{"id":105686,"date":"2018-07-14T22:28:44","date_gmt":"2018-07-14T20:28:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=105686"},"modified":"2018-07-15T15:30:42","modified_gmt":"2018-07-15T13:30:42","slug":"ricominciamo-dalla-pedagogia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=105686","title":{"rendered":"Ricominciamo dalla pedagogia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ricominciamo dalla pedagogia*<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0di Maurizio Tiriticco<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Carissime! Carissimi! Grazie di essere cos\u00ec numerosi qui a Laceno per discutere di pedagogia, piuttosto che stare al mare ad abbronzarvi! Mi piace ricordare una riflessione di Carlo Cattaneo, tratta da \u201cI problemi dello Stato italiano\u201d. E\u2019 un\u2019ottima cosa il fatto che \u201ci maestri e le maestre, chiuso il loro annuale corso d&#8217;insegnamento, vengono chiamati alla volta loro a imparare. Parte dell&#8217;anno insegnano; parte dell&#8217;anno imparano ci\u00f2 che debbono insegnare. E cos\u00ec, d&#8217;anno in anno, questi veri padri e queste vere madri del popolo salgono d&#8217;un gradino la scala; e con loro sale tutto il popolo&#8221;.<\/p>\n<p>Raffaele Laporta, nel suo <em>L\u2019assoluto pedagogico, saggio sulla liber\u00e0 in educazione<\/em>, La Nuova Italia, Firenze, 1996, a pag. 257, cos\u00ec scrive: \u201cEsiste una diffusa pratica di educatori che non hanno rispetto per la libert\u00e0 dei loro educandi; anzi, si pu\u00f2 affermare che una gran parte della riflessione sull\u2019educazione abbia all\u2019origine proprio constatazioni relative ai danni prodotti da un tale tipo di pratica\u201d. Laporta ci ricorda nella sua ultima opera \u2013 ci ha lasciati nel 2000 \u2013 che non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 di insegnamento, se non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 di apprendimento. E non \u00e8 un gioco di parole! Sono anzi parole importanti, che hanno segnato la lunga storia della nostra ricerca pedagogica. Sia quella di matrice laica che quella di matrice cattolica, molto attive nel nostro Paese. Alcuni nomi: Giuseppe Lombardo Radice, Ernesto Codignola, le sorelle Agazzi, Rosa e Carolina. Per non dire anche di Antonio Gramsci! Mi \u00e8 sufficiente ricordare un saggio bellissimo di Mario Alighiero Manacorda:<em> Il principio educativo in Gramsci. Americanismo e conformismo<\/em>, Roma, Armando, 1970. E per non dire di Don Milani! Ma qui mi fermo perch\u00e9 la nostra ricerca educativa \u00e8 stata pi\u00f9 che fertile!<\/p>\n<p>S\u00ec, fino agli ultimi decenni del secolo scorso. Ma poi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La scuola ai tempi del Regime<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Molti molti anni fa, esattamente nel 1916, John Dewey pubblicava a New York \u201cDemocracy and Education\u201d. Ma in Italia non venne pubblicato! Prima la guerra, poi il fascismo e, con il Regime, c\u2019era poco da scherzare! Solo la classicit\u00e0, l\u2019Antica Roma, erano rivisitate ad uso e consumo\u2026 della nuova Italia! Che bisogno avevamo noi Itagliani, s\u00ec Itagliani, con la gl, come ci apostrofava il Duce in ogni suo discorso! Che bisogno avevamo di accedere alle culture straniere? Straniero come estraneo, come nemico, soprattutto! Noi, eredi di un\u2019antica civilt\u00e0, dovevamo farla rinascere ed esportarla in tutto il mondo! Sulla mura di Via dell\u2019Impero figurava un enorme tavola marmorea! I confini dell\u2019Impero Romano ai tempi di Traiano! Ovviamente non solo un ricordo, ma anche e soprattutto un monito, una promessa!<\/p>\n<p>L\u2019Enciclopedia Utet del ragazzo italiano \u2013 venti volumi, se non erro, e i miei genitori, ovviamente, me l\u2019acquistarono \u2013 era tutta un\u2019esaltazione della Nuova Era fascista, i cui anni, in cifre romane, si affiancavano a tutti i calendari gregoriani! E l\u2019America in quell\u2019enciclopedia ci era descritta come il Paese degli scioperi e dei gangster! E i nostri ragazzi dovevano essere difesi da quella incultura! Cos\u00ec fummo tutti irreggimentati! Io balilla, prima semplice, poi escursionista, poi moschettiere, poi tamburino, poi trombettiere, poi mazziere! Un cursus honorum di tutto rispetto, di cui andavo fiero, fino a quel 25 luglio del 1943! Ed erano passati appena tre anni da quel discorso del Duce, pronunciato dallo storico balcone di Palazzo Venezia la sera del 10 giugno 1940!<\/p>\n<p>A memoria me lo avevano fatto imparare! \u201cCombattenti di terra, di mare e dell&#8217;aria. Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Italiani! Uomini e donne d&#8217;Italia, dell&#8217;Impero e del Regno d&#8217;Albania! Ascoltate! Un&#8217;ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L&#8217;ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra \u00e8 gi\u00e0 stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell&#8217;Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l&#8217;esistenza medesima del popolo italiano. Alcuni lustri della storia pi\u00f9 recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell&#8217;edificio, l&#8217;ignobile assedio societario di cinquantadue Stati\u201d. E mi fermo qui.<\/p>\n<p>Anni bui per la nostra cultura! Ed anche per la ricerca pedagogica! Dewey? Non ne avevamo alcun bisogno. Dominavano Croce e Gentile! E soprattutto l\u2019attualismo gentiliano! Un Dewey, che con molta umilt\u00e0 attendeva nel suo libro a sviluppare concetti fondanti, educazione come necessit\u00e0 della vita, educazione come funzione sociale, educazione come direzione, educazione come crescita. E che cos\u00ec scriveva: \u201cUna societ\u00e0 distinta in classi deve prestare attenzione speciale soltanto all\u2019educazione dei suoi elementi dirigenti. Ma una societ\u00e0 democratica, mobile, ricca di canali distributori dei cambiamenti, ovunque si verifichino, deve provvedere a che i suoi membri siano educati all\u2019iniziativa personale e all\u2019adattabilit\u00e0. Altrimenti essi sarebbero sopraffatti dai cambiamenti nei quali si trovassero coinvolti e di cui non capissero il significato e la connessione. Ne conseguirebbe una confusione nella quale un piccolo numero di persone si impadronirebbe dei risultati delle attivit\u00e0 altrui cieche e dirette all\u2019esterno\u201d (p. 111).<\/p>\n<p>Sono solo alcune delle considerazioni di Dewey. Quindi estremamente pericolose per un regime che, come tale, doveva irreggimentare un popolo e soprattutto la sua giovent\u00f9. Il regime accett\u00f2 soltanto Maria Montessori, la cui esperienza, comunque, aveva ormai raggiunto una fama internazionale! E poi lei si occupava degli svantaggiati! Questo sosteneva il regime! Perch\u00e9 tutti i bambini e le bambine non svantaggiati venivano inquadrati nei \u201cfigli della lupa\u201d e nelle \u201cpiccole italiane\u201d! Tutti e tutte con tanto di emme maiuscola sul petto o sul fez!<\/p>\n<p>Nel ventennio l\u2019elaborazione pedagogica d\u2019oltremare o d\u2019oltr\u2019alpe \u2013 l\u2019allusione \u00e8 anche a Piaget e a Vigotsky \u2013 da noi non ebbe alcuna fortuna! L\u2019attualismo gentiliano era pi\u00f9 che sufficiente! Ed istruire i nuovi piccoli italiani, insegnare loro a leggere, scrivere e far di conto \u2013 la grande scommessa dei governi dell\u2019Italia postunitaria \u2013 non era pi\u00f9 sufficiente. Occorreva ben altro! Il regime doveva occuparsi non solo di istruire, ma anche e sopratutto di educare! Ed educare, ovviamente agli ideali e ai principi della nuova era fascista. \u201cLibro e moschetto, fascista perfetto\u201d! Quindi si superava il leggere, scrivere e far di conto di sempre per educare soprattutto i nuovi nati ai princ\u00ecpi e agli ideali della nuova era fascista!<\/p>\n<p>E Giovanni Gentile fu il primo ministro dell\u2019Italia fascista dopo la \u201cmarcia su Roma\u201d. Guid\u00f2 il ministero a partire dal 30 ottobre del 1922 \u2013 il 28, due giorni prima i fascisti avevano marciato su Roma \u2013 fino al primo luglio del 1924! Quel Ministero dell\u2019Istruzione che dal 1929 fu ridenominato Ministero dell\u2019Educazione Nazionale! Gentile govern\u00f2 il ministero per appena due anni! Durante i quali, per\u00f2, la nostra scuola venne interamente riformata! Educare tutti e subito, non appena nati! Era una scommessa, oltre che un parola d\u2019ordine, per il regime fascista. E nel 1923 Gentile var\u00f2 quella riforma che porta il suo nome, riforma che, di fatto \u2013 almeno secondo il mio modesto giudizio \u2013 non \u00e8 stata ancora del tutto superata! Nei suoi contenuti di fondo! Ed \u00e8 trascorso quasi un secolo! Novantacinque anni, per l\u2019esattezza!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La scuola come palestra di libert\u00e0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ma torniamo a Dewey. E a quel titolo, \u201cDemocrazia e Educazione\u201d. Cos\u00ec giustifica la sua scelta lo stesso Dewey nella prefazione all\u2019opera: \u201cLe seguenti pagine contengono un tentativo di scoprire ed esporre le idee implicite in una societ\u00e0 democratica e di applicare queste idee ai problemi del compito educativo. La discussione include un\u2019indicazione degli scopi costruttivi e dei metodi dell\u2019educazione pubblica osservati da questo punto di vista, e una valutazione critica delle teorie della conoscenza e dello sviluppo morale che erano state formulate in precedenti condizioni sociali, ma che ancora agiscono, in societ\u00e0 nominalmente democratiche, per ostacolare l\u2019adeguata realizzazione dell\u2019ideale democratico\u201d. Queste considerazioni Dewey le sviluppava nell\u2019agosto del 1915. L\u2019Europa era nel pieno della prima guerra mondiale. Gli Stati Uniti interverranno a fianco delle truppe dell\u2019Intesa nel 1917.<\/p>\n<p>In Italia finalmente potemmo leggere e conoscere Dewey solo dopo la seconda guerra mondiale, dopo tanti anni di scuola fascista, di retorica fascista e di mistica fascista\u2026 non sto scherzando! La \u201cScuola di mistica fascista Italico Sandro Mussolini\u201d, nipote di Mussolini, morto giovanissimo, fu fondata a <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Milano\">Milano<\/a> il 10 aprile del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1930\">1930<\/a> e fu attiva fino al <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1943\">1943<\/a>. Il fascismo era letto addirittura come religione! Ebbene, Enzo Enriques Agnoletti e Paolo Paduano tradussero \u201cDemocrazia e Educazione\u201d e lo pubblicarono nel maggio del 1949 per i tipi de \u201cLa Nuova Italia\u201d. Leggere Dewey per noi non fu solo una scoperta, ma la grande occasione per riprendere quel discorso pedagogico \u2013 che andava anche oltre i confini italiani \u2013 che il fascismo aveva violentemente interrotto! Per non dire poi di tutte quelle aberranti giustificazioni addotte quando il regime, in ordine alle scelte naziste, decise che la pura razza italica avrebbe dovuto essere difesa! Per poi affermarsi in tutto il mondo! Appunto! Quando nacque quella orribile rivista, \u201cLa difesa della razza\u201d, diretta da Telesio Interlandi. E Giorgio Almirante era segretario di redazione.<\/p>\n<p>Ma non fu solo la scoperta di Dewey che ci appassion\u00f2, che mi appassion\u00f2, in quegli anni. C\u2019era anche un Jean Piaget! Ed anche quel comunista sovietico di Lev Sem\u00ebnovi\u010d <em>Vygotskij.<\/em> E la polemica che tra loro era intercorsa. Problema: il pensiero e il linguaggio \u2013 che poi sar\u00e0 il titolo dell\u2019opera di Vigotskij \u2013 nascono dal soggetto\/persona in quanto tale, o sono indotti dal sociale, dalla comunit\u00e0 in cui il soggetto nasce e apprende? Una tematica oltremodo interessante. Sulla quale mi sono gi\u00e0 intrattenuto sei anni fa con la relazione intitolata \u201cOmaggio a Jean Piaget e al suo fondamentale contributo all\u2019educazione: attualit\u00e0 della sua ricerca\u201d, presso l\u2019Institut de Psycologie et Education de l\u2019Universit\u00e9 de Neuch\u00e2tel, Svizzera, in due giornate di studio organizzate dall\u2019ANDIS. Un contributo che allego alla presente relazione. In effetti, a mio vedere, si tratt\u00f2 pi\u00f9 di una polemica ideologica che di un confronto scientifico. In realt\u00e0, e\u2019 come se volessimo polemizzare se \u00e8 nato prima l\u2019uovo o la gallina.<\/p>\n<p>Comunque, \u00e8 certo che il compito del vivente \u00e8 in primo luogo quello di sopravvivere e di riprodursi. Pertanto, i viventi di tutte le specie apprendono nella misura in cui devono sopravvivere e riprodursi. Ciascun vivente apprende secondo i programmi genetici e i quadri concettuali che gli sono naturalmente dati. In linea generale possiamo dire che ogni vivente, dagli esseri unicellulari all\u2019uomo, per sopravvivere deve <u>adattarsi<\/u> all\u2019ambiente secondo un processo che Jean Piaget distingue in due stadi: <u>assimilazione<\/u> e <u>accomodamento<\/u>. Se piove, io mi riparo; se ho freddo, io mi copro; se ho fame, io mangio; se ho uno stimolo sessuale, io mi riproduco. Sono le strategie imposte dalla natura e adottate per <u>sopravvivere<\/u> e <u>riprodursi<\/u>! Sono le chiavi dell\u2019apprendimento! Se non apprende, l\u2019individuo muore\u2026 e muore la specie. Il che \u00e8 un\u2019assurda banalit\u00e0!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La Scuola Citt\u00e0 Pestalozzi<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma torniamo a quel \u201cDemocracy and Education\u201d, che per prima volta apparve in Italia ben trentatre anni dopo la sua prima pubblicazione! Trentatre anni di silenzio! Perch\u00e9 doveva risuonare la fanfara dell\u2019educazione fascista. Ebbene, quel volume nell\u2019immediato dopoguerra segn\u00f2 la ripresa nel nostro Paese del discorso pedagogico, della ricerca pedagogica, anzi. Non a caso fu pubblicato a Firenze, per i tipi de \u201cLa Nuova Italia Editrice\u201d. Perch\u00e9 a Firenze Ernesto Codignola e la moglie Anna Maria Lelli avevano fondato nell\u2019immediato dopoguerra la Scuola Citt\u00e0 Pestalozzi. Un\u2019assoluta novit\u00e0! Gli obiettivi della nuova scuola erano essenzialmente due: offrire un servizio sociale alle famiglie disagiate del rione, tra i pi\u00f9 popolari e malfamati di Firenze e tra i pi\u00f9 disastrati dalla guerra; costituire uno spazio educativo per la formazione del cittadino, dove si potesse coniugare l&#8217;istruzione ed il consolidamento di una coscienza civica e democratica. Al progetto partecip\u00f2 anche Raffaele Laporta, mio maestro di pedagogia.<\/p>\n<p>Laporta sosteneva con forza che l\u2019istruzione e la cultura devono essere proposte ed erogate non solo da istituzioni a ci\u00f2 dedicate, ma anche dall\u2019intera comunit\u00e0 sociale del territorio. E\u2019 notorio \u2013 e lo era anche allora \u2013 che non \u00e8 cosa facile affidare o restituire la scuola al sociale, in forza del fatto che dell\u2019educazione da sempre si sono fatto carico la famiglia ed il conteso comunitario. Comunque, pensava ad una scuola che provenisse dal sociale e che appartenesse al sociale, ma\u2026 come? Si tratt\u00f2 in verit\u00e0 di una scommessa, anzi di una \u201cDifficile Scommessa\u201d! \u00c8 il saggio pi\u00f9 significativo di quegli anni che Raffaele Laporta pubblic\u00f2 nel 1971 per La Nuova Italia e che volle dedicare a Bruno Ciari, scomparso l\u2019anno precedente.<\/p>\n<p>Gli anni Settanta furono anni felici per la rinnovata ricerca pedagogica nel nostro Paese. Potrei accennare a pi\u00f9 tipologie di ricerca, a quella cattolica e a quella laica: quest\u2019ultima riconducibile al filone socialista e al filone comunista! Quindi, si leggevano anche tre prestigiose riviste: \u201cOrientamenti pedagogici\u201d, gestita dai Salesiani; \u201cScuola e Citt\u00e0\u201d, dell\u2019area socialista; e \u201cRiforma della Scuola\u201d, dell\u2019area comunista. Ed io ne ero redattore. Ricordo anche benissimo come condussi due seminari annuali \u2013 quando ebbi in sorte di insegnare con Raffaele Laporta \u2013 uno avente come tema la pedagogia cattolica, il secondo la pedagogia marxista.<\/p>\n<p>Nel 1978 vide la luce un aureo volumetto, di ben 334 pagine, intitolato \u201cPedagogia e scienze dell\u2019educazione\u201d. Ne era autore Aldo Visalberghi, che si era avvalso della collaborazione di due validi scolari, tra virgolette: Roberto Maragliano e Benedetto Vertecchi. Due animali di razza, come si suol dire! Le scienze dell\u2019educazione \u2013 dopo anni di diseducazione fascista \u2013 andavano quindi per la maggiore! Ed erano anche tante! Alla pagina 21 del citato volume i nostri autori ne individuano ben ventiquattro! Afferibili a quattro macroaree: settore psicologico; settore sociologico; settore metodologico-didattico, settore dei contenuti. E sono citati numerosissimi autori di un panorama pedagogico internazionale! Ne cito solo alcuni. Althusser, Bloom, Bruner, Calonghi, Castelnuovo, Chomsky, Clapar\u00e8de, Decroly, Dewey, Engels, Freinet, Gagn\u00e9, Illich, Jakobson, Nicholls, Piaget, Pontecorvo, Rogers, Lodi, Tornatore, Vygotskij, e tanti altri! Ed ovviamente, non poteva mancare la \u201cScuola di Barbiana\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Da Comenio a Morin<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma voglio tornare un po\u2019 indietro nel tempo. E\u2019 noto che per secoli e secoli l\u2019istruzione pubblica non ha mai interessato i governi, tranne qualche rara eccezione nel periodo degli Illuministi. Ci\u00f2 non significa che la ricerca filosofica a volte non approdasse anche a qualche suggerimento pedagogico! E\u2019 pi\u00f9 che noto! Ci sono voluti secoli perch\u00e9 la pedagogia si riscattasse come disciplina di ricerca a tuttotondo e soprattutto autonoma. Voglio ricordare una rara ma preziosa eccezione! Cito un nome e un\u2019opera: Comenio e il suo \u201cOrbis pictus\u201d! Convinto che l\u2019istruzione dovesse coinvolgere tutti ed arrivare a tutti, Comenio volle produrre quello che potremmo definire il primo sillabario della storia. Fu un grande primo maestro nel porgere all\u2019alunno il disegno di un dato oggetto, il suo nome, il suo significato e l\u2019uso che se ne dovesse fare. E tutto con un linguaggio di estrema semplicit\u00e0. In un\u2019epoca e in un mondo in cui il bello scrivere era una sorta di gara tra dotti e letterati! Il volgo era ignorante! E tale doveva rimanere! Ma mi piace rinviarvi ad un saggio di Benedetto Vertecchi, \u201cRileggere Comenio\u201d, che del nostro grande pedagogo ne sa senz\u2019altro pi\u00f9 di me. Ecco il link &#8212; (<a href=\"http:\/\/lps.uniroma3.it\/wp-uploads\/2014\/03\/140317_09-10-Rileggere-Comenio.pdf\">http:\/\/lps.uniroma3.it\/wp-uploads\/2014\/03\/140317_09-10-Rileggere-Comenio.pdf<\/a>) &#8212; Buona lettura!<\/p>\n<p>Gli anni corrono! Giungiamo alla fine del \u201csecolo breve\u201d!! E, a cavallo del nuovo, si distinguono due autorevoli autori, ma ricercatori e militanti di campi opposti! Alludo a Luigi Berlinguer e a Giuseppe Bertagna. La storia \u00e8 nota. Giuseppe Bertagna ispira direttamente quella riforma condotta e realizzata dalla Ministra Letizia Moratti, che trova corpo nel Legge n. 53 del 28 marzo 2003, avente come titolo: \u201cDelega al Governo per la definizione delle norme generali sull&#8217;istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale\u201d. Con questa legge, le due leggi varate con il Ministro Berlinguer vengono abrogate: la legge 9, del 20 gennaio 1999, concernente &#8220;Disposizioni urgenti per l&#8217;elevamento dell&#8217;obbligo di istruzione&#8221;, e la legge 30 del 10 febbraio 2000, concernente il \u201cRiordino dei cicli di istruzione\u201d<em>. <\/em>La nostra scuola militante visse allora momenti molto difficili. Nel corso di un biennio furono varate due riforme, e non di lieve entit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto dopo \u00e8 cosa nota. Matura la stagione delle \u201cIndicazioni nazionali\u201d e delle \u201cLinee guida\u201d. Cito soltanto due nomi, un filosofo e un politico: Edgar Morin, con la sua \u201cTesta ben fatta\u201d; Giuseppe Fioroni, ministro dell\u2019istruzione dal maggio del 2006 al maggio del 2008! Mi piace ricordare che con quest\u2019ultimo \u00e8 stato innalzato l\u2019obbligo di istruzione: dpr n. 139 del 22 agosto 2007.<\/p>\n<p>Ma, in tutto questo bailamme, la ricerca pedagogica ha avuto una funzione? Non so! In effetti non c\u2019\u00e8 ministro che non intervenga a ritoccare o a riformare la scuola, un po\u2019 per lasciare il suo nome ai posteri, un po\u2019 per dare qualche indicazione di non so quale natura, ma\u2026 mi sembra che ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto in questi ultimi anni si debba pi\u00f9 a una sorta di furore normativo \u2013 qualche allusione alla 107? \u2013 che di una effettiva necessit\u00e0 di innovare qualcosa! Anche e soprattutto perch\u00e9 non si pu\u00f2 innovare senza un\u2019idea! Ed oggi c\u2019\u00e8 carenza di idee! Spesso si innova solo per innovare, per lasciare traccia di s\u00e9, ma! La situazione delle nostre scuole \u00e8 sotto gli occhi di tutti! Fatto salvo il primo gradino di istruzione \u2013 grazie soprattutto a tante nostre brave maestre \u2013 rileviamo studenti ed insegnanti sempre pi\u00f9 demotivati. Gli studenti in forza di strutture e modalit\u00e0 amministrative vetuste! Sulle quali qualunque presunta innovazione si infrange inesorabilmente! E non sto qui a ripetere la storia delle tre C, Classe, Cattedra, e Campanella su cui ho scritto centinaia di pagine! Quelle tre C che il dirigente scolastico Salvatore Giuliano \u2013 oggi nostro apprezzato Sottosegretario all\u2019Istruzione \u2013 ha brillantemente dribblato e da tempo nel \u201cMajorana\u201d di Brindisi, l\u2019istituto tecnico da lui diretto! E gli insegnanti in forza del fatto che il loro lavoro \u00e8 sottopagato!<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grave \u00e8 che la scuola OGGI non \u00e8 sostenuta, accompagnata, incoraggiata da una ricerca pedagogica che sia veramente tale! Comunque, se mi sbaglio, mi corrigerete! Come disse Papa Vojtila quando si present\u00f2 al popolo romano per la prima volta dal balcone di San Pietro! Ovviamente, la pedagogia si insegna all\u2019Universit\u00e0. Tuttora! Ma con quali finalit\u00e0? Non so e vorrei essere corretto ed informato! E manca anche forse una sociologia dell\u2019educazione. Ricordo Bourdieux e Passeron! Sostenevano l\u2019inutilit\u00e0 della scuola! Considerata uno strumento di cui la societ\u00e0 si serve per riprodurre se stessa! E vorrei capire se \u00e8 vero o no che gli insegnanti sono anche oggi le \u201cvestali della classe media\u201d come sostenevano negli anni settanta Marzio Barbagli e Marcello Dei. Ma c\u2019\u00e8 anche il risvolto della medaglia! La scuola non condiziona le menti e non riproduce l\u2019assetto sociale! La scuola libera! Ovvio \u00e8 il richiamo a Don Milani! \u201cLa scuola non deve essere un ospedale che cura i sani e respinge i malati\u201d! La scuola, l\u2019istruzione, come liberazione! Paulo Freire, un maestro di scuola, in Brasile! Sempre anni settanta del secolo scorso.<\/p>\n<p>Il mio cruccio \u00e8 oggi quello di allora! La parola d\u2019ordine allora \u00e8: gli insegnanti non devono soltanto istruire! Anche se il Ministero \u00e8 il Ministero dell\u2019Istruzione! Debbono anche e soprattutto formare persone, educare cittadini! I tre verbi di cui all\u2019articolo 1, comma 2 del dpr 275\/1999, con cui abbiamo varato l\u2019autonomia delle istituzioni scolastiche! Queste sono tematiche che richiedono attenzione, studio, ricerca, promozione!<\/p>\n<p>Esistono i dipartimenti di scienze dell\u2019educazione, o della formazione! Ma io sono abbastanza ignorante da non sapere quali siano oggi i ricercatori pi\u00f9 accreditati, o all\u2019avanguardia! In grado di dare alla nostra povera scuola qualche luce! Ammesso poi che la nostra povera scuola abbia gli occhi per vedere! E non solo per piangere! Come a volte avviene! Insomma, non vorrei che i pedagogisti di oggi fossero come le lucciole estive, la cui luce ha durata stagionale! O come le chimere, pezzi di varie discipline male assemblate.<\/p>\n<p>Ovviamente, in questo nostro consesso, amici pi\u00f9 esperti di me mi potranno illuminare in proposito! Quello che so, ho detto! Quello che non so, non dico! Parafrando il Maestro Manzi, che era sempre generoso con i suoi alunni! Quando diceva: \u201c<em>Fa quel che pu\u00f2, quel che non pu\u00f2, non fa\u201d!<\/em><\/p>\n<p>Ed io non sono un buon alunno! Ma un novantenne! Che ha bisogno di luce, di tanta luce! Altrimenti rischia di spegnersi! Ma oggi no! Grazie a voi!<\/p>\n<p><strong>Laceno, 14 luglio 2018<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p><em>*Relazione tenuta da Maurizio Tiriticco all\u2019\u201d<strong>11\u00b0 Seminario Nazionale Estivo ANDIS di studi e confronto sul tema: Proviamo a riparlare di scuola e di educazione\u201d \u2013 Laceno \u2013 Bagnoli Irpino (Av) \u2013 12-13-14 luglio 2018<\/strong><\/em><\/p>\n <!-- AdSense Now! 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Tiriticco<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"jetpack_seo_schema_type":"","_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[244],"tags":[],"class_list":["post-105686","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-tiriticcheide"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":160245,"url":"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=160245","url_meta":{"origin":105686,"position":0},"title":"Il 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