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Decreto Ministero Pari Opportunità e Famiglia 15 aprile 2020, n. 62

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA

Decreto Ministero Pari Opportunità e Famiglia 15 aprile 2020, n. 62 

Regolamento recante modifiche al decreto 30 ottobre 2007, n. 240, in materia di coordinamento delle azioni di tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale e dall’abuso e istituzione dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile. (20G00086)

(GU Serie Generale n.157 del 23-06-2020)

IL MINISTRO PER LE PARI OPPORTUNITA’ E LA FAMIGLIA

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri ed in particolare l’articolo 17, comma 3;

Visto l’articolo 17, comma 1, della legge 3 agosto 1998, n. 269, che attribuisce alla Presidenza del Consiglio dei ministri le funzioni di coordinamento delle attivita’ svolte da tutte le pubbliche amministrazioni in materia di prevenzione, assistenza, anche in sede legale, e tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale e dall’abuso sessuale;

Visto altresi’ l’articolo 17, comma 1-bis, della legge 3 agosto 1998, n. 269, cosi’ come modificato dal decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonche’ in materia di famiglia e disabilita’, che istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, prima istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le pari opportunita’;

Visto l’articolo 12, comma 20, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, recante Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonche’ misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario;

Visto il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 97, recante Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni ai Ministeri dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, delle politiche agricole, alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonche’ in materia di famiglia e disabilita’ ed, in particolare, l’articolo 3, comma 1, del citato decreto-legge n. 86/2018, che attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri ovvero al Ministro delegato per la famiglia e le disabilita’ le funzioni di competenza del Governo relative all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, di cui all’articolo 17, comma 1-bis, della legge 3 agosto 1998, n. 269;

Visto il decreto del Ministro delle politiche per la famiglia 30 ottobre 2007, n. 240, recante Attuazione dell’articolo 17, comma 1-bis della legge 3 agosto 1998, n. 269, in materia di coordinamento delle azioni di tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale e dall’abuso e istituzione dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, e successive modificazioni;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° ottobre 2012, e successive modificazioni, recante Ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei ministri, ed in particolare, l’articolo 19, relativo al Dipartimento per le politiche della famiglia;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 2019, con il quale la prof.ssa Elena Bonetti e’ stata nominata Ministro senza portafoglio;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 settembre 2019, con il quale e’ stato conferito al Ministro senza portafoglio, prof.ssa Elena Bonetti, l’incarico per le pari opportunita’ e la famiglia;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 settembre 2019, con il quale al Ministro senza portafoglio prof.ssa Elena Bonetti e’ stata conferita la delega di funzioni in materia di pari opportunita’, famiglia e adozioni, infanzia e adolescenza;

Ritenuto di dover provvedere alla modifica del citato decreto del Ministro delle politiche per la famiglia 30 ottobre 2007, n. 240, anche al fine di adeguarlo alle modifiche legislative sopravvenute;

Ritenuto altresi’ opportuno integrare la composizione dell’Osservatorio, per assicurarne una piu’ efficace attivita’ di coordinamento delle azioni e una piu’ incisiva operativita’;

Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 5 dicembre 2019;

Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri in data 11 marzo 2020;

A d o t t a
il seguente regolamento:

Art. 1
Modifiche al decreto ministeriale 30 ottobre 2007, n. 240

1. Al decreto ministeriale 30 ottobre 2007, n. 240, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’articolo 1, commi 1 e 3, lettera h), all’articolo 2, comma 2, all’articolo 3, comma 1, all’articolo 4, comma 2, all’articolo 5, comma 1, le espressioni «Ministro per le pari opportunita’» e «Dipartimento per le pari opportunita’» sono rispettivamente sostituite da «Autorita’ politica con delega alla famiglia» e «Dipartimento per le politiche della famiglia»;
b) all’articolo 1, comma 3, lettera f), le parole «, che sottopone all’approvazione del Comitato interministeriale per la lotta alla pedofilia» sono soppresse;
c) l’articolo 2, comma 1, e’ sostituito dal seguente: «L’Osservatorio opera presso il Dipartimento per le politiche della famiglia, e’ presieduto dal Capo del Dipartimento per le politiche della famiglia ed e’ composto, per un triennio, da quattro componenti designati dall’Autorita’ politica con delega alla famiglia, di cui uno con funzioni di coordinatore scientifico da individuarsi tra il personale dirigenziale in servizio presso il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, da un componente designato dall’Autorita’ politica con delega alle pari opportunita’, da sei componenti delle Amministrazioni centrali, designati rispettivamente dal Ministero dell’interno, dal Ministero della giustizia, dal Ministero della salute, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dal Ministero dell’istruzione, dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da tre componenti designati rispettivamente dal Capo della Polizia e dai Comandanti Generali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e da tre componenti designati dalle associazioni nazionali operanti nel settore della lotta ai fenomeni dell’abuso e dello sfruttamento sessuale in danno dei minori scelte tra quelle con piu’ ampia diffusione territoriale delle strutture associative e con maggiore consistenza numerica dei soggetti rappresentati; l’Autorita’ Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza partecipa, in via permanente, ai lavori dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile con un proprio rappresentante.»;
d) all’articolo 3, comma 2, le parole «spetta un compenso omnicomprensivo. I compensi sono definiti con determinazione del capo del Dipartimento per le pari opportunita’ nel limite delle risorse di cui all’articolo 6.» sono sostituite dalle seguenti: «non e’ riconosciuto alcun compenso, fatto salvo il rimborso delle spese effettivamente sostenute ai fini della partecipazione ai lavori dell’Osservatorio.».

Il presente regolamento, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Roma, 15 aprile 2020

Il Ministro: Bonetti
Visto, il Guardasigilli: Bonafede

Registrato alla Corte dei conti il 9 giugno 2020 Ufficio di controllo atti della Presidenza del Consiglio, del Ministero della giustizia e del Ministero degli affari esteri, reg. n. 1333

N O T E

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto dall’amministrazione competente per materia, ai sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note alle premesse:
– Si riporta il testo dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, Supplemento ordinario: «Art. 17 (Regolamenti). – (Omissis). 3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di autorita’ sottordinate al ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di piu’ ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione. (Omissis).». – Si riporta il testo dell’art. 17, commi 1 e 1-bis, della legge 3 agosto 1998, n. 269, recante «Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitu’»: «Art. 17 (Attivita’ di coordinamento). – 1. Sono attribuite alla Presidenza del Consiglio dei ministri, fatte salve le disposizioni della legge 28 agosto 1997, n. 285, le funzioni di coordinamento delle attivita’ svolte da tutte le pubbliche amministrazioni, relative alla prevenzione, assistenza, anche in sede legale, e tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale e dall’abuso sessuale. Il Presidente del Consiglio dei ministri presenta ogni anno al Parlamento una relazione sull’attivita’ svolta ai sensi del comma 3. 1-bis. E’ istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le pari opportunita’ l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile con il compito di acquisire e monitorare i dati e le informazioni relativi alle attivita’, svolte da tutte le pubbliche amministrazioni, per la prevenzione e la repressione della pedofilia. A tale fine e’ autorizzata l’istituzione presso l’Osservatorio di una banca dati per raccogliere, con l’apporto dei dati forniti dalle amministrazioni, tutte le informazioni utili per il monitoraggio del fenomeno. Con decreto del Ministro per le pari opportunita’ sono definite la composizione e le modalita’ di funzionamento dell’Osservatorio nonche’ le modalita’ di attuazione e di organizzazione della banca dati, anche per quanto attiene all’adozione dei dispositivi necessari per la sicurezza e la riservatezza dei dati. Resta ferma la disciplina delle assunzioni di cui ai commi da 95 a 103 dell’art. 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Per l’istituzione e l’avvio delle attivita’ dell’Osservatorio e della banca dati di cui al presente comma e’ autorizzata la spesa di 1.500.000 euro per l’anno 2006 e di 750.000 euro per ciascuno degli anni 2007 e 2008. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, come rideterminata dalla tabella C allegata alla legge 23 dicembre 2005, n. 266. A decorrere dall’anno 2009, si provvede ai sensi dell’art. 11-ter, comma 1, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. (Omissis).». – Si riporta il testo dell’art. 12, comma 20, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante «Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini», in Gazzetta Ufficiale n. 156 del 6 luglio 2012, Supplemento ordinario, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini», in Gazzetta Ufficiale n. 189 del 14 agosto 2012, Supplemento ordinario: «Art. 12 (Soppressione di enti e societa’). – 1-19. (Omissis). 20. A decorrere dalla data di scadenza degli organismi collegiali operanti presso le pubbliche amministrazioni, in regime di proroga ai sensi dell’art. 68, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le attivita’ svolte dagli organismi stessi sono definitivamente trasferite ai competenti uffici delle amministrazioni nell’ambito delle quali operano. Restano fermi, senza oneri per la finanza pubblica, gli osservatori nazionali di cui all’art. 11 della legge 7 dicembre 2000, n. 383, e all’art. 12 della legge 11 agosto 1991, n. 266, l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza di cui all’art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 103, la Consulta nazionale per il servizio civile, istituita dall’art. 10, comma 2, della legge 8 luglio 1998, n. 230, l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, di cui all’art. 17, comma 1-bis, della legge 3 agosto 1998, n. 269 nonche’ il Comitato nazionale di parita’ e la Rete nazionale delle consigliere e dei consiglieri di parita’ di cui, rispettivamente, all’art. 8 ed all’art. 19 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198. Restano altresi’ ferme, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, le commissioni tecniche provinciali di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo di cui all’art. 80 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e agli articoli 141 e 142 del regolamento per l’esecuzione del predetto testo unico di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e successive modificazioni. Ai componenti delle commissioni tecniche non spettano compensi, gettoni di presenza o rimborsi di spese. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ai componenti dei suddetti organismi collegiali non spetta alcun emolumento o indennita’. (Omissis).». – Si riporta il testo dell’art. 3, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86, recante «Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonche’ in materia di famiglia e disabilita’», in Gazzetta Ufficiale n. 160 del 12 luglio 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 97, in Gazzetta Ufficiale n. 188 del 14 agosto 2018: «Art. 3 (Riordino delle funzioni di indirizzo e coordinamento del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di famiglia, adozioni, infanzia e adolescenza, disabilita’). – 1. Sono attribuite al Presidente del Consiglio dei ministri ovvero al Ministro delegato per la famiglia e le disabilita’: a) le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche per la famiglia nelle sue componenti e problematiche generazionali e relazionali, nonche’ le funzioni di competenza statale attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dall’art. 46, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in materia di coordinamento delle politiche volte alla tutela dei diritti e alla promozione del benessere della famiglia, di interventi per il sostegno della maternita’ e della paternita’, di conciliazione dei tempi di lavoro e dei tempi di cura della famiglia, di misure di sostegno alla famiglia, alla genitorialita’ e alla natalita’, anche al fine del contrasto della crisi demografica, nonche’ quelle concernenti l’Osservatorio nazionale sulla famiglia di cui all’art. 1, comma 1250, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. La Presidenza del Consiglio dei ministri esercita altresi’: 1) la gestione delle risorse finanziarie relative alle politiche per la famiglia e per il sostegno alla natalita’ ed, in particolare, la gestione dei fondi di cui all’art. 19, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e all’art. 1, comma 348, della legge 11 dicembre 2016, n. 232; 2) le funzioni di espressione del concerto in sede di esercizio delle funzioni di competenza statale attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali in materia di «Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilita’ familiari», di cui al decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 565; 3) le funzioni statali di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali concernenti la carta della famiglia, di cui all’art. 1, comma 391, della legge 28 dicembre 2015, n. 208; b) le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche per le adozioni, anche internazionali, di minori italiani e stranieri. Resta fermo quanto previsto dall’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2007, n. 108, in ordine alla presidenza della Commissione ivi prevista da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, salvo delega; c) le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche per l’infanzia e l’adolescenza, anche con riferimento allo sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, fatte salve, con riferimento a tali servizi, le competenze del Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, nonche’ le funzioni di competenza statale attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dall’art. 46, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in materia di coordinamento delle politiche per il sostegno dell’infanzia e dell’adolescenza e per la tutela dei minori anche con riferimento al diritto degli stessi a una famiglia, fatte salve le competenze del medesimo Ministero in materia di politiche per l’integrazione e l’inclusione sociale. La Presidenza del Consiglio esercita altresi’: 1) le funzioni di competenza del Governo per l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e quelle gia’ proprie del Centro nazionale di documentazione e di analisi per l’infanzia e l’adolescenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 103, nonche’ quelle relative all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, di cui all’art. 17, comma 1-bis, della legge 3 agosto 1998, n. 269; 2) le funzioni di espressione del concerto in sede di esercizio delle funzioni di competenza statale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in materia di Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza di cui alla legge 28 agosto 1997, n. 285; d) le funzioni di indirizzo e coordinamento in materia di politiche in favore delle persone con disabilita’, anche con riferimento a quelle per l’inclusione scolastica, l’accessibilita’ e la mobilita’, fatte salve, in relazione a tali ambiti, le competenze dei Ministeri dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e delle infrastrutture e dei trasporti e le specifiche disposizioni previste dal secondo periodo in materia di salute, nonche’ le funzioni di competenza statale attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dall’art. 46, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in materia di coordinamento delle politiche volte a garantire la tutela e la promozione dei diritti delle persone con disabilita’ e a favorire la loro partecipazione e inclusione sociale, nonche’ la loro autonomia, anche avvalendosi dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilita’, di cui alla legge 3 marzo 2009, n. 18. (Con riferimento alle politiche in materia di salute, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, la Presidenza del Consiglio dei ministri esprime il concerto nell’adozione degli atti normativi di competenza del Ministero della salute relativi alla promozione dei servizi e delle prestazioni resi dal Servizio sanitario nazionale in favore delle persone con disabilita’.) Fermo restando quanto disposto dal comma 4, la Presidenza del Consiglio dei ministri esercita altresi’: 1) le funzioni di espressione del concerto in sede di esercizio delle funzioni di competenza statale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in materia di Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, di cui all’art. 13 della legge 12 marzo 1999, n. 68; 2) la gestione del Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, di cui all’art. 1, comma 254, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, la cui dotazione finanziaria e’ riassegnata al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri. (Omissis).». – Il decreto del Ministro delle politiche per la famiglia 30 ottobre 2007, n. 240, recante «Attuazione dell’art. 17, comma 1-bis, della legge 3 agosto 1998, n. 269, in materia di coordinamento delle azioni di tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale e dall’abuso e istituzione dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile», e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 296 del 21 dicembre 2007, Supplemento ordinario. – Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° ottobre 2012, recante «Ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri», e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 288 dell’11 dicembre 2012. – Il decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 2019, recante «Nomina dei ministri» e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 209 del 6 settembre 2019, Supplemento ordinario. – Il decreto del Presidente del consiglio dei ministri 5 settembre 2019, recante «Conferimento di incarichi ai Ministri senza portafoglio», e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 209 del 6 settembre 2019, Supplemento ordinario. – Il decreto del Presidente del consiglio dei ministri 26 settembre 2019, recante «Delega di funzioni al Ministro senza portafoglio, prof.ssa Elena Bonetti», e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 245 del 18 ottobre 2019, Supplemento ordinario. Note all’art. 1: – Per il riferimento al decreto 30 ottobre 2007, n. 240, si veda nelle note alle premesse.

Sentenza Consiglio di Stato 5 luglio 2018, n. 5156

N. 05156/2018REG.PROV.COLL.

N. 02403/2018 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 2403 del 2018, proposto dal Comune di Benevento, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Andrea Abbamonte, Oreste Di Giacomo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Andrea Abbamonte in Roma, via degli Avignonesi, 5;

contro

XXX tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Giorgio Vecchione, Raffaele Rauso, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Antonella Fumai in Roma, Piazzale delle Medaglie D’Oro, 7;
XXX non costituiti in giudizio;

nei confronti

XXX non costituiti in giudizio;

per la riforma

della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Campania (Sezione Sesta) n. 01566/2018, resa tra le parti;

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di XXX;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 5 luglio 2018 il Cons. Roberto Giovagnoli e uditi per le parti gli avvocati Andrea Abbamonte, Oreste Di Giacomo e Giorgio Vecchione;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso proposto al Tribunale amministrativo regionale per la Campania, sede di Napoli, un gruppo di genitori di alunni frequentanti le scuole materne ed elementari del Comune di Benevento ha impugnato le deliberazioni n. 21/2017 (del Consiglio Comunale) e n. 121/2017 (della Giunta Comunale) adottate dal Comune di Benevento e concernenti l’istituzione e il regolamento del servizio di refezione scolastica per gli alunni delle scuole materne ed elementari a tempo pieno.

2. Con le citate delibere, in particolare, il Comune di Benevento ha previsto l’obbligatorietà, per tutti gli alunni delle scuole materne ed elementari, del servizio di ristorazione scolastica, stabilendo altresì che nei locali in cui si svolge la refezione scolastica non è consentito consumare cibi diversi da quelli forniti dall’impresa appaltatrice del servizio. Ciò sul presupposto che “il consumo di parti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale, oltre che una possibile fonte di rischio igienico sanitario”.

3. Con la sentenza di estremi indicati in epigrafe, il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso e, per l’effetto, ha annullato le deliberazioni impugnate, nella parte in cui vietano, nei locali in cui si svolge il servizio di refezione scolastica, il consumo, da parte degli alunni, di cibi diversi da quelli forniti dalla dita appaltatrice del servizio.

4. Per ottenere la riforma della sentenza in esame ha proposto appello il Comune di Benevento, riproponendo anche le pregiudiziali eccezioni di inammissibilità del ricorso di primo grado, per difetto di giurisdizione e per difetto di interesse degli originari ricorrenti.

5. Si sono costituiti in giudizio per resistere all’appello alcuni degli originari ricorrenti, specificati nominativamente in epigrafe.

6. Alla pubblica udienza del 5 luglio 2018 la causa è stata trattenuta per la decisione.

7. In via pregiudiziale devono essere esaminate le eccezioni di difetto di giurisdizione e di interesse del ricorso di primo grado, riproposte dal Comune di Benevento con specifici motivi.

7.1. L’eccezione di difetto di giurisdizione è infondata: la controversia attiene al legittimo esercizio di un potere autoritativo, che si è tradotto, attraverso le norme regolamentari impugnate, nell’imposizione agli alunni a tempo pieno delle scuole materne ed elementari del divieto di consumare (nei locali in cui si svolge il servizio di refezione scolastica) i cibi portati da casa (o comunque acquistati autonomamente).

Non basta per radicare la giurisdizione ordinaria la circostanza, valorizzata dal Comune di Benevento, che gli originari ricorrenti deducano la violazione di diritti soggettivi fondamentali costituzionalmente tutelati (in primis, il diritto all’istruzione).

Come ha evidenziato la giurisprudenza della Corte di Cassazione (cfr., in particolare, Cass., SS.UU., 25 novembre 2014, n. 25011), la natura fondamentale del diritto all’istruzione non è di per sé sufficiente a ritenere devolute le controversie che ad esse si riferiscono alla giurisdizione del giudice ordinario. Sugli stessi temi, l’Adunanza plenaria di questo Consiglio di Stato ha ribadito che “la cognizione e la tutela dei diritti fondamentali […], intendendosi per tali quelli costituzionalmente garantiti, non appare affatto estranea all’ambito della potestà giurisdizionale amministrativa, nella misura in cui il loro concreto esercizio implica l’espletamento di poteri pubblicistici, preordinati non solo alla garanzia della loro integrità, ma anche alla conformazione della loro latitudine, in ragione delle contestuali ed equilibrate esigenze di tutela di equivalenti interessi costituzionali […]. l’affermazione dell’estensione della giurisdizione esclusiva amministrativa anche alla cognizione dei diritti fondamentali […] non vale in alcun modo a sminuire l’ampiezza della tutela giudiziaria agli stessi assicurata, nella misura in cui al giudice amministrativo è stata chiaramente riconosciuta la capacità di assicurare anche ai diritti costituzionalmente protetti una tutela piena e conforme ai precetti costituzionali di riferimento (Corte Cost., sentenza 27 aprile 2007, n.140), che nessuna regola o principio generale riserva in via esclusiva alla cognizione del giudice ordinario.” (Cons. Stato, Ad. plen., 12 aprile 2016, n. 7).

Per un verso, infatti, occorre considerare la presenza nell’ordinamento di una norma – l’art. 133 Cod. proc. amm., comma 1, lett. c), – che, in continuità con l’abrogato d.lgs. n. 80 del 1998, art. 33 devolve alla giurisdizione amministrativa esclusiva le controversie in materia di pubblici servizi relative a provvedimenti adottati dalla pubblica amministrazione o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento amministrativo.

Per l’altro verso, e più in generale, la lata categoria dei c.d. diritti fondamentali – rinveniente e configurata in relazione ai diritti dell’uomo, vale a dire riguardante un contesto per sua natura estraneo al riparti interno di giurisdizione italiano e alla sua distinzione funzionale tra diritti soggettivi e interessi legittimi, non delimita un’area estranea all’intervento di pubblici poteri autoritativi. Tutt’altro che infrequente, anzi, è proprio l’intervento autoritativo finalizzato ad attuare siffatti diritti, per realizzarli nella prospettiva di una tutela sistemica, anche rispetto alle esigenze di funzionalità del servizio pubblico.

Sotto questo profilo, la sussistenza di poteri amministrativo conferiti dalla legge anche quando il bene della vita coinvolto è proiezione di un siffatto diritto fondamentale, con la conseguente possibilità di configurare la situazione, ai detti fini di riparto di giurisdizione, come un interesse legittimo, trova conferma sia nel riconoscimento costituzionale dell’idoneità del giudice amministrativo “ad offrire piena tutela ai diritti soggettivi, anche costituzionalmente garantiti, coinvolti nell’esercizio della funzione amministrativa” (Corte cost., 27 aprile 2007, n. 140, a tenore della quale non vi è “alcun principio o norma nel nostro ordinamento che riservi esclusivamente al giudice ordinario escludendone il giudice amministrativo  la tutela dei diritti costituzionalmente protetti”); sia nelle previsioni legislative del Codice del processo amministrativo, che escludono che la concessione o il diniego della misura cautelare possa essere subordinata a cauzione quando la domanda cautelare attenga a diritti fondamentali della persona o ad altri beni di primario rilievo costituzionale (art. 55), o che, ad esempio, affidano alla giurisdizione amministrativa esclusiva le controversie comunque attinenti alla complessiva azione di gestione del ciclo dei rifiuti, seppure posta in essere con comportamenti della pubblica amministrazione riconducibili, anche mediatamente, all’esercizio di un pubblico potere, quand’anche relative a diritti costituzionalmente tutelati (art. 133, comma 1, lett. p)). Ai fini del riparto di giurisdizione italiano, un “diritto fondamentale” può dunque atteggiarsi, a seconda dei casi rispetto all’esercizio della pubblica funzione, o come diritto soggettivo o come interesse legittimo.

7.2. Infondata è anche l’eccezione di inammissibilità del ricorso introduttivo per carenza di interesse.

Il regolamento impugnato è, infatti, manifestamente autoapplicativo (c.d. regolamento self-executing) nel senso che non richiede, almeno per la parte contestata dai ricorrenti, un ulteriore provvedimento attuativo da parte dell’Amministrazione scolastica o del Comune.

Il divieto di consumare pasti diversi da quelli forniti dall’impresa appaltatrice del servizio di refezione scolastica, introdotto con tale regolamento, è immediatamente operativo: ed incide di per sé, in senso manifestamente limitativo nella sfera giuridica dei ricorrenti, ed è, come tale, idoneo ad arrecare agli stessi una lesione attuale e diretta: vuoi nella qualità di legali rappresentanti (art. 320 Cod. civ.) dei minori immediatamente toccati, quali alunni, dalla disposizione; vuoi nella qualità propria di genitori, come tali titolari della primaria funzione educativa ed alimentare nei confronti dei figli e non solo dell’inerente formale obbligazione (art. 433, n. 3), Cod. civ.).

Proprio la natura auto-applicativa del regolamento impugnato rende non applicabile al caso di specie l’usuale orientamento giurisprudenziale (cfr., da ultimo, Cons. Stato, V, 2 novembre 2017, n. 5071) che esclude l’impugnabilità del regolamento priva dell’adozione dell’atto attuativo, allorché questo è necessario per realizzarne la prescrizione.

Nel caso oggetto del presente giudizio, è dirimente la considerazione che al regolamento non seguiranno attuativi in grado di attualizzare la lesione o differenziare ulteriormente la posizione degli attuali ricorrenti, i quali, al contrario, sono già titolari, rispetto alla prescrizione impugnata, di un interesse differenziato oggetto di lesione immediata. La pretesa all’uso legittimo del potere è dunque qui già concreta e attuale.

8. Nel merito l’appello è infondato.

Il regolamento impugnato presenta plurimi profili di illegittimità, già evidenziati dalla sentenza appellata, che merita di essere confermata.

8.1. Vi è, anzitutto, un’incompetenza assoluta del Comune, che – spingendosi ultra vires – con il regolamento impugnato impone prescrizioni ai dirigenti scolastici, limitando la loro autonomia con vincoli in ordine all’uso della struttura scolastica e alla gestione del servizio mensa.

Il regolamento, in particolare, interferisce con la circolare del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (di seguito anche solo MIUR) 348 del 3 marzo 2017, rivolta ai direttori degli Uffici scolastici regionali, che (muovendo dal “riconoscimento giurisprudenziale” del diritto degli alunni di consumare il cibo portato da casa, e in attesa della pronuncia della Corte di cassazione innanzi alla quale sono pendenti alcuni ricorsi proposti dallo stesso MIUR avverso le pronunce dei giudici di merito) ha, nelle more, confermato la possibilità di consumare cibi portati da casa, dettando alcune regole igieniche ed invitando i dirigenti scolastici ad adottare una serie di conseguenziali cautele e precauzioni.

8.2. In questo contesto, la scelta restrittiva radicale del Comune – di suo non supportata da concretamente dimostrate ragioni di pubblica salute o igiene né commisurata ad un ragionevole equilibrio – di interdire senz’altro il consumo di cibi portati da casa (attraverso lo strumentale e previsto divieto di permanenza nei locali scolastici degli alunni che intendono pranzare con alimenti diversi da quelli somministrati dalla refezione scolastica) limita una naturale facoltà dell’individuo – afferente alla sua libertà personale – e, se minore, della famiglia mediante i genitori, vale a dire la scelta alimentare: scelta che – salvo non ricorrano dimostrate e proporzionali ragioni particolari di varia sicurezza o decoro – è per sua natura e in principio libera, e si esplica vuoi all’interno delle mura domestiche vuoi al loro esterno: in luoghi altrui, in luoghi aperti al pubblico, in luoghi pubblici.

Occorre pertanto, per poter legittimamente restringere da parte della pubblica autorità una tale naturale facoltà dell’individuo o per esso della famiglia, che sussistano dimostrate e proporzionali ragioni inerenti quegli opposti interessi pubblici o generali. Queste ragioni, vertendosi di libertà individuali e nell’ambiente scolastico, non possono surrettiziamente consistere nelle mere esigenze di economicità di un servizio generale esternalizzato e del quale non si intende fruire perché non intrinseco, ma collaterale alla funzione educativa scolastica; e che invece, nella situazione restrittiva data, verrebbe senz’altro privilegiato a tutto scapito della libertà in questione.

Nella specie, la restrizione praticata con l’impugnato regolamento – che nemmeno si preoccupa di ricercare un bilanciamento degli interessi – manifestamente non corrisponde ai canoni di idoneità, coerenza, proporzionalità e necessarietà rispetto all’obiettivo – dichiaratamente perseguito – di prevenire il rischio igienico-sanitario. E l’assunto che “il consumo di parti confezionati a domicilio o comunque acquistati autonomamente potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale” si manifesta irrispettoso delle rammentate libertà e comunque è apodittico.

L’inidoneità e l’incoerenza della misura emerge in particolare dalla considerazione che non risulta, ad esempio, inibito agli alunni il consumo di merende portate da casa, durante l’orario scolastico: per analogia, si potrebbe addurre infatti anche per queste la sollevata problematica del rischio igienico-sanitario.

Da un altro lato, per ciò che concerne la proporzionalità e la necessità della misura, occorre rilevare che la sicurezza igienica degli alimenti portati da casa non può essere esclusa a priori attraverso una regolamento comunale: ma va rimessa al prudente apprezzamento e al controllo in concreto dei singoli direttori scolastici, mediante l’eventuale adozione di misure specifiche, da valutare caso per caso, necessarie ad assicurare, mediante accurato vaglio, la sicurezza generale degli alimenti.

La tassativa e rigorosa prescrizione regolamentare che ha introdotto il divieto di permanenza nei locali scolastici per gli alunni che intendono consumare cibi portati da casa (o acquistati autonomamente) si rivela, pertanto, affetta da eccesso di potere per irragionevolezza, in quanto misura inidonea e sproporzionata rispetto al fine perseguito.

9. Alla luce delle considerazioni che precedono l’appello va, quindi, respinto.

La peculiarità della controversia giustifica l’integrale compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 luglio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Giuseppe Severini, Presidente

Roberto Giovagnoli, Consigliere, Estensore

Raffaele Prosperi, Consigliere

Valerio Perotti, Consigliere

Federico Di Matteo, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Roberto Giovagnoli Giuseppe Severini

IL SEGRETARIO

 


Patto di corresponsabilità educativa

Scuola-famiglia, sottoscritta la proposta di revisione del Patto di corresponsabilità educativa. Fedeli: “Lavoriamo per rafforzare partecipazione e trasparenza”

(Giovedì, 01 marzo 2018) Rafforzare la collaborazione tra scuola e famiglia, anche attraverso la definizione di modalità, tempi e ambiti sempre più precisi di partecipazione alla vita scolastica. A partire dalla possibilità, per i genitori e gli studenti, di fare proposte per arricchire l’offerta formativa. Massima trasparenza e informazione sulle attività e la progettualità degli istituti scolastici. Maggiore condivisione degli interventi di formazione e prevenzione in materia di bullismo e cyberbullismo. Estensione del Patto di corresponsabilità educativa anche alla scuola primaria. Istituzione della “Giornata della corresponsabilità”, come momento per consolidare il clima di cooperazione tra tutti coloro che compongono la comunità educante. Sono questi i principali obiettivi e contenuti della proposta di revisione del Patto di corresponsabilità educativa sottoscritta all’unanimità dal FONAGS, il Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola, a seguito di numerosi incontri all’interno del tavolo tecnico, istituito presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che sta curando anche i lavori per la definizione della riforma della rappresentanza. La proposta sarà ora oggetto di confronto con tutti gli attori a vario titolo coinvolti e con il Forum delle studentesse e degli studenti. Il Patto di corresponsabilità educativa, voluto dall’allora Ministro Giuseppe Fioroni, ha compiuto dieci anni lo scorso 21 novembre.

“Si tratta di un importante passo in avanti – ha dichiarato la Ministra Valeria Fedeli – verso il rilancio del Patto di corresponsabilità educativa, che dà concretezza all’azione che come MIUR abbiamo voluto intraprendere il 21 novembre scorso, in occasione del suo decimo anniversario. E questo è fondamentale in un momento, come quello attuale, in cui le cronache raccontano episodi di contrapposizione o addirittura di violenza tra genitori e insegnanti. Episodi che mai avremmo voluto vedere e che dobbiamo impegnarci a contrastare. Questa proposta di revisione del Patto è una risposta di responsabilità a queste vicende: è la base per la costruzione di una scuola sempre più collaborativa, che mette al centro le studentesse e gli studenti, in un clima di unione di intenti, di condivisione, di rinnovata alleanza con le famiglie e con quanti sono parte attiva della comunità educante”.

“A dieci anni di distanza dall’emanazione, tutte le Associazioni aderenti al FONAGS – ha spiegato Giovanni Sanfilippo, Coordinatore del FONAGS – hanno collaborato alla revisione e sottoscritto all’unanimità la proposta di modifica del Patto di Corresponsabilità. La condivisione, la partecipazione e l’alleanza devono essere al centro degli sforzi e dell’impegno di tutta la comunità educante e in particolare delle famiglie e della scuola. Il Patto di Corresponsabilità educativa definisce in modo più puntuale e dettagliato modalità e tempi della partecipazione alla vita scolastica e sottolinea gli obblighi di trasparenza, indispensabili per garantire e tutelare i diritti e i doveri dei genitori e della scuola nel rispetto reciproco”.

Secondo il documento sottoscritto, i genitori dovranno aderire, contestualmente all’iscrizione a scuola, al Patto di corresponsabilità educativa, il cui obiettivo è definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie e a stabilire chiaramente modalità, tempi e ambiti di partecipazione alla vita scolastica. Nel Patto sono descritti i modi e i termini ai quali rappresentanti degli organi collegiali, dei genitori e degli studenti, nel caso delle secondarie di secondo grado, dovranno attenersi per presentare proposte per la redazione o l’aggiornamento del Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) delle loro scuole. Proposte che dovranno pervenire al dirigente scolastico entro il 15 ottobre di ogni anno. Il documento prevede la condivisione degli interventi di informazione e prevenzione relativi al cyberbullismo, previsti dalla legge 71 del 2017, e la progettazione curricolare ed extracurricolare dei singoli istituti. I rappresentanti eletti negli organi collegiali, gli organismi e le associazioni dei genitori e degli studenti potranno presentare al dirigente scolastico le proprie proposte ed esprimere i propri pareri anche relativamente allo stesso Patto di corresponsabilità, che viene definito ed approvato dal Consiglio di istituto e portato a conoscenza delle famiglie al momento dell’iscrizione. Annualmente, su richiesta degli studenti o dei genitori, il Consiglio di istituto potrà valutare e deliberare modifiche al Patto. Solo in caso di modifica sarà richiesta ai firmatari una nuova adesione.

I progetti inseriti nel PTOF, i bandi rivolti ai giovani, il regolamento interno della scuola, lo Statuto delle studentesse e degli studenti, il Patto stesso: tutto verrà pubblicato sul sito web di ogni istituto scolastico, nell’ottica della massima trasparenza e per far sì che si consolidino la condivisione della responsabilità educativa e il rapporto di fiducia tra scuole e famiglie.

La proposta prevede, infine, l’istituzione della “Giornata della corresponsabilità” e la creazione di un portale della rappresentanza, uno spazio destinato alla pubblicazione di materiale informativo per i rappresentanti degli organi collegiali, del Forum delle associazioni degli studenti e di quello dei genitori.

Le associazioni aderenti al FONAGS che hanno sottoscritto all’unanimità il documento di revisione sono: AGE (Associazione Italiana Genitori), AGESC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), CGD (Coordinamento Genitori Democratici), FAES (Famiglia e Scuola), il MOIGE (Movimento Italiano Genitori), CARE (Coordinamento delle Associazioni Familiari Adottive e Affidatarie in Rete), l’AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali).

“La proposta sottoscritta dal Forum delle associazioni dei genitori è partecipata e spinge a una sempre maggiore partecipazione, dà voce a chi la scuola la fa e la vive ogni giorno, stabilisce chiaramente le responsabilità, i diritti e i doveri di tutti coloro che sono parte della comunità educante. Famiglie comprese. Stiamo lavorando per migliorare la comunicazione tra giovani, genitori e scuole e rafforzare la partecipazione responsabile di tutti i soggetti di fronte alla nuove sfide educative. L’obiettivo della nostra azione è comune: il pieno e libero sviluppo delle nostre studentesse e dei nostri studenti. In linea e in ottemperanza con quanto stabilito dall’articolo 3 della nostra Costituzione. Il rilancio del Patto di corresponsabilità educativa è un passo importante in questa direzione. E sta avvenendo in un clima di positiva e rinnovata alleanza. Guardando ai nostri giovani – ha concluso la Ministra – non solo in quanto destinatari della nostra azione, ma anche in quanto co-protagonisti attivi”.

Linee guida diritto studio alunni fuori dalla famiglia di origine

Siglate l’11 dicembre 2017 al MIUR le Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine


La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, e la garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano, hanno siglato l’11 dicembre 2017 al MIUR le Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine frutto di un Protocollo sottoscritto a maggio per garantire “Pari opportunità nell’istruzione per le persone minori d’età”.

Le Linee guida sono dedicate a tutte quelle alunne e quegli alunni che si trovano, per ragioni diverse, a volte in modo definitivo e talvolta solo provvisoriamente, fuori dalla famiglia d’origine. Si tratta quindi di: bambine e bambini, ragazze e ragazze che sono in affidamento familiare per difficoltà della famiglia di origine a prendersi cura dei figli; alunne e alunni che sono ospiti, provvisoriamente, nelle strutture dei sistemi di protezione (comunità familiari, case famiglia, comunità educative, comunità sociosanitarie) perché non è possibile disporre di un affidamento familiare; minori stranieri non accompagnati, in forte aumento negli ultimi tre anni; ragazze e ragazzi sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile in ambito penale.

A queste alunne e a questi alunni viene per la prima volta dedicato uno strumento specifico per l’accoglienza all’interno del sistema di istruzione, una cassetta degli attrezzi, una bussola pedagogica per le e gli insegnanti sulla via dell’inclusione. Un modello educativo che si basa sulla convinzione che la presenza di alunne e alunni provenienti da contesti sociali e biografici di complessità diverse può essere un’opportunità e un’occasione di cambiamento per tutta la scuola.

“Le Linee guida siglate oggi – sottolinea la Ministra Fedeli – sono il frutto di un impegno preso insieme all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Questa firma rappresenta un momento importante: stabiliamo interventi operativi per strutturare percorsi didattici ed educativi che mirino al pieno sviluppo di ogni giovane, al di là della sua storia personale, delle condizione economiche della sua famiglia, della sua provenienza geografica. E confermiamo che confermare la straordinarietà del nostro sistema di istruzione e formazione: un sistema che accoglie, include, non lascia indietro nessuno, ponendo le basi di società di eguali diritti e pari opportunità, in cui i valori fondanti della nostra Costituzione – e faccio riferimento in particolare all’articolo 3 di questa – non rimangono enunciazioni di principio, ma trovano concreta attuazione nella vita delle cittadine e dei cittadini”.

“Numerosi e diversificati sono gli ostacoli che rendono difficile, alle ragazze e ai ragazzi allontanati dalla propria famiglia di origine, il poter realizzare il proprio percorso di istruzione e formazione. Queste Linee guida possono contribuire a superarne alcuni – sottolinea la Garante Filomena Albano -. In primo luogo  offrendo al personale scolastico elementi di conoscenza generali sul funzionamento del sistema di tutela dei minorenni. Accanto a ciò fornendo utili indicazioni per semplificare, rendere possibili e strettamente aderenti alle necessità individuali, le attività connesse alle varie fasi del percorso scolastico (iscrizione; scelta della classe d’ingresso; definizione dei tempi di inserimento, scelta dell’orientamento scolastico). Con la speranza – prosegue Albano – di ridurre il più possibile, se non proprio di eliminare, quegli elementi discriminatori che contribuiscono ad aggravare una situazione di per sé complessa e confidando nello spirito di resilienza e consapevolezza che i bambini e i ragazzi dimostrano di avere”.

Le Linee guida sono state elaborate  e redatte da un gruppo composto da rappresentanti del Miur e dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza con l’apporto prezioso e partecipato delle principali associazioni impegnate su queste tematiche. Contengono indicazioni e suggerimenti concreti, a tutti i livelli, dalla governance tra istituzioni diverse, con una chiara e necessaria definizione di  “chi fa che cosa”, alla gestione della classe e delle relazioni tra gli allievi, agli aspetti pratici e amministrativi relativi all’iscrizione a scuola, all’inserimento in classe, alla documentazione del percorso scolastico, spesso molto frammentato, all’orientamento scolastico e al bisogno di percorsi di avviamento al lavoro.  Pertanto la peculiarità di questo documento è di aver posto l’attenzione sulle alunne e gli alunni fuori famiglia a conferma dell’attenzione  della scuola italiana alla centralità della persona in relazione con l’altro.

Verso il nuovo Patto di corresponsabilità

Come rendere più attuali e in linea con i tempi la partecipazione e la rappresentanza di studentesse, studenti e famiglie all’interno della scuola? Sarà questo il tema al centro dell’incontro “Verso il nuovo Patto di corresponsabilità”, che si terrà martedì 21 novembre 2017, nel Salone dei Ministri del MIUR a partire dalle ore 11.15. A dieci anni dall’emanazione del Patto di corresponsabilità scuola-famiglia, la Ministra Valeria Fedeli e l’ex Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, che ne fu promotore, discuteranno le proposte di modifica al testo insieme ai rappresentanti del Forum delle associazioni dei genitori e del Forum delle associazioni degli studenti e con i componenti del Gruppo di lavoro, istituito negli scorsi mesi dalla Ministra proprio per studiare modalità di aggiornamento del documento, coerentemente con i cambiamenti in atto nella società contemporanea.

Obiettivo ultimo è quello di elaborare un nuovo Patto di corresponsabilità attraverso il quale consolidare il rapporto scuola-famiglia, rafforzare la partecipazione responsabile di giovani e genitori alla vita scolastica, definire diritti e doveri delle componenti della comunità scolastica alla luce delle nuove sfide educative. Migliorare la comunicazione tra giovani, famiglie e scuole, stabilire compiti, ruoli e opportunità di genitori, studentesse e studenti anche nella definizione degli indirizzi dell’offerta formativa: sono solo alcuni degli argomenti che verranno analizzati e discussi nel corso dell’incontro.

Gruppo di lavoro per la riforma delle rappresentanze degli studenti e dei genitori

Scuola, al via Gruppo di lavoro
per la riforma delle rappresentanze degli studenti e dei genitori
A novembre la presentazione delle proposte

Elaborare proposte innovative per riformare la rappresentanza di studentesse, studenti e genitori e per rilanciare la loro partecipazione nella vita scolastica, coerentemente con le priorità indicate dalla Buona Scuola, è l’obiettivo del Gruppo di lavoro voluto dalla Ministra Valeria Fedeli nell’ambito delle azioni che il Ministero intende attivare per rafforzare la partecipazione di famiglie, ragazze e ragazzi nelle fasi di attuazione della riforma.

La partecipazione rappresenta, infatti, uno degli assi prioritari della legge: nella Buona Scuola l’istituzione scolastica è vista come comunità attiva, aperta al territorio, capace di aumentare l’interazione con le famiglie e la comunità locale.

Il Gruppo, costituito a titolo gratuito e per la durata, rinnovabile, di un anno, lavorerà dialogando con i Forum delle Associazioni studentesche e dei genitori per supportare il Miur nella revisione del DPR 567/1996 – che ha istituito le Consulte ed i Forum – e del DPR 235/2007 che ha istituito il patto di corresponsabilità Scuola-Famiglia. Il risultato dei lavori sarà presentato il 21 novembre prossimo nel corso della Giornata che il Miur dedicherà al decennale del patto di corresponsabilità.

Il Gruppo, composto da tecnici MIUR ed esperti di comprovata esperienza in tema di partecipazione, è integrato dai rappresentanti indicati democraticamente all’interno dei seguenti organismi di rappresentanza:

– due rappresentanti individuati tra i referenti regionali per le politiche giovanili e la partecipazione delle studentesse e degli studenti e delle famiglie, operanti presso gli Uffici Scolastici Regionali con almeno 4 anni di esperienza nel settore di riferimento;

– la studentessa o lo studente eletti portavoce dell’Ufficio di Coordinamento Nazionale delle Consulte Provinciali Studentesche;

– una o un rappresentante scelti all’interno del Forum delle Associazioni Studentesche;

– una o un rappresentante scelti all’interno del Forum delle Associazioni dei Genitori.

I lavori potranno prevedere audizioni di esperti del settore, rappresentanti del sistema associativo e del mondo dell’educazione.

Ministro incontra Forum Associazioni Studenti e Genitori

“Rafforzare partecipazione giovani e famiglie alla vita della scuola. A dieci anni dall’emanazione rilanciamo Patto di corresponsabilità educativa”

“Rafforzare sempre di più la partecipazione delle studentesse, degli studenti e dei genitori alla vita della scuola, perché il nostro sistema di istruzione è responsabilità di tutte e tutti e abbiamo bisogno del contributo di chi la scuola la vive ogni giorno per migliorare e innalzare la qualità dell’offerta formativa dei nostri istituti. È questo l’obiettivo che, come comunità educante, ci siamo dati e che intendiamo perseguire in uno spirito di continua e proficua collaborazione con tutte le componenti della comunità scolastica”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli che ha incontrato oggi al Miur il Forum Nazionale delle Associazioni Studentesche e il Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori, per fare un bilancio dell’anno scolastico che si sta concludendo e avviare un confronto sulle attività e sulla programmazione relative al prossimo.
“Protagonismo e condivisione – aggiunge la Ministra – devono essere i valori alla base di ogni azione messa in campo per la crescita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Per questo ritengo che sia necessario programmare nelle istituzioni di ogni ordine e grado interventi specifici di sensibilizzazione e di riflessione ampia sulla partecipazione”.
“Sono passati 10 anni – prosegue Fedeli – dall’emanazione del DPR 235/2007 che ha istituito il ‘Patto di corresponsabilità educativa scuola-famiglia’ e 21 da quella del DPR 567/96 che ha dato vita ai Forum delle associazioni studentesche e dei genitori: il prossimo 21 novembre organizzeremo una giornata dedicata a questi temi per rilanciare questo impegno, affinché il coinvolgimento delle giovani, dei giovani e delle famiglie non sia un mero adempimento burocratico, ma sostanza del nostro essere e fare scuola. Già dai prossimi giorni gli uffici del Miur saranno a lavoro con le rappresentanti e i rappresentanti dei Forum per elaborare proposte concrete di lavoro sinergico e collaborativo. Continuiamo a impegnarci insieme per migliorare il sistema e renderlo più in linea con le esigenze di futuro delle nuove generazioni”, conclude la Ministra.

Nota 23 febbraio 2017, AOODGOSV 1987

Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione
Ufficio II

Ai Direttori generali e ai dirigenti preposti agli Uffici scolastici regionali
LORO SEDI
al Sovrintendente scolastico per la Provincia autonoma di
BOLZANO
all’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca
BOLZANO
all’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine
BOLZANO
al Dirigente del Dipartimento istruzione della Provincia autonoma di
TRENTO
al Sovrintendente agli studi della Valle di
AOSTA
p.c.,
al Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
al Capo di Gabinetto
al Capo dell’Ufficio legislativo
SEDE
al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro – Direzione I
Via XX Settembre, 97
ROMA

Nota 23 febbraio 2017, AOODGOSV 1987

OGGETTO: Limiti di reddito per l’esonero dal pagamento dalle tasse scolastiche per l’anno scolastico 2017/2018.

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 febbraio 2017

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 febbraio 2017

Disposizioni per l’attuazione dell’articolo 1, comma 355, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio 2017) – Agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati. (17A02714)

(GU Serie Generale n.90 del 18-4-2017)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

su proposta del

MINISTRO CON DELEGA IN MATERIA DI POLITICHE PER LA FAMIGLIA

di concerto con

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

e

IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

Vista la legge 11 dicembre 2016, n. 232 recante «Bilancio di
previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio
pluriennale per il triennio 2017-2019»;
Visto, in particolare, l’art. 1, comma 355, della citata legge n.
232 del 2016, il quale prevede, tra l’altro, che, con riferimento ai
nati a decorrere dal 1° gennaio 2016, per il pagamento di rette
relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, nonche’ per
l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in
favore dei bambini al di sotto dei tre anni, affetti da gravi
patologie croniche, e’ attribuito, a partire dall’anno 2017, un buono
di 1000 euro su base annua e parametrato a undici mensilita’.;
Considerato che, ai sensi del predetto comma 355, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro con
delega in materia di politiche per la famiglia, di concerto con il
Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro
dell’economia e delle finanze, sono stabilite le disposizioni
necessarie per l’attuazione del comma medesimo;
Visti i commi 356 e 357 del menzionato art. 1 della legge n. 232
del 2016;
Visto l’art. 1, comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190,
che prevede un assegno al fine di incentivare la natalita’ e
contribuire alle spese per il suo sostegno;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27
febbraio 2015 recante disposizioni necessarie per l’attuazione del
citato art. 1 , comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
Visto l’art. 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n.
92, che attribuisce alla madre lavoratrice, al termine del congedo di
maternita’, per gli undici mesi successivi e in alternativa al
congedo parentale, la possibilita’ di avvalersi di voucher per
l’acquisto di servizi di baby sitting o per far fronte agli oneri
della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati
accreditati;
Visti gli articoli 1, comma 335, della legge 23 dicembre 2005, n.
266, e 2, comma 6, della legge 22 dicembre 2008, n. 203, concernenti disposizioni sulla detrazione dell’imposta lorda per le spese documentate sostenute dai genitori per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica in data 12
dicembre 2016, concernente la nomina dell’on. dott. Enrico Costa a
Ministro senza portafoglio;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data
26 gennaio 2017, con il quale all’on. dott. Enrico Costa viene
conferita la delega di funzioni in materia di politiche per la
famiglia;
Sulla proposta del Ministro con delega alle politiche per la
famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche
sociali e con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il
Ministro della salute relativamente all’art. 4, comma 2, del presente
decreto;

Adotta
il seguente decreto:

Art. 1

Definizione

1. Ai fini del presente decreto si intende per «genitore
richiedente»: il genitore in possesso dei requisiti di cui al comma
2, che, relativamente al beneficio di cui all’art. 3, sostiene l’onere della retta e che, relativamente al beneficio di cui all’art. 4, sia convivente con il figlio.
2. Il genitore richiedente deve essere in possesso dei seguenti
requisiti:
a) cittadinanza italiana, oppure di uno Stato membro dell’Unione
europea oppure, in caso di cittadino di Stato extracomunitario,
permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui
all’art. 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e
successive modificazioni;
b) residenza in Italia.

Art. 2

Oggetto

1. Ai sensi dell’art. 1, comma 355, della legge 11 dicembre 2016,
n. 232, a partire dall’anno 2017, per ogni figlio nato o adottato a
decorrere dal 1° gennaio 2016, sono attribuiti i benefici di cui agli
articoli 3 e 4 su domanda del genitore richiedente.

Art. 3

Buono per il pagamento di rette relative
alla frequenza di asili nido pubblici e privati

1. Il beneficio di cui al presente articolo consiste in un buono
annuo di 1.000,00 euro, parametrato per ogni anno di riferimento a
undici mensilita’, da corrispondere, in base alla domanda del
genitore richiedente, per far fronte al pagamento della retta
relativa alla frequenza di asili nido pubblici o asili nido privati
autorizzati.
2. Il contributo e’ erogato dall’Istituto nazionale della
previdenza sociale tramite un pagamento diretto, con cadenza mensile, al genitore richiedente, fino a concorrenza dell’importo massimo della quota parte mensile, dietro presentazione da parte dello stesso genitore della documentazione attestante l’avvenuto pagamento della retta per la fruizione del servizio presso l’asilo nido pubblico, o privato autorizzato, prescelto.

Art. 4

Buono per l’introduzione di forme di supporto presso la propria
abitazione in favore dei bambini affetti da gravi patologie
croniche.

1. Il beneficio di cui al presente articolo consiste in un
contributo, per un importo massimo di 1.000,00 euro annui, per
favorire l’introduzione di forme di supporto presso la propria
abitazione in favore dei bambini al di sotto di tre anni
impossibilitati a frequentare gli asili nido in quanto affetti da
gravi patologie croniche.
2. Il contributo di cui al comma l e’ corrisposto dall’INPS
direttamente al genitore richiedente dietro presentazione da parte di quest’ultimo di un’attestazione rilasciata dal pediatra di libera
scelta, sulla scorta di idonea documentazione, che attesti, per
l’intero anno di riferimento, l’impossibilita’ del bambino di
frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica.

Art. 5

Modalita’ di ammissione

1. Per accedere ai benefici di cui agli articoli 3 e 4, il genitore
richiedente presenta domanda all’INPS tramite i canali telematici,
indicando, al momento della domanda stessa, a quale dei due intende accedere.
2. Il beneficio di cui all’ art. 3 non e’ cumulabile con la detrazione prevista dall’art. 1, comma 335, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e dall’art. 2, comma 6, della legge 22 dicembre 2008, n. 203. Pertanto, l’INPS comunica tempestivamente all’Agenzia delle entrate l’avvenuta erogazione al genitore richiedente del predetto
beneficio.
3. I benefici di cui agli articoli 3 e 4 sono cumulabili con i
benefici di cui ai commi 356 e 357 della citata legge n. 232 del
2016. Il beneficio di cui all’art. 3 non puo’ essere fruito, nel
corso dell’anno, in mensilita’ coincidenti con quelle di fruizione
dei benefici di cui ai commi 356 e 357 della legge n. 232 del 2016.
Nella domanda telematica il genitore richiedente e’ tenuto ad
autocertificare, ai sensi dell’art. 47 del decreto del Presidente
della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, la predetta condizione.
4. Per ciascun anno, a decorrere dall’anno 2017, le domande possono essere presentate entro il 31 dicembre e il beneficio e’ erogato nel limite di spesa indicato all’art. 7, secondo l’ordine di
presentazione telematica delle domande. In ogni caso, qualora, a
seguito delle domande presentate, sia stato raggiunto, anche in via
prospettica, il limite di spesa di cui all’art. 7, l’INPS non prende in considerazione ulteriori domande.

Art. 6

Istruzioni dell’INPS

1. L’INPS provvede entro trenta giorni dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto alla pubblicazione di
apposite istruzioni operative, sul proprio sito istituzionale,
concernenti l’accesso ai benefici di cui agli articoli 3 e 4.

Art. 7

Monitoraggio della spesa e copertura finanziaria

1. I benefici di cui agli articoli 3 e 4 sono riconosciuti nel limite massimo complessivo di 144 milioni di euro per l’anno 2017, di
250 milioni di euro per l’anno 2018, di 300 milioni di euro per
l’anno 2019 e di 330 milioni di euro annui a decorrere dal 2020.
2. La relativa spesa gravera’ sul piano gestionale n. 1 del capitolo n. 3530 iscritto nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
3. L’INPS provvede al monitoraggio dell’andamento della spesa,
anche in relazione alla ripartizione tra i benefici di cui agli
articoli 3 e 4, inviando relazioni trimestrali alla Presidenza del
Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della
famiglia, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al
Ministero dell’economia e delle finanze.

Il presente decreto e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.

Roma, 17 febbraio 2017

Il Presidente del Consiglio dei ministri
Gentiloni Silveri

Il Ministro con delega in materia di politiche per la famiglia
Costa

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Poletti

Il Ministro dell’economia e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 3 aprile 2017, n. 698

Fedeli incontra il Forum Associazioni Genitori

Scuola, Fedeli incontra il Forum Associazioni Genitori
“Continuità didattica è un valore per tutti, lavoriamo per garantirla
nel prossimo anno scolastico”

(Roma, 2 febbraio 2017) I decreti attuativi della legge 107, la continuità didattica, i problemi delle scuole delle aree colpite dal sisma in Centro Italia. Questi i principali temi al centro dell’incontro che si è tenuto oggi pomeriggio al Miur tra la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli e le rappresentanti e i rappresentanti del Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori.

L’incontro è stato un’occasione di confronto e di ascolto con una componente importante del mondo della scuola, con particolare riferimento all’iter dei decreti attuativi della Buona Scuola ora in discussione in Parlamento.

Sul fronte della continuità didattica, la Ministra ha voluto rassicurare le rappresentati e i rappresentanti del Forum. “La continuità – ha sottolineato – deve essere un valore per tutte e tutti coloro che operano e vivono nel mondo della scuola. Per questo  abbiamo avviato un cronoprogramma molto preciso per centrare l’obiettivo fondamentale di iniziare il prossimo anno scolastico con tutte le procedure necessarie avviate e completate”.

Nel corso dell’incontro, sono stati affrontati anche il tema del necessario rafforzamento dei rapporti tra scuola e famiglie e le problematiche legate al terremoto.

Nota 13 luglio 2016, AOODGRUF 10187

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali
Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie – Ufficio IX

Alle Istituzioni Scolastiche Statali di ogni ordine e grado
LORO E-MAIL
E p.c Ai Revisori dei conti per il tramite della scuola

Nota 13 luglio 2016, AOODGRUF 10187

Oggetto: Chiarimenti per l’attribuzione dell’assegno al nucleo familiare