Poche parole per richiamare, e rimarcare, quanto già considerato nel punto 5.1. a proposito delle previe incombenze istruttorie, significandosi che non può affidarsi al mero intuito né alle cangianti disposizioni umorali sia l’obbligato inquadramento della fattispecie sanzionatoria – già nell’atto di contestazione degli addebiti – che la misura dell’eventuale sanzione.

Il riferimento è dunque il Codice disciplinare per il personale ATA  (i cui principi-criteri di proporzionalità possiedono una valenza generale) inserito nel CCNL, e per i docenti la disciplina contenuta negli articoli 492-508 del D. Lgs. 297/94.

E, nella circostanza, si rende avvertiti che l’uno e l’altra devono in via pregiudiziale essere pubblicati sul sito dell’istituzione scolastica, a valere come affissione nelle sedi o luoghi di lavoro, diversamente risultando radicalmente nulli sia il procedimento disciplinare avviato che l’eventuale sanzione inflitta.

7. L’eventuale procedura conciliativa

Svolgendo la previsione legale, il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca regola all’articolo 17 la determinazione concordata della sanzione, altrimenti detta conciliazione.

La procedura, che non riveste natura obbligatoria, può applicarsi in tutti i casi in cui non è previsto il licenziamento disciplinare, ma la sanzione concordata non può essere di specie (o tipologia) diversa da quella prevista dalla legge o dal contratto collettivo, e non è soggetta all’impugnazione.

La proposta può essere avanzata da ciascuna delle parti entro il termine dei cinque giorni successivi all’audizione a difesa e contenere una sommaria prospettazione dei fatti, delle risultanze del contraddittorio, infine la misura della sanzione ritenuta applicabile.

La disponibilità della controparte ad accettarla va comunicata entro i cinque giorni successivi dal ricevimento della proposta. Diversamente riprende il decorso dei termini sospesi per l’ordinaria prosecuzione del procedimento disciplinare e non è più possibile attivare  la procedura conciliativa.

A proposta accettata, entro tre giorni il dirigente scolastico convoca il dipendente, con eventuale assistenza di un procuratore o suo rappresentante sindacale, e si formalizza l’accordo raggiunto in un apposito verbale.

In ogni caso la procedura conciliativa deve concludersi entro il termine di trenta giorni dalla contestazione e comunque prima che venga inflitta la sanzione.

8. Il rispetto dei termini e delle procedure

A differenza della rigida regolazione del primigenio D. Lgs. 150/09, la novella apportata dal D. Lgs. 75/17, che si legge nell’art. 55-bis del D. Lgs. 165/01-Testo unico del pubblico impiego, statuisce che la violazione dei termini e delle disposizioni sul procedimento disciplinare – fatta salva la responsabilità per dolo o colpa grave del soggetto attivo – non determina né l’invalidità degli atti né delle sanzioni irrogate, ad una duplice condizione:

– che vengano rispettati i soli termini perentori dei trenta giorni per la contestazione degli addebiti, decorrenti dalla conoscenza del fatto disciplinarmente rilevante e dei centoventi giorni per la conclusione del procedimento, decorrenti dalla data della predetta contestazione;

– che non risulti irrimediabilmente compromesso il diritto di difesa del dipendente e le modalità di esercizio dell’azione disciplinare risultino comunque compatibili con il principio di tempestività, il cui onere probatorio ricade ovviamente sull’Amministrazione.

Tal che, entro questi limiti, può ora sempre recuperarsi un procedimento disciplinare in ipotesi erroneamente avviato dal dirigente scolastico ed invece di competenza dell’UPD, o all’opposto da quest’ultimo pervenuto in seguito alla segnalazione di rito ma ravvisato come rientrante nella competenza del dirigente scolastico, quindi a questi restituito.

9. Fattispecie differenti

Così come le varie forme di responsabilità conosciute dall’ordinamento possono concorrere prendendo corpo in un unico fatto, le fattispecie di seguito sintetizzate registrano parimenti interferenze o sovrapposizioni con la responsabilità disciplinare, ma se ne differenziano concettualmente e – sotto l’aspetto sostanziale – per la distinta natura, per le peculiari procedure riguardo il loro accertamento, per i diversi esiti cui mettono capo.

9.1. Il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale

La giurisprudenza, conformemente al dato normativo, ha chiarito che il trasferimento per incompatibilità ambientale non ha carattere disciplinare, perché prescinde da specifiche censure movibili al soggetto per un comportamento antidoveroso posto in essere con dolo o colpa.

Per la Corte di cassazione (sez. lavoro, n. 21031 del 18.10.16, n. 2143 del 27.01.17 e n. 11833 del 04.05.17) l’istituto è riconducibile alle ragioni tecniche, organizzative e produttive di cui all’art. 2103 del codice civile. Sicché la situazione di incompatibilità deve essere valutata e motivata secondo un criterio oggettivo, indipendentemente dalla colpevolezza o dalla violazione di doveri d’ufficio del lavoratore, la cui presenza nella struttura sia causa di disfunzione e disorganizzazione, perciò non compatibile con il normale svolgimento dell’attività lavorativa.

Che il trasferimento non abbia natura punitiva è confermato dal fatto che esso può anche essere disposto nell’interesse del dipendente al fine di garantire la sua salute fisica e psichica, anche contro la sua volontà.

Nel caso di specie il dirigente scolastico è competente per un lavoro istruttorio che si conclude con la richiesta all’Amministrazione di valutare l’opportunità di porre in essere l’inerente procedura. Nel contempo, ricorrendo una situazione di gravità, potrà emanare un provvedimento cautelare di allontanamento dal servizio in via d’urgenza, senza contraddittorio, e subito sottoponendolo alla convalida dell’Amministrazione (l’Ufficio scolastico regionale).

Una volta che sia stato adottato il provvedimento del trasferimento d’ufficio, il giudice del lavoro davanti al quale può essere impugnato non può entrare nel merito delle scelte datoriali, potendo solo verificare la sussistenza o meno delle esigenze di carattere oggettivo delle ragioni addotte, sì che risulti escluso ogni intento punitivo o discriminatorio.

9.2. L’insufficiente rendimento e l’incapacità didattica

Come accennato poc’anzi, il primo può astrattamente sovrapporsi alla fattispecie figurante nell’art. 54-quater del D. Lgs. 165/01 (ante), che commina la sanzione del licenziamento disciplinare, per reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa … rilevata dalla costante valutazione negativa della performance del dipendente per ciascun anno nell’ultimo triennio; mentrela seconda – prevista nell’articolo 512 del D. Lgs. 297/94, ma accanto al persistente insufficiente rendimento – prescinde dagli elementi soggettivi del dolo o della colpa, pertanto priva di connotazione disciplinare.

Difatti, secondo la giurisprudenza (vedasi da ultimo Corte d’appello di Bolzano, sez. lavoro, sentenza 01.06.19, che richiama una nutrita serie di conformi pronunce rese sia in sede amministrativa che civile), l’incapacità didattica è riconducibile a una inettitudine grave e permanente a svolgere le mansioni inerenti la funzione esercitata, manifestatasi nel corso del rapporto ed incidente sulla causa della relazione negoziale intercorrente tra l’insegnante e l’amministrazione statale.

Per contro, il persistente insufficiente rendimento è riconducibile a un comportamento volontario consistente in una consapevole violazione dei doveri d’ufficio e delle corrette modalità di svolgimento del rapporto, analogamente a quanto si verifica per i comportamenti che assumono rilievo per i profili disciplinari.

Ma al di là degli aspetti qualificatori – ovvero di sussunzione del persistente insufficiente rendimento nella fattispecie codificata nel sopracitato articolo 54-quater del D. Lgs. 165/01 – non può di certo sostenersi la sua non sanzionabilità, ciò che  significherebbe la quiescenza a tempo indeterminato di una norma imperativa, sino a quando – e se – non venga costruito il dispositivo della performance, a sua volta implicante una valutazione generalizzata, sistematica, ricorrente – potrebbe dirsi, ordinaria o fisiologica – di tutto il personale della scuola: previsione tuttora inattuata nonostante risalga al D. Lgs. 150/09, oltre dieci anni fa.

Quindi si può, e si deve, sanzionare il patologico(non permanente)insufficiente rendimento, anche episodico e riscontrabile in concreto caso per caso, pur non comportando esso il licenziamento disciplinare.

Trattandosi di valutazioni tecnico-professionali, sarà cura del dirigente scolastico, sempre dopo aver condotto un’indagine istruttoria, sollecitare l’Amministrazione per gli accertamenti ad opera di suoi appositi organi; che potranno fornire, al medesimo o all’UPD, gli elementi su cui fondare la sanzione disciplinare, preceduta o meno dal provvedimento di sospensione cautelare.

9.3. La permanente inidoneità psico-fisica

La rilevanza disciplinare dell’istituto in parola, che facoltizza l’Amministrazione a risolvere il rapporto di lavoro, è circoscritta, dal combinato disposto dell’articolo 55-octies del D. Lgs. 165/01 e dall’articolo 6 del regolamento di attuazione di cui al D.P.R. 171/11, al caso in cui il dipendente nei confronti del quale è stata disposta la visita medico-collegiale per l’accertamento della permanente inidoneità psico-fisica si rifiuti per due volte e senza giustificato motivo di sottoporvisi.

La visita, che può essere chiesta anche dall’interessato, deve essere direttamente attivata dal dirigente scolastico in qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova del dipendente, nel rispetto della normativa sulla privacy nei termini previsti nel menzionato D.P.R. 171/11, quando sussista uno dei seguenti presupposti:

– assenza del dipendente per malattia quando è superato il periodo di comporto previsto dal contratto;

– disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno fondatamente presumere l’esistenza dell’inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio;

– condizioni fisiche che facciano presumere l’inidoneità fisica permanente assoluta o relativa al servizio.

Nelle more, esclusa evidentemente la prima evenienza ma in aggiunta del caso in cui il dipendente non si presenti alla visita di idoneità senza giustificato motivo, il dirigente scolastico potrà adottare il provvedimento di sospensione cautelare dal servizio, inviandolo contestualmente all’USR per la convalida.

Se non ricorrono situazioni di urgenza da motivare esplicitamente, occorre una previa comunicazione all’interessato; che, entro i successivi cinque giorni, può presentare memorie e documenti che si ha l’obbligo di valutare.

In ogni caso la sospensione è sempre disposta con atto motivato e comunicata al dipendente.


(*) Il capitolo, l’ultimo dei cinque, è tratto dal più ampio lavoro in pubblicazione sulla rivista “Scienza dell’Amministrazione Scolastica”, Euroedizioni, Torino.

Lo si rende disponibile come una sorta di miniguida “ragionata” per i dirigenti scolastici nel momento in cui dovessero gestire una tematica di non facile dominio, ovviamente integrando quel che qui si è potuto dire con la consultazione delle fonti normative: essenzialmente gli articoli dal 54 al 55-novies del D. Lgs. 165/01, testo vigente, e il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca stipulato il 18 aprile 2018.

Nota 28 ottobre 2019, AOODPIT 2039

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione

Agli Uffici Scolastici regionali
e, p.c. All’Ufficio di Gabinetto
Al Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali

Oggetto: Procedimenti disciplinari nei confronti del personale scolastico: “Perla Pa”nuovo adempimento.


Nota USR Emilia-Romagna 24 novembre 2017, AOODRER 22612

Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna

AI Dirigenti scolastici delle Istituzioni scolastiche dell’Emilia-Romagna per il tramite dei Dirigenti degli Uffici di Ambito territoriale USR Emilia-Romagna
A tutti i Dirigenti degli Uffici di Ambito territoriale USR Emilia-Romagna da V a XI
Ai Dirigenti degli Uffici da I a IV USR Emilia-Romagna
Ai Dirigenti tecnici Coordinamento ispettivo USR Emilia-Romagna

Nota USR Emilia-Romagna 24 novembre 2017, AOODRER 22612

Oggetto: Procedimenti disciplinari nei confronti del personale scolastico. D.lgs. n. 165/01 (TUPI Testo Unico Pubblico Impiego) modificato dal D.lgs. n. 75/17 – Principali novità in materia di gestone del procedimento disciplinare


Tabella sintesi sanzioni disciplinari

Decreto Legislativo 20 luglio 2017, n. 118

Decreto Legislativo 20 luglio 2017, n. 118

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116, recante modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare. (17G00131)

(GU Serie Generale n.181 del 04-08-2017)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87 e 97 della Costituzione;
Vista la legge 7 agosto 2015, n. 124, recante deleghe al Governo in
materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche e, in
particolare, gli articoli 16 e 17, comma 1, lettera s);
Visto il decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116, recante
modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera s), della
legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento
disciplinare;
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme
generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche;
Vista la sentenza della Corte costituzionale n. 251 del 2016;
Visto il parere del Consiglio di Stato n. 83 del 17 gennaio 2017;
Visto, in particolare, l’articolo 16, comma 7, della legge citata 7
agosto 2015, n. 124, il quale prevede che entro dodici mesi dalla
data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui
al comma 1, il Governo puo’ adottare, nel rispetto dei principi e
criteri direttivi e della procedura stabiliti dal medesimo articolo,
uno o piu’ decreti legislativi recanti disposizioni integrative e
correttive;
Sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative
nella riunione del 15 febbraio 2017;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 17 febbraio 2017;
Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sul
decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116, e sulle integrazioni e
modifiche apportate al suddetto decreto legislativo con il presente
provvedimento correttivo, nella seduta del 16 marzo 2017;
Acquisito il parere della Conferenza unificata nella seduta del 16
marzo 2017;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza dell’11 aprile 2017;
Acquisito il parere della Commissione parlamentare per la
semplificazione e delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per i profili finanziari della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 10 luglio 2017;
Sulla proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica
amministrazione, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Oggetto

1. Il decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116, e’ modificato e
integrato secondo le disposizioni del presente decreto. Per quanto
non disciplinato dal presente decreto, restano ferme le disposizioni
del decreto legislativo n. 116 del 2016.

Art. 2

Modifiche alle Premesse del decreto legislativo 20 giugno 2016, n.
116

1. Nelle Premesse del decreto legislativo n. 116 del 2016, dopo il
capoverso: «Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 15 giugno 2016;», e’ inserito il
seguente: «Acquisita l’intesa in sede di Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano, raggiunta nella seduta del 16 marzo 2017;».

Art. 3

Modifiche all’articolo 1 del decreto legislativo 20 giugno 2016, n.
116

1. All’articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n.
116 del 2016, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al capoverso 3-quater, la parola: «quindici» e’ sostituita
dalla seguente: «venti» e la parola: «centoventi» e’ sostituita dalla
seguente: «centocinquanta»;
b) dopo il capoverso 3-quinquies e’ aggiunto il seguente:
«3-sexies. I provvedimenti di cui ai commi 3-bis e 3-ter e quelli
conclusivi dei procedimenti di cui al presente articolo sono
comunicati all’Ispettorato per la funzione pubblica ai sensi di
quanto previsto dall’articolo 55-bis, comma 4.».

Art. 4

Clausola di invarianza finanziaria

1. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente decreto si
provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 5

Disposizioni finali

1. Sono fatti salvi gli effetti gia’ prodotti dal decreto
legislativo n. 116 del 2016.

Art. 6

Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 20 luglio 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del
Consiglio dei ministri

Madia, Ministro per la
semplificazione e la pubblica
amministrazione

Padoan, Ministro dell’economia e
delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

Licenziamento disciplinare in CdM

Il Consiglio dei ministri, nel corso della seduta del 10 luglio, ha approvato un decreto legislativo che prevede disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116, in materia di “licenziamento disciplinare”.


RIFORMA DELLA P.A., NORME INTEGRATIVE SUL LICENZIAMENTO DISCIPLINARE

Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 20 giugno 2016, n.116, recante modifiche all’articolo 55-quater del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a norma dell’articolo 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di licenziamento disciplinare (decreto legislativo – esame definitivo)

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Maria Anna Madia, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma della pubblica amministrazione (articoli 16, comma 7, e 17, comma 1, lettera s), della legge 7 agosto 2015, n. 124), prevede disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 20 giugno 2016, n. 116, in materia di “licenziamento disciplinare”.

In particolare, le innovazioni apportate riguardano l’accoglimento dei pareri parlamentari in merito all’introduzione di un obbligo di carattere generale per le pubbliche amministrazioni concernente la comunicazione all’Ispettorato per la funzione pubblica dell’avvio e della conclusione dei procedimenti disciplinari e del relativo esito. Al fine di consentire un efficace e tempestivo monitoraggio, gli atti di avvio e conclusione del procedimento disciplinare, nonché l’eventuale provvedimento di sospensione cautelare del dipendente saranno comunicati dall’ufficio competente di ogni amministrazione, per via telematica, all’Ispettorato per la funzione pubblica, entro venti giorni dalla loro adozione.

Il nuovo testo prevede, infine, sul testo originario e sulle modifiche apportate in sede di correttivo, l’acquisizione dell’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni e ha ottenuto, dopo l’esame preliminare del Consiglio dei ministri, l’intesa della medesima Conferenza nonché di quella Unificata. (…)

*****

DIRITTI E INTEGRAZIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e dell’integrazione delle persone con disabilità, a norma dell’articolo 3, comma 5, lettera b) della legge 3 marzo 2009, n. 18 (decreto del Presidente della Repubblica – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato, in esame preliminare, il “Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e dell’integrazione delle persone con disabilità” predisposto dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Il Programma, che dovrà essere adottato con apposito decreto del Presidente della Repubblica, verrà ora inviato alla Conferenza unificata per l’acquisizione del parere prescritto.

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Nota 16 luglio 2014, AOODPPR Prot.n.2810

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento perla programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Responsabile della Prevenzione, della Corruzione e della Trasparenza

A tutto il Personale dell’Amministrazione centrale e periferica
LORO SEDI

Nota 16 luglio 2014, AOODPPR Prot.n.2810

Oggetto: Decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca prot. n. 525 del 30 giugno 2014

Decreto Ministeriale 30 giugno 2014, Prot. n. 525

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Decreto Ministeriale 30 giugno 2014, Prot. n. 525

Codice di comportamento del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Adottato ai sensi dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e secondo le linee guida del D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62

Decreto Dipartimentale 14 giugno 2012

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la Programmazione e la Gestione delle Risorse Umane, Finanziarie e Strumentali

Decreto Dipartimentale 14 giugno 2012

IL CAPO DIPARTIMENTO

VISTO il proprio Decreto in data 21 luglio 2011 con cui, tenuto conto delle innovazioni procedurali e delle nuove ipotesi di responsabilità disciplinare, anche nei confronti di personale con qualifica dirigenziale, introdotte dal D.Lgs n.150/2009, è stato ristrutturato l’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD), già attivo all’interno dell’Ufficio V della Direzione Generale per le Risorse Umane del Ministero, Acquisti e Affari Generali;

CONSIDERATO che, a decorrere dalla data del 1° giugno 2012, il dott. Andrea FIORAVANTI, dirigente titolare del predetto Ufficio per i Procedimenti Disciplinari è stato collocato a riposo per raggiunti limiti di età e che occorre, pertanto, procedere alla sua sostituzione;

TENUTO CONTO che dalla predetta data del 1° giugno 2012, le funzioni di responsabile dell’Ufficio V della Direzione Generale per le Risorse Umane del Ministero, Acquisti e Affari Generali sono state assegnate, quale dirigente reggente, al dott. Jacopo GRECO, che continua contemporaneamente a svolgere anche le funzioni di dirigente titolare dell’Ufficio VI della medesima Direzione Generale;

RITENUTO pertanto, di dover procedere alla modifica del Decreto 21 luglio 2011, per la sola parte relativa alla composizione dell’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD);

DECRETA

Art. 1) Il proprio Decreto in data 21 luglio 2011, fermo restando quanto nello stesso indicato in premessa, è modificato nel senso che l’Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD), già funzionante nell’ambito dell’Ufficio V della Direzione Generale per le Risorse Umane, è così composto:
Dott. Jacopo GRECO Dirigente responsabile
Dott.ssa Marina MARTUSCELLI Funzionario amministrativo di Area III
Sig. Andrea VOLPE Funzionario amministrativo di Area III

Art. 2) Il predetto UPD, nella fase istruttoria e valutativa dei procedimenti disciplinari riguardanti il personale con qualifica dirigenziale dell’Amministrazione centrale e periferica continua ad avvalersi del supporto e della collaborazione di uno o più dirigenti fra quelli di seguito elencati:
Dott.ssa Carmela PALUMBO Dirigente Generale Amministrazione centrale;
Dott. Fabrizio MANCA Dirigente di II fascia Dipartimento Istruzione;
Dott.ssa Claudia ROSATI Dirigente di II fascia Dipartimento Programmazione e Gestione Risorse Umane, Finanziarie e Strumentali.

IL CAPO DIPARTIMENTO
f.to Giovanni Biondi

Circolare Ministeriale 20 aprile 2012, n.32

Prot.n.588

 

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Dipartimento per l’Istruzione

Ufficio IV

 

Ai Direttori generali

degli Uffici Scolastici regionali

LORO SEDI

 

E, p.c.

Al Sovrintendente dell’Intendenza scolastica italiana per la Provincia di Bolzano

BOLZANO

 

Al Responsabile del Dipartimento istruzione della Provincia di Trento

TRENTO

 

All’Intendente scolastico per la scuola di lingua tedesca

BOLZANO

 

All’Intendente scolastico per la cultura e la scuola ladina

BOLZANO

 

Al Sovrintendente degli studi per la Regione Valle D’Aosta

AOSTA

 

All’Ispettorato per la funzione pubblica del Dipartimento della funzione pubblica

ROMA

 

Al Capo di Gabinetto

 

Al Capo dell’Ufficio legislativo

 

Al Capo dipartimento per la programmazione

 

Ai Direttori generali dell’Amministrazione centrale

LORO SEDI

 

Oggetto: Procedimenti disciplinari nei confronti del personale scolastico – Ispettorato per la funzione pubblica – Comunicazioni e adempimenti obbligatori di cui al par. 6 della Direttiva n. 8 del 6 dicembre 2007 del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione. Monitoraggio.

 

L’Ispettorato per la funzione pubblica, con nota n. 6006 del 13/2/2012, ha rilevato l’inottemperanza, da parte di questa amministrazione, degli obblighi di comunicazione previsti dalla Direttiva n. 8 del 6 dicembre 2007 del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione (All. n. 1), in particolare per la parte che riguarda la trasmissione dei dati relativi ai procedimenti disciplinari attivati nei confronti del personale della scuola.

Si rammenta che la citata Direttiva, al paragrafo 6, secondo capoverso, impone a tutte le pubbliche amministrazioni di «inviare all’indirizzo di posta elettronica ispettorato@funzionepubblica.it i dati relativi all’avvio dei procedimenti disciplinari ed agli esiti degli stessi»,in particolare quelli attinenti alle«contestazioni mosse al dipendente, con specifico riferimento alla violazione imputata al medesimo, nonché il successivo esito del procedimento», i quali devono essere comunicati «entro 5 giorni» dalla loro adozione.

I suddetti adempimenti, precisa sempre la direttiva in esame, sono indispensabili anche ai fini della stesura della “Relazione annuale al Parlamento sullo stato della Pubblica Amministrazione” a cura del Dipartimento per la funzione pubblica, che deve contenere, fra l’altro, una sezione dedicata alla materia di cui trattasi.

È necessario, inoltre, tenere presente che, ai sensi del comma 6, dell’art. 60 del decreto legislativo 165 del 2001, come modificato dall’articolo 71 del decreto legislativo n. 150 del 2009, «presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica è istituito l’Ispettorato per la funzione pubblica, che opera alle dirette dipendenze del Ministro delegato». Detto organo vigila e svolge verifiche sulla conformità dell’azione amministrativa ai principi di imparzialità e buon andamento, operando, fra l’altro, il controllo sul corretto esercizio dei poteri disciplinari, anche attraverso la collaborazione della Guardia di Finanza.

A tale specifico riguardo, questo Dipartimento, con la Circolare n. 88 dell’8 novembre 2010, ultimo capoverso, aveva richiamato l’attenzione di tutti gli organi disciplinari, come ha rilevato lo stesso Ispettorato nella citata nota n. 6006 del 13/2/2012, richiamo che è comunque utile e necessario rinnovare in considerazione dell’importanza delle funzioni svolte da detto organo, anche ai fini della corretta ed omogenea applicazione da parte di codesti Uffici delle nuove disposizioni in materia di procedimenti e responsabilità disciplinari.

Pertanto, nel rispetto delle competenze del Dipartimento per la funzione pubblica e del succitato Ispettorato, da ora in poi le SS.LL. dovranno assicurare tutti gli adempimenti prescritti nella direttiva n. 8 del 6 dicembre 2007, seguendo le istruzioni operative di seguito indicate.

 

A – Procedimenti disciplinari attivati, o ancora pendenti , dopo il 1° gennaio 2012

 

Le comunicazioni, anche qualora si tratti di atti procedimentali per i quali sia già trascorso il termine di 5 giorni previsto dalla direttiva, vanno comunque effettuate direttamente all’Ispettorato per la funzione pubblica. In particolare, i dirigenti scolastici, per le infrazioni di minore gravità, e gli Uffici per i procedimenti disciplinari, per le infrazioni di maggiore gravità, devono inviare all’indirizzo di posta elettronica ispettorato@funzionepubblica.it la documentazione relativa a:

 

contestazione degli addebiti;

eventuale provvedimento di sospensione del procedimento disciplinare in pendenza di procedimento penale;

provvedimento di archiviazione ovvero di applicazione della sanzione;

qualifica rivestita dal dipendente (dirigente scolastico, insegnante, dsga, assistente amm.vo, collaboratore scolastico, ecc.);

grado od ordine di scuola in cui presta servizio;

natura giuridica del rapporto (a tempo determinato o indeterminato).

 

Come espressamente previsto dalla Direttiva n. 8 a tutela del diritto alla riservatezza, le informazioni di cui sopra devono essere inviate senza alcun riferimento ai dati personali dei dipendenti sottoposti a procedimento disciplinare, o di terzi eventualmente coinvolti (nome, cognome o qualsiasi altro dato che consente di identificare la persona, ivi compresa la denominazione dell’istituzione scolastica), che saranno all’uopo debitamente oscurati, ai sensi del decreto legislativo n. 196 del 2003. Al riguardo, le SS.LL. impartiranno opportune istruzioni ai propri Uffici e ai dirigenti delle Istituzioni scolastiche dei rispettivi ambiti territoriali.

 

B – Procedimenti disciplinari attivati a decorrere dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2011

 

Le relative comunicazioni, finora non effettuate, all’Ispettorato per la funzione pubblica, che legge per conoscenza, avverranno a cura di questo Dipartimento. A tal fine codesti Uffici compileranno la scheda allegata che raccoglie il riepilogo dei dati mancanti relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2011. Detta scheda è stata predisposta sulla base dei criteri di rilevazione inseriti nella “Relazione al Parlamento sullo stato della pubblica Amministrazione 2010-2011”, curata dal Dipartimento per la funzione pubblica, di cui si allega uno stralcio (All. n. 2).

Le informazioni da inserire comprendono anche i dati relativi ai procedimenti disciplinari eventualmente attivati dai dirigenti scolastici, che le SS.LL. avranno cura di acquisire presso le istituzioni scolastiche dei territori di rispettiva competenza.

La scheda (All. n.3) deve essere compilata esclusivamente in formato elettronico e inviata, entro il 31 maggio p.v., all’indirizzo procedimentidisciplinari.scuola@istruzione.it,seguendo le istruzioni contenute nel file in formato word che accompagna la medesima (All. n. 4).

 

C – Monitoraggio a regime dei procedimenti disciplinari

 

Fermo restando quanto previsto al punto A, per il futuro le SS.LL. assicureranno che tutti gli organi disciplinari sottoposti alla vigilanza di codesti Uffici adempiano, entro il prescritto termine di 5 giorni dall’adozione dei provvedimenti ivi indicati, agli obblighi di comunicazioni previsti dalla direttiva in parola. Per i procedimenti disciplinari di competenza dei dirigenti scolastici, le SS.LL impartiranno specifiche disposizioni affinché una copia della comunicazione che questi ultimi invieranno all’Ispettorato per la funzione pubblica, sia trasmessa sempre anche a codesti UU.SS.RR..

Inoltre, per finalità di coordinamento e monitoraggio nazionali, nonché di eventuale referto agli organi di controllo (Corte dei Conti, Parlamento), con cadenza semestrale, ossia entro il 30 di giugno ed il 31 dicembre di ogni anno, deve essere inviato a questo Dipartimento, al citato indirizzo di posta elettronica procedimentidisciplinari.scuola@istruzione.it, il riepilogo, sempre e solo in formato elettronico, dei dati comunicati all’Ispettorato dagli uffici di codeste Direzioni generali e dai dirigenti delle istituzioni scolastiche dei territori di rispettiva competenza.

A tale scopo, le SS.LL compileranno l’apposita scheda di rilevazione, analoga all’altra già citata, che pure si allega (All. n. 5).

 

E’ doveroso, infine, richiamare ulteriormente l’attenzione delle SS.LL. in merito alle responsabilità connesse non solo alla mancata attivazione dei poteri di vigilanza e controllo sul corretto esercizio dell’azione disciplinare (cfr., l’art. 55-sexies, comma 3, del decreto legislativo n. 165 del 2001, introdotto ex novo dal D.Lgs. 150 del 2009, nonché la circolare n. 88 del 2010), ma anche all’inadempimento degli obblighi di comunicazione oggetto della direttiva di cui trattasi, in quanto preordinate a garantire il buon andamento dell’attività amministrativa.

 

Si confida nel puntuale e tempestivo riscontro degli adempimenti richiesti.

 

Firmato IL CAPO DIPARTIMENTO

Lucrezia STELLACCI

 

Di seguito l’elenco degli allegati.

Allegati :

 

Direttiva n. 8 del 6 dicembre 2007 del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione;

Stralcio, relativo alla parte che qui interessa, della “Relazione al Parlamento sullo stato della pubblica Amministrazione 2010-2011”, curata dal Dipartimento per la funzione pubblica;

Scheda di rilevazione dei dati sui Procedimenti disciplinari attivati a decorrere dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2011 (formato file: excel, non modificabile);

Istruzioni sulla compilazione delle schede (formato file: word);

Scheda di rilevazione semestrale per il Monitoraggio a regime dei procedimenti disciplinari (formato: excel, non modificabile).

 

Per eventuale non corretta ricezione via mail dei suddetti allegati o per chiarimenti in ordine agli adempimenti di cui alla presente circolare, ivi compresi quelli relativi alla compilazione delle schede allegate, si può contattare il funzionario referente di questo Dipartimento, Ufficio IV, Nucleo di assistenza nazionale per i procedimenti disciplinari nei confronti del personale della scuola:

 

sig. ra Claudia Catullo

tel. 0658492410

e-mail claudia.catullo@istruzione.it

 

Interpello MLPS 10 aprile 2012, n. 11

Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali
Direzione generale per l’Attività Ispettiva

Prot. 37/0006869

Al NURSIND
Sindacato delle Professioni Infermieristiche

Interpello 10 aprile 2012, n. 11

Oggetto: art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – impugnazione sanzioni disciplinari – applicabilità art. 7, commi 6 e 7; L. n. 300/1970 alle controversie relative al lavoro pubblico.