{"id":167607,"date":"2023-12-09T19:59:26","date_gmt":"2023-12-09T18:59:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=167607"},"modified":"2023-12-09T19:59:29","modified_gmt":"2023-12-09T18:59:29","slug":"c-e-g-crapis-umberto-eco-e-la-politica-culturale-della-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=167607","title":{"rendered":"C. e G. Crapis, Umberto Eco e la politica culturale della Sinistra"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.edscuola.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/eco.jpg?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"212\" height=\"324\" data-attachment-id=\"167608\" data-permalink=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?attachment_id=167608\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.edscuola.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/eco.jpg?fit=212%2C324&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"212,324\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"eco\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.edscuola.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/eco.jpg?fit=212%2C324&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.edscuola.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/eco.jpg?resize=212%2C324&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-167608\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.edscuola.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/eco.jpg?w=212&amp;ssl=1 212w, https:\/\/i0.wp.com\/www.edscuola.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/eco.jpg?resize=196%2C300&amp;ssl=1 196w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Contaminando \u201calto\u201d e \u201cbasso\u201d<\/strong><br><strong>ovvero quando in Italia esistevano gli intellettuali \u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>di Carlo De Nitti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non vi \u00e8 chi, oggi, non pensi che ad Umberto Eco (1932 \u2013 2016) si possa attagliare \u2013 ritiene chi scrive queste righe &#8211; la definizione che Antonio Gramsci (1891 \u2013 1937) coni\u00f2 per Benedetto Croce (1866 \u2013 1952), quella di \u201cPapa laico\u201d: il grande semiologo che poteva \u2013 <em>absit inuria verbis<\/em> &#8211; &nbsp;spaziare nei suoi interventi a 360 gradi con riconosciuta autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo recente saggio, <em>Umberto Eco e la politica culturale della Sinistra<\/em>, dovuto all&#8217;impegno di due studiosi attenti quali i fratelli Claudio e Giandomenico Crapis, pubblicato presso la prestigiosa casa editrice La Nave di Teseo, di cui Umberto Eco \u00e8 stato il nume tutelare fin dalla fondazione (nel 2015), nella collana \u201di Delfini&#8221;. Gli Autori scandagliano, da par loro, un argomento davvero interessante: non soltanto la personalit\u00e0 del filosofo piemontese ma anche una certa temperie politica e culturale, un pezzo di storia del nostro Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo volume \u00e8 la prosecuzione ideale di un altro testo dei medesimi autori, intitolato <em>Umberto Eco e il PCI. <\/em><em>Arte, cultura di massa e strutturalismo in un saggio dimenticato del 1963<\/em>, dato alle stampe nel 2017 per i tipi&nbsp;della casa editrice emiliana Imprimatur.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Agli inizi degli anni &#8217;60, un giovane Umberto Eco &#8211; allievo di Luigi Pareyson (1918 &#8211; 1991), proveniente dall\u2019Azione Cattolica, poco pi\u00f9 che trentenne &#8211; pubblicava sulla rivista &#8220;Rinascita&#8221; &#8211; fondata nel giugno 1944 (dopo la cosiddetta \u201csvolta di Salerno\u201d) e diretta da Palmiro Togliatti (1891 &#8211; 1964), segretario generale del Partito Comunista Italiano \u2013 un saggio che si potrebbe definire \u2018dirompente\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ai pi\u00f9 giovani tra i lettori del volume (<em>et si parva licet\u2026<\/em> di queste poche righe) giova ricordare che &#8220;Rinascita&#8221; ha rappresentato, a partire dalla sua fondazione, con la sua presenza costante nel dibattito politico-culturale italiano, lo strumento di elaborazione e di diffusione della politica culturale del&nbsp;P.C.I. Pur essendo una rivista di diretta emanazione del vertice politico del Partito Comunista Italiano,&nbsp;ospitava articoli&nbsp;ed interventi anche di&nbsp;intellettuali&nbsp;di formazione diversa o, comunque, non necessariamente marxisti \u2018ortodossi\u2019 ed \u2018organici\u2019 (come allora si diceva) al Partito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019intervento di Umberto Eco sposta il piano della discussione: &#8220;Per la prima volta, dunque, e con uno sforzo intellettuale originale e brillante, venivano messe in discussione su una rivista marxista, anzi sulla rivista diretta dal leader del partito, le estetiche, le analisi, i giudizi che buona parte della cultura di Sinistra aveva sedimentato, nonostante le numerose eccezioni, fino ad allora&#8221; (p. 66).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio per questa ragione, il saggio di Eco &#8211; in questo volume, ripubblicato nel capitolo 3 &#8211;&nbsp;suscita una vasta risonanza polemica, tant&#8217;\u00e8 che, sulla medesima rivista, appare un articolo di Rossana Rossanda (1924 &#8211; 2020) &#8211; allieva di Antonio Banfi (1886 \u2013 1957), dalla fine del 1962, responsabile della politica culturale del P.C.I. &#8211; dal significativo titolo <em>Per una cultura rivoluzionaria<\/em>, quale risposta &#8216;ufficiale&#8217; alle &#8216;pro-vocazioni&#8217; del giovane &#8216;compagno di strada&#8217;. E\u2019 cos\u00ec che Rossana Rossanda (<em>La ragazza del secolo scorso<\/em> di parecchi decenni dopo) definisce Eco a conclusione del suo testo, accomunandolo nominalmente, ad esempio, al filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre (1905 &#8211; 1980) ed alla <em>&#8216;fille rang\u00e9e&#8217;<\/em>, Simone de Beauvoir (1908 &#8211; 1986).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla sua interlocuzione, seguirono gli interventi di altri protagonisti della cultura di sinistra, con posizioni diversificate: una bella discussione a pi\u00f9 voci, che, di sicuro, giovava alla cultura nel nostro Paese. Da Carlo Levi a Tullio Aymone, da Edoardo Sanguineti a Mario Spinella, da Luciano De Maria a Massimo Pini, da Louis Althusser a Luigi Pestalozzi: la provocazione di Eco aveva di sicuro lasciato un segno tangibile e profondo nella cultura di sinistra.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel remoto saggio di Eco, c&#8217;\u00e8 <em>in nuce<\/em> il pensiero del semiologo cos\u00ec come si sarebbe sviluppato nei cinque decenni successivi: a questo tema \u2013 dopo un\u2019attenta disamina del saggio, \u00e8 dedicato il capitolo 5 del volume di cui qui si discute. \u201cLa premessa fondamentale \u00e8 che i prodotti della cultura di massa siano degni di studio al pari della cosiddetta cultura \u2018alta\u2019. Eco, infatti, superando la distinzione tra cultura alta e bassa, pone per la prima volta con chiarezza sullo stesso piano, il testo estetico e il prodotto della cosiddetta cultura di massa\u201d (p. 178).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con questo saggio, Eco assume le categorie marxiane (ed il marxismo) \u201ccome strumento e suggestione di ricerca, ma invita ad affiancarlo ad altri metodi\u201d (pp. 179 \u2013 180). Attraverso i quesiti che Eco pome si avvicina al metodo gramsciano: \u201cGramsci ed Eco condividono l\u2019attenzione ai meccanismi della ricezione, alle esigenze dei fruitori, alle forme culturali \u2018basse\u2019 o marginali, che consentono per entrambi preziose osservazioni sulla \u2018filosofia\u2019 dell\u2019epoca. Li accomuna anche la consapevolezza dell\u2019esistenza di scambi bidirezionali tra cultura \u2018alta\u2019 e \u2018bassa\u2019, la lettura non deterministica del rapporto tra struttura e sovrastruttura, nella convinzione che il controllo dell\u2019industria culturale giochi un ruolo chiave nel mantenere l\u2019\u2019egemonia\u2019, l\u2019attenzione al ruolo svolto dagli intellettuali\u201d (pp. 197 \u2013 198).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non vi \u00e8 chi non veda, in questi passaggi, l\u2019Umberto Eco storico dei modelli culturali: la forza delle tesi dell\u2019intervento di Eco consiste [\u2026] nel suo valore di <em>ipotesi<\/em>, ossia nella sua capacit\u00e0 di approfondirsi sviluppandosi teoricamente\u201d (pp. 215 \u2013 216). Il suo saggio su Rinascita, sessant\u2019anni dopo la sua pubblicazione, \u201cha ancora molto da dirci \u2013 sia direttamente sia indirettamente \u2013 con metodo e freschezza immutata. In fondo Eco ci ha insegnato che c\u2019\u00e8 sempre qualcosa in pi\u00f9 da osservare e capire.&nbsp; Che si <em>pu\u00f2<\/em> capire. Che si <em>deve<\/em> capire\u201d (p. 216).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il volume \u00e8 corredato\/arricchito da una cospicua <em>Appendice<\/em> in cui sono riprodotti, per la prima volta in volume, cinque articoli di Umberto Eco &#8211; pubblicati su <em>Corriere della sera<\/em>, <em>Quindici<\/em> e <em>Sipario<\/em> &#8211; la cui meditata lettura non pu\u00f2 che ulteriormente legittimare la ricostruzione e l&#8217;interpretazione del pensiero echiano, che hanno realizzato Claudio e Giandomenico Crapis, studiosi di comprovato valore ed esperienza, che, in questa sede, si \u00e8 cercato di sunteggiare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi scrive ritiene che, ad Umberto Eco &#8211; e, spero, anche agli autori di questo volume \u2013 non sarebbe dispiaciuta una conclusione di questo testo che prendesse a prestito le parole di un eccellente cantautore e scrittore, Roberto Vecchioni: &#8220;Formidabili quegli anni \/ Quando dicevamo d&#8217;essere compagni \/ Una cos\u00ec lieve e fragile parola \/ Scritta sopra il vento della storia&#8221;\u2026&nbsp;<\/p>\n <!-- AdSense Now! 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